di | lun 18 mag 2009 ore 19:22
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I miei primi giorni | Camilla Baresani

camilla baresaniSì, siamo pazzi di Camilla Baresani, e sentir dire che sembra/è/sarebbe appassionata di cibo, ci fa sentire meglio. Ma come è iniziata questa passione? E quando? Oggi risponde la scrittrice di La cena delle meraviglie, ma la caccia alla madeleine dei gastrofanatici illustri è ufficialmente aperta. Siamo determinati a sapere cosa li ha fatti innamorare del cibo (o del vino). E cosa ha fatto innamorare voi.

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11 commenti a I miei primi giorni | Camilla Baresani

  1. E per quale motivo il calcio sarebbe un argomento di serie B?

    Naa reggo.

  2. perchè per esempio ci sono un sacco di juventini a giro…;-)

  3. avatar CostaBrava

    Francesca Ciancio ha scritto:
    siamo determinati a sapere cosa li ha fatti innamorare del cibo (o del vino). E cosa ha fatto innamorare voi

    Noi? Cioè io, quindi, anche? E del cibo, soprattutto?
    Facile: un articoletto di spalla, apparso sul mensile Focus nell’inverno del 1997. Titolo compreso, saran state in tutto ‘na dozzina di frasi, che nel mio caso accesero un interesse del tutto strumentale: intendevo usare i ristorantoni per far colpo sulle fidanzatine, punto e stop, finita lì. Non ero interessato all’alta cucina, entro limiti ragionevoli più spendevo e più mi sentivo generoso, non ero una forchetta particolarmente raffinata né tanto meno un palato consapevole, diciamo così.

    Fu il caso, quindi:
    i primi ristoranti che visitai non li scelsi consultando una guida, bensì spremendo a fondo quelli citati in un mensile di scienze, natura, mondo animale… il primo viaggio fu verso Quistello; senza gps su e giù per gli argini del Po, testa fuori dal finestrino a chiedere, una volta giunti a destinazione, se quella costruzione buia e disadorna fosse davvero il ristorante di quei due tizi, tra loro fratelli, tanto decantati nel vangelico articoletto.

    Il secondo viaggio fu invece a Goito; senza gps a costeggiare la massicciata di Mantova, all’arrivo nessuna incertezza in merito al locale, stavolta, individuato senza sforzo grazie alla luminosa vetrata sul Mincio, quanto semmai per il parcheggio forzato, parecchio in bilico, lungo la Statale goitese. (ciao Bersagliere)

    Seguendo la succinta lista:
    all’Aquila Nigra dovetti prendere in braccio la mia ospite, cosicché non si spezzasse i tacchi sui ciottoli di vicolo Bonacolsi. La prima volta che un inserviente ci aprì la porta d’ingresso, premuroso al nostro arrivo, fu invece a Carzaghetto. La prima delusione circa l’ambiente, stretto e affatto intimo, fu al Desco veronese; la prima incazzatura in merito al conto, luuungo e inopinatamente salato, alla Frasca di Castrocaro.

    E così via;
    esaurita la decina di nomi citati in lista, comperai la mia prima Michelin. E nel frattempo tali frequentazioni, iniziate alla stregua del più classico espediente romantico, mutarono pian piano in un interesse autonomo, personale, infantilmente rozzo.

    Iniziai a diventare schizzinoso,
    soprattutto riguardo alla composizione del pasto: fidanzatine che per seguire la moda imperante, diventavano vieppiù anoressiche, io che per scusare tal magre comande lanciavo sorrisi e smorfie, di contrito compatimento al maitre (che gran cavaliere, ero…), e a mo’ di compensazione ordinavo per mio conto più del necessario (non sia mai che mi etichettino, per cliente scoreggione!)

    :-D
    Crescendo si sbaglia.
    Avviandomi a concludere, è parecchio banale dirlo ma mi divertivo più a vent’anni che non oggigiorno: internet che ha levato parecchia patina, a dei piaceri che potevo covare quasi fossero vezzi soltanto miei, il conformismo invalso tra gli chef (detesto il gocciolone salsaceo) che ha tolto parecchia smania, alle partenze all’avventura; meta le località più improbabili, malfidenti di trovare comunque gli stessi piatti o gli stessi sapori.

    Senza più fidanzatina al seguito, per giunta, bensì col fedelissimo gps al fianco

    • “o tempora, o mores”

      ho visitato sulla stringa di una scarpa* trenta o quaranta paesi quando in quei paesi telefonare era quasi impossibile, e ci si poteva dimenticare via: per poco tempo, ma in quel tempo viaggiare era davvero spostarsi altrove.
      poi una notte ascoltando un ragazzino olandese salutare la mamma al cellulare su una barcaccia in partenza da Surat Thani ho capito che quel mondo era finito, ed ho smesso.

      Cit.: on a shoestring, i *globetrotters* capiranno.

      • avatar il lettore - ancora - fiducioso

        Apro-apro-a proposito di, innamorarsi o meno del cibo

        :-D
        Io sto ancora aspettando la tua rece su Alice, sai? Fiducioso tu stessi interiorizzando al fine di, e ti cito, poter muovere critiche con misura, serietà e spirito costruttivo, perché le critiche fanno crescere più dell’adulazione ed essendo tu un’amateur, che parla di un professionista… sto appunto attendendo da martedì scorso, di poter osservare gli scatti della serata e di scorrere le puntuali, auliche critiche. Scorrerle da cima a fondo poiché a me non basta mica, tuo lettore – anche – voyer, che tu mi scriva

        gli stuzzichini erano pallidi.
        Che l’appetizer a base di crema di parmigiano era tale solo nelle intenzioni, che l’insalata di mare “vir o mare quant’è bell” era sommersa di succo di limone. Che le orecchiette con vongole veraci e carpaccio di capesante erano discrete, sciapi invece gli spaghetti coi ricci; nebuloso persino il disegno dei bocconcini di razza con foie gras, ai dolci vien di rinunciare.

        :-(
        A me non basta mica, ripeto… e che significa? Mancano tutti i perché, caro mio:
        perché gli stuzzichini erano pallidi? Perché le intenzioni circa la crema di parmigiano son andate disattese, perché nell’insalata di mare spiccava più il limone rispetto agli altri frutti (del mare)? Perché le orecchiette erano discrete, perché gli spaghi invece sciapi, perché la razza era nebulosa sia nella forma sia nella sostanza… perché niente dessert?


        conscio di essere il tuo lettore – ancora – fiducioso, che conta di muovere critiche con misura, serenità e spirito costruttivo al proprio autore di riferimento poiché le critiche, fan crescere più dell’adulazione, mi rimetto pertanto in paziente standby.
        (o era stay tuned?)

        • Oramai saprai che ho preso l’abitudine di raccogliere le dejezioni più umorali in un fotogramma: un’istantanea, poco meditata e poco mediata. poi, grazie alle innumerevoli ore di guida, guida di veicoli automobili dico, i confronti, gli approfondimenti, e i ciripenso.
          ecco, i ciripenso sono i termini dell’attesa: ma confida nell’avvento, che quasi ci siamo, con i perchè e percome acclusi.

          Ma p’bacco, siamo Offtopo!

          • avatar il lettore - anche - socialista

            :-(
            Ha assolutamente ragione, mago: siamo offtopo, chiedo venia, rimedierò

            Camilla Baresani: come è iniziata questa passione? E quando? Oggi risponde la scrittrice di La cena delle meraviglie

            Bof…
            tra infanzia gourmet e beatitudini universitarie, l’assassino è il solito maggiordomo: da chi vive raccontando suggestioni, potevamo forse sperare di meglio? Dannate verità: la consapevolezza rovina molte cose, e il buongusto non è gentile (cit). Pertanto ho letto anche il libro, sì, l’inverno scorso: e pur non essendo un assiduo fruitore di romanzi, l’ho trovato ricco di cliché.

            Una cena delle meraviglie borghesemente rassicurante (noi non siamo gli altri, potremo sempre farla finita a colpi di foie gras), un racconto buono per il clima natalizio, mi è sembrato; poiché rendiconto o tredicesima che si incassi, sognare mica costa. Comunque sia stasera lo riesumo & rileggo: ti consiglio vivamente di fare altrettanto, sai? Poiché leggendolo la prima volta, non mi ero affatto accorto di quanta profondità sociale potesse invece promanare! Ascolta e osserva:

            qual era lo scopo (del libro)? Era dimostrare che in un momento in cui tutti siamo prede di incertezza, di paure di angosce; abbiamo la sensazione che il nostro Paese non vada né avanti né indietro e sia bloccato, a volte non abbiamo più nemmeno voglia di impegnarci direttamente nelle cose… volevamo dimostrare che si può fare ancora qualcosa di buono, di simbolico, di eccezionale di eccellente [...] che potessero esserci degli spazi per la bellezza, per la bontà, per il buongusto o per il gusto, in tutto quello che intorno invece va male.
            Buona lettura

            Grazie…
            ettecredo che non c’è lo spazio: serve tutto per i cliché! Poveri scriccioli incerti, gourmet impauriti italiani angosciati: col prezzo attuale degli zibellini, doversi chiudere in casa Bay per ricreare qualcosa di buono… aah Cami’! Ma come le è uscita fuori, una raffica di baggianate simili? Pure il Decameron le scappa, in chiusura… ‘na bella mascherata della morte rossa pareva troppo socialista?

  4. ho avuto il piacere di pranzare più di una volta (almeno un paio nelle Langhe, da Felicin a Monforte e da Cesare ad Albaretto Torre) con Camilla e posso testimoniare che non solo ne capisce – scrivendo benissimo ed in maniera personale – di cibo, ma che é un’ottima forchetta… Comunque faccio parte anch’io, come Massimo, del Baresani’s fans club..

  5. Pure io, direi. L’unica colpa grave che mi sento di attribuirle è il suo non gradimento per il foie gras, oltretutto per le solite motivazioni pseudo-animalistiche. Ma il buon Dio la perdonerà senz’altro, quindi posso farlo anch’io.

  6. avatar gumbo chicken

    Ma anche voi, come la Baresani, avete tutti sempre preferito il ristorantino a sessodroga&rocknroll? :-)

  7. E’ elegante, raffinata, ironica e di “buon gusto”. Un poker di donna che rimane in gran forma nonostante i numerosi banchetti!

    L’ho incontrata qualche tempo fa per chiacchierare del suo libro. Eccola qui:
    http://www.mariazanolli.com/?p=181

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