“Apri la tua gelateria con solo 5000 euro”: prima però leggi qui!

Gelato. Artigianale, magari preparato con delle basi semilavorate, oppure industriale.

Fino a poco tempo fa non ci ponevamo troppo il problema, andavamo semplicemente nella gelateria “dove lo fanno buono” a gustare la nostra coppetta, e tutto finiva lì.

Poi, specie dopo che una nota catena di gelaterie nota per fare “ il gelato fatto come una volta” è stata obbligata a rimuovere la dicitura “artigianale” dal sito web – Grom, giusto per non fare nomi – ci siamo fatti più accorti.

Abbiamo iniziato a chiederci se il gelato della nostra gelateria di fiducia fosse veramente “artigianale” o se fosse invece fatto ricorrendo alle famigerate “basi”, prodotti già parzialmente lavorati –di cui Dissapore si è già ampiamente occupato—  che sveltiscono e agevolano il lavoro del gelatiere.

A ogni modo, non siamo mai usciti dalle due categorie “gelato artigianale”“gelato fatto utilizzando basi pronte”, in misura variabile.

crema e cioccolato gelateria arredi

In realtà, però,  da qualche tempo è tornata in auge una terza alternativa: la rivendita di gelato, proprio come quella del pane.

Ovvero un locale dove il gelato non viene mantecato partendo da latte e frutta, ma semplicemente venduto.

Parliamo nella grande maggioranza dei casi di un prodotto, industriale, che arriva cioè nel punto vendita già pronto per essere servito, senza bisogno di ulteriori lavorazioni se non il trasferimento dalle vaschette di plastica in cui arriva al gelatiere, o meglio rivenditore di gelato, alle più invitanti carapine in acciaio.

In italia abbiamo già visto le ‘Antiche Gelaterie del Corso’, i negozi con insegna ‘Carte d’Or’ e più recentemente il marchio ‘L’arte nel Gelato’, iniziative commerciali di modesto successo.

Ci provarono anche gli americani di Haagen Dasz ma ebbero vita breve.

sammontana linea professional

Oggi però queste aziende si reinventano e propongono formule nuove, ritagliate sulle esigenze dei nuovi ‘gelatieri’, tanto che si potrebbe aprire una gelateria firmata Dissapore semplicemente dopo aver dopo un colpo di telefono a Sammontana.

Diverso il caso  di Crema & Cioccolato, una catena in franchising della società BMV-Italia che conta DIVERSE CENTINAIA di punti vendita (anche se talvolta dimenticano di depennare quelli che nel frattempo hanno chiuso…), nata dall’inventiva di una coppia di inprenditori friulani, che si è poi ampiamente sviluppata in tutta Italia grazie a martellanti pubblicità sui principali quotidiani e riviste.

crema & cioccolato consegna gelato

La formula è semplice: la società madre fornisce arredi e insegna, mentre il gelato, di una nota multinazionale, viene consegnato direttamente a tutti gli affiliati, che lo smerceranno al pubblico ricavandone il loro guadagno.

L’investimento iniziale richiesto per aprire un punto vendita in franchising, tanto allettante da avere determinato il rapido successo della catena friulana, cambia in base alle promozioni del momento.

Oggi è di soli 5000 euro (iniziali, attenzione), con 120 vaschette di prodotto finito comprese nella prima fornitura, gelato che in seguito, ovviamente, andrà sempre acquistato dalla società affiliante, come in tutti i franchising che si rispettino.

crema & cioccolato pubblicita

Così racconta sul sito La Gazza Golosa un giovane imprenditore –che preferisce mantenere l’anonimato– responsabile dell’apertura di più punti vendita in Sardegna, e che ha fatto anche da mediatore tra casa madre e potenziali nuovi affiliati, con soli 5000 euro iniziali:

Ma poi devi essere bravo a lavorarci, a trasformare qualcosa e gestirla. È un franchising. Il prodotto è creato e lavorato in alcuni laboratori (di un noto marchio industriale, n.d.r.) e da lì ci arriva.

Ti fanno un corso, ti mandano la prima fornitura. Io ho speso in totale 12 mila euro. Non esiste artigianalità, ma sul prodotto che ti arriva puoi apportare delle correzioni, delle aggiunte e renderlo ancora migliore. Io perfeziono il pistacchio, la panna.

crema e cioccolato catena gelato industriale

Comunque pensano loro a tutto. A me è servita l’esperienza fatta in Germania. Se non sei proprio del mestiere, non puoi pensare di improvvisarti e per questo motivo tanti sono già in difficoltà. L’azienda madre ti dà l’opportunità ma tu devi sfruttarla”.

Insomma, tutto chiaro, tutto trasparente, tutto legale nel rapporto tra affiliante e affiliati, tra franchisor e franchisee.

Anche nel filmato della società stessa, non ci sono messaggi che evochino nello spettatore illecite sensazioni di “artigianalità”, ma solo gruppi di giovani dall’aria manageriale più immersi in calcoli e pianificazioni che non con le mani in pasta, pardon, nel gelato, intenti a preparare un prodotto artigianale.

Tutto limpido, quindi, nei rapporti tra casa madre e affiliati.

crema & cioccolato rivendita gelato

Ma… nei riguardi dei consumatori? O meglio ancora, nei nostri riguardi?

Per noi che andiamo in gelateria a comprarci la coppetta supponendola, almeno in parte, artigianale e prodotta dal gelatiere, come stanno le cose, per noi?

Chi si è premurato di avvertirci, in qualche modo, che quello che stiamo mangiando è un gelato che in realtà possiamo trovare al super, a un prezzo quasi dimezzato e servito in vasche da chilo?

Perché di questo si tratta.

Di un marchio industriale largamente diffuso, nonché conosciuto e anche generalmente apprezzato, ma sempre e comunque di un prodotto da supermercato, che ci viene servito sotto altra forma e in più ammiccanti coni o coppette, magari impreziosito nella sua carapina da pistacchi freschi, granella di nocciole o cioccolato fuso.

crema e ciocolato insegna

Se non è possibile ravvisare alcuna scorrettezza nei rapporti tra casa madre e affiliati, quale organo tutela, o dovrebbe tutelare, il consumatore che si reca in gelateria pagando quasi due volte tanto un gelato che crede (almeno in parte) artigianale, confuso da  gradevoli ambientazione e arredi, nonché dalla scritta “gelateria” sull’insegna luminosa, invece che il più corretto e sicuramente meno invitante “rivendita di gelato”?

Per ora,  nessuno.

In attesa di una equa regolamentazione a tutela delle nostre papille e del nostro portafoglio, il passaparola rimane l’unica soluzione.

Per scegliere poi in tutta serenità di gustare un buon gelato industriale in una rivendita di gelato, così come facciamo a casa quando apriamo la vaschetta. Ma, almeno, essendone consapevoli.

E ricordiamoci: in fondo, Grom è stato diffidato per molto meno.

[Crediti | Link: La Gazza Golosa, Dissapore,

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

commenti (19)

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  1. “E ricordiamoci: in fondo, Grom è stato diffidato per molto meno.”
    BRAVA!!!!!
    quelli che erano tanto arrabbiati con Grom sono evaporati. dimostrazione che era solo invidia.
    sono inoltre più che d’accordo sul discorso “gelateria” e “rivendita di gelato” ma lo si dovrebbe fare anche per alcuni “panifici” che ormai sono solo rivendite.

    1. io sono ancora qua.
      e non era invidia: ho sempre apprezzato il gelato di grom, che trovo (purtroppo, visto il significato che ha) migliore di tante “artigianali” vere.
      ma il loro marketing tirava oggettivamente troppo la corda.

  2. Penso che molti dei soliti lettori e commentatori di Dissapore fossero accorti anche prima e si ponevano già il problema.
    Comunque, meglio un Carte d’Or a 10/12 euro al Kg che tanti pseudoartigianali da 20 euro al Kg.

  3. sono d’accordissimo.
    bisognerebbe che ci fosse, per ogni attività, una regolamentazione che fissi un limite di lavorazione per cui una cosa si possa dire “prodotta in” e da cui derivare le distinzioni tra “laboratorio” e “negozio”.
    un conto è una gelateria, un conto un “negozio di gelati”. la algida, per dire, durante il periodo estivo allestisce degli intelligenti “temporary shop” in molte stazioni. ne ho approfittato spesso e mi pare un comportamento chiaro e furbo verso i clienti.
    purtroppo non è nemmeno una cosa limitata alle gelaterie: siamo sommersi da camicie “made in italy” che sono fatte in oriente e poi qui, in un magazzino, qualche operaio (anch’esso orientale) ci appiccica solo due bottoni facendo diventare tutto quanto autoctono…

  4. E questa tanto attesa regolamentazione in cosa dovrebbe consistere?
    Nell’obbligo di scrivere a lettere cubitali sull’insegna che lo stesso gelato lo si può trovare a metà prezzo nel super accanto?

    1. Infatti, capisco la perplessita sul modello di una catena franchising, come quella descritta, in Italia; ma la tesi in sè dell’articolo non ha senso.

    2. basterebbe chiamarla “negozio” invece di “gelateria”.
      oppure scrivere il fornitore del marchio.
      come c’è “magnum algida” potrebbe essere “crema e cioccolato sammontana”

  5. Pensare di aprire una gelateria sia un operazioni semplice non lo è proprio , poi rivendere del gelato industriale che arriva pronto in vaschetta fregiandosi del ruolo di gelatiere non esiste .

    Non si può comperare la professionalità in scatola , il vero dramma è che qualcuno credendo ai sogni ci investe i propri risparmi ed il proprio futuro .

    Il Gelato , Consentitemi , Non Si Merita Ciò !!!!!!

    1. Vero, la professionalità non si compra, come nemmeno la conoscenza.
      Il problema non sta dove dici, ma in tutta la clientela ignorante (o semplicemente non interessata) che a fiumi sceglie certe gelaterie anzichè quelle più serie.
      E sono in milioni, la netta maggioranza, altrimenti queste gelaterie pseudoartigianali non sarebbero la maggioranza del mercato, non credi?

  6. Al consumatore interessa che il gelato sia buono. Mille volte meglio un preparato prodotto altrove ma con buone materie prime piuttosto che porcheria fatta da un artigiano che mescola buste di mediocri basi pronte con un po’ di acqua nel proprio “laboratorio”. Il gelato del supermercato o il gelato artigianale fatto con buste di mediocre qualita’, non cambia nulla, se il risultato e’ ugualmente mediocre. Come chiedersi se preferite il tavernello comprato al supermercato o nella trattoria sotto casa. Potete fare tutto il marketing che volete, all assaggio si capisce cosa c’e’ dentro. Quello di certi artigiani del credersi furbi e il consumatore becero e stupido e’ un idea tutta italiana che andrebbe rimossa insieme ai furbi.

    1. Il problema è che molti hanno il palato ormai assuefatto a glutammati, aromi artificiali, ecc. e non sanno riconoscere un prodotto genuino da uno non genuino.
      Però per loro è buono. Se poi costa pure meno, tanto meglio, il loro giudizio si ferma lì…

  7. Secondo me l’errore di fondo è volere che TUTTI quelli che mangiano gelato siano intenditori dello stesso. Così come dovrebbero esserlo di carni, pesci, uova, frutta, verdura ecc. ecc. Ciò non è umanamente possibile ed è per questo che esiste il mercato. Qui si parla di cibo, ma la discussione potrebbe essere su qualsiasi altra cosa: un telefono, una tv, un computer, un automobile; come si può pretendere che TUTTI abbiano conoscenze adeguate su ogni argomento? Ci sarà sempre la persona che – vuoi per tirchiera o per scarsa importanza verso un gelato – mangerà sempre e solo gelato comprato nei supermercati (e lo dico perché ne conosco di queste persone).

  8. Se compro una Moretti al bar, costa 3 euro mentre al super 0.90
    Non lo trovo sbagliato perchè me la servono in un bicchiere (quando non aggiungono salatini e patatine)
    Non vedo nessuna differenza.

    1. Pensavo allo stesso paragone. Aggiungo che a nessuno disturba il termine birreria anche se si tratta di rivendita. Il birraio produttore adotta il termine birrificio, ma non credo sia il rivenditore a doversi autodanneggiare.
      Mi piacerebbe sapere cosa recita il libro ingredienti, lì si dovrebbe intendere la differenza, spero.

  9. Hahahaha…. Che articolo ridicolo. Chi l’ha scritto non sa nemmeno che le multinazionali producono due linee di prodotto diverso pur usando lo stesso marchio: linea GDO (grande distribuzione organizzata) e linea professionisti. Io lo so perché nei miei bar compro e vendo il gelato dalla Nestlè. Hanno lo stesso marchio ma sono due prodotti diversi, come qualità intendo. Per questo uno costa più dell’altro. Giornalista da quattro soldi, anzi “redazionista” da quattro soldi. I veri professionisti del settore prima di scrivere un articolo si informano, almeno così evitano di fare figuracce come questa.

  10. Informatevi bene prima di intraprendere un attività del genere, chiedendo a chi ha aperto con questo marchio, negozi aperti da più stagioni e informatevi sopratutto sul prodotto. Il gelato è una cosa seria fatta di professionalità! Non fidatevi di chi vi dice che non occorre esperienza!

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