di | mar 14 lug 2009 ore 9:38
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il mondo ci guarda

Italia, Spagna, Francia, cucine a giudizio

Un farmer's market di Los Angeles, cosa pensano gli americani della cucina italianaTrovo le quattro cucine cinesi adorabili, sia messo agli atti. Ho poco da obiettare su quella spagnola. Penso che l’appannamento della cucina francese sia dovuto a una profonda fase di rinnovamento. Se dico che la cucina messicana è vivace consistenza chi legge mi immaginerà grassissimo, pazienza. E la cucina italiana? Come il 99,9% degli italiani la metterei sotto tutela. Ma il mondo cosa pensa? Il mondo non so, ieri però abbiamo ricevuto risposte interessanti in un farmer’s market di Los Angeles. Non tutta l’America è Italian Sounding, per fortuna. Guardate da voi. (“Molecolar gastronomy? What’s molecolar gastronomy”).

Regia, riprese e montaggio sono di Linda Di Franco.

[L'Espresso Food & Wine]

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15 commenti a Italia, Spagna, Francia, cucine a giudizio

  1. avatar gianni

    Penso che il livello di questi interlocutori in fatto di
    cucine rasenta lo zero.

  2. avatar Maurizio

    Diamoci un taglio con lo stereotipo dell’americano cafone divoratore di hamburger. Ho trovato molte di queste persone interessate al cibo in modo genuino, e non penso che in un mercato italiano le risposte sarebbero state diverse. O credi che in Italia sappiano dirti chi è Heston Blumenthal. Cambiando discorso, mi sembra che le opinioni sulla cucina italiana siano positive

    • avatar gianni

      Forse Maurizio ha visto qualche altro filmato, a parte la
      persona anziana che accenna a Blumenthal, gli altri sono fermi
      a paelle pizze e mandolini.

  3. io inveve lo trovo consolante! è bello sentire che siamo semplici, saporosi, insomma UMAMI

  4. avatar Nico

    bello l’accostamento con Salvador Dali fatto dal marito dell’ultima intervistata

  5. avatar nadiap

    Mal comune mezzo gaudio..insomma l’america’ sono ignoranti quanto e piu’ di noi a proposito di cucine ‘altre’, perche’ e’ di questo che stiamo parlando: di persone che danno giudizi sulle cucine straniere e chiaramente il loro giudizio si forma principalmente a partire da stereotipi tramandati o vissuti in loco. Da noi quanti sanno da dove vengono patate, zucche e pomodori? Sarebbe interessante chiedere agli Italici di definire la cucina americana con qualcosa che vada oltre ‘er panino collambburgher’ e ‘lloddog’. Ci provate?

    • Mi sento completamente d’accordo con te. Vorrei sapere anch’io se un sacco di gente che straparla di America sa cos’è, ad esempio, la cajun.

      Dall’altra parte c’è, per bilanciare, chi crede che da noi i bruschettini all’aglio vadano per la maggiore. Scusate l’autopromozione, ma in questo caso ci sta.

      • avatar griffus

        Un buon gumbo da Antoine’s a New Orleans…

      • avatar nadiap

        Il garlic bread!! Oh terribile, davvero uno scempio gastronomico. Il fatto e’ che nei paesi di lingua anglosassone si e’ sviluppato negli ultimi 60 anni un rapporto perverso e ‘malato’ con l’aglio. Qui in Australia ne abusano oltremodo. L’associazione italiano=aglio ha creato davvero delle storture culinarie enormi qui. Ovviamente si parte dal fatto che l’australiano pensa che quello del supermercato sia aglio..ma e’ piuttosto un bulbo pestilenziale che rilascia miasmi in qualsiasi dose venga utilizzato. E qui poi e’ il problema di ‘cattiva abitudine’: l’aglio va via come pane, insomma per una sottospecie di pesto per 4 magari ne strizzano dentro una testa intera. Nei bar anche quello che chiamano lasagna e’ davvero zeppo d’aglio. Insomma un atto di lesa maesta’ nei riguardi della cucina globale, non solo per l’Italia. Io andrei con una campagna di embargo di aglio dai paesi anglosassoni:divieto di produzione e di importazione, cosi’ finisce ‘sta storia.

      • Boh, a me il garlic bread piace. Quando vivevo là ogni tanto lo facevo, gratinato al forno con il parmigiano

        • avatar nadiap

          E’ ovvio che su pane+aglio non ho nulla da ridire. Sai tu cosa ci metti in quello che prepari a casa tua, e sicuramente ti piace. Il problema e’ quando incappi in quello di un Gino’s pizza qualunque: una simil-focaccia intrisa di olio di colza rancido con aglio cinese vecchio e puzzolente messo su a chili e parmesan da far scappare i topi. E sta roba la trovi nel ristorante formale come nella trattoriaccia dove viene spacciato per leccornia italiana. Poi ognuno ha lo stomaco che ha. Per me e’ rivoltante:))

  6. Il Ranzani mangia solo bio. Oppure il sushi del Nobu di Armani. Ne devo prendere minimo otto porzioni, se no la gente pensa che non ho i soldi.

  7. avatar linda

    se gli angelini — come dice gianni — sono rimasti alle paelle pizze e mandolini non e’ neanche tanto colpa loro.

    magari dovresti prendertela con gli chefs italiani che aprono risoranti e hanno paura di proporre la cucina italiana contemporanea.

    vai da angelini o valentino o drago centro o cecconi’s e mangi quello che mangiavi 20 anni fa li in italia. buono, fresco ma estrememente semplice.

    e ricorda che tu travel with kindred spirits (scusa, in italiano suona scemo), e’ ovvio che hai un’opinione piu favorevole sull’informazione di quello che tu credi sia l’italiano medio.

    ma vai tu al mercato e chiedi alla massaia cosa sa del cibo americano.

    e sotto sotto spero che tu abbia ragione — dio solo sa quanto ho bisogno di sentirmi di nuovo fiera del mio paese.

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