Stasera chiedete un Negroni Sbagliato e brindate a Mirko Stocchetto

“Uno “sbagliato”, grazie”. Quante volte, entrati in un locale abbiamo pronunciato queste parole, quante volte ci siamo abbandonati all’ebrezza leggera del “Negroni sbagliato”, uno dei cocktail più amati e popolari, “sostegno” prediletto delle serate estive come di molti aperitivi invernali?

Ieri purtroppo il “Negroni Sbagliato” ha perso il suo ideatore.

Mirko Stocchetto, il barman a cui si deve l’invenzione e la diffusione  del famoso cocktail, è mancato all’età di ottantasei anni, dopo aver ideato, nel corso della sua lunga carriera, oltre un centinaio di cocktail tra cui, oltre al Negroni Sbagliato, anche il Rossini e il Perseghetto.

Una storia quella di Stocchetto che arriva da Cortina D’Ampezzo. Da qui emigrò negli anni del grande boom industriale, i favolosi “sixty”, per approdare prima all’Harry’s Bar di Venezia, dove ebbe modo di confrontarsi con una clientela internazionale assimilandone  gusti e preferenze, poi mettendo a frutto questa esperienza veneziana a Milano, dove rilevò il Bar Basso.

Un bar di carattere, solido, che poco concedeva ai vezzi e alle mode del tempo come invece altri noti ritrovi dell’epoca quali il Donini o il Gattullo, frequentati da personaggi come il giornalista sportivo Beppe Viola o Enzo Jannacci.

Il Bar Basso era invece un tipo di bar di sostanza, che mirava all’essenza, al sodo, ai cocktail.

Ed è proprio qui, al Bar Basso, che nel 1968 venne inventato il Negroni Sbagliato, per “colpa” di un barista che invece di mettere assieme al Bitter Campari e al Martini rosso una parte di Gin utilizzò del prosecco.

Non lo ideò Stocchetto direttamente, ma fu lui a intuirne il potenziale grazie alla sua esperienza e alla capacità di intercettare i gusti dei clienti, e fu lui che trasformò un semplice sbaglio in uno dei cocktail più diffusi al mondo, che proprio alla maggiore leggerezza rispetto al Negroni “ufficiale”, oltre che al bellissimo nome, deve la sua grande popolarità.

Nella lunga carriera di barman, Stocchetto aveva maturato un’esperienza e una sensibilità tali che gli facevano detestare il jigger, il misurino utilizzato dai barman per dosare gli ingredienti, di cui  vietava tassativamente l’utilizzo all’interno del suo bar da parte di colleghi e dipendenti.

Per Stocchetto usare il misurino era come barare, un’onta, un po’ come per uno chef fare il brodo con il dado:

“Se usassi il jigger –disse suo figlio Maurizio in una recente intervista, ricordando gli insegnamenti paterni– mi sentirei come un acrobata che va sul trapezio agganciato a una fune, o un motociclista che si presenta al via con le rotelline”.

Perché l’ingegno si esprime in tanti modi, anche con un Negroni Sbagliato. E l’ingegnoso, si sa, non ha bisogno né di misurini né tantomeno di jigger.

Per ricordare Mirko Stocchetto nel modo in cui lui stesso avrebbe gradito, pubblichiamo qui di seguito le indicazioni per preparare il suo Negroni Sbagliato.

Grazie per tutte le bevute, Mirko.

NEGRONI SBAGLIATO di Mirko Stecchetto

negroni sbagliato

Ingredienti:

1 Parte di Bitter Rosso;

1 Parte di Vermouth Rosso Cinzano;

1 Parte di Pinot Chardonnay Cinzano;

1 Fetta di arancia per guarnire;

1 bicchiere double rock (anzi, qualcuno consiglia addirittura di preparare il cocktail direttamente nel bicchiere).

Procedimento:

Dopo aver versato abbondante ghiaccio nel double rock, versate la parte di Campari e la parte di Vermouth Cinzano Rosso; concludere con una parte di Pinot Chardonnay Cinzano, oppure un buon spumante brut a vostra disposizione. Guarnire con fettina di arancia finale, infilata direttamente sul bordo del bicchiere.

[Crediti | Link: Il Giornale, immagine di copertina: Today]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

10 novembre 2016

commenti (1)

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  1. Solo una cosa per favore, siccome ne scrivete: il Negroni, che è il più famoso drink miscelato italiano, si fa con il Bitter Campari (o sue imitazioni) e con del vermouth di Torino/rosso/italiano/classico, a seconda di come lo chiama il produttore.
    la Martini & Rossi (che non ha inventato il vermouth, non ne è l’unico produttore nè un esempio di eccellenza) ha da anni ridotto la gradazione alcolica dei suoi “aperitivi a base di vino”, principalmente per pagare meno accise, che non sono più definibili vermouth.
    L’unico prodotto della gamma aperitivi che non è fuori dal disciplinare è l’Extra Dry.
    Quindi sappiate che ogni volta che chiedete un Americano o un Negroni, e ve lo fanno col Martini Rosso, state bevendo un surrogato.

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