di | ven 10 apr 2009 ore 13:18
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arriva pasqua

Intollerabili intolleranze gastronomiche di Pasqua

Intollerabili intolleranze gastronomiche di Pasqua
Mai come a Pasqua il cibo può essere scorretto. Eticamente scorretto o religiosamente scorretto. I cattolici non mangiano carne il Venerdì Santo, mentre durante la Quaresima praticano l’astinenza riscoprendo se c’è tempo, ricette come il ragù di verdure le torte salate o un semplice piatto di spinaci lessati. Gli ebrei non mangiano il maiale (come i musulmani), ma anche il coniglio e il pesce senza spine (dallo storione alle sogliole fino alle cozze). C’è un ulteriore divieto, le stoviglie non devono essere contaminate dalle vivande proibite. Se per esempio si vuole mangiare riso patate e cozze, tipico piatto della tradizione pugliese, bisogna farlo con le mani. Infine ci sono le restrizioni dei vegetariani e dei vegani. I primi non mangiano prodotti di origine animale, dalla carne al pesce, quindi anche il coscio d’agnello con le patate, piatto simbolo della Pasqua italiana. La dieta dei vegani, secondo molti dannosa per la salute, esclude il cibo di origine animale compresi latte, latticini, uova e miele.

A me pare che arroccarsi in difesa della tradizione, farselo dire dal Papa—specie in questo periodo—cosa mangiare e cosa no, incarognirsi contro gli onnivori in nome della guerriglia vegana, sia un po’ tuffarsi nel Medioevo e nei suoi codici di decrittazione. Non è disprezzo per le tradizioni altrui, nè voglio attribuire la perfetta apertura mentale ai non religiosi o peggio, ai gastrofanatici. Trovo solo ridicolo che per le ragioni della tavola, il periodo di Pasqua debba essere quello più litigioso dell’anno. Non so come la pensate voi.

[Peperosso, ispirazione Leonardo Romanelli su Facebook]

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15 commenti a Intollerabili intolleranze gastronomiche di Pasqua

  1. Massimo, scusa. Il dibattito dovevi farlo prima di Chanel, non dopo

  2. avatar bio doll

    @luciano
    perchè?

  3. In questi giorni ho visto un cartellone con tanti agnelli e sotto scritto qualcosa tipo “salvateci”. Tipo Silenzio degli innocenti.

    Ora, io vorrei domandare a questi signori: ma i vitelli allora vi stanno tanto sulle balle? E perchè non difendere il polletto, pur nanin, da quell’orco spietato di Francesco Amadori. Per non parlare dei gamberetti, strappati alla vita prima di aver conosciuto la gioia di diventare gamberi. Magari rossi.
    Ah, no, quelli forse è meglio ucciderli da piccoli.

  4. Il Papa sentitamente ringrazia dell’accostamento ai vegani…

  5. avatar fabrizio scarpato

    Io credo che non sia più possibile accostare tradizione popolare e religione: credo che i diversi cibi regionali, il magro, l’agnello e le stesse uova di Pasqua, siano condivisi dalle persone senza sapere o senza chiedersi del loro significato religioso. Il quale è stato ormai metabolizzato, superato, in nome della consuetudine, della storia. La storia mi sembra più radicata della “regola” religiosa
    Io sono per mantenere le tradizioni, anche per conoscerne l’origine, ma non le confonderei con divieti o permessi enunciati dalle autorità religiose: anche perchè, in fondo, i significati di agnello, maiale, uova, Pasqua, eccetera nell’Antico e Nuovo Testamento, nell’ebraismo e nel cristianesimo, più relative appendici islamiche, si confondono, si integrano, senza diritti di appartenenza.

    • avatar Rinaldo

      concordo al quadrato: le tradizioni popolari offrono uno spaccato inteleggibile di vita e di civiltà, sono nel DNA: guai a perderle.

  6. In effetti ier sera ho affrontato una frittura di neonati del Tirreno, e devo dire che non l’ho portata via bene.

  7. Chiedo scusa, non mi sono spiegato. Non volevo azzeccare cose che non c’entrano, o schierarmi contro le tradizioni che anzi, credo ci consentano di conoscere i popoli come niente altro.

    Solo trovo bizzarro che la tavola di Pasqua, per le ragioni scritte, diventi la più litigiosa dell’anno. Siccome di recente ho cenato a casa di amici ebrei, aggiungo anche, che quello discriminato dalle tyradizioni gastro-religiose mi sono sentito io.

  8. avatar Dan

    A proposito del rapporto intenso degli ebrei (delle mamme ebree?) con il cibo, resto nel ruolo che in questi giorni mi sono ritagliato, cercando di sdrammatizzare un po’

    Tre figli ebrei lasciarono la loro casa, si resero indipendenti e prosperarono.
    Quando si riunirono di nuovo parlarono dei regali che avevano potuto fare alla loro madre.
    Il primo disse: “Io ho costruito una casa enorme per nostra madre”.
    Il secondo disse: “Io le ho mandato una Mercedes con l’autista!”
    Il terzo disse: “Vi ho battuti entrambi: voi sapete quanto piaccia alla mamma leggere la Torah e sapete che non ci vede molto bene. Io le ho mandato un gran pappagallo marrone che sa recitare la Torah nella sua interezza. Ci sono voluti 20 anni a 12 rabbini per insegnarglielo. Io ho contribuito con 1 milione di dollari all’anno, per vent’anni, ma ne è valsa la pena. Mamma deve solo nominare il capitolo e lui lo recita!”

    Poco dopo Mamà inviò le sue lettere di ringraziamento.
    Scrisse al primo figlio: Maurizio, la casa che hai costruito è così grande. Io vivo in una stanza sola, ma devo pulire tutta la casa.
    Scrisse al secondo figlio: Mosè, sono troppo vecchia per viaggiare. Resto tutto il tempo in casa, quindi non ho mai usato la Mercedes.
    Scrisse al terzo figlio: Carissimo Manuel, sei stato l’unico figlio che ha avuto il buon senso di sapere cosa piace a sua madre. Il pollo era buonissimo!!!

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