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Massimo Bernardi | gio 21 feb 2013 ore 18:12
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Adesso i prodotti a marchio dei supermercati li comprano i gastrofighetti
I tortellini di Giovanni Rana a 2,44€ e quelli Carrefour a 1,59€ però fatti nello stesso stabilimento a San Giovanni Lupatoto (VR). Il latte fresco alta qualità di Granarolo imbottigliato ad Anzio, proprio lì dove si fa il latte Conad, 1,60€ il primo, 1€ l’altro. Le penne Agnesi a 1,99€ che in versione Carrefour scendono a 1,20€, vendute gomito a gomito e prodotte sempre a Fossano (CN), in via Torino 53. “Silenzio, parla Agnesi” ci costa 79 centesimi.
Chiamatela nostalgia canaglia ma abbiamo recuperato un post del 2009, quando ancora scoprire la cresta pro-pubblicità sul prezzo della marca famosa provocava indignazione, mentre, oltre a nasconderli furtivamente allo sguardo dei più, bollavamo i prodotti a marchio come epifenomeni di null’altra consistenza se non il loro stesso prezzo.
Le cose che nascondi verranno comunque a chiederti il conto vent’anni dopo, pensavamo. Oggi non più, mentre la crisi morde quel che resta dei nostri risparmi, ci domandiamo casomai quali sono le nostre alternative preferite alle marche famose. Oggi che i prodotti a marchio stanno diventando le stelle dei supermercati vogliamo sapere ce n’è qualcuno senza il cui contributo le nostre ricette non sarebbero le stesse.
Com’è potuto accadere?
Fino al 2006, anche se insinuati tra le marche, i prodotti a marchio valevano il 10% delle vendite, poi, per tagliar corto e skippare direttamente agli epici cinque minuti finali della storia, è arrivata l’accelerazione che li ha portati in due anni a sfiorare il quindici.
Ma non è più solo una questione di prezzo.
Oggi Carrefour, Coop, Pam, Auchan o Esselunga oltre ad averne migliorato la qualità, segmentano i loro prodotti con la stessa strategia dei marchi dell’industria, cioè su più livelli di valore, nicchie comprese. Non solo primo prezzo, ma marchi specializzati, bio o comunque green, addirittura equi e solidali. Finalmente ci sembra possibile risparmiare senza rinunciare alla qualità. E in questo ribaltamento di ruoli e valori può succedere che Coop arrivi a rubare lo slogan a Slow Food: “Buono, sicuro, etico, ecologico, conveniente: ecco il prodotto a marchio Coop di cui andiamo davvero fieri”.
E se un tempo i packaging erano volutamente respingenti per attirare budget ridotti e allontanare i gastrofighetti, ora, anche in considerazione del fatto che i supermercati realizzano ricarichi migliori rispetto alle marche, i prodotti a marchio spiccano per la rinnovata fighezza. Forse non è così per tutto, esistono prodotti le cui versioni a marchio ancora non ci convincono, ma il successo dei vini Coop, per esempio, va verso la direzione opposta.
Allora, quali sono le alternative alle marche famose che usate regolarmente? E quali invece i prodotti a marchio da cui è ancora prudente girare al largo?
[Crediti | Link: Dissapore, Guardian, MarkUp. Immagine: Panorama]
C’è un sito che tratta in maniera sistematica questi aspetti (ioleggol’etichetta.it).
Va pero’ sottolineato che NON necessariamente avere due prodotti che escono dallo stesso stabilimento (come avviene per le auto … fino a non molto tempo fa da Pomigliano uscivano sia la Panda che la 159 …) siano identici.
Ci possono essere variazioni in termini di ingredienti (e qui basta leggere le due etichette) ma anche in qualità degli stessi, ovvero in qualità di stock di preparazione. Magari gli “scarti” in senso lato vengono etichettati “no brand” …
http://ioleggoletichetta.it/
Esatto, troppo spesso si fa l’equazione errata: stesso stabilimento di produzione/stesso prodotto…
Scusate, ma che bischerate dite! da interno al settore vi confermo che il 95% dei prodotti sono assolutamente identici, cambia solo l’etichetta. Viste le modalità di ordinazione specialemnte per i feschi è praticamente impossibile e antieconomico variare “le ricette”. pensate poi ad un prodotto di eccellenza come il Parmigiano. E’ forse branded? chiedete forse il parmigiano del caeificio X? No, e allora che vuol dire, che è meno buono, fatto con materie prime inferiori etc? Usate la testa e guardate i prezzi al kg, date retta
non bisogna generalizzare Francesco! non è così difficile nello stesso stabilimento fare un biscotto con le gocce di cioccolato ed uno senza! non bisogna mica cambiare impianto!!! sicuramente il caseificio che fa il parmigiano farà quello, ma magari cambiano i mesi di stagionatura
Francesco, anch’io conosco persone interne al settore, e si guardano bene dal dare lo stesso prodotto alla grande distribuzione: meglio non generalizzare troppo eh…
E’ proprio vero si internet tutti possono dire tutto ed il contrario di tutto. Tutti blaterano senza sapere cosa stanno dicendo ma lo dicono lo stesso. Povera Italia
Trovo ottimi i prodotti a marchio Coop, delle varie linee: fior fiore e viviverde in primis.
Non mi piace la pasta Esselunga, per esempio.
“Allora, quali sono le alternative alle marche famose che usate regolarmente?”
I prodotti della linea Fior Fiore della Coop li trovo una delizia! E sempre della Coop (ma non della linea Fior Fiore) amo anche il pesto alla genovese…secondo me tra quelli industriali è l’unico commestibile!
“E quali invce i prodotti a marchio dai quali è ancora prudente girare al largo?”
Non ho mai avuto da ridire niente in particolare…anche se la pasta “a marchio” la trovo abbastanza scialba.
Ah, e il cibo per gatti della Conad è tra i peggiori in assoluto.
Felini con i conad di vomit…
Questa e’ un idea per un test comparativo su dissapore:cibo per gattofighetti a confronto.:)
Il mio gatto non è d’accordo (non vede Mastercheff nè Masterchat)
le mie il cibo dei super me lo tiran dietro…
La stessa provenienza può voler dire tutto come niente
L’avete mai provata la crema alla nocciola (Nutella) marchiata Esselunga? Una crema ottima, a mio avviso non solo molto simile all’originale ma migliore, soprattutto per la densità, la consistenza.
Linea “i Tesori” marchio Pam Panorama. La pasta è piaciuta molto, idem la pizza e personalmente ho trovato squisito il gelato (pur non essendo propriamente un’amante del genere).
Mi sono ripromessa di provare il salmone affumicato.
Urge organizzare “Prove di assaggio” dove i prodotti confrontati escono tutti dallo stesso stabilimento. Sare curioso del risultato.
gran bella proposta!
Idea veramente carina, mettere a confronto due/tre prodotti che escono dagli stessi stabilimenti! Massimo Bernardi pensaci!
i prodotti a marchio coop secondo me sono i migliori, anche se ora c’è pure la linea simil-gourmet nonmiricordocomesichiama di esselunga che fa cose discrete.
Antonio Scuteri ha lanciato un sasso nello stagno,ma senza chiarire.
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Antonio,che vuoi dire?
Fior Fiore coop è ottimo ma non mi sembra un prodotto economico,come altri prodotti a marchio.Rispetto al passato ,come consumatore,sto molto più attento alle
offerte di buoni prodotti.Cmq non sono prevenuto verso i prodotti e se mi piacciono li compro.Altroconsumo in alcune prove-classifiche ha assegnato punteggi alti a questi prodotti(Antonio non me li ricordo
Niente di particolare , lo ha già spiegato MAurizio
In uno stesso stabilimento ci possono essere due o più linee di produzione, con livelli di qualità differenti. Oppure, al contrario, la differenziazione del marchio può essere un puro “imbroglio” commerciale e si fa pagare in modi diversi lo stesso prodotto
Non è solo l’indicazione dello stabilimento che ci chiarisce l’arcano
Questo vale per tutto. Pensa, che ne so, al pesce: una stessa tipologia di pesce pescato, per esempio ad Anzio, può essere di prima, secondo o terza scelta, con prezzi enormemente diversi
non mi convince, non riesco a immaginare uno stabilimento che attiva due linee produttive differenziate, per poi vendere la seconda a prezzo minore… mi sfugge qualcosa? ci sono esempi reali?
i produtti Esselunga TOP sono ottimi, a un prezzo molto conveniente. Alcuni eccellenti ad esempio il ciccolato.
Mah…sopra la media , ma niente più
il sito è carino, non fosse per la presenza un po invadente di coop, poi è stato lanciato in concomitanza con la campagna televisiva della Littizzeto proprio per i prodotti a marchio coop… ma.
Prima o poi supererete anche i pregiudizi nei confronti dei discount. i gastrofighetti son gente strana, fanno 300 km per scoprire una varietà di erba cipollina , ma non provano una confezione di latte nuovaal supermercato sotto casa.
In un discount una volta non ho trovato biscotti e merendina senza monodigliceridi, manco uno…ma ho trovato i grissini favolosi incartati due a due come al cash & carry
Io non ho nessun pregiudizio verso i discount. Però mediamente i prodotti, soprattutto quelli freschi, li trovo di pessima qualità. Una volta ho comprato una ricotta che faceva veramente schifo.
Ho visto in una fabbrica di qualità gli stessi identici prodotti però marchiati con etichette e confezioni diverse per marchi gourmand sulla stessa linea di produzione.
Cmq il trucco e’ controllare anche la lista ingredienti, se è uguale a naso anche gli stessi prodotti lo sono
La mozzarella dell’ IN’s Valtenera, è più buona di tante altre marche che costano anche il doppio
Piccolo suggerimento da produttore di marchi privati, che da consumatore legge l’etichetta: e’ intelligente vedere chi produce, ma pensare che sia sicuramente lo stesso prodotto che il produttore fa a proprio marchio e’ piuttosto ottuso…
Occhio che non dico che e’ sicuramente peggio, quello fatto per altri potrebbe essere anche di qualita’ superiore, semplicemente dipende dal capitolato richiesto dal committente.
oh, ottimo, qua giá ci sono elementi su cui ragionare…
quindi sono prodotti fatti ad hoc su capitolato?
Per la mia esperienza si.
Tutto vero purtroppo non c’è una regola. Leggere e provare cercando di tenere la mante libera da preconcetti.
vent’anni fa mi fu portato prodotto per creare comunicato radio. era un “ugualeuguale” ai granetti e fu l’azienda stessa a dire che era semplicemente una differenza di packaging e per tanti altri prodotti è così.
io uso la farina 0 della coop, una delle migliori, lo yogurt iper (straordinario) il latte Conad.
Non credo proprio che in uno stabilimento si approntino due produzioni diverse con due processi diversi e con gli stessi macchinari per due prodotti diversi. E avere due linee di produzione non conviene. E in uno stabilimento serio e con processi sotto controllo non ci sono “scarti”.
I macchinari come dice Paolo non sono cosi’ rigidi e le variabili di produzione sono molto ampie. Non e’ cosi’ complicato fare prodotti diversi con gli stessi macchinari, soprattutto partendo da diverse qualita’ di materia prima e da parametri di produzione diversi.
Bstucc: mi sembra di non potere concordare con te. Le parole di Emidio, che qualcosa “ne sa”, concordano con quanto conosco io da modesto indagatore dei processi produttivi. Confondere una industria alimentare con la pressa che stampa le lamiere delle 500, e la relativa catena di montaggio (e solo quella), e’ un filo limitativo. Avevamo qui la fabbrica Battistero, presso il cui spaccio trovavo le confezioni “fallate” di noti, Notissimi e Costosissimi marchi di frollini e pasticceria da banco. Una certa differenza, anche di composizione, c’era, eccome.
mi occupo di cosmetici per la più grande azienda al mondo di produzione di makeup, ed in particolare lavoro proprio con i private label
la stessa società produce sia per i grandi brand del prestigio francese, che per i marchi del supermercato: ovviamente non a tutti vendiamo lo stesso prodotto, abbiamo un ampio portafoglio di formule con diversi livelli di costo, innovazione e performance
quindi non è detto che il prodotto del retailer e quello del nome affermato abbiano lo stesso valore al di là dell’etichetta
e comunque il livello di qualità richiesto dai private label è davvero molto alto per diversi fattori: deve riflettere i valori del marchio, può generare fidelizzazione sull’insegna (la crema spalmabile esselunga la trovo solo lì, la nutella dappertutto..) e se funziona la marginalità che ottiene è molto migliore
Sarà. Ma a me pare, per esperienza industriale in microelettronica (ed è un po’ più complicato che fare un frollino) che una volta impostata una linea di produzione per un certo processo, non si cambia per fare un prodotto di serie A e uno di serie B. Anche per la qualità finale del prodotto, che il consumatore vuole costante, anche se la materia prima varia da raccolto a raccolto, da partita a partita. La qualità è un processo che costa, ma la mancanza di qualità costa di più. Si tende a zero scarti., non abbassando la qualità, ma migliorando il controllo dei processi.
I wafer di silicio sono un filino diversi da quelli al cioccolato.
A parità di macchinario (e/o percentuali) puoi variare la qualità intrinseca degli ingredienti, il tipo, qualità e numero delle uova, la percentuale di cacao, usare il famigerato pistacchio di bronte o quello di canicattì e cosi’ via