Expo 2015: la pizza si assaggia, il pesto no. Sfida tra Campania e Liguria

Expo 2015: la pizza si assaggia, il pesto no. Sfida tra Campania e Liguria

Voi non lo potete sapere, perché di persona non mi conoscete, ma ci sono due cose intoccabili nel mio cuore gourmet. Uno di questi, assolutissimamente, è il pesto.

Se dovessi nutrirmi sulla mitica isola deserta, sarei capace di portarmi barattoli di pesto da mangiare col cucchiaino. Se devo scegliere tra uno stellato qualsiasi e la trattoria genovese con le trenette classiche, non ho dubbi. Se passeggio (e quasi ci siamo) per Expo 2015 e incontro i “guerrieri” col mortaio, io devo fermarmi e assaggiarne almeno un pochino.

Il pesto è ovunque, il pesto è uno stile di vita, il pesto è arte e, lo ammetto, per me è un po’ una malattia (questa ricetta è la mia bibbia). [related_posts]

Detto questo, la mia insana passione per la salsa più buona al mondo è stata messa alla prova e, vi avviso, sto per reclutare le mie truppe (chi ama il pesto mi segua).

La notizia del primo match tra regioni è di oggi: Campania – Liguria 2-0.

Pesto alla genovese

Accade che la pizza, all’interno del Padiglione Italia potrà essere degustata (e vai di applausi), mentre il pesto neanche per sogno. Perché, direte voi? Me lo chiedo anche io e non mi do spiegazione (oltre a non darmi pace). Tra le pieghe sottili della burocrazia di Expo, infatti, c’è il veto di somministrazione di cibi all’interno del Padiglione.

E quindi i nostri poveri angeli del mortaio potranno solo far sognare i visitatori con il profumo di basilico che si sprigionerà nell’aria.

I pizzaioli campani, invece, hanno avuto un occhio più lungo dei “colleghi” liguri e sono riusciti ad aggirare sapientemente il veto (e in modo tutto italico) presentando il prodotto pizza non come semplice alimento, ma come filosofia alimentare che rappresenta la Campania.

Loro non serviranno pizza.

No, loro daranno la possibilità di assaggiare a morsi Napoli e la Campania, la loro storia gastronomica, il loro quid socio-alimentare.

Pizza Gino Sorbillo

Buonissima la pizza, ci mancherebbe, ma un filo, proprio un filino come diciamo al Nord, di paraculaggine ce la vedo (sento già la lobby dei fan della pizza interna a Dissapore che rumoreggia).

Soprattutto se poi a farne le spese è, dei due, quello che si muove peggio nella melma del detto e non detto, ossia il ligure burbero e tutto d’un pezzo. Luoghi comuni? Magari!

Fatto sta che la pizza scorrerà a fiumi e tutti i visitatori potranno capire cosa s’intende per vera pizza napoletana (soprattutto se messa a confronto con le pizze salami e pepperoni dell’estero). Invece, per la divinità gastronomica fattasi pesto e scesa tra di noi non ci sarà modo di arrivare alle boccucce fameliche dei visitatori.

No, dico, vi sembra corretto?

Mangiatori di pesto, liguri fieri della vostra dieta, amici della trofia unitevi, uniamoci. Sappiate che ogni assaggio, anche rubato, sarà un colpo al sistema.

Combattete per il Pesto, miei prodi, ne varrà la pena.

[Crediti | Link: Il Secolo XI, Dissapore]