Eataly: Il Cambio


Letto il titolo? No, non dovete allontanarvi mestamente con l’aria rassegnata di chi ha appena saputo che convertitosi al junk food, Oscar Farinetti vuol vendere a McDonald’s la Disneyland del gourmet. Qui si parla del ristorante Il Cambio di Torino. Proprio quello dove nel marzo 2009 sei anarchici incappucciati rovesciarono sui tavoli secchiate di sterco al grido di “libertà per gli immigrati”. Lo stesso il cui gestore, Amato Ramondetti, è da poco finito in carcere per bancarotta fraudolenta. Se qualcuno non capisce il link tra il milionario fondatore di Eataly e il ristorante di Cavour e della Torino bene, sappia che… niente, il primo vuole prendersi il secondo.

Leggete cos’ha detto pochi giorni fa a Chiamparino, sindaco di Torino, in una telefonata molto chiacchierata.

“Il Cambio è come il Museo Egizio: un’eccellenza di Torino. Ecco perché Eataly è più che disponibile ad acquisirne la gestione. E le anticipo pure che lo potremmo trasformare in modo radicale: innovando pur mantenendo inalterata la sua tradizione”.

E siccome l’aliquota di entusiasmo del capo di Eataly è infinita, almeno quanto i suoi milioni, ha poi aggiunto:

“Lungi da noi l’idea di cambiarne l’arredamento, saremmo dei pazzi a mettere mano a quei velluti, quei marmi, quegli stucchi: ma ne potremmo cambiare la filosofia trasformandolo in ristomarket, dove vai, mangi rigorosamente piemontese, ma ci puoi anche acquistare i prodotti della nostra tradizione enogastronomica”.

Aggiornamento delle 13:00: Il soprintendente ai Beni Culturali del Piemonte, Nebiolo, non vuole Eataly. [La Stampa]

Ora, è immaginabile che tra nobiluomini dello stampo di Ippolito Cibrario (conte, discendente di Luigi, uno dei ministri di Cavour che amavano riunirsi nella sala oggi a loro dedicata) l’idea di fare del Cambio un “ristomarket” sia popolare come una manovra economica. Non a caso si è affrettato a dire che il fascino di quel ristorante merita di restare inalterato anche nella formula. Però Farinetti, a completamento dell’operazione “rivoluzione in puro Eataly-style”, ha anche aggiunto:

“Idee nuove anche per il cuoco che deve essere un grande chef, in grado di proporre un menu tutto torinese: attenzione, torinese, non piemontese”.

Tutto questo mentre l’assessore al Commercio annunciava altre due candidature alla gestione del locale torinese, uno chef superstellato e un cuoco sardo.

Chiunque di voi abbia un po’ di familiarità con i luogocomunismi italiani sa quanto lo tsunami Farinetti spacchi in due l’elettorato, con i contrari a lamentare l’eccesso di posizione dominante. (’stavolta non si può accusare il milionario di interessarsi più all’immobile che alle sorti del cibo nazionale). Allo stesso tempo, non servono lauree in ingegneria quantistica per capire che certi posti o cambiano pelle o tempo sei mesi ci aprono un McDonald’s. Mettiamoci anche la bravura di Farinetti, uno che trasformerebbe in oro perfino “quel progetto di esportare la piadina romagnola”.

E ‘nzomma, a chi lo diamo Il Cambio? A Farinetti? Allo chef superstellato? Al cuoco sardo?

[Fonti: THI, La Stampa, immagine: La Stampa]




17 commenti a “Eataly: Il Cambio”

  1. Anonimo codardo Anonimo codardo commenta:

    Lo sterco è decisamente più dignitoso che non il brodino a 30€.

  2. francesca ciancio francesca ciancio commenta:

    su Eataly: qualcuno può dirmi se è vero che a new york si trovano anche i barattoli di peperlizia ponti? a me è giunta voce…..

  3. Giulio Giulio commenta:

    Ingegneria quantistica? Volevi dire fisica quantistica forse… ;)

  4. Giulio Giulio commenta:

    Un piemontese DOC….Ceretto!

  5. paolo paolo commenta:

    cari amici, a Eataly non è tutto oro quello che luccica. Impadronirsi di quel locale , profittando della vicenda giudiziaria, servirà per smaltire un po’ delle scorte giacenti nei magazzini dei vari locali e vendere e promuovere i prodotti degli “amici degli amici”.
    ciao a tutti

    • Claudio Pistocchi risponde:

      Complimenti!

      In un solo colpo riesci ad insinuare che:
      - se Eataly comprasse il Cambio “se ne impadronirebbero profittando della vicenda giudiziaria”… (se lo compra un altro no? e se chi lo gestiva è in galera è colpa di qualcuno a parte lui stesso?)
      - hanno scorte da sbolognare…
      - promuovono i prodotti degli “amici degli amici”…

      Viene da chiedersi cosa animi il tuo scritto, ma sarebbe polemica inutile e sterile.

      Peccato però vedere quanto astio ci sia in tanti nei confronti di Farinetti… a voler far alla svelta verrebbe da pensare all’invidia… ma magari è solo una banalità.

      Io preferirei motivate critiche a gratuite insinuazioni, ma capisco che non siamo tutti uguali.

    • federico federico risponde:

      Paolo, sbaglio o sei il Paolo che già scrivevi su Vinoalvino? Sono anni che dici sempre le solite cose, e sovente anche cantonate. Sempre che tu sia lo stesso.

  6. Giulio Giulio commenta:

    Forse occorrerebbe orientare ipotetiche scelte,sempre che si trovino nuove strategie imprenditoriali,su volti e nomi nuovi di chef non ancora affermati che meriterebbero un’ opportunita’ simile.Gli amministratori della Regione Piemonte potrebbero svolgere il ruolo di intermediario portando una volta per tutte a Torino aria non dimenticando la storia.

  7. enri enri commenta:

    Eh basta con sto Eataly non se ne può piùùùùù. E’ un marchio che si sta svendendo come una BIP dai.
    In più se Farinetti suscita così tanto astio un motivo c’è, e precisarlo qui sarebbe inopportuno e, visto il contenuto, persino poco fine.


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