Come si fa invecchiare il vino sotto il mare

Lupi di mare, palombari, sommelier e ovviamente enosnob: voi sapete già che (anche) in Italia si possono sorseggiare vini e spumanti invecchiati sul fondo del mare.

Al largo delle coste di Portofino, precisamente in località Cala degli Inglesi, quello che si potrebbe definire un ingegnoso imprenditore del vino, ovvero Pierluigi Lugano, proprietario della cantina Bisson, ha depositato con cura migliaia di bottiglie.

Cos’è, una bieca operazione di marketing o al contrario un colpo di genio? Sarà vero che vini e spumanti invecchiano meglio in mare?

In attesa di sapere da voi lo abbiamo chiesto direttamente a Lugano, ecco cosa ha risposto.

Perché affinare lo spumante sui fondali marini?

Da ex professore di storia dell’arte so che il vino delle anfore ritrovate nei relitti naufragati si conserva in buono stato. Ho approfondito la faccenda, le ragioni sono più semplici di quel che credevo.

A 60 metri di profondità la temperatura, intorno ai 15 gradi, rimane costante, regna la penombra e le correnti esercitano una forte contro-pressione, che per le bottiglie di vino frizzante e per gli spumanti è indispensabile.

Se tanto mi dà tanto perché occupare spazio in una cantina sulla terra ferma?

Come si realizza una cantina sommersa?

Ho realizzato e brevettato un tappo speciale con rivestimento in acciaio resistente all’aggressività del sale.

Dopo aver presentato il progetto ad alcune istituzioni, sono riuscito a ottenere una concessione demaniale per lo spazio in cui dal 2009, grazie alla collaborazione di Drafinsub, ho immerso le prime casse di spumante.

Non è stato facile, ma la tenacia è stata premiata 18 mesi dopo, quando ho potuto degustare il primo spumante marino che non potevo non chiamare “Abissi”.

Come stanno andando le vendite?

Nel 2009 avevo immerso 6.500 bottiglie, ora sono 30.000 tra spumante classico, “Abissi” riserva e rosé. Vendo soprattutto ai ristoranti, ho richieste da Stati Uniti, Giappone, Svizzera, Germania, Cina e Est Europa grazie anche alla stampa locale e internazionale che si è interessata al progetto.

Le bottiglie hanno un prezzo al pubblico di circa 50 euro, ognuna è diversa dalle altre per via delle incrostazioni marine che si formano durante l’affinamento.

Farà altri affinamenti nei fondali marini in futuro?

E’ un’anteprima: un’azienda brasiliana ci ha chiesto di immergere per 13 mesi una loro birra artigianale pregiata, fatta con il metodo champenoise.

Ma il mio sogno resta quello di creare un vero vigneto marino, magari su una piattaforma galleggiante, per realizzare interamente un vino dal e sul mare.

Quando sono in campagna nel mio vigneto sento di tradire il mare, viceversa, quando sono in mare sento la mancanza della terra. Combinare le 2 cose, sarebbe bellissimo.

[Crediti | Link: New York Times, immagini: Giuliano Cavallino]

Marco Zanni Marco Zanni

31 luglio 2017

commenti (7)

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  1. Premesso che non ho avuto ancora la fortuna di provarlo, tutto questo ambaradan per mantenere le bottiglie in penombra a 15° e per non “occupare spazio in una cantina sulla terra ferma”?
    Chapeau per l’operazione di marketing, ma dal punto di vista organolettico che vantaggi ci sarebbero, visto che il tappo speciale sigilla il contenuto? Per curiosità, nessuna polemica, eh…

  2. La prima che hai detto, bieca operazione di marketing.
    Considerando che il vino è sigillato e che non gliene importa nulla di cosa c’è fuori, tranne che su temperatura e umidità, è una fesseria bella e buona. Le condizioni ideali si possono ricreare in cantina, senza alcun problema.
    La contro-pressione che vada a raccontarla ad altri.

  3. In Val camonica, fanno uno spumante, un blanc de noir, affinato con questo metodo, ma non nel mare, nel vicino lago d’Iseo.
    E’ un buon spumante, non so se l’affinamento in fondo sul lago ha vantaggi rispetto ad una cantina a condizioni simili.
    Colle estati calde cui ci stiamo abitando avere cantine così fresche richiede costosi scavi per andare ed ancor più costosi impianti di condizionamento, il fondo dei laghi e dei mari ha queste condizioni in maniera naturale.
    Considerando che la produzioni di metodo classico in Italia è di decine di milioni di bottiglie non penso sia fattibile su larga scala.

    1. Io sono della zona, e anche quello è solo marketing. Sono anni che in Valcamonica provano a fare vino, ma ad oggi nulla di memorabile.
      Se voglio uno spumante poi c’è la vicina Franciacorta.

    2. Secondo me è un buon spumante, relativizzandolo ovviamente agli standard italiani.
      Sulla Franciacorta si è già detto fin troppo, delle produzioni strane che fanno, in quelle zone dove lo spumante non c’azzecca niente (vedasi pianura).

  4. Già da diversi anni la cantina Santa Maria la palma vinifica Akenta in fondo al mare, con ottimi risultati tra l’altro.

  5. Articolo impreciso: da almeno un paio d’anni la zona di immersione non é più Cala degli Inglesi nella AMP di Portofino ma Sestri Levante. Riportato anche sul sito del produttore:
    http://www.bissonvini.it/p.php/5368/lo-spumante-sommerso.html
    Comunque lo si guardi, é sicuramente una grande iniziativa di marketing (non ci vedo il male: il vino si produce per venderlo) che colloca un prodotto ben fatto sui mercati di tutto il mondo.
    Passare il pochi anni da 6500 bottiglie a più di 30.000 é sicuramente una iniziativa di successo, che oltretutto contribuisce al traino dei vini liguri in genere.
    Ciao, Alberto

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