Visionari: 6 startup cambiamo il modo in cui mangiamo

Gli allevamenti di bovini, suini e pollame cambiano il paesaggio e creano grandi problemi per lo smaltimento delle deiezioni che avvelenano l’aria e contaminano le falde acquifere.

Servono quasi 7 litri d’acqua, 3 chili di grano e una serie di medicinali (metà degli antibiotici prodotti nel mondo finiscono nei mangimi) per produrre un chilo di carne di manzo. Il processo causa il rilascio di 10 chili di anidride carbonica.

Ma per ora il mondo, noi compresi, non sembra voler rinunciare alla carne.

Ci salveranno le piante? Se volete scoprire cosa c’entrino le piante e come un manipolo di startup si apprestano a cambiare il modo in cui mangiamo, seguiteci mentre con l’aiuto del Guardian vi raccontiamo chi sono i visionari dietro queste imprese.

L’HAMBURGER NASCE DALLE PIANTE

Impossible food

Dal 2012, nel tentativo di replicare il sapore della carne rossa, la startup Impossible Food è andata alla ricerca della molecola che dà (darebbe è più prudente) sapore alla carne.

Il magic ingredient, come lo chiamano loro, è l’eme: una molecola estratta dalle radici di piante come piselli e fagioli, che se esposta all’azione di zuccheri e aminoacidi riesce a prendere il sapore dalla carne (anche odore e consistenza, pare).

Per capirsi, è la molecola alla base degli esperimenti con il primo hamburger di carne sintetica.

Finora la carne prodotta senza animali ha raccolto fondi per 108 milioni di dollari, il primo prodotto ufficiale, un cheeseburger, aggredirà il mercato entro la fine del 2016.

LA CARNE NASCE DALLE PIANTE

carne sintetica

Vuole ottenere risultati simili Beyond Meat, una delle 50 società più influenti del 2014, ma ricavando le proteine necessarie da soia, piselli e altre fonti vegetali.

Anche in questo caso il prodotto su cui si punta di più è un hamburger di carne sintetica, in vendita nella catena americana di negozi bio Whole Foods, e in altri 10.000 punti vendita americani già dal 2013.

Anche grazie all’aiuto di Bill Gates e Biz Stone, fondatore di Twitter, due dei finanziatori più munifici di Beyond Meat, fondata nel 2009.

LA CARNE E’ COLTIVATA IN LABORATORIO

Memphis Meat

La startup Memphis Meat sostiene di puntare alla vera carne ma intendiamoci, le mucche non c’entrano con il loro prodotto, che nasce invece in laboratorio. E al momento costa troppo: 18mila dollari alla libbra.

Per realizzarlo inseriscono cellule raccolte dai feti dei bovini all’interno di speciali bioreattori.

Obiettivo di Memphis Meats, che ha presentato la sua carne coltivata lo scorso febbraio alla fiera internazionale IndieBio dopo aver raccolto 2,25 milioni di finanziamenti, è di abbassare i costi di produzione entro cinque anni per portare il prezzo al pubblico su livelli ragionevoli.

I FORMAGGI SONO SENZA LATTE (MANDORLE)

Kite Hill

La startup Kite Hill, californiana, basa la sua attività sulla produzione alternativa di formaggi e latticini, senza latte.

Grazie al supporto di un manipolo di investitori e a un team composto da maestri casari, biochimici e chef, ha messo a punto prodotti completamente vegetariani, in vendita negli scaffali di Whole Foods dal 2013, ricavando il siero proteico necessario dalle mandorle del posto.

Le tecniche di lavorazione restano tradizionali, e a quanto pare formaggi semi-stagionati, latticini e yogurt sono ottimi, oltre a cambiare sapore nel corso del tempo.

I FORMAGGI SONO SENZA LATTE (NOCI)

Myoko's Kitchen

Nel 2014 Myoko Schinner, ristoratrice e appassionata di prodotti vegani, ha pubblicato un libro che parlava dei formaggi senza latte, o meglio, ricavati dal latte di noce.

Nel 2014, dopo aver ricevuto un primo piccolo finanziamento, ha iniziato a vendere i suoi formaggi attraverso la Myoko’s Kitchen, mossa che le ha permesso di estendere il mercato a Usa e Australia. Parliamo di burro, un formaggio filante chiamato mozzarella, e altri prodotti cremosi invecchiati in cenere, in foglie, lasciati a fermentare nel vino.

I prezzi sono paragonabili a quelli del formaggi di fascia alta. Senza colesterolo e grassi, va da sé.

LA GELATINA E’ VEGETALE

Gelzen

Assimiliamo gelatina più di quanto possa sembrare, la troviamo come addensante in molti alimenti quotidiani, perfino nella birra, e anche in molti medicinali. Spesso è composta da cartilagini e resti di pelli animali.

Gelzen, una startup di San Francisco, ha ricevuto 250mila dollari di finanziamenti alla fine del 2015 per creare una gelatina priva di parti animali, basandosi, pensate un po’, sull’impiego di microbi.

Vi diamo un’idea sulle possibilità di sviluppo di Gelzen: si stima che il mercato internazionale della gelatina possa raggiungere i 3 miliardi di dollari di valore entro il  2020.

[Crediti | Link: The Guardian]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

11 aprile 2016

commenti (2)

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  1. Ho provato il formaggio di mandorla ed è stato una delusione.. Poi mi sono fatta in casa la ricotta di macadamia e ne sono rimasta soddisfatta. Adesso voglio provare con lo yoghurt di noci.. incrocio le dita 🙂

  2. Un futuro triste.
    Ma queste schifezze dubito prenderanno piede in Italia e altri paesi con una decente cultura alimentare.

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