di | mer 10 feb 2010 ore 13:20
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Le nuove Calandre sono l’equivalente di una seconda moglie

Restyling per il ristorante Le Calandre di Rubano, Padova. Ecco i tavoli senza tovaglie

NOTIZIE DEL GIORNO. Il ristorante Le Calandre come lo conoscete non esiste più. FINE NOTIZIE DEL GIORNO. Con una mossa coraggiosa per un locale premiato dalle guide, Massimiliano e Raffaele Alajmo, il braccio e la mente del locale di Rubano (Padova), hanno deciso il taglio netto col passato. E adocchiate le scelte, tavoli senza tovaglie, luci soffuse, lampadine al posto dei lampadari, pelli di baccalà appese al soffitto, questo non è un semplice lifting. Il nuovo ambiente è l’equivalente di una seconda moglie: più giovane, considerevolmente più nervosa, il cui modo di vestire farebbe strabuzzare gli occhi dei frequentatori abituali. Compresi gli ispettori della guida Michelin, che cancellata l’atmosfera elegante e pacata, potrebbero non confermare le tre stelle (Le Calandre è uno dei sei tristellati italiani). Guardate la galleria di foto e diteci se siete d’accordo, a parte farci sapere se la rivoluzione delle Calandre è di vostro gradimento. Immagini: L’Espresso Food&Wine

Prima, se siete proprio curiosi e i video lunghi 10 minuti non vi annoiano, potete guardare questo.

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59 commenti a Le nuove Calandre sono l’equivalente di una seconda moglie

  1. Ma il servizio e (soprattutto) i prezzi sono rimasti gli stessi?

  2. La scelta è sicuramente coraggiosa… ammirevole il fatto di rimettersi in gioco quando si è al top. Ad ogni modo se c’era una cosa su cui fare un appunto alle Calandre era proprio l’ambiente: elegante e curato ma niente di chè. Credo che per dare un giudizio serio sia necessaria la prova in prima persona, visto anche l’approccio “sensoriale”… certo è che quelle pelli di baccalà fanno uno strano effetto :-/

  3. Che bello questo video … fa venir voglia di assaggiare anche il cemento e le vernici :D
    Personalmente un qualche drappo sul tavolo l’avrei lasciato, anche se non proprio una tovaglia classica.
    Per il resto: APPROVATO!!!!
    Ad Maiora
    Fabrizio

  4. Concept davvero affascinante già a guardarlo sul video (che devo dire ho già visto un paio di volte). La “proiezione” del film della cucina nella sala è di forte impatto anche grazie all’intervento del light-designer Davide Groppi che dimostra come sia importante lo studio della luce spesso trascurato in locali importanti. Finalmente si abbandona l’idea che il tovagliato sia indispensabile. La strada da seguire è questa anche per ragioni energetiche e di impatto ambientale (pensate quante lavatrici in meno che girano…). Mi era sempre piaciuta l’idea del Glass (anche se lì il materiale è il vetro) che l’aveva eliminato in tempi non sospetti. C’è da vedere se questa strada di leggerezza del contesto, mi viene in mente intrapresa anche da Carlo Cracco con la proposta di piatto luminoso che ho descritto da me, possa rappresentare un ulteriore passo in avanti nella realizzazione di luoghi del cibo di gusto contemporaneo.

  5. avatar gianluca

    continuo a pensare che i fratelli alajmo siano due geni.
    avere in mano un tristellato e rivoluzionarlo in questo modo è veramente ammirevole, denota estrema passione e allo stesso tempo coraggio.
    dalle foto sembra veramente bello, con le nuove ricerche sensoriali e il menu in.gredienti secondo me le calandre si merita ampliamente il titolo di ristorante più innovativo d’italia.

    • avatar giulia

      pienamente d’accordo..
      quel tavolo con la frattura vibra già solo nella foto..
      non riesco ad immaginare la sensazione del mangiarci sopra..
      meraviglioso..

  6. avatar gumbo chicken

    Dalle foto direi che potrebbe essersi trasformato uno dei 3 o 4 ristoranti italiani che hanno un ambiente che io trovo molto bello.
    Compresi i pipistrelli appesi…ah no, sono pelli di pesce?…che a un primo impatto sembrano un po’ strani, ma aggiungono un altro tocco di personalità e potrebbero orripilare chi ha gusti estremamente classici – il che secondo me è sempre positivo! :lol:

    Non ho capito cosa sono i dispenser di aromi ma se lo spiega nel video, appena potrò vederlo lo scoprirò.

    La cucina mi incuriosiva già, il locale no; con questo restuling balza decisamente più in alto nella mia classifica dei posti da visitare. Peccato che siano oltre il mio budget prefissato attuale, ma ci penserò su…

  7. Dunque finalmente ci siamo, all’anno zero dell’illuminazione corretta dei ristoranti. Ho la netta sensazione che altri seguiranno!

  8. Voglio sperare che i tavoli rotondi non siano spariti.

  9. avatar Andrea

    …e se qualcuno non gradisse la mancanza della tovaglia ? la michelin per esempio ?

  10. Il legno è antimacchia?? bello è bello, ma se si sporca il ‘tavolo’ cosa useranno per pulire, una pialla???

  11. Sulle luci: a giudicare dalle foto più che una seconda moglie sembra un ristorante per l’amante. Con quella poca luce chi vuoi che ti veda?
    Sul tavolo senza tovaglia (minimalista??): se lo fa un’ osteria tipo Burde la gente rovescia il tavolino oppure, nel migliore dei casi, storce moooooolto la bocca. Perchè se lo fanno in un posto dove si spende 4 volte tanto bisogna gridare al miracolo?
    Capisco che toccare un materiale vivo come il legno hai i suoi vantaggi però in questi casi preferisco il ruvido contatto con la defunta e mai dimenticata fiandra.
    Sull’insieme: se riescono a far parlare hanno ragione loro. Ma…..si mangia sempre alla stessa maniera oppure ti mettono sul tavolaccio il pentolone con la pasta e ceci e ci serviamo da soli?

  12. avatar eggi

    guardando bene la prima immagine trovo che l’ombra del cucchiaino non sia perfettamente simmetrica rispetto alla fonte di luce e, per entrare nel contesto legno, anche le venature dei tavoli siano troppo, troppo irregolari… questo é davvero insopportabile

  13. bravi!
    tra l’austero nordico e lo zen orientale.

    kiss
    bd

  14. avatar alessandro bocchetti

    ma trovate veramente rivoluzionario tutto ciò? Così sconvolgente abbandonare il vecchio teorema lini, argenti, cristalli? Ma non scherziamo, da tempo l’idea di eleganza è cambiata, si è aggiornata. basterebbe guardare l’Armani di Tadao Ando a Milano, o la boutique di Prada disegnata da Rem Koolahas, o i nuovi alberghi come il bulgari di milano, o ristoranti come Nobu di Tribeca, dove le tovaglie erano un ricordo già 15 anni fa o il più recente Atelier di Robuchon, l’elenco potrebbe essere lunghissimo. L’ideale di lusso e di eleganza sta cambiando, così come quello di servizio; del resto un mondo diverso ha bisogno di nuove regole.
    il nuovo look delle Calandre sembrerebbe molto bello, sono convinto che i pneumatici non avranno alcun problema perchè l’eleganza si percepisce chiara e forte! L’unica pecca per me è pensare a quell’albero francese che dopo 170 anni indisturbato in una foresta è diventato un tavolo da pranzo, pur bellissimo lo preferivo (concettualmente) come albero secolare ;-)
    Ciao A

    • avatar gumbo chicken

      Oh…io “antico” ho pensato fosse il legno, insomma tagliato 170 anni fa.
      Il che comunque non cambierebbe il fatto che un maestoso albero sia stato abbattuto in qualche momento della storia; però – ora che ci faccio caso – forse potrebbe spiegare, oltre alla sua bellezza, anche la sua potenziale “impermeabilità” e praticità di gestione per un uso particolare come questo…

      p.s. Io comunque faccio parte della fazione dei vampiri: per me luci soffuse, semi oscurità! :-)

    • Avevo letto di questo albero e mi si è stretto il cuore al solo pensiero! Sradicare una pianta di quell’età per farci un tavolo in un ristorante.. mumble, mumble. E poi si ti dicono ‘utilizziamo prodotti del territorio a km 0, per salvaguardare l’ambiente’ qualcosa non mi torna.

    • mi piacerebbe sapere di più sull’origine di bicentenario normanno…. non credo l’abbiamo tagliato apposta ma????

    • avatar alberto/bluewood

      Vorrei tranquillizzare tutti spiegando che l’albero con cui sono stati prodotti i tavoli è un frassino olivato di circa 180 anni ma abbattuto circa 30 anni fa in Normandia perchè pericolante. D’altra parte per lavorare il legno e in questo caso i tavoli, deve essere stagionato per bene altrimenti, come si dice in gergo, si muove. E’ stato scelto quindi già tagliato in tavole lunghe 7 metri. Buona giornata, alberto/bluewood.

  15. avatar bello, ma oltre alla prenotazione

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/speciali/08.gif[/img]
    ci vorrà mica anche la parola d’ordine per partecipare, eh! … battute a parte:
    non sembra essere quel che cerco in un risto, Rubano scende all’84° posto

  16. avatar Ivan

    Sono ignorante e lo dichiaro prima ma a me il tovagliato e le luci “potenti” mi danno una sensazione di cura e pulizia che le luci soffusi e il legno grezzo (non sembra trattato) non mi danno.

  17. avatar Erica

    Secondo me è bellissimo! Evviva la nuova versione.

  18. avatar alfredo

    Attenzione alle mode… sono passeggere.
    Tutto bello, tutto interessante, ma durerà?
    Luce soffusa, non vuole dire buio in sala, il ristorante non è una sala da teatro o da cinema.
    Tavolata di legno spesso senza tovaglia? Si possono anche piantare i coltelli e i pugnali?:-))

  19. avatar alma

    Sicuramente è un esperimento da provare.

    Se la guida Michelin non desse le tre stelle solo per l’ambiente e la mancanza del tovagliato.. beh avrei un motivo in più per non comprarla!

  20. avatar Chefclaude

    Bello, caravaggesco; viene voglia di appuntare la pattada sotto al tavolo.
    Spero che l’oste, invece delle petit fours ci porti alla fine anche un mazzo per la briscola.
    Però è bello, mettetela come vi pare ma dà delle sensazioni: come riusciranno a mantenerlo, è la loro scommessa.
    Se lo potranno pure permettere, ma hanno un bel fegato!

  21. avatar Cris

    Facile prevedere che sarà un’altra scommessa vinta. Autentici Re Mida “questi due”.

  22. avatar gumbo chicken

    Al momento nella classifica dei dettagli più commentati troviamo:

    Bicchieri e posate 0
    Pelli di baccalà 2
    Tovaglia (sì/no) 10
    Illuminazione 13
    Legno (dall’albero al tavolo) 16

    Chi l’avrebbe detto? :-)

    • avatar Fabio Spada

      Hai ragione. :-)

      Il locale mi sembra molto bello, giudicare le luci dalle foto mi sembra invece presuntuoso.
      I tavoli paiono illuminati molto bene è la luce diffusa di sala che dà la sensazione di penombra ma che certo non può che influenzare piacevolmente l’atmosfera.
      Meno piacevoli, come impressione iniziale, le pelli appese.

      Aggiornare le statistiche please ;-)

  23. Io sottolinerei un’altro aspetto pregnante: quanto meno in un momento di così forte crisi economica, che ha visto tra gli altri chiudere fior fiori di locali blasonati, bistellati e treforchettati, c’è da ammirare il grande coraggio degli Alajmo di rilanciare una nuova sfida.

    Non credo sia stato un investimento da poco, da quel che s’intende dalle immagini, tutt’altro.

    In bocca al lupo…

  24. avatar Alessandra Meldolesi

    scusate ma le tovaglie non le aveva già tolte noma? quanto siamo provinciali.

  25. avatar gumbo chicken

    Ok, aggiornamento! :-)

    Noma 2
    Pelli di baccalà 3
    Tovaglia 11
    Illuminazione 14
    Legno (dall’albero al tavolo) 16

  26. Pingback: Questa settimana ho visto cose che voi umaMi… - Macchianera

  27. Alle Calandre ci sono stata il 6 febbraio, una settimana dopo la riapertura (in gennaio ho solo sbirciato i lavori in corso).
    Non parleró del menu da me scelto (si possono vedere tutti i menu nel sito)…ma solo del restyling:
    dopo il Calandrino e il negozio Ingredienti….devo dire : era ora.
    Il locale non è scuro…la luce c’é…dove serve (azzardo… “alla Caravaggio”….dove non colpisce il buio, ma la luce ben dosata)
    Ogni tavolo (rotondo) è illuminato da classicissime lampade da osteria (un piatto + 1 lampadina) in questo caso sono state ri-pensate e ri-disegnate dagli Alajmo: piattino bianco e lampadina stile uovo rovesciato) Il cibo viene illuminato in modo giusto (voglio vedere quello che mangio)…ma si vedono anche gli altri ospiti. I tavoli sono “tirati” a mano, la superficie non è perfettamente liscia, si avvertono al tatto le venature del legno. Al centro, è stato scavato un alloggio per il pane, che viene servito in un panno di lino appoggiato su di un sacchetto sempre del medesimo tessuto contenente dei semi di lino caldi…il pane rimane piacevolmente caldino durante la cena. un altro piccolo sacchetto a lato del piatto contiene dei grissini al curry e dei gustosissimi crackers al sesamo)
    Le posate sono rimaste le stesse (Alessi) ma sono stati satinati i manici. I coltelli li stanno forgiando ad Arezzo, quindi ho utilizzato quelli “vecchi”
    Le pareti sono rivestite con alcuni pannelli di lino (ex tovaglie?)altri pannelli sono dipinti di marrone e spiccano le “pitture” di Massimiliano (quelle del libro)
    Bicchieri: eliminati i vari Riedel, Zafferano ecc… partendo dal “goto” veneto (per bere l’ombretta) sono stati concepiti dei bicchieri in cristallo lavorati a mano, in varie dimensioni per adattarsi ai vini prescelti.
    Via la paradora (evviva) A separare le due fila di tavoli, centralmente sono stati posti due tavoli rettangolari, molto stretti che servono per il servizio. In base al menu scelto, il cameriere preparara un piatto contenente le posate necessarie. Delle lastre in ferro li collegano tra loro e tra le intercapedini c’é il ghiaccio per tenere le bottiglie dei vini bianchi (via anche i secchielli)
    Stuzzichini pre-cena vengono serviti su di un blocchetto di pietra calda. Il pre-dessert trova spazio nell’alloggio del pane (ormai eliminato) una boule in pietra nera con dei fori, dove degli stecconi lunghi infilzano la mini pasticceria (e via quindi anche i “soliti” piattini)
    Le due pelli di stoccafisso sono diventate due lampade sopra un tavolo rettangolare all’ingresso (o saletta di benvenuto con obló rettangolare vista cucina) dove si beve l’aperitivo…in piedi, alla fine Massimiliano ha “sfornato” dei tranci di pizza (e chi riusciva a mangiare ancora?) e tagliato dei salumi a coltello…
    Bella la serata, perfetta la cena, informale ma professionale tutto il servizio, niente di “ingessato”…un luogo dove mi sono sentita davvero bene.

    • Concordo, l’unica nota dolente è che almeno per quel mi riguarda non ci si può sedere alle Calandre più spesso di quanto permettono le tasche, questo il vero peccato che non va però ascritto agli Alajmo.

  28. Pingback: Quante mode si bruciano al ristorante | Dissapore

  29. avatar otto mesi dopo

    conclusioni

    l’ambiente ha subito un notevole restyling, ma assolutamente non mi convince: discreti i grandi tavoli ma tutto troppo buio, tetro, freddo, e si sente la mancanza di una mise en place a tono. […] Prendendo spunto da quanto scrivono gli Alajmo sul loro sito: “riteniamo ci sia stato un cambio generazionale della clientela, che ha un certo timore nell’affrontare un locale che rappresenta l’Italia nei primi 50 ristoranti del mondo. Attraverso questa nuova veste vogliamo sdoganare un tabù e portare l’alta cucina in un ristorante al passo coi tempi”. Nobile e apprezzabile intento. Ma il timore della nuova clientela non diminuirebbe proponendo prezzi più terrestri, dopo il vistoso calo di mise en place e la semplicità della location? Sia in degustazione che alla carta i prezzi sono impossibili, per i vini sarebbe utile essere astemi.

    prezzo a persona: 307,00

  30. avatar Giovanni

    Ho avuto il piacere di cenare recentemente alle calandre ma non sono stato colpito favorevolmente dall’arredamento. Ha il design di un sushi bar con finiture più sofisticate ma è piuttosto claustrofobico. Ottimo per il resto.

  31. avatar Paolo

    Ho pranzato alle calandre qualche giorno fa.
    Al di la del restyling, che a mio avviso non è poi così sgradevole, complessivamente non sono uscito soddisfatto. La cucina è eccellente (comunque non superiore ad altri ristoranti NON tristellati) ma non abbastanza da giustificare abbinamenti di vini molto modesti (e sono buono – hanno portato gli stessi vini a me e fidanzata nonostante due ordinazioni differenti), mancanza totale di interludi tra le portate (solo un modesto appetizer prima dell’ordinazione), pane della casa pessimo, un costo finale assolutamente inaccettabile (500 euro per un menu degustazione, tre piatti alla carta, tre calici di vino a testa), la mancanza di organicità tra i menu degustazione (che costano TUTTI 200 o 240 euro vini esclusi). Recentemente ho visitato il San Domenico ed il Paolo Teverini, entrambi ben più in basso in qualsiasi classifica, ed in entrambe i casi si è trattato di un’esperienza gastronomicamente analoga, superiore per tutto il resto, ad un costo inferiore del 50%.
    Non credo ci tornerò, e comuncio a dubitare seriamente della validità delle classifiche in circolazione.

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