
Fabio Cagnetti: Mi spiace molto leggere di que
S. Batisti aka schlaks: mi permettevo solo di suggerir
jade: a me sono simpatici.
quinzi: Dopp la morte di Enzo Cacialli

NOTIZIE DEL GIORNO. Il ristorante Le Calandre come lo conoscete non esiste più. FINE NOTIZIE DEL GIORNO. Con una mossa coraggiosa per un locale premiato dalle guide, Massimiliano e Raffaele Alajmo, il braccio e la mente del locale di Rubano (Padova), hanno deciso il taglio netto col passato. E adocchiate le scelte, tavoli senza tovaglie, luci soffuse, lampadine al posto dei lampadari, pelli di baccalà appese al soffitto, questo non è un semplice lifting. Il nuovo ambiente è l’equivalente di una seconda moglie: più giovane, considerevolmente più nervosa, il cui modo di vestire farebbe strabuzzare gli occhi dei frequentatori abituali. Compresi gli ispettori della guida Michelin, che cancellata l’atmosfera elegante e pacata, potrebbero non confermare le tre stelle (Le Calandre è uno dei sei tristellati italiani). Guardate la galleria di foto e diteci se siete d’accordo, a parte farci sapere se la rivoluzione delle Calandre è di vostro gradimento. Immagini: L’Espresso Food&Wine
Prima, se siete proprio curiosi e i video lunghi 10 minuti non vi annoiano, potete guardare questo.
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Ma il servizio e (soprattutto) i prezzi sono rimasti gli stessi?
Dal loro menù on line direi di sì per quanto riguarda i prezzi.
La scelta è sicuramente coraggiosa… ammirevole il fatto di rimettersi in gioco quando si è al top. Ad ogni modo se c’era una cosa su cui fare un appunto alle Calandre era proprio l’ambiente: elegante e curato ma niente di chè. Credo che per dare un giudizio serio sia necessaria la prova in prima persona, visto anche l’approccio “sensoriale”… certo è che quelle pelli di baccalà fanno uno strano effetto :-/
Che bello questo video … fa venir voglia di assaggiare anche il cemento e le vernici
Personalmente un qualche drappo sul tavolo l’avrei lasciato, anche se non proprio una tovaglia classica.
Per il resto: APPROVATO!!!!
Ad Maiora
Fabrizio
Concept davvero affascinante già a guardarlo sul video (che devo dire ho già visto un paio di volte). La “proiezione” del film della cucina nella sala è di forte impatto anche grazie all’intervento del light-designer Davide Groppi che dimostra come sia importante lo studio della luce spesso trascurato in locali importanti. Finalmente si abbandona l’idea che il tovagliato sia indispensabile. La strada da seguire è questa anche per ragioni energetiche e di impatto ambientale (pensate quante lavatrici in meno che girano…). Mi era sempre piaciuta l’idea del Glass (anche se lì il materiale è il vetro) che l’aveva eliminato in tempi non sospetti. C’è da vedere se questa strada di leggerezza del contesto, mi viene in mente intrapresa anche da Carlo Cracco con la proposta di piatto luminoso che ho descritto da me, possa rappresentare un ulteriore passo in avanti nella realizzazione di luoghi del cibo di gusto contemporaneo.
continuo a pensare che i fratelli alajmo siano due geni.
avere in mano un tristellato e rivoluzionarlo in questo modo è veramente ammirevole, denota estrema passione e allo stesso tempo coraggio.
dalle foto sembra veramente bello, con le nuove ricerche sensoriali e il menu in.gredienti secondo me le calandre si merita ampliamente il titolo di ristorante più innovativo d’italia.
pienamente d’accordo..
quel tavolo con la frattura vibra già solo nella foto..
non riesco ad immaginare la sensazione del mangiarci sopra..
meraviglioso..
Dalle foto direi che potrebbe essersi trasformato uno dei 3 o 4 ristoranti italiani che hanno un ambiente che io trovo molto bello.
Compresi i pipistrelli appesi…ah no, sono pelli di pesce?…che a un primo impatto sembrano un po’ strani, ma aggiungono un altro tocco di personalità e potrebbero orripilare chi ha gusti estremamente classici – il che secondo me è sempre positivo!
Non ho capito cosa sono i dispenser di aromi ma se lo spiega nel video, appena potrò vederlo lo scoprirò.
La cucina mi incuriosiva già, il locale no; con questo restuling balza decisamente più in alto nella mia classifica dei posti da visitare. Peccato che siano oltre il mio budget prefissato attuale, ma ci penserò su…
Dunque finalmente ci siamo, all’anno zero dell’illuminazione corretta dei ristoranti. Ho la netta sensazione che altri seguiranno!
Illuminazione corretta = non si vede niente?
Voglio dire: ho guardato e riguardato, mi sembra proprio molto buio!
La luce quando si mangia deve essere soffusa, a mio parere (e a quello di praticamente tutti i ristoranti al di fuori dall’Italia)! Le luci sparate sono caratteristica di una agenzia di assicurazioni o del dentista, non di un posto dove si cena.
Le luci illuminano esattamente ciò che devono illuminare senza disturbare e senza far distogliere l’attenzione da quel che stai per gustare. Questa la mia impressione, seduto ai tavoli delle nuove Calandre
Voglio sperare che i tavoli rotondi non siano spariti.
tommaso, qui un reportage completo di foto
http://www.poweredbysararlo.it/schede-ristoranti/le-calandre-2010-i-movimento
i tavoli rotondi sono rimasti
…e se qualcuno non gradisse la mancanza della tovaglia ? la michelin per esempio ?
Il legno è antimacchia?? bello è bello, ma se si sporca il ‘tavolo’ cosa useranno per pulire, una pialla???
E’ la prima domanda che è venuta in mente anche a me!
Però mi sono risposta decendomi che è impossibile che non ci abbiano pensato anche loro. Do per scontato che il legno sia trattato in qualche modo da mantenere un aspetto naturale ma essere allo stesso tempo a prova di acqua, olio, vino ecc!
Gumbo, e ci credo!! probabilmente è trattato come dici tu. Però, non so. Sarà che amo ancora le belle tovaglie
Vedremo. Per l’albero mi spiace un sacco, ecco. Magari mi faccio dei nemici. Però una pianta così antica.. un vero peccato
Non ti preoccupare, la pianta era già affettata presso un fornitore di legname; è solo stata eletta!
Anche a me non piaceva l’idea di un bicentenarionormanno ridotto così…
Proprio così, pare che nulla sia stato lasciato al caso!
Sulle luci: a giudicare dalle foto più che una seconda moglie sembra un ristorante per l’amante. Con quella poca luce chi vuoi che ti veda?
Sul tavolo senza tovaglia (minimalista??): se lo fa un’ osteria tipo Burde la gente rovescia il tavolino oppure, nel migliore dei casi, storce moooooolto la bocca. Perchè se lo fanno in un posto dove si spende 4 volte tanto bisogna gridare al miracolo?
Capisco che toccare un materiale vivo come il legno hai i suoi vantaggi però in questi casi preferisco il ruvido contatto con la defunta e mai dimenticata fiandra.
Sull’insieme: se riescono a far parlare hanno ragione loro. Ma…..si mangia sempre alla stessa maniera oppure ti mettono sul tavolaccio il pentolone con la pasta e ceci e ci serviamo da soli?
Menomale, cominciavo a pensare di essere il solo che non ama mangiare al buio.
Volere a tutti i costi una tovaglia per coprire cosa? Un brutto tavolo forse o un anonimo tavolo,ma in questo caso sarebbe assurdo.Comunque la classe il servizio e l’atmosfera di un ristorante non si giudica da una tovaglia….l’Italia è piena di anonimi ristoranti e squallide pizzerie con tovaglie di tutti i tipi!!!
le luci ci sono, avete visto il reportage di sararlo?
guardando bene la prima immagine trovo che l’ombra del cucchiaino non sia perfettamente simmetrica rispetto alla fonte di luce e, per entrare nel contesto legno, anche le venature dei tavoli siano troppo, troppo irregolari… questo é davvero insopportabile
bravi!
tra l’austero nordico e lo zen orientale.
kiss
bd
ma trovate veramente rivoluzionario tutto ciò? Così sconvolgente abbandonare il vecchio teorema lini, argenti, cristalli? Ma non scherziamo, da tempo l’idea di eleganza è cambiata, si è aggiornata. basterebbe guardare l’Armani di Tadao Ando a Milano, o la boutique di Prada disegnata da Rem Koolahas, o i nuovi alberghi come il bulgari di milano, o ristoranti come Nobu di Tribeca, dove le tovaglie erano un ricordo già 15 anni fa o il più recente Atelier di Robuchon, l’elenco potrebbe essere lunghissimo. L’ideale di lusso e di eleganza sta cambiando, così come quello di servizio; del resto un mondo diverso ha bisogno di nuove regole.
il nuovo look delle Calandre sembrerebbe molto bello, sono convinto che i pneumatici non avranno alcun problema perchè l’eleganza si percepisce chiara e forte! L’unica pecca per me è pensare a quell’albero francese che dopo 170 anni indisturbato in una foresta è diventato un tavolo da pranzo, pur bellissimo lo preferivo (concettualmente) come albero secolare
Ciao A
Oh…io “antico” ho pensato fosse il legno, insomma tagliato 170 anni fa.
Il che comunque non cambierebbe il fatto che un maestoso albero sia stato abbattuto in qualche momento della storia; però – ora che ci faccio caso – forse potrebbe spiegare, oltre alla sua bellezza, anche la sua potenziale “impermeabilità” e praticità di gestione per un uso particolare come questo…
p.s. Io comunque faccio parte della fazione dei vampiri: per me luci soffuse, semi oscurità!
Avevo letto di questo albero e mi si è stretto il cuore al solo pensiero! Sradicare una pianta di quell’età per farci un tavolo in un ristorante.. mumble, mumble. E poi si ti dicono ‘utilizziamo prodotti del territorio a km 0, per salvaguardare l’ambiente’ qualcosa non mi torna.
C’è da dire che anche per fare i tavoli ricoperti da tovaglie – se fatti di legno – sono stati tagliati degli alberi.
Non è che faccia molta differenza, a parte il fatto che non lo vedi!
si infatti, critica senza senso…….
Mi pare che si viva in un paese libero e ognuno è libero di esprimere la propria opinione o sbaglio??
certo, per carità. io ho espresso la mia
non capisco cosa dovrebbe fare, comprare dei tavoli di plastica?
mi piacerebbe sapere di più sull’origine di bicentenario normanno…. non credo l’abbiamo tagliato apposta ma????
Vorrei tranquillizzare tutti spiegando che l’albero con cui sono stati prodotti i tavoli è un frassino olivato di circa 180 anni ma abbattuto circa 30 anni fa in Normandia perchè pericolante. D’altra parte per lavorare il legno e in questo caso i tavoli, deve essere stagionato per bene altrimenti, come si dice in gergo, si muove. E’ stato scelto quindi già tagliato in tavole lunghe 7 metri. Buona giornata, alberto/bluewood.
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/speciali/08.gif[/img]
ci vorrà mica anche la parola d’ordine per partecipare, eh! … battute a parte:
non sembra essere quel che cerco in un risto, Rubano scende all’84° posto
Sono ignorante e lo dichiaro prima ma a me il tovagliato e le luci “potenti” mi danno una sensazione di cura e pulizia che le luci soffusi e il legno grezzo (non sembra trattato) non mi danno.
Se non è pulito questo locale non so proprio quale altro lo sia, gli addetti sala passano ore a lucidare la pelle delle poltrone..
Secondo me è bellissimo! Evviva la nuova versione.
Attenzione alle mode… sono passeggere.
Tutto bello, tutto interessante, ma durerà?
Luce soffusa, non vuole dire buio in sala, il ristorante non è una sala da teatro o da cinema.
Tavolata di legno spesso senza tovaglia? Si possono anche piantare i coltelli e i pugnali?:-))
Insomma Alfredo, sei anche tu dell’idea che
riciclarsi Humanum est?
saluti
LAMAX61°
Sicuramente è un esperimento da provare.
Se la guida Michelin non desse le tre stelle solo per l’ambiente e la mancanza del tovagliato.. beh avrei un motivo in più per non comprarla!
Bello, caravaggesco; viene voglia di appuntare la pattada sotto al tavolo.
Spero che l’oste, invece delle petit fours ci porti alla fine anche un mazzo per la briscola.
Però è bello, mettetela come vi pare ma dà delle sensazioni: come riusciranno a mantenerlo, è la loro scommessa.
Se lo potranno pure permettere, ma hanno un bel fegato!
sono due geni ecco
Facile prevedere che sarà un’altra scommessa vinta. Autentici Re Mida “questi due”.
Al momento nella classifica dei dettagli più commentati troviamo:
Bicchieri e posate 0
Pelli di baccalà 2
Tovaglia (sì/no) 10
Illuminazione 13
Legno (dall’albero al tavolo) 16
Chi l’avrebbe detto?
Hai ragione.
Il locale mi sembra molto bello, giudicare le luci dalle foto mi sembra invece presuntuoso.
I tavoli paiono illuminati molto bene è la luce diffusa di sala che dà la sensazione di penombra ma che certo non può che influenzare piacevolmente l’atmosfera.
Meno piacevoli, come impressione iniziale, le pelli appese.
Aggiornare le statistiche please
Io sottolinerei un’altro aspetto pregnante: quanto meno in un momento di così forte crisi economica, che ha visto tra gli altri chiudere fior fiori di locali blasonati, bistellati e treforchettati, c’è da ammirare il grande coraggio degli Alajmo di rilanciare una nuova sfida.
Non credo sia stato un investimento da poco, da quel che s’intende dalle immagini, tutt’altro.
In bocca al lupo…
scusate ma le tovaglie non le aveva già tolte noma? quanto siamo provinciali.
Ok, aggiornamento!
Noma 2
Pelli di baccalà 3
Tovaglia 11
Illuminazione 14
Legno (dall’albero al tavolo) 16
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Alle Calandre ci sono stata il 6 febbraio, una settimana dopo la riapertura (in gennaio ho solo sbirciato i lavori in corso).
Non parleró del menu da me scelto (si possono vedere tutti i menu nel sito)…ma solo del restyling:
dopo il Calandrino e il negozio Ingredienti….devo dire : era ora.
Il locale non è scuro…la luce c’é…dove serve (azzardo… “alla Caravaggio”….dove non colpisce il buio, ma la luce ben dosata)
Ogni tavolo (rotondo) è illuminato da classicissime lampade da osteria (un piatto + 1 lampadina) in questo caso sono state ri-pensate e ri-disegnate dagli Alajmo: piattino bianco e lampadina stile uovo rovesciato) Il cibo viene illuminato in modo giusto (voglio vedere quello che mangio)…ma si vedono anche gli altri ospiti. I tavoli sono “tirati” a mano, la superficie non è perfettamente liscia, si avvertono al tatto le venature del legno. Al centro, è stato scavato un alloggio per il pane, che viene servito in un panno di lino appoggiato su di un sacchetto sempre del medesimo tessuto contenente dei semi di lino caldi…il pane rimane piacevolmente caldino durante la cena. un altro piccolo sacchetto a lato del piatto contiene dei grissini al curry e dei gustosissimi crackers al sesamo)
Le posate sono rimaste le stesse (Alessi) ma sono stati satinati i manici. I coltelli li stanno forgiando ad Arezzo, quindi ho utilizzato quelli “vecchi”
Le pareti sono rivestite con alcuni pannelli di lino (ex tovaglie?)altri pannelli sono dipinti di marrone e spiccano le “pitture” di Massimiliano (quelle del libro)
Bicchieri: eliminati i vari Riedel, Zafferano ecc… partendo dal “goto” veneto (per bere l’ombretta) sono stati concepiti dei bicchieri in cristallo lavorati a mano, in varie dimensioni per adattarsi ai vini prescelti.
Via la paradora (evviva) A separare le due fila di tavoli, centralmente sono stati posti due tavoli rettangolari, molto stretti che servono per il servizio. In base al menu scelto, il cameriere preparara un piatto contenente le posate necessarie. Delle lastre in ferro li collegano tra loro e tra le intercapedini c’é il ghiaccio per tenere le bottiglie dei vini bianchi (via anche i secchielli)
Stuzzichini pre-cena vengono serviti su di un blocchetto di pietra calda. Il pre-dessert trova spazio nell’alloggio del pane (ormai eliminato) una boule in pietra nera con dei fori, dove degli stecconi lunghi infilzano la mini pasticceria (e via quindi anche i “soliti” piattini)
Le due pelli di stoccafisso sono diventate due lampade sopra un tavolo rettangolare all’ingresso (o saletta di benvenuto con obló rettangolare vista cucina) dove si beve l’aperitivo…in piedi, alla fine Massimiliano ha “sfornato” dei tranci di pizza (e chi riusciva a mangiare ancora?) e tagliato dei salumi a coltello…
Bella la serata, perfetta la cena, informale ma professionale tutto il servizio, niente di “ingessato”…un luogo dove mi sono sentita davvero bene.
Concordo, l’unica nota dolente è che almeno per quel mi riguarda non ci si può sedere alle Calandre più spesso di quanto permettono le tasche, questo il vero peccato che non va però ascritto agli Alajmo.
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conclusioni
l’ambiente ha subito un notevole restyling, ma assolutamente non mi convince: discreti i grandi tavoli ma tutto troppo buio, tetro, freddo, e si sente la mancanza di una mise en place a tono. […] Prendendo spunto da quanto scrivono gli Alajmo sul loro sito: “riteniamo ci sia stato un cambio generazionale della clientela, che ha un certo timore nell’affrontare un locale che rappresenta l’Italia nei primi 50 ristoranti del mondo. Attraverso questa nuova veste vogliamo sdoganare un tabù e portare l’alta cucina in un ristorante al passo coi tempi”. Nobile e apprezzabile intento. Ma il timore della nuova clientela non diminuirebbe proponendo prezzi più terrestri, dopo il vistoso calo di mise en place e la semplicità della location? Sia in degustazione che alla carta i prezzi sono impossibili, per i vini sarebbe utile essere astemi.
prezzo a persona: 307,00
Ho avuto il piacere di cenare recentemente alle calandre ma non sono stato colpito favorevolmente dall’arredamento. Ha il design di un sushi bar con finiture più sofisticate ma è piuttosto claustrofobico. Ottimo per il resto.
Ho pranzato alle calandre qualche giorno fa.
Al di la del restyling, che a mio avviso non è poi così sgradevole, complessivamente non sono uscito soddisfatto. La cucina è eccellente (comunque non superiore ad altri ristoranti NON tristellati) ma non abbastanza da giustificare abbinamenti di vini molto modesti (e sono buono – hanno portato gli stessi vini a me e fidanzata nonostante due ordinazioni differenti), mancanza totale di interludi tra le portate (solo un modesto appetizer prima dell’ordinazione), pane della casa pessimo, un costo finale assolutamente inaccettabile (500 euro per un menu degustazione, tre piatti alla carta, tre calici di vino a testa), la mancanza di organicità tra i menu degustazione (che costano TUTTI 200 o 240 euro vini esclusi). Recentemente ho visitato il San Domenico ed il Paolo Teverini, entrambi ben più in basso in qualsiasi classifica, ed in entrambe i casi si è trattato di un’esperienza gastronomicamente analoga, superiore per tutto il resto, ad un costo inferiore del 50%.
Non credo ci tornerò, e comuncio a dubitare seriamente della validità delle classifiche in circolazione.