
ahahahahah: ragazzi ma fatevi furbi con 1m
Gianfranco: alla terza riga
se c'è bisogn
La Linea (Mauro): probabile che abbia sempre man
Sandro: la pasticceria siciliana non s
Gustavo: Manca assolutamente Savia a Ca
Ho reagito al primo assaggio di foie gras con due pensieri buttati lì. Uno era qualcosa tipo: “ecco di cosa sa il cibo per cani”, con l’altro, ovviamente, mi ripromettevo di non mangiarlo più. Ma ero solo un ragazzino che detestava i sottaceti, la maionese e i cavoli, gusti rivedibili che si sarebbero evoluti col passare del tempo, presente quando un film sembra finito ma era solo il primo tempo? Tornato sotto la mia forchetta anni dopo, il foie gras era già la rockstar di oggi, un burro incomparabilmente vellutato, incrocio cronometrico di stati apparenti (semi-solido e semi-liquido) dove dolce e grasso interagiscono come in nessun altro cibo al mondo. Ma una rockstar decadente, accompagnata dalla fama sinistra del gavage. Vale la pena ricapitolare i noti fatti.
Il foie gras altro non è che il fegato di un’oca o di un’anatra nutrita con una alimentazione ipercalorica, che conduce all’accumulo di grasso nel fegato. Ora, come si ottiene che un’oca si nutra in quel modo? In generale, ingozzandola di mangime tramite un tubo conficcato in gola per un periodo tra i 9 e i 21 giorni. Il procedimento, detto gavage, è doloroso per l’animale ed esiste un forte dibattito sulla liceità di questa pratica, ragione per cui la produzione di foie gras è illegale in numerosi paesi europei – qui c’è un link del sito dell’Enpa se vi interessa approfondire.
Non sono il tipo che si impressiona facilmente ma quando ho scoperto cos’era il gavage la reazione immediata è stata di disgusto, ho provato a immaginare un tubo di 28 cm conficcato in gola e l’idea non mi è piaciuta affatto.
Oggi perfino chi non ha mai mangiato foie gras conosce gli effetti del gavage: asfissie, convulsioni, attacchi cardiaci, cirrosi e morte degli animali, becchi tagliati, sangue che esce dalle narici, piume incrostate dal loro stesso vomito. E’ impossibile ignorare la crudezza delle immagini di siti come nofoiegras.org.
Ma non succede in tutti i casi. Il gavage si è inevitabilmente industrializzato, ecco il vero problema etico, tuttavia in alcune fattorie non è necessariamente dannoso per la salute mentale e fisica delle oche. E la produzione di foie gras andrebbe giudicata non dalle peggiori fattorie, ma dalle migliori, perché è in queste che io proverò a comprare il mio foie gras, come dovrebbe fare ogni persona sensibile al problema.
Qualche tempo fa la nostra Sara Porro segnalava il caso di Pateria de Sousa, un produttore di Badajoz, Spagna, che sfrutta la compulsione a nutrirsi delle oche in prossimità dell’inverno, quando fanno scorte per la migrazione: basta mettere a loro disposizione mangimi estremamente calorici, come fichi, frutta secca e olive, per ottenere che si ingozzino fino a rendere il fegato un vero foie gras. Procedura incruenta ma costosa.
Il blog americano Serious Eats ha segnalato La Belle Farms, situata nella Hudson Valley, che con una produzione di 2.500 animali la settimana è il secondo produttore degli Stati Uniti.
“Non posso dire che durante il gavage le oche facciano la fila per essere (iper)nutrite, come è stato suggerito da alcuni difensori del foie gras, ma sicuramente non sembrano stressate. Eppure a detta di tutti gli animalisti, avrebbero duvuto reggersi a malapena sulle zampe, ma io non ho visto né oche che vomitavano né che cadevano a terra travolte dal peso del loro stesso fegato”.
Ora, io capisco che, causa gavage, nessun altro cibo divide come il foie gras, ma mostrare solo immagini o video delle peggiori fattorie, più che un servizio alla realtà mi sembra una tecnica di marketing. Gli animalisti più intransigenti dovrebbero protestare con la stessa veemenza per la produzione industriale di uova, dal momento che ogni gallina vive in uno spazio così angusto da non riuscire neanche girare su se stessa. Catalogare la produzione di foie gras come il male di tutti i mali è fuorviante se non proprio manipolatorio.
Il gavage meno cruento di una fattoria francese
Ma ovviamente, questo è tutto fuorché un tema da affrontare in solitaria, ecco perché mi piacerebbe leggere i vostri commenti, il vostro pensiero di oggi dopo che sul foie gras è stato detto tutto. E anche se conoscete produttori italiani o francesi che non facciano del gavage uno strumento di tortura, o se siete riusciti a comprare e provare il cosiddetto “foie gras etico”, per sapere quanto costa e se ha lo stesso il sapore “rotondo e peccaminoso delle mie memorie” (cit. Sara Porro).
[Crediti | Link: Dissapore, Empa, Nofoiegras.org, Pateria De Souza, Serious Eats. Immagini: Serious Eats, video: YouTube]
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Il gavage e’ un male senza alcuna possibilita’ di mitigarne la crudezza..e’ un male l allevamento delle galline e quello delle mucche da latte, terribile e’ il trattamento che subiscono i maialini e la fassona allevata industrialmente…l unico modo x non parlare in maniera ipocrita del problema e’ non mangiare più carne..lo dico seriamente…oppure cacciare
Ho sempre pensato che i cacciatori meritassero molto più rispetto di chi, come me, va a comprarsi la fettina dal macellaio.
Non mi è mai piaciuta l’idea di dover “ammazzare” altri animali, ma ciò avviene regolarmente in natura, senza drammi.
Credo che il problema non sia NON-MANGIARE-PIU’-CARNE, quanto piuttosto mangirne meno e meglio (e intendo meglio sia eticamente che qualitativamente)
Sono d’accordo solo se il cacciatore è a mani nude.
Altrimenti son buoni tutti a sparare a un cinghiale…
ti garantisco che non sono “buoni tutti” a sparare ad un cinghiale…
da cacciatore posso dirti che il consumo di carne da allevamento a casa mia è crollato di anno in anno…
il consumo di carne si è ridotto (non sono di quelli che sparano a tutto ciò che si muove) rispetto le regole e prelevo solo i capi assegnati…
Nella preparazione delle carcasse coinvolgo anche i bambini, che sia davvero consumo consapevole;
mangi un arrosto? qualcuno ci ha lasciato le penne;
Ottieni, per assurdo, maggior rispetto verso l’animale e per quello che hai nel piatto.
E di certo gli animali non soffrono e spesso ti fregano.
Massimo rispetto per i cacciatori. Non per i bracconieri.
grazie, condivido
Io non rispetto un cacciatore piu’ o meno di un allevatore perche’ i cacciatori che conosco io sono tutti un po’ bracconieri.In una stagione di caccia non ce la fanno proprio a registrare tutti gli animali che uccidono e’ una cosa piu’ forte di loro. Dico solo che prima che l’uomo scoprisse l’agricoltura e l’allevamento c’era solo miseria, fame e sofferenza. Quindi il mio motto e’ , per quanto cinico che puo’ sembrare, “meglio gli animali che le persone”
ecco bravino, parla di chi conosci tu…
i cacciatori seri sono un altra cosa, generalmente i bracconieri vengono presi a calci in culo…e spesso mi è capitato di denunciarne alla forestale.
trovo disgustoso il metodo con il quale si produce il foie gras.
Tuttavia concordo con lei Sig. Bernardi, è ipocrita pensare che sia li tutto il male. Occorrerebbe rivsuitare tutte le filiere produttive riguardanti gli animali. Dall’etica ai soldi, si perchè un animale tenuto meglio costerà di più. Siamo disposti a gagare il pollo 10€ al chilo anzichè 4€? io si, ma la riflessione va fatta. Gli animali di allevamenti intensivi soffrono tutti. Chi più e chi meno ma sempre di lagher si tratta.
La riflessione è giusta ma senza ipocrisie. Giusto Bernardi!
Proprio stamani ho visto una puntata di “the f word” un programma di Gordon Ramsay, non mi metto a spiegare il programma però dentro al programma una giornalista (Janet Street-Porter) ha provato a convincere lo chef a sostituire nei suoi ristoranti il foie gras con il foie gras spagnalo “etico”.
Se Gordon non fosse riuscito a distinguere i due in una prova alla cieca li avrebbe cambiati. Ramsay li ha distinti immediatamente e senza difficoltà; mi pare avesse detto che quello etico era più grumoso o farinoso.
Facevano anche vedere il gavage in una fattoria francese (le oche non desideravano affatto essere ingozzate ma non erano agonizzanti)
e poi hanno visitato l’allevamento spagnolo
Serious Eats dice anche che in quella fattoria gli animali vengono uccisi mettendoli a bagno ed elettrificandoli, affermando che si tratta di una pratica delicata ed indolore… Per fortuna non ho esperienza diretta, ma non credo che un asciugacapelli che cade nella vasca mentre si fa il bagno sia una morte così dolce.
si dicono sempre che non soffrono, come per le foche…
cosi ci sentiamo meno tristi.
Credo che dovremmo affrontare questo problema etico
giusto una precisazione, gli animali non vengono uccisi “elettrificandoli” ma bensi’ storditi prima della iugulazione -per essere destinati al consumo umano gli animali allevati devono morire per dissanguamento.
“L’elettronarcosi” rende indolore la fase di macellazione vera e propria, e per garantire la non sofferenza andrebbe verificata l’assenza di riflessi (corneale).
Ma non si può parlare del foie gras e non dire che prorpio il termine fegato deriva dalle oche rimpinzate di fichi (ficatum)!
http://www.etimo.it/?term=fegato&find=Cerca
E’ una roba da bestie.
E bestie siamo. Che altro senno’?
@blues: a me risultava che il fegato è cosiddetto perché i latini lo mangiavano farcito con i fichi (iecur ficatum)
@Bernardi: sul discorso che “Gli animalisti più intransigenti dovrebbero protestare con la stessa veemenza per la produzione industriale di uova”, senza essere animalista intransigente, da decenni sento (giuste) proteste sull’allevamento di polli in batteria per uova o carni, già da vecchi documentari in bianco e nero, quindi non facciamo lo stesso errore “di marketing” spacciando come “verità” un silenzio che in realtà non c’è mai stato
L’argomento si presta a molteplici osservazioni…
Dopo l’ovvia considerazione che nessuno sano di mente goda al sapere di crudeltà verso gli animali (che sia per mangiarli o meno) non possiamo dimenticare che i circa 6 miliardi di persone che popolano il pianeta hanno necessità alimentari ben precise.
Non mangiare carne non mi sembra una soluzione, lo faccia pure chi è convinto sia etico/utile, ma la maggior parte non potrà o vorrà farlo. Rispetto entrambi.
E allora come se ne esce?
Vorrei credere che un manzo Kobe se la goda un mondo mentre beve birra e si fa massaggiare dal suo allevatore con la stessa birra… ma sara davvero cosi? Perchè poi, alla fine, sempre macellato finirà… e il suo prezzo alla tavola sarà comprendivo di servizio Spa e Bar.
Se le galline avessero più spazio farebbero più o meno uova?
Ovvio che l’etica impone il farsi tante domande, ma spesso le risposte non ci piaceranno affatto. E allora, spesso, meglio non sapere, meglio non pensarci?
Si potrebbe anche dire che ci sono cose ben peggiori, e ce ne sono certamente… ma sminuisce di poco il senso della cosa.
Amo molto il foie gras, e mi dispiace il solo pensare che l’animale possa soffrire, pur che il video francese non passi questo messaggio…
Cosa farò da domani?
Cinicamente dico che continuerò a mangiarlo, sperando che l’oca da cui è stato tolto non abbia patito più del dovuto. Considerando che era nata per essere mangiata, spero vivamente che non abbia sofferto. Ma comunque quella fine ha fatto, come miliardi di altri animali.
Siamo fortunati ad essere dalla parte giusta della catena alimentare, non credete?
Non mangiare carne è invece proprio la soluzione per alcuni dei più importanti problemi del mondo. Sono conscio del fatto che sia un’affermazione difficile da concepire per chi non è informato sulla realtà delle cose (la maggioranza delle persone). Nello specifico è la soluzione alle crudeltà verso gli animali, la soluzione alla carenza di risorse alimentari nei luoghi del mondo dove questo è ancora un problema, una parziale ma decisiva soluzione alla produzione di CO2, di gas serra e di altre forme di inquinamento. È anche la soluzione a molte patologie che colpiscono soprattutto i paesi occidentali.
Non ci credevo nemmeno io, per questo capisco le resistenze di molte persone ad accettare questa realtà. Mi ci sono voluti diversi mesi per raccogliere le molte informazioni in merito, ma l’ho fatto autonomamente e con onestà intellettuale. Alla luce di quanto ho capito non ho potuto non cambiare il mio stile di vita radicalmente, con la dovuta gradualità, e non tornerei indietro.
Il consumo di carne è un enorme problema ambientale, diretta causa di deforestazione ed inquinamento. Più dei trasporti.
Di documenti a riguardo ce ne sono molti, uno facilmente accessibile è il film “Meat the Truth”, prodotto dalla Nicolaas G. Pierson Foundation (si trova in streaming).
La produzione di carne è altamente inefficiente nel produrre nutrimento e perciò nega di fatto l’accesso a importanti risorse alimentari alle popolazioni povere.
Un esempio legato proprio alle proteine, luogo comune con cui spesso si attacca la dieta a base vegetale, è il fatto che un bovino ha un’efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%, consuma cioè 790 kg di proteine vegetali per produrre meno di 50 kg di proteine animali. Le proteine vegetali non sono di minore qualità di quelle animali, che anzi nella carne sono accompagnate da dannosi grassi. Destinando un ettaro di terreno all’allevamento bovino, in un anno otteniamo non più di 70 kg di proteine, contro più di 1800 kg che invece otterremmo destinando, ad esempio, lo stesso terreno alla coltivazione della soia.
I paesi del terzo mondo a cui sottraiamo risorse agricole e nei quali abbattiamo centinaia di ettari di foreste per le coltivazioni destinate agli allevamenti, potrebbero provvedere più che autonomamente alla loro alimentazione destinando alle persone quello che viene, inefficientemente, dato in pasto agli animali da allevamento.
Per quanto attiene alla salute, è scientificamente provato da diversi decenni che l’uomo NON ha bisogno di mangiare carne per vivere. Di più, l’uomo non è nemmeno “naturalmente” onnivoro, è solo uno dei luoghi comuni che accompagnano questa era, e di cui le generazioni successive a noi rideranno come noi ridiamo di coloro i quali secoli fa credevano ad un universo al centro del quale stazionava la terra.
È opinione sempre più diffusa in ambito medico che le diete a base vegetale siano più salutari delle diete che prevedono proteine e grassi animali, diversi autorevoli istituti abbracciano queste tesi. La mia esperienza personale lo conferma, per quello che può valere.
Questa la posizione dell’American Dietetic Association in merito: http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.htm
Di identico avviso la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, Foodwatch e diverse altre autorevoli istituzioni.
Per finire, ma forse è la cosa che a tutti dovrebbe premere un po’ di più, per quanto ci sforziamo di trovare scuse e attenuanti alle nostre atrocità perpetrate ai danni degli animali, non possiamo non constatare che questi soffrono al pari degli esseri umani, fisicamente in quanto dotati dei medesimi organi recettori e sistema nervoso, “emotivamente” perchè, appunto, esseri senzienti. Peggio ancora, l’impossibilità di elaborare il motivo del dolore rende loro la violenza ancora più tragica e spaventosa.
Ogni tanto ripropongo un semplice “esercizio” per stimolare l’empatia: provate a negarvi il respiro per due minuti, quando avvertirete il panico e sentirete la testa pulsare avrete forse un’idea dell’agonia a cui sono destinati i pesci.
Un bellissimo, ma durissimo, film da vedere a riguardo è EARTHLINGS, narrato dal famoso attore Joaquin Phoenix.
Sono convinto che pochi onnivori (o necrofagi, come sarebbe più appropriato riferirvisi) siano “cattivi” o insensibili, credo invece che manchi fondamentalmente l’informazione. Prova ne è il trend del vegetarianismo che dalla metà del secolo è in costante e rapida crescita.
Certo che, una volta ricevute le informazioni e passato il tempo fisiologico per assimilarle (dura mettere in discussione la propria vita, è indubbio), non apportare cambiameti alla propria alimentazione e stile di vita è davvero perverso, perchè contrario ai principi di conservazione della specie, contrario ad ogni etica, ed infine assolutamente non pratico.
Mettere in discussione le proprie abitudini di una vita è coraggioso ed ammirevole, e di sicuro non è facile. Non cambiare nulla è solo comodo. Se vogliamo disinteressarci di tutto in virtù del “gusto”, non possiamo che chiamarci crudeli.
No, non accetto il punto di vista “tanto doveva morire”
Le galline con più spazio fanno uova migliori e hanno carni migliori, tanto per dire. E non solo come gusto, anche più sane.
Il manzo kobe vive senz’altro meglio massaggiato e curato, anche se poi finirà macellato. E sul “come” macellare c’è modo e modo.
Un tempo al maiale per sgozzarlo lo si infiocchettava, si faceva la festa (anche) per non “spaventarlo” più del dovuto.
Qui è il punto, il “come” si fanno morire (e vivere) gli animali che ahimé servono necessariamente al nostro sostenimento.
Concordo con te,
infatti ho detto che “era nata per essere mangiata” non “che doveva morire” (cambia di poco, lo so).
Un vegetariano convinto sarebbe ovviamente in disaccordo, ma io parto dal ragionamento che sia comunque un male necssario al nostro sostentamento. Concordo che non abbia motivo una sofferenza inutile.
Sono certo, certissimo che la qualità delle carni di animali che vivono serenamente fino al giorno della macellazione non possa che essere migliore. Ci sono Leggi severe che se rispettate mettono al riparo proprio da questi rischi.
Ovvio che non tutti le osservano, come che non tutti le hanno.
Come consumatori possiamo purtroppo fare molto poco, il controllo della filiera non arriva a questo.
Possiamo scegliere più opinatamente, sperando che serva, e confidare sull’intelligenza di chi è coinvolto.
Ecco, io adoro Dissapore da sempre, ma dico che se si liberasse di qualche scoria animalista/sentimentale di troppo, la mia adorazione giungerebbe allo zenith.
Se non ci scrivesse il betullino petulante sarebbe ancor migliore…
okay, okay, una scoria neanche troppo sentimentale saluta e chiede scusa per il disturbo, non sia mai vi rovinassi la digestione
Haha, ma dai scherzavo.
Peraltro qualche anno fa in Lomellina c’era il principe Amedeo d’Austria che allevava le anatre (attenzione, non le oche) e faceva un foie gras totalmente “etico”, diciamo così. L’azienda si chiamava Martignac, e purtroppo non c’è più.
Prendevo in giro amichevolmente Bernardi, il tuo intervento mi sembrava andasse nell’altra direzione…
Premesso che trovo il fegato ed i fegatelli e tutte quelle robe che sanno di fegato assolutamente disgustose al mio palato, stranamente potrei uccidere per il foie gras, trovo che sia una delle cose piu’ buone al mondo. Da qualche tempo, avendo ragionato su come si ottiene questa delizia, non lo mangio piu’. Ci hanno regalato una bellissima latta x natale che e’ ancora li’ in cucina in bella mostra e mi guarda, ma io resisto. Forse non serve a cambiare il mondo, forse non serve a niente … ma io ho smesso. Ed il fatto che ci siano oche che muoiono felici – non vedo come con un fegato ipertrofico e necessariamente cirrotico – in allevamenti alternativi ed etici, non riesce certo a farmi cambiare idea. Non pensate se ne possa fare a meno? Come tante altre cose del resto, ma questo mi sembra proprio uno sfizio di cui possiamo privarci.
Se non lo mangi, me lo passeresti? Tanto l’oca è già passata a miglior vita…trovo insopportabile lo spreco…
Facciamo a metà!
il fatto che l’oca sia passata a miglior vita non significa proprio niente! … eppoi ho gia’ una serie di prenotazioni – purtroppo! Facciamo una riffa?
La responsabilità penale è personale…l’oca non è morta a causa della mia personale passione gourmet…mi limito ad approfittare delle circostanze…sono l’utilizzatrice finale…
No, la riffa no…facciamo scegliere al foie gras…
in effetti al mondo ci sono davvero migliaia di cose buonissime come il foie gras ma che non hanno questi metodi di produzione che per quanto praticati al meglio sono comunque una forzatura estrema(come gli alevamenti in batteria dei polli e qualsiasi forma di allevamento intensivo degli animali da reddito). confesso anche io adoro il foie gras ma sono giunta alla conclusione che SI PUO’ VIVERE SENZA FOIE GRAS ED ESSERE COMUNQUE FELICI. detto questo mi sembra che alla fine dei conti…si sia detto tutto. ciao
il foie gras non dà la felicità, ma è comunque un ottimo surrogato. (adattamento da Via col vento)
assolutamente d’accordo con Monica, si puo vivere benissimo
senza foie gras, e altre parole non servono.
Come direbbero da altre parti il resto è fuffa
1. si può tranquillamente vivere senza carne..NON é necessaria al nostro sostentamento
2. non siete eroi se vi private del foie gras e vi sbranate la coscia di pollo o quel maialino che viene castrato senza anestesia da piccolo e buttato insieme ad altri…inutile che racconti altre atrocità…
3. credo che esistano allevamenti più etici…ma non sono una giustificazione…
4. le mucche da latte in un’azienda poco etica muoiono dopo 2 anni…in un’allevamento etico durano 15 anni…moriranno comunque ma la loro vita sarà sensibilmente diversa..il latte della second lo pagherai il doppio(minor produzione, miglior cibo, molto più spazio per la sua vita)…quanto sono disposti a cercare con cura?quanti a pagare più del doppio?quanti si limiteranno a mangiare animali da allevamento industriale?o li elimineranno?quell’animale oltre aver vissuto una vita veramente grama sarà in uno stato fisico pietoso a causa delle perversioni umane e dello stress cui é sottoposto…
inoltre il post iniziale mi sembra guidato da giustificazionismo da gourmet…
saluti…Matteo
Presupposti e domanda sul punto 1 ma tralascio il resto:
-Presupposti-
1. L’organismo produce elastase.
2. L’elastase è un enzima che serve a rompere le catene proteiche dell’elastina.
3. L’elastina è contenuta nel tessuto connettivo.
4. Il tessuto connettivo non è presente nei vegetali ma solo nelle proteine animali.
-Fine dei presupposti-
-Domanda-
Perchè il pancreas produce elastase se la carne non è necessaria al sostentamento?
Sii convincente nella risposta possibilmente…
Tu sei quello che scrisse “massacratemi ma vi farete del male” durante una discussione sul mangiare carne o meno, giusto? Comunque.
Il corpo umano ha iniziato a produrre elastase da quando abbiamo cominciato a mangiare carcasse di animali per istinto di sopravvivenza in zone semi-desertiche, e con maggior frequenza durante la grande glaciazione del Pleistocene e il periodo precedente ad essa.
Si nasce con un corredo enzimatico che cambia nel corso della vita così come è cambiato nel corso dell’evoluzione umana.
Traduzione: produciamo questo enzima non per poter mangiare la carne perché ci è necessaria ma per metabolizzarla quando e se la mangiamo.
Cit:
“L’uomo, in base a tale classificazione (parla di animali carnivori, erbivori, onnivori e frugivori), non è nè onnivoro nè carnivoro. Si noterà, infatti, che se non fosse per l’ausilio di strumenti artificiali, non sarebbe in grado di cacciare e di uccidere altri animali servendosi solo di unghie e denti (cosa che ad esempio un leone, può fare tranquillamente). Osserviamo inoltre che l’uomo non è in grado di mangiare carne senza averla cotta, né è in grado di assimilarla senza incappare in grossi problemi di salute, se prima non procede alla cottura.
Se si vanno ad analizzare gli organi umani, ci si accorge che i denti, lo stomaco, l’intestino, le unghie, la placenta, le urine, la saliva eccetera, lo rendono classificabile come “animale frugivoro”.
Infatti, ripercorrendo le varie fasi preistoriche, ci si accorge che il consumo di carne da parte dell’uomo non è stato immediato.
All’inizio, l’uomo si nutriva di bacche, tuberi, radici, graminacei e legumi, conformemente alla propria fisiologia.
Si ipotizza che il cambiamento che lo ha portato a mangiar carne, sia dovuto alle glaciazioni, in particolare all’ultima glaciazione Würm. Tale fenomeno atmosferico avrebbe precluso all’uomo tutti gli alimenti di cui sopra, propri della sua naturale dieta. Cosi, per non soccombere, si sarebbe adattato a nutrirsi di carne, nonostante questa non fosse suo naturale alimento. In effetti l’uomo non ha iniziato subito a cacciare, bensì il suo consumo di carne è cominciato nutrendosi di carcasse lasciate da altri predatori.
In sintesi: ciò che rende un animale più propenso a un certo tipo di alimentazione è, in genere, la sua propria conformazione. Per l’uomo è differente: l’alimentazione onnivora dell’uomo è in netto contrasto con la sua fisiologia, poichè è frutto di un’abitudine innaturale adottata per necessità ma perpetuata nel tempo, anche dopo il venir meno di tale necessità.”
E’ chiaro che sono passati alcuni anni da allora e la nostra dieta è molto ma molto cambiata, credo comunque di avere risposto alla tua domanda.
Obiezioni?
1)”Il corpo umano ha iniziato a produrre elastase da quando abbiamo cominciato a mangiare carcasse di animali per istinto di sopravvivenza”. Ma Lei c’era per vedere che l’uomo ha cominciato a mangiare carcasse e non semplicemente a cacciare? 2)”l’uomo non è in grado di mangiare carne senza averla cotta”. Poi scoprì la tartara!!!… 3) “Se si vanno ad analizzare gli organi umani, ci si accorge che i denti, lo stomaco, l’intestino, le unghie, la placenta, le urine, la saliva eccetera, lo rendono classificabile come “animale frugivoro”.” Ma perchè Voi animalisti leggete solo le parti dei testi che avvalorino le Vostre tesi?!…
1. No, Max, non c’ero, ho solo riportato il passo del pdf di uno studio per le scuole elementari.
2. Non apprezzo la Tartara ma il suo è un buon esempio.
3. Penso che chiunque preferisca avvalorare la propria tesi piuttosto che affossarla, no?
Comunque non sono un animalista, mangio poca carne ma godo molto quando lo faccio, ho solo riportato quella che mi sembrava una tesi plausibile in risposta alla domanda del signor Lo Cascio.
Si.
Hai detto:
Ho evidenziato i termini “preistoriche” e “glaciazioni”. Mi pare quindi di capire che ti stai riferendo a “qualche giorno” fa.
Gli ominidi di cui parli, quelli che:
Se non erro e, ti prego, correggimi se sbaglio, erano ciò che gli studiosi hanno individuato come Australopithecus africanus e Australopithecus boisei. Quest’ultimo era più robusto ed aveva addirittura una strana cresta sul cranio che era un sostegno a cui erano attaccati i muscoli masticatori. Aveva un cranio di 450CC (quello di una scimmia) fronte sfuggente e una mascella con grossi denti in grado di tritutare granaglie e gusci durissimi. Era costretto ad una dieta ipervegetariana. In pratica era costretto a ruminare per parecchie ore al giorno per cercare di trarre nutrimento da alimenti poco nutritivi.
I primi, invece, con una dentatura meno importante, erano comunque vegetariani e amavano dei cibi piu teneri.
Questi primi ominidi vivevano in africa in un periodo in cui vi fu un radicale mutamento delle condizioni climatiche come hai specificato. Tutto ciò portò ad un inaridimento del territorio e mentre i boisei potevano continuare a sgranocchiare le loro granaglie, gli africanus furono costretti ad una “mutazione” genetica che diede origine all’homo habilis cioè i nostri padri piu diretti.
L’homo habilis aveva un cranio molto piu sviluppato, una dentatura piu discreta.
I vegetali teneri scarseggiavano in seguito al proliferarsi di mandrie di animali che continuavano a ruminare ogni traccia di vegetale. C’era invece una grande quantità di carne e sembra che l’homo habilis non dovesse neanche cacciarla, come hai, ancora, specificato. Poteva accedere ad animali morti in seguito a scontri e a combattimenti oppure a carcasse semi-divorate. Inoltre l’homo abilis non aveva artigli in grado di penetrare e strappare, come ancora hai già detto, le pelli degli animali morti e iniziò a costruire utensili. In questo modo, mentre l’homo habilis iniziava il suo percorso, l’australopiteco boisei continuava a mangiare granaglie dure diventando però preda dei carnivori fino a quando si estinse completamente.
L’homo erectus, dopo il sapiens, scopre il fuoco ed è in grado di spingersi in luoghi freddi, conservare ma soprattutto cuocere il cibo e parlo di carne e non di vegetali.
Le dimensioni del cranio diventano piu grandi e le mascelle piu piccole in quanto la cottura del cibo non è piu sporadica. La carne cotta era piu tenera.
L’homo sapiens, suo successore, porta a ciò che siamo oggi:
Carnivori e discendenti dai carnivori. Ecco perché l’organismo produce elastase. Non basta, secondo me, dire che:
Perché a questo punto potrebbe essere naturale produrre un enzima che possa farci digerire, che ne so, la ceramica per “metabolizzarla quando e se la mangiamo”. La ceramica non si può digerire. Mi pare.
In definitiva, il nostro corpo è stato anche programmato per mangiare cibi crudi ma è frutto, e lo dice la storia non io, di una continua mutazione lunga milioni di anni in cui la nostra specie ha sempre fatto uso di carne cotta.
Quindi la tua arringa, legittima per carità, non è, secondo me, assolutamente applicabile alla fisiologia umana dei giorni nostri.
Prova a privare un bambino della carne e dimostrami di non incorrere in alcuna difficoltà a nutrirlo, (bada, non ho detto alimentarlo) senza proteine organiche.
La biodisponibilità del ferro dei vegetali, solo per dire la prima che mi viene in mente, non è equiparabile a quella della carne.
Sono, ancora, fermamente convinto che l’affermazione:
«La carne NON è necessaria al sostentamento.»
…riflette carattere di giustificazionismo patosensibile.
Quindi no, secondo me non hai risposto alla mia domanda ma rispetto il tuo punto di vista per quanto, come penso si sia capito, non lo condivida affatto. Resto, ovviamente, disponibile al dialogo, si spera costruttivo, che possa in qualche modo elevare il contesto del ragionamento in modo civile e garbato.
Grazie comunque per il tuo tempo.
P.S.
Possiamo anche evidenziare il nome e cognome della paternità delle nostre idee. Non siamo in un campo di concentramento.
Buongiorno Gianfranco, mi sembra di non essere stato sgarbato, vero? Ho provato a rispondere e hai confutato quella tesi con altre argomentazioni scientifiche e sensate, grazie anche a te del tuo tempo.
Le idee non erano mie, come ho scritto poco sopra, mi sono limitato a citare un saggio trovato in rete e facilmente rintracciabile.
Sono estremamente consapevole del non essere in campo di concentramento, se non mi firmo col mio nome non è per paura dei “capò” gastrofanatici o del “massacro” ma per motivi molto più terra terra, credimi. Comunque mi chiamo Claudio.
Come ho già detto a Max, ci tengo a precisare che non sono un vegetariano né un attivista animalista.
Buona discussione.
No, affatto. Non sei stato sgarbato. Spero neanch’io.
-Presupposti-
1. L’organismo produce elastase.
2. L’elastase è un enzima che serve a rompere le catene proteiche dell’elastina.
3. L’elastina è contenuta nel tessuto connettivo.
4. Il tessuto connettivo non è presente nei vegetali ma solo nelle proteine animali.
-Fine dei presupposti-
-Domanda-
Perchè il pancreas produce elastase se la carne non è necessaria al sostentamento?
perchè siamo abituati a mangiare carne ed è necessario metabolizzarla…carne e derivati sono molto complessi da metabolizzare per la presenza di grandi quantità di grassi saturi, colesterolo e di proteine animali acide ed il paragone con la ceramica non è per niente calzante poichè gli enzimi alimentari permettono di “digerire” amidi, proteine e grassi che naturalmente non compongono la ceramica formata da Quarzo, Diopside,Ematite, Sanidino Anortoclasio, Amorfo..
tuttavia non sostengo che l’elastase sia stato generato nel momento in cui l’uomo ha iniziato a nutrirsi di carne poichè se si diventa vegetariani l’enzima non si riduce come invece avviene in età adulta per l’enzima per la digestione del lattosio (lo zucchero presente nel latte animale e nel formaggio), che diminuisce non solo quando non vengono assunti per un determinato periodo di tempo cibi che lo contengono, ma anche ed ancor più, fisiologicamente in tutti gli individui adulti,così dimostrando che il latte è un alimento specifico ed utile solo finchè non sia stato completato lo svezzamento.
per quanto riguarda il ferro nella carne per fare un esempio 100 gr di ceci contengono 6,4 mg di ferro contro i 2,35 mg per 100gr di filetto di manzo..quindi la biodisponibilità del ferro nei cibi non animali è paragonabile alla carne. inoltre tutte le vitamine del gruppo b sono facilmente reperibili in altri alimenti come germe di grano, mandorle, legumi,nocciole, pappa reale,patate..
per finire studi effettuati dimostrano( come recita anche un articolo pubblicato su Medical Hypotheses di ottobre 2007, dal titolo “Il ferro eme assunto attraverso la carne rossa puo catalizzare il danno ossidativo e pu agire come iniziatore del tumore di colon, mammella, prostata, delle malattie cardiovascolari e di altre patologie”, )che il ferro eme contenuto nelle carni rosse pu essere dannoso per la salute.
Il ferro eme, che costituisce il 40% circa del ferro contenuto nelle carni, ci viene propagandato come indispensabile per garantire le necessità di ferro dell’organismo.
“Questo tipo di informazione” precisa la dottoressa Luciana Baroni, medico, presidente di Societa’ Scientifica di Nutrizione Vegetariana “largamente dispensata alla popolazione per voce di illustri nutrizionisti, sovrastima l’importanza di questo tipo di ferro, e tace invece che l’anemia da carenza di ferro presenta la stessa distribuzione tra chi mangia e chi non mangia carne”.Inoltre, gli studi epidemiologici sul rapporto tra dieta e salute ormai sono concordi: esiste una correlazione tra il consumo di carne rossa e trasformata ed i tumori di colon, retto, stomaco, pancreas, vescica, endometrio, ovaio, prostata, mammella, e polmone, e le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, il diabete tipo 2 e la demenza di Alzheimer.
La correlazione tra tutte queste importanti malattie croniche con la carne rossa della dieta indicativa della presenza, nella carne rossa, di sostanze in grado di danneggiare componenti biologiche dell’organismo.
L’ipotesi del nuovo studio sul ferro eme si focalizza sulla biochimica dei composti dell’eme e sui loro processi ossidativi.
La trasformazione delle proteine dell’eme contenute nella carne cruda, nel corso dei processi di preparazione e di digestione della carne, genera dei prodotti in grado di innescare reazioni ossidative che danneggiano i lipidi, le proteine, il materiale genetico e altre componenti dell’organismo, in misura simile a quello che come ben noto avviene con le radiazioni ionizzanti.
Poiche’ il danno ossidativo largamente riconosciuto come uno dei fattori in grado di innescare patologie croniche, evidente che la riduzione delle quantita’ di carne rossa nella dieta sia in grado di abbattere i livelli di danno ossidativo dell’organismo.
Per contro, l’assunzione di cibi come frutta e verdura permette di aumentare i livelli di antiossidanti dell’organismo, soprattutto selenio, vitamina E, vitamina C, Lycopene, cisteina e glutatione e varie altre sostanze fitochimiche, tutte sostanze in grado di contrastare gli effetti negativi delle rezioni ossidative.
Cito anche la Fonte: Tappel A., Heme of consumed red meat can act as a catalyst of oxidative damage and could initiate colon, breast and prostate cancers, heart disease and other diseases., Med Hypotheses. 2007;68(3):562-4.
@gianfranco
L’elastasi è solo una delle numerose proteasi sintetizzate nell’organismo umano, oltre che dal pancreas è prodotta anche dai leucociti polimorfonucleati. Esercita altri ruoli fisiologici. Infatti svolge anche un ruolo di difesa contro i batteri, modula la risposta immunitaria, regola la funzione delle citochine a livello intestinale. E’ riduttivo quindi considerare l’elastasi unicamente come enzima che degrada elastina e molecole della matrice extracellulare durante la digestione.
Ciao Gianna,
Non discuto su questo. Dico solo che questo elemento è l’unico in grado di degradare l’elastina e, di fatto, interviene nei processi digestivi.
Il focus era sulla frase “la carne non è necessaria al sostentamento”. Non la condivido e per i motivi che ho indicato. Se poi esistono argomentazioni che non conosco, ben vengano. Credo servano a tutti discussioni come questa.
Non sei d’accordo?
Esistono anche enzimi batterici che sono in grado di idrolizzare l’elastina, tra questi alcune metalloproteasi. Come vedi si tratta di enzimi multifunzionali e molto piu’ diffusi di quanto pensiamo…
Se poi la mettiamo sul piano nutrizionale, se “la carne è necessaria al sostentamento”, e insostituibile la risposta è decisamente no. Forse che non si trovano proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali ecc…negli altri alimenti?
Gianna, sei un ricercatore biochimico universitario. Io, uno a cui piacciono le polpette cotte bene.
Gli esperti, come te, danno dei consigli e lo fanno per cercare di migliorare la vita di tutti noi elevando il contesto culturale.
Idrolizzare l’elastina grazie ad enzimi metalloproteasi mi impressiona, fa molto Università ma mi dice poco.
Visto che non ho titolo, posso solo riportare informazioni che ho studiato e possono esistere dinamiche che potrei non conoscere, la mia domanda è:
Come fa il mio organismo a digerire il collagene? Quali sono gli attori coinvolti? L’elastase è il principale responsabile o no?
Solo una domanda, non voglio generare sterile polemica.
Le tecniche di allevamento progrediscono per ottenere un prodotto sempre migliore e possibilmente ad un minor costo. Il benessere degli animali in allevamento è necessario non tanto per questioni etiche, ma per ottenere un prodotto di qualità: la vacca affamata non fa latte! Per quanto riguarda il foie gras, la tecnica dell’ingozzamento ha dei costi di mano d’opera elevatissimi e stressa l’animale, pertanto con l’evoluzione che si è avuta nella mangimistica ora si tende ad evitarla. Per quanto riguarda la produzione di uova, bisogna chiarire che l’allevamento in gabbia delle galline ha un costo di strutturazione decisamente più alto dell’allevamento a terra, ma offre maggiori garanzie sanitarie e di pulizia del prodotto, ottenibili a terra solo con trattamenti anche farmacologici. Pensate solo alla carica batterica alla quale è esposto un uovo a terra… Credo che l’autore del testo abbia colto nel segno: molte delle campagne “animaliste” si rivelano nei fatti unicamente campagne di marketing….
anche nella bibbia, secondo l’interpretazione rabbinica, all’inizio l’uomo era vegetariano e solo più tardi gli viene concessa la possibilità di mangiare carne. nel pensiero ebraico il requisito per poter mangiare carne è la saggezza. il saggio è consapevole del fatto che per mangiare carne è stato necessario uccidere un essere vivente. per lo stesso motivo chi, materialmente, si occupa della macellazione è, tutt’oggi, un rabbino/chirurgo. lo “sciochèt”, colui che sgozza e seziona l’animale, toglie alcune parti di grasso destinate un tempo ai sacerdoti e il nervo sciatico, deve essere cosciente della propria azione riferita allo spargimento di sangue che, come è noto, deve essere eliminato completamente per il divieto di cibarsi della “vitalità” dell’animale che, si suppone, risieda proprio nel sangue.
l’operazione di sgozzamento deve essere fatta con una lama – bilama – priva di difetti e lunga almeno il doppio del diametro del collo dell’animale da macellare e deve essere eseguita senza incertezze altrimenti la carne non è kasher, cioè adatta/idonea per l’alimentazione.
detto questo io la penso come Jonathan Safran Foer (se niente importa, perché mangiamo gli animali?) che, almeno, bisognerebbe cercare di mangiare meno carne.
E ADESSO UN POVERO CUOCO COME ME, CHE POSIZIONE PRENDE??
) mi hanno creato un caso di coscienza… su l’eticità del cibarsi di animali, a mio avviso è assolutamente impossibile trovare una posizione… sicuramente io prediligo cucinare animali allevati all’aperto, non da allevamenti intensivi ecc. ma pur sempre vengono uccisi e…ORRORE.. io lo faccio per lucro?!?!?! Penso però che se non esistesse questo meccanismo strano che porta l’uomo ad allevare animali per poi cibarsene questi animali non sarebbero esistiti… ok non è giusto allevarli per poi ucciderli…ma i cacciatori discolpati di qualche post sopra..non fanno lo stesso? pensate forse che tutti gli animali uccisi durante le battute di caccia siano nati e cresciuti nel bosco?? Allora è meglio rifugiarsi nel vegetarianismo…ma ovviamente Vegan perchè pesci e uova e latte….vedi sopra. Però a questo punto mi sorge un dubbio:
mi sento completamente disorientato, anzi le due costate di chianina che ho cotto sulla brace stasera (non di pigna ovviamente
tra il mio cliente che stà sbranando la costata al sangue e il bambino paffutello incontrato oggi pomeriggio che incurante del fredo smangiucchiava il suo biscotto gelato….chi è l’emulo di Hannibal Lecter ??? il biscotto gelato è fatto dall’industria alimentare a cui non frega un tubo di come le galline produttrici di uova vivano, di come il latte venga munto e di dove e quanto eticamente venga prodotto il cioccolato…e alle sig.re giustamente indignate di qualche post fà, mi verrebbe da chiedere se hanno mai utilizzato un profumo (vedi AMBRA) o usato un cosmetico che…. ma il mio cliente stà finendo la costata e adesso….chi mi chiederà di uccidere?
La coerenza è di questo pianeta???
Io continuerei a servire splendia carne di chianina… pensando che è carne di un animale sano allevato allo stato brado macellato alla giusta età… lontano anni luce dalle bistecche fatte in serie che si vendono in molti supermercati.
La soluzione non è guardare agli sbagli degli altri, usando le azioni deplorevoli di cacciatori o multinazionali come attenuante per le proprie. La soluzione è fare lo sforzo di non essere ipocriti e prendersi davvero le responsabilità di ciò che si fa in prima persona, senza tanti paragoni con quanto nuoce una terza entità, e soprattuto come uomini prima che come cuochi. Essere cuoco è una professione, se l’essere cuoco viene prima di essere persone oneste c’è qualcosa che non va. E se c’è qualcosa che non ti sembra giusto o totalmente onesto in quello che fai abitualmente forse è ora di farsi alcune domande.
Le informazioni sono là fuori alla portata di tutti, non sono quelle a mancare.
Odio essere auto-referenziale, ma credo che il mio posto un po’ più in alto sia piuttosto denso di spunti di riflessione, è certamente cosa buona quantomeno relazionarcisi, con onestà.
P.S.
La ristorazione vegetariana è un business in forte crescita…
Il mio post voleva essere ovviamente provocatorio, la riflessione comunque va fatta sulla ….coerenza. I comportamenti errati non devono, come giustamente sottolinei, essere ne esempio ne scusa, però non possiamo neanche seguire una filosofia di vita (tale è essere Vegetariani) solo parzialmente. Perché essere vegetariano, mette al sicuro solo alcune categorie animali, combattere il consumo di carne (attenzione sono assolutamente contrario agli abusi e all’allevamento intensivo e indiscriminato) e magari accettare altre forme di sevizie sul genere animale (ittiocolture intensive, utilizzo di cavie nell’industria cosmetica ecc..) “sazia” solo una parte della nostra coscienza. Ho paura che anche in questo caso essere assolutamente integralisti, sia impossibile. Il difficile secondo me (non impossibile solo estremamente difficile) sia trovare il giusto equilibrio tra ciò che realmente possiamo chiedere alla natura, senza stravolgere la sua etica, e ciò che realmente ci necessita. Il punto, e che dovremmo vestire i panni dei giudici e degli imputati, ed è questo aspetto che mi risulta incredibile e privo di coerenza. Così come trasformare tutta la ristorazione in un’ unica proposta vegetariana mi risulta assolutamente utopistico…e poi
come faccio a grigliare una immensa bistecca di tofu….
Sono d’accordo con quasi tutto quello che hai affermato, specie sulla coerenza. Diventare vegetariani è un passo importante ma comunque parziale verso l’adozione di uno stile di vita onesto e sostenibile. È per questo che oggi, da diverso tempo, seguo uno stile di vita vegano, il quale influenza le mie abitudini alimentari così come tutto quanto delle mie scelte possa avere impatto sull’ambiente e sulle forme di vita.
Il punto per quanto mi riguarda non è dirsi vegani (o altra etichetta) e considerarsi “arrivati”. Il punto è tendere sempre al miglioramento delle proprie scelte, nell’ottica di fare tutto ciò che si può.
Chi, come dicevo, si nasconde dietro le deplorevoli azioni di altre delle persone, non solo non arriva da nessuna parte, ma proprio non si muove dalla stagnante posizione di partenza. Nulla cambia, se non il rafforzamento della capacità delle persone di digerire e accettare sempre più pesanti ipocrisie. Mi nausea meno (intellettualmente) chi manifesta onestamente che non gliene frega niente dell’impatto ambientale, della sofferenza di esseri senzienti, dell’iniqua distribuzione delle risorse alimentari e perfino della propria salute, in virtù di sapori a cui non vuole rinunciare.
Quello su cui non sono d’accordo invece è sull’uso della parola “integralismo”, perchè questa indica l’adozione acritica e ottusa di un’ideologia. Diventare vegano, nel mio caso, è proprio partito dall’autocritica alle mie abitudini precedenti, che ha originato dall’informazione (che, ripeto, è lì fuori). Non esiste una cosa “troppo” giusta.
Infine, dissento anche sull’idea del carattere “utopico” di certe idee: smettere di sfruttare il mondo animale (e parallelamente gestire irresponsabilmente quello vegetale) è più che possibile, anzi genererebbe grandi vantaggi per tutti, quello che manca è la volontà e l’informazione.
mea culpa….integralismo nella sua accezione positiva, ci mancherebbe, ma anche nella sua visione assolutistica, che non necessariamente va intesa come ottusa.
)
I vegani concorderai con me, non accettano compromessi, e questa visione assolutistica che , secondo me, li rende, agli occhi della restante popolazione, una specie di setta. Non mi permetto sicuramente di discutere i principi, ma forse una maggior elasticità di divulgazione, in un mondo assolutamente e radicalmente onnivoro, forse porterebbe maggiori cambiamenti. E su questa riflessione che si innesta l’uso dell’ “utopistico”. E’ difficile per chi nasce in una realtà (società-ambiente-famiglia) che basa i suoi principi alimentari sul consumo delle proteine animali, cambiare radicalmente stile di vita. Ma è ancora più difficile che questa trasformazione avvenga per miracolo in tutta la popolazione contemporaneamente. I passaggi intermedi sono una costante nella storia dell’umanità, “step by step” è l’unica possibilità, a mio avviso. Trasformare il proprio stile di vita non comporta, purtroppo, solo una azione personale…sarebbe splendido…come vedi è il concetto di “troppo giusto…subito” che non mi convince.
A questo punto però, abbiamo trasformato uno scambio di opinioni su una preparazione gastronomica….in…non so neanche io come definirlo…credo che queste considerazioni sulla natura umana, non siano molto attinenti…già mi immagino le facce degli altri amici di tastiera ..:-°…che si staranno domandando quali spezie ci siamo “sniffati” prima di intraprendere questo discorso…ma torniamo alla realtà…mi confesso pubblicamente…il foie gras…mi fa orrore e non solo non lo mangio, ma non l’ho mai inserito in menù….OOOO…finalmente l’ho detto!!!
Non ho mai mangiato il foie gras e non sapevo cosa fosse prima di doverlo studiare. Sono laureata in scienze animali e sono iscritta alla laurea magistrale e per un esame ho dovuto studiare come si ottiene questo alimento.
Credo che trattare in questo modo barbaro gli animali sia immorale e assolutamente sbagliato. Credo che migliorare il benessere degli animali durante la loro breve (purtroppo)vita sia fondamentale per la società, non per ottenere prodotti di qualità più alta, ma perchè dovrebbe essere la nostra moralità ad imporcelo come obiettivo.
Provate ad immaginare che infilino a voi in bocca un tubo e che vi facciano mangiare più di quello che fisiologicamente riuscireste, non è mica simpatica come cosa!!
Anche se studio gli animali e il loro allevamento (che spero un giorno migliori), nell’ultimo anno seguo degli incontri sul vegetarianesimo, sulla naturopatia e sul biologico; mangio carne ma vorrei cambiare il mio metodo di alimentazione consumandone meno e sostituendola con legumi e cereali. Anche i miei professori dell’università dicono che consumare troppa carne porta una perdita di fertilità! Infatti negli ultimi anni il numero di persone che non riesce a procreare è aumentato (colpa anche però dei jeans troppo attillati).
In definitiva, so che è paradossale, ma spero che i vegetariani aumentino sempre più, o che almeno la gente comprenda che mangiare carne 5 o 6 volte la settimana fa male (provoca una più alta insorgenza di tumori e problemi vascolari), iniziamo a diminuirne il consumo a 2 o 3 volte la settimana.
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