di | gio 16 lug 2009 ore 17:06
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Lazio | A chi diamo il nuovo marchio che identifica la cucina romana?

Sedetevi e respirate profondamente prima di continuare. L’Assessore Regionale Daniela Valentini vuole creare un marchio che identifichi la cucina romana, e un albo con i migliori chef e ristoranti del Lazio. C’è bisogno di farlo, perché a Roma si mangia meglio di un tempo, ma Parigi e Londra sono ancora lontane.

Il ristorante Pipero di Albano LazialeImmaginiamo che dipenda da noi.

A quali ristoranti del Lazio diamo il nuovo marchio che identifica la cucina romana?

Okay, vediamo: Pipero a Albano Laziale, Glass Hostaria a Roma, Giuda Ballerino a Roma. Antonello Colonna a Palazzo delle Esposizioni per ora no.

All’Oro di Riccardo Di Giacinto. La Parolina a Acquapendente, Arcangelo a Roma. Salterei per il momento il Tordo Matto di Zagarolo, sì alla salumeria con cucina di Roscioli, ovviamente Gabriele Bonci di Pizzarium e Bir&Fud, poi Sforno e Mamma Angelina sempre a Roma.

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43 commenti a Lazio | A chi diamo il nuovo marchio che identifica la cucina romana?

  1. il timoniere – garbatella

  2. avatar Pino

    Condivido la scelta di All’Oro, Riccardo Di Giacinto è un cavallo di razza molto cresciuto negli ultimi anni. Merito della piazza di Roma, se imponi il tuo stile qui puoi farlo ovunque, e merito del suo talento. Segnalo a Terracina il Marconi 23, menù degustazione e cantina molto curati

  3. avatar Riccardo I.

    Ad occhio, mi sembra un elenco di ristoranti romani e laziali fra i più affidabili per rapporto Q/P, ma certo non portabandiere della “cucina romana”, intesa in senso classico, a parte Arcangelo. Forse intendevate “piazza” romana.
    Se così è, mi sembra manchi perlomeno Iolanda fra i superstiti della crisi.
    Se invece si vuole parlare di cucina romana vera e propria, l’elenco sarebbe assai diverso.

    • avatar Esa

      Più che un premio alla romanità, mi sembra un riconoscimento per distinguere i ristoranti buoni dai ristoranti che non lo sono. Faccio un esempio, darei un marchio che identifica i migliori ristoranti del Lazio sia alla Trattoria Monti, cucina romana contagiata dalle origini marchigiane del titolare, che al Pagliaccio di Genovese, tutto tranne che un ristorante di cucina romana. Guarda caso, due nomi che qui mancano

  4. avatar Barbara

    Le Colline Ciociare di Salvatore Tassa. Da anni è uno dei ristoranti più affidabili del Lazio con tanto di riconoscimento da parte della guide. Ah, è a Acuto, in provincia di Frosinone

  5. avatar Maurizio Cortese

    Sono stato due volte all’ Arcangelo e, anche se manco da un pò di tempo, mi è sembrato un indirizzo davvero interessante.
    Ho provato invece All’oro, che non ha nulla della cucina romana, martedì dell’altra settimana ospite di un amico romano e sono stato davvero bene.
    Troppo curioso del Glass, tanti amici me ne parlano bene, è proprio così?

    • “Troppo curioso del Glass, tanti amici me ne parlano bene, è proprio così?”

      Sì e anche di più :-)
      Più che altro, non ho ben capito se il discorso del ‘marchio’ riguarda la qualità e basta o una certa idea di romanità/lazialità. Nel primo caso, metterei anche nell’elenco La Trota e Bir e Fud, senza dubbio Da Felice a Testaccio…

  6. avatar Alessandro

    Se parliamo di cucina romana un must è Osteria di San Cesario a San Cesareo.

    • avatar Maurizio Cortese

      Con tutta la simpatia per Anna Dente ma l’osteria San Cesareo non è più quella di prima e i prezzi non sono più da trattoria.

  7. avatar giovanni gagliardi

    Osteria del velodromo vecchio, Checco er carettiere, Trama Tannica ad Albano laziale.

    Ad Majora

  8. avatar Gianluigi Mari

    La Trota a Rivodutri in provincia di Rieti fa una grande cucina a prezzi onesti.

  9. Sommessamente aggiungo IL BACARO a Genzano. Davvero okkay!

  10. La Briciola a Grottaferrata.

  11. avatar Stefano

    “Priscilla” presso la tomba dell’omonima notabile dell’epoca sull’Appia Antica – Cfr. Guida Slowfood

    Veracemente romanesca sotto ogni aspetto!

    Da Michelin siamo a – 5 Stelle (Non per la cucina o l’igiene, ma per TUTTO il resto SI?…)ciononostante, appena ricapito in loco, sarà tappa fissa!

  12. La cucina romana è ben rappresentata da Tony Genovese e da Heinz in seconda battuta
    Fuori Roma, d’accordo con Barbara

    • Ma Beck la ha la carbonara il carta? e l’amatriciana? Senza nulla togliere a Beck e all’enorme lavoro che fa nel suo ristorante e al fatto che e’ uno dei migliori cuochi del mondo (a detta di molti), questo non lo qualifica automaticamente come esponenente della cucina romana.

      Perche’ se non fanno carbonara, amatriciana, gricia etc non e’ esattamente cucina tipica romana.

      Ecco.

    • avatar Riccardo I.

      Veramente Genovese in carta, di romano, quest’inverno aveva solo “Omaggio alla nostra città: pasta e broccoli in brodo d’arzilla”. A 26€!!!!
      E non è che perchè ogni tanto Beck si cimenta con le rivisitazioni di carbonara e amatriciana il suo possa definirsi un ristorante di cucina romana: prova un po’ ad affibbiare tutte quelle cremine, schiumine, pappette e sifonetti al fantasma di Aldo Fabrizi o della Sora Lella e poi senti che ti rispondono… 8-)

      Una cucina rispettosa della tradizione e del territorio, oltre quelli citati, la si trova anche da Cacciani(dal 1922) a Frascati e dall’Oste della Bon’Ora a Grottaferrata.

      A Monteverde c’è la l’Osteria Pistoia, di recente apertura.

      A via Frattina c’è Palatium, l’enoteca-ristorante legata alla Regione Lazio per la promozione dei vini e prodotti laziali.

      Anche l’Osteria del Giuda Ballerino (ma non il ristorante) propone piatti classici romani con un ottimo rapporto Q/P.

      Poi ce n’è uno che non ho ancora provato, ma siccome lo consiglia Arcangelo Dandini mi fido ciecamente :-) : il Bersagliere a Colonna. 100 anni di storia e di piatti tipici della gastronomia romana.

      • Tanta roba Riccardo, grazie. Aggiungerei il ristorante A’ Ciaramira, nel cuore di Trastevere vicino a Piazza San Cosimato. E’ un laboratorio di pasta riconvertito in ristorante da Mario Bruno, cuoco e proprietario. Molto pesce sul menù, non è una cucina romana osservante, ma non credo che la volontà dell’assessore regionale fosse quella. Tra l’altro, anche A’ Ciaramira è una segnalazione del mai troppo lodato Arcangelo Dandini.

        • avatar Riccardo I.

          Anche i gestori di Glass – altra garanzia, quindi – sono estimatori di ‘a Ciaramira, cui contesto prezzi leggermente alti anche considerando l’alta varietà e qualità dell’offerta. Purtroppo un locale a Trastevere non consente di essere più competitivi di così, probabilmente.
          Proprio in tema, non mi sembra che qualcuno abbia citato “I Tre Bicchieri” a Ostia: grandissimo rapporto Q/P per una cucina di pesce moderna, saporita e divertente a vedersi. Probabilmente a Trastevere una cena là costerebbe il 30% in più. :-(

  13. In tema di romanità non posso che segnalare l’Osteria Quinto Quarto che vanta secondo me un rapporto q/p interessantissimo.

    Altri luoghi di grande cucina sono:

    Antica OSteria l’Incannucciata dove lo chef Dino De Bellis propone piatti di grande qualità in una zona di Roma dove si fa di tutto meno che grande cucina

    Altro indirizzo è La Mucca Golosa ad Anguillara Sabazia che, tra i vari pregi, ha una carta dei vini fantastica

    • avatar Silvia

      Concordo: il Quinto Quarto è un’ottima osteria di cucina romana: prodotti eccellenti e rapporto qualità prezzo imbattibile.

  14. avatar Nico

    non capisco i criteri
    Glass no e All’Oro si?
    in entrambi si mangia molto bene ma non “romano”

  15. A settembre -presentata ieri in conferenza stampa- apre proprio di fronte alla Colonna Traiana l’enoteca-ristorante-wine bar PROVINCIA ROMANA, promossa proprio dall’ente alla cui testa sta Zingaretti fratello. Bottega golosa, pranzo, cena, aperitivo e sopratutto eventi e presentazioni di aziende e produttori. La gestione è di “quelli” di Palatium. Speriamo mettano due tavolini anche fuori perché stiamo praticamente DENTRO al Foro di Traiano, location più unica che rara.

  16. avatar Fabio Spada

    Sono d’accordo con Riccardo I. e con quanti hanno fatto notare che alla fine si tratta solo di un elenco di ristoranti che non hanno assolutamente nulla in comune se non il posizionamento geografico.
    Che vuol dire cucina romana? Se, come sembra, ci limitiamo alla “qualità” della proposta, allora mettiamoci dentro anche green tea.
    Se viceversa il marchio deve essere garanzia di valorizzazione della tradizione romana allora il 75% dei nominati non c’entra nulla e, probabilmente, manco ci vuole entrare.
    Finché il tema lo affrontiamo allegramente su dissapore è un conto, possono uscire idee interessanti o semplicemente ci si può confrontare su quali siano i nomi che più circolano, ma quando la politica si mette in testa di affrontare lo stesso tema con la sacralità di un’investitura iniziano i disastri.
    Chi lo dovrebbe compilare questo elenco, in base a quali criteri e requisiti e chi dovrebbe controllarne il rispetto?
    Ci sarà una commissione, ci saranno degli esaminatori e degli ispettori?
    Chi provvederà alla prima nomina?
    I ristoratori forse? o, come sembra auspicare la Valentini, le associazioni di categoria? Mi immagino la Confcommercio che dice a un suo associato “No tu non rientri nei parametri”.
    Sono marchi che falliscono ancora prima di nascere, sono boutade promozionali sia per i politici che le propongono che per le associazioni di categoria che possono farsi belle con gli associati.
    Come sempre è successo (marchi di questo tipo sono già decine) i ristoratori importanti declineranno l’invito e andranno avanti per la propria strada. A nessuno, compresi i 10 presenti alla presentazione della guida, interessa avere uno stemma sulla porta in comune con la trattoria a fianco “di proprietà del genero della sorella del vicepresidente dell’associazione….”

    Noi invece continuiamo con l’elenco a cui aggiungo, pur non amandolo particolarmente, Al Ceppo che sicuramente unisce tradizione e gratificazione dal mercato molto più di alcuni già nominati.

    • avatar giannandrea

      Sono molto d’accordo, così come presentata è il tipo di iniziativa velleitaria e generica che solitamente annega nel mare dell’ inutilità.
      All’elenco aggiungerei Il Presidente (via in Arcione) che ha, tra l’altro, anche un menù degustazione di cucina romana.

  17. avatar angelo

    leggendo che per qualcuno Beck e Genovese sono rappresentativi della cucina romana sono inorridito. Siamo in democrazia e ognuno è libero di dire e pensare ciò che crede, ma non si può sostenere qualunque cosa contro ogni evidenza…Rispetto i due chef ma della cucina “romana de Roma” hanno proprio nulla. Non scherziamo : uniquique suum tribuere ! A ciascuno deve essere il suo! Dare anche a loro la patente di ristoranti di cucina romana è proprio il massimo! I nomi di chi ne ha titolo sono venuti già fuori: Arcangelo, Velodromo Vecchio, Ciaramira etc

    • avatar Fabio Spada

      A’ Ciaramira ha titolo per definirsi cucina romana?

      Direi che ti stai sbagliando

      • avatar angelo

        forse…(ci sono stato un po’ di tempo fa’ e ne ho un ricordo non piu’ nitido ) A me interessava mettere in discussione la presenza in questo elenco di ristoranti di cucina romana Beck e Genovese. Tutto qui’…

  18. avatar luca p

    beh io credo che la trattoria più romana “de Roma” sia Sora Margherita in piazza delle 5 scole (in pieno ghetto, uno dei posti più belli di Roma). Cucina ultra tradizionale. Servizio? alla romana

  19. avatar Vincenzo

    Nessuno ne parla(Novità??),ma uno dei pranzi migliori dell’anno è stato all’Enoteca la Torre di Viterbo chef Noda Kotaro.
    Da provare i lombrichelli con sugo di coda alla Vaccinara,il cosciotto d’agnello al finocchio selvatico e come dolce non può mancare il dessert’o di nocciole.
    Ciaooooooo!!!!!!

  20. Ottimi ristoranti ma ne dimentichiamo una sfilza.
    Anzi, mi sembra sia solo il novero di quelli sulla cresta dell’onda, e non capisco quale il valore aggiunto di una simile iniziativa (già di per se ridondante con altre guide gastronomiche).

    Innanzitutto qual è l’obiettivo? identificare i ristoranti/chef di eccellenza? o la miglior cucina tipica romana? o tutte e due le cose?

    Mamma angelina con giudaballerino sono agli antipodi. E la parolina ha molto poco di “romano”.

  21. avatar le cronache culinarie

    Riccardo di Giacinto è grande chef, persona squisita e serio professionista lontano dai riflettori come le altre matte cheffesse (gli chef) incipriate e sex simboli e vicino a pentole . Elogio alla sua cucina, ai progetti semplici fatti col cuore e con sapere e volere (consapevolezza).

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