
Von Clausewitz: In effetti è inutile discutere
Rosario: Post sublime....pura poesia :)
ahahahahah: ovviamente con 1 milione te ne
ahahahahah: ragazzi ma fatevi furbi con 1m

Pesto al Super vs Pesto fatto in casa è uno dei molti modi per dividere il mondo, io che appartengo fieramente alla seconda scuola di pensiero non faccio fatica, specie in vacanza, a capire le ragioni dell’altra: concretezza e praticità. Per cui, dopo passate di pomodoro, oli extra vergine d’oliva, confetture, paste, pizze surgelate, chinotti e mascarpone mi presto volentieri a testare il pesto per Prova d’assaggio, il confronto settimanale tra prodotti della stessa categoria di Dissapore.
Ho scelto la versione fresca della salsa alla genovese perché va bene prestarsi ma almeno limitiamo i danni. Obiettivo del test: trovare un pesto che si avvicini o ricordi quello fatto in casa.
- Il pesto di Pra’
- Buitoni
- Fres.co
- Nord Salse
- Valis/Ipercoop

- Aspetto visivo
- Analisi olfattiva
- Consistenza
- Sapore
Il test si è svolto “alla cieca”. Ogni marchio è stato testato sia in purezza che come condimento a un piatto di pasta. Ricordo che non sono una tecnologa alimentare, e che il verdetto è oggettivo con deviazioni personal-affettive.
# 5 Valis
Dicitura sul fronte: Pesto Fresco
Formato: 100 g
Ingredienti: olio vegetale, basilico 15%, margarina vegetale (oli e grassi vegetali parzialmente idrogenati, acqua, emulsionanti: mono e di gliceridi degli acidi grassi; conservante: sorbato di potassio; correttore di acidità: acido citrico), anacardi, formaggi grattugiati, olio d’oliva 2%, sale, pinoli 0,5%, aromi, proteine del latte, latte scremato in polvere, aglio, grassi vegetali raffinati, conservante: acido sorbico; antiossidante: acido ascorbico. Prodotto in uno stabilimento che utilizza anche: glutine, crostacei, uova, pesce, soia, sedano, senape, molluschi.
Prodotto e confezionato da Fres.Co srl – Traversetolo (PR), nello stabilimento di V.le Kennedy, 1156 – 21050 Marnate (VA), Italia.
– Giudizio: sul fatto che sia proprio pesto resta qualche dubbio. Salato e acidulo.
– Packaging: grafica anonima, pack di plastica molto semplice.
– Aspetto visivo: colore verde molto chiaro, palliduccio.
– Analisi olfattiva: odore di difficile definizione comunque poco riconducibile al pesto.
– Consistenza: compatta, un po’ collosa.
– Sapore: salato e molto aspro quasi fastidioso al palato.
– Prezzo: € 11,40/al kg quindi € 1,14
– Rapporto prezzo/felicità: appropriato al risultato finale.
– In breve: poco raccomandabile.
Voto n.c.
# 4 Fres.co
Dicitura sul fronte: Pesto Fresco
Formato: 100 g
Ingredienti: olio vegetale, basilico 20%, margarina vegetale (oli e grassi vegetali, acqua, emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi; correttore di acidità: acido citrico), anacardi, formaggi grattugiati 3,5% (latte vaccino, latte di pecora, sale, caglio), latte scremato in polvere, olio d’oliva, pinoli 0,5%, sale, aglio, aromi, grassi vegetali raffinati, proteine del latte, antiossidante: acido ascorbico; conservante: acido sorbico. Prodotto in uno stabilimento che utilizza anche: glutine, crostacei, uova, pesce, soia, sedano, senape, molluschi.
Prodotto da Fres.co srl – Traversetolo (PR), nello stabilimento di V.le Kennedy, 1156 – 21050 Marnate (VA)
– Giudizio: è la stessa azienda che produce Valis. Tuttavia in questo pesto si intuisce il sapore di basilico, anche se il sale resta il vero protagonista.
– Packaging: di plastica dalla grafica migliorabile per così dire.
– Aspetto visivo: torna il poco invitante verde pallido visto nel pesto Valis.
– Analisi olfattiva: una leggera percezione di basilico, tutto il resto è noia.
– Consistenza: densa e viscosa.
– Sapore: la vaga percezione di basilico è soffocata dal sale. Retrogusto spiacevolmente amarognolo.
– Prezzo: € 14,80/al kg quindi 1,48 €
– Rapporto prezzo/felicità: equilibrato.
– In breve: ♫ sapore di sale…
Voto 4
# 3 Buitoni
Dicitura sul fronte: Pesto alla Genovese con olio extravergine d’oliva italiano
Formato: 160 g
Ingredienti: olio vegetale, basilico 30%, olio extravergine d’oliva 10,3%, Grana Padano 9,1% [latte, sale, caglio, conservante lisozima (da uovo)], siero di latte in polvere, formaggio pecorino, destrosio, pinoli 2,2%, sale, aglio, aromi, antiossidante acido ascorbico.
Buitoni Viale G. Richard 5 – 20143 Milano. Stabilimento di Moretta (CN) – Via Locatelli 6.
Presenti i valori nutrizionali.
– Giudizio: sapore equilibrato, si fa sentire il basilico, peccato per la consistenza eccessivamente liquida.
– Packaging: di plastica, a forma di barchetta.
– Aspetto visivo: verde intenso dalle sfumature vivaci.
– Analisi olfattiva: escono formaggio e una pur lieve nota di basilico.
– Consistenza: oltremodo liquida, si naviga nell’olio (ora mi spiego il packaging).
– Sapore: delicato, il basilico c’è, anche se al palato olio e formaggio sono più evidenti.
– Prezzo: € 15,43/al kg quindi € 2,47
– Rapporto prezzo/felicità: può andare
– In breve: olio extravergine al pesto. In barchetta.
Voto 5
# 2 Nord Salse
Dicitura sul fronte: Qualità per tradizione. Con basilico genovese DOP
Formato: 80 g
Ingredienti: olio vegetale, anacardi, basilico genovese DOP 12%, noci, olio extravergine d’oliva, sciroppo di glucosio, sale, formaggio pecorino (latte di pecora, sale, caglio), pinoli, antiossidante: acido ascorbico, aglio.
Nord Salse srl Via Rossana 7, 12026 Piasco (CN)
Presenti i valori nutrizionali.
– Giudizio: consistenza adeguata, nel sapore prevalgono pinoli e noci, cercasi disperatamente basilico.
– Packaging: barattolino in vetro rassicurante, grafica che non predispone all’acquisto.
– Aspetto visivo: il più scuro del gruppo.
– Analisi olfattiva: prevalgono noci e pinoli.
– Consistenza: buona, densa e omogenea.
– Sapore: pieno e gradevole, spiccano pinoli, noci e formaggio. Note negative: stenta il basilico mentre torna prepotentemente il sale.
– Prezzo: € 22,37/al kg quindi € 1,79
– Rapporto prezzo/felicità: non molto conveniente.
– In breve: più salsa di noci (e pinoli) che pesto.
Voto 5,5
# 1 Il pesto di Pra’
Dicitura sul fronte: Il Pesto di Pra’
Formato: 90 g
Ingredienti: olio extravergine d’oliva italiano, basilico genovese DOP (min 25%), Grana Padano DOP (latte, sale, caglio, conservante: lisozima da uovo), Parmigiano Reggiano DOP (latte, sale, caglio), pinoli italiani, Pecorino Romano DOP (latte di pecora, sale, caglio), sale, aglio italiano, antiossidante: acido ascorbico, acidificante: acido citrico. Possibili tracce di noci.
Prodotto e confezionato da: Il Pesto di Pra’ di Bruzzone e Ferrari Srl – Salita R. Ascherio, 3° – Genova Pra’.
– Giudizio: equilibrio tra gli ingredienti bilanciati e con piacevole prevalenza del basilico.
– Packaging: classico barattolino in vetro e grafica rustica.
– Aspetto visivo: verde intenso e brillante.
– Analisi olfattiva: dà una generale idea di freschezza.
– Consistenza: riuscita, densa e omogenea.
– Sapore: delicato, rende finalmente giustizia al basilico.
– Prezzo: € 32,77/al kg quindi € 2,95
– Rapporto prezzo/felicità: equilibrato, certo, per chi il pesto è abituato a farselo in casa, il prezzo resta alto.
– In breve: richiamo in modo suggestivo il pesto fatto in casa.
Voto 6,5

Delusione generale, si salva solo il pesto che ha vinto il test, gli altri prodotti restano distanti anni luce dalla mia idea di pesto. Al solito, il fastidioso dominio del sale fa pensare alla necessità di un forte insaporitore. Torno sui miei passi e sono meno disponibile a capire le ragioni di chi non fa il pesto in casa. Avere un piccolo orto fuori di casa ha i suoi vantaggi, non a caso sto uscendo per raccogliere qualche fogliolina di basilico.
Conoscete le marche di pesto fresco sottoposte al test, le avete mai comprate o assaggiate? Qual è la vostra opinione?

[Immagini: Carmelita Cianci]
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Oh… belìn, fortunatamente ce ne sono molti altri in giro per il Ponente, ma nel complesso hanno proprio ragione qui :
http://www.youtube.com/watch?v=8U8k-dd1UrI
Vogliamo la prova delle vaschette di gelato del supermercato! E’ estate perdincibacco! Anche se oggi dalla finestra sembra più novembre…
Considero il PESTO ROSSI imbattibile.
http://www.pestogenovese.com
Belin! Giuro che non lo conosco!
Grazie Massimiliano, una conca di Pesto alla prima occasione!
Io me lo faccio, così se devo risparmiare sui pinoli almeno non uso gli anacardi.
Eh belìn, di certezze non ce n’è con il pesto; uno pensa, ma il basilico ce lo devi mettere per forza, o no ? Si, è vero, il basilico ce lo devi mettere, ma nove mesi all’anno sa di crisantemi, di culture diventate biologiche sui terreni dove ci hanno buttato sopra tonnellate di chimica per i fiori. A luglio ne hanno raccolto invece di quello buono, e anche tanto, le famiglie hanno un orto, un giardino, un pezzo di terra in collina; se lo raccolgono e si fanno il pesto in casa. E dovrebbe essere fatto con la ricetta classica. E invece no, perché uno NON ci mette l’aglio, perché l’altro NON ci mette il formaggio. Poi siccome ne hanno fatto una quantità industriale, per non sprecare niente, eh belìn, e son palanche! allora lo congelano a cubetti, che quelli che ci hanno messo il formaggio poi quando lo scongelano non è una cosa bella da vedere, e quelli che non ci mettono il formaggio poi magari ci aggiungono un… ci aggiungono… un FIOCCO di BURRO!!
Al ristorante non va meglio, perché quasi tutta in mano a “foresti”, che non hanno mica capito bene che il pesto è una salsa fredda, che NON si salta in padella fino a quando diventa marrone… una tragedia …
oh che carina, hai messo un pomodoro rosso per bilanciare i colori dell’immagine… lo sai che un genovese te lo metterebbe per cappello quel piatto di pasta?
rifai la prova con quelli segnalati sopra più il pesto Novella
http://www.pastificionovella.it/index.php?option=com_content&view=article&id=37
Infatti la lista degli ingtredienti e ben diversa…
Un solo dubbio: Nella ricetta canonica e tradizionale non ci dovrebbe andare anche del pecorino? Se la risposta è si, deve essere un pecorino sardo o un pecorino romano?
io credo Fiore Sardo
Secondo me metà parmigiano e metà pecorino (non importa se romano o sardo) nella ricetta originale…
Ho fatto una ricerca su internet e sui miei ricettari: di solito si usa dal 30 al 50 per cento di pecorino fiore sardo o simile. Il romano penso che sarebbe troppo forte e sapido.
Qualche ligure DOC può confermare?
Concordo, tra quelli che si comprano quello di Novella è il migliore, poi io me lo faccio nel mortaio
Dopo quello della mamma, Pastificio Novella tutta la vita! E’ l’unico pesto comprato che riesco a mangiare. Fuori della Liguria non so, ma in Liguria si trova anche alla coop (oltre che al pastificio Novella a Sori!)
Le liste degli ingredienti fanno accapponare la pelle!
Il consumatore medio ha sempre meno voglia di impegnarsi per prepararsi un cino sabo e genuino. Ha sempre meno volgia di informarsi su ciò che introduce nel suo corpo.
E allora vai di olio vegetale, anacardi, margarina e schifezzuole varie.
Trovo che il pesto industriale sia davvero una delle cose da evitare maggiormente. Ho provato diversi marchi, ( di quelli presentati sopra solo Buitoni ) e davvero o sono troppo salati, o sanno di fieno, o sono amari, o sembrano creme indecifrabili…. Forse l’unico che salvo è il Pesto di Prà di Bruzzone e Ferrari che si trova alla Coop della mia città,perlomeno ha solo gli ingredienti canonici del vero pesto, acido citrico e acido ascorbico a parte. Peccato che sia carissimo ( 3 euro e 40 il barattolino da 90 gr.)e appunto un tantino più acido del dovuto.Ma d’inverno chiudo un occhio….
Io farei una distinzione tra ingredienti propriamente detti e additivi. Non dimentichiamo che mentre il formaggio è un antico metodo per conservare il latte e il salame un sistema per conservare le carni, il pesto non è un sistema per conservare alcunchè.
Quindi ci possono essere ingredienti più o meno coerenti con la ricetta tradizionale e più o meno additivi. Gli additivi possono essere antiossidanti: succo di limone, acido citrico,acido ascorbico. I conservanti più utilizzati potassio sorbato e acido sorbico. Poi ci sono gli acidificanti, come l’acido lattico.
Tutti possono essere utilizzati in toto o in parte e in quantità più o meno alta, a seconda della filosolfia produttiva delle diverse aziende.
La presenza di additivi non è una questione di ricetta tradizionale o meno ma di sicurezza, che ogni azienda risolve anche in base alle condizioni di partenza del prodotto.
Ohibo’ pesto con gli anacardi? con olio di semi o di girasole? ma stiamo scherzando? Solo la presenza di quegli ingredienti avrebbe dovuto essere sufficiente per escludere le suddette marche da qualunque test.
Se posso suggerire, cmq, la Coop nella linea “Fior fiore” propone un pesto decente, fatto dalla societa’ PAM di Savona, almeno l’elenco degli ingredienti e’ quello corretto.
Mai assaggiato un pesto industriale buono, o nemmeno sufficiente…Il pesto fresco senz’aglio della pam non è male, anzi, sarebbe da testare nella degustazione…
Quoto: mai assaggiato un pesto industriale buono. Hanno tutti un retrogusto acido/amaro che mi devasta il palato per il resto del pasto.
Credo che la colpa sia, oltre che dei vari additivi e conservanti, anche del basilico troppo “montato” che viene utilizzato per le preparazioni industriali: quando le foglie iniziano ad essere troppo grandi il gusto diventa troppo deciso, al limite della sgradevolezza.
Parlando di pesto fresco, invece, mi trovo benissimo all’UPIM (o come diavolo si chiama questa settimana), dove si trovano delle vaschette di basilico di Albenga con foglie di dimensioni accettabili, con le quali si riesce a fare un condimento più che edibile.
Il pesto in vasetto è roba da milanesi.
specialmente senz’aglio…uno delle peggiori perversioni del gusto italiano.
Ma senza aglio sarebbe una perversione in genere o solo nel caso di pesto in vasetto?
Io a volte me lo faccio senza formaggio.
Il pesto senz’aglio è l’equivalente del ragù alla bolognese senza carne. C’è chi lo preferisce, chi se lo fa andar bene lo stesso e infine chi ucciderebbe per l’affronto.
Io di norma taglio i contatti con chi fa il pesto senza aglio, specialmente se gli devo dei soldi (son genovese
)
Sul pesto confezionato, quando proprio devo comprarlo, mi impunto su alcune cose basilari: solo olio extravergine, niente robaccia come margarina o “proteine del latte”, niente intrusi come aceto o zucchero, niente supplenti inadeguati come anacardi o generico “formaggio”, aglio presente.
…La maggior parte delle volte finisco per stare senza.
se proprio non posso farlo da me, pesto fior fiore coop, l’unico dignitoso che ho trovato ad oggi.
Se proprio non posso farlo da me… vado di carbonara o qualsiasi altra cosa. Ma mi rendo conto che il mio e’ il parere di una genovese d.o.c. che il pesto lo ha sempre visto fare, e mai comprare.
Ti piace vincere facile eh?
ankio fior fiore … non mi azzardo a dire che e’ buono altrimenti qui mi lapidano … ma con una abbondante dose di digestivi dopo si puo’ anche fare
agree, fior fiore coop è assolutamente all’altezza, imvo.
@Carlo Cleri il fiore sardo stagionato è più saporito, e al mortaio io per esempio ne metto circa un terzo, su due terzi di parmigiano. Quando si produce per la commercializzazione la percentuale diminuisce a favore del parmigiano. Il bello del pesto è che una volta dati gli ingredienti ciascuno lo fa secondo i propri gusti: tanto o poco formaggio, tanto o poco aglio. Certo lo stile di un buon pesto genovese è abbastanza identificabile.
Il Pesto alla Genovese andrebbe fatto innanzitutto con un pestello in legno e un mortaio in marmo, questo per far sì che il basilico non si ossidi durante la preparazione (diventando amaro), e per fare in modo anche che non si “tagli” o “spezzi” ma che venga semplicemente “stracciato” rilasciando pian piano il suo liquido. Gli ingredienti sono pochi e semplici. Pecorino, parmigiano, pinoli, sale grosso, basilico, aglio, olio extravergine, ed assolutamente nulla in più. Tralasciando i dettagli sulla preparazione, tutto il resto (olio vegetale, margarina, latte in polvere….aaahhhh) non ha senso di esistere (in questa ricetta almeno, ma forse anche in generale). Tutte le salse provate di cui sopra, tranne evidentemente l’ultima (ma solo per gli ingredienti, ho difficoltà a credere lo si produca a mano col mortaio) sono da considerarsi proposte di condimenti, probabilmente anche commestibili, ma non dovrebbero essere chiamati “pesto” o peggio ancora “pesto alla genovese”. Se non avete tempo, conditela con un buon olio extra vergine, sarà sicuramente più sana e gustosa.
Aborro tutti i pesti in scatola/lattina/vasetto di vetro/anfora placcata in oro 24 karati
Vi prego, tutto ma il pesto confezionato no.
Semplicemente perchè non è pesto!
Mi fà rabbrividire anche quello fatto in casa e poi congelato :-S
Io ho acquistato le mie piantine di basilico che stanno crescendo in vaso e che proteggerò a costo della vita per l’inverno e che a tempo debito verranno affiancate da semi pronti a dare nuove piantine.
E non sono una genovese: GIURO!!
Addendo: quello dell’a. a. Anfossi non è male, anche se un po’ troppo tendente all’amaro: non avranno stracciato il basilico!
[img]http://www.aziendaagrariaanfossi.it/images/pestog.jpg[/img]
Io credo che il pesto sia una salsa e non una religione. E come tutte le salse possa essere fatta bene o male, a seconda degli ingredienti che si usano, della competenza, dell’ amore che ci si mettono, degli obbiettivi commerciali che ci si pone. Il pesto è anche diventato negli ultimi anni il simbolo della cucina genovese, della sua tradizione e della sua cultura. Un occasione per. parlare , avvicinare e approfondire. Poi è molto bello fare il pesto al mortaio lo so bene ed è anche sempre più buono a parità di ingredienti. È anche bello coltivare il proprio basilico ( a proposito, dove? ). Però qualche vasetto io lo assaggerei. Si potrebbero avere delle gradite sorprese. Ovviamente gradite perché immagino che siate persone di larghe vedute
… Ma guarda un po’ se devo difendere il pesto degli altri…
Non è questione di religione. E’ questione di decidere di avere rispetto o meno di una preparazione che fa parte della cultura e della storia di un luogo.
Certo, si potrebbe pensare che sia solo una “salsa”, ma il discorso è allargabile a mille altre cose se vogliamo.
Non è questione di fare “bene” o “male” ma, semplicemente, di fare nel modo giusto o nel modo sbagliato, non ci sono sfumature. E’ quasi matematico.
Poi, certo, ci sono le persone che ingurgitano e quelle che assaggiano, lo si sa.
Non è “bello” usare il mortaio, ma solo il modo giusto.
Se poi c’è gente che produce un composto verde con ingredienti a caso e decide di chiamarlo “pesto alla genovese” e soprattutto, gente che decide di ingurgitarlo, beh, questa è un’altra storia.
Ok, ma della cultura ho già detto io. Il fatto è che ho assaggiato pessimo pesto fatto al mortaio e ottimo pesto fatto, per esempio con la mezzaluna. La qualità è determinata in gran parte dagli ingredienti e dal loro dosaggio.Poi viene lo strumento. E a parità di ingredienti è meglio il mortaio. Il vasetto di per se non influisce sulla qualità. Vorrei capire se parliamo di ricetta, di qualità intrinseca, di ortodossia produttiva. Scusa se insisto ,è per amor di dibattito…
si, tu hai parlato della cultura. Io sottolineavo il fatto, sicuramente ovvio, del fatto che c’è chi la rispetta e chi no (vuoi per superficilità, vuoi per scopi commerciali). Poi per carità, comprendo ma non condivido che in questo caso c’è chi cerchi di tirare acqua al proprio mulino.
Avevo già espresso un parere sugli ingredienti, fondamentali. Però qui più che mai, lo strumento risulta di notevole importanza, tanto da far la differenza nella maggior parte dei casi.
La mezzaluna potrebbe sembrare un discreto compromesso, per chi, appunto, cerca delle alternative.
secondo me quello meno peggio e quello del sig. rana. attendo vostri giudizi
Quello con dentro i fagiolini e le patate ?
ehm…
una lontana pervenza di…
appunto
non si fa…
Io semplicemente mi chiedo come sia concesso immettere sul mercato, con la dicitura “pesto alla genovese” qualcosa che nemmeno lontanamente gli somiglia… Mistero delle DOP, delle disciplinari e di chi dovrebbe farle rispettare. E’ forse la sottile differenza fra pesto “Genovese” e pesto “alla Genovese” a permettere certe sconcezze?
Qualora in ogni caso non sia possibile, quello vero, farselo in proprio o procurarselo (possibilmente dalla mamma o dalla zia..), Novella di Sori e Rossi sono comunque prodotti apprezzabili. Il secondo, che ha un costo decisamente più alto rispetto al primo, utilizza ingredienti davvero di primissima scelta (basilico di Pra’, Fiore sardo, Parmigiano stagionato, aglio di Vessalico, pinoli di Pisa) ma ha, a mio avviso, il difetto di far leggermente prevalere i profumi ed il gusto degli altri ingredienti sul basilico, il quale in ogni caso dovrebbe restare il protagonista assoluto di un pesto preparato con tutti i crismi. Buono, ma veramente caro all’inverosimile, il pesto della signora Parodi, già campionessa mondiale di pesto al mortaio (al di fuori di Genova non so se sia reperibile, magari via web..)
Stefano, capisco lo sconcerto ma non esiste alcun obbligo a rispettare la ricetta “tradizionale” del pesto genovese. Addirittura non è possibile proteggere le salse con la DOP in quanto la legislazione europea non lo prevede. “Pesto Genovese” vuol dire che è prodotto in provincia di Genova, “alla Genovese” fuori provincia. Chiunque però può fare ciò che vuole, in realtà è una dicitura dal valore relativo. A questo proposito in etichetta “rossi” utlizza la dicitura “basilico genovese dop”, ed è una certificazione, ma solo del basilico
(a proposito, era una scelta quella del formaggio,ma è stato “riequilibrato). Anche a Prà,volendo,non ci sono vincoli di sorta. Purtroppo la signora Parodi ha cessato l’attività all’inizio dell’estate.
Ho comprato più volte quello Fres.co. Non è il massimo ma non lo trovo amarognolo come descritto, e soprattutto mi ha salvato tante volte dall’imbarazzo a zero tempo!
Aggiungerei il pesto Rana, davvero ottimo e delicato amio avviso.
http://www.blogbiologico.it/agricoltura-biologica/dalla-biffi-il-pesto-fresco-biologico-tagliato-quando-e-ancora-giovane-adatto-anche-ai-celiaci/
sicuramente il più interessante di tutti…