Comprato e Mangiato: Patatine nel sacchetto Darling Spuds
I gourmet si dividono in 2 categorie: quelli che mangiano il Risotto con la Foglia d’Oro di Marchesi e quelli che leggono resoconti di chi ha mangiato il Risotto con la Foglia d’Oro di Marchesi ingozzandosi di cibo spazzatura sul divano. Io appartengo alla seconda. Ma così come “le persone di gusto sanno vestirsi bene anche comprando al mercato” — ©Giorgio Armani — gli scaffali dei supermercati sono ricolmi di delizie sottovalutate, autentiche nella loro sofisticazione alimentare. “Comprato e Mangiato” proverà a dimostrare che sono Troppo Buone per Essere Finte.

Le Darling Spuds sono delle patatine nel sacchetto che costituiscono una scomoda pietra di paragone per qualunque altra patatina nel sacchetto. Sono un’esperienza di pura delizia. A partire dal nome, che significa letteralmente “Cari Tuberi”. Anzi, a partire dai sacchetti, in cui l’umile patata, con pochi tratti grafici, diventa di volta in volta un sole per le patatine al sale marino, un diavoletto per quelle al peperoncino, una statua su piedistallo per quelle all’aceto Balsamico di Modena.
Anzi, a partire dalle patatine. Sono buonissime: croccanti, sapide e non solo salate, mai unte, tagliate molto più spesse delle chip a cui siamo abituati, da mangiare una per volta (un suggerimento da applicare solo nel caso in cui, come me, abbiate la tendenza a infilarvi tra le fauci intere infornate di patatine alla volta). Così buone che in genere, dopo essere arrivata al fondo del sacchetto, lo rivolto e suggo avidamente gli angoli della confezione, così.
Non manca il côté della responsabilità, le Darling Spuds sono tutto-friendly: cotte a mano, senza glutine, vegetariane (prendete nota: le patatine fritte possono non essere vegetariane), senza OGM e con il 20% di grassi in meno rispetto alle patatine tradizionali.
Inoltre – questo importerà a quelli tra di noi che sono in teoria favorevoli al mangiare patate, ma hanno perplessità etiche connesse al modo in cui vengono cresciute secondo pratiche di allevamento intensivo: “provengono da patate cresciute felicemente in un ottimo terreno”. Che sollievo sapere che non erano accatastate in quelle gabbiette…
L’unica perplessità che mi resta è rispetto alla cottura a mano: qual è, esattamente, il valore aggiunto del friggere a mano delle chips? Un enorme calderone pieno di olio bollente, dal quale estrarre senza posa patatine su patatine: sembra un lavoro più adatto a un romanzo di denuncia sociale firmato da Dickens che a un manifesto della produzione alimentare del terzo millennio.
- Dove. Io le compro a LaTaste di Seregno (MB).
- Quanto. 1,20 Euro per un sacchetto da 40 gr.








Viva i gourmet della seconda categoria: quelli che Marchesi lo guardano in TV. Devo dire che le patatine da 30 € al chilo sforano un po’ dai canoni di austerità e rigore della categoria summenzionata, ma se mi assicurano che sono cotte a mano, una per una, con tanto ammore potrei fare un’eccezione.
No a Marchesi e no anche al mangiare schifezze!
Io sono dello stesso genere, inoltre il mio gastrofanatismo pretende anche di classificare le patatine in busta e devo dire che le mie preferite sono quelle svedesi panna acida e cipolla che trovo al Pam. Scoperte in Svezia, ritrovate qui e mai più mollate. All’Ikea si trova un surrogato che non è lontanamente comparabile.
uuuhh, io vado pazza per le patatine in sacchetto, devo averle!
Non disdegnerei di assaggiarle. Per il momento vado pazza per queste:
http://www.kettlefoods.co.uk/
che si trovano anche alla coop.
Straquoto: sono buonissime e quelle all’aceto balsamico danno dipendenza.
confermissimo le Kettle anche se un po’ unte lo sono … certo non saperle nella gabbietta …
Salivare per le patatine junk è troppo facile.
Resto in stand by in attesa di una puntata dedicata alla pasta e ceci alla pugliese in busta dell’Arnaboldi.
Non mi sfidare.
Un sacchetto da 40 g è una porzione molto pediatrica …
mai viste (né assaggiate)!! dalla descrizione assomigliano molto alle kettle chips (che adoro) già citate da martina: qualcuno è in grado di fare una comparazione???
sara, l’incipit di questo post è semplicemente fantastico!
Brava Saretta, l’unico appunto che ti posso fare è che forse parlando di patatine da supermercato queste sono piuttosto borderline. Forse le Kettle sarebbero state l’oggetto migliore per una valutazione da grande distribuzione. Kettle che son tagliate più spesse delle Darling Spuds ma sono assai inferiori per aromatizzazione (anche se superiori alle colleghe sugli scaffali Esselunga) e per un frequente eccesso di sale.
Certo ste patatine costano un botto. Alla Taste vendono anche confezioni più grandi (mi pare da 150g), a tipo 3.50. Io ricorro a queste da 40 g perchè finirei qualunque sacchetto, a prescindere dalle sue dimensioni. L’unica patatina che quando si definisce piccante è piccante sul serio (astenersi perditempo).
Certo che però iniziare dall’unica patatina col gusto Porro mi pare un po’ autoreferenziale
Non l’ho menzionato per non risultare leziosa.
Sono sicuramente anche io una da resoconti e da chicche al mercato…ma non abbastanza fighetta per andare da Eat’s.
Le trovo anche al Billa?? Mi piace la nuova rubrica!
Leek and potatoes e’ un classico..
bella rubrica, complimenti!
In effetti un pacchetto di 40g ne chiama subito un altro e forse un altro ancora.
Dal posizionamento queste chips mi sembrano piuttosto trasversali, junk food per gourmet e cibo gourmet per junk food junkies.
Dal cappello introduttivo mi aspettavo una rubrica più mainstream, ma qualcosa mi dice che questo è un inizio soft per attirare i palati più fini, che si ritroveranno invischiati nel mou fino alle caviglie quando sarà ormai troppo tardi. In ogni caso ottimo inizio, brava!
Per me la vera droga sono le patatine all’aceto che ho scoperto quest’anno in Grecia, della Lays (marchio della Pepsi).
Mai più trovate in Italia.
E in un posto così , non ti fanno pagare il sovrapprezzo ? ( della cultura si intende, e del rigorosamente fatto a mano ) ma allora……
ma chi le ha fatte a mano si sarà lavato bene le mani?
molto buone le spuds ma, secondo me, le più buone sono queste
http://www.realcrisps.com/
Tutti i gusti da provare obbligatoriamente.
Però:
.
prezzi assurdi (1.50 a roma), visto che il pacchetto è minuscolo ed difficile non mangiarne vari;
non le definirei proprio “slow food” o roba salutare
Bellissima rubrica. Grazie Sara, tu contribuisci preziosamente all’allargamento dei mie orizzonti
dei nostri, amico. dei nostri.
Sono un nostalgico: quando si fa l’annuale ritrovo motociclistico in Sardegna non posso fare a meno di scofanarmi le Crocchias nelle pause di viaggio.
Per ripensarle con nostalgia durante gli undici mesi successivi
Paolo
Crocchias n.1… senza dubbio. Non a caso le abbiamo anche recensite
PS: a Milano si trovano al famigerato eat’s store.
sono un bimbo di periferia, abito “tra la via emilia e il west”, non nella capitale morale. Quei supermercati delle delizie da gastrofighetti non sono disponibili qui.
Per questo nella mia vita le Crocchias sono la versione primaverile del panettone di pasticceria: uno all’anno, in stagione!
Paolo
Meglio così, forse
io sono all’antica, prendo due patate, le taglio a bastoncini, un pentolino di olio bollente, 5 minuti e via. altro che darling
Prova a far così.
Tagliale a fettine sottili con il pelapatate. Le butti in acqua fredda per qualche ora (4-5) le togli dall’acqua (non scolarle perchè sul fondo si deposita dell’amido) le asciughi per bene e le friggi. Sale e buon appetito.
Buone le patatine fritte, ma strabamente la parte più buona viene gettata: mai provato la buccia fritta?
Piatto cult alla Matricianella, a Roma
Veramente? Bene, così quando gli amici mi dicono se sono matto, li mando a farsi una cultura Roma, stì buzzurri
Come le fanno, semplicemente fritte o in pastella?
In leggerissima e quasi impalpabile pastella
A me piacciono anche così, al naturale, ma le faccio anche immergendole velocemente in una semiliquida pastella fatta con farina, sale (e a volte anche peperoncino in polvere) e birra gelata.
Le hai mai provate con la panna?
Sì, ma montata e spolverata di cannella
le fanno anche a via Po in un posto che si scendono degli scalini
Il Bucavino
sì. essi friggono anche in maniera molto aerea le parti esterne delle carote topo nastrini
Ma il Bucavino s’è spostato di qualche metro? Stava a via Ofanto. A tutti ’sti movimenti non riesco più a stare dietro.
Sto a invecchià.
Ric, una volta avevi il database più aggiornato de Roma
“Prendete nota: le patatine fritte possono non essere vegetariane” se sono aromatizzate al bacon non lo sono.
o anche se sono fritte nello strutto, pratica non così inconsueta.
pratica da orgasmo palatale…
lo strutto purtroppo dimora anche in tanta pizza bianca.
Lo strutto è anche, spesso, nella focaccia genovese e, magari non dichiarato, nella focaccia con il formaggio.
lo strutto genera in noi ansie molteplici
Ma che vi ha fatto di male lo strutto? Vi ha morso? Via ha aggrediti con violenza?
niente di male e nessun pregiudizio; per friggere i krapfen lo strutto è un must. Solo, vorrei che la presenza fosse dichiarata…
Beh, su questo sono perfettamente d’accordo.
In generale non comprendo la fobia da strutto. In certe preparazioni è fondamentale… per esempio che piadina sarebbe senza strutto?
Penso che il problema possa risalire a quando, causa difficoltà di conservazione, lo strutto tendeva ad irrancidire con facilità. E poi è sempre stato considerato un grasso “povero”.
Curiosamente, qui a Genova, la presenza dei musulmani ha contribuito a fare chiarezza sull’ utilizzo di strutto nella focaccia.
è giunto il momento di fare outing….. io non leggo nemmeno i resoconti di chi ha mangiato il Risotto con la Foglia d’Oro di Marchesi… non è alla mia portata per cui non mi interessa…posso ancora leggere Dissapore?
che poi, sara, al di là del costo improponibile per sacchetto, c’è da aggiungersi il costo benzina milano-seregno. e il tempo. ma, dopo tutto, il tuo sguardo dona a queste patate un’anima [«l'accatastate in quelle gabbiette», mai lo avrei pensato possibile, mi ha fatto sussultare: compassione, affezione].
se non è gastrofanatismo questo. altro che risotto e foglia d’oro.
ciao a tutti
qualche anno fa, su un treno che mi portava da Glasgow ad Edinburgo, presi un sacchetto di patatine che avevano la particolarità di essere piegate in quattro e risultare quindi molto croccanti al centro e anche il gusto non mi sembrò così male… per caso qualcuno di voi conosce queste patatine?
quel giorno non pensai ad annotarmi il nome ed in seguito non sono riuscito a ritrovarle.
Devo averle! Dove le trovo a Roma?
ho mandato una mail alla Ditta DS, appena mi rispondono ti dico!
mi hanno messo in c/c il distributore italiano che “I’m sure will be able to help you”. ti faccio sapere.
Grazie jade!Super-efficiente anche nel bailamme natalizio…
Ho letto l’articolo scrtto da Sara Porro,e anche a me sono venuti alcuni dubbi e una risatina….L ‘allevamento delle patate nel terreno felice e` veramente una novita’ per me….forse che le patate sono diventate una nuova specie animale???costo …30 euro al kg…….accipicchia
e poi non si possono raccontare queste bubbole del ..Fritto a mano…mi piacerebbe sapere quale e` la produzione della ditta e poi quanti dipendenti hanno e poi vorrrei vedere l’ambiente dove vengono fritte e con quali miscele di olii….e altro ancora…….Roberto Bulian
Principianti.
E’ evidente che non avete mai mangiato le Magnum Tuber.
Incartate una ad una in carta dorata, vengono vendute in cofanetti di latta da cinque sfoglie.
Le patate utilizzate sono le migliori in assoluto, coltivate secondo i dettami della biodinamica nei terreni confiscati alla mafia. Dopo la raccolta, fatta rigorosamente a mano da lavoranti assunti in regola a tempo indeterminato e, le patate vengono lavate in vasche a idromassaggio Jacuzzi.
Successivamente, operaie scelte provvedono a fare un delicato scrub sulle loro bucce con guanti in materiali naturali, fino a consumo delle stesse.
Quindi le patate passano una settimana in vasche di latte di mandorla.
Al termine del trattamento vengono lavare in doccie che sparano Ferrarelle a 21 gradi. E asciugate naturalmente al sole per due giorni su stuole di canapa equosolidale.
Tagliate a mano da operai giapponesi con coltelli in ceramica, le patate vengono fritte a mano in olio ligure extravergine spremuto a freddo in mulini di pietra.
Il sale dell’Himalaya completa la preparazione.
Prima di essere confezionate, una vergine diciannovenne della casata degli Hoenzollern le bacia sospirando una ad una.
Inutile dire quanto siano buone.
Il prezzo al pubblico è di 95 euro a confezione. Alto ma tutto sommato giusto.
Anche dopo aver letto Cento lavori orrendi non sono riuscita a disamorarmi.
Attendo con ansia la recensione delle patatine fritte svizzere.