La Francia taglia l’iva al ristorante. E l’Italia?
Contro la crisi economica e i tavoli semivuoti, dagli stellati ai bistrot, il presidente francese Sarkozy abbassa l’Iva al ristorante dal 19,6 al 5,5 per cento: i clienti risparmiano e il settore respira.
In Italia, dove il turismo è la prima industria, l’iva rimane al 10%.
Giusto così?
[Corriere della Sera]












Embeh, la crapula è peccato, perbacco, guidare un’auto no!!!
Speriamo che a Berlusconi prenda un attacco di invidia tale che, per dimostrare chi è lui a quel francese a cui ha pure dato la donna, porti l’IVA a zero.
In realtà in Italia è già al 10%, portarla al 4% come per beni di prima necessità mi sembra eccessivo.
perchè?
Perché penso che abbia senso calibrare l’IVA in base alla possibile/non possibile rinuncia all’acquisto di quel bene/servizio da parte del consumatore. Un pezzo di pane è “più necessario” di una cena fuori.
Si possono poi fare delle scelte di avvantaggiare dei settori per l’importanza sociale che rivestono (es. libri), ma in linea di massima secondo me è giusto settare l’IVA in base al ragionamento suddetto.
Per quanto riguarda le auto, sono d’accordo anche io che aiuti di Stato siano in generale moralmente deprecabili, ma anche in questo caso occorre distinguere quali sono aiuti “difensivi”, nel senso che permettono a Fiat di competere alla pari con altre aziende che nei loro paesi beneficiano di analoghi incentivi, e quali invece sono delle regalie fatte per coprire delle inefficienze di gestione.
Non per tutti la situazione è la stessa, posso assicurarti che nel mio caso ogni aiuto sarebbe gradito. Per esempio abbassare l’iva dal 10 al 5% o adeguarsi all’aliquota francese.
Se i ristoranti useranno l’incentivo per abbassare effettivamente i prezzi, e dovrebbero esserci i dovuti controlli, perché la clientela non dovrebbe aumentare? Anzi, io penso che ne beneficerebbe anche l’occupazione
Il ragionamento sull’applicazione delle aliquote ridotte sull’IVA all’interno della Comunita’ Europea e’ un po’ complesso e dipende dalle scelte effettuate dai paesi membri che non sono liberi di applicarle liberamente e a questo proposito entro il 2010 dovranno essere riarmonizzate.
In Italia ad esempio si e’ scelto di applicarla al settore delle costruzioni.
In ogni caso nelle scelte non prevale mai la ragione sociale a beneficio del cittadino ma e’ invece giustamente una scelta che deve incidere sui vari settori economici in tutti sensi, sia dal lato delle imprese sia dal lato dei lavoratori per la salvaguardia del posto di lavoro o per incrmentarne il numero.
Nel caso specifico e’ importante sottolineare che e’ anche un problema di concorrenza tra paesi competitors nel turismo.
Ad esempio la Francia applica l’IVA al 5,5% sugli alberghi e la Spagna il 7,5% mentre l’Italia il 10%.
E naturalmente la ridotta marginalita’ dei guadagni incide sugli investimenti la qualita ecc…
In ogni caso entrambi gli schieramenti politici italiani avevano messo nel proprio programma elettorale la riduzione dell’IVA proprio per mettere le imprese italiane alla pari con quelle francesi e spagnole ma naturalmente fino ad ora nulla e’ stato fatto mentre Sarkozy in un attimo…..se n’e’ fregato delle eventuali sanzioni comunitarie.
Saluti
A lei che sembra esperto sig. Gianni, da ristoratore chiedo: perché il papablile Ministro del Turismo Sig.ra Brambilla, intervistata da un giornalista, giustifica il fatto che in Italia non si taglia l’iva in quanto una direttiva comunitaria lo impedisce? Forse che la Francia non fa parte della UE? Dispiace dirlo ma in materia di valorizzazione del patrimonio enogastronomico, i francesi sono anni luce avanti rispetto a noi
Non credo che il marito di Carla Bruni abbia fatto questa cosa per valorizzare la cultura enogastronomica francese.
E’ un provvedimento deciso a favore delle imprese della ristorazione e dei suoi occupati.
E’ una manovra che unisce la difesa delle imprese francesi e che ne esalta l’immagine come loro purtroppo sanno fare da sempre molto meglio di noi.
Anche i libri hanno, giustamente, iva al 4%. Mi pare che pure la cucina sia cultura. E che abbia una funzione sociale. O no?
Se non facciamo passare questo concetto saremo sempre qui a parlare di noi fra di noi e solo con noi.
Sul Corriere di carta, Antonio Santini, del ristorante Dal Pescatore, consiglia incentivi statali ai pranzi di lavoro. Claudio Sadler vuole prima di tutto abbassare il costo del lavoro. Della vicenda parla anche il giornalista Paolo massobrio nel suo blog
Le cultura gastronomica – come è dimostrato – può essere traino per altre attività economiche. un ragionamento freddo & razionale dovrebbe condurre ad una riflessione sul rapporto costo-benefizi, e non tirar fuori la bega ideologica del “beh, nei ristorante di lusso ci vanno i ricchi, che paghino, per bacco!”.
quindi cercavo di capire quale motivazione spingeva Simone a dire che l’eventuale abbassamento dell’IVA al 4% “sembra eccessivo”.
Prima bisognerebbe abbassare il PIL a mio parere. Vi pare.
Poi abbinare tecnologia all’alimentazione con risparmi di costi gestione. ( come sto facendo io )
Poi adeguarsi come la Francia non sarebbe male.
Dato che il socio maggioritario in una società è lo Stato credo che sia necessario che quest’ultimo si convincesse a fare il socio lavoratore, farebbe un gran bene a tutte le medie imprese.
Tanto perche sono nel discorso: Inutile che il Sigor Berlusconi dica :bisogna investire e lavorare non perdersi d’animo. Bisogna che prima sblocchi le risorse alle banche in Sicilia. C’è gente con afinanziamenti approvati ma non riceve i soldi perche non ci sono.
Altro che IVA ghe se vol OLIO EVO per sto chi….(Detto in trentin)
le banche sono societa’ private
Favoloso
Una perla, direi.
L’incipit è da incorniciare.
Ma se non sono mai stati considerati tali i dischi di musica e i DVD, ormai tutti morti defunti, come si può sperare che sia ritenuta prodotto culturale la ristorazione? Finché non defungerà pur’issa. (Va di moda il napoletano)
Non sono un economista, ma penso che l’abattimento dell’IVA sul prodotto “finale” sia una presa per i fondelli (e Sarkozy è un furbacchione) se rimane come prima lungo tutta la filiera. E’ un’ipocrisia come quella dell’IVA al 10% se si ristruttura la propia casa. L’idraulico che mi istalla la caldaia e che mi fatturerà il 10% su lavoro e attrezzature, ha dovuto comperare con il 20% di IVA e allora cosa fa? L’assorbe lui la diferenza ? Sì, avete indovinato, semplicemente si rifà sul prezzo totale. Quindi l’IVA al 20% finiamo pe pagarla lo stesso … Inutiole fare i discorsetti per salvare i poveri ristoratri e i bar ma salvaguardando le nostre tasche, è solo una pia illusione
Beh. In genere l’idraulico la recupera. L’IVA, dico. E’ una partita di giro per tutta la filiera (argh) tranne che per il privatino alla fine. Il quale invece trova il modo di… recuperarla “dimenticando” di chiedere la fattura.
E’ il punto centrale dell’evasione fiscale quotidiana. Ed è abbastanza comprensibile, visto che se intaschiamo al netto delle imposte circa il 47 e dispari per cento dei ns guadagni e li spendiamo quasi tutti per sopravvivere pagando un ulteriore 20% di imposte indirette, significa che la pressione fiscale è superiore al sessanta per cento.
Un tanto al chilo, ma circa.