Identikit di un vegano. Cosa ci faceva Dissapore alla prima Notte Veg

Identikit di un vegano. Cosa ci faceva Dissapore alla prima Notte Veg

Sì, l’abbiamo fatto di nuovo. Non paghe della nostra esperienza da Universo Vegano, venerdì scorso abbiamo portato i nostri corpaccioni onnivori alla Notte Veg.

Cos’è la Notte Veg? La Notte Veg è la prima “festa simultanea di tutto il mondo veg italiano” che lo scorso 4 ottobre ha coinvolto locali e ristoranti in ogni dove. Praticamente una sconfinata cena vegan per “celebrare l’amore per la natura e gli animali”.

A muoverci, la solita sincera curiosità verso l’1,1 per cento di italiani che rinuncia ai derivati animali: incontrarli, guardarli in faccia, conoscerli, capire (o cercare di) la loro scelta. Dividere un piattino di agnolotti di seitan, anche.

Ratatouille

Sede della nostra incursione è stato Ratatouille, delizioso locale/negozio multi-veg-tasking di Torino. Programma per la Notte Veg: conferenza tenuta da Marina Berati (autrice del libro “Vegan si nasce o si diventa?“) e buffet.

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Di solito, in queste situazioni, le persone tendono a schivare le chiacchiere dei conferenzieri arrivando un momento prima che inizi la mangiata. Non qui. Il locale è pieno.

Il pubblico è quanto mai assortito, in barba a chi si aspettava solo fricchettoni con i piedi nudi e i braccialetti tintinnanti ai polsi. Proporzione omogenea tra uomini e donne, prevalenza di trentenni ma buone percentuali di over 60. Non ci sono bambini (ma è solo questione di tempo).

vegani

Le prime due veg a cui cautamente ci avviciniamo sono Monica e Chiara. Monica ha 32 anni, fa l’impiegata e parla usando quelle infervorate maiuscole che fanno molta pedagogia.

“Non si può rimanere indifferenti quando si scopre che SCHIFEZZE avvengono negli allevamenti. Se penso alle SOFFERENZE che patiscono quei poveri animali NON DORMO LA NOTTE. Come fate a non essere sensibili a questi argomenti? Basta uno sforzo MINIMO!”.

Poi affonda: “Noi uomini NON siamo programmati per essere onnivori. Bere il latte, ad esempio, NON è naturale. Mangiare gli animali e i loro derivati è SOLO una questione culturale. Una questione culturale INSENSATA!”.

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La sua amica Chiara, invece, per ora è solo vegetariana. Lo è diventata prevalentemente per motivi ambientali, spaventata dalle conseguenze dell’allevamento intensivo, cita nell’ordine: “riscaldamento globale, effetto serra, consumo di acqua, deforestazione”.

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Al momento conferenza segue un filmato divulgativo. Dal quale scopriamo, per dire, che i bambini vegan sono più fortunati degli altri, e che nessun altro animale come il coniglio è adatto al ruolo di “ambasciatore del messaggio”. Quando sullo schermo si vede un allevamento industriale di maiali, la platea mugola infastidita.

C’è un momento, tuttavia, che fa breccia persino nelle nostre coscienze foderate dal lardo di Colonnata. Quando la voce fuori campo chiede teatralmente: “Quel sapore [di carne, uova] vale davvero tutto questo?”. Ci scambiamo un fugace sguardo colpevole.

Ma torniamo al nostro impeto antropologico: Erica e Barbara hanno 37 anni e sono vegetariane. Hanno provato la via al veganesimo ma, non senza qualche senso di colpa, ammettono di non esserci riuscite. La colpa? Del formaggio. Parmigiano, soprattutto.

Facciamo di sì con la testa.

mamma vegana figlia vegetariana

Irma ha 56 anni, è vegana da pochi mesi. Sua figlia è vegetariana.

Una faccenda di famiglia, quindi? Non per forza. Daniele, ad esempio, ha 18 anni ed è vegetariano. Mi snocciola serioso i motivi della sua scelta, pur non nascondendo le difficoltà di portarla avanti a 18 anni: etica, salute, ambiente. Ammirevole, sul serio. Ha portato qui i genitori, che però sono onnivori e non hanno nessuna intenzione di cambiare.

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Il padre Renato considera la scelta del figlio positiva e sana, ma la sua linea di condotta è un’altra. “Io sono convinto che poco di tutto non faccia, non possa fare male“. Per un momento lo sentiamo fratello, stretta di mano e passiamo oltre.

Da Paolo e Pietro, onnivori pure loro. Ma “curiosi e attenti all’alimentazione”.

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Paolo, ad esempio, dice di “leggere sempre le etichette. Penso che siano davvero in pochi, pochissimi a farlo“. Vorrei stringere la mano anche a lui, ma vengo distratta dal buffet.

Ed è qui facciamo una scoperta importante.

Buffet

Al netto delle analisi del sangue, davanti al cibo, onnivori e vegani si comportano allo stesso modo. Con la medesima, molto italica, voracità.

[Crediti | Link: Sonda, Attualissimo, Ratatouille]