
Von Clausewitz: In effetti è inutile discutere
Rosario: Post sublime....pura poesia :)
Gianfranco: alla terza riga
se c'è bisogn

Metti in bocca qualsiasi cosa ti provochi quel piacere li e comincerai a pensare: voglio che duri in eterno. No, non state leggendo l’estratto da un’intervista di Sasha Grey, ma ciò che ho pensato qualche sera fa. Ero seduto sul mio letto quando senza bussare entra Francesca e mi mette in bocca la sua pappa al pomodoro.
Il cucchiaio pieno, è ancora calda, tocca il palato e cade sulla lingua.
L’odore del pomodoro, l’aglio che ha dato tutto assieme all’olio, e la legna che sento nella crosta di pane e che conserva ancora il nervo.
In testa il gesto si ripete, vorrei fosse possibile mettere in loop certi istanti, catturare frame per conservarli e poterli rivivere quando ne sento il bisogno.
Voglio un database dove conservare i miei LOOP GUSTATIVI.
– Per quando mi sento stanco e demotivato?
Potrei ricordare la prima volta che, seduto da cliente nel ristorante dove lavoravo, sapevo quanto lavoro c’era dietro ogni singolo piatto, e per questo ricordo tutti i bocconi come fosse oggi.
– Per quando mi lamento che manca sempre qualcosa nel nuovo piatto cui sto pensando?
Schiaccio su: Pranzare in cucina prima del servizio, con: pan brioche appena uscito dal forno, farcito da sfrigoli, caccia lepre, asparagi selvatici, nepitella, erba noce, bruscandoli, germogli e un olio “che levati”.
Semplicità disarmante, se hai ettari ed ettari di campi dove andare a raccogliere.
– Per aumentare la propria autostima?
Vedere di nuovo Massimo Bottura nella mia cucina, mangiare la mia Scarpetta alla matriciana e dirmi: Geniale!
– Quando fuori è freddo e tu vorresti stare in shorts e maglietta a bere una birra?
Rimetto in play il mio evergreen preferito, il momento in cui annuso la primavera per la prima volta durante l’anno, e sistematicamente mi ritrovo teletrasportato a Trastevere davanti al Macche (il pub romano “Ma che siete venuti venuti affà”), magari al tramonto, quando s’alza er Ponentino.
Ma esiste ancora il ponentino? Se qualcuno di voi l’ha campionato, beh fatemene una copia.
Volete mettere in LOOP i vostri gastromomenti preferiti? Diteli a me, appena trovo il modo lo farò, promesso.
[Crediti | Testo di Marco Baccanelli, illustrazione di Francesca Barreca aka The Fooders. Link: YouTube]
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Io vorrei rivivere i cannoli alla crema con la pasta ancora tiepida e la crema pasticcera appena fatta che mi offriva sornione il pasticcere da cui andavo la domenica mattina con papà, la focaccia mangiata alle 3 di notte nel retro del fornaio in compagnia degli amici dopo 4-5 ore passate in discoteca a ballare, il mojito fresco e delizioso bevuto in spiaggia a Sori ormai 4 anni fa in un’estate splendida, la crostata alla marmellata di prugne fatta in casa (anche la marmellata) da mia nonna che ora non c’é più…. ecco oltre che fame ora ho anche una malinconia pazzesca
Dopo l’amore.. bicchiere di rosso e sopressata calabra con “scapicj”, il tutto accompagnato da crostini all’origano, “orgasmi multipli”!
Fooders vi voglio bene.
Ho avuto un momento d’essere proprio l’altro giorno, accompagnando un bicchiere di passito di lugana a un salame di cioccolato. Divino il modo in cui il vino esaltava il miele e le mandorle contenute nel dolce.
Il mio inizia con il profumo dei fumi del forno a legna della pasticceria vicino casa. Fiori d’arancio e cannella. Poi sentivi la pastafrolla. Era il profumo della pastiera napoletana. E poi arrivava la mia mamma. Il suo profumo così dolce. Era il profumo del suo lavoro. E quando finalmente gustavo le sue bontà pensando che quel sapore non mi avrebbe lasciato mai. Anche oggi che sono lontana e mia mamma ha dovuto ( purtroppo) lasciare quel lavoro quando si avvicina la Pasqua sento ancora quel dolce profumo.
Quando vivevo con i miei, abitavo al terzo piano di un condominio.
Da ritorno da scuola mi bastavano le prime due rampe di scale per capire cosa c’era pronto in tavola.
Mia mamma apriva la porta, io elencavo il menù e poi dicevo “ciao mamma”.
Io vivo una sorta di ricordo proustiano. Gusto e profumi che ti ricordano casa, persone e soprattutto emozioni. Grazie del commento. P.S. complimenti per the foodies…
Lo stesso accade a me, gli odori sono la mia Delorean, mi portano indietro.
Grazie a te:)
paro paro.
solo che io se sul giroscale incappavo in qualche sfortunato incidente olfattivo e riconoscevo un odore che risvegliava i miei desideri ma non lo trovavo tra le cose di casa,
richiudevo la porta e andavo a cercarlo dai vicini.
inaczzata come un’ape.
fichi d’india ghiacciati alle 3 di notte d’estate a P’zza Croci a PAlermo, succosi e freschi per riprendersi dai bagordi
Cous Cous di pesce a S Vito lo capo, di sera con un bel glicine bianco mentre chiedi all’estate di non finire.
La caponata di mia madre, quei 5 kg per 4 persone, ma alla fine era sempre poca, sedano, melanzane, olive, carote, olio bbuono e frittura nella veranda buttando di continuo l’olio usato
un paio di bei baci. non mi viene in mente nessun sapore che vorrei più in loop di quello, al momento.
maddaiiii che sono mille volte meglio i boeri dei baci
intendevo con la b minuscola.
anche io anche io
Io il Macche (luogo+amici) ce l’ho sempre in loop nel cuore.
Posto magico per me.
E non ho mai bevuto una birra spillata male, sempre felice di andare.
il Macche è l’unico Oratorio possibile dove educare il ns. spirito
LOL!LISSIMO.
La prima volta che ho assaggiato il Ben Ryè come ultimo passito a una degustazione del Gambero Rosso ad Amsterdam, mi sono alzata e con la mia socia ci siamo scolati quelli preparati nelle ultime file per gente che a quell’ ultimisssissima degustazione, dopo le altre tre, aveva dato forfait e contemporaneamente attaccar discorso con l’ unico enotecaro di Amsterdam che ce l’ aveva in negozio.
secondo me il Ben Ryé surclasserà presto i macaron come nuova frontiera del fashion
Davvero Bottura ha mangiato una Scarpetta alla MATRICIANA??
Probabilmente l’avrà trovata geniale per il gusto ma anche per l’azzardata “provocazione grammaticale”… =D
Viettela a mangià, poi me dici se Bottura è rimasto sorpreso dalla grammatica.
Con questo non voglio entrare nel club di Celentano. Un re degli ignoranti basta e avanza.
In effetti era Amatriciana, mi scuso con gli amici lettori, so che ce ne sono di sensibili.
Lo ammetto, ho scritto il post mentre guardavo una gang bang con Sasha, maledetta distrazione.
Gang bang con Sasha? Ok, vista la scusante credo che nessun abitante di Amatrice se la prenderà a male per questa volta… =)
In ogni caso rimango curioso di assaggiare la Scarpetta…se Francesca non mangia prima me
Intenditore=P
Io metterei in loop la sagra della granocchia di Paganico con i miei migliori amici. Prima settimana di settembre, Paganico ripeto.Rane fritte, scaloppine di rana, tagliolini con le rane e non solo.
Provare per credere!
Non sono la proloco di Paganico ma un essere umano.
Quando fuori piove e fa freddo ed HO voglia di starmene in pigiama e pantofole senza neanche fare la doccia pendolando tra il divano e la cucina … schiaccio il tasto: Ragù dei nonni la domenica mattina. La fetta di pane cafone, bruciacchiata il giusto, che si sposa perfettamente col ragù napoletano.
Lacrimuccia
Hai fatto venire la lacrimuccia anche a me:)
Il pasticcio della nonna il cui profumo si sentiva ancor prima di suonare il campanello, da abbinare a giornate fredde e piovose. L’umore ne gioverà.
Le trippe di casa Milocco la notte di Natale, la temperatura esterna è ampiamente sotto zero e necessito di una dose massiccia di felicità.
Carne sulla brace e lambrusco a fiumi. Cercasi calda giornata di sole urgentemente.
Potrei continuare ma questi son veramente degni delle Madeleine proustiane.
Dai commenti si evince che la nonna é un evergreen
la cucina della nonna vince sempre. la nonna che non ho più fece in tempo a regalarmi un vasetto dell’unica marmellata che mi sia mai piaciuta (pardon, confettura, secondo la legge italiana): potevo pescare ogni singola ciliegia da quanto erano ancora intere. centellinata, ma poi disgraziatamente finita. e delle melanzane ripiene di cose sconosciute tra cui pinoli, che non riuscirò mai a rifare, commoventi. la nonna che ho ancora cucina sempre e solo cose deliziose. la sua pasta al forno è imbattibile, le sue torte idem, non c’è niente che non sia divino. ogni volta che cucina il coniglio dice che non le è riuscito bene mentre tutti chiediamo la seconda e terza porzione. pensa se le riuscisse bene.
La granita al limone ghiacciata dopo una scarpinata a La Valle dei Templi ad Agrigento a 40° all’ombra, estate 2008. Innamorata dei Templi feci quel percorso 4 volte A/R, alla quarta stremai di fronte a quel banchetto ambulante e non dimenticherò mai il sapore e il benessere che provai in quell’istante.
Il profumo del sugo di Gallinaro (il paese dei bisnonni n.d.r.) e l’odore del forno a legna.
Quel sugo con quel sedano fresco e il peperone dell’orto che rendono il tutto così fragrante che ogni volta che ne senti un accenno ti lacrimano gli occhi. E il pane. Il pane. Non c’è un modo per descriverlo, voi cultori della Cucina con la C maiuscola probabilmente mi boccereste tutto ma quel pane, è esageratamente buono. Non sono una che ama il pane o la pasta, non ho mai provato grande gusto nel mangiarli, in qualsiasi modo fossero cucinati e/o presentati.
Ma quel pane è eccezionale (probabilmente perché poi è d’obbligo riscaldarlo accanto al camino quindi è parte di un rituale specifico durante il pasto) e l’odore che si respira una volta comprato è fantastico.
L’insalata di Nonno. Insalata fresca con finocchi, cipolle fresche e lattuga. Con tanto aceto, tanto limone e Olio del paese (quello citato prima).
Io non riesco MAI a farla nello stesso modo, ha un sapore totalmente a se che non riesco a ritrovare da nessun altra parte. “Tutto sta nel mescolare”, dice Nonno e il momento preferito è guardare la preparazione e cercare di carpirne il segreto.
Fare i ravioli con Mamma. Esattamente quando si aggiunge la noce moscata agli spinaci e la ricotta. Adoro la noce moscata, vorrei morire intossicata di noce moscata. Lì è il momento in cui si decide tutto, prima di impastare il tutto nell’uovo. L’odore di noce moscata mi ricorda quando da sempre, mi metto lì a fare i ravioli con mia Madre.
Ravioli di 10×6 cm, cm più cm meno.
Sbucciare i piselli freschi per mia madre. Non mi sono mai piaciuti i piselli freschi, ogni anno appena si presentano belli novelli al mercato provo, assaggio, ma non mi piacciono, ci provo ma niente. Invece mia madre ne va matta. Completamente.
Sbucciarli mi ricorda a quando, da piccola, la mia bisNonna li sbucciava sul suo letto e ci raccontava di quando era piccola, di come andava a vendere le fusaie a Porta Portese o di quando fregava il cibo alla mensa del San Camillo con l’aiuto della Suora e del suo cappotto dalle mille tasche.
Ecco, l’odore dei piselli freschi, mi riporta a tutto ciò.
Qualsiasi cosa (bruschette, patate, carne, polenta…) cucinata nel caminetto, in gratella, sul fuoco o sotto la cenere, in un ampia stanza in campagna senza riscaldamento, fuori una pioggerella novembrina, e tanto vino rosso corposo.
in campagna senza riscaldamento
Il camino non riscalda?
Preciso: stanza riscaldata solo grazie al camino e al vino rosso, va bene così?
in loop
1. la focaccia sugli scogli di chiavari
2. lo strudel su un prato a vipiteno
3. la cioccolata della mia nonna, che ci mettevi dentro i savoiardi e stavano in piedi
4. un pesce alla griglia in nuova caledonia, cucinato da una signora delicatissima di cui ricordo ancora il suono della voce
5. un piatto di spaghetti cucinato da una persona che ho (inutilmente) amato molto.
E ti sembra poco?
esp, parli con me o con dink ?
Questo sharing di ricordi mi fa impazzire:)
Non prendetemi in giro, ma io metterei il loop il brodino con la pastina e il formaggino spappolato dentro. Me lo faceva la mamma per farsi perdonare quando usciva a cena, e me lo metteva in un piatto di ceramica della sua infanzia, con un nanetto disegnato sopra.
Certe sere quando torno a casa stanca dopo il lavoro vorrei proprio quel tasto lì.
Io conservo il tegamino dove Madre mi faceva l’uovo strapazzato con la sottiletta:°)
l’impasto crudo dei cavatelli sulla spianatoia di mia nonna
e mio nonno e ‘ru pane cunnuto:
la pagnotta di grano duro di zia tagliata a metà per il lungo ad asciugare il grasso che cola dal maialetto sullo spiedo
doveva essere spettacolare….
che post stupendo!!!!! se trovi il modo io metterei in loop la fetta di pane toscano con pomodoro fresco , sale e olio che la mia nonna mi dava per merenda….il pane era tiepido e il pomodoro appena colto e profumatissimo….niente evoca per me l’estate come questo ricordo; e poi la frittata di pasta che sempre la mia nonna (meravigliosa cuoca) preparava per i nostri pic nic…come lei nessuna mai
Se parliamo di merende, il loop assoluto lo merita la merenda di mio padre: fetta spessa di pane raffermo bagnata e leggermente strizzata, aceto di vino bianco, olio EVO, sale, pepe e tanta maggiorana sopra, il grado zero della cucina che ogni tanto mi preparo come coccola.
Il tegolino della mulino bianco é troppo mainstream?
Il piatto di pasta col sugo di tonno (aglio, olio, acciughe, tonno e pomodoro) tenuto in caldo su una pentola in ebollizione, al ritorno da scuola.
Fatto dalla nonna, of course…
Ho iniziato a leggere e sono andato in loop su “Sasha Grey”.