Maledetta crisi: chiude Le Beccherie, il ristorante che ha inventato il tiramisu

Il 30 marzo 2014 chiude il ristorante che si è inventato il tiramisu. E chiude un piccolo angolo di Italia. Le Beccherie, a Treviso, aperto da tre generazioni, chiude perché non ci sta più nel business. Troppa la concorrenza: in tempi di crisi vincono gli aperitivi lunghi. E rimodernarsi costa fatica e soldi.

Soprattutto se come Carlo Canpeol, il proprietario, si hanno 60 anni e un po’ di amaro in bocca. “Oggi i tabaccai propongono da mangiare, nei bar si mangia. In un centro all’ingrosso proponevano per la ristorazione veloce piatti prelibati da cuocere al microonde a un euro e mezzo l’uno. E non ci sono controlli, non ci sono norme da rispettare”.

Tutt’altro che amaro è il boccone del dolce energizzante preferito dagli italiani. Noi di Dissapore abbiamo però fatto le pulci  sul primato dell’invenzione della prelibatezza stellare italica.

E’ un dato più che mai liquido: la gara si gioca tra Veneto e Friuli. Siamo pur sempre nell’ordine di regioni contigue. In tre a contendersi il podio: Le Beccherie (Treviso), Il vetturino (Pieris, Friuli), Albergo Roma (Tolmezzo, Friuli).

Il governatore del Veneto Zaia piange, così come riporta il Corriere del Veneto: “Ci mancherà un luogo dove assaggiare territorio e tradizione senza mai annoiarsi. Le Beccherie sono vittime di una serie di fattori tra cui un certo appiattimento della cultura gastronomica mondiale”.

Addirittura.

Strano che si dica questo in una di quelle fasi il cui la fudité va alla grande, e Farinetti sta aprendo un nuovo Eataly a Milano. Ma è vero che sempre più le attività di ristorazione che hanno successo trovano la loro sede a Milano o a Roma. Molti grandi chef aprono un ristorante a Milano, qualunque sia la provenienza regionale; Canzian, Cracco, Berton – solo per citare l’asse veneto-friulano. Anche la pizza stellare di Franco Pepe da Caiazzo, in provincia di Caserta, avrà presto un suo corrispettivo milanese.

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E quindi? Si traccia una triste verità. Ci si forma in provincia, si impara dalle mamme e dalle tradizioni, si raffina il tutto con la scuola e poi si apre in una di queste due città: o Roma o Milano.

Un processo che ha un nome: impoverimento (gastro) culturale.

[Crediti: Dissapore, Corriere del Veneto. Immagini: Corriere del Veneto]

Olga Mascolo

27 febbraio 2014

commenti (6)

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  1. Letto stamane, e ancora non me ne capacito. Spero di riuscire, dovendo andare prossimanente a TV, a fare ancora una cena alle Beccherie.
    Dei pianti e lai del politico di turno interessa meno di zero, mentre la questione finale che poni, Olga, è un filo piu’ seria e interessante.
    Davvero credi che le attività di ristorazione per avere successo “sono costrette” ad aprire in quelle due città, o non piuttosto aprono in quelle due città per rincorrere una più facile visibilità mediatica?
    Che Campeol chiuda mi dispiace davvero, ma non ne faccio una questione di impoverimento nei termini descritti; le mutate condizioni hanno portato a questa scelta, ma tante realtà, anche periferiche, anche distanti dal GRA e dalle Tangenziali, aprono, vengono qui recensite, fanno parlare di sviluppo e innovazione nella cucina italiana.
    Ha chiuso anche il Trigabolo, ma visto cosa è venuto dopo, è stato davvero un impoverimento o un rinnovamento?

  2. D’accordo. Non credo che la chiusura del locale sia davvero un impoverimento. L’impoverimento gastro culturale è determinato dalla ristorazione mediocre offerta da bar supermercati ristoranti pretenziosi ecc… Se chiude un locale ce ne faremo una ragione perché non è detto che chiuda per impoverimento ecc.. Forse il locale è vecchio, non si rinnova, non propone nemmeno più una vera tradizione popolare, forse è la stessa borghesia che ne ha decretato il successo che non c’è più ecc…
    Comunque io non ci andrò.

  3. L’impoverimento gastro culturale si ha quando c’è la scomparsa delle differenze, delle diversità…
    e si tende verso l’OMOLOGAZIONE…
    anche se “apparentemente” sembra alzarsi il livello…
    perchè “sono pochi” ancora a vedere l’alta omologazione…
    o l’omologazione delle catene…
    o la ristorazione, sempre più, in “poche mani”…
    anche mafiose(vedi ultimi scandali che svelano,”solo in parte”, il fiume di soldi da riciclare nella ristorazione).

  4. Purtroppo è una “banale” questione di marketing!
    Eataly si auto incoronato ambasciatore del made in Italy con il sostegno di molti (anche di alcuni qui presenti!!), Le Beccherie deve lottare ogni giorno pure sulla sua creazione perchè esistono i soliti approfittatori e chi “fa le pulci” senza alcun rispetto!

    1. Daniele:
      “Eataly si auto incoronato ambasciatore del made in Italy con il sostegno di molti”

      Se studiamo la Storia d’Itala scopriremo che non c’è stato AMBASCIATORE
      più furbo di lui.

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