di | sab 16 gen 2010 ore 11:45
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Tagliatella Day con la ricetta del ragù bolognese di Massimo Bottura

Mille ristoranti nel mondo festeggiano domani la cucina italiana servendo il classico ragù bolognese. E’ il “Tagliatella Day” (Giornata Mondiale delle Cucine Italiane) organizzato dal Gruppo Virtuale Chef Italiani di Mario Caramella. Dissapore partecipa alla festa con una interpretazione della “ricetta vera e autentica tramandata ai posteri dal dott Nuvoletti Conte Giovanni“, firmata come questo post dallo chef Massimo Bottura.

La Tagliatella al ragù di Massimo Bottura

Questa tagliatella è una chiara evoluzione della  preparazione classica. Non è una rivoluzione. Ho dato vigore alla pasta aumentando la percentuale dei tuorli e inserendo il succo delle uova embrionali. Diventerà più difficile tirarla ma il risultato al palato sarà spettacolare. Infatti la sfoglia prenderà quell’aspetto calloso che permette al ragù di aggrapparsi, rimanendo più croccante  alla masticazione. Avrete notato che nella ricetta non specifico di saltare la tagliatella sul fuoco diretto. Il mio consiglio per questo ultimo passaggio prima di servirla, è di mescolarla con il ragù in  purezza come  faceva mia nonna. Mescolate, rigirate fino a quando la pasta smetterà di assorbire i succhi. Così avremo nel piatto una tagliatella senza eccessi di grasso.

Per ultimo il ragù. Ho deciso questo tipo di cottura cuocendo la carne a bassa temperatura per salvaguardarne la qualità. I succhi di cottura recuperati diventeranno parte del ragù stesso. Utilizzare il midollo ci permetterà di girare la tagliatella in padella senza ripassare dal fuoco così che possa restringersi e creare il perfetto amalgama. Siccome non ho mai amato il pomodoro, ho pensato di prepararlo utilizzando la tecnica della concentrazione in forno a 80 gradi per 4 ore, profumandolo con fettine d’aglio timo sale e pepe. Non ci sarà bisogno di aggiustarlo con lo zucchero perchè userò i pomodori preparati da Giovanni Assante. W la TAGLIATELLA.

Ricetta.
Per la pasta servono 200 g di farina, 2 tuorli, 4 uova embrionali, 1 uovo, un pizzico di sale, 50 g di farina per aggiustare le proporzioni in caso di necessità.

Per il ragù servono 200 g coda di vitello, 100 g di midollo spurgato, 100 g impasto per salsiccia, 100 g di lingua di vitello, 100 g  guancia di manzo, 50 g pancetta steccata, 100 g di pomodori confit, sedano, carote e cipolla alloro e rosmarino, 1\2 bicchiere di vino bianco, 50 ml brodo di cappone.

Per la preparazione del ragù, appassire la brunoise di sedano, carota e cipolla in padella a fuoco lento con un filo d’olio di oliva. Togliere dal fuoco e riporre con anche il rosmarino e l’alloro. Sbollentare il midollo in acqua salata e riporre su carta assorbente. Fare sudare la dadolata di pancetta  in una seconda  casseruola ampia e aggiungere la salsiccia. Scottare ed appassire. Eliminare l’unto in eccesso, aggiungere i pezzi di carne, scottare leggermente e sfumare con il vino bianco. Inserire tutte le preparazioni in un sacchetto sottovuoto cui aggiungere del brodo, chiudere il sacchetto  e cuocere nel roner per 24 ore a 63 gradi. Togliere dal sottovuoto, scolare facendo attenzione a salvare i succhi. Riporli in casseruola e restringerli.  Pestare la carne  grossolanamente con la punta del coltello. Reinserire in una casseruola calda e amalgamare tutto.

Per la preparazione della pasta, preparare una fontana di farina, inserire al centro l’uovo i tuorli e il succo delle uova embrionali schiacciate. Impastare con la forchetta quindi con le mani usando i palmi con molta energia fino a ottenere un impasto omogeneo con qualche vescichetta in superficie (è indice di un buon impasto). Lasciare riposare almeno mezz’ora e stendere la pasta con il matterello ottenendo una sfoglia sottile ma non troppo. Lasciare riposare sul tagliere la sfoglia e prima dell’essicatura arrotolarle e tagliare le tagliatelle mantenendo una lunghezza di circa 30 centimetri.
Cuocere nel brodo e scolarle bene asciugandole leggermente prima di adagiarle in padella sul ragù ben caldo. Rigirare con la forchetta fino a quando la tagliatella assorbe  il succo del ragù. Spiattare rifinendo con una spolverata di pepe.

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56 commenti a Tagliatella Day con la ricetta del ragù bolognese di Massimo Bottura

  1. Posso chiedere a Bottura lui che tipo di farina usa? non dico W e L, mi bastano 0, 00, ci mette una piccola percentuale di semola rimacinata?
    Grazie.

  2. avatar eggi

    non mi par vero, ma questo é l’unico piatto che non ho assaggiato dal Massimo…

  3. Io uso la 00 e ci metto circa il 10% di farina di semola rimacinata. Utilizzo uova bio, di galline veramente allevate a terra che mi fornisce una locale cooperativa sociale
    .
    In Puglia usa farle anche con il 100% di semola rimacinata
    .
    Ciao

  4. che meraviglia. la scelta delle carni e la loro lavorazione mi ricorda da vicino alcune epifanie di prosa poetica, e rasenta l’assoluto per l’esattezza dei pesi, della selezione. Per i brividi degli accostamenti.

    per capire meglio cosa intendo, alcune pagine descrittive di Arundhati Roy ne “il dio delle piccole cose”

  5. peccato per gli ingredienti praticamente introvabili …
    si fa prima ad andare dallo chef :)

  6. Ma le uova embrionali? Cosa sono? Qualcuno può illuminarmi?

  7. avatar Alessandro Bocchetti

    La quadratura del cerchio ;-)
    e c’è ancora chi parla di cucina creativa o tradizionale!?
    Massimo, chapeau!!!!
    Ciao A

  8. avatar alfredo

    E’ un piatto molto popolare e ottimo se fatto in modo tradizionale.
    Con le uova embrionali, (roba da maniaci dell’orrore) poi tutti quei paletti per il ragù, l’uso di macchinari per cotture da fissati, diventa una pietanza che va bene per gente confusa.

    • avatar Andre

      pffff….. nella tradizione c’è più maltrattamento della materia prima di quanto possiate immaginare…. qui si cerca di perfezionare i singoli passaggi con le nuove tecniche, non di assoggettare la tradizione alle stesse!

  9. Una vera emozione già il leggerla soltanto, questa ricetta, ricolma della sua ossimorica semplicità descrittiva. E d’ora in avanti anche la risposta diretta e definitiva a chi ancora mi chiederà del perché e del percome alcuni di noi amano frequentare certi luoghi e sono disposti ad investirvi dosi di danaro ed emotività non indifferenti.
    Grazie Massimo, cuoco di cuore, chef di valore.

  10. Sarà sicuramente buono ma non c’entra niente con sua maestà “Ragu alla Bolognese”bolognese”
    Questo è un ragu, sicuramente buono e appetitoso, ma per il ragu alla bolognese si utilizza solo la “cartella” di manzo che altro non è che il diaframma e pancetta e soprattutto non vengono utilizzate le erbe aglio, rosmarino e timo
    Per evitare equivoci la ricetta tradizionale è stata depositata alla Camera di Commercio di bologna

    • avatar alfredo

      Bravo! Ci voleva questa precisazione.
      E’ come fare una macchina da corsa che non correrà mai.
      Tipo la Pagani Zonda, va bene per i maniaci, ma se la metti in pista contro una semplice Subaru Impreza, o una Vecchia Lancia Delta HF gli danno la paga!
      Comunque ognuno può fare quel che vuole, ma certe cose non si possono reinventare così su due piedi.

      • Era solo una precisazione perchè tutte le elaborazioni sono benvenute ma è bene conoscere la base di partenza, altrimenti con l’elaborazione dell’elaborazione non si sa più da dove si è partiti ne dove si sta andando.
        Non è questione di essere fanatici.
        Il ragù con unicamente la cartella di manzo è una prelibatezza da buongustai.
        Infatti è un taglio difficile da trovare e, quei pochi macellai che ce l’hanno, la riservano ai loro clienti che ne sanno apprezzare le peculiarità.
        Quindi credo che sia giusto conoscere e assaggiare il classico della tradizione almeno per avere un termine di paragone Tralascio di commentare la dissertazione sulle auto che non mi sembra c’entri molto

  11. Pingback: Tagliatella Day con la ricetta del ragù bolognese di Massimo …

  12. avatar tizi

    io invece faccio la pasta fresca con farina di rimacinato e uova bio nella proporzione di 100 gr di farina x 1 uovo, niente acqua né farina 00…dipende se devo fare lasagne o tagliatelle vario lo spessore della sfoglia…

  13. Pingback: La settimana dei razzismi che non finiscono (fanno dei giri immensi poi ritornano) - Macchianera

  14. avatar gianluca

    per un ristorante probabilmente è un’ottima ricetta.
    per uso casalingo è impraticabile, chi può tenere qualcosa in cottura a casa per 24 ore a 63 gradi ? mi sembra folle….

  15. avatar giancarlo maffi

    a tutte le persone che qui esprimono perplessità , pareri negative e battutacce consiglio vivamente di prendersi un giorno di vacanza ed andare in “pellegrinaggio” alla francescana ad assaggiarla, questa benedetta tagliatella.
    prima conoscere e poi parlare, forse.

    me lo insegnarono da piccolo. a voi no?

    • avatar marco

      ma questo senza dubbio!
      Ma che senso ha proporre una ricetta non replicabile?

    • avatar fabrizio scarpato

      Quel che scrive Maffi è sacrosanto, ed è un richiamo alla concretezza che tuttavia, in un ossimoro culturale, si nutre di passione, curiosità, rispetto e acquolina in bocca.
      E’ abbastanza stucchevole il continuo ricorrere e rincorrere la fantomatica tradizione della nonna, del c’era una volta, della praticabilità come testimonianza di esistenza in vita.
      A me quelle tagliatelle interessano proprio perché non riproducibili da mia mamma, mi raccontano un percorso, una ricerca, ma mi parlano anche di altre mani, altre storie e altre persone: semplice capacità di correlare, di fantasticare, di ricordare e confrontare. Senza fermarmi.
      Tanti punti interrogativi, possibilmente pochissimi o nessun punto esclamativo, se non di stupore.
      Vivrò nel mondo dei sogni, farò compassione a chi è così saldamente e irrispettosamente ancorato alle proprie concrete certezze, tanto da non muoversi mai.
      A me piace così, a molti altri concreti sognatori piace così.

      • Parafrasando Giggi Proietti anche a me me piace così :-)

        Il gran ragù della nonna qualche volta (non spesso) mi viene fatto in casa dagli ormai anziani parenti; del resto ognuno ha la propria ricetta e ricorderà certamente quello specifico ragù come il migliore mai assaggiato (ah, Proust, quanti danni hai fatto..) ed assaggiandone altri mormorerà scuotendo leggermente la testa “sì, buono ma come quello di mia nonna…”

        Io quello di Bottura non l’ho sentito ma chissà perchè aspetto trepido l’occasione propizia per assaggiarlo

  16. avatar Enrico Vignoli

    Sulle uova embrionali: Le uova embrionali sono fondamentalmente un tuorlo in divenire, ma con l’importante differenza che fino all’ultimo stadio non contengono così tanti grassi come nel tuorlo finito, mentre le proteine (fondamentali per la consistenza della pasta) sono già pienamente presenti.
    Sono quindi diverse dai soli tuorli. Chiaramente arrivare a quella ricetta comporta una serie di confronti con le prove precedenti, da qui nasce l’equilibrio tra tuorli, uova embrionali e albume(che porta l’acqua necessaria, essendo al 90% acqua) a distinguere la consistenza da quella di una pasta di soli tuorli che se non è sottilissima può risultare gommosa.

  17. avatar Enrico Vignoli

    I tagli della carne: i tagli scelti da Massimo contengono una buona parte di gelatina animale (guancia lingua e coda, ma anche alcuni impasti di salsiccia). avere carni molto gelatinose aiuta molto la consistenza che nonostante una lunga cottura rimane soffice e fragrante seppur sgranata; ma soprattutto permette di emulsionare i grassi con la parte acquosa del ragù riuscendo ad evitare la sensazione di unto che molte tagliatelle classiche dal ragù non secco lasciano.

    • avatar francorugby

      Leggo solo ora, interventi come i tuoi se ne trovano pochi: esaurienti e facili da comprendere.
      Continua ad illuminarci.
      Ciao, Francorugby.

  18. Sono questi i commenti interessanti.
    Grazie.

  19. @Massimo, questa è l’essenza di una bella ricetta, non solo per il contenuto ma anche per il modo in cui è scritta. Forse non sarà facile riproporla a casa, ma abbiamo tanti buoni motivi per provarla alla Francescana.

  20. Pingback: Le mille forme della tagliatella | Dissapore

  21. avatar Luppolo

    La verità è che quando il Bottura vuole gustarsi un vero piattone di Tagliatelle non usa ne uova embrionali ne Roner ne temperature di 63° per una notte… và a casa dalla rezdora Lidia!! Buon Appetito, anche allo cheff!
    http://rezdore.provincia.modena.it/index4.asp?key=1&cod_attivita_economica=12

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