di | mer 20 mag 2009 ore 9:08
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cattive idee

Qualcuno spieghi a Licia Granello che sta scrivendo per internet, maledizione

Licia GranelloRiavvolgi. Play. Parliamo di critici e ristoranti. Nooo! Okay, no. Anzi, se prima di 24 ore ci ricasco mandatemi pure al diavolo. Allora… parliamo di giornalisti e ristoranti. Magari di Licia Granello, la prima sciura di Repubblica che ieri ha scritto al sito Food&Wine dell’Espresso la sua memorabile incazzatura con i cuochi italiani. “Che delusione il vostro silenzio” mentre Striscia la Notizia attaccava “con patetica ignoranza” colleghi come Ferran Adria e Massimo Bottura. “Alla faccia del movimento, del tutti per uno”, il vostro silenzio è stato “assordante”.

Ora, detto che sei fai la giornalista probabilmente non spetta a te chiamare altri settori all’unità professionale, e che se davvero ti scatta la carogna infiorettarla con francesismi tipo: “allure mediatico” o “entr’amitié” non aiuta la credibilità, lo sfogo di una che è più adrianista di Adria, potrebbe starci.

Il punto non è il merito, ma il metodo.

Scrivere in un sito internet dell’attacco sferrato da Striscia la Notizia alla cucina molecolare—nessuno può saperlo meglio di Dissapore—richiede la ricostruzione di fatti e circostanze, un tot di riferimenti scientifici, e poi analisi, interpretazioni. Soprattutto link agli altri siti. Tutte cose ignorate nella lettera di Licia Granello. Se è la giornalista a dimenticare la centralità dei fatti, in altre parole, se non ci viene spiegato perché e percome Striscia racconta balle, noi lettori come possiamo formarci un’opinione?

Altro punto, i tempi.

Possibile che la prima firma gastronomica di Repubblica (DI REPUBBLICA!) intervenga sulla vicenda con un un ritardo di settimane? E che in piena era internet si giustifichi scrivendo: “In quei giorni ero all’estero, mi hanno informato father&son Grigliatti, un paio di ristoratori”? Ci sono connessioni internet anche all’estero, e un computer portatile ormai, rientra nella dotazione minima del bravo giornalista.

Ho un paio di domande per i lettori di Dissapore? Si può ancora pretendere di fare giornalismo in questa maniera? Che senso ha fregarsene del mezzo e scrivere per il web come fosse carta stampata?

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64 commenti a Qualcuno spieghi a Licia Granello che sta scrivendo per internet, maledizione

  1. avatar Fabio Spada

    Hai ragione, la semplice trasposizione di un articolo dalla carta al web ha poca ragione d’essere.
    Va detto che nel caso specifico l’articolo sarebbe ben poca cosa anche uscito da una rotativa. E’ banale, fumoso e impreciso cose che non credo derivino dal mezzo utilizzato.

    Un’ultima annotazione sul tema. Sto cercando sul web la raccolta di firme indetta dalla Granello a difesa dei suoi colleghi giornalisti ingiustamente attaccati da Striscia. So che ci deve essere, chi la trova mi fa la cortesia di segnalarmela.
    grazie

  2. Ha del ridicolo saltare fuori adesso a vicenda praticamente conclusa con questi je accuse
    Striscia ha devastato un settore nell’indifferenza generale. Ci vuole una bella faccia adesso ad accusare “the others” di non essere intervenuti.

  3. Alla domanda, è ovvio che la risposta è no. Ma se consideriamo che il giornale per cui scrive la Granello è quello che come prima firma di cinema ai festival ha Natalia Aspesi, i conti tornano. Spiace solo che, quando arriveranno gli imminenti licenziamenti in queste (ex) corazzate, a pagare magari saranno i migliori…

  4. avatar Massimo

    Sono d’accordo quando si dice che Striscia ha devastato un settore nell’indifferenza generale, però è anche vero che i rappresentanti del settore stesso non si sono vesti ne sentiti… A me questa cosa, da semplice appassionato, è dispiaciuta molto. Poi discutere sul “ritardo”, la forma o il mezzo a mio avviso non cambia il contenuto…

  5. avatar Carlo Cambi

    Scusate ma stavolta davvero non mi posso astenere. La prima firma gastronomica di Repubblica non è Licia Granello, ma Carlo Petrini. Che credo non abbia molti motivi per difendere la cucina molecolare. Anzi. La signora Granello occupa con i suoi scritti spazi residuali poiché il critico ufficiale gastronomico di Repubblica – il solo che ha una rubrica fissa – è Gianni Mura. Fatte queste doverose precisazioni si ricorda che la signora Granello ha costruito gran parte della sua carriera giornalistica occupandosi dello spogliatoio del Milan (faceva le interviste ai calciatori, manco la cronaca delle partite) e ha cominciato ad occuparsi di enogastronomia da meno di dieci anni. E’ cresciuta all’ombra di Slow Food nella sua educazione alimentare e ora si trova a dover assumere posizioni in contrasto con Slow Food. Sui rilievi di tipo tecnico concordo con voi, ma è tutto il ragionamento che sviluppa la Granello che non sta in piedi.Lei è cronista e come tale deve registrare che tra i cuochi non c’è unità. Al massimo può dire se è per lei giusto o no, ma fare la pasionaria dell’agar agar proprio non è il mestiere suo. E ora però voglio far notare una cosa. siamo proprio sicuri che è Striscia a distruggere il sistema? Non è che il sistema ha fatto qualcosina di troppo per cui Striscia può farne esplodere le contraddizioni semplicemente esponendo dei fatti? A voi la parola.

    • avatar Buauro

      Ma siamo sicuri che il “sistema” si stia veramente distruggendo? La mia impressione é che dopo i servizi di striscia ci sia molta piu’ gente che si sente titolata a parlare senza avere un minimo di know-how sull’argomento… e non credo siano le persone che fanno reggere il “sistema” ;-)

  6. avatar Buauro

    Se l’articolo é nato per il cartaceo penso proprio che l’autrice non si sia minimamente preoccupata di una sua trasposizione web… bisognerebbe piuttosto prendersela con la redazione di Repubblica/Espresso che ha riportato il testo pari pari. La cosa che mi ha fatto specie é stata la quantità di commenti di chi parla senza un minimo di cognizione di causa… vabbé.

  7. “Si può ancora pretendere di fare giornalismo in questa maniera?”
    NO.
    NO.
    NO!!!
    L’ignoranza dell’uso dei nuovi media non è una virtù!!!

    Ma sai, Massimo, a smanettare su questi aggeggi con tastini e video siamo solo in pochi fanatici (dicono)…i quali, per di più, hanno la pretesa di fare informazione/opinione.

    Comunque, gente, allegri: persone come la signora Granello sono una razza in rapida via d’estinzione.
    O tornano – umilmente- a scuola, ammettendo di non sapere un ca…o di web reading/writing, (per non parlare delle più banali regolette di giornalismo, che sembrano aver dimenticato: c’è ancora qualcuno che fa informazione pura e semplice, o improvvisamente sono diventati tutti corsivisti??).
    Oppure si fermano. Si dedicano ad altro (auspicabile, a questo punto).

    Il nuovo – nell’informazione, e non solo – incalza, travolge, spiazza.
    E, piaccia o no a certi inarrivabili soloni, nessuno lo può fermare.

  8. Massimo, non capisco proprio il tuo scandalizzarti: perché ti aspetti qualcosa di serio, al di là di un brillante e leggero giornalismo tra il costume, il gossip, la leggerezza impalpabile dalla simpatica ex inviata sportiva (molto amica di un grande giocatore milanista, si diceva all’epoca…) di Repubblica? La colpa non é sua, che non capisce lo strumento Internet e scrive cose che nove volte su dieci non lasciano alcun segno, ma di chi la fa scrivere, dandole quegli incarichi, non sulla Gazzetta di Roccacannuccia, ma su Repubblica.
    E colpa di chi la invita a moderare dibattiti: indimenticabile la moderazione di dibattito, con tanto di cagnolino al seguito sul palco, a Montalcino nel 2007, in occasione dei primi quarant’anni della denominazione Brunello di Montalcino… Licia fu la “ciliegina sulla torta” e il giusto suggello mediatico (cacchio, scrive su Repubblica ed é politicamente correttissima!) in occasione di un festeggiamento così impalpabile e privo di spessore che sembrava di essere in Valcalepio, non a Montalcino…

  9. No scusate, non volevo augurarmi licenziamenti, tanto meno giocare al tiro incrociato su Licia Granello, che, mi rivolgo a Carlo Cambi, su Repubblica ha una rubrica domenicale. Il mio vuole essere un ragionamento sullo stato del giornalismo gastronomico italiano, lontano dal linguaggio della rete rispetto a altri paesi.

  10. per me non é solo “lontano dal linguaggio della rete”, ma spesso dal linguaggio del buon senso e spesso legato ad una logica commerciale-pubblicitaria che uccide ogni idea di corretta informazione…

  11. avatar Carlo Cambi

    Massimo, hai ragione sulla rubrica domenicale. E’ così trascurabile che non me ne ero ricordato. Però resta il fatto che le cose che contano su Repubblica le scrive Petrini. Piuttosto ho inserito un post di risposta a Vizzari forse nel posto sbagliato: lo potete leggere su SMS della vergogna. Quanto alle tue domande sul giornalismo enogastronomico ecco le mie riflessioni. E’ popolato di nani e ballerine, come molti settori della comunicazione ( e nota che non dico informazione perché ormai tra notizie, comunicati stampa e pubblicità la commistione è massima) ma ha anche ottimi professionisti. Sono quelli che continuano a fare il mestiere più difficile: il cronista. Che deve necessariamente misurarsi con i fatti. I critici si misurano con le opinioni e più sono supponenti e più sono convinti che le loro opinioni siano un fatto, dunque una notizia (vedi la posizione della Granello). No: restano opinioni. Il problema è che i critici non misurandosi con la notizia accettano di diventare protagonisti (anzi lo pretendono)e dunque smettono di essere giornalisti. Perché il giornalista è solo un testimone. Ora se ragioniamo di internet possiamo considerare che se produrre informazione costa e chiunque la utilizza ne trae un beneficio, duplicare l’informazione è gratis. Si dice: grazie a Internet oggi c’è più informazione. No c’è più duplicazione, c’è più distorsione. Allora per chi come te, come voi comunque fa bene questo mestiere, si pone il problema di produrre contenuti originali. Ed ecco che Internet diventa straordinariamente efficace se produce contenuti originali. Per questo recensioni di ristoranti fatte non con la pretesa del critico ma con la veridicità del testimone possono diventare attraverso la Rete informazione originale. Certo i modi di comunicare non sono gli stessi. Non vorrei tediarvi ricordando con McLuan che esiste una relazione stretta tra mezzo e messaggio e cioè che il primo condiziona il secondo, certo che un conto è l’elaborazione giornalistica (cognizione del fatto, valutazione della sua generalità o eccezionalità e dunque del tasso di notiziabilità, elaborazione in termini sintetici e diffusione) un conto e la semplice emissione di un messaggio. E tuttavia rimane il dato che esiste una complementarità tra new media e carta stampata. Ora in questo scenario si propone un serio problema a chiunque produca contenuti: o è dominante o è differente. In entrambi i casi la partita si gioca sull’efficacia ( dunque qualità e autorevolezza) e sull’efficienza (dunque diffusione e/o capacità di formazione dell’opinione pubblica) del messaggio. C è chi per sfuggire a questa partita che richiede impegno e intelletto cerca una terza via: sviluppare business con i derivati dell’informazione (le marchette per capirci). Ecco i due pericoli che corre il giornalismo enogastronomico sono questi: che ci sia un tasso di contaminazione tra informazione e comunicazione, che ci siano molte fughe verso la terza via. Un antidoto? La funzione di controllo attiva dei fruitori dei messaggi. Che attraverso INternet ora non sono più solo riceventi del messaggio ma possono diventare a loro volta emittenti. Anche se resta aperto l’interrogativo: ma alla fine tutto questo chi lo finanzia? Forse dovremo arrivare ad una Rete a pagamento. Dove di nuovo la concorrenza si farà sull’autorevolezza, la competenza e la riconoscibilità del messaggio.

    • avatar DIO

      signor Cambi tutto molto interessante ma alla terza riga sbadigliavo già
      vale anche per lei l’articolo di Bernardi sulla Granello.

    • avatar alberto

      “Si dice: grazie a Internet oggi c’è più informazione. No c’è più duplicazione, c’è più distorsione.”

      Signor Cambi, mi perdoni, ma questa è, come diceva il ragionier Ugo Fantozzi, una cagata pazzesca. Questa tesi è vecchia come il cucco ed è la prima tesi che chi non conosceva o sapeva padroneggiare il web usava per proteggere la propria ignoranza in materia.

      Sicuramente, c’è duplicazione, sicuramente c’è distorsione, ma la mole di informazioni esistenti e, soprattutto, accessibili è mostruosamente cresciuta.

      I blog ad esempio, luogo ove lei ha inserito il commento e luogo che ci sta permettendo di informarci in modo più approfondito su cosa sta succedendo nel mondo dell’enogastronomia.

      N’est pas?

  12. avatar manuela rossi

    Cambi ho letto il tuo post di risposta a Vizzari. Praticamente hai detto che è incompetente. Ma se non sa scrivere perchè Repubblica non lo licenzia?

  13. avatar Carlo Cambi

    Cara Manuela non lo so, ma il punto non è se viene licenziato o meno è che secondo me con quel post ha mostrato totale disprezzo per gli altri. E questo da un giornalista è insopportabile. Quanto al giudizio di incompetenza che tu hai ricavato dal mio post vorrei chiarire meglio ciò che penso: non mi permetto di giudicare la competenza gastronomica di Vizzari, ma posso dire che secondo me scrive male e ha una formazione giornalistica che lo porta a scrivere opinioni non rilevando i fatti. Tutto qua.

  14. @ Cambi: visto che rivendica tanto giustamente il valore della notizia, una notizia sarebbe stata anche informare gli spettatori di Striscia la notizia del conflitto d’interessi esistente tra lei ed il Gambero rosso editore (relativa alla faccenda della sua guida del Gambero rozzo) quando dava giustamente spacciandola per notizia (che era piuttosto vecchia perché erano anni che l’avevo data io) l’informazione del conflitto d’interessi (ancora!) esistente tra Daniele Cernilli e sua moglie Marina Thompson.
    Sarebbe stato più corretto informare che tra lei e la casa editrice Newton Compton ed il Gambero rosso c’era guerra giudiziaria e che era fortemente incentivato a dire le cose che ha detto…. Quanto ai contenuti originali su Internet ci sono, come pure le notizie: basta volerle dare, le notizie, basta inserirli, i contenuti, su articoli e post pubblicati su siti e blog. L’autorevolezza, anche del giornalismo enogastronomico in Rete, nasce da questo…

  15. Signor Cambi, posso chiederle i dati di vendita della sua guida “Mangiarozzo”?

  16. avatar mariangela mariani

    @ Cambi: visto che dalle sue dichiarazioni la Granello ha costruito gran parte della sua carriera giornalistica occupandosi dello spogliatoio del Milan, ci può raccontare chi calciatore frequentava :)

  17. avatar Carlo Cambi

    Come si dovrebbe fare nei blog: riassunto. Ziliani si riferisce alla mia intervista con Striscia la notizia nella quale ho posto due questioni al Gambero Rosso: il road show a pagamento e la sentenza Sangiorgi (è provata l’influenza della pubblicità sui contenuti). Ziliani dice che ho omesso di dire che il Gambero Rosso ha fatto causa a me al mio editore perché sono autore del Gambero Rozzo. La causa è ancora in corso e non c’è stata sentenza di primo grado, solo un’ordinanza de Tribunale di Roma, che in riforma parziale di un pronunciamento in cui è stata sancita l’originalità dei contenuti del Gambero Rozzo, h inibito alla Newton Compton di continuara a titolare il libro con la dicitura Gambero Rozzo. Ed ecco cosa ho da dire a Ziliani.
    Caro Ziliani non solo del come lo chiama lei contenzioso giudiziario ho informato ma l’ho detto al collega Laudadio prima di fissare l’intervista. Se poi il collega Laudadio non ha ritenuto quella mia comunicazione interessante non è certo per mia responsabilità. Intanto le dico che il signor Salerno direttore generale del Gambero Rosso – intervistato da Striscia – ha detto una serie di imprecisioni che con tutta probabilità allungheranno i contenzioso ma stavolta in sede penale. Non voglio abusare di questo blog e dell’ospitalità di Bernardi per dire come e perché ma lei caro Ziliani si dia pace: nel mondo ci sono altri giornalisti oltre a lei e la stragrande maggioranza sono gente onesta. Almeno quanto lei. E forse sono anche professionalmente un po’ meglio. Saluti
    PS Certo che io non ho parlato del Mangiarozzo perché lo stile di questa casa è di evitare di farsi pubblicità. Potevo fare come Vizzari: farmi inquadrare con la mia bella guidana in mano no? E’ anche il suo stile Ziliani? La vedo prezzemolare qua e là per dire sempre: l’avevo detto, l’ho detto prima io, sono il meglio fico del bigonzo. Mah….

  18. avatar Carlo Cambi

    Tomacelli: lo chieda alla Newton Compton di preciso, stando alla contabilità Siae 35 mila copie.
    Mariani: non so proprio se frequentasse un calciatore. So che per diversi anni il suo compito giornalistico era di occuparsi degli allenamenti e dello spogliatoio (nel senso delle interviste post partita) del Milan. Se abbia al di là della professione frequentato un calciatore non lo so e non mi interessa. Non mi confonda con Ziliani che pare peraltro saperne di più.

  19. avatar Carlo Cambi

    PS: IL Mangiarozzo non è una guida, è un’antiguida caro Tomacelli. Ci sono solo recensioni, non voti e giudizi. Quanto ai dati di vendita le faccio presente:
    1) Il mangiarozzo non ha pubblicità all’interno
    2) Il Mangiarozzo è venduto solo in libreria
    3) Il Mangiarozzo non fa vendite a stock.

  20. avatar mariangela mariani

    grazie Cambi, non volevo provocarla. Chiederemo al fan club del Milan :)

  21. avatar giuseppe

    Ma come fa a dare lezioni Cambi, uno che ha ideato e diretto un settimanale di viaggi dove la contaminazione tra notizia e pubblicità era quotidiana, dove i servizi erano creati in base agli inserzionisti. Per favore, un po’ di memoria e dignità

  22. Non replicherò a Cambi, perché lo reputo tempo perso, invito solo a rileggere quanto ha scritto “ma lei caro Ziliani si dia pace: nel mondo ci sono altri giornalisti oltre a lei e la stragrande maggioranza sono gente onesta. Almeno quanto lei. E forse sono anche professionalmente un po’ meglio. Saluti – E’ anche il suo stile Ziliani? La vedo prezzemolare qua e là per dire sempre: l’avevo detto, l’ho detto prima io, sono il meglio fico del bigonzo. Mah…”, per capire ancora meglio quale sia il suo stile (quello che l’ha portato ad inventare una guida del Gambero rozzo, titolo che la Magistratura l’ha diffidato ad utilizzare), quali le sue argomentazioni, quale la sua simpatia e correttezza. Che nell’ambiente sono ben conosciute e “apprezzate”.
    Quanto al “prezzemolare”, io di lavoro faccio il giornalista ed il cronista del vino e giro per lavoro per degustare, scrivere, raccontare. L’attività di “prezzemolino”, che frequenta e si fa vedere in determinati ambienti perché forse può fare comodo, lo lascio ad altri, anche a Cambi se lo ritiene opportuno… Ci tengo solo a ricordare, parlando di notizie, che le più banali regole del giornalismo insegnano a non proporre come tali, spacciandole come scoop, informazioni che sono già state date da altri con largo anticipo. E a citare chi ti ha preceduto e ti consente di provare a fare bella figura oggi… E dire che ha lavorato in un grande quotidiano come Repubblica, Cambi: se n’é già dimenticato?

  23. avatar Carlo Cambi

    Scusi Ziliani posso essere antipatico, ma scorretto perchè? E soprattutto dove quando con chi. Se me lo fa sapere ne prenderò atto e sono pronto a scusarmi con lei, ma soprattutto con la vittima della mia presunta scorrettezza, se invece non sa dirlo con testimoni di carne ed ossa mi aspetto almeno le sue di scuse. E dire che lei non ha lavorato in un grande quotidiano, ma dovrebbe sapere egualmente che se si usa un aggettivo o si prova o si tace. A meno che ella per scorrettezza non intenda non corretto dal punto di vista grammaticale. E’ vero faccio un sacco di refusi. Ma già che ci siamo: visto che lei confondendo – forse perchè mi sono spiegato male io – il prezzemolare di cui parlavo che nella mia accezione voleva solo dire che lei partecipa a molte discussioni su altrettanti forum e blog con l’essere presente a molte manifestazioni, mi toglie una curiosità: le spese le paga lei? I soggiorni alberghieri, i viaggi, i ristoranti? E quando organizza le degustazioni per il pubblico come funziona? Lei compra i vini e poi fa pagare la degustazione? Oppure le aziende la pagano per la sua prestazione? O invece le danno i vini gratis e lei fa pagare? O lei va gratuitamente e tutto a sue spese? Giusto per imparare a comportarsi, come dice, lei correttamente.
    Grazie

    Ps a Giuseppe devo una risposta molto sintetica. Viaggi di Repubblica era e credo sia ancora settimanale, la vedo difficile che quotidianamente pubblicasse le nefandezze che lei attribuisce a me e alla testata. E comunque le faccio osservare due cose: c’erano ai tempi miei 2,5 milioni di persone che non la pensavano come lei. Ho lasciato Viaggi nel febbraio 2005 e rispondo fino a quella data. E sa cosa le rispondo che anche per fare marchette bisogna saperle fare. Quindi che le piaccia o no: posso dare lezioni.

  24. avatar Buauro

    Se devo essere sincero a questi battibecchi fra giornalisti eno-gastronomici preferisco di gran lunga l’articolo della Granello :-) Come sottolineavo prima leggendo i commenti si possono trarre una serie di considerazioni interessanti….

  25. chiudo scusa a Massimo se approfitto della sua pazienza per rispondere per l’ultima volta al sor Cambi.
    Volevo inizialmente accogliere il suo invito a scusarmi, non essendo stato chiaro e avendo esclusivamente ironizzato sulla sua correttezza riferendomi esclusivamente alla sua idea di pubblicare una sua guida chiamandola Gambero rozzo e facendo un chiaro riferimento, non importa se parodistico o meno, alla guida del Gambero rosso. E non certo riferendomi a suoi presunti comportamenti scorretti o deontologicamente non impeccabili, che non conosco e ai quali non intendevo in alcun modo fare riferimento.
    Dopo la sua uscita “a piedi uniti”, dove si permette di fare gratuite e offensive illazioni sul mio essere presente a molte manifestazioni, chiedendomi non solo “le spese le paga lei? I soggiorni alberghieri, i viaggi, i ristoranti?” ma arrivando a chiedermi, facendo capire di conoscere lui la risposta, “le aziende la pagano per la sua prestazione? O invece le danno i vini gratis e lei fa pagare?”, non posso non definire ben poco elegante, se non “scorretto” l’argomentare dell’ex redattore di Repubblica ed ex collaboratore de Il Giornale.
    Di me, caro signore, potrà giustamente dire quello che vuole, che sono antipatico, che magari scrivo male, che indulgo troppo alla polemica, ma non certo dire che faccio marchette (che non conosco e non voglio saper fare: non mi riguardano) o che mi faccio pagare dalle aziende. Per queste accuse si rivolga altrove…
    Quando conduco una degustazione di un determinato tipo di vino i cui campioni scelgo io, non percepisco un solo centesimo dalle aziende, che si limitano, fidandosi di me e apprezzando la presentazione dei loro vini e la loro scelta da parte mia (i nomi delle aziende, tutte di primario valore, che coinvolgo, sono pubblicamente presenti sul mio blog) a fornire a condizioni particolarmente vantaggiose i vini alle associazioni con le quali collaboro e per le quali conduco queste degustazioni.
    Ho più volte detto di no ad aziende che mi chiedevano di inserire loro vini in degustazione, facendomi capire che per questa scelta sarei stato compensato da loro…
    Quando mi sposto per seguire convegni o degustazioni o altro lontano da casa, chiedo, essendo un giornalista free lance e non un redattore di qualche testata, il puro rimborso delle spese di trasferta (benzina e autostrada) sostenute. Il che non mi sembra proprio prassi scorretta, ma semplicemente fare in modo di non lavorare in perdita. Ce ne fossero di giornalisti “scorretti” come me…
    E con questo chiudo, invitando il Cambi, se volesse proseguire questo confronto, su temi sui quali non ho segreti e sono del tutto trasparente, ad intervenire sul mio blog o scrivendomi via mail a francoziliani@yahoo.it
    Ho/abbiamo già approfittato della pazienza e dell’ospitalità di Dissapore e di Massimo Bernardi.

  26. Non vorrei fare il pignoletto della fava, ma tutte ‘ste risse col signor Cambi affossano un po’ i temi proposti.

    Per la mia consulenza di moderatore abbasta la solita magnum di morellino

  27. avatar Alex 70

    Ieri a Strisci la Notizia in merito all’ignoranza dei critici gastronomici il Sig. Arrigo Cipriani dice: “… che prima facevano il critico sportivo… questi sono i gran esperti, mi fanno ridere abbastanza.”

    Chissà a chi si riferiva, forse proprio a Licia Granello che dopo una lunga militanza negli stadi italiani, dopo aver gustato panini alla salamella e caffè Borghetti, è diventata un’esperta gastronomica?

  28. avatar Carlo Cambi

    Ha ragione Ziliani. La ringrazio delle sue risposte franche e cortesi. Le do il merito della chiarezza. Guardi che io non intendevo affatto offenderla né dubitare della sua correttezza. Avevo solo una curiosità da cronista. Anzi, sollecitandola penso di averle fatto un favore. Ora anche i frequentatori di Dissapore – ammesso che non lo sapessero già – sanno che lei è un giornalista di cui ci si può fidare. Tutto qua. Mi era spiaciuto che lei mi avesse dato dello “scorretto come si sa nell’ambiente”. Almeno da lei che è sempre polemico ma intellettualmente onesto un attacco così mi era sembrato strano. Ora è tutto chiarito. Un giorno poi la storia Gambero Rozzo Gambero Rosso la racconterò davvero e forse anche quella di Viaggi di Repubblica. Ma non qui, ma non adesso. Anzi mi scuso con lei Ziliani se le ho procurato un fastidio, mi scuso con Bernardi per approfittato della sua ospitalità. E mi scuso anche con chi legge. In fin dei conti io sono solo un trascurabile contraffattore.

  29. Caro Sig. Cambi, in questo blog “sopportiamo” tutto, ma se Lei ripete per la ventunesima volta il ritornello “l’unico critico serio sulla faccia della terra sono io, gli altri tutti delinquenti”, giuro che apro gli archivi e la metto a ferro e fuoco. :-)
    Detto questo, vi pregherei di riportare la discussione “in topic” evitando le facili battute sul passato calcistico della Sig.ra Granello: io, per esempio, ho già cambiato mestiere 4 volte in vita mia e mi sono sempre trovato bene!
    Grazie a tutti comunque.

  30. avatar luca rossini

    non c’è niente di male sapere che la Granello ha frequentato in passato i calciatori del Milan, abituati più a veline e corpi da modelle. Le cose cambiano nella vita e adesso che frequenta i cuochi avrà altri vantaggi. Beata lei e alla faccia degli invidiosi.

  31. avatar nicola a.

    Alla fine, da una dichiarazione che tutto sommato parea sincera, virile e veritiera, è venuto fuori uno sgranellamento “alla striscia la notizia”.

  32. Il vero difetto della Granello, secondo me, è che tifa Toro. Il resto sono piccole malignità gossipare che non c’entrano nulla col lavoro di una collega capace, che è “sul pezzo” da almeno vent’anni. Mi riferisco naturalmente alla sicumera che ho intravisto in alcuni commenti.

  33. No Franco, il Brera non lo dimentico di certo, mio padre me lo faceva leggere fin da quando ero piccolo e l’ho sempre adorato. Alex70 però mi è parso chiedesse chi c’è attualmente ad aver fatto il suo percorso, visto che Cipriani apparentemente si riferiva a qualcuno ancora in vita.
    Peraltro il Gioann Brera vivrà sempre in chi lo ricorderà come facciamo noi.

    • avatar fabrizio scarpato

      Al nome di Gioan Brera fu Carlo mi desto. Molte delle polemiche e degli scontri avvenuti in questi giorni su Dissapore, Brera li avrebbe definiti “fescennini inenarrabili”: frizzi, lazzi e contumelie.
      Leggendo, mi è venuto in mente di quando, ospite nella casa di campagna di un amico, assaggiai un’infinità di grappe artigianali, prodotte da diversi improbabili contadini del luogo: via con quella di Bartolo, ecco la grappa di Alfideo, quella di Beppe… Alla fine eravamo tutti un po’ sbronzi ed io, ridendo a scemo, ma sincero, confessai col cuore in mano che la grappa non mi piaceva.
      Tutta la polemica, l’attacco contro Enzo Vizzari, con relativi interessanti dibattiti sia sul metodo che sulla professione del critico, sono partiti, ubriacandomi, da una “valutazione” numerica: da lì, una sequela di discussioni sul mezzo punto in più o in meno, sul confronto tra punteggi, sul come vemgono assegnati e persino se, chi li assegna, è o meno in grado di farlo. Diamo i numeri. Ora, interessato lettore sbronzo e satollo, dico che non mi piacciono le guide con schede e punteggi, non mi servono, ammesso che esse siano al servizio del lettore e non, come sembra, al servizio, peraltro comprensibile e legittimo, dei ristoratori e della loro visibilità.
      Io vorrei guide raccontate, che parlassero di persone, di luoghi, di suggestioni che partendo dalle guide coi numeri andassero oltre, per i sentieri dell’emozione, dei ricordi e della proposta coinvolgente. Due righe di Brera mi facevano desiderare una trattoria molto più di diecimila schede con simboletti; Mura, oggi, che beve un vino dopo una tappa del Tour, vale diecimila degustazioni tecniche, per linguaggio e per cuore. Ma allo stesso modo leggo volentieri Caffarri, Bonilli, Baresani, persino Maffi.
      Licia Granello non racconta: ha sempre privilegiato un aspetto forse ludico, forse femminile, ma, nonostante tutto, interessante. Il suo articolo credo sia giusto e condivisibile: va ricordato che già nella sua rubrica domenicale del 3 maggio aveva difeso Bottura premiato a Londra mentre Striscia lo sbeffeggiava. Non so se ha scritto sul web come sulla carta o viceversa o diversamente: di fatto sulla carta stampata non c’è nulla. Disinteresse della testata? Ragionamenti ritenuti sconvenienti? I panni sporchi si lavano sul web? La rete come lavatrice?
      A proposito, e non chiedetemi perchè, ma… a proposito di quanto detto da Cipriani, anche Antonella Clerici, per diversi anni, ha condotto Drbbling e Domenica Sprint.

      • Occhio Fabrizio
        Tendiamo tutti a confondere il giornalista con chi fa le guide: sono due mestieri diversi con diverse professionalità

        • avatar fabrizio scarpato

          Infatti e lungi da me fare graduatorie o stabilire competenze: mi interessano persone che raccontano. Son proprio “le guide” che non mi attirano: preferisco l’”aggiungi ai preferiti” quando leggo qualcosa che mi intriga.

  34. avatar giuseppe

    Bene, Cambi lo ha ammesso. Lui faceva marchette. Fatte bene, per carità…

  35. Questo post è diventato una gigantesca rissa da spaghetti western. Ormai la vera spalla di Ricci è proprio nostro Max
    Ma stavolta non è divertente e tantomeno interessante
    Credo che scrivere da dieci anni in questo settore per uno dei più importanti quotidiani italiani sia per Licia una referenza su cui non si può discutere. Si spari a zero sulle sue prese di posizione, la si chiami pure analfabeta del web, ma cosa c’entra cosa ha fatto prima? Soprattutto, cosa c’entrano questi commenti stucchevolmente sessisti, degni di quindicenni con gli ormoni e la testa in disordine?

    • caro Luciano, non mi aspettavo da un laico disincantato come sei tu una difesa della collega tanto corporativa e aprioristica. Non é che ti fa velo, nel tuo giudizio, l’amicizia per la Granello? Quanto ai “commenti stucchevolmente sessisti” io mi ero limitato a ricordare che prima di dedicarsi alla gastronomia l’inviata di Repubblica, bravissima, non si discute, si fosse occupata molto di calcio e di Milan… Suvvia, non si può più nemmeno scherzare?

    • L’accusa di essere la spalla di Striscia la Notizia è come la nomina di Minzolini a direttore del TG1: “irricevibile”.

      Che internet e giornalismo non siano argomenti interessanti per un giornalista come te, Luciano, è bizzaro, ma capita. Devono essere le troppe ricette.

      Se ti prendi la briga di rileggere i commenti magari scopri che sono intervenuto pregando di evitare il tiro incrociato su Licia: non era quello l’obiettivo del post. Poi non sono più stato a portata di computer ma noto che a calmare gli animi hanno provveduto altri.

    • @Franco
      diciamo che è stato uno scherzare un po’ pesante e che non è nel tuo stile. Forse mi fa velo l’amicizia con Licia, ma anche il fatto che se uno ha dalla sua gli argomenti da spendere non ha bisogno di scendere sul personale.
      @Max
      Non mi riferivo in questo caso alle tue critiche sulla scrittura di Licia, ma alla tua incredibile capacità di ravvivare un argomento che ormai dopo settimane estenuanti era sembrato finalmente morto facendolo rientrare dalla finestra. Infatti, come vedi, pochi hanno posto attenzione al tema. Di per se interessante, certo, ma non come una bella scazzottata virtuale. Quando poi entra Carlo in scena la sparatoria è sicura

      • Tranquillo Luciano, è stato disarmato…
        :-)

      • caro Luciano, io credevo di essere stato diciamo così “sostanzioso” non tanto ironizzando sulla trascorsa amicizia della Granello con un noto calciatore milanista con le treccine, bensì sorprendendomi che Massimo si aspettasse dagli articoli della gentile signora qualcosa di serio, al di là di un brillante e leggero giornalismo tra il costume, il gossip, la leggerezza impalpabile dalla simpatica ex inviata sportiva. Avevo sottolineato e lo ripeto, che la colpa non é sua, se non capisce lo strumento Internet e su temi gastronomici preferisce la leggerenzza scrivendo cose che nove volte su dieci non lasciano alcun segno, ma di chi la fa scrivere, dandole quegli incarichi, non sulla Gazzetta di Roccacannuccia, ma su Repubblica. E colpa di chi la invita a moderare dibattiti: indimenticabile la moderazione di dibattito, con tanto di cagnolino al seguito sul palco, a Montalcino nel 2007, in occasione dei primi quarant’anni della denominazione Brunello di Montalcino…
        Questi mi sembrano rilievi sostanziosi in tema con il post di Massimo, non capisco perché tu voglia spostare l’attenzione da queste osservazioni al fatto che io e altri abbiamo un po’ scherzato, da maschietti, te lo concedo, sui trascorsi di cronista sportiva e sulle liason di madame Granello…

  36. avatar Matteo Scibilia

    credo che qualcuno sappia che sono uno chef/ proprietario, lo faccio da vent’anni, credo che Striscia sia solo agli inizi, e tutto il nostro mondo se lo merita, ma non perchè come dice la Granello non abbiamo difeso Bottura, ma perchè tutti noi sappiamo qual’è il meccanismo, se hai certi vini, certe acque, se compri il foie da quel fornitore o il pesce da quell’altro, ecco tutto questo ti da un premio, su una guida o una recensione su un quotidiano, dico qualcosa di falso ? tutti voi dell’informazione avete i vostri chef protetti,se no non si spiegherebbe perchè uno è bravissimo per taluni o inesistente per altri.Onestamente a leggere i vostri blog dovremmo noi ristoratori a preoccuparci, non potete chiedere a noi di migliorare, migliorare, migliorare in cucina quando poi non date un buon esempio, gli spogliatoi o altro ciarpame sono cose veramnete squallide .
    scusate lo sfogo

    matteo scibilia

    • avatar enzo vizzari

      No, signor Scibilia, il suo sfogo non è affatto scusabile, anzi è inaccettabile.
      Lei ha da qualche settimana un incarico “istituzionale” finalizzato alla promozione della gastronomia e della ristorazione italiana e di conseguenza ha il dovere di pensare bene a quel che dice e a quel che scrive: non può permettersi di lanciare accuse di compravendita di recensioni e articoli senza citare fatti, testate, situazioni e soprattutto nomi precisi. Se non lo fa è un codardo e un ciarlatano, nè più nè meno di quei suoi colleghi frustrati che, alimentando il qualunquismo e il disfattismo, giocano oggettivamente contro la vostra stessa categoria. Aprà lei il suo mandato con un’azione concreta che rappresenterebbe un primo, piccolo contributo a migliorare l’ambiente.

      P.S.: se non ha il coraggio di fare pubblicamente nomi ed esibire prove, l’autorizzo a trasmettermeli in privato, con formale impegno da parte mia al mantenimento tassativo del segreto professionale.

  37. Domanda epocale:
    Ma se le guide sono corrotte come dite voi ristoratori, perchè vi agitate tanto per il fatto che non siete tra i recensiti? E perchè giudicate “oneste” solo le guide che parlano bene di voi?

  38. avatar Vincenzo Pagano

    Ho provato a mettere in fila i punti principali di questa discussione che, al netto di qualche strale alla Licia Granello, mi sembra interessante per due motivi (almeno per me).
    1 il multitasking (o multicanale) è un elemento difficile da manovrare prova ne sia la composizione speculare delle redazioni cartacee e multimediali (un tempo avremmo forse commentato la (in)capacità di un canale di distribuzione alimentare associato a uno di informazione tipo kataweb) e la non perfetta messa a punto del mezzo di uscita che rende la parte a monte, cioè il lavoro del giornalista/critico/cronista univoco (il messaggio è quello ma cambia la modalità della diffusione e della fruizione.
    2 Maffi ha più di un estimatore per le capacità di commento gastronomico e per le descrizioni che compie (memorabile quella dello spuntino sul treno a Bologna :-) ). E non è giornalista! (Maffi, vedi di portarmela a casa questa berkel con attaccati almeno un paio di culatelli :-) ))))

    • avatar Buauro

      Solo un appunto… multicanale é in questo caso preferibile a multitasking, che indica piuttosto la contemporaneità di piu’ azioni ;-)

  39. LINK DOPO LINK MI HA PORTATO DALL’ESPRESSO A QUà CHE NON è UN PIACERE CONSUMARSI I POLPASTRELLI PER VOI. MA IMMAGINAVO CHE PIU’ CHE AL CONTRARIO NON POTEVA ESSERE PER FARVI SHARE ALL’INVERSO.

    Al di là del fatto che siete in 4 a scrivere e con ritorno da boomerang vergognoso.
    Quello che dice la signora Licia è verissimo.
    Per anni tutta L’Italia ha copiato tutto su Adrià adesso nessuna associazione prende le difese.
    Vorrei sapere chi sono i grandi cultori qua’ dentro che sappiano qualcosa di Molecolare.
    Sta di fatto che tutti amano tutti e ogni uno si fa i cavoli propri.
    Non per niente appoggio Licia Granello. Tutto il resto che ho visto scritto e commentato lascia il tempo che trova.
    VERGOGNA A TUTTI I CUOCHI ITALIANI CHE NON MUOVONO UN DITO.

  40. caro GianMaria, sono proprietaria di un ristorante che tocca anche la cucina molecolare, ho sofferto delle critiche di striscia ed ho cercato di contattare i grandi in Italia ma veramente i numeri uno peró…ho giá scritto che tutti sono buoni a scrivere ma che nessuno ci aiuterá in TV!!!!!!!!!!!!! cosa dovrei fare io andare per caso davanti agli studi di La prova del cuoco e incatenarmi per far capire alla gente che quella di striscia é una cag…ta? ho scritto a tutti o quasi i quotidiani e settimanali, ricorda che NOI ITALIANI guardiamo solo STRISCIA e LA PROVA DEL CUOCO!!!APRIAMO LA MENTE!!!!!!!!!!

  41. Pingback: Quinto quarto » Istituiamo la Novella 2000 del giornalismo enogastronomico

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