
vincenz: Visto che ti stimo,visto che s
Fabio Cagnetti: Mi spiace molto leggere di que
S. Batisti aka schlaks: mi permettevo solo di suggerir
jade: a me sono simpatici.
Non è questione di mediamostrificare Eataly New York, ma dopo aver ormonato per ogni dettaglio sull’inaugurazione del primo Eataly in terra americana, avvenuta ieri alle 22 ora italiana, che facciamo, non vi portiamo dentro il giga-parco dei divertimenti per gurmé? Orsù, sfogliate la galleria. E’ tempo di scoprire se è vero che il “sistema Italia” ha battuto per la prima volta i francesi, se è vero che il mega-store cambierà per sempre le regole del gioco, e soprattutto, se è vero che esiste la fottuta fontana da cui sgorga la fottuta cioccolata. [Immagini: PSFK, Dnainfo, Eater]
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Sembra bellissimo, Dean & DeLuca se la starà facendo sotto. E sarebbe fantastico avere una foto dei laboratori! (Mr Farinetti?? *wink wink*)
Solo un appunto: con tutto il rispetto e l’ammirazione per Montersino, ma la panna cotta “siciliana” da dove arriva? La divisione per regioni, inoltre, è molto rischiosa, specialmente per quelli moderni.
E spero non ci sia la fontana di cioccolato, visto che sarebbe una molto tardiva copia di quella di Whole Foods (e di decine di altri posti). A meno che non decidano di scialare e aprire i rubinetti del Valrhona, e allora mi ci butto io
Si capiva già dal nome scelto quali erano i ‘marketing targets’ o la ‘mission’ dell’azienda.
A me questa anglofilia mette tristezza.
Era proprio difficile trovare un nome più italiano? Nutritalia, Alimentalia, Deglutalia.
E poi ‘Piedmontese’ che lingua è?
Piedmontese da Piedmont, Piemonte in inglese.
Sai che a New York su parla inglese non italiano, sì?
Ah non si dice FeetMountainese?
Naaa!!!
Più che altro immagino che possa esserci qualche equivoco dato che un Piedmont c’è anche negli Stati Uniti (lo so solo per via del Piedmont blues).
Così come molti che abbiamo incontrato in giro per l’America erano convinti che la pizza sia stata inventata a New York o a Chicago, qualcuno penserà che i bovini Piedmontese sia una razza del North Carolina o giù di lì (anche se allevata in Montana come da etichetta)…
Naaa comunque vengono allevati in America al pari delle bufale per il latte destinato alle mozzarelle preparate in loco (prodigi del caglio millesimato!). Niente aerei transcontinentali o latte congelato da chissàdove
Vince’, che siano allevati in Montana e non in Piedmont, Italy è comprensibile l’ho scritto già io perché si legge nella foto qui sopra.
Però secondo me qualcuno che pensa che la razza sia pure Piedmont, USA prima o poi c’è!
L’ho letto, infatti ho aggiunto la nota dell’allevamento delle bufale. Almeno così mi disse Oscar Farinetti a Roma. E ti dirò che la logica mi appare giusta se penso al trattamento che dovrebbe ricevere una mozzarella per resistere allo “stress” da viaggio intercontinentale.
Aggiungo che non capisco lo stupore per la presenza di marchi come Barilla o Garofalo. Non capisco la santificazione o la demonizzazione come strada di “interpretazione” di una logica commerciale che va a incontrare determinati gusti a migliaia di leghe dall’Italia. Probabilmente la signora che è andata avanti a fast food e grassi vari non si “convertirà”. E forse non lo farà il tradizionalista americano che bontà sua pensa che la pizza sia stata inventata a NY (un “wasp” anni 80, insomma), ma lo farà, penso, chi è andato oltre lo stereotipo dei mandolini e degli spaghetti bolognesi. Insomma l’impresa di Farinetti non è che sia proprio una passeggiata….
A me sembra esagerata tutta questa attenzione per un negozio di alimentari. A Torino ci sono stato più volte, c’è molto ma non c’è tutto, ad esempio mi aspettavo che ci fossero molte più marche di pasta. Complimenti all’organizzazione per l’incredibile potenza pubblicitaria che ha mosso (ma quanti soldi hanno speso?).Spero per loro che non faccia la fine di blockbuster. Con Internet e l’e-commerce si trova molto di più e a prezzi inferiori. Se poi si va da Eataly per mangiare è altro discorso…
A me pare ‘na strunzata. Ed ho il primo eataly sotto casa.
ma 18 dollari per una pizza verace (cioè una margherita con la bufala) è normale a new york ?!?!?
anche 12 dollari per gli spaghetti con la passata mutti ….un pò cari…..
e se si vuol promuovere la qualità, lo sponsor del logo barilla sul menu pasta si poteva evitare….
per il resto comunque complimenti e buona fortuna !
A me piace molto l’idea e l’organizzazione. Bravo Farinetti
Mah, non mi sembra che Barilla, Lavazza e Rossopomodoro rappresentino molto le eccellenze italiche.
Rossopomodoro a Londra mi era sembrato buono
alti e bassi inspiegabili, almeno qui da me (Brescia).
molto meglio la loro bottega che vende prodotti interessanti (tipo pasta gentile)
-Apro parentesi-
Anche tu l’hai notato?
Pensavo di essere io che ero “umorale” e invece è proprio la cucina.
Però hanno un sugo di pomodoro che mi manda in sollucchero.
Ah.. io sono Brescia e pensavo di essere l’unica della mia città a leggere quì, fà piacere essere smentita
-Fine paretesi- (con scuse per l’O.T.)
il brutto è che se capiti nei bassi….sono proprio bassi bassi…
Come tutti i franchising possono avere distonie e quindi non è detto che il format sia rispettato totalmente nel 70% dei locali aperti secondo questa formula
http://www.rossopomodoro.com/client/default.aspx?content=0&root=678&lang=IT&docs=1
Perosnalmente non mi piace, non ritengo che rispetta molto l’agroalimentare italiano, non è tutto oro quello che luccica. Sembra più il fallimento dell’agroliamentare italiano che non ha saputo inserirsi tranne casi rari nella normale distribuzione del mercato americano. Il mercato americano ha fama di novita e devi proporre le stesse cose in veste diverse molto volte all’anno sono scettico anche per i prezzi troppo alti per la città, gli americani prima di spendere ci pensano bene….
E quale sarebbe l’agroalimentare italiano?
Nella città più cara degli Stati Uniti, su una delle vie con alcuni dei negozi più chic e ovviamente più costosi del mondo…fare proezzi troppo alti mi pare difficile!
Un grosso in bocca al lupo americano per Eataly!
Non deve sorprendere la grande presenza di forti marchi italiani (barilla, mutti, alessi, birra moretti, lavazza…): Farinetti & Soci hanno investito molto, ma credo che il contributo di queste (grosse-grandi) aziende non sia stato da poco…
Eataly New York per queste aziende potrà fare di più dell’ICE (Istituto commercio estero) e di una qualsiasi campagna per il turismo italiano alla “Magic Italy”…
Anche nei commenti sul Papero Giallo, come qui, Farinetti è diventato un cialtrone che vende robaccia da hard discount
D’accordo con Antonio! è possibile che una cosa che dovrebbe renderci tutti semplicemente compiaciuti diventi l’occasione per commenti sprezzanti?
Eataly fa di più per il prestigio del paese di…di…non so.. la coppia Canalis-Clooney, ecco chi!
Sono piuttosto allibito anch’io ma ormai non mi stupisco più di nulla.
Quello della “santificazione -> demonizzazione” mi sembra un processo ormai sempre più ricorrente nella gastro-blogosfera. Basti pensare, per esempio, al trattamento ricevuto da Grom…
Sono un frequentatore-SOSTENITORE di Eataly a Torino,e sinceramente non vedevo l’ora che aprisse anche a NY…pur rispettando le opinioni altrui,rimango allibito da certi commenti e auguro a chi pensa certe cose di provare un bel piatto di spaghetti collosi o di lasagne surgelate reperibili nel 90% dei ristoranti che si spacciano per italiani a NY e sarei curioso di vedere le vostre facce al momento del pagamento del conto,quando noterete che quei “meravigliosi” meat balls spaghetti costano più di quelli di Eataly…
Al posto che essere contenti che si cerchi di debellare il fenomeno dell’ITALIAN-SOUNDING,certe persone non aspettano altro che giudicare in maniera negativa degli imprenditori SERI che ovviamente cercano di guadagnare ma provando a tirare su una nazione che non se la passa molto bene…Concludo dicendo che tra 15gg sarò a NY e un bel piattone me lo gusterò alla faccia dei criticoni e alzerò il calice in onore di FARINETTI & co…
Saluti…Alberto
Mi associo..;)
I numeri sparati sull’articolo di Repubblica ieri da Farinetti mi sembrano assolutamente impossibili da realizzare.
Ho lavorato per http://www.Gustiamo.com per 4 anni e conosco il mercato dei prodotti alimentari di alta qualità negli States. Mi sembra difficile arrivare a 6 milioni di visitatori all’anno visto come si muove il mercato negli States (considerate che in Italia a Torino Eataly ne ha 1,2 milioni all’anno), ma l’idea è assolutamente congeniale alla location e al momento storico, anche se l’idea è un pò ardita proprio per i volumi pensati (e quindi gli investimenti fatti).
Gli sconsiglierei di avvalersi della rete di distribuzione di Cipriani anche se sono sicuro che lo farà per abbassare i costi di trasporto e di dogana.
Gli faccio un enorme in bocca al lupo e spero prossimamente di andarlo a visitare.
Se Eataly nella nostra città sfigatella raggiunge 1,2 milioni, a NY che ha quasi 20 milioni di abitanti (intesa come area metropolitana estesa) e 45 milioni di visitatori all’anno…beh mi pare normale aspettarsi molto!
Certo non è scontato, dovranno lavorare bene, però da quel poco che sto capendo della cosa mi sembra abbiano fatto scelte molto furbe. In senso buono, intendo.
Gianni l’ottimismo è il profumo della vita. Lo sport s’interrompe ma nel filmato originale Tonino Guerra tira giù un bel “sacramento” romagnolo quando un piccione gliela fa in testa. Campagna Unieuro. Oscar Farinetti è un uomo d’affari di raro intuito. Ed è a N.Y. per fare affari. Chissà perché quando si parla di enogastronomia si diventa per forza tifosi e perché ci sono queste genuflessioni al potente di turno. Farinetti sta facendo una sua ottima iniziativa imprenditoriale. Per questo vende Barilla, per questo vende la sua acqua Lurisia, per questo cercherà di piazzare quanto più pomodoro Mutti può. Ecco sarebbe il caso di smetterla di stare sempre con il cappello in mano di fronte a chi facendo del bene prima di tutto alla sua impresa aiuta, ma non per beneficenza, anche le altre imprese. Il cappello teniamolo in testa (ammesso di averne una) perchè hai visto mai che i piccioni la fanno?
che palle con la storia del pomodoro Mutti, che palle ripescare sempre il simpatico Tonino Guerra, che palle sta carellata di luoghi comuni, che palle…
Caro Ic il “simpatico” Tonino Guerra è uno dei nostri massimi poeti contemporanei, oltreché sceneggiatore con Federico Fellini di un paio di filmetti che hanno vinto l’Oscar. Il fatto che lei lo definisca simpatico depone a favore della tesi che a lei il cappello non serve per ripararsi dai piccioni. Citarlo a proposito del signor Farinetti è utile a far capire quanto l’ideatore di Eataly sia capace di sfruttare al meglio il meglio. Ivi compresa la comunicazione. Per l’apertura di Eataly ha avuto a disposizione: uno fondo di prima pagina sulla Stampa, un fondo su Repubblica, l’ospitalità di questo autorevole blog, articoli su quasi tutti i principali quotidiani. Tutta questa roba a lui per vendere in America non serve a nulla, ma è una buona spinta per le sue attività italiane. Se uno dovesse valorizzare questi spazi in termini di investimento pubblicitario scoprirebbe che Farinetti ha già risparmiato un bel po’ di soldi. Ma siccome caro Ic lei usa una gergalità falsamente contemporanea le dirò che in altre epoche quando il giornalismo (anche quello gastronomico) era assai meno incline alle sviolinate semplicemente perché gli stipendi erano più alti e l’occupazione nei media ad alti indici e nessuno sperava di essere beneficato con un contrattino di consulenza da parte del potente di turno che apprezzo quanto fa Farinetti come imprenditore ma non condivido chi lo dipinge come il salvatore del Made in Italy dell’enogastronomia. Per la semplice ragione che Farinetti fa benissimo il suo mestiere di imprenditore. Non c’è alcun mecenatismo nelle attività del signor Farinetti, ed è giusto così. Mi pare che i luoghi comuni signor Ic siano quelli che contraddistinguono i peana acritici a Eataly che tendono a far dimenticare che quella è un’ottima impresa commerciale. Niente di più, niente di meno, niente di di diverso. Se avrà mai la bontà di andare a Little Italy a N.Y. scoprirà ad esempio che Spinosi ha un’intera pizzicheria dedicata ai suoi prodotti, che ci sono almeno una decina di importanti aziende agroalimentari italiane che hanno corner di vendita importanti. Ma per loro non sono stati spesi questi fiumi d’inchiostro né questi peana. A me viene il dubbio che Oscar Farinetti – bravissimo a sinergizzare le eccellenze – come è stato abilissimo a usare Tonino Guerra per vedere lavatrici sia oggi abilissimo a sfruttare il milieu enogastronomico e qualche “profeta” della toma per vendere la sua mercanzia. In un luogo non comune Eataly che è e resta un’ottima idea imprenditoriale. Niente di meno di questo, ma neppure niente di più di questo.
No, il cappello non lo porto, anche perchè sono superstizioso, e aspetto sempre il piccione di turno. Non dico che Farinetti sia il salvatore del made in Italy, è un imprenditore – mercante (come dice lui) e anche molto bravo, fa il suo lavoro e fa tornare i suoi conti, ci mancherebbe. La sua “è una impresa commerciale…niente di diverso”. Certo, un ottima idea imprenditoriale, che però non è venuta in testa a nessuno prima di lui ( e non è solo questione di denaro), vogliamo negare che il concept non sia innovativo, almeno in Italia? Vendita, ristorazione, didattica. Quindi non mi stupisco che i media abbiano dedicato e dedichino tanto spazio a questa iniziativa., anche lei fa la sua parte in questo momento. Sicuramente Farinetti non salva l’enogastronomia –made in Italy- ma fa molto di più lui, che molti spot turistico-ministeriali. A Torino, Eataly, è diventato per i turisti una metà fissa, come la torre che pende a Pisa. Pende e non cade mai, cioè, è il simbolo dell’ottimismo: questa era la conclusione delle discussioni, tra Farinetti e Tonino Guerra, a Piazza dei Miracoli. Si, qualche filmato originale di Guerra l’ho visto anch’io.
Non mi pare che nessuno l’abbia ancora fatto presente, ma a me risulta che Luca Montersino sia piemontese, e non veneto come riportato nella didascalia dell’immagine 15.
Ciao Antonio, intanto un grosso abbraccio. Non voglio fare polemiche, non mi interessano davvero più. Ma sono molto curioso di annusare l’aria che si respira nella blogsfera. Sento che su questa faccenda di Eataly ci sono schieramenti, ci sono spesso pregiudizio, ma ci sono pochi sentimenti. Nel senso che avendo fatto il giornalista militante per tanti anni non sono certo né una vergine del sistema dei media né potrei mai scagliare la prima pietra in fatto di avere incensato qualcuno. Ma mi aspetterei dai blog una non riproposizione degli schemi mediatici consueti. Vorrei sentire capacità di critica non tanto per dire che Farinetti è o non è il più alto rappresentante (anche inteso come piazzista) del Made in Italy, ma per ragionare se si avverte la crisi valoriale del sistema enogastronomico. Su questo spazio – che resta uno dei più interessanti – ho sentito discettare di prezzi al ristorante che non consentono a tutti di fruire del meglio, ho sentito ragionare della ricerca di nuove emozioni gastronomiche, ho sentito forte il desiderio di porsi in maniera alternativa alla comunicazione. Mi pare che nel caso di Eataly tutto questo sia stato molto annacquato. E mi sembra di vedere sorgere una sorta di lobby che rischia di escludere moltissimi a vantaggio di pochissimi. Antonio mi fa notare e Valentino e la Ferrari? Perché l’enogastronomia non dovrebbe avere lo stesso appeal e gli stessi strumenti? Mi sono certamente spiegato male: meno male che Farinetti c’è! Lo dico senza nessuna difficoltà. Ma mi chiedo è Farinetti che deve e può rappresentare un paese con oltre 600 tra Dop e Igp? Noi che sui blog rivendichiamo la libertà assoluta di commento non dovremmo usare il “caso” Eataly per chiederci se si può fare di più e di diverso? Insomma non mi piace l’idea di plafonarci solo su un’operazione commerciale (e necessariamente parziale). Preferirei che cominciassimo a interrogarci se c’è un futuro per la nostra agricoltura e quale possa essere. Perché senza agricoltura il nostro mondo di profumi e sapori crolla. Tutto qui.
Io però non capisco con chi interloquisce Carlo Cambi. Gianni? Antonio che fa notare Valentino e la Ferrari?
Non li vedo!
Chi sono, amici immaginari?
Hai ragione Gumbo, ho postatao nel posto sbagliato. Tutto questo era riferito ad Antonio Scuteri che è intervenuto su Facciamoci del Male… Scusate