Diamo ordine al caos delle gelaterie artigianali: le 25 migliori d’Italia

Una cosa è essere il cronista richiesto di una classifica delle migliori gelaterie artigianali. Il cronista svolgerà il compito, più o meno adeguatamente, poi tornerà alle sue incombenze magari con un pezzo sul rendimento dei btp a 10 anni. Tempo un mese e avrà dimenticato quella classifica. Altro è essere l’uomo più contento del mondo perché stai per compilare la classifica delle migliori gelaterie artigianali, non importa se l’hai più o meno fatto un anno fa. Io quando un gelato ha la capacità di diventare argomento di conversazione metto su le facce, e bisogna credere alle facce, specie se la gamma di espressioni va dal giocondo al compiaciuto. Perché il gelato artigianale è un mondo, e io stravedo per chi ne sa creare uno.

Anche Eleonora Cozzella giorni fa ha esaltato lo strapotere del gelato artigianale con una mini-guida divisa per regioni, ma temo abbia fatto troppo assegnamento su episodi minori tipo il campionato italiano dei gelatieri, così la classifica esclude posti capaci di trasformare i 15 minuti di popolarità del gelato artigianale in un’eternità.

Sono consapevole che si vive meglio non avendo certezze. Che classificare — primo, quinto e sedicesimo — è a volte sintomo di sgangherata inadeguatezza. Che saperla così lunga da elencare ogni luogo cruciale per non sbagliare quando prendiamo un gelato è difficile, ma c’ho provato, ecco.

Menzione d’onore per un buon numero di gelaterie, escluderle mi avrebbe fatto soffrire e non ero pronto. Mordono i garretti alle favolose 25: Gelatauro di Bologna, Caprice di Pescara, Bepi di Padova, Strumia di Sommariva del Bosco (Cuneo), Serafini di Lavis (Trento), Ape Regina di Subiaco (Roma), Bedont di Brescia, Cassia Vetus di Loro Ciufenna (Arezzo), Zampolli di Trieste.

(25) AGRIGELATERIA SAN PE’, strada di San Pietro di Rivetta – Poirino, Torino; via Nizza, 230 – Torino (presso Eataly); via Bossolasco, 6/4 – Torino.

Ha dato inizio al fenomeno delle Agrigelaterie, mangiatoie con annessa azienda agricola che produce in proprio il latte per il gelato. Per decrittarne il successo bisogna ricordare che è la gelateria di Eataly, la catena di negozi per gastrofanatici. Produce un gelato di riconosciuto valore, molto genuino, che spicca nel fior di latte, anche se nessun militante del gelato artigianale ha mai gridato al miracolo. Da poco è anche all’Agricafè di Torino.

(24) CAFFE’ SICILIA, corso Vittorio Emanuele III, 125 – Noto, Siracusa.

Per carità cristiana verso chi che non c’è mai stato, sorvolo sulla perfezione della pasticceria di Corrado Assenza, uno dall’appetito famelico per il nuovo, al punto che il gusto del 2010 è stato l’insalata assoluta. Pasticceria e granite superano il gelato, ma escludere il caffè del corso di Noto dai 25 indirizzi cruciali del gelato artigianale sarebbe stata lesa maestà. Per completezza d’informazione, Assenza è anche un po’ cuoco, anni fa il NYTimes lo paragonò a Nino Graziano e Ciccio Sultano.

(23) PASTORINO, via Vittorio Veneto, 31 – Calice Ligure, Savona.

Non tutti i gelatisti ispirati dal sacro furore lo conoscono, ma a leggere gli ingredienti sarebbe il caso di precipitarsi verso Calice Ligure. Pochi gusti, buona rotazione degli ingredienti, brillante rapporto prezzo/felicità. I Pastorino appartengono alla schiera che rivendica con orgoglio la scomunica di grassi idrogenati, emulsionanti di sintesi e coloranti. Oltre ai gusti classici caldamente consigliata la crema di ricotta con salsa di fichi.

(22) MAKI’, piazza degli Avveduti, 1 – Fano (Pesaro).

Dice: “Antonio Luzi è uno scontroso”. No, Antonio Luzi è pignolo, attento, accurato e un po’ gli sembra che debbano esserlo anche i suoi clienti. Ma dopo 5 anni ha smussato gli angoli. Il suo gelato è tutto nell’aspetto, anzi per essere precisi nel colore. Naturale, lontano dalla stereotipo del gelato muscoloso e grasso, rilucente e finto, trova il suo vessillo nel pistacchio. A volte più sostanza non guasterebbe ma tra i gelati (ri)provati nel 2011 è stato uno dei pochi a non prosciugarmi il palato.

(21) FIORDILUNA , via della Lungaretta, 96 – Roma.

L’adesione alla rete del Commercio Equo e Solidale li rende simpatici ad alcuni meno ad altri, ma il punto è che bravi sono bravi, eccome. Non solo con il gelato, anche nella lavorazione del cioccolato, squisite tavolette e praline. Rotazione stagionale degli ingredienti, specie della frutta, che trasformata in gelato da fresca è effettivamente un’altra cosa. Fornitori impeccabili e niente coni, come vuole una deriva purista che assegna il primato alla tristanzuola coppetta.

(20) GELATI DIVINI, piazza Duomo, 20 – Ragusa Ibla, Ragusa.

Il “divini” del nome segnala l’attività originale della bottega affacciata nella piazza presidiata dal barocco di San Giorgio, un’enoteca. Qualche anno fa Rosaria Rosso iniziò proprio incrociando gelato e vini, specie dell’Isola, e — tah-dah! — è nata una stella. Va da sé che pistacchio, mandorla e fico d’india siano il vanto della casa continuamente impegnata in esperimenti interessanti, nell’estate 2011 è toccato al pomodoro pachino. In vendita nella bottega anche golosità assortite.

(19) OFFICINA DEL GELO AVALON, corso delle Libertà, 44 – Bolzano.

Latte fresco, panna e yogurt sono a tiro di maso, e la rete di fornitori creata da Paolo Coletto, gelatiere d’esperienza e classe, è il vero patrimonio della casa. I gusti alla frutta, specie fragole, lamponi e ribes sono cose che diventa urgente provare se non l’avete ancora fatto. Altro nocciolo della questione: il prezzo, corretto è dir poco.

(18) LA BOTTEGA DEL GELATO, via Pergolesi, 3 – Milano.

Entrate e vi chiedono con prontezza la prima impressione, forse faticate a dire: “che bel posto!”. Forse anche “ma che simpatici”. Stavamo parlando di gelato, tuttavia, non è così? E in questa istituzione milanese il gelato, orgogliosamente classico, onesto e senza abbellimenti estetici non ha mai deluso.

(17) DE COLTELLI, lungarno Pacinotti, 23 – PISA.

Il pistacchio crudo (non tostato) proposto l’anno scorso allo Sherbeth Festival di Cefalù, incontro di riferimento della gelosfera, ha fatto strabuzzare gli occhi ai siciliani, che pur scettici hanno molto apprezzato. E nel 2011 la novità è un più vezzoso gelato alla pera con il pepe rosa. Per la carica innovativa i fratelli De Coltelli sembrano esuberanti ma alla base del loro credo c’è un gelato rigoroso per l’assenza di aromi di sintesi e nella conservazione: il banco ovviamente è a pozzetti.

(16) ALBERO DEI GELATI, via Santa Valeria, 93 – Seregno, Milano; via Volta, 1 – Cogliate, Milano; piazza Cavour, 12 – Barlassina, Monza.

Il nome (relativamente) nuovo del gelato artigianale in Brianza. Relativamente perché i punti vendita sono già 3, tutti assistiti da una rete fornitori fidati e il più possibile a filiera corta. Autarchia brianzola? Non proprio, nocciola piemontese e liquerizia calabra sono gusti molto amati, ma tra gli stagionali e i 14 sempre presenti non mancano bizzarrie come gorgonzola e noci. Tutto è naturale, biologico, verde, compostabile e riciclabile (parlavo del pack non del gelato).

(15) SARTORI, piazza Luigi di Savoia, 1 – Milano.

Dal dopoguerra il chiosco vicino alla stazione centrale è una sicurezza per i milanesi, per di più un esemplare unico nella gelosfera nazionale di pregio. Nelle preferenze dei clienti il re è il famoso Nocciolato fatto con le noccioline tostate. I principi sono sono i super classici cioccolato e crema.

(14) CREMERIA GABRIELE, corso Umberto I, 8 – Vico Equense, Napoli.

Ai primi segnali di dipendenza dal limone igp della costiera sorrentina e dalla ricotta al passito e fichi caramellati rallentante, consigliava un post di Dissapore. Se questi sono i cavalli di battaglia dei fratelli Cuomo, l’altra tentazione cui prima o poi si cede è il babà in funzione del cono o della coppetta. Lussi che solo in un gastrocosmo a sé come Vico Equense ci si può permettere.

(13) FATAMORGANA, via Lago di Lesina, 9 – via G. Bettolo, 7 – Roma.

Maria Agnese Spagnuolo un po’ vezzosa lo è fin dal nome. Come i suoi gusti, che le son valsi il soprannone di “poetessa del gelato”, poetessa nel senso di persona dotata di un notevole grado di immaginazione, a volte anche eccesso di fantasia. Però, però. Lei celiaca ha aperto una gelateria dove tutti i gusti sono senza glutine, combinando ingredienti incombinabili con risultati ammalianti come in senape e lime o cioccolato al tabacco. I gusti classici, specie pistacchio e nocciola, restano tra i più convincenti di Roma. Alla fine il mondo delle fate non è poi così svenevole.

(12) ENOCIOCCOLATERIA BRUNELLI, piazza Vittorio Emnuele II – Agugliano, Ancona.  Paolone lavora molto bene ed è fissato con la naturalità.

Dall’alto del suo status di maestro del gelato, Paolo Brunelli può permettersi molto, anche di lasciare la zona gelateria del suo insediamento nella piazza di Agugliano (albergo, ristorante, enoteca, gelateria) in condizioni di semi-abbandono come l’ho trovata di recente. Creatività, selezione ferrea degli ingredienti, molti dei quali ascrivibili al tesoretto locale: visciola e anicini, crema Brunelli al profumo di Varnelli, lamponi con lacrima di Morro D’Alba sono i suoi marchi di fabbrica. Sembra voglia farsi da solo anche i coni, noi conisti ultraortodossi facciamo il tifo. Molto buono anche il cioccolato.

(11) CAPPADONIA, via Roma, 153 – Cerda, Palermo.

Antonio Cappadonia, di Cerda, una cinquantina di km da Palermo, è una specie di ideologo del gelato artigianale. In realtà autodidatta, si è impegnato seriamente a fare della sua gelateria-pasticceria in via Roma e poi dello Sherbet Festival di Cefalù due destinazioni obbligate per veri gelatisti, contando su gusti classici come il pistacchio o innovativi tipo il famoso carciofo spinoso di Cerda (coltivazione tipica delle Madonie). Dite la verità, pensate di poter resistere al gelato alla manna di Castelbuono?

(10) STEFINO, via Galliera, 49b – via Riva Reno, 7a (solo gelati veg); via Dettori – Cagliari.

Cruciale tra le (non poche) ottime gelaterie di Bologna, rispetta in pieno le sacre scritture del settore escludendo coloranti, aromi artificiali e stabilizzanti o rimpiazzando lo zucchero di barbabietola sbiancato con quello di canna. Nel 2008 ha perfino aperto Stefino Veg, versione vegan e nonostante questo fonte di salivazione. L’impeccabile rotazione stagionale degli ingredienti assicura gusti di frutta e granite buonissime.

(9) Il GELATO DI CLAUDIO TORCE’, via dell’Aeronautica, 105 – v.le Aventino, 59 – Roma; v.le Prassilla, 39 – Roma Casal Palocco; v.le delle Repubbliche Marinare, 101 – Roma Ostia; piazzale Lagosta, Milano.

Dovete appartenere a una civiltà aliena per non sapere dei gusti destabilizzanti di viale dell’Aeronautica a Roma. Solo a titolo di esempio: Philadelphia e noci, Anacardi e birra Ceres. Ma Claudio Torcè non li prepara per qualche disfunzionalità di tipo narcisistico, ve ne accorgerete provandoli. Resta solo da capire se son buoni tutti e millemila (oltre cento). Mentre la moltiplicazione delle sedi dice tutto sul successo romano di Torcè, l’apertura milanese è stata accolta con un po’ di freddeza.

(8) SANELLI, piazza del Popolo, 2/1, – Salsomaggiore Terme, Parma.

Sanelli è il profeta dell’azoto. Sì, vabbè, e allora? Lasciamo stare e parliamo di un gelato capace di convertire il tesoretto locale in gusti riusciti tipo parmigiano, gorgonzola, crema al miele, ortica e sambuco. La ex latteria è nello stesso posto da 50 anni, né il suo aspetto né quello di Sanelli richiamano audaci sperimentazioni ma, azoto a parte, qui si mescolano zafferano e sesamo, sciroppo d’acero e noci con risultati sempre piacevoli.

(7) AL PELMO, Piazza Santa Caterina, Dont di Zoldo Alto – Belluno.

Per la serie forse non tutti sanno che, la tradizione locale vuole che la Val di Zoldo, nell’alto bellunese, abbia fatto da sfondo alla nascita del “miglior gelato al mondo” quello zoldano appunto. In effetti la zona offriva il meglio per produrlo: latte, panna, uova, frutti di bosco ma anche neve e ghiaccio. Oggi zoldani sono alcuni gelatieri in servizio tra Austria e Germania ma per fortuna molti sono rimasti in zona. Tra questi in valle anche la gelateria Al Soler, tuttavia i gusti cremosi di questa minuta gelateria di Piazza Santa Caterina sono anche migliori.

(6) GELATO GIUSTO, via San Gregorio, 17 – Milano.

It’s “Gelato Giusto” time. In un paio d’anni la giovanissima Vittoria Bortolazzo, milanese, aria da prima della classe, s’è presa il centro della scena con una botteguccia in zona Porta Venezia e un gelato di fattura estremamente naturale come descritto a caratteri cubitali dietro il banco. E’ una pasticcera fatta e finita con esperienze a Londra e Parigi che eccelle nella lavorazione del cioccolato, non a caso il sorbetto al cioccolato senza panna o latte del Gelato Giusto è probabilmente il gusto dell’anno. Buoni perfino i coni di cialda sempre freschissima.

(5) VIVOLI, via Isola delle Stinche, 7r – Firenze.

Tra i primi 10 è il meno allineato con il sancta sanctorum della nuova gelateria artigianale italiana. Nel senso che il gelato di Vivoli non è forse immunne dall’uso di materie scomunicate. Ma non includerlo, e in posizione di assoluto vertice, più che servizio alla realtà è una masturbazione. Specie perché nel pianeta una crema come la sua non l’abbiamo ancora mangiata.

(4) SOBAN, piazza Gramsci, 23 – Valenza – via S. Lorenzo, 99 – Alessandria.

Andrea Soban, 35 anni, è un caso abbastanza unico in Italia. Al contrario, speriamo che diventi un modello. Usa il computer come un prolungamento delle dita e il suo sito, il New York Times dei siti dei gelatai, è uno spettacolo. Voleva perfino vendere gelato online ma per ora (come al sottoscritto) non gli è riuscito. Okay, suppongo vogliate anche sapere com’è il suo gelato. La nocciola Igp non ha pari in Italia, cosa alla quale non è estraneo il doppio indirizzo piemeontese delle gelaterie. Anche se l’influenza delle origini venete rende i gusti alla frutta colpi bassi dai quali non vi riprenderete tanto facilmente.

(3) CARAPINA, P.zza G.Oberdan, 2/r – Via Lambertesca, 18/r – Firenze.

Si rischia l’imprecisione tanto è impetuosa la rotazione dei gusti. Solo frutta di stagione, latte intero, pozzetti a carapina (appunto) con coperchi, e per ingredienti il meglio del meglio. Gli ultimi talk of the town sono: Primolatte al miele di girasole, Neroassoluto, un sorprendente gusto al parmigiano, mentre l’evergreen resta la Crema al Vin Santo con biscotti di Prato. Un po’ troppo smanioso di imporsi, credo che Simone Bonini debba essere orgoglioso di ciò che ha fatto. Dopo la seconda apertura fiorentina sembra che Roma sia la prossima meta.

(2) NEVE DI LATTE, Via Luigi Poletti, 6 – Roma.

Gelataio di singolare abilità, competenza e originalità, il mestro Ermanno Di Pomponio ha chiuso Il Mio Gelato Naturale in via Pereira per aprire il più confortevole Neve di latte. Schiere di fan adoranti giurano che pure in questa reincarnazione i suoi gusti siano i migliori in assoluto, e quel cioccolato Amedei Chuao, quel pistacchio di Bronte o quel pinolo di Pisa (50 euro al kg ognuno) sembrano in effetti insuperabili. Non tutti i gusti costano tanto, ‘sta volta Di Pomponio è riuscito a contenere i prezzi di molte fragranze entro i 25 euro. Ingredienti stagionali, sceltissimi, bio e biodinamici come è giusto che sia in posto del genere, esaltati dal genio di un grande gelatiere.

(1) ALBERTO MARCHETTI, Corso Vittorio Emanuele II, 24/bis – Torino.

Il più inarrivabile gelato mangiato quest’anno. Il secondo superlativo che uso è freschissimo, perché questa è la sensazione istantanea che danno i gusti di Alberto Marchetti. Sulla piazza del gelato artigianale da qualche anno prima del boom, allievo di Gianpaolo Valli, ora valente tecnico Carpigiani, Marchetti è un’istigazione ai trigliceridi per gli abbinamenti assassini tra croccante e zabajone (ovviamente preparato fresco ogni mattina) e tra cioccolato ultrafondente e amarena. Destino beffardo, a Torino è ancora meno conosciuto, MOLTO meno conosciuto di Grom. Anche lui (giustamente) smanioso di emergere, eccede nella ricerca di collaborazioni con i grandi chef, che finora non ha dato grandi risultati tenendolo spesso distante dal suo laboratorio. Ancora una cosa: prepara le sole granite siciliane con la coppola, più brioche artigianali e panna, che valga la pena mangiare fuori dalla Sicilia.

[Crediti | Link: Dissapore, L’Espresso Food & Wine. Immagini: Castellari.it, Bridge and tunnel club, Veneto Facile, Flickr/Italian Best Shop, Senza Panna, Wordplay, Serious Eats, Flickr/Waitinginthedark, Di gelato in gelato, Flickr/Pao74, Sicilia Informazioni, Starchefs, Willy or wonthe]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

28 luglio 2011

commenti (230)

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  1. Ciao, mi sorprende non vedere tra gli indirizzi Rivareno a Milano, secondo me una gelateria di ottima qualità. Anche se il gelato più buono in assoluto l’ho mangiato alla gelateria Zerogradi dell’Isola d’Elba. Praticamente ho fatto due settimane di vacanza cibandomi di gelato!

  2. Concordo su Marchetti e su Carapina, perché amo il gelato naturale e puro.
    Dissento pienamente su Neve di latte che qualche settimana fa mi ha proposto uno yogurt con erba cipollina senza avvertirmi (accanto al pistacchio era agghiacciante). Il banco alla terza visita era sempre vuoto e l’intensità del gusto del mio gelato alla nocciola era abbastanza scarsa.
    Doppio scandalo carpiato per Vivoli di Firenze: un gelato commerciale che non merita di entrare in classifica.

  3. Neve latte e’ aperto da tre mesi..

    aspettiamo qualche mese per giudicarlo…

  4. Roma mi pare essere di gran lunga la città dove si riesce a mangiare miglior gelato in questo momento storico, ergo la pattuglia capitolina mi pare molto sottorappresentata in questa top venticinque dove leggo di tal Fiordiluna, ma non di Greed, V-Ice, Settimo Gelo, Cremeria Aurelia, Gelateria dei Gracchi, San Crispino…

    Atteso poi che il concetto di gelateria artigianale ha da tempo perso di senso anche a livello meramente burocratico (per dirsi “artigiani” è sufficiente assemblare ingredienti, anche se questi ultimi sono le peggio schifezze industriali mai prodotte sulle terre emerse), anche a me torna un po’ strana la mancanza Grom, che con il suo espansionismo sta diffondendo anche in posti non sospetti (penso ai punti vendita in città mediopiccole, Siena, Perugia…) la cultura del consumare con attenzione e di sapere, per lo meno sapere, cosa si sta per mangiare.

    1. Il concetto di gelateria artigianale non ha perso di senso, basta non fermarsi a catalogare secondo insegna esposta (se io metto sulla mia fiat500 l’adesivo della ferrari non significa che è una ferrari ;-)).
      Forse è anche colpa di Grom che con la loro diffusione rischiano di portare un’appiattimento del gusto diffondendo la (loro) cultura del gelato usando delle tecniche di marketing

    2. Non capisco perchè siete tutti contro le tecniche di marketing… manco fosse il demonio.

    3. per carità, dalle loro tecniche di marketing c’è solo da imparare (parlo sul serio)
      La questione è che i vari “diffensori d’ufficio” di Grom citano solo i loro cartelloni e i vari slogan del loro sito

    4. eh, no! difensori d’ufficio un par de balle!
      io mangio il gelato di grom da quando era solo a TO in piazza Paleocapa, e l’ho sempre trovato buono; devo provare Marchetti, e sono curioso di farlo; Soban (ad AL) l’ho provato solo una volta e non mi ha entusiasmato, comunque riproverò; ho provato Sanpè, ma trovo “sopra le righe” solo il fiordilatte… mica parlo a vanvera!
      “citano solo i loro cartelloni e i vari slogan del loro sito” mi sembra una boiata.
      qui sembra che se uno fa un prodotto buono e poi è capace di venderlo bene e tanto il prodotto smette di essere buono!

    5. concordo, grom fa un buon gelato, non ammetterlo è pura invidia.
      ciò non vuol dire che sia perfetto o l’eccellenza, ok c’è di meglio, ma siamo comunque a buoni livelli. la media delle gelaterie “normali” è molto, molto inferiore a grom.

    6. @maizo: chiedo venia, ma non mi riferivo a te

    7. sguida: scuse accettate 🙂
      però continua a sembrarmi una boiata tirare in ballo qui, su un sito che parla di cibo di qualità, gente che apprezza un prodotto solo per il marketing!

    8. caro maizo, quando qualcuno ha la presunzione di mettere Grom fra le migliori gelateria d’Italia a me parte la tastiera 😉

    1. a Brescia la gelateria del biondo e bedont secondo me le migliori.
      poi anche bedussi, cremeria italia e imperiale, ma un pochino sotto.

    2. A Brescia, la “vera” gelateria è La Pecora Nera: pochi grassi, ottimi ingredienti, selezione straordinaria e gusto-sapore perfetti! Per quanto riguarda le gelaterie citate: Bedussi è pieno di panna e grassi; Bedont scade tanto nel gusto rispetto a molti anni fa (e dove trovi il gusto senti che è un gelato “grasso”), il Biondo pecca di sapore nelle creme; l’Imperiale è praticamente un semifreddo e non un gelato da tanta è grasso; la Cremeria Italia è deludente… bresciani, capisco che siate legati al gelato della tradizione, ma in quanto a vero gelato…ma de che stiamo a parlà???

  5. Cremeria Corradini, corso della libertà 45, Castiglione della Pescaia: imperdibili i gusti “classici” cantuccini e vin santo, panforte e ricciarelli, incredibili miele di macchia toscana con pinoli tostati della pineta maremmana e cioccolato fondente con arancia candita dell’isola del giglio!!!
    e la fila poi…. mai visto una fila così ordinata in italia… normalmente le file sono sempre “all’italiana” invece davanti alla gelateria fila ordinatissima… sarà che a pochi km c’è il villaggio degli svedesi e questo incide…?!?

  6. Ieri ho provato la Bottega del Gelato.
    Buono, certo, ma c’è di meglio a minor prezzo.
    Proverò anche le altre, magari anche quella a Cogliate.

    1. l’albero dei gelati è eccellente. Una spanna sopra le altre 4 della lista che ho provato. Io vado sempre al punto di Seregno.

  7. Ma ma dov’è Orsi ? Grave dimenticanza a Milano in via torricelli

  8. Tra non molto ne sentirete un gran parlare…..

    Gelaurenti, in Via Avigliana 70, Collegno (TO)

    1. Ti do assolutamente ragione Domenico…
      E’ fantastica…adesso poi hanno messo anche le crepes…starei sempre li dentro…:)

      il gelato al cioccolato è eccezionale!!!

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