di | mer 30 mar 2011 ore 18:06
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non capire

La sindrome del gastrofighetto

Non che non voglia lasciar dire ai lettori (quasi) qualunque cosa, ma tra tutte le definizioni intercettate nel dopo d-Fest, la festa di Dissapore, quella di gastrofighetto mi ha colpito più delle altre. I destinatari siamo noi, non solo noi che facciamo Dissapore da questa parte dello schermo, anche voi che lo leggete e lo commentate, tutti sfrenatamente buongustai e con lo spirito critico affilato. Ripensavo agli eoni di volte che ho letto questo termine, usato nell’accezione più negativa, mentre mangiavo un pezzo di pizza al taglio piegata in due, con delle invitanti melanzane al centro.

Stessa cosa nel mio pub preferito, il Jack’s Pub di Roma, che totalizza la più alta concentrazione di super birre nel raggio di 50 km. Ripensavo a gastrofighetto mentre azzannavo un abnorme panozzo con hamburger, lattuga e cipolla, comprensivo di stecchino da spostare a ogni morso, in modo che ketchup e formaggio fuso non grondassero sulla giacca.

Sono tornato al gastrofighettismo anche oggi, mentre svuotavo nella pentola il pacco di maccheroni per fare un’arrabbiata Marco’s Version, con lo stufato di scalogno al posto dell’aglio e un manicomio di peperoncino.

E ogni volta che ci pensavo mi chiedevo per quali ragioni qualcuno si è fatto quest’idea di noi, irreale anche per quelli che, vedi l’editor di Intravino, Fabio Cagnetti, tendono istintivamente all’edonismo enologico.

Eppure nella parte di dFest passata all’Open Colonna, ci siamo tutti fiondati sul buffet di tramezzini e piccoli rollé similpiadina, tipo mandria di bufali inferociti.

Nel loft dei Fooders, perfino il divino Massimo Bottura spiritoseggiava come un Dissaporiano qualunque, pur se impegnato a riproporre lontano dalla sua cucina gli stessi piatti che lo distinguono dal resto del mondo. Orsù, lo sapete meglio di me che uno così non può essere un gastrofighetto. Men che mai i Fooders, cuochi terrificanti (da terrific: formidabili) e loftisti accoglienti come pochi. Oh, non sarà per quella scritta sul portatile?

Lorenza Fumelli, Silvia Fratini e la statuaria Sara Porro, come si può prendere per gastrofighette le editor di Dissapore, qualcuno mi spieghi, santa pace. Antonio Tomacelli ha la fame cosmica di un digiunatore seriale, Massimo Bernardi forse, ma in un altro campo: mortificava chiunque gli toccasse la sciarpetta. Non a caso diversi commentatori si sono sorpresi: vi immaginavamo afflitti dal peggiore sboronismo enogastro, e invece!

Domanda da un milione di dollari: come mai per qualcuno siamo comunque gastrofighetti? Forse perché a volte ci capita di approfondire gli aspetti tecnico-scientifici del cibo? Può essere ragionevolmente definito sborone chi, a notte fonda, dopo i piatti dello chef migliore del mondo, Massimo Bottura, si attacca ai fritti di Giancarlo Casa de La Gatta Mangiona di Roma?

Gasp! Non sarà perché, io che il giorno dopo la dFest scofanavo cacio e pepe, ho preteso che fosse col pecorino grattuggiato ma rigorosamente senza olio?

[Crediti | Link: Dissapore]

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109 commenti a La sindrome del gastrofighetto

  1. Va beh, adesso basta con ‘sta cosa che sono alta però

  2. Beh a me la D-Fest -almeno così come è stata presentata e raccontata- pare un esempio da manuale di festa da gastrofighetti!

    Il post significa che vorreste che quelli che hanno quest’impressione provassero a spiegare perché?

    • Eh, se qualcuno che lo pensava ce lo dicesse, ci aiuterebbe assai nella comprensione. Tu magari non c’eri, però dici che te l’hanno raccontata così. A parte chi possa essere stato, non capisco quale è l’elemento scatenante di un simile pensiero. Raramente ho visto tante persone a una festa così rilassate, sia a pranzo che a cena, così a loro agio e perfettamente in sintonia.

      Ti dirò di più, forse l’unica cosa che può aver dato l’idea di gastrofighettismo, ma veramente a volerla cercare: la sensazione costante di sicurezza organizzativa che ci ha dato a tutti Lorenza Fumelli. Ma questa, a casa mia, si chiama professionalità.

  3. avatar gianluca

    io invece non ho ancora capito che male ci sia ad essere gastrofighetto. w i gastrofighetti.

  4. noi che frequentiamo siamo gastrofighetti
    senno’ era calcio quel che ci interessava

    non vedo perche’ no

    io non me ne vergogno, e considerate che sono un neofita assoluto che brama al tenore di fighettismo di un Marco Lungo con le sue farine marziane (e’ solo un esempio naturalmente)

    quindi se g_fighetto significa ricerca e blablabla allora si

    se significa sborone ancora di piu’ !

    :-)

  5. avatar Edvigebelva

    Calciofighetti?
    Bah! Sono incazzata nera perché sono da Palatium (enoteca regionale di Roma) e come al solito hanno finito le puntarelle con la mozzarella di bufala in carrozza

  6. avatar gianni rigoni

    Non so voi, ma dopo tanti anni di frequentazioni gastrofighette,
    invecchiando non c’è niente che mi piace di più che un’anatra
    arrosto, ben cotta con patate,(tutti i sabato a pranzo) con
    lambrusco fresco. Caro Marco, a me dei piatti presentati D-Fest
    interessava ben poco, sarò snob?

    • Ma de che, sei normale come tutti noi… il fatto è capire ‘sta storia della gastrofighettitudine da cosa deriva, che radici ha, quali sono i sintomi, se si attacca…

      Al momento, dico solo che essere sia persone che mangiano senza tanti preconcetti, sia persone che amano condividere con chiunque tale esperienza, sia in ultimo studiare qualche cosa che sia tecnico e/o culturale relativamente a ciò, non è da gastrofighetti, è da consumatore informato prima di tutto, e che sempre più gente dovrebbe esserlo per cercare di limitare le cose veramente gravi dell’alimentazione che ci propinano, sia la GDO, sia la ristorazione. Non dimentichiamoci che veniamo da un periodo di mozzarelle multicolore fatte con latte dalla Germania, e quella è la punta dell’iceberg, non perché noi gastrofighetti si sappia qualcosa in più, ma perché è la più elementare scienza statistica a darne sicurezza.

  7. avatar anto

    Secondo me , più che gastrofighetti, siamo senza fondo

    • Di quello, abbiamo dato ampia dimostrazione… veramente, in assoluto, dopo Massimo Bottura tutta la sera a volontà, Giancarlo Casa che gli prende la mattana e va a fare una carriolata dei suoi fritti migliori, che non sono praticamente entrati in casa perché se li semo finiti praticamente tutti fuori il loft dei Fooders, Bottura compreso (come da foto…), è il passaggio dell’ultimo confine lecito. Dopo ci sono solo i Caschi Blu.

      E il Fornet per lavarsi i denti.

  8. avatar jade

    noi smettiamo di chiamarvi gastrofighetti se voi smettete di

    1. usare le parole definitivo, ultimativo e commovente
    2. usare “pizza-di-Bonci” come password per registrarvi su dissapore
    3. pensare che le uova escono solo dal sederino delle galline di Parisi che hanno Pluone in Trigono con Giove
    4. dopo che uno ha scritto “sono stato da Nicola Cavallaro e…” postare subito un post dicendo “grande, Nicola…” e omettendo VOLUTAMENTE il cognome per far capire che voi siete a pane con Nicola, Massimo, ecc e ci giocavate a palla avvelenata da piccoli
    5. denigrare la pasta e fagioli solida per cui vostra nonna era famosa, perché ormai la roba che non è allo stato volatile/gassoso è solo per il popolino

    continuo?

    dai, però vi voglio bene

    • Allora, punto per punto…:

      1 – quelle parole sono le prime due obbligatorie di Bernardi, nel senso che se non le metti tu te le mette lui, mentre la terza è mia e indica normalmente il prezzo o la situazione. La uso comunemente e fa la sua figura anche al di fuori dell’ambito gastronomico.

      2 – “pizza-di-Bonci”: argomento complesso, credimi, e non sai quanto è caldo. Te lo dico io che me ne sto occupando in prima persona, tra qualche tempo si capirà perché, e al momento posso dire che sì, è così ed ha ragione di esserlo. In ogni caso non è affatto obbligatorio, guarda un po’ che ci sono perfino io che scrivo qui…

      3 – L’uovo di Parisi fatte con Plutone trigono a Giove vengono bene. Il trigono, 120° di aspetto, tra il plumbeo Plutone e la forza espansiva di Giove, magari fatte a dicembre, quando Giove è nella sua casa in Sagittario quindi congiunto al Sole, comportano la certezza che l’uovo sia consistente e gioioso fino ad essere commovente in tale periodo. Tienilo ben presente quando vai a fare la spesa, non puoi trascurare certe cose.

      4 – Beh, Nicola Cavallaro è un grande indipendentemente da chi posta, non è che abbia bisogno di Dissapore per esistere. Di contro, è vero che, come dici tu, spesso alcuni hanno bisogno di chiamarlo Nicola per avere più mistero e sintomatico carisma.

      5 – Eh? E questa da dove esce fuori? Ma se proprio alla D-Fest dai Fooders Bottura ci ha fatto la sua Pasta e Fagioli nel bicchierino sempre troppo piccolo, a confronto con la pasta e fagioli de nonna Peppa che dici tu? Il risultato è stato Bicchierino Forever. Bisogna provare e fare la prova confronto come con il Dash. Noi l’abbiamo fatta, e non abbiamo più dubbi. A parte che il bicchiere deve essere più grande.

      Tranquilla anche noi ti vogliamo bene. Solo che se non ci dici che tacco porti normalmente, la cosa tende a riuscirci più difficile, ecco…

  9. Gastrofighetto? Sì? No? Chi se ne frega. Chiamatemi come vi pare, basta che mi chiamate se si beve qualcosa di serio!

    (e so di non avere la coscienza pulitissima, ma uno dei miei due propositi per la bella stagione è di depotenziarmi…)

    • Lascia stare, sei un edonista reaganiano nato troppo tardi.

      Hai comunque il tuo standing che non lascia spazio a dubbi, soprattutto nel momento dello stappo. Esattamente come ce l’ho io nel momento dello sgargarozzing del bicchiere da te riempito.

  10. Gastrrofighetti… Per carità io sono gastrofico! :-P
    Ciao A

  11. avatar Pigi

    Ma veramente sono i gastrocosi che si danno i nomi da soli, nomi che tra l’altro mi fanno venire in mente degli esami clinici più che delle prelibatezze.

    Ci sono i bongustai. E poi ci sono i fighetti, o le fighette (anche di sesso maschile), e purtroppo devono mangiare pure loro ;)

    • I gastrocosi che fanno? Intendi i nomi ai piatti o a sé stessi come autoreferenzialità?

      Poi l’altra cosa: le fighette (anche di sesso maschile). Qui comincio ad avere paura… spero che tu intenda chi ogni tanto dà fuori di isterismo (e mi ci metto anche io), ma da qui ad apprezzare le grandi soddisfazioni che a posteriori a volte valuti, ce ne corre… o no?

      • avatar Pigi

        Si, parlo di autoreferenzialità. Nessuna persona fuori dal giro chiamerebbe un “gastrofanatico” o “gastrofighetto” con questi nome.

        Sulla seconda parte… non ho chiaro cosa hai scritto! Per capirci, con “fighetta” si intende una persona che ripugna lo sporcarsi le mani, nello specifico che schifa tutto quanto non sia di sicura provenienza, ben servito e non contenga interiora ;)
        Diverso è il fighetto, che è uno che agisce per farsi vedere.

        • Boh, forse l’autoreferenzialità spiccia può essere una cosa del momento, mentre quella dello scritto è senz’altro di vecchia guardia e non mi sembra essere il caso di Dissapore. Piuttosto, mi dirai che Dissapore può avere più potenzialità da trend maker, piuttosto che da autoreferente. La spinta a alzare l’asticella qui non smette mai, perciò non vedo come rimanga in piedi il motivo di autoreferenziarsi, forse al livello del “Noi lo avevamo detto”, ma niente di più e non mi pare di averlo letto. Ripeto, mi sembra tanto vecchia scuola, non quello che si fa qui.

          Piuttosto, la chiamerei anarchia coordinata, ecco.

  12. avatar Bruno Stucchi

    Chi fotografa i piatti prima di mangiarli.

    • Beh, e vedi un po’… che fai, lo fotografi dopo, magari con i segni della scarpetta in bella evidenza?

      Oh, qui abbiamo fotografato tramezzini e rollatini e gnegnerie a pranzo che sono estremamente livellanti l’uomo gastrofighettus presunto, qualora esistesse… ci sono prove inconfutabili, Vostro Onore…

      ;-)

  13. “Ehi!, c’è nessuno lì fuori? Dico ai gastrofanatici vipparoli impazienti di sfogare la loro quota di coolaggine, non importa se sul foodie wannabe ma ancora irrilevante (le vittime più succulente) o proprio sull’analfabeta epocale.”

    Forse vi danno dei gastrofighetti perchè scrivete frasi tipo questa. O forse perchè continuate ad affanarvi a dire che non siete gastrofighetti. Forse.

    • Sai, su questo non hai torto ma va compreso / descritto il contesto. Dissapore non è diventato per caso una delle testate più influenti dell’enogastronomia, come riconosciuto da indagine di marketing di terza parte che se chiedi a Tomacelli ti fornisce al volo. Dissapore lo è diventato ed è ancora in crescita perché c’è un certo Massimo Bernardi che rappresenta la continuità dello stile e dei temi di questo spazio, continuità che esercita non solo dando indicazioni su quali trend seguire, ma anche correggendo proprio lui i testi che gli inviamo, chi più, chi meno (io sono tra i più corretti, ad esempio, si vede dalla differenza tra il testo e come rispondo alla persone nei post), e nella vita contano i fatti, i numeri. Tengo personalmente le statistiche, da statistico con un minimo di specializzazione di lettura dei dati in chiave web, con uno strumento di mia fiducia e di certa affidabilità. I numeri danno ragione a Massimo Bernardi. Non sono tutti perfetti, ci sono delle aree di miglioramento già ben individuate, ma le frasi “Ehi!, c’è nessuno lì fuori? Dico ai gastrofanatici vipparoli impazienti di sfogare la loro quota di coolaggine, non importa se sul foodie wannabe ma ancora irrilevante (le vittime più succulente) o proprio sull’analfabeta epocale.” sono indicative e caratteristiche di questo prodotto, del prodotto Dissapore. Io non riesco a scriverle, me ce le mette Massimo, posso a volte incazzarmi, ma poi guardo i numeri e mi calmo, perché comprendo qualcosa di più. Poi, sai, magari tra un mese o tra un decennio sarò fuori anche io da qui, potrò aggiungere particolari e frasi magari più avvelenate ma non posso non dire serenamente che c’è uno stile di prodotto che funziona e che non è smentibile da nessuno, perché ho una vagonata di dati da mostrare e spiegare, così come ci sono ricerche terze su di noi di cui ti dicevo.
      Il punto, amico mio, è un altro: in mezzo alle frasi di accalappio dell’interesse, a foto e titoli, a persone che stanno fino a quest’ora a scrivere e a rispondere, c’è comunque una consistenza, nel significato anglosassone del termine, che è ormai affermata e ben visibile a tutti. Gli articoli tecnici che scrivo qui, ad esempio, so che sono letti da gente che neanche mi immaginavo, persone che con la loro esperienza e sapienza potrebbero impallinarmi alla prima boiata che scrivo, e non succede nonostante le frasi di cui parlavamo inserite nel testo originale. Segno evidente che non distraggono dal cercare poi la sostanza del pezzo, la divulgazione della parte tecnica, il riscontro delle affermazioni fatte e dei suggerimenti dati. Questi sono gli elementi che mi confortano, insieme ai succitati numeri, perché sono cose tangibili. Per il resto, Massimo inserisce quello che vuole prima di pubblicare, ma poi la sostanza la dobbiamo garantire noi editors quando ci esprimiamo su un campo professionale. Nel gossip no, tutti a briglia sciolta…

      • Non discuto lo spessore contenutistico generale del progetto editoriale di Dissapore. Non discuto, tantomeno, i numeri.

        Dico solo che è inevitabile essere additati come gastrofighetti quando si utilizza un certo stile e un certo linguaggio. Anche perchè il 90% almeno dei vostri lettori vi conosce solo attraverso lo schermo del computer.

        Vi considerate (e vi considerano giustamente tutti) bravi, preparati ed intelligenti. Accettare di non risultare a tutti particolarmente simpatici penso non sia un big dramma :)

        • Non è un dramma no, certo, è la vita stessa che te lo insegna. Stare simpatici a tutti è impossibile, però a me ancora rode, forse infantilmente, che la gente possa avere una antipatia su di un pregiudizio, senza cioè essersi mai guardati negli occhi. Questo proprio indipendentemente dalla questione gastrofighetto, perché succede in tante cose. Boh. Non so, forse sono ancora tra i pochi fessi che approcciano il prossimo sempre con la massima apertura mentale che mi è possibile, nonostante l’età, i miseri resti mortali, la stanchezza e lo scrivere su Dissapore…

          :-D

        • E’ uno stile di scrittura che io chiamo “pseudo-giovanilistico al seltz”. Puoi immaginare quanto mi piaccia.

  14. avatar gianluca

    a questo punto però bisognerebbe dare una definizione chiara di gastrofighetto, perchè altrimenti non si capisce più il senso del discorso.
    se gastrofighetto significa mangiare solo aragoste e caviale oppure andare a mangiare tutti i giorni in uno stellato, credo che qui i gastrofighetti siano veramente pochi.
    se invece significa informarsi, documentarsi e cercare il cibo di massima qualità, anche per fare un semplice panino col prosciutto, allora credo che i gastrofighetti qui siano veramente tanti, ma a questo punto, perchè non bisognerebbe esserlo?

    • Trovo che la seconda definizione sia quella più adatta.

      Bisogna però considerare che le suddette caratteristiche unite allo sfoggio delle stesse in ogni occasione danno una connotazione da secchione un po’ snob che certamente accompagna i “grastrofighetti”.

      C’è poi da considerare il fattore invidia… il termine “fighetto” spesso è indirizzato a personaggi ben vestiti, ben “accompagnati”, belle serate, bella gente, etc. Chi addita un fighetti lo fa spesso con snobismo ma (credo) soprattutto invidia.

      Quindi cari dissaporiani, l’invidia altrui unita a un po’ di mancanza di umiltà (da parte vostra) e posizioni intransigenti, tipo “ho preteso che fosse col pecorino grattuggiato ma rigorosamente senza olio” (giusto per carità), fanno di voi oggetto di scherno della massa. Da qui grastrofighetti.

      • avatar gianluca

        non sono d’accordo però su un concetto.
        il fighetto secondo me è invidiato solo dal fighetto wannabe e non da chi non è interessato assolutamente ad esserlo.
        “bella serate” e “bella gente” è moooooolto relativo.

        • “fighetto wannabe” è fantastico :-D

          Ma i fighetti wannabe sono la maggioranza della popolazione (basta uno sguardo alla cultura dominante).

          • avatar jade

            maggioranza di wannabe? ma de che? c’è una marea de gente che sta bene com’è, senza invidiare nessuno.
            personalmente sentirmi definire qualcosa-fighetta mi farebbe orrore. e non penso di essere la sola. l’invidia è un sentimento tossico e malsano, se proprio lo devo provare, lo provo per il cervello di Steve Jobs o dei ricercatori scientifici con le contropalle, non certo per chi può portarsi Chateau d’Yquem nel cestino della merenda tutti i giorni.

          • avatar gianluca

            ragionando per definizioni però allora un pò fighetta lo sei, altrimenti non avresti citato Chateau d’Yquem :-)

        • avatar Jaws

          spesso nel contenitore “belle serate e bella gente” tanti si apostrofano con ” ehi grande come stai ? sei sempre il numero uno !!! mi mettono i brividi!!!

          a parte gli scherzi sono d’accordo che i fighetti non vengono digeriti spesso per invidia mal celata da parte dei ” vorrei ma non posso” ovvero wannabe per dirla in modo coolissimo ( che si legge culissimo e puo’ anche significare altro )

          io ti porto la mia testimonianza da avvezzo lettore di dissapore che ha partecipato alla d fest da colonna con ragazza e 2 amici grazie alla prontezza di iscrizione nei commenti , io non sono un foodie fanatico , sono un appassionato di cose buone , non vado da bottura o nei ristoranti stellati pero’ sono un curioso che quantomeno proverebbe volentieri le loro cucine per capire il perchè di tanta eccellenza , non lo faccio per pudore economico ( per adesso almeno) e perche’ mi appassiona tantissimo la cucina e mi viene da pensare che con una cena da 200 euro in 2 magari mi faccio un tot di cene cucinate da me con prodotti di un certo livello che non adopero tutti i giorni , questo discorso puo’ anche non essere corretto e lungi da me criticare chi ama andare a cena fuori in certi posti per carita’ !

          L’occasione della d fest è stata perfetta, abbiamo potuto assaggiare tante cose buone , bere ottimi vini, avere una piacevole e rilassata compagnia in un ambiente molto carino e particolare , questo è lo spirito che io ho colto in quest’evento

          Essendomi iscritto tra i primissimi avrei potuto scegliere la cena dei fooders( che era ancora piu’ gastrofighetta) ma ho preferito l’open per la presenza di franco pepe ( scusate sono un fissato con la pizza e Lungo lo sa ) , se pero’ fossimo andati nel loft di S.Lorenzo sono sicuro ci saremmo divertiti ugualmente e avremmo trovato un ambiente ugualmente piacevole e rilassato ( e non una massa di snob in adorazione di Bottura )

          Gastrofighetto …se è avere una particolare attenzione e passione per cosa si mangia e beve, ricercando in base ai propri budget i prodotti migliori , mi riconosco pienamente

          Certo non faro mai debiti per andare da heinz beck … ma se ci vorro’ andare lo faro senza remore

          Gastrofanatico invece , per me , è quello che non mangia e beve nulla che non sia di qualita’ altissima e magari spende tutto quello che ha e spesso non ha , per frequentare locali stellati , e in piu’ ammorba gli amici cercando di convertirli al suo credo ;) )

          un saluto

          • avatar gianluca

            completamente d’accordo !
            il fanatismo è sempre condannabile mentre il fighettismo, se riferito unicamente al cibo, è appunto una figata !

            “Gastrofighetto …se è avere una particolare attenzione e passione per cosa si mangia e beve, ricercando in base ai propri budget i prodotti migliori , mi riconosco pienamente”
            la definizione migliore è questa secondo me :-)

      • avatar jade

        che poi si dice grattugiato

        • scusa rispondo qui invece che sopra…

          Quando dico “la maggioranza” mi riferisco alla maggioranza degli italiani, quelli che guardano la de filippi e i reality. Sono parecchi e sebbene anche io mi dissoci è difficile negare che siano maggioranza e seguano la cultura dominante (televisiva).

          Basta vedere cosa succede nel paese, fuori da dissapore, per capire che la cultura wannabe ci viene proposta quotidianamente in molti mezzi d’informazione come modo giusto e sano di essere. Inutile fare esempi, sono su tutti i giornali.

          • Assolutamente d’accordo.

            Abbiamo il bombardamento continuo in questo Ventennio di regime del Wannabe in tutti i campi possibili dell’effimero, con totale dispregio della cultura e della crescita intellettuale.

  15. avatar Scauca

    Ma il Jack’s Pub, “che totalizza la più alta concentrazione di super birre nel raggio di 50 km” ? Info please!!

    • Ahhh, è il mio rifugio vicino casa… oltretutto, mi ascolta molto sulla parte birre ed è arrivato a fare una selezione veramente niente male, entrando anche nel giro “buono” di Roma, nel senso del frequentare quei pochi Illuminati della Birra che girano nella Capitale e non.

      Sta praticamente ad Acilia – San Giorgio, vicino alla ferrovia, in via Bepi Romagnoni, 65 – Tel. 345/0017426.

      Lui si chiama Juri Labate, non è che ci sia moltissimo da mangiare, però il paninone con l’hamburgh e cipolla è veramente da competizione. Pub, vero e classico pub. Comodo perché è tranquillo, aperto fino a tardi, si fanno volentieri due chiacchiere con Juri o con chi capita… parcheggio a volontà e costante miglioramento. Ti ripeto, per me è una fortuna, sta proprio a un chilometro da casa e non vale minimamente la pena di arrivare a Roma o a Ostia, quando solo entri e vedi a sinistra che bordata di birra c’è, dalla produzione della Flying Dog in poi…. per non parlare della spina a rotazione, girano certe chicche…

  16. Allora, spiego perché per me D-Fest=gastrofighetti?
    Solo in base di quello che ho letto su Dissapore perché io non ho parlato con nessuno che ci sia stato!

    Provo andando per esclusione. “Una festa NON gastrofighetta…”
    - non sarebbe stata organizzata all’Open Colonna
    - non avrebbe avuto il contributo di “3 chef di gnègnè… che ristoranti romani”, neostellati, trendy-chic (Settembrini), spin-off del Convivio Troiani più nientemenoche Massimo Bottura con minibrigata.
    - non avrebbe avuto la sponsorizzazione Longino & Cardenal e nella presentazione non avrebbe nominato in rapida sequenza Joselito, Champagne e caviali più rari.
    - non avrebbe avuto neanche le sponsorizzazioni cumulative di Mattia Barzaghi, Bele Casel, Enrico Gatti, Zanotto, La Basseta, Lungarotti, Cantina Pieve Vecchia, Mosnel, Ceretto, Cantele, Nicola Chiaromonte, Fattoria Montellori, Antica Enotria, Les Caves de Pyrene né da Roberto Liberati, butcher-celebrity e Mareno Grandi Cucine, Atmosfera Italiana, Preludio per il catering, la scuola di cucina A Tavola con lo Chef.
    – Non avrebbe visto massiccia presenza e relativi reportage fotografici di blogger e giornalisti professionisti (inclusa la RAI). Nessuno avrebbe preso appunti osservando minuziosamente il finger food.
    - Difficilmente si sarebbero stappate bottiglie come quella della foto di Fabio Cagnetti (v. altro post) o si sarebbero visti piccoli piattini quadrati neri per il dolce, vassoi straripanti di paninini gourmet, colazioni con lo yogurt al latte di bufala di Vannulo; men che mai Magnum di foie gras e compressione di pasta e fagioli.
    - non si sarebbe sottolineato il nome dell’hotel e la presenza di sneakers

    Tanto per fare alcuni esempi. Ho reso l’idea, un po’?

    • avatar lorenza

      Trovo acuto il tuo commento e leggendolo attentamente provo a ragionare al contrario:

      una festa da “NON” gastrofighetti NON HA nessuno sponsor, nè per il cibo, né per la location né per i contributi diretti ergo é a PAGAMENTO per tutti i presenti perché è dura offrire da bere e da mangiare a più di 200 persone.

      E’ a pagamento ma è pur sempre un compleanno quindi bisogna necessariamente tenersi bassi coi prezzi: ergo si ordina il catering dal bar all’angolo e si beve tavernello o prosecco in lattina o poco più. AH! ciò risolverebbe anche il problema di gionarlisti e blogger che prendono appunti, ci sarebbe necessariamente molto poco da dire.

      Si deve espressamente vietare agli chef amici di venire (soprattutto se stellati perché frequentare chef stellati è da gastrofighetti, non importa quanto hanno sgobbato per ottenere quei riconoscimenti) e guai se a qualche invitato pagante venisse in mente di portare magnum di champange da stappare per l’occasione.

      Per le scarpe, onde evitare di sembrare fighetti, divieto assoluto di citare le marche o la provenienza (cmq io ancora non so bene cosa siano le sneakers)

      Insomma, così andrebbe meglio?

      Amo le definizioni perché spesso le trovo divertenti ma quando cominciano a diventare etichette con tanto di regole da appicciare in fronte alla gente, mi diverto un pò meno.

      • avatar gianluca

        completamente d’accordo. e se gastrofighetto significa tutti i punti elencati da gumbo, allora direi PER FORTUNA che la d-fest è stata così.
        il gastrofighettismo, come si evince dalla parola stessa, è un fighettismo legato unicamente al cibo. così come il fighetto ricerca la scarpa migliore, il gastrofighetto ricerca il cibo migliore.
        e se questo è un problema, allora che senso ha frequentare un blog che parla di cibo e ristoranti?
        secondo me l’unica aspetto criticabile dal gastrofighettsimo è semmai la presunta ossessione (che comunque non tutti hanno) per i cibi “marchiati”, ossia la solita trittettera dell’uovo di parisi ecc…..quando invece, facendo più ricerca personale e badando meno a marketing e pubblicità, si possono trovare ottimi prodotti spendendo molto di meno.
        ma questo non c’entra niente con la genialità di organizzare una festa in un loft con uno dei migliori cuochi del mondo che cucina gratis per tutti (e sfido chiunque a saper replicare su questi livelli e GRATUITAMENTE PER TUTTI)

    • Gumbo, in un modo o nell’altro con te ci conosciamo da anni, e spero per primo di non averti dato l’idea del gastrofighetto in senso dispregiativo, semmai di quello che ha coltivato una sua passione non perdendo mai il lato Cazzaro del tutto, del vivere in cima.

      Sono assolutamente allineato con Lorenza che, seppur rispondendoti con qualche piccatura, per me ha ragione al 100%, esattamente come sono sicuro al 100% che se c’eri anche tu ti saresti divertita da morire, soprattutto la sera. La sera è stata eccezionale, ma non per quello che puoi aver visto stappare o mangiare nelle varie foto, piuttosto per l’atmosfera che si è creata senza alcuna forzatura, di totale libertà di espressione e di anarchia enogastronomica per cui ognuno ha fatto tutto quello che gli pareva, ma veramente, e questo non traspare dalle foto, può solo uscire e poco dagli scritti di chi c’è stato, perché il mio articolo non parla del fatto che durante la festa o dopo ci siano state affibiazioni di gastrofighettume sparso, no, assolutamente e non è proprio successo, piuttosto è tutto riferito al fatto che molti nostri affezionati lettori ci pensavano così e, non essendo vero, non potevo non chiedermelo e chiederlo esplicitamente, no?

      • Ma… io dove ho mai scritto che “gastrofighetto” è dispregiativo? E’ una tua (o vostra) autonoma interpretazione. Per me è puramente descrittivo. :-)

        Oh, sia chiaro, sono anche sicura che esistano moltissimi gastrofighetti assolutamente insopportabili – ma non necessariamente hanno partecipato alla D-Fest!

        L’esempio di Lorenza invece non calza per nulla con la mia idea di festa non gastrofighetta. Ora non ho tempo di rispodere punto per punto, ma appena riesco provvedo.

        p.s. non mi era mai venuta in mente l’associazione Parisi-Heather né avevo immaginato l’uomo barbuto in cova. Troppo ridere! :-D

  17. avatar Giuseppe

    Poniamo A E B:
    A è uno che si interessa di cibo, che a volte si coccola con cose mangerecce un pò fuori dall’ordinario, che se deve fare 2 kilometri in più per mangiare in un posto dove fanno una pietanza fuori dall’ordinario, i kilometri suddetti li fa senza pensarci due volte
    B di tutto questo se ne fotte: mangia senza pensarci troppo. Ma siccome oggidì si parla più che mai di cibo, e magari B ha sentito A che parlava a ragion veduta di un argomento gastronomico
    da lui conosciuto: siccome A non ha un beneamato cavolo da fare se non appiccicare etichette a cavolo di cane e magari sull’argomento culinario A ha provato a dire due cose e ha fatto una figura da chiodi…
    Ecco che magicamente (….) viene fuori “gastrofighetto”

  18. avatar nerocioccolato

    jade sei stupenda

    il cibo è diventato una moda. punto
    quello degli aggettivi un atteggiamento di molti
    golosa e curiosa per dna ho litigato per anni col mio precedente compagno che in tempi non sospetti lo definiva “decadente”

    mi sono persa la festa, perchè da quando sono mamma non riesco proprio a gestire il calendario degli eventi, le cene fuori sono sono diventate un salasso perchè includono la baby sitter e… mi avete fatto un’ invidia enorme

  19. @Marco Lungo:
    tu sei gfighetto perche’ commenti ogni commento :-)

  20. Chiarimento numero uno, punto per punto partendo dal commento di Lorenza:

    1. “una festa da “NON” gastrofighetti NON HA nessuno sponsor, ergo é a PAGAMENTO”: questo è quasi certo. Non per principio, ma perché se non sei qualcuno nel giro enogastro che conta (quindi gastrofighetto), corcavolo che tutta ‘sta gente ti sponsorizza! Perché mai dovrebbe regalare i suoi prodotti a un gruppetto di sfigati qualunque?

    2. “E’ a pagamento ma è pur sempre un compleanno quindi bisogna necessariamente tenersi bassi coi prezzi: ergo si ordina il catering dal bar all’angolo e si beve tavernello o prosecco in lattina o poco più” – no, questa è la festa dell’individuo banale e che del cibo in fondo se ne frega; ancora un’altra cosa.

    3. “AH! ciò risolverebbe anche il problema di gionalisti e blogger che prendono appunti” – i giornalisti e blogger più che altro non ci sarebbero proprio tranne magari giusto due o tre simpatici per tipo conosciuti per caso da qualcuno in altre occasioni.

    4. “Si deve espressamente vietare agli chef amici di venire (soprattutto se stellati perché frequentare chef stellati è da gastrofighetti, non importa quanto hanno sgobbato per ottenere quei riconoscimenti)” – I non gastrofighetti in linea di massima non hanno neanche mai messo piede in un locale stellato. Spesso neanche gl’interessa lontaneamente. Figuriamoci se conoscono, mica uno, 4 cuochi da-abbastanza-a-molto-famosi che cucinino alla loro festa, cosssì per amicizia. Però che c’entra quanto hanno sgobbato gli chef nella vita con la festa è per me un totale mistero.

    5. “guai se a qualche invitato pagante venisse in mente di portare magnum di champange da stappare per l’occasione” – è che i non gastrofighetti le magnum di champagne le hanno viste praticamente solo alle premiazioni del MotoGP. E neanche da vicino.

    6. “Per le scarpe, onde evitare di sembrare fighetti, divieto assoluto di citare le marche o la provenienza” – se uno non è fighetto (non necessariamente gastro) nell’animo non gli verrebbe lontanamente in mente di far notare come primo punto del racconto che qualcuno portava le sneakers. Perché è normalissimo che a una festa ci siano sneakers!

    (in un altro momento rileggo cosa avevo scritto e se mi sembra che manchi qualcosa alla mia spiegazione, aggiungerò a parte tanto per non farsi mancare nulla)

    • avatar gianluca

      secondo me stai facendo un gran confusione tra fighetto e gastrofighetto, che sono due pianeti molto differenti.
      i poveri gastrosfigati che non hanno mai visto una bottiglia di champagne in vita loro è una scena quasi commovente, immagino che non abbiano mai festeggiato un capodanno o un matrimonio o un compleanno, poveretti. anzi, è un discorso di distanza, se per caso ti ritrovi nel raggio di 10metri da una magnum, allora ti aggiudichi il bollino di fighetto.

      • Penso a tutti quelli che hanno un negozio di vini e liquori. La fighettitudine si impossessa di loro e solo il bagno purificatore nel Tavernello li riporta ad essere normali, come un esorcismo popolare di purificazione.

      • “Gastrofighetto”, come dice il nome, per me ovviamente unisce cose gastronomiche a cose fighette.
        A parte che nei festeggiamenti a cui ho partecipato io c’era sempre lo spumante, tranne forse uno o due eventi che non erano peraltro feste auto-organizzate.

        In ogni caso non è mai una singola cosa a rendere l’evento gastrofighetto oppure no.
        Ad esempio a una festa non gastrofighetta ci potrebbero essere fiumi di champagne. Ma non abbinati ad una serie di altre cose che invece qui c’erano.

        La questione delle sneakers invece mi pare che tu non l’abbia proprio capita. Andare a una festa con le sneakers non ha niente di strano. E’ farlo notare che è da fighetti – che abbinato alla gastronomia diventa da gastrofighetti.
        Così come far notare alcuni dettagli di cibi, scrivere e fotografare ciò che si mangia, farci sapere dell’hotel di livello, degli amiconi stellati e la lochescion molto fashion trendy design extralarge (mi fanno venire un po’ in mente le pubblicità del Cynar con Elio e le Storie Tese e quella dell’aceto con Tognazzi!). :-D

        • avatar gianluca

          per te un fighetto che va a una festa gastronomica diventa un gastrofighetto.
          per me invece non c’entra nulla, il gastrofighetto è anche uno straccione che però cerca cibo di qualità. il gastrofighettismo secondo me è riferito unicamente al cibo.

          per te uno vestito di prada che beve champagne è un gastrofighetto, per me assolutamente no, è solo un fighetto.
          uno straccione (ma non necessariamente) che mangia pasta verrigni invece si, quello è un gastrofighetto.

          il discorso sulle scarpe l’ho capito ma non lo condivido: lo reputo solo un curioso dettaglio, come fotografare un quadro.
          anche perchè, non me ne voglia Bernardi, ma c’è poco da fare i fighetti con quelle scarpe lì !!!
          :-)

          • Uno vestito Prada che beve champagne potrebbe anche essere un semplice tamarro. O uno sborone.
            Un gastrofighetto invece è un po’ più maniacale nel suo interesse e ha comunque una conoscenza dell’argomento (almeno un po’) più approfondita.

            Un gastrosnob potrebbe vestire e mangiare in modo molto ricercato (quindi niente Prada e niente Hogan…ah ah!) senza essere gastrofighetto.
            O potrebbe mangiare ugualmente ricercato indossando New Balance o Converse o Vans senza strombazzare la cosa ai quattro venti, senza essere gastrofighetto.
            O potrebbe organizzare una festa a casa sua con un po’ di amici e uno chef stellatissimo senza che tutto ciò sia gastrofighetto.

            E’ questione di sfumature, insomma.

          • avatar gianluca

            tutto si può fare.
            certo che prada tamarro, allora urge chiarimento.
            prada prima linea non può essere tamarro, semai è l’ostentazione del marchio ad esserlo. come dici tu “sborone”.
            ma da questo punto di vista, qualsiasi fighetto si preoccupa sempre di palesare il marchio e quindi tutti i fighetti fondamentalmente sono tamarri. questa teoria mi piace molto, nel senso che corrisponde più o meno al mio pensiero, però tra il tamarro vero (tipo canotta e collana d’oro) e il tamarro-fighetto (tipo hogan e louis vuitton) c’è differenza, ma non solo nel vestiario, anche nel tipo di atteggiamento, nei posti che si frequentano, ecc..ecc…
            questo va chiarito, altrimenti quando parliamo non capiamo più di cosa stiamo parlando.

            detto questo continuo a non condividere questa associazione che fai tra cibo e vestito: per me non c’entrano una beneamata pippa !!!
            il gastrofighetto si occupa di gastronomia, non di scarpe.
            il particolare delle new balance, su cui ti sei infissata e che secondo me continui a mal interpretare, era solo un curioso dettaglio, che voleva mettere in relazione la coincidenza che queste 3 persone (steve jobs massimo bottura massimo bernardi) indossassero le stesse scarpe. uno dei cuochi più famosi al mondo, uno degli informatici più geniali del pianeta…..e massimo bernardi. la cosa è autoironica, non è stata fatta secondo me per dire “ei hai visto quanto sono fighetto e modaiolo con le new balance”. non so se mi spiego, è questione di sfumature, appunto.
            ;-)

          • A questo punto lo devo dire, è più forte di me… io ero convinto che quelle scarpe della foto fossero Nero Giardini, che quella fosse la N del marchio e basta, finito lì.

            Non mi immaginavo certo fossero / esistessero le New Balance, che le indossassero solo certi personaggi di certificata notorietà e fighettitudine, nonché che si potesse scrivere sull’argomento una specie di “Gastrofighetto for Dummies” con le scarpe ai primi posti di qualificazione.

            No, sentite, faccio l’autoreferente e ‘sti gatti, ma che avevo scritto nell’articolo iniziale? Non capivo perché i lettori ci pensassero come dei gastrofighetti.
            Appunto.
            Io non so manco riconoscere un paio di scarpe “à la page”…

        • avatar Riccardo I.

          Io a casa mangio scalzo (ma senza pareo).
          Appartengo ai gastropodi… 8-)

          • Tsk. Non sei un tipo da Dissapore-fest. Lì solo gastro-Ipodi. :-P

            @gianluca: uno che evidenzia all’inizio del post sneakers e collegamento fra quelle tre persone può solo essere gastrofighetto. O un milanese. O tutte e due le cose.

          • avatar gianluca

            può anche essere, ma ora noto un uso dispregiativo del termine da parte tua (non avevi detto il contrario?).
            e poi ti dirò, sulla carta preferisco mille volte un gastrofighetto a chi mette le etichette in testa alle persone per la foto di un paio di scarpe. scusami ma trovo il tuo modo di ragionare in questo caso molto superficiale e limitato.

            @Riccardo: io a casa mangio in infradito. non oso pensare a che Sfighetissimo appartengo :-)

          • E’ sempre dai dettagli apparentemente secondari che si capisce come stanno davvero le cose.
            E poi io sono torinese. Understatement snob. Si sa che siamo sensibili allo stile milanese classico. :-D

          • avatar gianluca

            quindi i dettagli apparentemente secondari in realtà diventano primari.
            la foto delle scarpe di bernardi per te è un dettaglio primario per giudicare il tipo di gente che c’era a un evento del genere.
            io non lo penso di certo così, ma se ne sei convinta tu, amen !

          • avatar Riccardo I.

            @Gumbo: io al Dissapore Fest c’ero eccome. Calzavo Geox a rotelle per accaparrarmi, scivolando agilmente nella calca, minihamburger, tramezzini ai carciofi, paninetti con pomodori confit e baccalà e poi rifugiarmi a rosicchiarli al fresco in terrazzo.
            Un perfetto gastroschettinante… 8-)

  21. avatar anto

    Il risultato di tutti questi discorsi è che sono due giorni che rovisto in cantina e in garage perchè, maledizione, è sicuramente lì che ho buttato un paio di New Balance blu comprate nove anni fa a metà prezzo :-D

  22. avatar GIANLU63

    Le NB di Bernardi saranno tutto, ma certo non fighette,
    intanto non mi sembrano sneaker ma da running, forse le 993 (circa 135 usd)
    poi vanno di moda ciclicamente, un pò come le converse,
    le mie prime NB da basket risalgono a 30anni fa circa.
    e si sono riaffacciate in italia già da qualche anno, direi che ormai sono demodè,
    per fare un esempio, direi un pò come ordinare bresaola rucola e grana al ristorante.

    • Beh, la Converse ha comunque un bel marchio che resiste nel tempo e una qualità sicura ad esso correlata.

      Queste NB non le conosco proprio, dicevo prima, le avevo prese per Nero Giardini, roba strapubblicizzata ma non so di che valore e consistenza precisa siano.

      Sarà che sono più vicino alla bara che alla culla?

  23. Comunque, per tutti quelli che fin qui hanno parlato di essenza tamarra senza sapere minimamente di che cosa si tratta, si vede da ciò che hanno scritto e come lo hanno fatto, li rimando tutti alla fonte del termine ed al suo Vate, che ormai da più di venti anni ne canta le gesta e rimane Il Riferimento, cioè Tony Tammaro. Sì, scritto proprio così, con le due emme.

    Parliamo tanto di storia napoletana della pizza e della pasta, poi nominiamo ad minchiam un altro pilastro campano come Il Tamarro, senza sapere cosa è ma dandogli degli attributi che sono tipici di altri soggetti, tipo Er Coatto romano, quando non è così.

    Per info ed acculturamenti vari, visitate http://www.tonytammaro.com/

    Tutto cominciò con “Patrizia, la Regina di Baia Domizia”…

    Nel 1993 passai le vacanze in un villaggio in Calabria poco prima di Tropea. Lui fece una serata, ma quello era il meno. La cosa più incredibile fu il suo arrivo e la partenza, cioè le macchine incolonnate, lui al centro con una Dyane scappottata e bene in vista sul sedile posteriore con due tamarre al fianco, e la prima macchina portava davanti un cartello con scritto: “Inizio Tamarri”, l’ultima ovviamente aveva sul baule posteriore il cartello con scritto: “Fine Tamarri”. Un Grande.

    • Nah, il termine coatto a Torino non esiste; qui solo tamarri o al limite zarri – in varie versioni secondo regione di provenienza, quartiere e reddito.

      • Coatto è solo romano, deriva dal latino e designa coloro che sono coerciti, cioè costretti, cioè i carcerati in genere.

        Zarri mi mancava proprio. Tamarro sappiamo da dove proviene, ma zarro non me lo immagino neanche. Forse dal francese, che tanto ha influenzato il Piemonte? O è una derivazione dialettale precisa? No, perché una forma rara di uso di un termine associabile come uso anche qui a Roma è lo zauro, da cui il grande portale che non può mancare nel corredo del Cazzaro Professionista, cioè http://www.turbozaura.com/, peraltro fonte di ispirazione di tanti comici di Zelig in passato.

        • A pensarci ci sono anche le varianti tarro-iarro-zamarro-zama-zarruso-zamarruso-zamurro-truzzo-truzzata-truzzaggine-trucido. Tutti ugualmente torinesizzati come l’universale “minkiaoporcoddue” e l’aspirazione a confondersi tra i fighetti (non gastro). Da cui l’associazione nei commenti più sopra.
          Dal suono però mi sembrano più di origine italica che francese. :-)

        • ops era zavurro (o zavurdo), non zamurro

        • Vero, ci sono molte variazioni sul tema ma legate spesso alle generazioni che le hanno “inventate”.

          Alcune resistono, tipo la differenza tra coatto e truzzo a Roma esiste e persiste. Di fatto, il truzzo è il coatto ripulito, che ha fatto i soldi ma che come apre bocca tradisce le sue origini in maniera inconfondibile, che non è parlare il Romano, dialetto peraltro complesso anche a livello di vocaboli, quanto il romanaccio da film dei Vanzina o di Verdone o di Neri Parenti.
          Il Romano lo parla Amendola nei “Cesaroni”, quello secondo me è l’attuale Romano vero e verace come personaggio.

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