Taste of Roma 2012

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Bilanci e classifiche: Taste of Roma 2012

Finalmente ho capito: Taste Festival altro non è che un  parco divertimenti del cibo. Il meccanismo è simile: fai il biglietto, carichi una scheda acquistando la moneta locale e al posto di tagada e rollercoster  ti ritrovi in un finimondo di cose da mangiare, da guardare, da bere e da ascoltare. L’ho capito dopo aver trascorso  alcuni giorni nel paese dei balocchi: la prima edizione di Taste of Roma.

I giardini pensili dell’Auditorium hanno ospitato egregiamente la manifestazione e il tempo è stato clemente, regalando a pubblico e organizzatori giornate piuttosto belle. Le sedute erano abbondanti e le file agli stand lunghette ma tollerabili. C’era addirittura un nasone (la fontanella romana) per l’acqua gratis, un miracolo di questi tempi, e la graditissima assenza della cauzione per i bicchieri da vino.

I soliti critici, blogger e gourmet (io, per esempio) si sono mimetizzati tra una folla di oltre 12.000 persone che oscillando tra entusiasmo e  lamentele, hanno manifestato grande curiosità per una cucina diversa e desiderio di approfondirne la conoscenza. Certo, gli stand con i piatti tradizionali erano sempre i più affollati e non tutti  hanno colto l’occasione per assaggiare cose nuove, ma i risultati fanno comunque ben sperare.

Il parere dei nostri cuochi sulla prima edizione di Taste of Roma lo abbiamo ascoltato durante le interviste doppie di Dissapore: faticosa e complessa dal punto di vista organizzativo, ma molto interessante per la possibilità di incontrare un pubblico più vasto, anche completamente vergine nei confronti della cucina di ricerca.

Personalmente mi è piaciuto vedere i 12 chef di stanza al Taste spogliarsi del ruolo istituzionale e affrontare la folla di curiosi con semplicità, rinunciando ai codici di formale eleganza imposti nei ristoranti di alta cucina. Ed è stato bello vederli saldare ancor di più il legame tra loro lavorando fianco a fianco,  segno che in fondo il tanto chiacchierato sistema dei cuochi potrebbe diventare una bella realtà dove la competizione è stimolo e la coesione mezzo per affrontare difficoltà simili.

Durante le interviste, abbiamo scoperto che Anthony Genovese (ristorante il Pagliaccio) avrebbe voluto fare il ferrontraviere, Cristina Bowerman (Glass Hostaria) l’architetto e Angelo Troiani (Convivio Troiani) avrebbe voluto partecipare ad un programma di protezione animali, possibilmente in Africa. Roy Caceres (Metamorfosi) adora la Carbonara e cucinerebbe l’uovo più di qualsiasi altro elemento, mentre Francesco Apreda (Imago) e Riccardo di Giacinto (All’Oro), seppur belli e bravi, non apprezzano la sovraesposizione mediatica ed escono dalle cucine possibilmente poco e casomai per beneficenza.

E per quanto riguarda i piatti? Bé, alcuni commenti interessanti ci sono già arrivati, proprio da voi. Eccoli:

Smokey scrive: “…per chi ancora deve andarci e vuole consigli mangerecci… FIONDATEVI sulla pancia di Cristina Bowerman! Uhm, forse detto così suona un po’ strano e se fossi in lei mi preoccuperei… Insomma: il fico, la pancia e qualche altra cosa, piatto a dir poco squisito!”

Antonio Lepore scrive: “i miei tre piatti: 1. Panino al foie, Bowerman, 2. Tortino di Baccalà e patate, Terrinoni, 3. Granita ai frutti di bosco. Apreda”

Mauro dt scrive: “Non sono un grande esperto nè un grande conoscitore di ristoranti importanti vi seguo e mi ha incuriosito Taste, per cui per me è stata una bella occasione per assaggiare piatti di chef diversi. Andrò sicuramente da Glass perchè il panino di Foie è stato sicuramente il piatto più buono tra i tanti che ho assaggiato. Ripeto che non sono un grande intenditore però la curiosità di andare da Glass me la toglierò. Volevo aggiungere che è buonissimo anche il supplì di Arcangelo Dandini”.

E Tony, in privato, mi scrive: “Mi sono piaciuti in particolare sia il risotto che l’uovo di Caceres, il tiramisù di pesce di All’oro e giardino Zen di Magnolia oltre a Genovese e il grande Mauro Secondi” (il geniale creatore di paste ripiene più apprezzato dai romani, ndr).

Qualche commento sul costo del biglietto d’ingresso (€16), e sulle porzioni piccole (5€ circa) ce lo aspettavamo. E’ inutile ricordare i costi di una manifestazione di questo genere, ma è forse utile sapere che alcuni ristoratori si sono organizzati per un After Taste: se andate con un biglietto d’ingresso, la scheda ricaricabile, il braccialetto, o qualsiasi testimonianza della vostra partecipazione a Taste in 8 dei ristoranti presenti alla manifestazione (l’Acquolina, Agata e Romeo, All’Oro, Giuda Ballerino, Glass Hostaria, il Convivio Troiani, l’Arcangelo e Pipero al Rex), troverete sconti, menù ad hoc e un omaggio da parte dell’Enoteca Trimani: una bottiglia di vino del costo pari a quello del biglietto d’ingresso.

Detto ciò, quel che oggi vogliamo sapere ovviamente è: quali sono stati i migliori tre piatti di Taste of Roma 2012?

[Crediti | Immagini: Lorenza Fumelli]

Lorenza Fumelli

commenti (21)

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  1. Beh, potrò sembrare poco raffinata ma metterei al primo posto il Supplizio di Arcangelo; al 2° parimerito il tiramisù di baccalà e patate con lardo di cinta senese di All’Oro e la Capesanta di Imago e al 3° la torta di gaspè e patate di Acquolina…
    Oltre a questi ne sono riuscita ad assaggiare solo altri due o tre 🙁
    Bella esperienza!

  2. Taste of Roma è stata una grandissima esperienza e spero diventi un appuntamento fisso per la capitale e che serva da impulso per iniziative simili.
    Per la classifica direi (non in ordine)
    -All’oro: Tiramisù di baccalà e patate con lardo di cinta senese;
    -Rosetta de ‘Il Convivio’ con kebab di coniglio in porchetta, funghi porcini e zenzero;
    -Metamorfosi: Riso-rosso-cremoso, Fassona di Optima carne, blu del Monviso ed erbe.
    Menzione d’onore per i dolci della pasticceria De Bellis, su tutti il Profiterol, anche se la scelta è stata davvero ardua.

    1. Dimenticanza imperdonabile anche se devono essere solo tre non posso non aggiungere: Il Pagliaccio: Tortello al ragù di maialino da latte leggermente piccante

    2. Molti degli stand (specie quelli dove davano le lezioni di cucina) erano inaccessibile per disabili con carrozzina. Dopo aver segnalato Venerdi’ il problema siamo tornati Domenica, trovando pero’ che nulla e’ stato fatto. Una organizzatore a dir poco incapace di organizzare qualche rampa.

  3. ho assaggiato poche cose e per quello che vale ecco la mia classifica:
    – il fegato grasso di cristina (la pancia era ottima ma il fegato non si batteva… cannibalismo docet!)
    – i raviolini di riccardo
    – il tortello di antony e il supplizio di angelo a pari merito
    cmq una bella giostra davvero!

    1. Capisco voler chiamare i cuochi preferiti solo per nome, ma Arc non è il cognome di Angelo. 😀

    2. più che altro se fossi Cristina Senzacognomeperchésemocompari, a leggere del mio fegato e della mia pancia in questo modo mi verrebbe uno scompenso.

  4. 1. L’ostrica di Giulio Terrinoni
    2. L.ostrica di Giulio Terrinoni
    3. L.ostrica di Giulio Terrinoni

    🙂 bellissimo evento, bravi , bis.

  5. Buonissimi i tortelli di Genovese, straordinaria la crocchetta dell’Arcangelo, e la sua zuppa di cicerchia… Ottimo lo yogurth in granita con frutti bosco e crumble di biscotto dell’Imago.. Prezzo di ingresso troppo alto

  6. L’Arcangelo, semplicemente divino nei suoi piatti “poveri” grande maestria, senza effetti pirotecnici, e porzioni abbondanti rispetto agli altri… Quoto la crocchetta citata da Francesca, cose di altri tempi

  7. alla fine in due abbiamo speso come ad una buona cena da 80 euro, assaggiando però 12 piatti di 12 chef validissimi….manifestazione egregia, soprattutto per l’occasione di incontrare dal vivo tanti cuochi eccellenti e assistere a show cooking interessantissimi (spettacolare quello con il pasticcere del caffè Propaganda). Fuori luogo stand come quello Algida: capisco la necessità di sponsor, ma meglio torvarne di più adeguati al progetto e al gusto. Detto ciò:
    1. crudo d’oca di Pipero al Rex
    2. baccalà di Acquolina
    3. rocher di coda di All’Oro

  8. 1- foie gras di Bowerman
    2- rosetta di coniglio di Troiani
    3- riso rosso cremoso di Caceres
    *honorable mention: la crocchetta di patate di Arcangelo Dandini

  9. Una considerazione i casi sono due o quella a Roma era organizzata meglio o le aspettative dei Milanesi sono piu’ alte.

    1. Opzione #3 – l’edizione appena chiusa di Roma è stata graziata dal cielo: giornate limpide, sole, caldo della fine di un settembre che pensava essere estate e venticello come solo qui possiamo avere