Distinguere il pokè dalle kalette grazie al dizionario 2017 dei cibi hipster

A malapena eravamo arrivati a capire  la differenza tra sushi e sashimi e realizzato che il ramen, in fondo, altro non è che del semplice brodo con le tagliatelle, che  una folta schiera di nuovi, esotici cibi si è affacciata inesorabile all’orizzonte.

Ai tempi dei social le mode culinarie viaggiano veloci, e  sapere a quale impronunciabile nome corrisponde  la misteriosa entità che fa capolino dal nostro piatto non sempre risulta essere  così intuitivo.

Ma niente panico: con la complicità del Guardian, vi proponiamo un dizionario aggiornato al 2017 dei cibi di cui i vostri amici hipster stanno già parlando o  di cui parleranno nei mesi a venire, e che tanto, prima o poi, dovrete rassegnarvi a provare. E  chissà, magari, vi piaceranno pure.

Buona lettura.

Unicorno

cioccolato unicorn

Questa moda, che dovrebbe rimanere confinata ai piccoli ospiti dei giardini d’infanzia, si sta in realtà espandendo tra individui senzienti, soprattutto in rete.

In pratica, si tratta di declinare –non si sa bene perché– la figura mitologica dell’unicorno, il cavallino tanto amato dalle bimbe di tutto il mondo dotato di un piccolo corno sulla fronte, su ogni tipo di cibo, prevalentemente quello dolce.

Insieme a una cascata di colori stucchevoli a guisa di grazioso arcobaleno: torte, dolci, biscotti, tutto può essere addobbato in stile “unicorno”, nei toni del rosa o dell’azzurro, trasformando un semplice intrattenimento per infanti in passatempo per adulti con malinconie infantili.

 Jackfruit

jackfruit

O anche “giaca”, in italiano. I vegetariani lo hanno eletto a sostituto di salsicce e bistecche. In effetti, questo frutto del Sud Est asiatico dal tipico sapore di mango e di dimensioni enormi  –che possono arrivare anche a 40 cm di diametro per un peso superiore ai 20 chili–  è una vera miniera di ferro, oltre che di vitamine A, B e C.

In Italia non è ancora molto diffuso ma tranquilli, a breve, anche grazie alla presenza costante nel menu del Noma Mexico, ristorante temporaneo aperto a Tulum da René Redzepi del Noma di Copenhagen, ce la farà sicuramente a soppiantare pesche e mandarini. E voi saprete già di cosa si tratta.

Calçots

calcots

Una via di mezzo tra un porro e un cipollotto, in versione iberica,  dal sapore di scalogno. Queste strane cipolle, lunghe anche 20 cm, a Barcellona vengono servite avvolte in fogli di giornale, e prima di mangiare il morbido interno bianco, occorre levare lo strato esterno abbrustolito.

Si mangiano insieme alla salsa “romesco”, un mix di sapore dato da pomodoro, peperoni, aglio, mandorle, pane o olio d’oliva. Cibo forte per palati forti: come il vostro.

Pét-nat

pet-nat

E qui arriviamo al bello. Parliamo infatti di vino, infatti, vino naturale, o meglio pétillant naturale, frizzante naturale, vale a dire tutti quei vini leggeri, dolcemente frizzanti, imbottigliati a metà della prima fermentazione, in modo da creare un aroma fresco e genuino.

O anche, quando va male, delle indicibili schifezze.

Kalettes

kalettes

No! Non riusciranno a farci andare giù anche i temibili cavoletti di Bruxelles, pur sotto le sembianze dei nuovi ibridi chiamati Kalettes, incrociati cioè con il kale, una tipologia di cavolo riccio.

Il risultato è molto gradevole alla vista, trattandosi di cavoli in miniatura, ma sotto sotto, nascosto dietro le foglie di Kale, il cavolo di Bruxelles incombe inesorabile. Per quanto, chi li ha assaggiati, li descriva come molto gradevoli e dolci.

Turbo G & T

turbo g e t

Ovvero Gin & Tonic Turbo. Un cocktail, ma “che” coktail!

Chiamato anche “il nuovo Martini espresso”, il Turbo G&T è in pratica un gin tonic a cui è stato aggiunto caffè lasciato in infusione in acqua fredda per 12 ore, per levare la nota acida. Piacere su piacere!

Cacao nibs

scagliette cacao

Scagliette di cacao, in pratica, che si stanno diffondendo in molte preparazioni, non sono dolci, quali i soliti frullati, yogurt o creme, ma anche polente e zuppe.

Del resto, l’antico cibo amato dagli Atzechi, se non addizionato di zucchero è tutt’altro che dolce, e molto versatile.

Caramello di miso

caramello di miso

Sale? Stai usando del sale per condire la zuppa? E che sei, un barbaro, sei!

Anche mia nonna ormai usa solo il miso per salare la sua polenta e tu ancora stai lì con ‘sto sale!

Il miso è quello che va di moda oggi! Non per niente, permette di ottenere condimenti non solo salati ma gustosi, “umami”,  in altre parole. Ricavato dalla fermentazione dei semi di soia gialla (anche fino a due anni) insieme al sale marino, il miso è sempre più utilizzato dagli chef all over the world.

#icemanpour

icemanpour

Questa fa il paio con l’altra moda per rintronati, quella dello “unicorn” (vedi sopra). Un gruppo di buontemponi voleva versare la birra privandola della soffice schiuma superficiale, ed è stato subito moda.

Le prime immagini piazzate su Instagram hanno subito attirato vagonate di follower, che si cimentano nella particolare “arte” di rendere la bionda bevanda una brodazza imbevibile.

Golden Milk (Latte d’oro)

golden milk

Okay, lo sappiamo tutti, il latte non è dorato e il particolare colore giallo-senape di questa ormai celebre bevanda è dato dalla curcuma, la diffusa spezia orientale considerata un vero toccasana per il corpo umano dall’antica tradizione  ayurvedica.

E non importa se qualcuno tra noi, rozzi occidentali, trova la gialla bevanda un’accozzaglia di sapori improponibili. In India, da dove proviene, è da sempre utilizzata anche dai maestri yogi. Una bevanda mistica, per loro. Un semplice cappuccino alla curcuma per noi. E secondo alcuni, nemmeno così buono

Pokè

poke

Non ne abbiamo ancora abbastanza  di sushi, pesci crudi, con annesso, a volte, il temibile anisakis;  non ci bastano le mode che arrivano dal Giappone in tema ittico: ora la moda del pesce crudo la importiamo pure dalle Hawaii.

Perché questo è il pochè (pronuncia poh-kay): pesce crudo a dadini marinato nell’immancabile salsa di soia e condito con semi di sesamo. A Los Angeles ne vanno già pazzi, quindi ovviamente ne andremo pazzi anche in Italia.

Intanto io  mi vado a fare una bistecca impanata.

Matcha Mille crepes cake

matcha mille crepe cake

A vedersi è bellissima. Una torta con tanti strati di lussureggianti crepes verdi, inframezzate da crema bianca.

Il verde proviene ovviamente dal tè matcha e dà un risultato estestico ipnotico a questa torta, come se Hulk si fosse andato a cimentare a Bake Off. E’ anche buona? E che importa! L’importante è che “tiri” su Instagram.

Dank

birra dank

Birre artigianali con profumo resinoso e forte aroma di limone.  Una birra da nerd di alto livello. Molti definiscono l’aroma pungente di queste birre come “di un gatto che ha fatto pipì vicino a un albero di pino”. (…)

Horchata

orzata

Per noi, orzata. La bevanda da noi un po’ datata a base di mandorle, acqua e latte sta spopolando a Londra. E noi che la disprezzavamo quasi…

Root- to-shoot

bucce patate

Una scelta etica: utilizzare e cucinare tutto, anche la pelle di vegetali e ortaggi. Una bontà: provate la pelle di topinambur fritto…

Khachapuri

khachapuri

Pronuncia questa parola e i tuoi amici barbuti andranno fuori di testa. Semplicmente perché non la conoscono ancora. Ma a breve, il Khachapuri spopolerà anche da noi.

Si tratta di una specialità caucasica, della Georgia in particolare, un impasto tipo pizza a forma di imbarcazione con dentro formaggio cremoso, burro e sopra un uovo sul genere dell’occhio di bue, cioè ancora morbido. Quando arriva in tavola, bello caldo, si strappa una parte di bordo del pane per fare una sorta di “scarpetta” nella  voluttuosa crema di formaggio, burro e uova.

In fondo, non tutti i piatti hipster vengono per nuocere.

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

17 aprile 2017

commenti (10)

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  1. L’horchada spagnola non è affatto come l’orzata italiana… Non è fatta con le mandorle ma con un tipo di canna. Fatevelo un giretto su Wikipedia prima di scrivere.

    1. Sarebbe stato meglio precisare il tipo di canne !

      Non trova ?

    2. da GuidaValencia.it (uno dei tanti):
      “Nel dizionario ufficiale della lingua spagnola “Horchata” è una bevanda zuccherata che, dipendendo dai prodotti utilizzati per la sua elaborazione, può essere denominata in differenti modi, ad esempio:

      Horchata de arroz (di riso)
      Horchata de chufa (di zigolo dolce)
      Horchata de almendra (di mandorle)”.
      Toh, c’è pure quella di mandorle….

  2. Accanto al golden milk ci poteva stare anche la golden shower.

  3. Khachapuri.
    Base di pane al formaggio, formaggio cremoso, burro, uovo all’occhio di bue.
    Khachapuri.
    Seppellitemi qui: oggi è un buon giorno per morire.
    La perfezione da oggi ha un nome, per quel che mi riguarda.

    1. Ahah, siamo in due;-)

    2. Non ricordavo male: c’è un ristorante georgiano a Budapest in una delle vie più belle della città (Andrássy út) che si chiama proprio così! Eh, se capiterà (e capiterà) riferirò con molto piacere!

  4. Non poteva mancare, in mezzo a tante porcherie, il solito Redzepi che – ogniqualvolta si parla di porcate – salta sempre fuori come una cambiale in scadenza.
    Leggere articoli come questo riempie il cuore di soddisfazione: si perchè mentre tanti , per essere alla moda, ingurgitano questi intrugli fortunatamente ci sono a Pasqua gli anolini fumanti su tante buone tavole che con la loro delicatezza nobilitano sempre la degustazione del cibo della nostra grande tradizione.

  5. I dolci al matcha sono buonissimi, a Parigi alcune pasticcerie ne hanno fatto un marchio.

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