C’è p@sta per te
Elicicoltura. Che cos’è ? Uno-due-tre. Massì, figurati se i gastrofanatici “utilizzatori finali” di questo blog non sanno cos’è. Per tutti gli altri – pochi – è una branca della zootecnia che si occupa dell’allevamento della chiocciola a scopo alimentare. La “maruzza” (Maruzzella Maruzze’ t’he miso dint’ all’uocchie ‘o mare…..*divaga*) è quella cosa che striscia, quella cosa che bava, quella cosa che control+alt@. Mai mangiata. A me l’idea di ingerire, anzi masticare la bavosa mi ripugnava. Poi càpito in Borgogna e che fai, non mangi l’escargot? Così ha già un altro sapore. Esperienza dell’Escargot alla Bourguignonne: callosa, elastica, burrosa, ma tanto, troppo. Finisco il piatto pensando che dovrò riprovarci. Sono strenuamente convinta che non ho assaggiato nulla di memorabile. Trovo molto più “appetitose” le lumache in cui mi imbatto il giorno dopo, a passeggio per le strade di Beaune. Queste sono finte e vanno spedite. Un esempio semplice e carino di marketing territoriale
Esempio 1

Esempio 2

Esempio 3

Esempio 4









non se sia dovuto alla dominazione francese ma in Sicilia le lumache si mangiano da sempre, non si tratta proprio di escargot, ma di quelle piu’ piccole col guscio nero, non saprei dirvi il nome, cmq sono buonissime, io ne mangiavo fino allo sfinimento
babbalusci
o meglio, in inverno prendono quel nome, in piena estate entrano in letargo, sotto terra, la bava si secca all’inizio del guscio creando una membrana protettiva. a quel punto devono essere raccolte scavando. operazione complicata e difficile con un’aumneto del prezzo esponenziale fino a 30/40 euro al kg
ecco, esatto
Tra parentesi i “vavaluci” a palermo, “babbaluci” a siracusa, “vaccareddi” a catania, i “stuppateddi” a messina, penso si chiamino con nomi diversi in altre citta’ ma non li conosco
anch’io le ho sempre mangiate volentieri, come si cucinano qui, ovvero con sughetto di pomodoro, peperoncino, rosmarino, pane bruscato&agliato e olio buono. fatte così risultano per nulla sgradevoli quanto a consistenza, ma sono quelle col corpo scuro e il guscio marroncino. simpatiche le pubblicità…
Complimenti per l’accenno della canzone, nemmeno io, da buon napoletano, avrei potuto tanto
)
Deliziosa Beaune, con tutte quelle botteghe straripanti di bottiglie del miglior pinot nero del mondo.
Piccolo consiglio per le lumache (da mangiare), budget permettendo. Jack Lameloise a Chagny. Esperienza indimenticabile.
In Piemonte a Cherasco e Borgo S. Dalmazzo ci sono le due capitali italiane della Elicicoltura….
Entrambe hanno due eventi
Festival della Lumaca in Cucina
da: 20/09/2008
a: 22/09/2008
Cherasco (CN)
info evento Tel 0172 489382
e-mail infoelicicoltura@lumache-elici.com
http://www.cherasco2000.com
Oppure
438a Fiera Fredda
dal 04/12/2007 al 09/12/2007
Borgo San Dalmazzo (CN)
http://www.fierafredda.it
Baci
Anche nelle Marche si cucinano, si raccolgono dopo i temporali, poi si tengono diversi giorni in una cesta prima di cucinarle.
Da piccola non mi piaceva vederle prigioniere e ne facevo scappare un bel po’.:)
Ricordo di una scorpacciata di lumache con amici liceali: io e i miei che le raccogliamo in campagna dopo la pioggia quando si arrampicano sulle ginestre: come raccogliere ciligie. Poi una settimana di purga nella crusca, poi la cottura, poi l’estrazione, poi la reintroduzione nei gusci… un lavorone, ma una cena indimenticabile.
Oggi aspetto l’unica sagra che frequento, alla fine di agosto: la sagra della lumaca alla Serra di Lerici. Paese bloccato, traffico interrotto, tavoli sparsi nei caruggi, lumache a volontà. Il bello che le fanno, in singolar tenzone, sia la parrocchia che il circolo Arci: Peppone e Don Camillo. Per la cronaca vince Peppone a mani basse (ma ha dietro lo staff di un ristorante…;-))
Anche in Sardegna la tradizione delle lumache è fiorentissima. La loro preparazione può cambiare da provincia a provincia e le ricette non si contano. Da piccolo, dopo la pioggia andavo a cercarle. Era una festa; ci sentiva “grandi” solo per questo. Poi, dopo alcuni giorni in cui venivano lasciate “spurgare”, venivano cucinate, col sugo di pomodoro, pomodoro secco, alcuni aromi…era una leccornia. Le più minuscole, dette “algazzinu”, si mangiavano dopo averle fatte bollire con aggiunta generosa d’aglio.
nel Salento si chiamano “monaceddhe” (o “moniceddhe”); si mangiano da sempre; sono considerate un piatto prelibato; a Cannole (un paesino vicino Maglie) si tiene, proprio in questi giorni, la “sagra delle moniceddhe” (per chi si trova in zona e si adatta ai bagni di folla, è un occasione da non perdere); la preparazione più diffusa è in padella tirate col vino e la cipolla.
Qui, dopo averle prese e dopo la mistica dello spurgo, si cucinano con un leggero soffritto di cipolla, sfumatina di vino bianco, pomodoro, trito di prezzemolo, aglio e noci. Pepe abbondante.
Polenta metà mais e metà saraceno.
Si arriva, addirittura, a dimenticare la simpatia del gastropodo, i danni alla pianta prediletta, le tracce traslucide che non portano a nulla.
Infine, l’allora marito siciliano, conoscendo la mia passione per le lumache, mi presentò i babbaluci e non apprezzò il mio commento: “ma queste sono lumache da cimitero”. Lo stuzzicadenti giocò a lungo con le piccole, diafane, casette.
Qui e allora, là e ora.
saluti, v.
nulla di epocale e tuttavia non disprezzabile, ’sto articolo (più i correlati)