Atrocità, onta, ripulsa: l’olio nella Cacio e Pepe non va


cacio e pepeNon ci ho dormito stanotte. Per un momento ho valutato la possibilità di andare da Salvatore Tiscione, il cuoco della trattoria Felice a Testaccio, e di chiedergli perché mette l’olio nella Cacio e Pepe (sfrontato!,  lo dice pure nel video). Poi ho deciso più realisticamente di darmi un limite, ho afferrato la bibbia—Le ricette regionali italiane di Anna Gosetti della Salda—e a pagina 696 alla voce ingredienti ho letto d’un fiato: pecorino grattugiato non piccante, sale, pepe. PUNTO. Ps. nemmeno se me lo dice il New York Times che quelli di Felice sono i tonnarelli cacio e pepe della vita me ne faccio una ragione: l’olio non va. Sbaglio?

Ispirazione: una conversazione intercettata ieri su Friendfeed.




16 commenti a “Atrocità, onta, ripulsa: l’olio nella Cacio e Pepe non va”

  1. simone simone commenta:

    orrore, oltre all’olio ci mette pure il parmigiano.
    io poi, non li trovo neanche così stratosferici come li descrive il Gambero, a Testaccio x es. preferisco quello di un altro paio di ristoranti, comunque de gustibus.

    per inciso: arrivano con molta acqua di cottura sul fondo e un po’ di olio che galleggia, poi è chiaro che sono appetitosi.
    ciao

  2. antonio antonio commenta:

    se il risultato e’ buono perche’ no? :D
    -integralismo

  3. Tommaso Farina Tommaso Farina commenta:

    Il New York Times va bene per tante e interessanti cose, ma direi che possiamo evitare di usarlo per farci dire quali sono le migliori trattorie, e per imparare a fare il cacio e pepe.
    Un modo lungo per dire a Massimo che non sbaglia!

  4. … eviterei anche io il NYT come riferimento per le ricette di cucina… io personalmente poi adoro i cacio e pepe di felice, ma è un mio gusto ed ogni ricetta ritengo poi che nel tempo possa evolversi.

  5. Jeffrey Jeffrey commenta:

    Usti. Va bene evitare il New York Times, ma il Gambero Rosso ce l’ammolla da una vita con Felice a Testaccio. E’ un mondo senza più certezze

  6. Bacco Bacco commenta:

    più che di onta parlerei di unta…e scivolosa

  7. maruzzella maruzzella commenta:

    Lo dice anche Ada Boni che è la bibbia della romanità. E’ una pasta di difficile esecuzione, se proprio vogliamo trovare una scorciatoia, meglio un filo di crema di latte che l’olio.

  8. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Beh, fatevene una ragione. Piuttosto non capisco la enorme quantità di cacio (sembra più cacio e tonnarelli) nella versione da mescolare al tavolo, e soprattutto mi fa specie la forza e la durate del rimescolamento della pasta, fino a sfibrarla.
    Comunque dopo aver letto del Philadelfia nel pesto, non mi stupisco più di niente.

  9. Leo Leo commenta:

    Comunque Felice al Testaccio è uno dei ristoranti “più ammanicati de’ Roma”.
    Lo trovo continuamente nei consigli sulle riviste specializzate e non: oggi sul nuovo numero di GenteViaggi, per dire..

  10. Leo Leo commenta:

    A Fabrizio consiglio la versione del pesto con il Philadelphia al salmone: ‘na sciccheria !

  11. [...] sò bboni tutti affà venì la cremina con l’ojo” (©). Così l’altro ieri, saputo che si aiuta con l’olio perfino Salvatore Tiscione, cuoco dell’iconica trattoria romana [...]

  12. enrico enrico commenta:

    A tutti quelli che sono contrari all’olio nella cacio e pepe;ma lo sapete come nasce questo piatto della cucina romana??? Vi dò un indizio,il capellino in brodo vi dice qualcosa ?Perchè la cucina romana e una cucina povera,e tutto quello che nasce in un modo si trasforma in un altro.Se ne volete sapere di più…Chiedetemelo

  13. alessio alessio commenta:

    per quanto mi riguarda il cacio e pepe di felice è il migliore di tutta roma ma questo è un mio gusto personale…mi stupisco di chi invece esprima giudizi unversali come se fosse il detentore del sapere…a me sembra ci sia veramente tanta invidia e basta.

  14. Maurizio Maurizio commenta:

    Effettivamente c’è una questione filosofica di fondo. In alcuni casi la cucina deve essere creativa, abbinando ingredienti a dir poco fantasiosi, condizione spesso indispensabile per “l’alta cucina”, in altri casi la ricetta “tradizionale” dovrebbe essere eseguita attenendosi rigorosamente alle Tavole della Legge, senza possibilità di “interpretazioni” ? Tavole scritte da chi poi, specie se si tratta di cucina popolare, ovvero intrinsecamente soggetta a innumerevoli variabili. Per inciso, personalmente, la cacio e pepe con olio e soprattutto tutto quel formaggio non l’ho mai mangiata, senza contare la manovra di prolungato “smucinamento” (mescolamento per i non romani) che fatta al tavolo mi darebbe un filo sui nervi (anche perchè immagino qualche inevitabile schizzo ..). Pero’ probabilmente le tre cose (olio, formaggio e olio di gomito) sono strettamente interlacciate per ottenere il risultato finale che dicono ottimo.
    Da cui il ritorno alla questione originale: la cacio e pepe fatta così sarà solo per questo meno buona o valida di quella ottenuta secondo “la legge” ? La variazione è licenza poetica ? Interpretazione popolare ? Bisogna cambiarle nome ? Va considerata “oltraggio” come la panna nella carbonara (che io aborro, ma la aborro perche’ il mio cervello mi dice che una “cosa” con la panna non si chiama carbonara o effettivamente è meno buona della ricetta originale ? Gia’ originale.. parmiggiano si o no ? Guanciale o pancetta ? Uovo intero o tuorlo ? “Mantecatura” nel piatto o in pentola ? Si torna alla filosofia. Forse è meglio lasciar perdere e mangiare ciò che ci piace. Perchè è buono ciò che è “buono” o è buono ciò che ci piace ??)


Lascia un commento

1. Ospite

Commenta subito inserendo il tuo nome ed un indirizzo email.

2. Iscritto a Facebook o Twitter

Clicca sui pulsanti per commentare con il tuo profilo Facebook o Twitter.

3. Iscritto a Dissapore

Registrati o accedi per commentare.