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Musica al ristorante: non si può semplicemente tenere la radio accesa o fregarsene

Alcuni sostengono che la mancata insonorizzazione dei ristoranti, soprattutto di quelli nuovi e progettati da architetti di grido, sia voluta. Noi, che amiamo la civiltà della conversazione, continuiamo a chiederci a cosa serva un progettista quando poi bisogna urlarsi nelle orecchie e non si riesce nemmeno a comunicare col cameriere; altri ritengono invece che più forte è il chiasso più la gente è attirata, sente che c’è vita, effervescenza, allegria.

Ma noi, appunto, siamo del genere che al ristorante, oltre che per mangiare, va per incontrare amici e pronunziare frasi compiute, non solo esclamazioni; non sopportiamo frastuono, rimbombo, e un ritorno a casa con la gola che brucia e la testa che ronza. A volte, però, la colpa è solo del patron-dj. Convinto che il cibo in sé non sia un’attrattiva sufficiente, lo condisce con musica martellante, chiassosa, oppure noiosissima e stucchevole.

C’è stato l’anno in cui i ristoratori di tutta Italia avevano deciso che Norah Jones fosse perfetta per accompagnare i pasti – e dopo un po’ non ne potevi più di quella voce lagnosa.

E l’anno in cui ti hanno fatto detestare Michael Bublé, un crooner così pacchiano che andrebbe esposto alla mostra di Gillo Dorfles sul kitsch, alla Triennale.

Il fatto è che se ti fidi di un cuoco non è detto apprezzi anche le sue scelte musicali. Sono mestieri diversi! A onor del vero bisogna ricordare le musiche “da ristorante” di due eccelsi musicisti, Erik Satie e Brian Eno. Satie, con le sue delicate e affascinanti partiture, teorizzò la necessità di una “musique d’ameublement”, ideata per l’ascolto distratto: “La penso melodiosa, che attenui i rumori dei coltelli e delle forchette, senza dominarli. Riempirebbe quei pesanti silenzi che cadono talvolta tra amici che mangiano insieme. Risparmierebbe loro il fastidio di badare alle rispettive banalissime osservazioni. E nello stesso tempo neutralizzerebbe i rumori della strada che entrano in modo tanto indiscreto nel gioco della conversazione”.

Brian Eno è stato il creatore/inventore della migliore musica “ambient” (Music for airports, The plateaux of mirror), seguito da una gran quantità di epigoni (le varie compilation Cafè del mar, Buddha bar, Hotel Costes…).

Infine, una curiosa classifica: se digitate su un motore di ricerca “Eat to Beat: the 25 greatest food songs of all the time”, scoprirete quanti cibi e canzoni siano andati a braccetto al ritmo della cucina, dei piatti e delle posate, dagli anni Venti a oggi. Altrimenti ci sono le 111 canzoni dal titolo commestibile di Dissapore.

E vi sorprenderà la frequenza con cui la musica leggera si è servita degli alimenti come allusione sessuale, parodia, eufemismo: “I want some of your pie”, “Banana in your fruit basket”, “Let me squeeze your lemon”.

[Crediti | Dalla rubrica “Cibo e Oltre” di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera. Immagine: Perspective Music]

Camilla Baresani

commenti (32)

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  1. Quando ti capita di mangiare in un ristorante,dove al tavolo accanto ,siedono commensali rumorosi.
    Quando senti le più grosse cavolate
    urlate.
    Quando non puoi cambiare posto.
    Quando vorresti lanciargli il set di olio aceto sale e pepe.

    Rimpiangi
    la trattoria del Gigi ,che invariabilmente ti ripropone la vecchia cassetta anni’60.
    “Sapore di sale sapore di mare….”
    “Gigi so pronti ”
    “Coome?”
    “Soo proontiii li spaghetti?”
    “Coome?”
    “Abbassa il voluume!”

  2. michael bublé pacchiano ?
    ma sta scherzando spero.
    o vogliamo riesumare la academy of the overrated di alleniana memory e buttarci dentro anche mozart e bach ?

    1. bublè è oggettivamente pacchiano. nel senso che è palesemente smielenso e troppo ruffiano ed esasperato, alla fine risulta tale.

    2. Hai ragione su Bubblé così come è vero che Norah Jones ha la voce lagnosa.
      Comunque,io la musica in pizzeria (mai sentita né in ristorante né in trattoria) non la sento più da quando il Juke-box è andato in pensione.

    3. norah jones si può ascoltare volentieri una canzone ma poi dopo non ce la fai più. un album intero sarebbe in incubo.

    4. gianluca, mi spezzi il cuore, ecco.
      ero una tua fan.

    5. ma pacchiano non significa che non sia valido o che non possa piacere.
      anche un harley davidson è pacchiana però a me piace da morire 🙂

    6. non so, non è il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a bublé. ha una voce fantastica, per me trash sono altri che non scriverò qui perchè non ho soldi da investire in avvocati per le querele 🙂

    7. per carità, voce strepitosa sicuramente, ma troppo pulita per i miei gusti. mi piaciono le cose più dirty, più vissute, più rock, più fuori di testa. bublè secondo me è ingabbiato nel suo personaggio (che un pò pacchiano lo è dai) ed è come se il suo canto fosse l’esibizione della sua bravura ma fine a sè stessa, si ferma in superficie non scava nel profondo. e questo è un peccato perchè le capacità tecniche sicuramente non gli mancano, dovrebbe “liberarsi”.
      questo è il mio modesto parere e mi rendo conto che potrà per molti risultare ridicolo, stiamo parlando di un artista che ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo. però non rientra nei miei gusti ed ho spiegato perchè.

    8. Ti sei spiegato bene su Bublè. Dopo che ha assassinato Moondance di Van Morrison non ci sono attenuati per lui.

    9. Ma il suo “bello” è la sua pacchianità. Stiamo parlando di musica di sottofondo l’ easy listening di Bublè in certi ristoranti è perfetto. Magari non piace ma non “urta”, chiaro dipende dal ristorante (se fai un ristorante balcanico metti tutt’altro)

  3. di alleniana memorIA (non so come mi sia scappata quella y)

  4. Non credo che la Sig.ra Baresani frequenti i ristoranti che cita nel suo scritto. Non ce la vedo seduta a tavola in mezzo a un casino di giovanotti e la musica al palo qualunque essa sia….almeno penso di non vedercela….mi pare che in tv appaia come una critica gastronomica di livello no? quindi dubito fortemente che frequenti locali dove si debba urlare per farsi capire dal cameriere e dubito anche che esistano ristoranti (attenzione non disco bar e affini, parlo di ristoranti tradizionali…) dove il volume della musica sia cosi alto.
    Riguardo al chicchericcio del popolo….beh la colpa non è dell’architetto e tantomeno del gestore, ma del popolo ululante.

  5. Ma possibile che al giorno d’oggi non si possa mangiare in pace da nessuna parte? Ma chi l’ha detto che debba per forza esserci musica di sottofondo al ristorante?
    È appena finita, dopo secoli, la maledizione del fumo, e adesso ci tocca quella della musicaccia inutile…
    E dopo la musica, cosa? Le puzze elettroniche? Il fango che cade dal soffitto? Le sedie coi chiodi obbligatorie? Qualcuno che passa a prendere a schiaffi i clienti?
    Cari ristoratori, ma volete lasciarci mangiare in pace? Se proprio volete ascoltare quella musicaccia inammissibile, mettetevi una bella radio in cucina.
    E ai vari filosofi della musica ideale, che ambirebbero ad imporre ai poveri innocenti avventori la propria musicaccia, una sola parola: iPod!

    1. Davvero? Perfavore, illuminami con la tua infinita sapienza e conoscenza, ché ne sentivo la necessità. Che fortuna imbattermi in un genio della tua portata che pssa finalmente svelarmi i misteri della mia vita. Con tanta sottile educazione…

  6. Mi pare che abbiate già affrontato questo argomento.
    Mio marito preferisce un locale senza musica, io non so…dipende dalla musica che trasmettono e dal volume soprattutto, se è un sottofondo dev’essere un sottofondo sennò diventa una discoteca.

  7. a me la musica troppo invadente infastidisce e parecchio!

    ma ancora di più mi danno fastidio i ristoranti (e sono tanti) dove l’acustica NON è curata e si sente un rumore infernale di sottofondo e non riesci neanche a parlare

    penso che nel 2012 se ristrutturi un ristorante dovresti metterti nelle mani di un buon tecnico che lo insonorizzi accuratamente