
Antonio Scuteri: Guarda Quinzi, che per esempio
quinzi: Oggi sono passato accanto ad u
emidio mansi: e ribadisco che non sono in di
Michele: Lei o è tonto o ci fa. Se non
patrizia: si si, anche il terremoto è st

L’Italia è il primo paese al mondo per produzione e consumo di pasta, come se non bastasse, oggi proviamo a farvi incrementare il consumo pro-capite scrivendo di pasta con le sarde. POMODORO SI, POMODORO NO? Un libro bellissimo, Il banchetto del Gattopardo di Elena Carcano, racconta la diatriba della baronessa indaffarata a preparare il piatto, ormai un patrimonio familiare: pomodoro sì, pomodoro no? La ricetta segue il diktat: bucatini, sarde e finocchietto di pari peso, cipolla, acciughe sotto sale, pistilli di zafferano, uvetta e pinoli.
Maria Adele Di Leo, ne La cucina siciliana, sembra aver preso lezioni dalla zia baronessa di cui sopra, cambia poche note alla partitura completando con abbondanti dosi di finocchietto selvatico e spolverate di pangrattato. Forse possiamo discutere sulla scelta del maccherone.
Meno mi convince il Grande Dizionario Gastronomico de La cucina italiana, perché spaghetti, aglio e salsa di pomodoro mi giungono nuovi. Ripongo sullo scaffale e occhieggiato l’Artusi scopro che anche in Emilia si conosceva il piatto: le sarde fritte a parte, la conza di olio, acciughe dissalate e finocchio appena sporcata di pomodoro e maccheroni “alla napoletana”. Ricetta che suscita qualche perplessità.
LA PASTA CON LE SARDE OGGI.
E’ tempo di farsi una review degli ultimi rumor dal web sulla sarda in sughetto.
Anche qui mille versioni. Prima di tutto, ingredienti variabili: pomodoro, aglio, zafferano, vino bianco, pepe, prezzemolo, pangrattato. Poi, ripassata in padella, ripassata in forno. Infine – se in forno – condita a strati o mescolata. Su Wikipedia si parla tantissimo delle origini, una bella introduzione per chi avesse saltato i preliminari cartacei.
Sul forum di Giallozafferano si sfodera la cosiddetta versione palermitana, aggiungendo una spruzzata di vino bianco e pangrattato a guarnire il piatto finale.
Ci sono blog che giocano con le assonanze tradendo apertamente i canoni di riferimento: aglio, prezzemolo e pepe le varianti per mantecare uno spaghetto dal nome famoso.
Altri ancora corrono sugli equilibri delle cotture, e infornano tegliate di spaghettini o pennette, alternando gli strati o aggiungendo brodo, vino e aglio al sugo.
Alla fine, ho una bella confusione.
PATRIZIA DI BENEDETTO DA MONDELLO.
Mi rivolgo a una chef sicilianissima, Patrizia di Benedetto del Bye Bye Blues, adagiato nella splendida Mondello. Una ricetta di pasta con le sarde anticonformista che trascende sia le sarde che il sugo: alici fresche messe a marinare in olio extravergine, limone, sale, buccia d’arancia, uvetta e pinoli. Niente di soffritto, niente cipolla né zafferano, assente il pomodoro. Un bucatino lessato nell’acqua dei finocchietti e via, da servire condito con la marinata e una spolverata di pangrattato integrale.
Sono senza parole.
Mi solletica giocare con gli agrumi, ma non ora, non qui. Qui cerco un filo conduttore, e poi senza cipolla non posso, cerco disperatamente il sapore malandrino della cipolla cotta.

LA PROVA.
Ho letto tutto, mi sento pronta. Opto per la versione in padella, più veloce e, come mi spiega Patrizia di Benedetto, non da pic-nic. Dopo affannosa ricerca nei mercati di Roma sud-est, scovo sarde di buona fattura anche leggermente grandi, e perfino il finocchietto malgrado la modica quantità.
Delego la parte puzzosa del lavoro riguardante le sarde (circa 500gr), mentre in una pentola capiente faccio bollire un mazzo di finocchietto. In padella vanno due cucchiai d’olio e abbondante cipolla tagliata fine, di quelle piccole un po’ infami a pulirsi. Una volta ammorbidita, due acciughine, una manciata di uvetta, altra manciata di pinoli e mestolata d’acqua in ebollizione. Lasciate andare una decina di minuti.
Da qui in poi se ne può discutere. Mi lascio convincere ad aggiungere pomodorini spellati, oltre alle sarde e a un po’ d’acqua. Regolo di sale e friggo a parte le sarde a decorazione. Nel frattempo, ho scolato il finocchietto, l’ho tritato grossolanamente e mi accingo ad aggiungerlo al sughetto, non prima di aver versato una bustina di zafferano in polvere sciolto in poca acqua.
Butto i bucatini, li scolo ancora al dente e li aggiungo all’intingolo, regolo di sale e servo in tavola. Dimentico il pangrattato.

RISULTATO.
Il sugo ha un sapore buono, non troppo saporito ma in bilico, di un dolce che non sovrasta la ricchezza della sarda. Nel mio caso, soffre un poco di deficit da sale, sento anche un po’ fuori luogo la presenza del pomodoro, che pure adoro. Il bucatino ha il suo perché, mi sfizia in quanto polposo, presente.
NOTA BENE.
Le sarde. Ecco, cercate bene, altrimenti fate la pasta con le alici, che pure è buona, ma un’altra cosa. E poi non è vero che sono così tanto più grasse delle alici. Compratene in abbondanza, io le ho mangiate anche crude – goduria.
Il finocchietto. Ecco, forse prima conviene cercare il finocchietto e poi le sarde. Al mercato nero sarebbe stato più facile trovarlo.
Uvette e pinoli. Se proprio non vi piacciono, lasciate perdere questo piatto. Mangiate altro, ma dopo rimanete in un angolo a riflettere su quanto è brutta la vita senza uvette.
Bucatino. Docet.
BIBLIOGRAFIA.
Il banchetto del Gattopardo. A tavola con l’aristocrazia siciliana, Elena Carcano, Il leone verde edizioni,
La cucina siciliana, Maria Adele Di Leo, Newton Compton Editori
La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, Pellegrino Artusi, Einaudi Tascabili.
[Crediti | Link: Ibs, Scelti per me, Pellegrino Artusi, Wikipedia, Giallo Zafferano, Appunti di gola, Bye Bye Blues. Immagini: Silvia Fratini, Giallo Zafferano, Appunti di gola]
I primi due episodi della serie: Come cucinare… gli spaghetti alle vongole perfetti, Come cucinare… la Parmigiana di melanzane perfetta.
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Forte di una nonna materna di Sciacca e di un nonno paterno di Giarre, e cresciuto in fino ai 15 anni con la pasta con le sarde domenicale obbligatoria, mi permetto…..
l’uso del pomodoro è discutibile in quanto l’acidità è gia presente nel piatto, e la dolcezza è appannaggio delle uvette.
Obbligatorio il lessare la pasta (rigorosamente bucatino, al masimo spaghettone) nell’acqua del finocchietto, unica vera Chimera per chi non vive in terra di Sicilia. Poi il pecorino nella fase finale, e le molliche (perdonami non il pangrattato) tostate in olio insaporito (mia nonna usava lo spicchio d’aglio “vestito”) e a suo insindacabile volere il passaggio in forno, non senza i fiocchetti di burro a terminare (ma qui ho il sospetto di una contaminazione dei 5/6 anni trascorsi nel Modenese dopo il rimpatrio dall’Africa)..
ma i sapori e le alchimie gustative di questo piatto, sono la sintesi del sapere gastronomico italiano…
ragazzi, una piantina di finocchietto si trova in qualsiasi fiera di giardinaggio e dura una vita, è praticamente impossibile da uccidere anche per chi non è proprio un fanatico di giardinaggio….
per casi disperati mi hanno detto di usare il verde più interno dei finocchi, ma secondo me va ridotta in questo caso la quantità perchè è un po’ troppo forte
Papà palermitano, cresciuto a Mondello, mamma agrigentina.
Ogni volta, in casa, erano alti gèmiti e stridòr di denti (e pure qualche accenno di mestolata in fronte) fra mia madre che tentava di aggiungere concentrato di pomodoro, eliminando lo zafferano, e mio padre che la esigeva in bianco e ortodossa.
D’altra parte mio padre è stata la prima persona al mondo che ho visto mangiare triglie crude, perchè solo “accussì sentu ‘u ‘sciauru ‘i mari…”
Ci piace molto la versione anticonformista del Bye Bye Blues!
Mia mamma e mio papà palermitani entrambi, parlo per esperienza..:-) Così è sempre stata cucinata a casa nostra la pasta con le sarde: soffritto di cipolle, olio buono e qualche alice sott’olio,finocchietto sbollentato tritato , uvetta PASSOLINA (quella piccola , nera detta anche di Corinto), pinoli, un cicin di zafferano. Bucatini e solo quelli secondo mio padre, rigorosamente lessati nell’acqua del finocchietto. Sarde passate brevemente in padella a parte e aggiunte all’ultimo per non farle disfare troppo. Se mangiata subito niente pane grattugiato sopra ( cara, amata mollica atturrata!). Quando mamma decideva di passarla in forno invece metteva mollica sopra e sotto e allora tra le smorfie di papà , qualche volta usava i maccheroni, ma finiva che litigavano ..Naturalmente quando veniva passata in forno doveva essere mangiata TIEPIDA. Pomodoro? ma per carità!
ecco, questa è anche la mia ricetta di famiglia!! E niente pomodoro, per carità…
Beh, quasi quasi “sacrifico” le scorte di finocchietto che ho in freezer..;-))
C’è chi alla fine, al posto del pane grattugiato e tostato, aggiunge la granella di mandorle. Non male.
fantastica questa versione….
Le sarde crude le sconsiglierei: vedi alla voce anisakis.
Il resto: sbavo dalla fame
Sempre il solito problema pesce ,pomodoro ,condimenti , ed anche nel nostro caso finocchietto .
Fate appasire le sarde , le cipolle , il finocchio , tutto quello che vi pare , unite tutto alla fine , una spolverata di pepe bianco e vino sulla mantecatura in padella . E per una volta fate finta di essere in un anno anteriore al 500 , in fondo anche allora non morivano di fame
Questo sito è geniale, vi adoro: mi state aiutando a far passare una noiosissima giornata in ufficio in cui non abbiamo nulla da fare in allegria. Grazie!
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Eh no: non vale delegare il “lavoro sporco” agli altri, eh!?! Io le sarde le faccio pulire alla mamma… D)
La mia pasta con le sarde è molto simile: con pomodoro ma senza zafferano (però voglio provare…), rigorosamente sarde e non alici e cipolla rossa (altrimenti la dolcezza della cipolla bianca o dorata si sposa con quella dell’uvetta e campa cavallo: viene un dessert!). Io faccio sciogliere un’acciughina (o due) in una padella a parte per poi unirla al sughetto. Io uso le pennette lisce: spettacolari!