
ahahahahah: ragazzi ma fatevi furbi con 1m
Gianfranco: alla terza riga
se c'è bisogn
La Linea (Mauro): probabile che abbia sempre man
Sandro: la pasticceria siciliana non s
Gustavo: Manca assolutamente Savia a Ca
Il cibo è il nuovo rock? La risposta pensavo fosse no, perché la tesi oltre che bella da star male, è come immaginate, inimmaginabile. Ma poi, nel cercare non ricordo neanche cosa, io e le mie corna abbiamo trovato il bandolo, e anche il blog che aderisce perfettamente al concetto: Food is the new rock! Ora che ci sono dentro fino al collo passo all’enunciazione della teoria, fate attenzione per favor, perché seguendo il bandolo (cioè l’articolo del Guardian) la dettaglierò per punti.
PUNTO PRIMO: I CONCERTI. Esistono analogie tra i consumatori di musica e il movimento dei gastrofanatici, avete presente i concerti? La parola d’ordine è documetare. Possiamo dire che il pubblico dei concerti passa metà del tempo a scattar foto col telefonino sopra la testa. Ti accorgi delle hit non perché sono le canzoni più ballate ma le più fotografate. Bene, per i gastrofanatici succede lo stesso al ristorante. In pratica, scattiamo e carichiamo le immagini su Facebook prima ancora addentare la preda.
A proposito di concerti, tempo fa mi chiedevo perché quando siamo troppo vecchi per il rock diventiamo gastrofanatici. Ovviamente la risposta è che mogli, amanti, bambini, babysitter, le cosiddette circostanze della vita, e quella botta di sonno che ti prende a tradimento davanti alla Tv complicano la partecipazione attiva alla scena musicale. E così, lentamente, da quel tipo di passione si passa all’amore per stegamate e cose buone da mangiare.

PUNTO SECONDO: LE ANALOGIE TRA GASTROFANATISMO E MUSICA INDIE. La scena della musica indipendente e il movimento dei gastrofanatici esprimono valori simili. I fan del rock mostrano un gusto naturale per le piccole etichette e un sincero fastidio per le major; la semplicità è un valore indie, anche la purezza. Sono detestabili le cose finte e fabbricate a tavolino, prevale il desiderio di autenticità, c’è nostalgia per il passato (vedi il vinile o le cassette musicali), e attenzione al linguaggio un po’ elitario della critica d’arte.
Tutti gusti condivisi dai nuovi adepti al gastrofanatismo, fateci caso. Vogliamo sapere per filo e per segno come sono fatte le cose che mangiamo, da dove arrivano, quanto hanno viaggiato, non siamo cazzoni cui si possono rifilare delle balle, capiamo quando una cosa è autentica, e in genere, più artigianale è meglio è. Pensateci, la smodata attenzione per la focaccia del panificio Oneto di Genova, anzi, per “i buchini sulla superficie né troppo unti né troppo salati“, è paragonabile all’interesse per chi fa musica, per come la fa, per come ci viene recapitata.

PUNTO TERZO: LE ETICHETTE. Basta dare un’occhiata alle etichette dei produttori artigianali per trovare gli stessi valori che piacciono ai fan della musica rock indipendente. “Quantità limitata, “Km zero”, “Metodi tradizionali, “Purezza”, “Ingredienti di una volta”, e più di tutto “Biologico”, vale a dire non contaminato da additivi. E’ inconfutabile che gli artigiani del cibo producano beni difficili da reperire. Perché sono sì imprenditori ma meglio se piccoli e locali, e chi vuole meritarsi la medaglia produca seguendo metodi replicabili a casa, volendo (pensate alla birra artigianale). Schifabili a piacere gli intrugli sintetici e misteriosi delle aziende internazionali, peggio se multinazionali, e i gastrofanatici si proccupano se i produttori sono sfruttati, ricordate le interminabili discussioni sui prezzi d’acquisto di Eataly, la catena di mercati per gourmet? Serpeggia tra i foodie (acc, mi è scappato) la voglia del metodo tradizionale ripristinato alla luce della modernità, le sostanze chimiche sono chiaramente bannate, così si spiega anche l’avversione di molti per la cucina molecolare. Certo, è creativa e unica, ma troppo contaminata dalla scienza e dal futuro.

PUNTO QUARTO: AUTENTICITA’. Oggi i gastrofanatici cercano l’autenticità. Non conta quanto una cucina è costosa, ma quanto è autentica. Le specialità esotiche sono un filone interessante, ma proprio mentre invadono le nostre città, il gastrofanatico veramente avanti insegue cibi locali sconosciuti, e più sono conformi alle origini più acquistano valore, più sono stremantemente rari, più sono pregiati. Non accontentarsi di un tè cinese qualsivoglia ma cercare il raro e pregiatissimo Do Hong Pao, non è come sbattersi per l’edizione limitata di un album in vinile giallo?

PUNTO QUINTO: L’EFFETTO CONOSCENZA. Eppoi c’è l’effetto conoscenza. Come sa bene chi segue Dissapore, noi gastrofanatici non siamo semplici fan, ma usando il linguaggio dei critici lasciamo intendere di possedere l’acume necessario per proclamare una certa cucina, per esempio quella di Massimo Bottura, come la migliore in assoluto. Discutiamo vigorosamente i meriti di ogni nuova apertura, e se un locale diventa famoso, subito qualcuno si alza per sopraccigliare che tanto… non è più quello di prima.
I valori dei gastrofanatici sono vicini alla filosofia della musica rock, meglio ancora se indie, è solo l’argomento a essere differente. Invece di discutere i meriti , non so, dei Muse, si polemizza sul migliore ristorante veneziano o si puntualizzano le fasi della pasta madre. E comunque, se il cibo è il nuovo (indie) rock in quale band suonerebbe Massimo Bottura? E Ferran Adrià? E gli altri chef? E Gabriele Bonci? (I Metallica?)
[Crediti | Link: Guardian, Food is the new rock, Dissapore. Immagini: Food is the new rock, Rolling Stone]
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sono un po’ vere “tutte uguali”, ma quella sulle etichette e’ piu’ uguale
sono noioso e ripeto che il marketing e’ una scienza incredibile
e’ sull’effetto globale che non sono troppo d’accordo … saroì’ vecchio ormai ma:
rock = salsiccia al baracchino
cracco & soci = jazz
il rock non si sostituisce mai.
Ma chi lo ama impara ad amare altro nella stessa maniera.
E’ una questione di decodifica
mmmm ….. eccola con le decodifiche
Il mio animo da “maestrina” viene sempre fuori
qui becchi male, “la maestrina” e’ un titolo gia’ assegnato
allora non avrò titoli.
p.s.
ci ho ripensato: la cioccolata al sale è ottima.
Finirà in un niente.
Maledizione.
Innanzi tutto, abbasso l’Indie rock.
Ok (quasi) tutto il resto.
Poi ti dirò … Niko Romito = Counting Crows
Ma non chiedermi perchè
straquoto……………….il più commerciale e finto di tutti i sottogeneri del rock…………
Ohibò, e perché mai i gruppi e le etichette indipendenti dovrebbero essere più commerciali e finti di quelli che nascono apposta per vendere quantità esorbitanti di dischi?
Mi permettero di quotare la domanda.
Solo una cosa: Davide Scabin=Jonnhy Cash delle american recording…. E ho detto tutto!
Ciao A
Si torna a parlare di musica, molto bene, Massimo lo vedo bene con i Quintorigo, Scabin è forse più da Subsonica…
Subsonica!?!?!?!?
Ciao A
Ok lo ammetto per Scabin mi sono fatto prendere dal legame torinese
Sono la prova vivente che Bernardi ha ragione (7 anni di giornalismo musicale in prima linea, indie rock americano in primis ma anche tanta avanguardia e non poca elettronica, prima di gettare la spugna perché la professione non paga).
Detto questo, Bottura lo vedrei bene nei Mars Volta, Ferran Adrià nei Radiohead (tanto per dire che sono mainstream mentre qualcuno che li ascolta crede di essere indie), il nostro Bonci al posto di David “G.E.” Thomas nei Pere Ubu.
urca … mars volta ?!??!?!?!?
Qualcuno grida al prog come griderebbe ‘al rogo’, i più fini preferiscono parlare di art-rock e ne sottolineano, almeno per i primi due dischi e mezzo, la portata iconoclastica e rinnovatrice
grande band che ha però ormai esaurito da tempo la sua spinta propulsiva ripiegandosi su se stessa. E dal vivo ha dato origine a concerti fra i più grandiosi cui abbia mai assistito.
ho ascoltato poco e non ricordo nemmeno cosa, forse l’omonimo (sempreche’ esista) … ma l’accostamento al cibo mi procura una improvvisa voglia di maalox
quoto. anzi, ormai si dice LIKE.
Se Cracco fa il menu con gli insetti, comunque, è il nuovo Merzbow.
mah, nella musica indipendente però non ci sono soldi. i dischi sono autoproduzioni e spesso si suona a gratis per poi dormire la notte sul palco per ripartire la mattina.
la musica si fa per amore, con un pubblico sempre più ristretto di pochissimi interessati a generi nuovi.
i musicisti indipendenti (ma anche chi scrive nelle fanzine) fanno un altro lavoro per campare, sono studenti o disoccupati; ad una certa età ti stanchi di dormire per terra, fai figli e non hai soldi da investire…inoltre pensi che non puoi pagare tu per suonare…
qual è il futuro per un “vecchio” musicista indipendente?
se l’ex giovane ha studiato può trovare lavoro in studi di registrazione, può comporre per la pubblicità o collaborare con l’università.
oggi anche queste situazioni sono molto difficili da realizzare.
inoltre ho notato come la musica indipendente sia sempre meno popolare, come le fanze ed i blog sia sempre più solo per addetti ai lavori che se la cantano e se la suonano. un po’ come se i cuochi cucinassero solo per i cuochi e nessuno di voi gastrofanatici andasse al ristorante.
food is the new rock? per carità, no !!!
w il buon cibo, ma il rock è un’altra cosa !
Uau, divertentissimo e molto molto veritiero
L’equivalenza tra amanti (o fanatici) del Rock e Gastrofanatici tiene abbastanza,anche perchè molti musicisti rock hanno utilizzato riferimenti alla cucina per esaltare proprie produzioni artistiche. O solo per didascalizzare un Lp. Certo che un pò di autoesaltazione, la sicurezza di saperne una di più degli altri,l’età che passa per tutti, omogenizzano i comportamenti. E magari si appende una Les Paul al chiodo (il caso mio) e si parla (io straparlo) di buon cibo, di mode, di grazia e dolcezza di rapporti col ristoratore, di Pizzza ed altre amenità.Ricordo però, ai più piccini, che il Rock è un’invenzione molto, molto anglosassone, spesso afroamericana e quindi lontana dalle amenità tutte Vecchio Continente di cui sopra. Rimando alla ottime autobiografie di Chuck Berry, BB King e Ray Charles per capire di che stiamo parlando. E alla tavola incasinata, ma molto Brit, che appare sulla copertina di “Welcome to the canteen” dei Traffic. Bottura sembra tanto, tanto lontano. Mi viene in mente più Er Guercio al Pigneto…
va bene tutto, ma bbking e ray charles rock no, proprio no !
e poi rock invenzione molto molto anglossasone….anche no.
il rock è nato negli stati uniti e senza l’influenza della musica nera afroamericana e del bianchissimo country statunitense, non esisterebbe.
in uk semmai ha trovato terreno fertile, evolvendosi e prendendo delle derive più europee, nel corso del tempo.
Caro Gianluca, BB King e Charles sono stati saccheggiati nei riffs (il primo) e nel modo di approccio vocale alla scansione ritmica dell’armonia (il secondo)dalle più grandi rockstar del mondo. E gli USA sono, è vero, un melting pot di razze, colori e religioni ma insomma certo sono piuttosto anglosassoni….(WASP non a caso) tant è che quella musica ha trovato, giustamente, terreno fertile in UK (e non altrove). Sulla importanza della cultura afro-americana siamo tutti d’accordo (sarebbe nato il rock senza Chuck Berry?)
Sai, nostro bel periodare porta lontano…
forse stiamo dicendo quasi la stessa cosa, ma è un problema di forma.
erroneamente ho pensato ad anglosassone unicamente come uk, mentre anche gli stati uniti sono anglosassoni, e quindi la tua definizione ci sta tutta.
inoltre pensavo avessi citato bbking e ray charles come esempi di musica rock e non come esempi di contaminazioni rock.
probabilmente nella fretta ho frainteso. ora che hai spiegato meglio, sono completamente d’accordo sull’analisi fatta.
Di analogie tra fanatici sicuramente ce ne sono.
Però l’aspetto selvaggio del rock’n'roll, quello più emotivo emozionale o come diavolo si dovrebbe chiamare, nel cibo io non l’ho quasi mai trovato.
Sarà per questo che dopo un po’ di deriva cervellotica, mi annoia.
Meglio i Black Keys. I primi album però!
brava, hai centrato il punto (io lo dico da sempre…).
l’aspetto selvaggio del rock’n'roll nell’universo gourmet non esiste, mettiamoci una pietra sopra. forse nel cibo si, come dice mauro, mangiando una salamella, ma non da cracco & co.
le analogie tra fanatici sicuramente ci sono, ma in tutti i settori, non è solo questione di cibo e musica.
i fanatici ricercano, vogliono la nicchia, collezionano, sono fissati….ma succede così per ogni passione. e su internet, con i vari blog a tema, di fanatismo ne possiamo trovare a tonnellate, riguardo più o meno a qualsiasi cosa.
“Però l’aspetto selvaggio del rock’n’roll, quello più emotivo emozionale o come diavolo si dovrebbe chiamare, nel cibo io non l’ho quasi mai trovato”.
Devi conoscere i Fooders. Anche se loro sono hip-hop.
I Fooders in giro per il web li ho intravisti, ma certo non li conosco abbastanza da farmi un’idea.
Ma tu intendi gli eventi che organizzano o cosa?
(per un discorso generale va bene anche l’hip-hop anche se non è quello che ho in mente io come termine di paragone)
Al momento non hanno (ancora per poco!) un locale proprio, quindi il discorso va fatto sui loro eventi, che per stile, comunicazione e proposta sono quanto di più urban e di meno borghese si possa concepire in ambito enogastronomico, anche se alla fine anche un hipster può identificarsi in quello che fanno. Il fatto che il loro Capodanno fosse ispirato ai Ramones è indicativo.
Bè non so il resto, ma un Capodanno Ramone – massimo rispetto!
Leo Watcher, il più grande impresario musicale italiano di tutti i tempi ( Bernardi e Lungo dovrebbero sapere di chi parlo…) aveva cenato con Jimi Hendrix, l’aspetto se non proprio selvaggio ma almeno “acid” del Rock: ebbene il nostro (il mio) idolo si strafogò un Cheeseburger innaffiato da un ricco Highland Park 12 y.o. e tre o quattro cannoni…Quanto hai ragione Gumbo Chicken !
non mi sorprende affatto. non capisco però cosa c’entri con gumbo, che anzi in passato sosteneva tesi quasi contrarie.
semmai rock = junk food + alcol + droga è ciò che dico io da sempre.
oltretutto la stessa cosa è già stata detta da mauro nel primo commento.
Che tesi contrarie sostenevo, io?
Sono sempre stata che se rock’n'roll serio deve essere, dev’essere con un’attitudine di abbandono, tanto meglio se fuori controllo.
Che però nel cibo trovo difficile da replicare nel modo in cui lo sento io.
Perché lo slancio irrazionale sembra tendere a tradursi in strafogo o abboffo svaccatissimo – e soprattutto nel senso della quantità e non qualità.
Invece un concerto per me è più nel senso di intensità, coinvolgimento totale; anche solo 20 minuti ma di sensazioni forti e meno mediate possibile dalla razionalità.
Nel mondo del cibo faccio fatica a trovare cose così – ma certo non so se dipende dal cibo o da me!
Bottura sarebbe sicuramente Freddy Mercury e Bonci i Pantera (tutti e quattro)
Pero anche l’accostamento ai Pantera ci sta tutto, con quel suo modo molto “heavy” di maneggiare la pasta.
Volevo dire che anche un trasgressivo come Jimi, alla fine non mangiava niente di trasgressivo, ma un borghese hamburger. Fine.
ho capito ma dissento.
strafogarsi un hamburger in pochi secondi bevendo whisky e fumandosi 4 cannoni ha veramente molto poco di borghese, anzi è assolutamente trasgressivo, come il grande jimi.
ed è per questo che non mi sorprende.
invece jimi che fa il menu degustazione da cracco (tanto per fare un esempio) proprio non ce lo vedrei !!!
Bello questo post…non a caso Franz Ferdinand ed Arctic Monkeys fanno parte della Domino Records. Io però dopo un concertone, generalmente, mi rifugio dallo zozzone per un bel panino salsiccia e cipolla e una birra…però potrei provare ad andare tutto sudato da Cracco.
P.s. Bonci, per me, tutta la vita nei Chemical Brother, non è rock, ma in quanto a sperimentazione ci sta tutto.
un bel tentativo di accostamento da parte di http://www.rockersgotorestaurant.com/, italianissimi … dateci un occhio
Le associazioni ristoranti-colonne sonore sono sempre interessanti.
Però a me pare che anche Kid (non conosco Fancy) separi nettamente la vita rock’n'roll da quella gastronomica come ho sempre fatto io – a riprova del fatto che i due universi hanno somiglianze ma non si armonizzano sempre così automaticamente
(se passa da queste parti per via del link potrà confermare o meno).
pero’ il fatto che tengano un blog cosi’ ricco di dettagli …
Però…? Prego, scrivere anche cosa metteresti dopo i puntini perché io non ho capito cosa sia!!
il solo fatto che tengano un blog cosi’ dettagliato significa che un legame forte tra i due temi lo sentono
Beh questo mi pare sia dovuto al fatto che se hai due (o più) interessi forti è normale fare dei collegamenti…
gumbo cara:
intendo dire che che se scrivono in modo cosi’ accurato di entrambe le passioni qualche legame tra le due ci deve essere
Che ci siano assonanze è fuor di dubbio. Ma ci sono anche aspetti che (come ho accennato più su) a me sembrano molto lontani e difficili da far convivere. Tant’è che chi mi conosce dall’ambiente rock’n'roll è al 90% ignaro della mia vita gastronomica e viceversa.
Da alcune mail che avevo scambiato con Kid mi era parso che anche lui avesse optato per una scelta simile (nonché per quasi totale anonimato, io che sono un segugio l’ho riconosciuto ma non posso svelare l’identità!).
Carinissimo questo post e, per alcuni aspetti, molto veritiero e interessante!Però,più che usare uno in sostituzione dell’altro io proverei ad abbinarli…Back in black (AC/DC) e una bella Stout (Sierra Nevada)!!Sono troppo banale?