La sola guida alle Bollicine di Natale di cui avete bisogno – 2016 edition

Ci siamo, eccoci in pieno dicembre, alle soglie del calvario natalizio. È ormai tempo di legittimare l’alcolismo con la nostra usuale guida alle bolle di Natale.

Non è unica, definitiva, completa, singolare o didattica, solo la mia, frutto di abnegazione, studio sul campo, sacrifici da esofagite da reflusso e tentativi mal riusciti di rimuovere la memoria dei video/selfie di Virginia Raggi.

Quest’anno ho pensato di dividere lo spettro carbonico in tre macro-aree, distanti per prezzi, ambizioni e abbinamenti gastronomici.

E di giocare con il 3-3-4, tipico dell’Argentina più pleonastica e scriteriata.

BOLLE DEMOCRATICHE PER L’APERITIVO

Da 10 a 15 euro

prosecco

I prosecchismi sono leciti ma fate scelte accorte che Report ci è andato giù pesante (e non aveva mica tutti i torti). Magari provate anche qualche bottiglia nella versione torbida/colfondo per confondere un po’ le acque e sentirsi più trendsetter.

O più in generale, comprate qualche rifermentato in bottiglia (di Lambrusco, Malvasia o quello che vi pare, ora tira molto anche il Pignoletto) o uno charmat (rifermentato in autoclave) tutto sorso lungo e goduria.

Un ampio scenario si staglia all’orizzonte, ma la severità selettiva che mi sono imposto mi costringe a 3 citazioni, che abbinerei all’entusiasmo per la salumeria italiana.

Lambrusco di Sorbara DOP – Falistra – Podere Il Saliceto

Eccolo il Lambrusco (rifermentato in bottiglia) da abbinare a una pioggia di salame e altri affettati. Scarico al colore, è nervosetto e vivace, quasi salato.

Bevibilità tragicamente compulsiva. Sui 10 euro.

Klos – Tenuta Dalle Ore

Un bello charmat lungo, tutto generosità e freschezza, dal sorprendente vitigno di origine: il Cabernet Sauvignon. Scoperto quest’estate in un bacaro veneziano, che mi ha salvato dallo svenimento per sudorazione inaudita, è stato amore al primo sorso.

Un vero sgrassatore di antipasti unti e saturi, perfetto anche con il baccalà. Siamo sui 12 euro.

Brut Nature Valdobbiadene DOCG – Follador

Il re del Prosecco, tra i pochi che bevo per piacere e non per coercizione, oltre Frozza, Miotto, Bele Casel, Ca’ dei Zago e Costa Piane.

Dimenticatevi le dolcezze e il solito naso da succo di pera e mela del discount, qui la ricchezza e la finezza di profumi e sensazioni e di ben altro tipo. Intorno ai 15 euro.

METODO CLASSICO ITALIANO PER ANTIPASTI IMPORTANTI

da 15 a 50 euro

metodo classico

L’Italia che guarda alla Francia ne usa anche gli stessi vitigni: Chardonnay e Pinot nero, soprattutto in Franciacorta, nell’Oltrepò Pavese e nella zona del Trento Doc.

Il resto della penisola gioca e si diverte molto a spumantizzare qualsiasi autoctono, dal Fiano al Grillo, dal Verdicchio al Lugana, o a farlo strano, con il Negroamaro o il Bombino bianco.

I lunghi affinamenti favoriscono i classici sentori di crosta di pane e pasticceria che esaltano i vostri antipasti. E così ho anche detto una cosa seria.

Terrazze Brut – Terrazze di Montevecchia

Un outsider appena provato ma tutt’altro che trascurabile per entrare in ritmo. Viene da una delle zone meno raccontate d’Italia, le Terre lariane (un’area compresa tra Lecco e la Brianza, dove la viticultura è difficile, le rese sono basse e i produttori piccoli e poco conosciuti, ma attualmente c’è un bel fermento) e da un grande bianco francese come il Viognier, insieme a un po’ di Sauvignon.

Freschezza e pulizia, bocca pastosa, uve biologiche e finezza tecnica. I 7 grammi di dosaggio zuccherino secondo me ne penalizzano un minimo l’agilità a tavola, ma io sono malato e sento dolce ovunque. Non credo che a voi sconvolgeranno minimamente. Anzi. Sui 15 euro.

Brut Blanc de Blancs Pas Operé 2012 – Ca del Vent

Tra le espressioni più originali e artigianali della sponda franciacortina, è un metodo classico esuberante e ricco di personalità, senza morbidezze e grandi calibrazioni enologiche.

Paso Operé è il nome di fantasia scelto per veicolare la filosofia di non rabboccare il vino con zuccheri o con la liqueur d’expedition dopo la rimozione dei lieviti in sospensione, ma con lo stesso vino. Siamo oltre i 40 euro.

Perlé Bianco Riserva 2006 – Cantine Ferrari

L’ultimo nato in casa Ferrari non raggiunge la grandezza del Giulio Ferrari (più volte raccontato da queste parti), ma siamo sicuramente da quelle parti, per selezione delle uve Chardonnay, attenzione maniacale ai processi produttivi e lunghissimi affinamenti.

L’annata 2006 è particolarmente felice, il vino risulta tonico al naso e cremoso in bocca, ampissimo per possibilità di abbinamento. L’ampia riconoscibilità del brand, poi, gioca anche a vostro favore per impressionare il convivio. Di poco sotto i 50 euro.

CHAMPAGNE PER INNAFFIARE QUELLO CHE VI PARE

da 40 a 100 euro

champagne

Sono il manifesto dell’eleganza, i campioni degli abbinamenti e delle associazioni letterarie, più o meno sobrie. Mi risparmierei l’esercizio della citazione da una di queste, sposando piuttosto l’idea che se non vi levate lo sfizio di una bolla francese per le feste di natale non ve la levate più.

Piccola regola trasgredibile, ma mediamente molto valida: se non avete budget importanti lasciate perdere le grandi maison che sui prodotti base sono spesso trascurabili e muovetevi sulle piccole cantine.

Se scegliete nei cataloghi di Maurizio Cavalli, Les Caves de Pyrene, NOW – Non Ordinary Wines, Storie di Vite e Teatro del vino difficilmente capitate male.

Oppure provate questi quattro di seguito, che ho provato all’ultima edizione del Merano Wine Festival, dove è stata dedicata un’intera giornata allo Champagne.

Brut Nature Blanc de Blancs – Laherte Frères

L’eleganza e la schiettezza dello Chardonnay in purezza, per uno dei tanti Champagne biodinamici distribuito da Cavalli.

Affilato, sapido e tremendamente gastronomico, è una tra le bolle più costanti del catalogo. E ve la cavate con 40 euro.

Blanc de Noirs – Boizel

Passiamo dallo Chardonnay al Pinot noir, aumentiamo la complessità e la struttura, non il prezzo. Uno splendido naso di pasticceria e frutta secca, una grande vivacità in bocca e, appunto un rapporto qualità/felicità notevole.

Ci mangiate praticamente tutto, a parte le lunghe cotture sulla carne. Lo distribuisce Feudi di San Gregorio e lo trovate intorno ai 40 euro.

Brut Nature – A Bergère

Un nuovo arrivo in Italia distribuito da CantinAmena. Linea eterogenea, preferibile nei prodotti d’ingresso che in quelli più importanti, sicuramente meno scattanti.

Provate questo Nature, Chardonnay in purezza senza particolari. Bello sprint e finale sapido che incoraggia abusi permessi dal consesso. Poco sotto i 50 euro

Vieille Vigne du Levant Blan de Blancs Grand Cru 2008 – Larmandier-Bernier

Produttore esemplare in annata grandiosa: si gode. Risultato Una bevuta costosa quanto clamorosa.

Se volete provare uno Champagne alle sue vette espressive senza atterrare sui millesimi delle maison mitiche (Dom Pérignon, Krug, ecc…) passate da queste parti e troverete un grande vino, ampio, profondo, sapido e cremoso. Poi date di gomito a quello alla vostra sinistra e sussurrategli: «Lo senti il gesso?». Se è abbastanza sbronzo potrebbe anche annuire.

L’importatore è Teatro del vino, in enoteca lo trovate circa sui 100 euro, anche qualcosina di più.

Adriano Aiello Adriano Aiello

16 dicembre 2016

commenti (28)

Accedi / Registrati e lascia un commento

    1. Ferghettina milledì ottima bevuta

    2. Terroir permettendo, se si impegnano fra due o trecento anni potrebbero tira fuori qualcosa di decente.

    3. Veramente Ca del vent è Franciacorta!:)

    4. Caro Mario,
      bevi felice il tuo Ferghettina, io allo stesso prezzo bevo altro.

    5. Ci sono diversi franciacorta e qualche prosecco degni di nota, snobbarli per poi strapagare dei francesi, per carità eccellenti, i gusti non si discutono, non rende giustizia ai produttori e al palato. L’importante è essere soddisfatti di quello che si beve.

    6. Là dove c’era il granoturco ora c’è il Pinot Gris…
      (da cantarsi sulle note de “Il ragazzo della via Gluck”).

      In Franciacorta hanno cominciato a spumantizzare negli anni ’60 (in Trentino cominciarono ben prima) e adesso se la tirano manco l’avessero inventato loro il metodo classico (addirittura non vogliono che il loro prodotto venga chiamato “vino spumante”, che cos’è allora?).
      Vendono solo in Italia, visto che riescono ad esportarne meno del 10% (poco più di un milione di bottiglie, in Champagne esportano il 50%, ossia 150 milioni di bottiglie!).
      Continuiamo pure a cantarcela e a suonarcela.

    7. Adesso, con tutto il rispetto, lungi da me fare l’avvocato del franciacorta ma cosa vuol dire che una volta dove c’era granturco adesso c’è pinot gris? È un difetto non avere la giusta “araldica” nobiliare e storica del prodotto? Conta così tanto che in Trentino, Lunelli ha iniziato prima? Lo senti davvero nel bicchiere? Che se la tirino, è nella la logica di un marketing che vuole alzare l’asticella e la fascia di prezzo di quello che vende, non è spocchia l’utilizzo del nome franciacorta invece che spumante, (quando è permesso come per l’asti e il Marsala e per lo champagne, mica chiedi uno spumante champagne no?) ma rientra nella forza, anche commerciale, di un marchio. Sui numeri dell’export, non ci costruirei scale di qualità, visto che il prosecco piazza all’estero più bottiglie dei francesi e di certo a fare i grandi numeri non sono solo le migliori.

    8. Natura non facit saltus.
      E latinorum a parte, a un Franciacorta preferisco un buon Prosecco, e mille volte.

  1. Miiii che sete!

    A proposito di bollicine autoctone, non male il Canei brut di Durin, da uve Pigato e Vermentino.
    Oppure un ormai classico, il Terzavia di De Bartoli a base Grillo.
    E se si vuole bere simil-francese, ma con un tocco di Piemonte, l’Extra Brut di Rizzi che ha un 10 o 15% di nebbiolo

  2. Grazie Adriano perchè in più occasioni hai citato la nostra azienda come un riferimento nel Prosecco e te ne siamo infinitamente grati. Però in riferimento a quanto scrivi in questo articolo, non c’è alcuna offerta nel nostro sito del Brut Nature. Credo ci sia stato un errore.

    1. Scusami Alberta, devo aver fatto casino. Ero convinto di aver visto questa cosa dello sconto e ne ero anche sorpreso infatti, rimuovo

    2. Grazie mille Adriano. Ciao

  3. molto buono, ma o sono un totale neofita, il rosé di grilli, la palazzola

  4. Perlé bianco si ma se versato e bevuto subito, vino spettacolare non fosse che perde TOTALMENTE la bolla in 5 minuti.

    1. Un champenoise da 40€ che perde la bolla in 5 minuti?
      Mi sembra molto strano, di Ferrari ho bevuto tutta la linea, dal base al Giulio, passando per il Perlé e la riserva Lunelli, tranne il Perlé riserva e mai una volta che la bolla si fosse dispersa così rapidamente, nemmeno il lambrusco fatto in autoclave a 6 bar perde la bolla in 5 minuti

    2. Premesso che della persistenza della bolla a me interessa tipo nulla, non trovo riscontro di questa cosa e tenderei a trovarla molto sorprendente, non per il costo o il prestigio dell’etichetta che non ha più o meno nulla di proporzionale con il perlage, ma perché parliamo di una cantina la cui precisione enologica è obiettivamente induscitibile

    3. Come può non interessarti la persistenza della bolla in una “bollicina”? Sarebbe come dire che non ti interessano i tannini in un barolo.

  5. Nord Tasmania e Yarra valley…e per gli inglesi sparkling shiraz

  6. Buona selezione, non la migliore per rapporto qualità prezzo, ma forse non era obiettivo dell’autore.
    Io, di questi tempi, abbasserei un po l’asticella, 15€ è si il prezzo di un prosecco eccellente come Silvano Follador, ma anche quello di un discreto metodo classico, si vedano certi Trento Doc (Ferrari base, Endrizzi molto simile tra l’altro)

  7. Non si finisce mai di imparare. D’altra parte il mondo del vino è esteso come quello dei libri, impossibile leggerli – provarli – tutti. Non amo alla follia le “bollicine” ma…sono un appassionato di Pas Dosé-Dosaggio zero.
    Tra i “metodo classico” mi piace il Riserva Lunelli di Ferrari.
    Mi hanno regalato un Cartizze Garbara, metodo classico, che berrò in occasione delle feste imminenti.
    Considero poco se non per nulla, prosecchi vari, metodi Charmat-Martinotti e bolle dolci, o comunque con zuccheri sopra il 5%, in genere.

  8. 4 champagnes e 0 Oltrepo, aiutiamo un po anche quest’area tanto denigrata, ma che fa qualcosa anche di buono

  9. Il marketing non è direttamente proporzionale alla qualità.
    I francesi hanno un sacco di eccellenze, ma non lavorano certo più di altri, e certo non da giustificare tali differenze di prezzo.
    Lo Champagne vende ANCHE perchè ha il nome, e chi ogni mattina di buon ora, in bagno, produce soldi a iosa….va su quello perchè è anche uno status symbol, anche se magari ne capisce poco.
    Vero, Franciacorta è relativamente decente, ma penso che in 50 anni di esperienza qualcosa di buono si possa tirare fuori.
    Poi certo, vigne secolari non ne hanno.

    1. Lapsus o errore di battitura, ci sta tutto. 🙂

    2. Ovviamente volevo dire recente 😀

«
Privacy Policy