di | ven 10 dic 2010 ore 7:40
52
così fan tutti

Pause pranzo d’Italia

Ebbene sì, anche io, per circa 5 minuti, sono riuscita ad avere un lavoro per così dire, normale. Mi alzavo la mattina, mi vestivo (mai in modo adeguato) e mi recavo al quinto piano di un bel palazzo del centro per accomodarmi dietro una scrivania di legno, legata alla sedia con i fili del mouse e con gli occhi costretti al monitor in stile arancia meccanica. Prima di essere licenziata in tronco ho avuto l’occasione di apprezzare la pausa per il pranzo, che oltre ad essere necessaria per fini nutrizionali era anche il momento più eccitante della giornata lavorativa.

Una delle cose che più mi piaceva era osservare nel dettaglio le abitudini alimentari dei miei colleghi: donne spesso munite di tupperware con riso e insalate, bar-ristoranti sotto l’ufficio per i signori uomini e le temibili mense aziendali che mettevano d’accordo tutti in termini di (dis)gusto. Sono passati diversi anni e oggi voglio fare un piccolo sondaggio, un tuffo nel passato, per vedere a che punto siamo. Per farlo ho interpellato un gruppetto assortito di amici professionisti con tanto di pseudonimo.

Torino, Bionda (donna, organizzatrice eventi enologici, 25 anni). In ufficio.
Al mattino mi preparo l’insalata da mangiare direttamente qui in ufficio insieme alla mia collega, mi riunisco con lei e ci mangiamo un bel pasto salutare. Oggi il pranzo prevede radicchio rosso con carote, zucca e funghi trifolati. Radicchio e zucca provengono direttamente dall’orto del mio babbo. L’insalata condita con olio, sale e pepe. Il tutto accompagnato da cracker al sesamo e rosmarino e si beve acqua. Finito il “ricco” pranzo scendo al bar sotto l’ufficio, prendo il caffé e mangio il dolcino che non deve mai mancare: barretta ai cereali.

Bologna. Sfiammato (uomo, senior software architect, 36 anni). Risto/Paninoteca.
La mia pausa pranzo e’ un po’ sfigata dato che la uso per fare sport ed è anche molto facilmente prevedibile.
Oggi, così come domani, alle 11:30 mi nutrirò con un panino integrale farcito con una bella cotoletta, zucchine fritte e mozzarella acquistato nel risto/paninoteca vicino all’ufficio, specializzato in pause pranzo.

Venezia, Micia (donna, redattrice radiofonica, 36 anni). Mensa aziendale.
Io a pranzo non ho alternative: mensa aziendale. Passato il tornello e timbrato il cartellino sono ostaggio dell’azienda. La mensa propone tutti i giorni le stesse cose, oggi ho mangiato quindi la solita cosa: pollo e verdure. Dico verdure perché ho smesso di informarmi, tanto lì alla mensa hanno tutte lo stesso aspetto e sapore. Il caffè del bar aziendale però è una botta di vita!

Firenze, Wolf (uomo, regista e new media manager, 37 anni). Trattoria.
Di solito vado in un bar con servizio mensa a pranzo: cucina espressa, materie prime di qualità, ambiente familiare così come la gestione. I gestori sono due fratelli: uno è un despota, comanda e di solito sta alla cassa, l’altro obbedisce e di solito serve ai tavoli. Si mangiano piatti tipici della cucina fiorentina: notevoli sono la ribollita, la pappa col pomodoro, le pappardelle alla lepre, il peposo alla fornacina, i fagioli all’uccelletto con la salsiccia. Insomma tutta robetta leggera. Oggi ho mangiato la pasta condita col cinghiale, solo la mi mamma la fa meglio. Da bere rigorosamente acqua, altrimenti il pomeriggio lavorativo va a farsi f****e. Il pranzo si chiude con un caffè, il tutto per 8 euro circa.

Milano, Lalei (donna, 37 anni, web editor). Buffet self service.
Qui nel quartiere va molto di moda il buffet self service. Il sistema piace ai milanesi perché è veloce, costa meno e dà l’illusione della scelta. In realtà ogni giorno si finisce per mangiare le stesse cose… a volte con i colleghi ci ribelliamo e sperimentiamo nuovi posti, ma poi finiamo sempre per tornare mestamente al nostro buffet quotidiano. Ma non senza variazioni sul tema. Proprio oggi abbiamo inaugurato la “gragnuola di cotolette”. Una pioggia di fettine panate hanno fatto da antipasto, primo e secondo. Perché? Era l’unica cosa commestibile del buffet…

Pescara, Come Nanni (uomo, ricercatore, 36 anni). Mensa.
L’ambiente che dedico al mio tempo di pascolo è una mensa, dove oggi, come ieri, come domani, l’atmosfera dominante non può chiamarsi solo monotonia ma è un vero e proprio fermarsi del tempo. Centinaia di persone si incontrano a microclan tutti i giorni, tutti i giorni sedendo gli uni vicino agli altri, e che per tutta la vita, fino all’agognato-spaventevole pensionamento non si diranno mai neanche ciao. Dal menù di oggi ho scelto: gnocchi al ragù (qualche santa tradizione si salva!), carne di maiale, patate (lesse, non sbucciate), carote, mandarino. Il tutto bagnato da acqua liscia e concluso con necessario caffè anti-abbiocco postprandiale

Bari, Bisou (donna, segreteria di direzione, 43 anni). In ufficio.
Scelgo sempre un pranzo dietetico a base di verdure lesse, magari insaporite con capperi, olive oppure semi vari. Vicino ci metto una fetta di pane integrale comprato in un forno al mare dove ho la casa, un frutto e qualche volta un po’ di tonno al vapore o simili, come ho fatto oggi. L’unica controindicazione è che mi devo svegliare presto o preparare il tutto la sera prima ma il lavoro ci ha guadagnato in concentrazione e la cellulite è andata via!

Cagliari, Arkham (uomo, ingegnere, 36 anni). Mensa.
Solitamente mangio alla mensa del mio ufficio, oggi per esempio: riso in bianco olio e parmigiano, filetto di persico alla piastra condito con olio e sale, insalata mista con carote grattugiate e per dessert uno yogurt. Da bere solo acqua naturale, praticamente un pasto da degente. In genere opto per un pasto completo ma piuttosto leggero sia per motivi di concentrazione sia per non rischiare la salute!

Ad occhio la situazione mi sembra invariata: si mangiano sempre le stesse cose e si hanno davvero poche alternative. Ed è qui che i nostri lettori e indefessi adoratori di cibo possono intervenire: come ve la cavate durante la pausa pranzo? Avete qualche consiglio da dare per rompere la monotonia?

[Immagini: Al femminile]

Spedisci via email

52 commenti a Pause pranzo d’Italia

  1. avatar schatten

    Un po’ fuori tema (non abito piu’ in Italia) vi dico pero’ cosa mangio io a Monaco: a parte l’opzione Butterpretzel, cioe’ un Pretzel aperto e farcito di burro che qui di solito prendiamo come devastante stuzzichino a meta’ mattina, ci sono i panini farciti da comprare nella stessa panetteria, dove pure si trovano uova gia’ sode. Oppure si va al Gaumenspiel, un negozio di te’ e molte delikatessen dove vengono servite 2 zuppe diverse ogni giorno, 7 diversi tipi di insalate, torte salate e dolci. E per finire, un macaron direttamente da Parigi.Economico e buono. C’e’ poi il Gewurzladen, gestito da una signora eritrea che parla anche italiano e che fa ottima cucina eritrea, oppure il bar che a mezzogiorno fa cucina laotiana e tailandese, una delizia, o anche l’angolo del sushi a Karstadt (un grande magazzino) gestito da due signori buthanesi, oppure, per restare in Baviera, l’Osterwaldgarten con buoni piatti tradizionali bavaresi. Ma li’ le porzioni sono davvero giganti, un po’ troppo per la pausa pranzo!

  2. Per quello che è la mia esperienza, mancano le pizzerie a taglio, impraticabili tra le 13 e le 14, i ristoranti cinesi e le piadinerie. Normalmente, questi luoghi sono tutti “tarati” sul prezzo medio del ticket restaurant (buono pasto) che le aziende della zona danno ai loro dipendenti. Purtroppo, spesso è più quello che decide cosa si mangia intorno al posto di lavoro, che altri ragionamenti…

  3. odio la mensa e la rifiuto da anni ormai, una barretta di muesli e una/due mele sono piu’ che sufficienti

    maschio, 14 anni

  4. Lo spartiacque lo fa la presenza o meno di un microonde in ufficio.

    Se si.
    Si cucina sempre in più a casa, belle scatoline di plastica e freezer. Facile, veloce ed economico a patto di avere un freezer capiente.

    Se no.
    Quando la stagione è calda, insalate a gogo, di verdure ma anche di riso e cereali freddi. Quando è freddo panini e torte salate ma magari qualche minestra/zuppa buona anche freddda/tiepida.

  5. C’è anche chi ha la sfortuna di pranzare ogni giorno in una Scuola di Alta Cucina.
    Son sacrifici…

  6. avatar Laura

    Io mangio nella mensa del Convento di suore per cui lavoro…e alla sera trovo sempre degli avanzi da portare a casa, così non devo neanche cucinare!
    Son fortunata…lo so!

  7. avatar Rik

    allora…

    io a mensa ci vado solo per le riunioni sindacali.
    per il resto sella settimana, nel quartiere dove lavoro, posso scegliere tra:

    Lunedì, se bello, pizza da asporto, bibita e caffè a 7 euro, mangiata all’aperto al giardino pubblico sui tavoli.

    Martedì di solito panino col lampredotto in piazza al mercato oppure piatto con lingua, nervetti, lapredotto all’uccelletto ecc.

    mercoledì e giovedi prendo qualcosa ai vari forni/gastronomie nei dintorni e poi torno in ufficio (pappa al pomodoro, tonno e fagioli, ceci, spinaci saltati ecc)

    venerdì, di rito, pranzo in osteria per assaggiare i piatti tipici fiorentini, con un bicchiere di buon vino. tanto la settimana è finita e anche se sonnecchio un po’ in ufficio non casca il mondo ;)

    ogni tanto visita anche alla rosticceria indiana… ma molto di rado. Dopo divento estremamente narcolessico

  8. avatar lespaul

    Da tempo ho deciso: a pranzo non mangio niente. Basta panini, o ristoorrendi, pizze toste a taglio. Colazione buona, e cena. Mi dicono tutti che sbaglio. Eppure è dal 2003 che pratico stà follia di dieta. E sto benissimo. Magari domani schiatto. Ma per oggi, anche per oggi,va cosi.

    • avatar Rik

      però di solito chi salta il pranzo poi la sera si mangia un bue. E’ li lo sbaglio infatti. Strafogarsi la sera in preda alla fame. se riesci a mangiare normale non penso sia poi così sbagliata.

      • sono con lespaul, basta poco per chiudere il buco, una mela o roba cosi’ … portarmi la roba da casa mi uccide psicologicamente, andare al panozzo bar peggio, la mensa e’ deprimente … ca!!eggiare su dissapore invece e’ bello ! quindi perche’ mangiare ?

        • avatar LucaP

          Condivido…mi sono depresso per anni portandomi il cibo da casa, il panozzo è fuori discussione (mi concedo una piadina se sono in zona Romagna), da qualche tempo ormai, mi sveglio un po prima, faccio una colazione con dolce e salato e per pranzo un poco di frutta e un panino ai cereali comprati nella panetteria sotto casa…minima spesa massima resa (per me).

  9. avatar gianluca

    io pizza o focaccia da asporto, altrimenti riso freddo o caponata da casa, ogni tanto al self-service, ogni tanto al ristorante, ogni tanto qualche takeaway caldo da ristorante/rosticceria

  10. Mensa. :-(
    50gr di pasta in bianco, condita con mezzo cucchiaio d’olio e curry in polvere.
    Arrosto magro di maiale, petto di pollo o bresaola.
    Verdura lessa.
    1/2 rosetta, 1/2 acqua, 1 frutto e 1 tentato suicidio come dessert. 8-)

  11. Anche io da anni non pranzo ma sgranocchio davanti al computer craker, frutto, barretta, ecc… non faccio neanche colazione perché non ci riesco. Praticamente durante la settimana il mio unico pasto decente è la cena.
    Il fine settimana invece mi gusto colazione prazo e cena… eccome se me li gusto!!!

  12. avatar riccardo

    …non importa dove e come, ma se si riuscisse ad eleggere la pausa pranzo come un frammento di tempo da dedicare compleamente a noi stessi e ai nostri deputati sensi staremmo tutti decisamente meglio

  13. avatar Paolo

    Libero professionista, 37 anni, a pranzo vado a casa e mi preparo qualcosa al volo (bevendo un bicchiere di vino), ma vuoi mettere quanto sto bene quando tolgo scarpe e cravatta? impagabile

  14. avatar Woland

    Ma come fare a non pranzare? Io senza merenda non arrivo neanche alle 11 di mattina. Avendo il microonde, risolvo con abbondanti avanzi della cena o con salumi magri + verdure già cotte. Insalate varie in estate, frutta e yogurt per le merende.

  15. avatar Bruno Stucchi

    Se Lorenza abita dalle mie parti, la invito alla mensa aziendale della ditta dove lavoro. Poi liberamente commenterà.
    Scelta tra 3 primi, un paio di secondi, contorni (insalate, verdure) dolce, frutta. Circa 400/500 pasti su due o tre turni, secondo il carico della produzione.
    Nessuno si lamenta (a parte i profesionisti del rantolo) e nessuno è mai morto. Chi ha detto he le mense aziendali sono comunque da condannare?

    • avatar Lorenza Fumelli

      ti ringrazio per l’invito, potrebbe essere interessante. Sulle mense conosco solo i racconti degli altri e certo che non credo siano tutte da condannare, vero è che in molti se ne lamentano, soprattutto i, com’è che hai detto? professionisti del rantolo! geniale ;)

  16. A Milano in pausa pranzo universitaria mi compravo un orrido panino in mensa e una spremuta!

    Qui a Philadelphia nella mensa dell’università abbiamo diversi reparti. Il mio preferito è quello vegetariano, dove mangio riso integrale saltato con verdure e anacardi, tutto organic, a soli 3 dollari, con annessa limonata di limoni veri. Una goduria!

    • avatar MAurizio

      Buona la mensa. Ma una curiosità. Quanto paghi di tasse universitarie ?
      Perchè magari a Milano mangi un orrido panino, ma negli States paghi 20.000 dollari per l’iscrizione all’Università ….
      Con gli stessi soldi in Italia fai mensa da Cracco …

      • Fortunatamente ho una borsa di studio quindi non pago proprio nulla! Comunque il pranzo costa 3 dollari, qualsiasi cosa si prenda, con borsa di studio o no.

        • avatar MAurizio

          Non hai capito il ragionamento.
          Intanto, il fatto che per te “paga” la borsa di studio NON sposta la questione. Comunque qualcuno paga (o le borse di studio nascono sotto i cavoli ??)
          La mission dell’Università è insegnare, non distribuire pasti. Se uno la frequenta gratis o pagando per l’iscrizione al massimo un decimo di quanto paga normalmente il “collega” statunitense, nell’ottica di chi vuole imparare la mensa può anche non esserci (o non essere un granchè). Se le tasse scolastiche permettono all’università USA di avere un bilancio da “grande impresa” i servizi offerti, compresa la mensa saranno sicuramente migliori di quelli che può offrire la controparte italica, sostanzialmente “mantenuta” dallo Stato.
          Non per niente una delle università italiche con (mi dicono) uno dei migliori servizi mensa, sempre a prezzi politici, è una delle più in rosso d’Italia (e non solo politicamente) ..

          • avatar MAurizio

            Siena, dimenticavo

          • Capisco quello che dici, ma ciò che è diversa qui è la filosofia che sta dietro alle università. Certamente si pagano care (ma la mia università italiana era comunque molto costosa), ma l’istruzione viene considerata come esperienza totale. Ci vengono proposti pasti sani, tutti gli studenti e i professori hanno a disposizione sei piani di palestra e centinaia di sport diversi completamente gratuiti, cosa che nella mia università privata milanese non è assolutamente mai stata contemplata.

        • avatar MAurizio

          Con i chiari di luna attuali, se un’università italiana (anche privata) investisse per migliorare mensa e palestra ci sarebbe da restare perplessi.
          Magari se paghi l’equivalente di 15K euro di retta annuale (se va bene, in un’università pubblica), poi ti aspetti Totti come istruttore di calcetto e Vissani come addetto al mensa …

  17. io pranzo solo a Natale Befana e Pasqua..gli altri 362 giorni pulisco casa o vado a fare sport…

  18. Comunque la pausa pranzo che mi sento di appoggiare è quella di Wolf.

  19. avatar saracesto

    @ Wolf:
    per caso è il vinaio di via de’ Servi?
    Che nostalgia, nella fredda Milano…

  20. avatar hua

    stinco di porco, patate e mezzo di vino rosso, poi pennichella di un’oretta e forse mi rivedono per l’aperitivo –la vita è una sola!

Lascia un commento

1. Ospite
Commenta subito
2. Iscritto a Facebook o Twitter
Commenta con il tuo profilo social
3. Iscritto a dissapore
Registrati/Login