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becchime

Non fidanzatevi con ggente che… le “insalatone”

Ci sono parole che fanno presagire il peggio, e “insalatone” (di solito al plurale) è tra queste. Coniata negli anni ’80 dalle parti di Milano-Brera, definisce composizioni gastronomiche che danno l’idea di nutrire, di essere gustose, e soprattutto di non far ingrassare.

Un “one” che ti lascia “ino”.

Ma dov’è il misfatto, a parte quello fonetico? Nella maggior parte dei casi si tratta di mastelli di insalatina insipida e sbiadita, oppure di lattugaccia appassita (di solito le foglie esterne, quelle che si tengono per la tartaruga), mischiata a becchime lesso (il mais dolciastro in scatola), a tonno scadente e sfranto, a grana forforizzato, a olive denocciolate e dal sapore slavato o peggio terroso, a cubetti sfatti di mozzarellastra, a capperoni fibrosi, a pomodor-acqua di serra olandese…

Connubi bizzarri e combinazioni di avanzi indigesti. Ultimamente, sul Freccia Rossa un messaggio registrato avverte con tono enfatico e gioioso che i viaggiatori sono attesi al bar da bibite, snack e… insalatone. Segue immediatamente la traduzione inglese, che parla di “salads”. Viene da pensare che almeno gli anglosassoni siano indenni dall’urticante neologismo (ma non dalla tristezza del prodotto in sé, figlio meticcio di una Caesar’s e di una nizzarda).

In definitiva, se ami l’insalata rifuggi l’insalatona. Se l’una è un piccolo giardino gastronomico, l’altra è un campo urbano abbandonato.

Le insalate più buone che abbia mai gustato sono: anzitutto la prodigiosa misticanza in vendita al banco di Beatrice, al mercato di via Metauro a Roma (tutti i giorni, all’altezza del civico 1). Nei mesi d’oro dell’insalata, quelli che vanno da novembre alla primavera inoltrata, Beatrice offre la combinazione del momento, miscele che includono dente di cane, lattuga di campo, ruchetta, pimpinella, cicoria selvatica, cerfoglio, valerianella, margherite, malva, indivia, barba di frate, cime di finocchietto selvatico, tarassaco, erba stella, spinacio selvatico, caccialepre, porcacchia, regina dei ghiacci, orecchio d’asino… (non sembra di essere in una composizione poetica di Toti Scialoja?).

Sono deliziosamente sapide anche certe misticanze di fiori ed erbe degli orti della laguna veneta, che trovate nell’ottimo ristorante Vecio Fritolin di Venezia (041 5222881).

Infine l’insalata da Nobel, la più bella, buona e piena di grazia mai mangiata in vita mia, è opera di Stefano Baiocco, lo chef del Grand Hotel Villa Feltrinelli di Gargnano: si chiama “Una semplice insalata” (bugiardo!) fatta con 100 tipi di erbe e 30 di fiori, teneramente poggiati su una cialda di croccante pasta brick e lamelle di champignon, condita solo con qualche goccia di arancia, lime e pochi grani di sale grosso.

[Crediti | Dalla rubrica “Cibo e Oltre” di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera]

Camilla Baresani

commenti (23)

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  1. orecchio d’asino

    Qui l’ “orecchio d’ asino” è la bardana. E’ la stessa, o è un’ altra erba?

    1. direi più la piantaggine o anche p. lanceolata per la forma effettiva di orecchie d’asino. ciao

  2. Verissimo tutto quello che hai scritto, le “insalatone” dei bar milanesi -- e non solo -- sono quanto di più indigesto e falsamente light ci possa essere. Hai solo dimenticato nella lista degli ingredienti le uova sode stracotte con il bordino verde tra tuorlo e albume, e i gamberetti minuscoli e pallidi, spesso scolati male.

  3. Anche nelle “insalatone di riso” il mais in scatola è una costante, come i cubetti di prosciutto cotto.

  4. avete dimenticato anche il surimi, la pessima sottospecie di polpa di granchio dalla consistenza plasticosa….

    1. Uh è vero! L’unico granchio privo di granchio…

    2. Il surimi ! è vero ! Di solito lo piazzano insieme ai gamberetti di cui parlavo più sopra, in una specie di versione “marinara” dell’insalatona.

    3. Infatti. Lo chiamano ‘polpa di granchio’ perchè in teoria dovrebbe sapere di granchio. In realtà il curioso agglomerato non sa di un beato piffero, tanto valeva chiamarlo ‘peppino’.
      Meglio il mais in scatola, guarda che ti dico, almeno è sincero nelle sue intenzioni. Sa di mais e di scatola.

  5. settimana scorsa io e mia figlia ci siamo fatte delle ottime insalatone da delicatessen (milano), ristorante specializzato in cucina dell’alto adige (c’è anche il negozio). non ho provato i primi e i secondi (conto di farlo quanto prima) ma le insalatone che abbiamo mangiato erano davvero eccezionali. ottime materie prime, grande fantasia nel comporle (nella mia c’erano anche i frutti di bosco) e prezzi praticamente da autogrill (ed in un ambiente senz’altro confortevole). gli straccetti di carne nell’insalata di mia figlia erano tutt’altro che straccetti, erano un bistecca intera.

    certo che se si va nei bar da pausa pranzo veloce non puoi pretendere grandi cose.

    1. Certo che io in pausa pranzo al bar gli do soldini… Non pretendo grandi cose ma nemmeno gli scarti. In media stat virtus. Odio le insalatone. Odio perfino il nome. Non mangio mai verdure crude a meno che non le lavi io. Eppure mangio di tutto ma le prese per il c*lo no.

    2. totò, hai assolutamente ragione, gli scarti no. ma nei bar da pausa pranzo hanno dei ritmi decisamente più veloci rispetto ad un ristorante vero e proprio e quindi capita ci sia molta meno attenzione e cura. a volte basta allontanarsi di qualche centinaio di metri da corso vittorio emanuele o corso buenos ajres per scoprire che allo stesso prezzo mangi tutt’altra roba, con calma, e con sottofondo musicale adeguato e non un trillio continuo di cellulari :) (giuro che non ho ricevuto accrediti da delicatessen per la spudorata pubblicità :)

    3. Delicatessen è splendido, ci andavo anch’io ogni tanto quando lavoravo in zona ( lì il surimi non sanno nemmeno cosa sia:))
      Tuttavia basta spostarsi nel bar di fianco (nella stessa piazzetta) per beccarsi l’insalatona di cui sopra.

    4. Figurati, non ce l’avevo con te anzi… ma con certi pseudo locali da pausapranzo dove ti servono le insalatone, le maxipiadine, i piattiunici etc. Roba triste e dozzinale. Meglio un buon piatto di pasta asciutta che è più salutare e ti mantiene in forma.

  6. M dente di cane, tarassaco e cicoria selvatica non sono diversi nomi della stessa cosa?

    Porcacchia, caccialepre, orecchie d’asino mai sentite nominare e ho qualche dubbio di aver mai visto anche l’erba stella.

    Comunque insalatone nei locali..nooo per carità, anche se sono di gran successo di sicuro.
    Però anche le insalate verdi più classiche -- quei piattini di foglioline smunte e acquose che nei miei ricordi più lontani costituivano il contorno altternativo a fagiolini bolliti, patate al forno o fritte e spinaci al burro…bella tristezza eh!

    1. Per i non veneti… il tarassaco è chiamato in dialetto “pìssacan”, in quanto è l’erbacia preferita dove i mitici amici a 4 zampe alzano la suddetta per espletare funzioni biologico-territoriali. Meditate.

    2. Dente di cane=tarassaco ma la cicoria no, eh? la cicoria selvatica l’è proprio un’altra cosa.

  7. E delle insalate di pasta, ne vogliamo parlare? E di quelle di riso? Ci vorrebbe un apposito articolo del codice penale, che includa tutte e tre le specie. Poltiglie immonde dove convivono avanzi e scatolette di tonno, würstel e pisellini surgelati, verdure mosce e salsine fosforescenti.

  8. Mah. Da padre felice di una giovane biofisica e di un ingegnere meccanico, entrambi nati da un musicista (io) e da una leguleia ( mia moglie) ritengo che i soldi spesi in queste ricerche sui cervelli e loro differenze siano buttati.

    1. Spiacente, dev’essere la vecchiaia…rispondevo a qualcun altro, che riportava una delle stupide ricerche sui cervelli maschili e femminili.