proposte indecenti

Hashi. Da domani si mangia con i bastoncini: quest’esperimento dev’essere fatto. E lo sarà

hashi, pomodori

Settembre. Tempo di buoni propositi e di rimettersi in carreggiata. Quanti di voi si sono posti l’obiettivo di assumere abitudini alimentari più sane dopo i bagordi estivi?
PREMESSA: avviso che in ciò che state per leggere non c’è alcuna pretesa di scientificità, trattandosi di un esperimento da me condotto su un numero di campioni limitato (due) e di parte (io e il mio consorte). Detto ciò… buon divertimento.

ANTEFATTO.
Ore 20 di una sera qualsiasi. La cena è pronta, lui e lei sono in procinto di alimentarsi. O meglio: mentre lei è “in procinto di” e sta ancora soffiando sul primo rigatone, lui ha già spazzolato e con la terza scarpetta non lascia scampo neanche all’ultima molecola di sugo superstite. Lei è sgomenta, o, per dirla senza eufemismi, sull’andante incazzato. Ora, a parte che aspirare come un’idrovora qualsiasi cosa passi per la tavola fa perdere la convivialità che un pasto in famiglia implica, è ormai universalmente riconosciuto che buttare cibo tra le fauci a badilate non sia nemmeno salutare.

TEORIA.
SE è vero che i giapponesi sono uno dei popoli più sani E i giapponesi mangiano con le bacchette, ALLORA mangiare con le bacchette rende più sani.

Mi pare che il sillogismo non faccia una grinza, no?

FATTO.
Lei butta in tavola la proposta indecente: da domani si mangia con i bastoncini. Hashi, in giapponese, o anche Ohashi, dove il prefisso onorifico “o” dice dell’importanza attribuita in patria. Per dare forza alla sua tesi lei argomenta che:

a) 1/3 della popolazione mondiale mangia con le mani, 1/3 con coltello e forchetta e il rimanente terzo mangia con le bacchette, quindi se ci si tiene ad essere open-minded vale la pena provarci;

b) c’è anche chi ha ipotizzato che alimentarsi usando le bacchette aiuti a perdere qualche chiletto;

c) se lei decide che una cosa si fa, a lui non resta altra possibilità che assecondarla (ma questa motivazione non viene pronunciata a voce alta, in quanto renderebbe vano ogni sforzo di lei per convincerlo di aver preso la decisione autonomamente).

Lui sembra persuaso. Comprano le bacchette, studiano un tutorial per apprendere la tecnica perfetta e partono.

Per i primi 10 giorni l’esperimento sembra funzionare: nonostante qualche momento di esasperazione e qualche crampo da ohashi, i tempi di compimento del pasto si dilatano e viene dedicata molta più attenzione a colori, profumi, sapori di quello che passa il convento, elevando il semplice atto di incamerare calorie a un’esperienza mistica dei sensi. Sì, lo so, i puristi (un po’ lo penso anche io) commenteranno che scofanarsi una trippa alla veneta con gli ohashi abbia del blasfemo facendo notare che tutto ciò ha ben poco di “zen”, ma qui contano le intenzioni, giusto?

CONCLUSIONI.
Dopo un paio di settimane, studia atque exercitia iuvant: le dita si fanno più abili, i crampi spariscono, la capacità di adattamento umana e l’imperiosa necessità di riempire i serbatoi dopo lunga giornata lavorativa fanno scoprire capacità inimmaginabili. Mangiare con le bacchette diventa divertente e, fame chimica permettendo, si impara a

–“vedere a bocca aperta

–Assaggiare a naso

–Mangiare ad occhi chiusi”

E quando, nel tempo, il gesto tecnico si fa più naturale ci si può dedicare alle buone maniere e al rispetto di alcune regole che il galateo degli ohashi impone.

C’è tra di voi qualcuno disposto ad abbracciare questa questa teoria che, volenteroso, si offra per infoltire il campione testato? Si tratta solo di provare qualche giorno a mangiare con gli ohashi (hey, a casa vostra intendo, non usate questa come scusa per recarvi tutte le sera della settimana al ristorante nippocinese… “eh, mi tocca, per amore della scienza”) e poi raccontarmi com’è andata.

[Crediti | Link: Sanpost, Fourhourworkweek, Wikipedia. Immagine: Flickr/Carlos Porto]

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12 commenti a Hashi. Da domani si mangia con i bastoncini: quest’esperimento dev’essere fatto. E lo sarà

  1. Da molto tempo mangio l’insalata con gli ohashi, non so perche’ ma con me i rebbi della forchetta si rifiutano di infilzare le foglie e insomma mi sono sempre trovata meglio con le bacchette. Non le uso per le altre pietanze, solo per l’insalata.
    I miei ohashi preferiti me li ha portati un caro amico dal Giappone, sono sottili, di ebano e di differenti lunghezze (lunghi per gli uomini, piu’ corti per le signore). Il massimo sarebbe impugnarli alla giapponese cioe’ in alto, ma così risulta piu’ difficile afferrare il cibo e perciò adotto la presa cinese in basso come tutti, credo.

  2. Dal primo tentativo al cino molti e molti anni fa mi sono sempre divertita a mangiare certe pietanze con le bacchette. Gli straccetti con peperoni oppure con rucola e cipolla, Lo spezzatino con riso pilaff, l’insalata di verdure cotte e crude tagliate tutte a julienne.
    A dieta sono sempre stata, adesso lo sono seriamente, cucino spessissimo gli shirataki (spaghetti senza carboidrati ) e miispira, naturalmente a mangiarli con le bacchette.
    (Le mie bacchette sono quelle dozzinali in bambù portate a casa dopo la cena al cino, perchè ho sempre pensato che loro nemmeno le lavano e le rimettono ai tavoli :( )

  3. No, mi pare una cavolata. Anche il modo di mangiare e i mezzi atti a farlo fanno parte della cultura. Se i rigatoni si mangiano con la forchetta ci sarà un perchè.
    Allo stesso modo se vado in un ristorante giapponese utilizzo gli oashi e non la forchetta. A mio parere anche il mezzo fa si che si possa apprezzare o meno il cibo.
    Basterebbe che la gente tornasse a ricordarsi che esistono le buone maniere!!
    Ma pare che in tutte le situazioni della quotidianità si siano perse. Se sono a tavola mangio con calma, mastico e aspetto i commensali…eppure la mamma ce lo aveva insegnato (anche se comincio ad avere dei dubbi….)

  4. Cucinando spesso ricette giapponesi uso molto gli ohashi (ma per il nigirisushi uso le mani) ma non li trovo molto adatti per le nostre ricette: la nostra pasta è in genere troppo grande e la consistenza del nostro risotto è differente da quella del gohan, e la carne non è servita porzionata in pezzettini: i bastoncini sono invece ottimi col pesce cotto intero, lo si sfiletta molto più agevolmente e delicatamente che con la forchetta.
    Ah, a proposito della supposta delicata atmosfera ieratica zen che un pasto consumato con gli ohashi dovrebbe evocare, ma li avete mai visti i giapponesi consumare un piatto di ramen o soba in brodo? Il loro rumoroso stile “idrovora” è assai meno zen della trippa alla veneta…

    • E’ vero, i giapponesi non sono particolarmente “zen” nel mangiare. Il giorno specialmente hanno i secondi contati e si ingozzano terribilmente.
      Certamente sarebbe impossibile mangiare una “fiorentina” con gli ohashi, mentre lo chef del teppanyaki vi prepara il filetto di manzo di Kobe (solo a pensarci mi scende una lacrima di nostalgia) e ve lo serve in piccoli bocconi adatti allo scopo.
      Io dopo tanti viaggi ero arrivato a mangiare anche il riso in brodo con le bacchette, e alla fine bere il brodo ovviamente..
      Adesso ho perso un pò la mano, e solo per quello vado spesso a mangiare giapponese, per non perdere l’allenamento.
      Comunque l’idea di cambiare modo di portare il cibo alla bocca non è sbagliata, si assapora meglio, ci si sazia prima ed è anche più erotico ;-)

  5. Mi sembra un ottimo stratagemma per allungare i tempi del pasto (cosa super raccomandata dai nutrizionisti e dietologi), proverò anch’io! tuttavia spero non porti del nervosismo in tavola…si sà,a volte la fame è fame…!

  6. Ho ridacchiato per buona parte dell’articolo.

    Personalmente mangio nelle ciotole sempre e comunque tutto quello che è una zuppa od un brodo, mi trovo molto meglio così e le bacchette le uso quando sono ai fornelli per cucinare (ma a volte anche per mangiare particolari tipi di piatti). Non lo faccio per motivi di salute, ma perché trovo più sensato l’utilizzo di certi accessori rispetto ad altri quando mi trovo al lavoro o a mangiare certe pietanze.

    Un punto su tutti però lo voglio precisare: il lui della situazione descritta nell’articolo mi pare un po’ un cafone, se mi si permette il termine! Insomma, c’è modo e modo per stare a tavola e si può imparare a degustare anche senza l’ausilio delle giapponeserie! Penso che sia l’estremo rimedio ad una situazione estrema…

    • Già, e poi acquistata una certa dimestichezza si può mangiare velocemente anche con le bacchette (classiche le scene di abbuffata presenti negli anime giapponesi con spargimento relativo di riso su tutta la faccia, ovviamente ispirata alla quotidiana realtà della vita in Giappone): anch’io talvolta ho questo “difetto”, e, a parte qualche titubanza le prime volte, ora riesco ad essere molto veloce anche con le bacchette…

  7. Uh, snche io aspiro vergognosamente e vengo sempre rimproverata! Tra poco è ora di pranzo… Comincio subito, per amor di scienza.. Pennette rigate e per contorno fagiolini… Dovrebbe esser facile oggi…

  8. Mangiare gli spaghetti con le bacchette è divertente, io lo faccio. Ancora più divertente è vedere il mio uomo che non ci riesce e si produce in atti molto sconvenienti e molto comici. Ahah.

  9. Dopo sei mesi di permanenza in Cina e sette chili guadagnati nel corso del soggiorno (poi fortunatamente smaltiti), posso affermare con una certa sicurezza che mangiare con le bacchette (kuaizi 筷子 in cinese) non è un metodo efficace né per mangiare meno, né per mangiare meglio: le fattezze da tricheco assunte in quel periodo e le scene raccapriccianti cui ho assistito nei ristoranti ne sono la prova lampante. Come sempre, non ci sono bacchette che tengano se manca l’educazione del singolo al mangiar bene.

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