
ahahahahah: ovviamente con 1 milione te ne
ahahahahah: ragazzi ma fatevi furbi con 1m
Gianfranco: alla terza riga
se c'è bisogn
La Linea (Mauro): probabile che abbia sempre man
Sandro: la pasticceria siciliana non s
Sull’intera popolazione italiana, il pubblico delle riviste gastronomiche e dei ristoranti blasonati è davvero in minoranza. Altrimenti il presidente del consiglio sarebbe Bonilli (adesso non venitemi a dire che non è una figura storica) e non quell’altro che pur inizia per B. Una parte consistente della popolazione, purtroppo, non si è ancora resa conto di certe differenze fra un cibo e l’altro e non ha molte speranze di cambiare nell’immediato: non legge le scadenze e al banco frigo ordina du’ etti del prosciutto cotto più rosa shocking. Che faccio lascio?
Ma nel mezzo c’è una specie interessante: il gastrosemplice.
I gastrosemplici sono quelle persone che amerebbero mangiare bene, ma siccome non hanno tempo da dedicare alla spesa, abdicano in favore di un cibo buono ma non troppo.
Si preparano piatti elaborati ma non top, inventano delle ricettine niente male, ma le ralizzano con le zucchine della frutteria aperta anche di notte. Quando gli va di lusso, il meglio che riescono a trovare sulla piazza in fatto di pesce è l’orata con la crocetta su “pescato”, invece di beccarsi abnormi filetti di pangasio. Mica hanno la dritta per entrare all’asta del pesce a Anzio, loro!
I gastroeruditi, o gastrofanatici, d’altro canto non mangiano un fritto se non è cotto nell’olio d’oliva, non ingeriscono un insaccato che non provenga da una capretta che abbia dormito almeno due notti sotto l’aurora boreale, che le ha conferito quel certo non so ché, e non cucinano niente che non abbia un nome ed un cognome.
Ma ve lo immaginate il gastrofanatico poppante? Gli cade il primo dentino e già pregusta la crescita del nuovo dente per dare un morso alle coppiette d’asino, e se non c’è l’uovo di Paolo Parisi il suicidio è dietro l’angolo.
I gastrosemplici invece, non hanno tempo di cercare l’introvabile, ma vanno nei supermercati e chiedono il cotto senza additivi, controllano la scadenze dei prodotti e sanno anche fare qualche abbinamento cibo-cibo da mettere in una croccante rosetta.
Con ciò non intendo negare l’assoluta bontà de lo mejor de la gastronomia e nemmeno il valore promozionale e passionale di persone che apprezzano il lato pornografico del cibo, ma qualsiasi estremo, in cucina come in politica, potrebbe generare mostri.
Immagino gente tornare a casa e, guardando il classico spaghetto al pomodoro, o le polpette fritte fatte con tanto amore, esclamare: “Ma che pomodoro è? Ma quella carne di chi è? Hai fritto nell’olio di semi? Sei una mentecatta! Adesso ti ammazzo, ma poi ti frollo per 28 giorni!”.
E Voi invece? Vi rilassate ogni tanto? In che categoria vi ritrovate? Chi credete abbia ragione?
Personalmente in questi casi, a costo di mettere troppa demagogia nel piatto, preferisco pensare che la verità si trovi nel mezzo, auspicando che la fase migliore sia quella che non ho ancora citato: il gastroconsapevole.
Francesca Barreca – The Fooders
[Immagine: Cupcake]
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bel post, ci voleva!gastrofanatico poppante mi piace, molto sottile! venendo poi alla domanda posta, altrochè se mi rilasso, sono praticamente “in ferie” ogni giorno!
Forse poco di più del gastroconsapevole.
Anche perché ad essere gastrofanatici si finisce con l’accostarsi al cibo non per gusto ma per moda. E si erdono tutti i presupposti.
Non cerco la firma, ma non compro neanche al supermercato, solo se costretta. Ho la fortuna di avere generi alimentari di ottima qualità negli alimentari della zona, cerco di rispettare la stagionalità, per pesci e verdure.
La mia filosofia è di trattare il mio corpo come qualcosa di motlo prezioso. E cerco di tenerlo in forma con alimenti di prima qualità, cene in ristornati seri (non di moda, ma professionali) e coccole per il palato.
Mi sembra una giusta via di mezzo.
Marika
Ecco. Basta togliere “gastro” e la situazione, secondo me, è abbastanza chiara e semplice.
La definizione più positiva è sicuramente consapevole.
Erudito è presuntuosa e fanatico negativa e deteriore.
Beh, a meno che uno non abbia fatto del gastrofanatismo un mestiere – nel senso che ti fa campare etc etc – nella vita ci si ritrova anche a fare i conti con l’orario d’ufficio, la tintoria che chiude se non ti sbrighi, si ma c’ho la macchina dal meccanico e oggi piove, con lo scooter nooo e poi il bambino m’ha vomitato sul divano …
Insomma non si iresce sempre a trovare il tempo per ricercare il sublime (al palato).
Per cui ben vengano le zucchine della frutteria aperta di notte, basta che la pasta e zucchine sia cotta risottando la pasta mista di Gragnano
Forse sono + gastromaniaco …
diciamo che tendo ad evitare quelli che sono troppo monotematici. C”e gente che è fissata con la qualità di quello che mangia, ma npn sembra avere una buona qualità della vita.
Ho riscontrato lo stesso in alcune persone che conosco o_O.
Dico davvero: ho vito gente rovinarsi la serata perchè non era riuscita a trovare la tal cosa da mangiare. Ma poi scusate, ci sarà un motivo se la maggior parte degli chef che conosco, e che lavora a stretto contatto col cibo di qualità, allo stesso tempo non è schiava di queste dinamiche? Poi ognuno fa quello che vuole, eh.. adesso esco a cacciare un cinghiale, da Liberati era finito.
Odio i refusi, ma come vedete non posso farne a meno. #refusofanatica, anzi no, #refusoconspevole.
Gastroconsapevole.
Cucino abbastanza bene per essere stato un single che cercava di far colpo sulla malcapitata di turno per farsela dare più facilmente, se mi metto a notare le cose al ristorante non si finisce più, ma veramente mi ci metto di punta, soprattutto quando mi capitano i posti pretenziosi con gestioni ancora più pretenziose, altrimenti me ne sto bello rilassato, mangio e bevo senza troppi problemi e cercando solo quello che non mi avvelena, soprattutto in pubbetti o trattorie alla buona. Spesa oculata, soprattutto per alcune materie prime come la pasta e la farina.
Insomma, cerco di mantenermi su quel minimo di gioia della pappa e dell’essere comunque reattivo quando cercando i prendermi in giro, ecco…
Farsi dare cosa?
La ricetta, no?
Anni di km in macchina per raggiungere la tal Osteria o Ristorante, km a piedi nelle città, da turista, per raggiungere la tal pizzeria, ristorante o panificio, con la coda di amici e fidanzate che si fermerebbero volentieri al primo Mc, o per i quali una pizza vale l’altra. Anni di litigi con mia madre per la spesa, per le cotture, per la varietà e la stagionalità.
Si.
Sono malato.
Va bene, ti perdono. I malati come te sono tanti, e non me la prendo con questa categoria, confesso che anche io a tratti ne faccio parte.
I fanatici talebani del cibo mi fanno ridere e pena piu’ di quelli che mangiano solo al fast food.
In particolare odio gli italiani all’estero che si rifiutano di anche solo assaggiare un piatto locale perche’ 1) non e’ italiano 2) fa schifo. Il punto 2 e’ particolarmente interessante, perche’ il “fa schifo” viene proferito senza assaggiare il piatto in questione.
Quando trovo persone cosi’ – e le trovo spesso – mi diverto molto.
Perfettamente d’accordo. Il fanatismo è idiota in qualsiasi settore si applichi.
Tra gastrsemplice e gastroconsapevole, ex gastrofanatica. Con l’età si rinsavisce, si sa…
mi ritrovo nel gastrosemplice con qualche pretesa.
del tipo che a volte non resisto e mi mangio i Teneroni, ma impazzisco per la birra Toccalmatto.
compromessi.
Spesso e volentieri, lo confesso, gastronzo.
Pronto al dissing del gastroignorante -ma senza augurargli il cancro come ho visto fare da altri più gastronzi di me- senza esitazione alcuna, fiero di non mangiare o di bere acqua se la qualità di quello che mi viene propinato è infima. Disposto a saltare un pasto se non si rispettano standard minimi, prima di accettare un invito a pranzo o a cena chiedo sempre dove si vada e nel caso declino perché il posto è una chiavica. Schietto e sincero fino all’autolesionismo, visto come un talebano, un fanatico, un malato, spendo ben oltre la metà del mio reddito per mangiare e bere e ne vado fiero, il tutto cercando anche di mantenermi in forma. E sotto sotto mi auguro che chi ordina Peroni e se assaggia una birra artigianale dichiara che gli fa schifo perché troppo amara o aspra, chi va a mangiare in una qualsiasi pizzeria al taglio, una vale l’altra, chi trangugia qualsiasi cibo, più è junk meglio è, non si riproduca.
Però a volte anch’io so essere flessibile. Basta che non mi si provochi e non mi si conduca all’esasperazione…
Buono a sapersi.
Non chiuderei mai la tendina della doccia se prendessi una stanza in un motel gestito da te.
Bella la frittura nell’evo che poi sa solo da olio… ogni tanto si deve cedere ad alimenti più poveri per estrapolare e mantenere il meglio (tenendo conto della tednica di cottura…) di un alimento…
Mah. Io sarei per il gastro-giusto. Se uno vive per mangiare è un conto. Spende in cibo e bevande tutto quello che può permettersi, dirottando verso questo capitolato quanti altri “investono” in vestiti, telefoni, orologi, gadget tecnologici e via via spendacciando. Scelte di vita, legittimissime in un senso e nell’altro.
Io sostanzialmente cerco di mangiare (bene, per quanto posso) per vivere
Essendo di educazione cattolica con “ascendente” calvinista il “peccato di gola” mi rimane sempre ben presente così come, essendo genovese di nascita, percepisco sempre la “volatilità” di una “ricca” mangiata e bevuta a fronte dell’acquisto di un bene “durevole”. Poi cerco sempre di cogliere il giusto “mezzo” tra costi (intesi in senso globale, specie come costi di tempo “libero” da impegnare, sempre risicato) e qualità di quanto mangiato, bevuto o acquistato in altro campo “ludico”.
Perchè dato un budget non illimitato da spendere in cose voluttuarie, in media non baratterei (almeno abitualmente) una cena extralusso con un mix di cibo, libri, film, musica, vestiti e benzina che “saziano” un po’ tutti i sensi. Poi cerco di spendere cercando il “giusto” cibo e così via nei “giusti” libri, film, dischi, ecc
Gastrocuriosa
cerco, osservo, controllo e assaggio senza essere ossesiva.
Ovviamente come ha scritto Ateteca, bisogna fare i conti con la realtà quotidiana e trovare il giusto compromesso.
Bello cenare nelel trattorie e osteria piene di tradizione e sapori veri ma anche vivere, nei limiti delle possibilità, l’esperienze culinarie di una cena exstralusso.
ps: non mi dire ch eliberati ha finito il cinghiale…e adesso?
Per me gastrosemplice per me non corrisponde esattamente alla descrizione su questo post e ha una connotazione estremamente positiva: sa trovare soddisfazione nella semplicità anche di pochi ingredienti magari poveri, ma selezionati con cura e attenzione fra quelli reperibili con uno sforzo umano (in qualche anfratto di un supermarket, in un mercato, un chiosco, un negozio in cui ci si è imbattuti per caso o qualche fornitore scoperto tramite passaparola o sul web da cui ci si può rifornire facilmente a distanza).
Un mix di ricerca, conoscenza, curiosità e capacità di adattamento.
Categoria a cui vorrei quantomeno tentare di appartenere!
Il gastrofanatico per i miei gusti è troppo gastrocomplicato e gastrocostoso. Troppo maniacale, insomma uno nella giornata non può solo pensare al cibo!!!
Beh, dai, mi sembra che siamo sostanzialmente d’accordo, no?
Il titolo del post dice tutto =)
Sostanzialmente direi di sì; c’era solo qualche sfumatura che secondo me poteva aggiungere qualcosa al ritrattino!
Sono un gastrosemplice non realizzato, nel senso che non essendo un granché ai fornelli non riesco a farmi le “ricettine niente male” che vorrei.