di | mer 01 feb 2012 ore 13:36
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Snackologia

Snackologia: quel tempo perduto all’Autogrill a mangiare Camogli

Ciò che conta è il viaggio, non la meta. E quel che conta in un viaggio è “a marenn”. Scelgo di proposito l’idioma napoletano perché è denso di significati. Non importa che il tragitto sia lungo o breve, nel mezzo ci devono stare le cibarie. Per me conta anche lo spazio in cui consumare il pasto in movimento. In cima alla lista c’è l’auto, poi il treno, la cabina di una nave e infine l’aereo.

Voglio mangiare guardando fuori da un finestrino e, che siano nuvole o alberi, ogni cosa deve muoversi. Tutto scorre. Pure il panino. L’autogrill, no dai, ferma la marcia. Ma lo so che gli estimatori del Camogli, non si contano. Insospettabili compresi. Tipo Davide Scabin, chef del Combal.Zero come avete visto nel video.

In auto ci mangio, ma non quando guido. Anzi io non guido, ma faccio la femmina premurosa: imbocco, affetto, sbuccio. Di solito la quantità e la qualità del cibo cambiano a seconda della lunghezza del viaggio. A me piace portarlo da casa.

  • da 0 a 100km: riciclo roba. Yogurt in procinto di scadenza, mele, pane della sera prima, un po’ di burro o maionese, vado di lusso se mi avanza della robiola.
  • da 0 a 300 km: una spesetta ci sta. Pane fresco, preferibilmente una rosetta morbida; affettato al banco, un crudo dolce con stracchino un po’ acido. La banana piccola bio la sostituisco d’estate con una bella pesca bianca che mi fa pure da dessert.
  • da 0 a 500 km: qui l’idea di pranzo comincia a prendere forma. C’ho voglia di unto. Primo, il pane di Genzano (mia recente scoperta romana) “trafitto” da parmigiana di melanzane rigorosamente preparata il giorno prima. Alternativa, peperoni al gratin immobilizzati da una copiosa fetta di pecorino stagionato (mai dimenticare gli abbinamenti per contrasto).
  • da 0 a 1000 km: la sofisticata arte di mettere assieme pranzo e cena. Qui uno stiracchiamento degli arti inferiori  è concesso, ma non andrei oltre la piazzola dei camionisti. Direi, teniamoci leggeri con una fetta di erbazzone o di quiche ai carciofi (erbe dell’orto e carciofi romaneschi o di Paestum). La sera è dedicata alla frittata di maccheroni, quella alta almeno 5 centimetri. Che uno poi dice “maccheroni” ma io la faccio con gli spaghetti, mentre ci sono impavidi che puntano sul bucatino. Non sottovalutate la carica sociologica del triangolone di pasta. Ne porto sempre qualche pezzo in più. Come quella volta che, in un’area di servizio, dei camionisti cominciarono a darsi appuntamento con i baracchini, perché c’era una che aveva fatto la frittata di pasta e la distribuiva in giro.

E voi, cari lettori, mica volete dirmi che fate la fila per un Camogli?

[Crediti | Link: Repubblica Genova, video: girato e montaggio di Francesca Ciancio]

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36 commenti a Snackologia: quel tempo perduto all’Autogrill a mangiare Camogli

  1. avatar esp

    1) io non ho ancora capito perchè il Camogli si chiami così; qualcuno me lo può gentilmente spiefare?

    2) sono un inguaribile (gastro)fan dei “piedi sotto al tavolo”, per cui esco dall’ autostrada e mi infilo nella prima trattoria lungo la strada; a volte va bene, a volte meno, ma sempre meglio di un Camogli lo è….

  2. Il grande poeta della sosta in Autogrill resta Max Pezzali in Rotta X casa di Dio: “tutti con in mano birra e Camogli, noi / senza fidanzate, troie nè mogli noi / quattro deficienti a fare cazzate / come non succedeva da un pacco di tempo”

    ciò detto, generalmente non mi fermo a mangiare nei viaggi più brevi di un Roma-Milano; in quelli più lunghi, prediligo di gran lunga la sosta gourmet strategica con uscita dall’autostrada. In questo, il famigerato tratto appenninico dell’A1 presenta dei capisaldi: Bibo a Firenzuola (uscita Roncobilaccio), trattoria clamorosa sconsigliata ai vegetariani, e il ben più noto Marconi a Sasso Marconi, tavola di altra raffinatezza ma certamente meno autostradale.

    • avatar Viola

      Bibo più che una sosta vale un viaggio! fantastico!

      In viaggio mi piace mangiare il “panino occasionale”, cioè quello che ti fa preparare quando sei in giro, passi da qualche parte, trovi un negozio che ti ispira e ti fai farcire il panino da asporto (in particolare con la porchetta o qualche altra specialità locale) che poi sbricioli dappertutto durante il viaggio….

      Ricordo un eccezionale panino con mortadella (di Pasquini of course) consumato in treno con una mezzina di champagne…..

    • avatar Paolo

      Se vuoi provare, una volta come termine di paragone, all’uscita di Roncobilaccio hai una onesta alternativa per la fiorentina: ristorante Appennino, di Bruscoli. non ha la salumeria pari a bibo, ma a mio parere e’ un altro posto vietato ai vegani.

      Paolo

  3. avatar chiccodicaffè

    Dal post ne scaturisce (vagamente OT) che… se non fosse per i meravigliosi (quanto scomodi?) coprisedili, io con Scabin farei svariate soste in Autogrill. :)

  4. avatar piombino

    Ma la prossima volta fai un film di come riesci a mangiare la pesca bianca senza trasformare la macchina in un infrequentabile locale appiccicoso ?. Unica ipotesi possibile e che la sbucci e la tagli a pezzettini a casa e la servi in un tapperweare refrigerato e allora altro che femmina premurosa, siamo a livello di grande madre avvolgente.

  5. avatar francesca ciancio

    ma nessuno si prepara i panini da casa? ma davvero ? ( che morta di fame che sono!)

    • avatar Cristian

      Sopra i trecento kilometri. Sotto non contemplo proprio la pausa (a meno che non si faccia benzina).

      Sono nordico nell’anima. :-D

    • avatar Paolo

      Mi sento tirato in ballo: mai fermato a mangiare durante un viaggio.
      Solitamente i viaggi-viaggi sono quelli in moto, e preferisco che la sosta sia limitata al caffe’, per ovvi motivi.
      Quando c’e’ l’annuale viaggio in Sardegna, sempre in moto, il sacchetto dei trmezzini d casa e’ un must, variamente conditi. Il pane, naturalmente, e’ quello che faccio io.
      Viaggi lunghi autostradali in moto confliggono con un serio pasto, quindi cerco di evitarlo, se non oltreconfine, dove e’ normale sedersi, ordinare una piccola bottiglia di mineralwasser e una piccola insalata o poco di piu’

      Paolo

    • avatar marcomriva

      Io sempre panini… risparmio ed almeno mangio qualcosa che ha un sapore e non il solito “sapore di piastra scalda panini in autogrill” che rende qualsiasi panino identico all’altro.

    • Io mi fermo a un ristorante. In Autogrill mi fermo a comprare bottigliame vario: acqua, coca cola. Di notte, red bull.

      • E lodo gli autogrill (pardon, le aree di sosta) della Germania, che hanno una bevanda precisa identica alla Redbull, ma in bottiglia col tappo a vite, più comoda delle lattine. La Redbull per tenere desta l’attenzione è meglio del caffè, è inutile girarci intorno.

        In Germania peraltro questi posti, una volta tristanzuoli, hanno veramente fatto un salto di qualità indiscutibile. La cosa che mi piace di più è il bagno che costa 50 centesimi (o poco più) che vengono convertiti in un voucher che verrà detratto dal conto di eventuali consumazioni o acquisti.

    • avatar Simone e Zeta

      Ora che lo so, viaggeremo spesso assieme :-) )))

  6. Francè, te possino, con la melanzana mi hai ammazzato, no, a certe vette eccelse non ci arriverò mai (però adesso che mi hai dato l’ idea). I panini a casa noi li facevamo sempre, considera che quando ci mettiamo in macchina sono almeno 1200 km. a tratta. Però ultimamente sono passata al sistema a la carte, quindi mi metto nella termoborsa affettati e ripieni vari, si passa dal fornaio prima di partire seriamente e poi verso sud tanto è tutta discesa.

  7. In ogni caso, posso dire che almeno un po’ rimpiango i veri Autogrill che ho visitato da piccolo e da grandicello, diciamo nei tardi anni Ottanta e primi Novanta?
    La mia famiglia ha sempre avuto la passione del viaggio, quindi mi capitava di mangiarci non dico spesso ma abbastanza.
    C’era un bellissimo spot televisivo accompagnato dalle note della Tritsch-Tratsch Polka di Johann Strauss, in cui si vedevano cuochi dal cappellone mirabolante giostrarsi tra arrosti, paste, cucina alla lampada. Alla fine il claim: “Autogrill Pavesi, Motta, Alemagna: il più grande ristorante d’Italia”.
    Ebbene: posso dire che i ristoranti degli Autogrill, all’epoca, non erano tanto diversi da quelle pubblicità? I cuochi c’erano, gli arrosti pure, un must era il prosciutto di Praga cotto al forno. C’era poi una cosa tipo “piatto regionale”: in ogni Autogrill c’era una pietanza, diversa per tutti, che dava diritto a un piatto firmato da De Simone e “tematizzato” col cibo scelto. All’Autogrill Brembo c’era lo spezzatino all’ortolana. All’Autogrill Sebino, il vitello ai funghi. All’Autogrill Limena (o Limenella) le seppie con la polenta. Ed erano piatti decentissimi, dignitosi, onesti.
    Il nuovo corso, se posso esprimere un’opinione personale, è davvero molto più triste. Ha in pratica ereditato unicamente gli atroci tomini gessosi con olio e pepe.

    • avatar esp

      Io ne ricordo due: quello di Ronco Scrivia, la cui struttura è stata progettata da un grande architetto e, per gli arrosti, quello di Varazze. Peccato solo per i primi, tenuti in caldo a bagnomaria.
      Se non sbaglio, Paracucchi è stato, prima di aprire la sua Locanda dell’ Angelo, un cuoco di Autogrill

    • avatar lanzo

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  8. avatar francesca ciancio

    bricconcelli siete tutti un po’ OT: ero curiosa di sapere che tipo di cibarie vi portate in auto da casa. A me solo l’idea di dover “stagnolare” mi mette allegria perchè so che sto per partire

  9. La cosa che più colpisce è l’ingenuità di Scabin che va all’autogrill “per vedere come evolve quello che è sia la tecnica che il gusto”

    Abbinare le parole “evoluzione”, “tecnica” e soprattutto “gusto” con “autogrill” è un’azione davvero coraggiosa.

  10. Io preferisco i panini della Fini o meglio una pizza di spizzico, altrimenti mi butto sul tramezzino tonno e maionese confezionato, ma soprattutto red bull per stare sveglio

  11. avatar Riccardo I.

    Attraversando il Cilento, l’anno scorso sono riuscito ad ungere per sempre il volante e il cruscotto perchè ho deciso che DOVEVO assolutamente fermarmi ad uno di quegli ambulanti lato strada che preparano al momento pannocchie imburrate.

    • avatar Riccardo I.

      Comunque il ricordo più bello è di quando, da bambino, mia sorella preparava i panini per il lungo viaggio da Roma ad Agrigento: 1.100 km in cinque in una 500 per andare a trovare i parenti.
      Comprava le rosette vuote (quelle anni ’70, che non diventavano chewingum in 3 ore), toglieva il petalo in cima e le inzeppava di pomodoro, uova sode, origano, basilico, olio e una goccia d’aceto. Poi le ritappava.

      Ovviamente col passare delle ore il pane si imbeveva ed erano talmente stracolme che al primo morso esplodevano.
      Spesso dal lato della bocca.
      Ma qualche volta dal lato opposto, sulla nuca di mio padre che guidava.
      Solitamente il primo bestemmione scattava all’incirca all’altezza di Sapri…8-)

  12. Nel fourgon amenagé oltre alla dispensa -come nella PastaTwingo di Scabin, ma senza l’aspetto da armadietto della nonna per la stagionatura dei tomini!- c’è il frigo e il fornello. Si può mangiare un po’ di tutto.

    In auto e in treno, invece, di solito si parte armati di panini e frutta o succo di frutta.
    Tra l’altro agli amanti dei paninidaviaggio consiglio un accessorio fantastico scovato qualche settimana fa, da mai-più-senza: http://www.bocnroll.com/

    La curiosità dei panini pronti o confezionati mi coglie solo quando mi imbatto in qualcosa di nuovo o che nonostante l’aspetto orrido a volte devo assolutamente assaggiare (es. in Germania o in qualche catena sconociuta).

    L’analisi dell’evoluzione dei panini da autogrill – che di solito si confermano solo ghiacciati dentro e bruciati fuori – la lascio ai professionisti! :-D

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