di | mar 31 mar 2009 ore 15:03
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delitti

Troppo amore uccide. La pizza

sofia_loren11La Pizza napoletana sta morendo e gli assassini siamo noi. Noi che l’amiamo alla follia e che vorremmo mangiarla a qualunque ora. È una passione contagiosa, febbre d’amore che abbatte i confini. È pizza in Corea, in America, perfino in Iran, dove ha subito l’affronto del cambio di nome, “pane estensibile”: Pizza era troppo occidentale. Amiamo la Pizza, la vogliamo sempre accanto ma, come amanti orgogliosi, vorremmo fosse Lei a venire da noi. Come pigri amanti la cerchiamo a volte finta, triste bambola gonfiabile ordinata al telefono, arrivata in scatola anonima, e fredda come la plastica.

La sera, quando il desiderio ci assale, cerchiamo la Pizza di strada, rapida, veloce e senza storia: “Let’s Pizza, bello!”, confondendo il sesso con l’amore.

Come mariti sospettosi, perquisiamo il banco frigo dell’iper di turno, convinti di aver scelto quella giusta. Illusi che siamo: il calore del microonde non ridarà vita a poveri lieviti stremati dal freddo.

Gli Americani addirittura, la ordinano dal Tv del salotto, e tra porn e foodporn non c’è più differenza.

Questo non è amore, è finzione.

Non abbiamo ancora capito che l’unica vera pizza è lì, in una calda pizzeria del centro, bollente di passione e pronta a soddisfare ogni nostro desiderio. Basterebbe poco, due passi e l’amore si compie.

Sentite i versi del Poeta Camillo Langone: “A me la Napoli risulta già spiacevolmente tiepidina quando in pizzeria il cameriere cammina piano e mi sono sempre domandato a quale temperatura arrivi in tavola una pizza sfornata dall’altro capo della città”.

Questa è passione. That’s amore! In pizzeria dunque, dove l’amata ci attende e dove noi consumeremo impazienti l’atto su di un tavolo unto, tra sbuffi di farina e mugolii di godimento! Pagheremo si, ma non sarà marchetta.

[Wuz, Il pizzaiolo, Altroconsumo, Casemovies]

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25 commenti a Troppo amore uccide. La pizza

  1. avatar fabrizio scarpato

    Oddio, Debord, ti è andata di traverso una QuattroStagioni? Messa così, alle parole del Poeta, è praticamente impossibile mangiare una pizza, persino a Napoli, poi.
    Cosa dovremmo fare noi alla periferia dell’Impero Napoletano, dove una pizza come nella capitale manco te la sogni?
    Ci arrangiamo, soddisfiamo la passione con esperienze esotiche, con l’eccenticità e la trasgressione. Per darti un’idea, una via l’altra a rotazione: pizza pere e gorgonzola, pizza napoletana (ebbene sì, lo ammetto), pizza cipolle e salsiccia, pizza sfilacci di cavallo e rucola, pizza e pomodorini ciliegia. A tre metri dal forno…a tremila chilometri da Napoli.
    So che potrei creare scompensi, specie nel mio Maestro, ma per brutale compensazione geografica, ed anche per mettere un punto fermo di calore e sapidità di fronte alla Babele pizzaiola, ho voluttuosamente bevuto un Pinot Nero di Termeno. Non guidavo io.

  2. «Basterebbe poco, due passi e l’amore si compie». Se ci aggiungi anche 20 euri a chiorba il quadro diventa più realistico e, se permetti, 8 euro per un disco di pasta mi sembrano troppini.

  3. avatar VignereiManonPosso

    torno da una pizza mangiata a Napoli
    Lombardi a via Santa Chiara
    Margherita con bufala: pasta profumata fragrante morbida, elastica al punto giusto, pomodoro saporito senza punte di acidità, mozzarella che sapeva di latte – e di che deve sapere direte voi? – eh no aspettate non è così scontato
    basilico e non una foglia ma ben tre e grosse
    camerieri di un tempo anche se con facce da giovani con quelle giacche color panna che mi ricordano le prime Armani destrutturate
    2 pizze, una coca e una birra+acqua= 21.90 europei
    poi esci e sei in pieno centro storico greco-romano

    • avatar Maurizio Cortese

      Ci sono diverse pizzerie ancora buone a Napoli, Lombardi è una di queste, ma Di Matteo, Sorbillo, tanto per rimanere zona centro storico, sono ancora migliori. Una pizzeria invece che purtroppo sta peggiorando molto è quella più famosa, l’ “Antica pizzeria da Michele”. Poi ci sono Pellone, Cafasso a Fuorigrotta ma quella che utilizza i prodotti migliori è Ciro a mergellina ma non è per tutte le tasche, almeno per quelle napoletane.
      @ fabrizio scarpato. Diversi anni fa aprirono delle pizzerie a Roma dei miei amici di Napoli (scuola Trianon, una delle più vecchie pizzerie napoletane) se non ricordo male si chiamavano “Pizza Re”. ci sono ancora?

      • Sinceramente da Ciro a Mergellina ho mangiato una delle peggiori pizze della mia vita: gommosa, con ingredienti “normali” e purtroppo pesante (nel senso che di notte te la ricordi).
        Ma credo che si possa anche parlare di casualità…

      • avatar fabrizio scarpato

        No Maurizio, mi sono espresso male: io sono della Spezia, e della realtà pizzaiola di Roma nulla so, a parte ciò che si legge. La capitale dell’Impero Pizzaiolo Napoletano è Napoli, ovviamente: perchè la pizza si è diffusa in tutto il mondo, e come facevano i romani, non si è imposta nelle terre conquistate, ma si è adattata, assumendo anche usi e costumi locali, col risultato di fare pizze totalmente diverse dalle originali e irripetibili pizze di Napoli.
        Alla periferia dell’Impero la pizza margherita, la napoletana sono bistrattate: all’inizio del menu, precedono una legione di pizze le più disparate e fantasiose, da effetti speciali.
        Da noi si fa la pizza col pesto (!), immagino a Firenze quella col lampredotto, a Reggio con la ‘nduia, a Parigi col fois gras (?). Imitazioni, tentativi inutili di competere con l’originale. L’Impero lascia fare, qua e là invia proconsoli che hanno conoscenze, coraggio e destrezza tali da proporre qualcosa di paragonabile: forse a Roma, a Milano, ma per il resto ci si arrangia.
        Forse anche così si uccide la pizza, per restare al tema di Antonio: la si uccide anche lascinado il bordo nel piatto, scartandolo, come fanno molti, mangiando la pizza dal centro e lascinado il bordo perché secco, o crudo, o vuoto o inesistente. A Napoli, nella capitale, il “cornicione” è essenza stessa della pizza, imprescindibile.
        Antonio dice di fare un gesto d’amore e uscire per mangiarla calda e fragrante: dico che alla periferia dell’Impero quell’amore è spesso a pagamento, freddo e finto.
        (P.S se dopo Antonio intervenisse Massimo, poi Ottaviano e infine Cleopatra, saremmo a posto).

  4. avatar marziano

    ma cazzo il problema è che a milano manco in pizzeria la trovi, dai. ste paste industriali elastiche e salatissime. pomodoro di quarta categoria… vabbè va.
    una buona è da rolando…

  5. marziano:

    A Milano trovi delle ottime pizze da Ciripizza, Piccola Ischia, solo per citare 2 che vanno per la maggiore.
    Mi hanno parlato bene, ma non ci sono stato, di Frienn’Magnann.
    Se ti sposti a Legnano c’è una delle migliori pizzerie italiane Tric&Trac.
    Basta cercare t’assicuro.

  6. avatar Maurizio Cortese

    @ bucanero. Non credo sia casualità, posso capire perchè in realtà la pizza di Ciro è concettualmente antitetica a quella “storica”, tipo Michele ai Tribunali per intenderci, che è sottile e quindi molto più digeribile.
    A Napoli la pizza “lasagna” di Ciro è abbastanza apprezzata, credo sia questione di gusti. Comunque capisco benissimo il tuo punto di vista.

    • Scusami, ma l’invio m’è scappato prima di mettere la faccina con l’occhiolino…
      Di sicuro è questione di gusti, ma t’assicuro che se la lievitazione non è fatta “come Dio comanda”, sottile o più spessa, la pizza rimane lì tutta la notte…

      • avatar Maurizio Cortese

        Hai toccato proprio il tasto dolente, la lievitazione “come Dio comanda” non la fa proprio più nessuno. Tutte le pizzerie per fare quantità riempiono i panetti di lievito qualche ora prima di infornare contravvenendo alla prassi che richiede una lievitazione naturale di 10/12 ore con il risultato che le pizze continuano a lievitare nelle nostre pance…

  7. avatar Jeffrey

    Gli americani che ordinano la pizza dal televisore con il tivo mi mancava. Pazzesco.

  8. Pingback: 5 alle 9: strilli quotidiani | Dissapore

  9. avatar db9

    per l’ amico Cortese: scusa Maurizio ma la “levitazione” non dovrebbe essere di ancora molto piu’ tempo? a me parlano addirittura di 48 ore!!!! ed è il tempo che la fa lievitare un amico mio di un piccolo paese vicino ad ALBA, Magliano Alfieri. pizzeria il pomodoro!!! ed usa farine meravigliose ed ingredienti piu’ che potabili. a Bergamo alta( anzi altissima sulla salita verso i colli di san vigilio) ci sta un signore antico con la sua famiglia che venne a bergamo 40 e piu’ anni fa dai quartieri spagnoli che fa un’ottima pizza ed anche altre cosette napoletane e, quantomeno, la pasta la fa la mattina per la sera. LA MONTANINA.

  10. @maurizio cortese
    far ricorso al frigorifero non è mica una pratica “vietata”, anzi è necessaria:
    gli impasti con lievito di birra hanno due fasi, una, cosiddetta “alcolica”, e la seconda, di maturazione che è quella “lattica”.

    • avatar Maurizio Cortese

      Ciao Bucanero, non ho detto che l’uso del frigorifero sia improprio, mi sono limitato a rispondere che una lievitazione di 48 ore senza il supporto del frigorifero avrebbe reso l’impasto non fruibile. Forse ti ha tratto d’inganno la parte finale del mio intervento (“attua il procedimento giusto”) che ti ha giustamente portato ad escludere la possibilità precedente. Mi sono spiegato male io.

  11. avatar Stefano7

    Ma la nuova onda delle pizzerie romane, Sforno, La gatta mangiona, e anche Bir e Fud, mi sembra giusto nominarla

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