Le nuove Calandre sono l’equivalente di una seconda moglie

NOTIZIE DEL GIORNO. Il ristorante Le Calandre come lo conoscete non esiste più. FINE NOTIZIE DEL GIORNO. Con una mossa coraggiosa per un locale premiato dalle guide, Massimiliano e Raffaele Alajmo, il braccio e la mente del locale di Rubano (Padova), hanno deciso il taglio netto col passato. E adocchiate le scelte, tavoli senza tovaglie, luci soffuse, lampadine al posto dei lampadari, pelli di baccalà appese al soffitto, questo non è un semplice lifting. Il nuovo ambiente è l’equivalente di una seconda moglie: più giovane, considerevolmente più nervosa, il cui modo di vestire farebbe strabuzzare gli occhi dei frequentatori abituali. Compresi gli ispettori della guida Michelin, che cancellata l’atmosfera elegante e pacata, potrebbero non confermare le tre stelle (Le Calandre è uno dei sei tristellati italiani). Guardate la galleria di foto e diteci se siete d’accordo, a parte farci sapere se la rivoluzione delle Calandre è di vostro gradimento. Immagini: L’Espresso Food&Wine
Prima, se siete proprio curiosi e i video lunghi 10 minuti non vi annoiano, potete guardare questo.















Ho avuto il piacere di cenare recentemente alle calandre ma non sono stato colpito favorevolmente dall’arredamento. Ha il design di un sushi bar con finiture più sofisticate ma è piuttosto claustrofobico. Ottimo per il resto.
Ho pranzato alle calandre qualche giorno fa.
Al di la del restyling, che a mio avviso non è poi così sgradevole, complessivamente non sono uscito soddisfatto. La cucina è eccellente (comunque non superiore ad altri ristoranti NON tristellati) ma non abbastanza da giustificare abbinamenti di vini molto modesti (e sono buono – hanno portato gli stessi vini a me e fidanzata nonostante due ordinazioni differenti), mancanza totale di interludi tra le portate (solo un modesto appetizer prima dell’ordinazione), pane della casa pessimo, un costo finale assolutamente inaccettabile (500 euro per un menu degustazione, tre piatti alla carta, tre calici di vino a testa), la mancanza di organicità tra i menu degustazione (che costano TUTTI 200 o 240 euro vini esclusi). Recentemente ho visitato il San Domenico ed il Paolo Teverini, entrambi ben più in basso in qualsiasi classifica, ed in entrambe i casi si è trattato di un’esperienza gastronomicamente analoga, superiore per tutto il resto, ad un costo inferiore del 50%.
Non credo ci tornerò, e comuncio a dubitare seriamente della validità delle classifiche in circolazione.