Confronti o pollai?

Tasse, invidia e critici scrocconi: Anna Dente se ne va dall’Italia

carbonara,

“Ancora un anno, un anno e mezzo, poi se ne va, lascia l’osteria, Roma, l’Italia e va all’estero”. La voce, prevedibilmente risentita, appartiene ad Angela, figlia di Anna Dente, vestale dell’autentica cucina romanesca. Tra gricie, amatriciane e carbonare è dal 1995 la cuoca-ostessa dell’Osteria di San Cesario, paese della campagna prenestina a una trentina di chilometri da Roma.

A darne conto è il sempre battagliero blog Puntarella Rossa, che riferisce anche i motivi della decisione.

“Troppe tasse, dicono che sono al 55 per cento e invece se si fanno bene i conti arrivano al 78 per cento. Come si fa ad andare avanti così?”.

Conclusione: in Italia non basta aprire un ristorante (oltremodo) lodato dalle guide e apprezzato dai clienti. Non basta avere successo. No, troppi costi, troppa burocrazia.

E’ opinione generale che tra i commenti dei blog e i cinguettii di Twitter viva e si riproduca una nutrita specie di animale-web, il professionista dell’insulto gratuito. Non solo quella, per carità, ma le parole del diffamatore a prescindere pesano eccome. Dopo un paio di randellate, tra i commentatori del post di Puntarella Rossa si materializza, con un intervento per niente accomodante ripreso dal sito del Fatto Quotidiano, proprio lei: Angela Ferracci, figlia di Anna Dente.

Alle tasse, la ragione della fuga, ‘che qui ormai siam passati dalla fuga dei cervelli a quella dei fornelli, se ne aggiungono altre. Falsi clienti, concorrenti invidiosi e, soprattutto, esperti di gastronomia (veri o presunti) intenzionati a mangiare senza pagare.

Non ci sentiremmo di consigliare il finale dell’intervento a chi è solito utilizzate il customer care come leva di marketing per il suo locale.

Mi auguro infine che le tante persone che non si possono permettere il ristorante imparino finalmente a cucinare a casa loro così avranno modo di risparmiare e destinare i maledetti “euri” ai loro figli se ne hanno o a mettere da parte qualcosina in caso di una brutta malattia. Spero davvero che tutti voi paghiate le tasse fino all’ultimo centesimo e che non abbiate debiti di cui pentirvi un giorno…

Qui le cose sono due, o Angela Ferraci ha ragione su tutta la linea o il suo è il classico eccesso di difesa.

[Crediti | Link: Puntarella Rossa, Il Fatto Quotidiano]

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126 commenti a Tasse, invidia e critici scrocconi: Anna Dente se ne va dall’Italia

  1. dal mio basso, poso solo dire che i falsi clienti, concorrenti invidiosi e, soprattutto, esperti di gastronomia (veri o presunti) intenzionati a mangiare senza pagare, basta ignorarli, se uno non vuole pagare, basta comporre il 113 ed una persona in divisa farà lui cambiare opinione

    • Oddio. Se leggi le cronache di Roma troverai in questi giorni la storia degli 8 ragazzotti che dopo aver magnato e bevuto in un ristorante tipico (a gestione egiziana ?) della Capitale se ne sono usciti SENZA pagare il conto (ben 240 euri, manco da dire che si “vendicavano” di essere stati spennati turisticamente…). Inseguiti, dopo colluttazione con osti e agenti, processati per direttissima sono stati lasciati liberi (anche di reiterare, come lo stupratore seriale francese, sempre attivo in questi giorni a Roma) in quanto il fatto non costituisce reato.
      Il ristoratore gabbato potrà sempre far causa in sede civile, ottenendo, magari tra 10-15 anni e migliaia di euro di spese, “giustizia”

  2. Anche la frase “…Non vedo l’ora che mia madre si riposi dopo una vita passata a schiattare per permettere a poveri cristi come lei di fare la figura dei signori al ristorante…” non è esattamente fra quelle da mettere nel decalogo del perfetto ristoratore.
    Quando si arriva a dipingere un cuoco come un pigmalione masochista, significa che l’insofferenza verso le critiche, anonime o meno, ha preso il posto della lucidità. E da una eventuale ragione si tracima verso il grottesco sicuro.

  3. “esperti di gastronomia (veri o presunti) intenzionati a mangiare senza pagare”?

    Sarebbe bello avere qualche dettaglio in piu’, altrimenti e’ davvero impossibile credere che esistano persone del genere, e ancora piu’ impossibile immaginare chi mai possano essere.

  4. Le tasse sono solo uno degli aspetti che sta rendendo fare impresa in questo paese impossibile, o forse più banalmente non conveniente, dal bar su su fino alla Fiat. la contrazione dei salari accoppiata all’aumento della pressione fiscale e ad un tasso di cambio fisso (Euro) è un trinomio capace di strozzare qualsiasi economia, la signora Dente, come chiunque che ne abbia la possibilità, fa bene ad andarsene. Lo sfogo della figlia ci sta, perché in un’attività come la sua, nonostante la situazione che stiamo vivendo, ci sarà, immagino, un sacco di gente che entra pensando che siccome la signora ti chiede 13 euro per un primo piatto, fa un pacco di soldi e perciò la tratta con l’invidiosa supponenza di chi si sente a credito così comune in Italia, quando invece l’impressione è sicuramente fallace. nello scenario attuale

    • Hai ragione, le tasse sono solo uno degli aspetti, e neanche il piu` importante. In tempi di crisi, solo chi puo` offire qualcosa di diverso dagli altri e allo stesso tempo indispensabile riesce a sopravvivere. La carbonara e la matriciana si possono fare a casa, non sono difficili come un tablet.

      • eppure la matriciana, a sentire parechhi chef, non ultimi arrivat, è tutt’altro che facile, come piatto. pensa un po’ chi va da scabin a mangiare l’uovo al tegamino…

        • Uno stato ed una società sono fatte per creare benessere per i propri cittadini e ciò include anche far sì che esistano le condizioni per lavorare in modo dignitoso, ciò è tanto più vero in un paese come il nostro che pone il lavoro al primo posto nella propria Costituzione. Dire che se nella situazione attuale se non te la cavi devi andare a fare altro è semplicistico, con questa logica ha ragione Marchionne a chiudere tutti gli impianti Fiat da domani. Poi gli operai dove vanno? a fare altro perché non gliel’ha chiesto il dottore di lavorare alla Fiat? o dobbiamo fare tutti i dipendenti pubblici? (salvo che poi i soldi per gli stipendi non capisco bene da dove li si tirerebbe fuori)

      • Uela` Johnny, bentrovato. Quando si parla di tasse alte spunti sempre, eh? La confusione di anto e` evidente, visto che assegna allo stato dei compiti che non ha. Ma e` una confusione tipica in Italia, dove si privatizzano i profitti e si pretende di dividere o scaricare le perdite. Ad essere sinceri, sono contento che chiuda un`altra trattoria, magari al suo posto nascera` qualcosa di piu` innovativo e interessante.

        • Mi piace spuntare non quando si parla di tasse, ma quando leggo idiozie, ma scherzi o parli sul serio? Perché per aprire qualcosa di innovativo deve chiudere un osteria? non possono coesistere? Poi non voglio inoltrarmi nel discorso dell’innovazione nella tradizione, vedo che non hai gli strumenti ne intellettivi ne culturali per parlarne.

          • Strumenti intellettuali lo dici a tua sorella, mi pare ti manchino le basi in tante materie.

            Parlo sul serio e non dico idiozie. Nel nostro sistema (liberismo) chi non ce la fa ad andare avanti deve chiudere. Siamo d`accordo almeno su questo o sei un comunista? Se hai i conti in rosso, e` perche` i ricavi non coprono le spese, siamo d`accordo sulle 4 operazioni, o devi tornare a scuola? Sistemati i fondamentali, si puo`discutere. Una trattoria deve chiudere a causa di: 1)Mancate economie di scala; 2)Crisi feroce e debit crunch; 3)Destino cinico e baro; 4)Invidia dei concorrenti cattivoni; 5)Competizione spietata dei concorrenti.
            Innovazione vs. tradizione. Non so te, ma io la pasta alla carbonara la so cucinare, e`comfort food, e non mi serve una trattoriuola. La pizza al forno a legna non la posso fare, e in pizzeria ci vado spesso. Considero da pirla spendere 13 euro per un piatto di pasta che si puo`fare a casa in 20 minuti. Se vado al ristorante e`per mangiare cose che non so fare o che richiedono troppo tempo, tipo l`anatra laccata, i dumplings, etc.
            Innovazione: Steve Jobs ha innovato a livello consumer, Amazon ha usato la logistica per abbattere i prezzi, una trattoria che diavolo di innovazione fa? E`chiaramente una cosa di nicchia o ultranicchia.

            Insomma, non hai detto ne`provato nulla, forse perche`non hai nulla da dire. Capita.

              • Non sono io ad essere estremo, e` il mercato. Soprattutto in un momento di crisi e di credit crunch.
                Un ristorante deve offrire qualcosa di nuovo, diverso, oppure contare sui turisti, che non spendono sempre cifre folli. La trattoria e`l`anello debole della catena, mi pare.
                E a giudicare dal livello medio delle trattorie, se ne chiudessero un 50% forse ci sarebbe piu`spazio per l`innovazione e il cambiamento. La carbonara mi piace moltissimo, come la matriciana, e le cucino a casa.

                Per fare un esempio concreto, se tu scrivessi sempre lo stesso articolo, continuerebbero a pagarti lautamente o ti metterebbero rapidamente alla porta?

              • sui giornali c’è anche chi cura OGNI GIORNO la pagina dei programmi tv…tipo la gazzetta dove un amico di un mio amico segnalava tutti gli sport in onda quel giorno.

                La trattoria tipica o meno DEVE resistere, e faccio anche un esempio: se vado a Roma, io cerco un posto dove mangiarmi la vera amatriciana, a prescindere se so cucinarmela da solo. Fossi anche un provetto mastersceffo, può anche essere un momento per verificare se la faccio bene, o no?
                E faccio il turista. Ma ogni tanto potrei anche gratificarmi con un piatto tipico della mia città, nel caso fossi cittadino.
                Resto dell’idea comunque che per vari motivi (fornituri, quantità,attrezzature, tempo a disposizione, capacità, ricette) non tutti i piatti, anche i più semplici, possono essere facilmente o comodamente replicati a casa

              • dimenticavo: dipende anche da città a città. Ma a Gorizia l’unico posto sempre strapieno (difficoltà a prenotare immane) è la trattoria da Gianni, con menù fisso da decenni.Piatto tipico Lubjanska (enorme lonza di maiale impanata con formaggio e prosciutto) a 13,50 (mi pare)

              • @MCCC -- nella tua analisi però mi sembra ti sia sfuggito un dettaglio: un’altissima percentuale di italiani non vuole assaggiare niente di diverso e nuovo.

                Questo lo vedo quotidianamente con le persone che frequento e incontro, lo vedo nell’appiattimento dei menu di locali (tipo quelli che freqento in pausa pranzo o in vacanza) e confermato da numerosi proprietari.

                Quindi aprire un locale innovativo che NON proponga le solite cose significa rivolgersi a una nicchia piccolissima di pubblico, che devi sperare che stia di zona o ti venga a cercare.

                Persino i ristorantini di Eataly Torino all’inizio proponevano molti piatti non scontati e poi hanno dovuto spostarsi quasi totalmente sulle solite cose perché la maggior parte della gente ordinava solo quelle!

            • Ma a ristorante non ci vai mai per farti una linguina ai frutti di mare? Che volendo te la puoi fare pure a casa.
              O,anche un piatto di tutti i giorni ma fatto da una mano espertissima.
              La trattoria non deve fare innovazione(o in parte pure) ma deve realizzare degli ottimi piatti .

              • Gumbo: se fai innovazione rischi, ma ti puo`dire molto bene (e ripaghi il rischio). se non fai innovazione sei SICURO/A di fallire. Tutto qui.
                Federico: se la trattoria non innova chiude, vista la concorrenza delle mense (economia di scala) e dei kebabbari (spese minime). Se voglio solo nutrirmi perche`vado di fretta, non mi serve la trattoria. Al limite mi scaldo i QSP.

              • MCCC: A parte che non tutti quelli bravi a cucinare sono necessariamente bravi a fare innovazione. In ogni caso, la mensa è in via di estinzione. Solo quelli assunti in grandi aziende 20 anni fa ce l’hanno -- ma tanto le grandi aziende chiudono, fine delle mense!
                In pausa pranzo, molti si portano il baracchino o il panino da casa -- ma almeno ogni tanto si va nei locali. Il 90% di quelli che conosco cerca e ordina sempre rigorosamente le stesse cose (e non certo tutti i giorni kebab). Quelli che mangiano fuori perché sono in giro per shopping, serata pigra, gita, o giro con mariti/mogli/figli in buona parte scelgono pizza, grandi catene (hamburger, bistecche e patatine ecc), trattorie e trattoriacce a prezzo modico, agriturismi con menu fisso classico. Un pubblico infinitamente più vasto. Quindi pro e contro; se sei anche un bravo commerciante te la cavi con o senza innovazione, se no…no!

  5. 1)C’è stato uno “sfogo” eccessivo delle figlia della sig. Dente.Dovuto forse anche alla stanchezza ed a problemi di salute.
    2) Sul punto contestato dei 13euro per l’amatriciana,c’è un dato che,se vero,cambia
    tutto.La signora parlavadi di pasta fresca fatta a mano ed infatti sul sito è confermata questa cosa.
    Se vi ricordate non abbiamo criticato(sempre dopo Puntarella) la carbonara di eataly a 20 euro.
    I commentatori di puntarella sono romani ,conoscono bene la ristorazione romana e la cucina romana.
    Mi è sembrato di riconoscere qualche nome che scrive anche da noi.
    Però,dall’idea che mi sono fatto (e sempre interpretando bene i fatti)
    su questo aspetto mi trovo dalla parte della ristoratrice.
    3)Nell’eccesso di sfogo la figlia della sigora Dente,parlava oltre che di tasse
    anche di scrocconi.E non si capisce bene se è una una nuova figura nata nell’era del web : lo scroccone -ricattatore di recensioni negative sui blog.
    Apprendiamo così che oltre ai “commentatori seriali”
    esistono i «ricattatori-commentatori seriali »(una coda alla vaccinara gratis e ti risparmi una killer-recensione su T o sui Blog piú famosi.:)))
    Ma sicuramente sto viaggiando di fantasia.
    Ciao

  6. Spinto dal commento di Tommaso sono andato a vedere TA. In effetti i le valutazioni degli ultimi mesi sono assai basse, e cosa piu’ preoccupante raccontano una storia comune.
    Vedi Tommaso, io capisco il tuo atteggiamento verso TA e alcuni altri commentatori, perche’ e’ l’atteggiamento (di un esperto di fronte a meno esperti) che avevo io agli inizi della mia carriera (accademica) nei confronti degli studenti e delle loro valutazioni sui miei corsi (che qui negli UK non sono ininfluenti sulla carriera, anche se non cruciali come negli US). Dicevo: ma guarda questi fannulloni che non capiscono un emerito c*!!& e vengono a sindacare me che cio’ er phd e sono cosi’ bravo. E a volte e’ anche vero, che gli studenti ti stroncano semplicemente perche’ hai cercato di fare un corso piu’ stimolante invece delle solite pappette. Pero’, quando il numero di critiche supera una certa soglia, si deve avere il coraggio di chiedersi se forse i puzzoni abbiano proprio tutti i torti o se per caso non sbagliamo qualcosina anche noi. E non dimentichiamoci del del fatto che la signora Anna ed io siamo nel settore dei *servizi*, e girala come ti pare, se l’utente non e’ soddisfatto del servizio potremo anche essere dei geni incompresi, ma c’e’ qualcosa che non va. Io personalmente ho trovato che prendere seriamente le critiche *di tutti* e accettare che esiste un problema quando il coro si fa piu’ unanime mi ha fortemente migliorato. Forse un esame di coscienza gioverebbe alla signora Anna e figlia ancora piu’ che insultare i clienti e buttare i giocattoli all’aria.

    Sull’argomento prezzi, riporto i prezzi dei primi nella mia ‘trattoria di riferimento’ (in pieno centro a Torino e non nella provincia di Roma). Come si vede, sono del 15-20% inferiori, e questo a me dimostra che tasse o non tasse e costi o non costi si puo’ fare cucina di trattoria di eccellenza per meno della sora Anna.

    Passatelli ai funghi e olive taggiasche 10
    Ravioli di cervella 11
    Gnocchi di patate e fonduta di stichelton 11
    Agnolotto gobbo 11
    Risotto alle erbe di campo e ricotta seiras 11

    • Fatico a condividere il tuo discorso, a parte l’ultima parte (quella sui prezzi delle trattorie), che mi sembra almeno in parte sposabile.
      Il discorso sopra è facilmente rovesciabile. Sai quante recensioni positive ci sono su una pizzeria famosissima di Roma centro, di cui non farò il nome? Tantissime. Io però ci ho mangiato, e non mi sento in alcun modo suggestionato dalla “voce del popolo” che dice il contrario (e nemmeno sempre, vorrei aggiungere, dato che per fortuna qualcuno che fa notare il servizio barbarico e la pizza stile suola di scarpa trapela pure lì). E nemmeno i vari colleghi che conoscono la pizzeria e che ahiloro hanno formulato lo stesso giudizio mio.

      Nel caso specifico, dovrei avere dei dubbi perché un semianalfabeta ha scritto: “dopo aver visro un servizio dove la definivano la maga della matriciana ero curioso di provare questo ristorante ! bhe una delusione allucinante apparte che la amatriciana nn sa proprio cosa sia ma addirittura maga !! ahahah no no non fidatevi !”. A te forse vengono. A me no. Altrimenti dichiariamo estinta la critica culinaria, se tutto è uguale a tutto e se tanto peggio tanto meglio.
      Io non ci sto a questo spontaneismo d’accatto, a questa rincorsa alla voce della massa. Davvero.

      • Lo spontaneismo cui alludo non è il tuo, ma è quello di chi scrive lenzuolate filosofiche sul significato profondo di certi siti web, dando ai medesimi valenze di libertà, come se la stessa fosse in qualche modo minacciata su internet.

      • Mah, su TA dobbiamo ‘agree to disagree’ :) (per me anche persone non colte e dalla sintassi vacillante possono essere in grado di giudicare una trattoria/ristorante).
        Sugli studenti, guarda, non dico che il sistema sia perfetto, ma se penso a quanto ho sofferto ai miei tempi da studente in Italia a causa di certi prof criminalmente impresentabili e intoccabili, preferisco soffrire un po’ ora da prof ed avere le teaching evaluations. Il paese dove contano di piu’ per la carriera sono gli US e li’ non c’e’ divisione ideologica e non e’ una questione sessantottina: e’ il concetto di servizio, se paghi (e come paghi!) hai diritto di dire la tua ed eventualmente lamentarti.

    • Comunque, l’episodio di cui mi parli, ossia professori sottoposti al vaglio qualitativo degli studenti, mi sembra deplorevole e oltremodo indicativo di dove stia andando il mondo.
      I guasti provocati dal finto egualitarismo di marca sessantottina stanno davvero arrivando ad armare le braccia dell’ignoranza, magari sotto il paravento di una presunta democrazia? Se la scuola e l’università diventano democratiche è finita.

    • Man, a parte la questione prezzo (fortunatamente in Piemonte stiamo messi meglio che a Roma, mi pare); hai letto le recensioni sulla tua trattoria di riferimento?

      Tralasciamo per un attimo il fatto che solo grazie a TA ho appena scoperto che è un locale stile alternativo anni ’70 (?) e fa nouvelle cuisine anzi precisamente “cusine”. :-D

      Praticamente tutte quelle che ho letto del 2012 e anche un bel po’ delle 2011 esprimono l’idea “tutto sommato bene, PERO’…” e poi ognuno elenca più o meno gravi difetti riscontrati a sua discrezione.
      Stando al tuo ragionamento, loro devono farsi un esame di coscienza perché evidentemente c’è qualcosa che non va. E io che non ci vado da un po’ dovrei effettivamente dubitare che sia ancora allo stesso livello.
      E’ così?

      • Per me si’ Gumbo, se io fossi nei fantastici due mi godrei il successo e il fatto di essere sempre pieno, ma prenderei lo stillicidio di commenti negativi di cui mi dici (non li ho letti, mi farebbe troppo male :) ) come un *potenziale* segnale di allarme. Quantomeno li leggerei con attenzione e mi chiederei se hanno senso e se mi colpiscono in qualche punto effettivamente debole. I fantastici due sono bravi ma non sono mica perfetti, eh!

        • Ok sono ora anche andato a vedere i pareri di TA sulla trattoria di riferimento e non mi sembrano poi cosi’ preoccupanti, e sicuramente non sono paragonabili a quelli su San Cesario!

          • Mah è vero che hanno un punteggio medio più basso (all’Osteria San Cesario), però le critiche a me sembrano più o meno le stesse (ma anche in tutti gli altri locali a dire il vero!): delusi, porzioni toroppo piccole, non più quelli di una volta, servizio scadente, trattati male. Qualche differenza sulle critiche ai piatti -- alcune sono più feroci, ma sono anche piatti più riconoscibili credo, quindi il confronto è in effetti più difficile con le esperienze precedenti.

            Comunque sarò io che non riesco a interpretare le recensioni, a me sembrano così poco significative che non riesco a proprio trovarle interessanti o utili!

        • Assolutamente d’accordo con te Man, su tutta la linea. Ma vedi, qui in Italia, una mentalità del genere non è accettabile. È inconcepibile (leggi Farina) che uno studente dia una valutazione su un Professore o un cliente, anche ignorante, valuti la sua esperienza al ristorante. Io la ritengo cosa buona e giusta, poi sta a chi riceve la critica valutare la frequenza della critica stessa e la fondatezza. Il passo successivo poi, è fare qualcosa, non lamentarsi! Ma, spesso, lamentarsi è molto più semplice di un’analisi di coscienza.

          • Un ultima cosa. Portare avanti un business in questa nazione presuppone che tu abbia qualche rotella fuori posto. Con le dovute eccezioni: qui si è schiacciati dal peso delle tasse, dall’incompetenza e lassismo degli impiegati pubblici, dalla superprotezione del lavoratore e dai contratti nazionali che, in alcune categorie, sono inapplicabili e non realistici.

            • Concordo. Per le ragioni che tu dici, in Italia metter su un ristorante o in generale fare l’imprenditore ha qualcosa di eroico, ci vuole un pizzico di follia. Tanto di cappello a quelli che lo fanno per bene (cioe’ puntando alla qualita’ e non tirando a fregare o sfruttare qualche piega del sistema).

              • Cristina,Man,
                Quand’è che l’ltalia diventerà un paese “normale”?
                Aspettando la terza repubblica,e dopo la delusione della seconda,godiamoci questo
                scamplo d’estate.

                Siete affamati,siete folli,siete semplicemente Dissaaporiani.

  7. Vorrei dire la mia a proposito della matriciana a 13 euro

    Allora, far pagare un’amatriciana 13 euro ci può anche stare. Secondo me è comunque un po’ troppo in una trattoria, con servizio e ambiente e cantina da trattoria, ma ci può stare. E in ogni caso se sei un locale famoso, e la gente comunque da te te ci viene, è ovvio che ti fai pagare.
    Ma non in un ristorantino di Eataly, lì è veramente uno sproposito, e personalmente preferisco andare altrove.
    Argomento:
    1) i ristoranti di Eataly non sono veri ristoranti, ma una serie di tavoli ammassati in un corridoio, con la gente che ti passa accanto
    2) il menù è composto da 4-6 piatti, in pratica un menù fisso, con costi perfettamente calcolabili e nessuno spreco
    3) il servizio è praticamente inesistente
    4) sui tavoli hai le tovagliette di carta come al fast food, stoviglie e bicchieri sono di tipo economico
    5) la cantina (con il relativo costo di immobilizzo del capitale) non c’è
    6) gli stessi piatti a Roma si trovano altrettanto e anche più buoni, in molti ristoranti e trattorie “veri”, a minor prezzo e con il surplus di comodità e atmosfera che ne consegue
    7) ma questo è opinabile: la qualità della cucina secondo me non sarà mai lontanamente paragonabile a quella che si trova della sede vera del locale

    Insomma, mancano quasi tutti gli elementi che in genere giustificano, in tutto o in parte, l’alto costo della ristorazione tradizionale

    • Veramente l’analisi sui ristorantini di Eataly che ha fatto Scuteri, già l’avevo fatta qualche tempo fa, e anche con qualche elemento negativo in più, ma mi è stato detto che sono invidioso, più altre cose, e che questo è un nuovo modo di fare ristorazione. Se è così siamo veramente caduti in basso. Accettiamo un trattamento del genere, quando in altri ristoranti pretendiamo ben altro.
      Per completezza di informazione, adesso c’è Cacciani, che con lo stesso stile da ristorantino, pretende ben 17 € per il “polpettone alla picchiapò”, cioè una cosa misteriosa con pomodoro e cipolla, ma andiamo…
      Altra chicca di Eataly, l’acqua Lurisia nel frigorifero costa € 0,30 e non si può consumare lì. Però se un pò più in là, te la mette in mano (non te la porta al tavolo), il piadinaro o il paninaro, la stessa bottiglietta costa ben 1 €. E allora, questo comportamento come lo vogliamo chiamare!
      Consiglio:
      Prendete la bottiglietta nel frigorifero (non solo di acqua);
      pagate alla cassa;
      rientrate con bottiglietta e scontrino;
      andate a mangiare dal piadinaro o dal paninaro con la vostra bottiglietta.
      Vediamo se uniformano i prezzi, o se continuano a comportarsi in questo modo pezzente.

      • Da Eataly Torino, 1 euro è per acqua e pane a volontà -- non una bottiglia.

        Sui prezzi dei piatti non discuto, però se mi puoi passare comunque un elenco di locali in cui un litro di acqua minerale costa 30 centesimi mi fai un favore, dato che qui anche al bar più sguelfo dell’estrema periferia paghi un euro per la bottiglietta da 0,50 (motivo per cui ci si incazza se il sindaco effettivamente ci prosciuga i classici toret! scusate l’OT finale).

        • Io non pretendo di pagare l’acqua 30 centesimi, ma il problema è che a 50 metri dal frigo dove la pago 30 centesimi, il piadinaro e il paninaro me la mettono in mano, non me la portano al tavolo, perciò non vengo servito, e la pago 1 €. Il discorso è sostanzialmente etico. E allora, invito i frequentatori del paninaro e del piadinaro che bevono acqua e bibite, a fare da sè e non farsi prendere in giro, Vediamo se mi sono spiegato bene. Grazie, sennò peggio per voi e meglio per Farinetti.

          • allorinoooo, mitici i tuoi ragionamenti, altro che etica!!
            Domano faccio un salto da eataly, prima nel reparto panetteria e prendo mezzo rustico, poi reparto salumi, e qui prendo un po’ di mortazza, poi assemblo il tutto e non senza passare dal frigo per l’acqua, quindi magno, magno. Perfetto.

            • @Elio: volendo un po’ fare il bastian contrario di allorino, mi sa che sei caduto nello…scontato.
              qui, tra la via emilia e il west, da sempre, ti prendi il panozzo dal fornaio, lo porti dal salumaio, che azzera la tara e te lo riempie di mortazza.
              anzi, qualche fornaio cia’ pure la mortazza e il salame felino per comporti il panino (2 euri), e qualche salumaio cia’ i panini per comporti il paniozzo con mortazza (2 euri). senza dovere fare la fatica di trasferirti dall’una all’altra vetrina.
              Pensa: il tutto senza che abbiano aperto alcun eatitaly in citta’!…
              insomma, a me l’osservazione di allorino mica sembra campata in aria!

              • Paolo,questa volta però,Allorino é stato un pò debole,rispetto a tanti suoi interventi che ne reclamavano l‘espulsione.Perchè se stessi a Roma non andrei certo da eataly.Uno dei motivi lo ha spiegato ieri Antonio ,analizzando il caso di Anna Dente daeataly e le polemiche su Puntarella e il Fatto.È Fabrizio che la mattina ,come ci ha detto ,va a comprarsi lo yogourt da eataly,,come devoto di Farinetti,e dove recita le preghiere del nuovo dio romagnolo della gastronomia.
                Ma tu che c‘entri con eataly,Allorino?(si scherza un pò)

              • Ci mancava questa spiegazione, eh paolo -- nessuno di noi immaginava che comprando gli ingredienti e mettendoli insieme si potessero fare i panini anche da soli a casa! :-P

                Del resto però anche comprando l’acqua al supermercato a fianco di una pizza al taglio o di un bar si spende meno, o le birre prima di entrare in un locale in cui si va a vedere un concerto. Cose che capitano, pare.

        • Caro Elio, il tuo comportamento non va bene perchè è da fagottari, e non è giusto nei confronti di chi ti ristora portarsi il cibo da casa. Questo lo puoi fare alle fraschette ai Castelli Romani.
          Caro Vincenz, se la “Consulta” ancora non mi ha espe.. espu… cacciato via,potrei dire qualche altra cavolata, ma, prima dell’avvertimento di moderazione, dai…
          Il con Eataly non c’entro niente, sono un consumatore che si è riallacciato all’intervento di Scuderi, perchè un ragionamento analogo lo avevo fatto anch’io e non era piaciuto. Da Eataly posso acquistare del buon pane, burro, mozzarella di bufala, birra, e altri prodotti di qualità, evitando di comprare nelle gastronomie -- gioiellerie. da Eataly mi posso mangiare una piadina, o un panino da Ino, o prendere un caffè da Vergnano, dove me lo gusto comodamente seduto. Da Eataly non mangerò mai nei ristorantini -- corridoio, facendo file da borsa nera, insieme alla gente che fa la spesa, pagando il servizio, quando il servizio e il coperto lo applicano ormai i ristoratori dubbi e poco affidabili, e anche un pò pulciari.
          Da Eataly non mangerò mai quella miserrima cacio e pepe a 20 €, e non spenderò mai, dopo avere aspettato chissà quanto, ben 17 € per il polpettone alla picchiapò di Cacciani. Vi rendete conto che è carne macinata e misteriosa con pomodoro e cipolla, piatto della tradizione poverissima, fatto pagare come il filetto, ma andiamo!
          da eataly non prenderò mai il gelato con i gusti impilati, e non subirò mai l’onta e il salasso della panna a parte.
          Romani e non, svegliatevi!
          Ammiro Farinetti per la sua capacità imprenditoriale, non ho nè livore e nè invidia nei suoi confronti. Piantiamola con le solite affermazioni, quando qualcuno segnala qualcosa di nonpropriamente positivo da parte di chi sta sul mercato, non liquidiamo molto semplicisticamente con “livore e invidia”, ma pensiamo che facendo presente che esiste qualche macchia, chissà, chi ha sporcato, magari anche…inavvertitamente, potrebbe anche smacchiare.
          Caro Carlo, dici bene, io lo propongo il comportamento da pezzente, da Eataly già ci si comportano.
          Noi non ci arricchiamo a pagare l’acqua 70 centesimi in meno, Eataly 50 metri più in là dal frigo, cavolo se si arricchisce con tutti quelli che la pagano con questo super ricarico. Ricordati che il paninaro e il piadinaro non te la servono, è tutto lì il problema. Leggete sul frigo, c’è scritto che è vietato bere le bottiglie dell’interno del frigo all’interno di Eataly. Ovvio.

  8. Condivido la tua analisi.Ma sul sito di Puntarella la critica si è allargata a tutta l’attività del locale di SanCesario.
    La signora Angela è intervenuta su tutto.Ma sul prezzo ha detto che viene
    fatta,l’ amatriciana,con pasta fresca.
    É questo mi fatto dire che non è caro.
    Man ,poi,in bell’intervento,mi ha in certo senso smentito.
    Vorrei sapere se tu conosci l’osteria
    e se quello che ti ho detto è rilevante,
    riguardo al prezzo.(che non è l’unico tema della querelle sollevata da Puntarella.)
    Ciao

    • Il 3 agosto la sigora Angela così scrive
      per giustificare il prezzo:
      “Sono sicura che molti da lavoratori dipendenti potranno finalmente sperimentare il lavoro  autonomo e magari avere il successo che meritano!!! Magari avranno finalmente chiaro il prezzo reale di un piatto di matriciana (fatta a mano tutti i giorni e non con la pasta per cani … 20 centesimi).
      Auguri per un futuro ricco di successo e soddisfazioni.”

      Cioè che l’amatriciana è fatta con pasta fresca fatta a mano ,e non con pasta per cani.

    • No non sono stato all’osteria, pero’ citavo un esempio di eccellenza per cercare di argomentare che i prezzi mi sembravano un po’ ‘su’ per una trattoria, non di molto, ma un po’. Per molte persone una decina di euro in piu’ a persona a pasto sono nulla, per molte altre sono significative.
      (a me la pasta fresca in una trattoria sembra una cosa abbastanza normale, e sono convinto che, come per il pane, se uno si organizza bene risparmia pure a farla in-house: ma non ho alcuna esperienza professionale nel campo e vorrei conoscere il parere di un ristoratore).

      • oggi la pasta fatta in casa (salvo rare eccezioni geografiche dov’è tradizione) è un lusso da grande ristorante (mi viene in mente l’ultimo, il cotidie a Londra) e chi ancora la propone (se appunto diventa un eccezione) ha ragione a farsela pagare. Anche per il pane io non conosco nessuna trattoria low-cost (tranne le osmizze triestine, ma lì è un altro mondo) che me lo propone fatto in casa: sarò sfortunato io…

        • Grazie per l’info Andrea. A Londra peraltro tutti i ristoranti italiani validi che io conosco fanno la pasta in house, non solo tutti gli stellati (Locatelli, Semplice, Apsleys etc.) e non solo quelli gestiti da chef pluristellati (Cotidie) ma anche normali fine-dining (Latium) o normali trattorie (Briciole).

        • La situazioen Soban non è rosea,ma nemmeno apologetica come la descrive
          I locali che offrono pane fatto in casa, fatto con impastatrici (ovviamente non a mano) ma comunque buono e fresco ci sono.
          Parlo di locali presenti anche su Osterie d’Italia con menu degustazione di 3-4 portate a 30-35€, al menu le portare vengono circa 10€ l’una.
          Il pane è compreso nel coperto, un’osteria di zona che straconsiglio fa anche i grissini

  9. La reazione della figlia è esageratamente scomposta e un po’ maleducata ma posso capire la frustrazione, Chi può ormai va all’estero. Il continuo cambiamento al ribasso del PIL è dovuto non tanto alle chiusure di imprese quanto al loro trasferimento all’estero. Nella sola Lombardia nel 2012 sono passate in Svizzera 51,700 partite IVA, fate i dovuti calcoli a livello nazionale. Se questo paese non abbassa drasticamente la pressione fiscale o decide in alternativa di offrire servizi validi per quello che si paga come nei paesi scandinavi è destinato a morire nel giro di pochissimi anni. Io stesso non ho alcuna intenzione di rimanere qui a farmi spennare in ogni forma possibile immaginabile e lavorare 8 mesi all’anno solo per dar da mangiare allo Stato e solo i restanti 4 per me ed i miei stakeholder. Se il governo continua in questa follia nel 2013 sposterò tutto con grande gioia in Ticino dove c’è ancora rispetto per imprenditori e lavoratori.

    • Un amico del Veneto, che ha appena rilevato una attività (non di ristorazione) a Vienna, mi diceva che la il rapporto fra amministrazione e cittadino è tutta un’altra storia. Non che le tasse siano particolarmente basse, ma la burocrazia è al minimo, poca ed efficiente. C’é dialogo fra il contribuente e gli esattori, che sono disposti a dargli tempo di dimostrare che il suo operato è quello giusto per incrementare il reddito e quindi anche il contributo fiscale. E in caso di errore o di giudizio negativo non ti pignorano la casa a tua insaputa ma ti chiamano e ti propongono un “piano di rientro” commisurato alle tue possibilità.
      Oltretutto l’Austria organizza periodicamente in Friuli e Trentino dei meeting rivolti agli imprenditori, per illustrare le possibilità di impiantare attività nel territorio austriaco.
      Resta il fatto che il commerciante/artigiano/ristoratore che evade le tasse non viene visto come “il più furbo” ma come una persona da evitare, perchè “se truffa lo stato probabilmente trufferà anche me”.
      Abbiamo molto da imparare, prima come cittadini, poi come governanti e come stato.

  10. col solito piagnisteo delle tasse -- e dello scemenzaio assortito dei bischeri/e di complemento -- mi sarei anche fracassato, s.v.p.: posto che il reddito medio denunciato dai ristoratori è inferiore a 15.000 (quindicimila) euri di che càspita stiamo parlando?

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        (ANSA) -- ROMA, 12 AGO -- Nel 2011 sono scomparsi quasi 9 mila ristoranti. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto della Confcommercio sulle economie territoriali e il terziario di mercato. Lo scorso anno e’ stato negativo per tutto il settore che raggruppa le attivita’ del turismo, del tempo libero e delle comunicazioni. Nel complesso il comparto ha fatto registrare, tra iscrizioni d’imprese e cancellazioni, un saldo negativo per oltre 13 mila aziende, praticamente sparite.

          • E’ nella tabella a pag. 57 in cui esce che nella ristorazione la differenza tra nuove iscrizioni e cessazioni è -8857.
            Se le cessazioni sono maggiori delle iscrizioni il numero totale di attività perché il numero totale di attività registrate cresce? Non lo capisco neanch’io.
            A meno che non dipenda dall’asterisco: “il numero delle cessate comprende le cessazioni d’ufficio”.
            Forse ci sono ristoratori che sono stati cessati e non lo sanno ancora!!! Boh!

            • Appunto, il dato suggestivo di una crescita quantitativa è ulteriormente rafforzato dall’incremento dell’occupazione “ufficiale” del comparto “ristorazione e alloggio” (tabella 2.24 a pag. 58) e dall’aumento del valore generato dallo stesso comparto: +2,7% nel 2011 (tab. 2.27 a pag, 59) al netto dell’inflazione.

  11. Chi annuncia ai quattro venti “Basta Italia ingrata, vado all’estero” primo, il trasferirsi è l’ultimo dei suoi pensieri (chi vuole andarsene, se ne va, senza tanti proclami), secondo, spesso e volentieri cerca delle autogiustificazioni per spolpare a dovere i clienti, applicando la proprietà transitiva “se lo stato mi pela, io devo per forza pelare a te, carissimo cliente” senza naturalmente fargli mancare i racconti di quanto è bravo, bello e famoso, e quindi di quanto il cliente potrà pavoneggiarsi nel dire di essere andato “in quel localino fuori città dove si mangiano ancora cose genuine”. Storie del genere se ne leggono tutti i giorni, non ci faccio più caso.

  12. La crisi.
    La Riviera romagnola vive il suo periodo più buio dal Dopoguerra a oggi: un modello di turismo che non funziona più. “Colpa della crisi”, dice qualcuno. Oppure “un’occasione persa”. A scandire le notti oggi sono fallimenti, ma soprattutto continui cambi di gestione dei locali.
    di
    Martina Castigliani (il Fatto)

  13. Ma è la stessa Anna Dente che sta partecipando a mo’ di marchetta su Rai1 a “gusto italiano”?
    A me questa sfuriata sa tanto di pubblicità, della serie basta che se ne parli.
    State tranquilli che la signora Dente e figlia non vanno da nessuna parte.

  14. Ok, delle tasse si e’ parlato. Possiamo passare ai ‘critici scrocconi’ del titolo? Voi ne conoscete? O il critico scroccone e’ solo un essere mitologico evocato da tanti ristoratori ma sempre in maniera vaga, come la Dente, perche’ non esiste?
    Quelli che sono solidali con la Dente le danno ragione anche su questo punto della sua sfuriata? Oppure ha ragione su tutto (tasse troppo alte, invidia, clienti di basso livello, eccetera) ma dice le bugie solo su questo?

  15. A parte “stica” di prima. Leoluca Orlando ha già trasferito la sua famiglia in Canada, cosa che ha anche fatto il comico Marco Marzocca, che ha anche aperto un ristorante ad Orlando (USA). Chi può va via da questo paese di m… Anna Dente, forte delle cifre guadagnate negli anni, durante i quali ha lavorato, ma anche fatto lievitare i conti in modo esponenziale, ha pensato bene di trasferirsi, come tutti quelli che hanno delle cifre da investire. Perché se non hai niente, ‘ndovai, vai a fare l’emigrante come un secolo fa. Il problema è dei camerieri e di altri addetti al ristorante che rimangono in Italia, come sono rimasti i dipendenti delle miriadi di ditte che hanno delocalizzato all’estero. La conclusione è che, fin quando in Italia continuerà così, e con questi politici, purtroppo dobbiamo pensare che continuerà così, di Anna Dente e Family ce ne saranno sempre di più.
    P.S. Leoluca Orlando, chissà se è stato il primo politico a trasferire la famiglia all’estero?

  16. Vengo da famiglia di varie generazioni di ristoratori; gli scrocconi esistono e sono molti e nel caso della Dente, (che compare su varie guide) saranno forse prevalentemente critici o sedicenti tali che si spacciano per quel che non sono per mangiare gratis.
    Nella maggior parte dei casi, peró, sono: vigili, ispettori asl, politucoli locali magari con famiglia al seguito.
    Tutti, ovviamente, usano come merce di scambio la velata minaccia il fatto che il loro mestiere gli permetterebbe di creare problemi o dare vantaggi.
    Conosco persone che si sono rifiutate di accondiscendere alle quali il vigile, tornato in divisa giorni dopo, ha misurato ed ispezionato tutto il locale, sanzionando piccole irregolarità spesso insignificanti.
    Mio zio, invece, aveva uno di questi personaggi che andava regolarmente nel locale, spesso con colleghi o famiglia, mangiava a quattro palmenti, poi salutava ed andava via senza pagare.
    Una volta gli ho chiesto perché lo permetteva e lui mi ha risposto: “questi possono farti del male e tu non puoi fare nulla, é come se i delinquenti ti chiedono il pizzo, che fai li denunci ? e poi chi ti difende ? tu sei sempre qui a lavorare, fanno presto a trovarti”.

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