Ape, camion e food truck: 22 esempi italiani che catturano perfettamente la magia dello street food

I mangiari di strada mangiati per strada mi stanno a cuore, perché è quasi un regalo, una sorta di sorpresa divina, quando camminando ci si imbatte in modo casuale in uno di questi food truck bellissimi che profumano di buono, riadattati a piccole cucine e pronti a darti un cartoccio per scaldarti la giornata.

Abbiamo parlato più volte di quanto sia complicato in Italia avviare un’attività itinerante, ma rispetto a qualche anno fa, il panorama dello street food mobile si sta ampliando, così come le manifestazioni a tema. Ecco una lista dei più rilevanti, che come sempre, ci aiuterete a completare con le vostre segnalazioni.

pizza e mortazza

Pizza e mortazza

Un’ape bianca a pois rosa fa sognare Roma. Pizza bianca sfornata da 4 forni di fiducia, Mortadella di Bologna IGP e lo street food più buono del mondo è fatto. A bordo un’affettatrice e poco altro.

Bravo Adriano Antonioli ad avere l’idea e metterla in campo, ottima la gestione dei social media che ogni giorno forniscono informazioni in tempo reale sulla collocazione del mezzo.

sciatt a porter

Sciatt a portèr

Una giornata stanca a cercare di capire l’Expo Gate a Milano, mi ha regalato questa piacevole scoperta.

Un’ape che offre ottima cucina valtellinese: gli sciatt, croccanti bignè di grano saraceno fritti con un cuore di formaggio Casera fuso, oppure il Tzigoiner, uno spiedone di manzo cotto al fuoco. Per finire, i mirtilli più buoni che ho mangiato mai.

Ape scottadito

Ape Scottadito

Loro sono di Ascoli Piceno, se siete fortunati li trovate in giro per fiere e manifestazioni.

Se morite dalla voglia di assaggiare il loro pesce fritto, le olive ascolane, gli arrosticini, stringere il vostro cartoccio e tornare in spiaggia felici potete raggiungerli allo Chalet Miramare di San Benedetto del Tronto.

Tigella Mozao

Tigella Mozao

Un grafico pubblicitario e una web designer, con tanti sogni e un’idea precisa: aprire una tigelleria a Roma. Non trovano una location, così si affidano a La Bruna, la loro Ape Car dispensatrice di tigelle buonissime.

Si chiamano Mozao (“Ma Ciao” con l’accento emiliano). Sfrecciano tra la zona Eur, Garbatella, Piramide, Ostiense, Tuscolana, sbirciate il loro sito per sapere dove sono.

Cinema Divino

Cinema Divino

In giro per fiere e manifestazioni, ma più di tutto su e giù per le colline della Romagna, un food truck che propone piatti tipici della tradizione romagnola, tra cui il crescione con erbette e mora romagnola e la tipica piadina con salsiccia, caciotta e zucchine.

Lo trovate ai festival di cinema e vino, è una presenza fissa nelle tappe della rassegna itinerante Cinemadivino, che proietta i film sul grande schermo nelle aie, nei cortili o nelle cantine delle aziende vitivinicole.

pizzaiuolo on the road

Pizzaiuolo on the road

Una pizza così buona per strada non la troverete facilmente. Giovanni Mandara ha portato su due ruote la sua pizza, l’originale si chiama Piccola Piedigrotta e la trovate a Reggio Emilia, la versione food truck con forno incluso, si chiama “Pizzaiuolo on the road”, potete assaggiare la classica pizza napoletana, quella a doppia pasta e la “tirata e sottile” dal bordo croccante.

Cosa metterci sopra non importa, lasciate fare a lui, risultato garantito.

Bello e buono, ape

Bello e Buono

Un’ape che sforna una fantastica pizza napoletana ma anche una gastronomia in viale Sabotino 14 a Milano. Una fetta di Napoli nella strade di Milano.

Assaggiate la pizza a portafoglio con parmigianina di melanzane o con salsiccia e friarielli, vi sembrerà di essere altrove.

Farinel on the road

Farinel on the road

La miassa è la focaccia dei piemontesi, fatta con farina grezza di granoturco, acqua e spalmata sui ferri. Farinel on the road porta in strada la tradizione e farcisce la miassa nel modo classico, con il”Salignun” un tipico formaggio locale fatto di ricotta o tometta insaporito da cumino, peperoncino oppure con salame e formaggi.

La miassa che piace a grandi e piccini è quella dolce, farcita con crema di nocciola.

La toraia, street food

La Toraia

A Firenze fermatevi quando vedrete “I torelli”, due fiammanti food truck rossi pronti a servire hamburger di Chianina doc e hot dog di maiale toscano, cucinati al momento, fatti con carne che proviene direttamente dagli allevamenti della fattoria La Fratta di Sinalunga, in Valdichiana, una fra le più grandi aziende che allevano la razza Chianina.

Oltre alla carne, biologica, produce anche ortaggi, vino, olio e orzo per la birra.

Lùbar

Lùbar

Arancini siciliani per le strade di Milano? Basta trovare l’Ape Lùbar, dall’arancino rosso farcito con carne selezionata di bovino e salsa di pomodoro, bianco con prosciutto e formaggio ragusano, light con farina e riso integrali e spinaci bolliti.

Indimenticabili anche le polpette di melanzana. Lùbar è un piccolo bar fatto di canne di bambù sulla spiaggia, all’interno dell’Oasi di Vendicari (Sr) e poi, per la fortuna dei milanesi è anche un food truck delizioso.

ape romeo

Ape Romeo

Sogni che si avverano: il trio di qualità che firma il locale Romeo (Cristina Bowerman, Fabio Spada e i fratelli Roscioli) diventa un’Ape girovaga. Le strade di Roma sono più belle e più buone. Assaggiate pizza e mortadella artigianale, ciabattina con coppa di testa cotta in juta nel morellino, insalata di pollo con melograno e salsa allo yogurt servita con tozzetto di kamut, pita e hummus di ceci.

Non perdete per niente al mondo il panino con pastrami di lingua, salsa senapata, giardiniera, ciauscolo.

Uliassi Street food

4 Ruote, Uliassi Street Good

Lo chef stellato Mauro Uliassi ha studiato insieme al designer Mirko Gabellini il suo “camion del cibo” per portare a spasso la sua idea di cucina itinerante.

Si possono assaggiare i trapizzini, nati dalla collaborazione con Stefano Callegari, il padre del “nuovo” street food romano, o le ricette marchigiane più buone come la trippa del canaparo, il pollo alla cacciatora, per finire con i bomboloni alla creme o un ottimo Daiquiri. Tutte le ricette sono preparate al ristorante Uliassi, abbattute e poi rigenerate a bordo del truck.

Ape Bistrot

Ape Bistrot

Ostriche e champagne ai bordi delle strade di Milano, serviti da un’ape dal sapore retrò: uno sfizio che piace tanto ai milanesi tanto da essere già diventato un must. L’idea è di Elisabetta Cossu, titolare di Giacomo Bistrò.

Ogni sera dal ristorante si carica l’ape con champagne, spumanti, vino, tartine e ostriche; l’appuntamento è in genere fra viale Montenero e viale Lazio. Un’occhiata al sito per essere sicuri della collocazione e l’aperitivo è servito.

L'Abeille Gormand

L’abeille Gourmande

Una creperie ambulante metà francese e metà italiana, che viaggia su un’Ape Vintage azzurra sulle vie di Milano e che ogni mattina su Facebook segnala la sua posizione. Scelta infinita di galettes (crêpes salate fatte con la farina di grano saraceno) e crêpes dolci con farina di frumento: crêpes con zucchero, zucchero e cannella, nutella, marmellate, con confettura di castagne, caramello, con dulce di leche.

Galettes con formaggio, prosciutto cotto, salame e uovo. Assaggiate la galette chèvre e miele, o crema di gorgonzola e noci, salmone affumicato e crema acida, formaggio e pere, con uovo strapazzato e speck.

APEritivo

APEritivo

A Napoli l’APEritivo è itinerante a bordo di un’ape Piaggio.

Il giovane chef Vincenzo Russo ha creato un originale servizio di catering su un Ape Classic per servire le specialità della cucina partenopea: cicoli e ricotta, tarallo sugna e pepe e trippa, ma anche piccoli finger food di pesce o il tipico o’ per’ e o’ muss (piedini e testina di maiale).

apecar California Bakery

California Bee

California Bee è la postazione mobile di California Backery a Milano.

La proposta è una buona sintesi dei piatti Made in Usa tipici dei locali: bagels, muffin, cheesecake. Rivisitata dall’architetto Andrea Carletti, l’Ape è sempre presente in due eventi meneghini Orticola e Fuori Salone oppure si può richiedere per eventi privati.

Furgoncino Streetaly

StreetEataly

Lo ammetto, non ho capito dove sono e cosa si mangia, ho capito però che se voglio guidarne uno mi basta la patente B e se voglio buttarmi nell’affaire street food, Oscar Farinetti sarà sempre con me, come un santino dentro al portafoglio.

Il super truck food di Eataly, offre piadine, hamburger, la Cruda de La granda, polpette, pasta e bruschette, piatti differenti a seconda del territorio di approdo e della stagione.

Kombinando Strett Food

KombiNando

KombiNando è un pulmino Volkswagen del 1972 trasformato in Food Truck & Moving Shop, lo potrete incontrare camminando per le strade di Roma. Dalla pausa pranzo all’aperitivo, il menù varia a seconda dell’orario e della stagione.

D’estate assaggiate una frisella al pomodoro o l’insapane: insalatona inserita in una maxi rosetta, da mangiare come panino o con la forchetta.

monaka, carretto

Monaka

Idea giapponese, gelato italiano.

Dopo un viaggio in Giappone Marco Noseda e Gianpaolo Melzi d’Eril si inventano Monaka: un carretto itinerante, lo riconoscete perché è decorato con i fiori di ciliegio, che offre due cialde tonde di farina di riso che racchiudono una pallina di gelato, dai gusti più classici come fiordilatte, mirtillo a quelli d’ispirazione orientale come tè verde, fagioli azuki, sesamo nero e vaniglia.

eskimo apecar

Eskimo

Apecar anni ‘70 color panna e cioccolato con la parte posteriore allestita ad efficiente gelateria di ultima generazione, che serve ottimi coni di gelato artigianale.

Li incontrerete in fiere e manifestazione, riconoscerete il logo che racconta l’origine di questo laboratorio di gelato artigianale nato in Maremma, che riproduce in grafica le corna lunghe e le mammelle tipici delle mucche maremmane.

Lady Cafè, mobile

Lady Cafè

Anche il caffè si fa street. Massimo Bonini, titolare di questa ottima torrefazione di San Secondo Parmense, dedito all’oro nero e alla maniacale selezione dei grani di Arabica, alla loro tracciabilità e allo studio della storia degli uomini che li coltivano, porta molte qualità di arabica anche nel suo mezzo mobile.

Per un caffè street buono davvero.

Onigiri Maido

Ape Calessino Maido

A settembre arriva sulle strade milanesi la versione itinerante di Maido, il locale di street food giapponese aperto da qualche mese in via Savona 15.

Un’Ape Calessino sarà pronta a servire gli Onigiri, triangoli di riso con una striscia di alga nori su un lato per poter essere afferrati comodamente, composti da una polpetta di riso bianco, con un cuore di salmone, tonno o altro e vari condimenti come l’umeboshi o il sesamo.

Se vi fosse venuta voglia di avviare un’attività, se avete l’impellente bisogno della vostra Apecar (io voglio subito aprire l’Ape Pane&Pomodoro) ecco due indirizzi utili. Costo di avvio circa 40 mila euro e moltissima pazienza per affrontare le lunghe pratiche burocratiche che la legge italiana impone.

VS Veicoli Speciali. Via Vittorio Veneto, 8 – Leinì (TO). Tel. +39 011 9974076
Street Food Mobile. Via G. Minzoni, 4. 19121 La Spezia. Tel +39.0187.21365

[Fotocrediti | corriere cucina, nadinediaries, scatti di gusto, arianna ligi, strettfoodontheroad, winophy. living corriere, glaming, vslainox]

Cristina Scateni Cristina Scateni

29 luglio 2014

commenti (99)

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    1. ma che ne sai te di hipster o di radical chic, gia solo il fatto che associ i due termini dimostra tutta la tua ignoranza (da chi è ingorante proprio, non da chi “ignora” )

    2. Il problema è che nemmeno gli hipster o i radical-chic sanno la differenza

  1. Anch’io volevo iniziare un’attività di food truck… ma dopo diversi preventivi ho scoperto che comprare una “semplice” APE accessoriata costa sui 30.000 euro!! Forse è facile per chi possiede già un locale e ne fa un’estensione su strada, ma per chi dotato di buona volontà vuole iniziare da zero è impossibile. Per non parlare dei permessi per potersi collocare in strada, aimè non siamo in America dove se ne vedono a decine sotto i grattacieli…

    1. Alessia, non vorrei infrangere il tuo sogno, interrompere un’emozione (cit.), ma non penserai che “laggiù in America” i chioschi degli hot dog si mettano in strada senza permessi, senza pagare fior di quattrini al comune, senza una lotta al coltello per difendere la propria posizione (coltello forse no, ma sulla canna di una 38 è molto probabile…)

    2. Non è un’attività alla portata di tutti, devi averne di soldi!!!

    3. Non devi scoraggiarti, Alessia.Nel frattempo impara a fare “molto ma molto bene” una cosa.Se vuoi, ci puoi dire quello che vorresti preparare?(Se vuoi, eh).
      Poi, si può incontrare un buon socio(un amico, un familiare ecc..) che può condividere il progetto e dividere le spese, o finanziarlo.

      http://likecool.com/Del_Popolo_Mobile_Pizzeria–Other–Gear.html
      Siccome mi ero interessato alla pizza, questo è una delle tante realizzazioni nel mondo(sono veramente moltissime).
      La particolarità è il forno a legna ed il risultato non è male.
      Attenzione!Conosco un’ottima pizza e questa non è il massimo, ma, se pensate che siamo in USA e se la paragoniamo ad alcune(molte forse) pizze napoletane italiane, non è esagerato dirlo.

    4. So già cucinare “bene ma molto bene una cosa” ma non serve a nulla se non hai “tanti ma tanti soldi”

      Un socio NON è possibile averlo se si sceglie il “regime fiscale agevolato” che da diritto a motissimi sgravi fiscali ma che ha tra i vincoli il fatto di non poter avere soci/collaboratori.

      Mi sono informata, aimè…

    5. Ce la fai.Lo sento.Abbi soltanto un po’ di pazienza.
      Ciao!

    6. Nella 4a foto si legge chiaramente: Stefano Ferrara.
      Ma un grande forno senza un grande manico non serve a niente.
      Invito tutti ad osservare la Pizza alla napoletana di questo americano ed a paragonarla alle 2 pizze di Milano del Campionato su Scatti di Gusto di oggi.

    7. Mah costa infinitamente meno di un attività di ristorazione tradizionale, questo è poco ma sicuro

    8. @ Marco: siì, costa meno di un’attività tradizionale di ristorazione (es. pizzeria) ma produce anche di meno… E’ tutto in proporzione.

    9. Bè….lasciatelo dire da chi streetfood e showcooking lo fa di mestiere: è un’ attività che puoi
      iniziare solo con l’ appoggio di un solido e danaroso background..o facendo rete come noi…le normative in Italia, a livello di permessi, tassazione e asl, vanno ben oltre le normali pratiche igieniche e la normale burocrazia…vanno semmai verso un’ incoraggiamento alla stagnazione…laggiù in America, oppure Inghiletrra o Germania..avuto il permesso ti basta solo non soffiarti il naso con le foglie di lattuga.

      In Italia è passibile di sanzione addirittura mettere in bella mostra un macinato di manzo insieme alla lattuga, nel caso la lattuga sfiori appena la carne: mai dato un’ occhiata alle norme haccp?

    10. hai ragionissima, infatti lo vedo di più come opportunità per i ristoratori più che per persone “comuni”

  2. Qui in provincia non siamo così evoluti, o forse non c’è così tanto fatturato da fare vedere cotante meraviglie. Siamo periferici, sempre a bocca aperta davanti alle meraviglie metropolitane (ma soprattutto ai prezzi di tali meraviglie…) e ci limitiamo a piccoli, modesti esercizi di street food:
    – il carrettino a due ruote, decorato “Les Crêpes de Paris”, che in tutte le fiere affianca lo stand del prosciutto&culatello. Con regolamentare pagina FB, perché è giusto che i nativi digitali siano sempre aggiornati sulla sua presenza
    – il il Moka bar mobile. Rimorchietto a forma di caffettiera moka, che nelle fiere locali fornisce l’amata bevanda
    – da ultimo (frequento un po’ meno quella zona), in fondo al lungomare di Cattolica, via Dante, il chioschetto “Lemon Bar” a forma di limone scoperchiato; per granite&spremute.

  3. Mi chiedo quanti di questi siano veramente in regola perché alla luce delle vigenti norme igieniche, portare in giro del cibo su un Ape sembra essere più complicato che spedire l’uomo su Marte.

    Ottenere una piazzola libera è il meno, temo.

    1. Da queste parti, Von Clausewitz, direi che sono tutti in regola con le norme sanitarie. Complesse, lo sappiamo bene, ma grosso modo in regola.
      Il problema che diventerà più serio, invece, sarà quello della sicurezza: hai letto lo scorso anno di una vera e propria strage per l’esplosione di bombole del gas in un food truck ad una fiera di campagna. Questo porterà (giustamente) ad inasprire i controlli di quel tipo; le installazioni “un po’ arrangiate” dei camion di rosticeria&affini saranno sempre meno tollerate.

      Per Adriano Aiello: l’esperienza mi dice che quando si legge “semplificazione burocratica” immediatamente ci si deve accostare e camminare rasente ai muri. E, se possibile, la mano alla fondina… 🙂

    2. Boh, io so che al corso SAB a specifica domanda sulla fattibilità di portare a spasso un forno per pizza con relativi ingredienti mi hanno guardato come se fossi un alieno…

    3. negli States è prassi comune questi tipi di “stall”, ma lì non siamo in un paese sovietico come il nostro dove per burocrazia e miopia politica non si riesce a fare nulla.

    4. Ciao ho avviato un attività con un food truck a Roma da maggio 2014, e ti dico che il problema più grande invece è proprio otterene una piazzola, uno spazio o un area per lavorare in santa pace. Secondo i vigili urbani devi vedere il cibo con il furgone aperto che cammina, ti puoi fermare solo nel momento in cui c’è un cliente che ti ferma per chiederti il servizio ( che sia un panino o un caffè ) tu servi il cliente, e non appena il cliete ti paga e se ne và , tu devi automaticamente ripartire con il furgone e camminare finchè il prossimo cliente non ti chiede un altro servizio. Cosa allucinante e impossibile. Se rimani fermo ti fanno un verbale di 5164€ + 170 per l’occupazione del suolo publico. Se decidi di partire prevenuto e vai al comune chiedendo di poter pagare per una postazione, ti viene risposto che è impossibile perchè il comune non può rilasciare autorizzazioni di questo tipo. Tutti i food truck devono camminare e vendere camminando.

    5. Ciao Manuel, sto aprendo anche io un’attività su Roma ( col camioncino ), volevo chiederti se potevi darmi una mano, visto chel’hai fatto prima di me; potresti inviarmi il tuo numero di telefono o contattarmi tramite mail?
      Mail: panzer_otto69@hotmail.it
      Cellulare: 3395737503
      Grazie in anticipo e distinti saluti.
      -Domenico.

    6. Scusami ma questa è falsa informazione e sinceramente,se davvero ti è capitato quanto scrivi potevi tranquillamente portare i vigili in questione direttamente in tribunale..
      (sulle concessioni da parte del comune nulla da ridire – semplicemente perchè nel nostro paese oltre la burocrazia esiste, per ogni cosa, un sottobosco fatto di conoscenze-amicidiamici-dammitot€eilpostotelotrovoio)

      (..tornando a noi) non so che licenza tu abbia ma quella da venditore ambulante, PER LEGGE, ti consente di sostare nel limite consentito di 120minuti (2h).
      Quindi le cose sono tre: o non sei un trucker, o non sai la legge o entrambe le cose

  4. Mi dicono che a Milano sia in atto una semplificazione burocratica in linea con l’expoo

  5. nessuno ci racconta dei “folpari”, che magari non hanno “l’ape che fa figo”, ma da generazioni allietano veneti e non solo con i loro moscardini (folpi)ma anche canocchie, lumachine di terra…predecessori di mode e trend, non hanno aspettato le trasmissioni televisive per far scelte coraggiose

  6. Il triciclo del gelato c’era già 60 anni fa…e ora l’ avrebbero inventato i giappo?

    1. Nome, l’idea di Monaka sono le cialde croccanti di farina di riso che contengono il gelato, non il carretto.

    2. ma no è solo un’idea fusion tra un modo di presentare un piatto “giap” e uno nostro, credo.

  7. Buongiorno,
    vi siete dimenticati di aggiungere un altro grande leader in Italia nella costruzione di Ape mobili. PREZZI A PARTIRE DA 10.000€
    Il sito è http://www.businessontheroad.it
    Gentile Cristina, come responsabile Marketing colgo l’occasione per invitarla in fabbrica e mostrarle i nostri lavori realizzati.

    La ringrazio anticipatamente.

    Marco.

    1. Gentile Marco, la scorsa settimana dopo aver visto il vostro sito http://www.businessontheroad.itho avevo chiamato per un preventivo ma il prezzo per un’APE chiavi in mano (acquisto, abbiggliaggio esterno, attrezzature) va dai 28 mila euro in sù!!!! così mi è stato detto dalla signora della Business on the road con cui ho parlato.

      Forse con 10.000 euro vengono date giusto ruote e volante.. Perdoni l’ironia ma sono cifre davvero alte per chi non è già un imprenditore avviato!

    2. Ma hai provato a informarti sui finanziamenti per l’imprenditoria femminile?

    3. si mi sono informata sui finanziamenti, la cosa più comoda è il regime agevolato ma devi lavorare senza collaboratori e non servono più di tanto per comprarsi un mezzo

    4. Scusa, visto che ti sei informata così approfonditamente, ti faccio una domanda anch’io. Se devi effettuare delle preparazioni (chessò, la pastella se fai crepes, la pasta se fai pizza….), sei obbligato ad avere un locale apposta diverso dall’abitazione ?

    5. Bella domanda.Da quello che so, per la pizza, si con tutte le attrezzature e rispettando i criteri previsti: insomma anche un piccolo laboratorio ma a regola.Ma sentiamo Alessia.
      Che invito ad approfondire il suggerimento di Phil.
      Anche sul regime fiscale: un’attività da sola è pesante e quindi si può essere in società ed iniziare l’attività invece che rinunciare.O no?

    6. Non saprei se serve un locale apposta per le preparazioni, per il mio progetto food non ce ne sarabbe stato bisogno..
      Sul fatto di mettersi in società bisogna vedere se conviene perchè dimezzi le spese ma pure i guadagni e considerando che non si fatturano pacconate di soldi…
      Oltretutto c’è da aggiungere che l’APE non può percorrere grandi distanze, quindi o giri in un raggio limitato (ma se non vivi in zone turistiche, c’è poco interesse) oppure devi avere un altro mezzo con il quale trasportarla dove vuoi (ma a ‘sto punto non conviene più..).

      Io ci ho rinunciato purtroppo!

    7. Ciao Alessia, sono Manuel di Roma, e come te affascinato da questo business ho fatto parecchi salti mortali per comprare un furgoncino e dedicarmi allo street food. Il furgone anche se vecchiotto è messo bene e molto carino, il problema principale di questa attività non è tanto il mezzo, che in un modo o nell’altro riesci magari a comprarlo, ma il posto dove poter lavorare. Tieni presente che almeno a Roma, lavorare con la licenza itinerante è impossibile poichè si diventa bersaglio devi vigili urbani in ogni posto luogo e ora. Il discorso che si può lavorare quando quanto e come si vuole è una fiaba ( almeno parlo di Roma e d’intorni ), se ti fermi e passa un auto dei vigili urbani ti fà 5164€ di verbale + 170€ di occupazione suolo publico nonchè ti fà chiudere e spostare. In pratica se ti fermi sei un abusivo con la partita iva. Io mi stò veramente demoralizzando perchè è praticamente impossibile lavorare, il consiglio che posso darti è : preoccupati prima della postazione di lavoro, o in un luogo privato, o concessa dal comune tramite bando, altrimenti come itinerante ti consiglio di lasciar perdere! E’ quello che stò facendo io dopo 3 anni di sacrifici per acquistare sistemare e avviare il furgone, mi è passata la voglia in soli 5 mesi. Siamo in italia…. 🙁

    8. OPS… da 10 a 28 un pochino stride.
      comunque credo che per spendere sui 10mila euro bisogna ricorrere ad Ape usata, amici carrozieri e meccanici e un bel pò di “fai da te”

  8. Allora licenzia il tuo ghost-writer, perchè ha scritto testualmente: “Dopo un viaggio in Giappone inventano un carretto itinerante”

    E il carretto itinerante c’ era già 60 e più anni fa

    1. Cristina non ha bisogno di difensori, magari tu di qualche lezione di grammatica, però sì. La frase è ” si inventano Monaka: un carretto itinerante, […], che offre due cialde tonde di farina di riso ecc.”. La subordinata qualifica il complemento oggetto, distinguendo “questo” carretto dagli altri.

    2. Appetito, ti meriti due cialde di riso con il gelato. Che gusto preferisci? 🙂

    3. Tè verde e fagioli azuki, ça va sans dire. Siamo o non siamo gastrofighetti? 🙂

    4. Appetito, nei panni di Don Chisciotte sei semplicemente ridicolo.
      Ma, come tu stesso riconosci, il caldo fa di questi brutti scherzi. Coraggio, prima o poi tornerà il fresco

    5. Figurati tu nei panni del pensoso censore. Come dire, bisogna essere attrezzati. Saluti.

    6. Beh, ora non esageriamo con i complimenti, direi che “penoso” è più che sufficiente

    7. Nome, la frase a dir la verità è “Dopo un viaggio in Giappone Marco Noseda e Gianpaolo Melzi d’Eril si inventano Monaka: un carretto itinerante, lo riconoscete perché è decorato con i fiori di ciliegio, che offre due cialde tonde di farina di riso che racchiudono una pallina di gelato….”

      Ma con tanto da tire sui food truck, mica vogliamo discutere sull’interpretazione di una frase? Soprattutto perché entrambi siamo d’accordo sul fatto che no, Monaka, non è l’iventore del carrello dei gelati.

    8. Ma certo, ci mancherebbe, credevo che dall’ accenno al ghost writer fosse chiaro che il mio voleva essere un intervento ironico

    9. l’articolo è scritto con i piedi questo è appurato, ma ormai è prassi comune scrivere idiozie su Dissapore.

    10. Ecco appunto. Ma appurato da chi? De che? Mah.

    11. Vabbè, ognuno è LIBERO di scrivere quello che vuole.
      Solo che noto una cosa: molti si soffermano “molto” sugli aspetti “grammaticali”(ortografici specialmente), trascurando la “sostanza”, il contenuto.
      Voglio ricordare l’indimenticabile Mickey, che è stato il mio maestro di ortografia, qui: Silk vorrebbe continuare le lezioni,ma non c’è paragone
      Questo per dire che le critiche contengono”sempre” un aspetto positivo

      Ed ora, caro Sturlo, torniamo in tema:
      Te piac’il 3rrote 🙂
      Ciao!

    12. Gillo, a mio parere è il caldo, solo il caldo.
      Sebbene si possano mettere in discussione certi articoli (mica tutti scrivono come Conrad), si possano correggere gli svarioni (succedono), è chiaro che i toni, gli aggettivi, e financo gli insulti sono di esclusiva scelta dei commentatori.
      Dopo la serqua di commenti di questo tipo che negli ultimi tempi si moltiplicano, credo che la cosa migliore sia quella di ignorarli, alla vecchia maniera.
      ci si scambia pareri e opinioni a volte anche diverse, opposte, conflittuali, con chi ha voglia di farlo. Nella consapevolezza di non essere seduti su un alto piedistallo, a gridare “out” se la pallina sfiora la riga di fondocampo 🙂
      O, se preferisci, lasciando alla Phornero e ai suoi simili il ruolo della maestrina con il ditino alzato, che urla “non lo fo’ per piacer mio, ma per il bene che vi voglio”

    13. Gillo, modus in rebus. Ci sono articoli che semplicemente non si possono leggere (si può passare magari direttamente ai commenti), come ce ne sono di buoni. Quello che mi lascia un po’ perplesso è comunque chi stronca o insulta senza argomentare. Sembra quasi che ci sia chi si sa esprimere solo così, quasi che stia male se non critica ferocemente qualsiasi cosa “a prescindere”. Un grillismo generalizzato, insomma. Mi chiedo se sia un semplice frutto di questa tecnologia, se sia la crisi che incattivisce la gente, se occorre scomodare Freud ed il suo concetto di “frustrazione” come “pulsione sessuale insoddisfatta”….mah?

    14. Ciao Gillo, grazie per l’ “indimenticabile” 🙂

      Sono ancora qui, e leggo tutto. Sito per me irrinunciabile; sono un inguaribile ghiottone.

      Fighetto forse no… son di bocca buona 😛

    1. “il caldo è dentro di essi”… 😉

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