Peccati capitali del gurmé | Lasciare il cibo nel piatto


Piatto non finitoRicordo il mio babbo quando ero piccolo: “Finisci l’ultimo boccone e di corsa, in Africa sarebbe oro”. Semplificazione che ai miei occhi di bambino rendeva l’idea. Oggi, se c’è una categoria sociale che proprio non digerisco è quella di chi lascia cibo nel piatto. C’è da vergognarsene e basta, non faccio sconti a chi lo fa 1) per vezzo, 2) per scarso senso della misura (riempio a volontà poi mangio finché mi va), 3) perché “la pietanza non è di mio gradimento, avanti un’altra”, 4) perché sta brutto fare la scarpetta – l’ho letto al liceo sul manuale del Bon Ton – 5) o perché “non ho più fame, mica posso star male”.

Senza parlare della sottospecie con le aggravanti, i gurmé. Ho visto gente fare centinaia di chilometri per poi abbandonare sistematicamente a metà ogni piatto, qualcun altro analizzare un boccone controluce prima di lasciarlo lì a marcire, neanche fosse in missione segreta per l’Asl. Ma a tutto c’è un limite, eh. Perché poi quando si parla di sprechi, di cassettoni della spazzatura pieni di roba buona, eccoci tutti in coro a pontificare di fame nel mondo, risparmio energetico, chilometro zero e alimentazione sana, scimmiottanto a memoria l’ultimo petrinismo buono, pulito e giusto.

Delle fiere con cibo da vetrina poi buttato nel cesso non parlo per amor di carità, ma i piatti che fanno la stessa fine con tacito assenso di chi non se ne cura sono tutt’altro “fottuto campo da gioco” (cit.). Caro gurmé, io te lo dico. Se mi stai accanto sappi che t’infilerò la forchetta nel piatto e con piacere, dimenticando la mia dieta. Ma ricorda, il male-educato irrispettoso sei tu, non io.

[foto: b5]




52 commenti a “Peccati capitali del gurmé | Lasciare il cibo nel piatto”

  1. tartare tartare commenta:

    Ricordo anni fa in una pizzeria di Milano il proprietario che dietro mia richiesta mi mise nel cartone da asporto un grosso fettone di pizza avanzata ; ” è per il cane? ‘” ” il cane?” rispondo io – ” no,ce la mangiamo a colazione domani mattina, riscaldata è quasi più buona!!”. Per me è un’abitudine portarmi a casa il cartoccino con l’avanzo ( quando c’è ovviamente..!!!)

  2. Tommaso Farina commenta:

    Per motivi incomprensibili, lasciare un rimasuglio nel piatto molti anni fa era considerato atto di buona educazione quasi obbligatorio.
    C’è però da dire che chi teorizzava cose del genere (tipo Donna Letizia) consigliava anche di mettere in tavola un frullino a beneficio di chi gradisse lo Champagne sgasato (sic), e sosteneva che alla sera non si dovessero servire formaggi.

    • Antonio Scuteri Antonio Scuteri risponde:

      “Per motivi incomprensibili, lasciare un rimasuglio nel piatto molti anni fa era considerato atto di buona educazione quasi obbligatorio”

      Credo abbia origini storiche, per due motivi

      A) nei tempi della grande fame collettiva, quando solo i ricchi avevano abbondanza di cibo, lasciare qualcosa nel piatto (e quindi dimostrare di non avere fame) era segno distintivo

      B) i pranzi dei ricchi di cui sopra erano un trionfo di ostentazione, e comportavano anche 30 e più portate. Ovvio che tutti fossero costretti a lasciare qualcosa nel piatto di ogni portata, altrimenti non si arrivava in fondo

      In entrambe i casi, quindi, il lasciare il cibo era indicativo di una condizione economica superiore e, per equiparazione, di buona educazione

    • Maurizio Maurizio risponde:

      Se non ricordo male un’usanza cinese è di chiudere un banchetto pantagruelico con un semplice piatto di riso che i commensali “educati” non devono toccare, proprio per indicare la loro completa sazietà.
      Resta aperta la questione se è più educato mostrare il totale apprezzamento per il cibo offerto “leccando” anche il piatto (mentre un avanzo “eccessivo” sarebbe segno di non aver gradito il cibo) ovvero non dare segno di fame atavica, spazzolando tutto, scarpetta compresa, lasciando appunto un po’ di cibo.
      Di solito se si è ospiti di mamme e fidanzate (e in molti ristoranti…) è “consigliabile” la prima opzione….
      Altra questione è poi quella dei pranzi al ristorante a “menù fisso” (classici banchetti di nozze, cresima, etc) in cui le scelte di chi ci ospita possono non coincidere con i nostri gusti. Qui l’educazione imporrebbe comunque di “assaggiare” comunque il piatto, senza rimandarlo indietro intonso, evitando anche quei “maneggi” disdicevoli con i camerieri per avere un menù “personalizzato”

  3. Valeria Valeria commenta:

    Anch’io detesto chi lascia le cose nel piatto. Al di là della categoria gurmé, parlo di tutte quelle tristi scene di pizze semi-intonse mandate indietro da signore perennemente a dieta (“ma mai rinunciare alla vita sociale!”) o dalle mamme di bambini viziati che hanno voluto e ottenuto la pizza grande nonostante prima, al cinema, avessero mangiato un sacco-famiglia di m&m’s. Poi, a scendere, non sopporto le ragazze (e ho convissuto con questa specie di coinquiline-studentesse) che si fanno un piattone di pasta senza guardare alle dosi e poi ne buttano metà, così, per noncuranza dei gesti. Oppure quelle che lasciano quattro-fusilli-nel-piatto-quattro “perché non mi sta proprio più niente”. Sarà che a me hanno sempre dato la mia parte, sarà che mi conosco, sarà che sono una buona forchetta, io la scarpetta la faccio spesso, e le cose nel piatto non le lascio quasi mai. Proprio mi dà un fastidio…Per la categoria ristoranti a buffet tipo wok sushi e cose del genere, stendiamo un velo pietoso con sopra scritto “l’occhio è più grande della pancia”.

  4. Puccio Puccio commenta:

    A me non mi frega… io faccio la scarpetta anche nel ristorante gurmè… ovviamente se l’intingolo lo merita! ;-)

  5. frhack frhack commenta:

    miodio ma cosa c’e’ nel piatto della foto !?

  6. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Anch’io sono contrario, direi infastidito. Non lascio mai nulla e disapprovo chi lo fa, lo trovo maleducato specie se fatto con sufficienza e distratta nonchalance: discuto con mio figlio, che però tende a lasciare solo i condimenti di una pasta, o con moglie e amiche che tendenzialmente lasciano tutto il cornicione della pizza, la parte migliore se fatta bene, e solo una certa educazione, riservatezza e malcelata morigeratezza, mi trattiene dal fare il giro dei piatti. Ma lo farei, a volte lo faccio con qualche scusa. Mi sembra sempre un vero peccato.
    Sì io sono lo spazzino del frigorifero, ma anche della tavola, è una sorta di istintiva forma di rispetto: nella mia mente proletaria e subalterna si deve fare onore al cibo, alla tavola, al cuoco, alla cuoca, a chi mi ospita: non ci avvelenano, si può mangiare e fermarsi, eventualmente limitarsi nelle porzioni, altrimenti non guastano scarpetta e bis, se possibile e solo se proposto.
    Una zia di mia madre mi diceva sin da bambino: Dio ti salvi la vista, ma non l’appetito. Un vero caterpillar. Un altro zio, sempre di mia madre, uno di due secoli fa, forse affetto da problemi opposti, lasciava sempre qualcosa nel piatto, sistematicamente. Non era tipo simpatico, solo e scorbutico: se lasciavo qualcosa mia madre mi apostrofava: eccolo lì, Azeglio. Così si chiamava quello zio e vi assicuro che ancora oggi se qualcuno lascia qualcosa in casa mia dico: eccolo lì, Azeglio.
    Estremo disprezzo ;-) . Vai un po’ a capire i percorsi mentali…

    • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

      Infatti quando voglio manifestare tutto il mio disappunto per un piatto che non m’è piaciuto senza rispondere all’odiato “tutto bene” ne lascio un bel pezzo, poi guardando negli occhi il cameriere con lo Sguardo che Uccide dico “naaa, sono satollo. e di dolce cosa c’è?”

  7. gumbo chicken gumbo chicken commenta:

    …quindi secondo l’autore dell’articolo, se una persona non ce la fa più a ingurgitare niente dovrebbe preferire star male piuttosto di lasciare qualcosa nel piatto?
    Ma non esiste proprio!!!

    (la prima risposta che mi era venuta in mente era più punk rock, ma dato che siamo su un blogghettino gastronomico ve la risparmio) :lol:

    Tra l’altro è assurdo perché, come hanno detto altri, la soluzione c’è già, basta diffonderla anche qui: doggy bag!

    • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

      Punto debole?

      • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

        Beh, è già abbastanza complicato riuscire a gestire curiosità gastronomica e capienza limitata.
        Ci manca solo uno che ti lascia intendere che se non hai uno stomaco canino (leggi: senza fondo) non dovresti neanche andare al ristorante e che preferibilmente dovresti flagellarti ogni volta che lasci qualche boccone nal piatto.

        Che pensi ai piatti suoi! :-)

    • dink dink risponde:

      In mancanza di doggy bag, siccome sono cavaliere :-) , quando la mia compagna raggiunge il fatidico momento del “non ce la faccio più, sono piena” (e non per paturnie da dieta, lei è piccolina e più di tanto non può) intervengo io e pulisco anche il suo piatto.

  8. Dan Lerner commenta:

    a Milano c’è un ristorante nel quale -a prezzo fisso- ci si può servire a volontà e più volte, con una unica avvertenza, esposta con estrema cortesia e con motivazione etica sul menù: se non si termina ciò che si è messo nel proprio piatto si paga una penale pari al doppio del costo fisso del menù “al fine di non sprecare cibo inutilmente“.

  9. butter_fly butter_fly commenta:

    confesso di aver fatto la scarpetta col dripping di pesce di Marchesi :-)
    però quoto gumbo sul punto 5) dell’articolo: di star male non se ne parla. naturalmente questo succede solo ai banchetti pantagruelici (che trovo immorali e rozzi) in cui il piatto viene riempito a forza: quando me lo posso riempire da sola, mangio tutto.

    • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

      Occhio, non confondiamo: da adulti avventarsi e sgrofanarsi i piatti o riempirsi cinque piani al buffet è biasimevole quanto lasciare sempre , per partito preso, nel piatto parte del cibo, indipendentemente dalla porzione.
      Lasciamo perdere gli stati d’animo e i mal di panza, quel che non si sopporta è lo spiluzzicamento, l’anatomopatologia distruttiva della pietanza, l’abbandono della stessa, allontanando di due centimetri il piatto da sè: il cibo non se lo merita, non ce lo meritiamo.

  10. Antonio Scuteri Antonio Scuteri commenta:

    Beh, non se ne parla neanche di finire un piatto se fa schifo. Non capisco perché si dovrebbe mangiare qualcosa che non piace. Già lo paghi profumatamente, e in sovrappiù ti dovresti sottoporre alla tortura di mangiarlo fino all’ultimo boccone? Naaaaaaaa

    • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

      Secondo me, in qualunque ristorante, non esiste, non esiste il piatto che fa schifo. Semmai a casa nostra è possibile, ma al ristorante una pietanza potrà piacere o meno, se ne assaggerà eventualmente di meno, ma pensare alla possibilità o alla categoria “schifo” è già un preconcetto, uno spiluzzicamento mentale, una sottile supponenza che non lascia prevedere niente di buono ;-)

      • gianluca gianluca risponde:

        scusa fabrizio, forse sei particolarmente fortunato, o forse frequenti solo ristoranti di un certo livello.
        ma dire “in qualunque ristorante non esiste il piatto che fa schifo” secondo me è assolutamente irreale.
        a me sono capitati ancora spaghetti all’astice con l’astice che puzza di amoniaca, tonno “rosso” che da crudo è marrone, vongole ai limiti della commestibilità, ecc..ecc….in quei casi si può parlare veramente di schifo. per non parlare di semplici spaghetti al pomodoro che ti arrivano con una salsa di pomodoro talmente acida, che non riesci a finirli.

        io sono d’accordo che il cibo vada rispettato, ma la penso al tuo opposto, ossia a casa tua decidi cosa preparati, scegli, stabilisci la porzione, ecc….quindi se butti cibo a casa tua secondo me sei poco furbo. al ristorante invece, se ti arriva una schifezza, cosa fai? la devi mangiare e stare male? non mi sembra che abbia senso !

        • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

          Ma dove andate a mangiare? E perché sempre questa minaccia incombente di avvelenamento? Non mi risultano tutte queste stragi.
          Lo ribadisco, una cosa potrà esser più o meno riuscita, ma l’atteggiamento di schifo è presuntuoso e preconcetto. E io al ristorante o nella trattoria parto sempre ben disposto verso il cuoco, mai e poi mai sarò il cliente che pretende, che ha sempre ragione, che dispone… e che poi si schifa, porino.
          Mica sto sempre bene: in certi posti non tornerò, ma mica perchè hanno attentato alla mia salute.
          Per questo non sarò mai un critico gastronomico.
          A casa non butto nulla di nulla: intendo dire che siccome cucino benino, qualche volta mi lancio e mi capotto, il piatto mi viene, in questo caso lo posso dire, una vera schifezza. Sarò ipercritico verso me stesso, sicuramente insicuro (sic?): ma quelli con la puzza al naso mi fanno incazzare.

        • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

          Sì infatti, è una cosa diversa dalla schizzinosità.

          Quando ti arriva un piatto grondante burro bruciato, o patatine carbonizzate, gamberetti maleodoranti, cannelloni con il ghiaccio all’interno, una minestra o un risto in cui sembra sia caduta la scatola del sale…non vedo motivo di mangiarli.

          Comunque lo stesso se per caso una volta ogni tanto capita un piatto anche non vistosamente sbagliato ma non è per niente di proprio gradimento.

          Ma che siete tutti martiri del gusto? :lol:

          Il sulla gestione degli sprechi ci penso a casa, in cui mangio tutti i giorni e cerco di comprare e gestire ciò che acquisto meglio possobile; ma al ristorante per favore, giòà che spendo, deve essere un piacere non un supplizio!

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            (il mio “sì infatti” era per il commento di gianluca, dato che con quelli qui sopra di fabrizio non concordo un granché!)

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            “Quando ti arriva un piatto grondante burro bruciato, o patatine carbonizzate, gamberetti maleodoranti, cannelloni con il ghiaccio all’interno, una minestra o un risto in cui sembra sia caduta la scatola del sale…non vedo motivo di mangiarli”.

            Ripeto, ma che posti frequentate? Quando mai un cuoco anche improvvisato ti servirà carboni ardenti e le saline di Cervia nel piatto? Io temo che il bruciato, il carbonizzato, il maleodorante li andate a cercare, li volete trovare: non mi azzardo, nè mi interessa e non mi permetto di chiedermi il perché.
            Ma il topic era lasciare nel piatto: e credo che non si riferisse ad una eventuale schifezza, bensì ad un atteggiamento a prescindere che molti hanno verso il cibo, specie nel ristorante: sarà neghittosità, sarà schizzinosità, sarà supponenza e presuntuosità, ma non c’entra il piace o non piace, a tantomeno la salute.
            Ma proprio per questo mi sorprende il vostro punto di vista, di Gumbo e Gianluca, incentrato su un altro aspetto, estremo ma sembra frequentissimo (?), che tradisce un approccio diverso alla tavola rispetto al mio. Credo.

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            Scusa non capisco perché mai dovremmo andare apposta a cercare le schifezze.

            Occasionalmente sono capitate in cucine al di sopra di ogni sospetto – nel senso che erano locali più che dignitosi, ma forse per una distrazione, un collaboratore inesperto o un malinteso tra cuochi qualcosa una volta è andato storto.

            Quasi sempre, però, è stato in luoghi sconosciuti e spesso sperduti in cui sono capitata per caso, quando – in pausa pranzo (in città rimborso zero, fuori città 10 euro), in giro o in vacanza si doveva pur mangiare qualcosa tutti i giorni, ma anche contenere le spese (anche per mangiare davvero bene una volta ogni tanto).

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            Occasionalmente e in posti sperduti e sconosciuti già mi torna meglio: si fa il possibile, ma rientra nella sussistenza e sopravvivenza. Per quanto…un po’ di occhio…
            Per spiegarmi meglio, quando dico che c’è chi se li va a cercare, intendo una voluta esagerazione per cui se una pizza è bruciacchiata su un lato allora è carbonizzata, se una pietanza è sapida per i nostri gusti è cascato il barattolo, se una cosa non è di gradimento è una immangiabile schifezza.
            Io questo cerco di evitarlo, anzi proprio non mi viene. Da ricovero :-)
            Il problema, ripeto, è lasciare senza che ci siano particolari condizioni sfavorevoli, e spero, anzi sono sicuro, non è il tuo caso.

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            Un po’ di occhio, a volte non lo puoi usare, perché in alcune zone (in città o in viaggio) le alternative non ci sono o non sai se e dove mai le troverai, quindi ad un certo punto prendi quello che c’è.
            E non stavo esagerando: sia io che il mio collega non siamo schifettosi e – per sopravvivenza – i cannelloni brinati li abbiamo mangiati quasi tutti (ridendo per l’inettitudine del cuoco). Della pietanza annegata nel burro ho scolato il burro e mangiato il resto; ma ad esempio i gamberi puzzolenti e le chips marroni, lo confesso, li ho abbandonati nel piatto.
            La minestra con un chilo di sale che era in un locale solitamente buono, l’ho mandata indietro; sorridendo e dicendo “oh scusate, ma è di un salato che non si può proprio mangiare!”. Ne hanno semplicemente portata un’altra (dopo qualche strepito in cucina) confermando che effettivamente avevano assaggiato ed era terribile. Insomma un errore può capitare, ma con alcuni semplicemente si cerca di uscirne vivi e non si torna più! :lol:

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            Vabbé, Gumbo, dai. Forse un giorno ci capiterà di incontrarci a qualche pranzo alla Piola o da Pierangelini (è un auspicio anche questo) e in ogni caso non avremo problemi. Buona giornata ;-)

      • Antonio Scuteri Antonio Scuteri risponde:

        Fabrizio, a parte che non ho preconcetti, non sono supponente e non ho puzze sotto al naso (tutte cose delle quali gentilmente mi apostrofi), veramente non capisco il tuo discorso

        Per fortuna sono uno che seleziona molto le sue uscite, raramente entro a caso in un locale (sia esso ristorante di livello che trattoria) e quindi piatti che facciano veramente schifo non me ne capitano praticamente mai. In aggiunta a questo sono anche di bocca buona, mi piace tutto, mangio tanto e faccio la scarpetta anche da Vissani.
        Ma ciò non toglie che possa capitare (ed è capitato) che mi venissero serviti dei piatti immangiabili (il filetto stracotto e stoppaccioso, il pesce che puzzava, il risotto annegato nella brodaglia). E in questi, per fortuna rarissimi, casi che avrei dovuto fare? Mangiarli a forza? E per quale motivo?
        Li ho lasciati lì, anche per manifestare il mio disappunto. O avrei dovuto divorarali e magari anche rispondere sì al consueto tuttobene?

        Mi dispiace, ma no. In questo caso chi ha sprecato cibo (e si deve pentire pensando ai bimbi del Biafra) non sono io, ma chi ha cucinato

        Se questo lo ritieni supponenza e preconcetto, fai pure. Ma in tal caso mi sembra che quello con i pregiudizi sei proprio tu ;-)

        • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

          Lungi da me apostrofare qualcuno: leggo che selezioni, che praticamente mai (e sottolineo) ti sono capitate schifezze, che sei di bocca buona, mangi di tutto e fai scarpetta.
          E’ il mio ritratto.
          Mi attaccavo al termine “schifezza” che trovo eccessivo, punitivo e immodesto: preferisco dare la colpa a me stesso dicendo “non mi piace”.
          E comunque, mi sembra di capire, non lasci mai nel piatto qualcosa, a prescindere, per abitudine: e su questo, che è poi il tema, potremmo esser d’accordo.
          Non è quindi il tuo caso, essendo giornalista sei molto ma molto più attrezzato di me, ma ripeto che troppe volte sento il termine schifezza sventagliato a vanvera: forse per questo mi irrita, perché sbrigativo e superficiale. Anche questi, lo ammetto, sono pregiudizi ;-)

      • Tommaso Farina risponde:

        A me è successo una sola volta di trovare un piatto immangiabile in anni recenti. Delusione cocente perché si trattava di anguilla, uno dei mie pesci preferiti. Il tutto in un ristorante friulano che già conoscevo per la sua bontà, e che fino a quel momento mi aveva servito un buon antipasto e un ottimo primo. Dopo qualche secondo che cercavo di mangiare l’anguilla, ho avuto la sensazione dello stomaco che si rivoltava. Ho placato i conati mangiando del pane, poi ho preferito uscire dal locale. Il patron voleva togliermi l’anguilla dal conto, ma ho insistito per pagarla lo stesso.

  11. gianluca gianluca commenta:

    ci tengo a precisare, che chi invece lascia qualcosa nel piatto solo perchè è “in” o “elite” , secondo me è un demente.
    se la pietanza piace, si mangia tutto, scarpetta compresa (e immancabile)

  12. Mauro Tenti Mauro Tenti commenta:

    Il fastidio che nasce dallo spreco del cibo nasce dal fatto che riconosciamo lo spreco di qualcosa che rappresenta un bisogno primario: l’atto di buttare il cibo diventa quasi qualcosa di blasfemo.
    A livello economico pero’ quello che si butta è di solito trascurabile, specie se confrontato alla quantità iperbolica di soldi che solitamente si spendono in c@224t3. Pensando ai sopracitati bambini del biafra è eticamente piu’ scorretto buttare nel cestino i 4 fusilli avanzati (valore 10 centesimi) piuttosto che comprare un nuovo AIFON ogni volta che esce il nuovo modello, giusto per il gusto di avere piu’ RAM?
    Senza buttarsi in facili moralismi, mi dà fastidio lo spreco sistematico e fine a se stesso o per qualche oscuro motivo di ostentazione… ma se qualcosa non mi và, la lascio nel piatto.

  13. schatten schatten commenta:

    Nessuna pieta’ per noi curiosi e amanti del cibo ma con lo stomaco piccolo, quindi. Nessuna comprensione per il dramma di chi, come me, abita in un paese dove le mezze porzioni sono rararmente contemplate e se si ha voglia di un assaggio che so, di spinatknödel ci si vede recapitare 2 palle da un kilo l’una su un tripudio di verdure affogate nella salsa di burro e bergkäse.

  14. horn horn commenta:

    perdonatemi, capisco il punto di tutti, ma credo di capire anche il tono del post.
    Quello di cui si parla nei commenti più recenti è altra storia.
    Lasciare il cibo nel piatto per vezzo, per incapacità cognitiva dei propri limiti, per maleducazione è incivile, e son d’accordo.

    Ma, temo, anche nei migliori ristoranti, al contrario di quanto sostenuto, shit happens.

    Una sola volta mi è capitato, peraltro a una tavola di buon livello generale.
    Una pasta di mare, ridicolmente salata.
    Ne ho garbatamente informato chi di dovere, che l’ha riportata in cucina, portandomene un altro piatto nel giro di cinque minuti, con le scuse del cuoco, che l’aveva assaggiata ed era completamente d’accordo.

    Semplicemente, mi era bastato un boccone per accorgermene, e ho ritenuto di dare una seconda occasione, peraltro ben sfruttata.

    Al contrario, mangiare metà porzione e lasciarne il residuo per disprezzo, senza dare l’opportunità a chi ha preparato il piatto di avvedersi dell’errore, lo trovo maleducato.

    Sia chiaro, oltretutto, che NESSUNA porzione di alcun piatto può saturare quale essere umano che sia.
    Certo, se proprio nemmeno avevo immaginato il tenore del locale, ed è difficile, e ho ordinato cinque portate per scoprire che si aggirano sui 700 grammi cadauna, alla vista delle dimensioni dell’antipasto potrò cortesemente chiedere al cameriere se sia ancora possibile ridimensionare la comanda.

    Questo, ovviamente, se nutro un pizzico di rispetto per il cibo che dovrei mangiare, e per chi lo prepara.

    Se l’idea è che giacché l’ho pagato, è mio, e ne dispongo a piacimento, beh, potrei anche fare il bagno nel vaccino antimalarico e spedirne a sfregio in africa le confezioni vuote.
    E nessuno dovrebbe dirmi nulla.

    O no?

  15. Giulia Marruccelli commenta:

    Un motivo per il quale non posso scegliere un menu degustazione è che dopo il terzo piatto “nun gliela faccio più”. E con mio sommo dispiacere!!!
    Ci sono anche dei limiti fisiologici, soprattutto se femminucce e di proporzioni minute…
    Ma se penso al “Concerto ai profumi e sapori di limone” che non sono riusciata a concludere mi vien da piangere… :-(

  16. gumbo chicken gumbo chicken commenta:

    Il fatto che gourmet non abbia il femminile, forse è già abbastanza esplicativo.
    Ma dopo questo post, è ancora più chiaro che le esigenze delle golose (più qualche occasionale maschietto un po’ meno divoratore della media italiana) non sono minimamente tenute in considerazione nel mondo gastronomico.

    Se andiamo a mangiare fuori, per sopravvivere ai menu degustazione, ai menu completi in generale o alle porzioni da cucina verace, dovremmo sempre mangiare un solo piatto (privandoci del piacere di assaggiarne molti), portarci dietro uno scofanatore (che spesso c’è, ma a volte si sazia pure lui), avanzare cose nel piatto contro la nostra volontà fra imbarazzi e condanne, oppure portarci una borsa grande e antimacchia per occultare gli avanzi.
    E’ un’ingiustizia!!!

    Giulia, schatten…uniamoci per difendere i diritti degli stomachini! :lol:

  17. Claudio Dei Norma Claudio Dei Norma commenta:

    Probabile O.T.
    Mi rifaccio al commento n. 5 di frhack:

    non solo è stato un grande a scovare il soggetto edibile (?) proposto nella foto, ma secondo me ha anche sollevato un interrogativo che, a quanto pare, non ha toccato nessuno. Ovvero, perché di tutti i cibi al mondo, proprio il Balut è andato a scegliere?
    Per vedere chi lo riconosceva?
    Per sentir dire “ma chi se lo fini’, se l’ho lasciato un motivo ce sarà”?
    Per le possibili reazioni?
    Signor Morichetti, le va di rispondermi? Spero di non risultarle antipatico ma non sono un appassionato di folklore gastronomico, magari a lei è sembrato il cibo più buono del mondo e io invece non riesco nemmeno a immaginare che sapore abbia e che effetto possa fare sgranocchiare un fetino d’oca bollito.
    Mille grazie anticipate.

  18. pietro pietro commenta:

    io invece la penso in maniera diversa da voi credo che i figli non si debbano obbligare a mangiare a forza e poi ritornando a un messaggio di prima se una persona al ristorante paga e libera anche di lasciare il piatto pieno visto che paga non e un problema che deve di certo riguardare gli altri

  19. pietro pietro commenta:

    credo chel’italia sia un popolo di pettegoli dove ognuno guarda i fatti degli altri e si fanno discorsi di finto buonismo sempre mettendo in ballo l’africa e la fame nel mondo morti di fame pe quel che mi riguarda cene sono anche in italia


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