Se tutti i gelati sono artigianali chi usa le basi già pronte?

Genuino”. “Artigianale”. “Fatto come una volta”. Ce ne fosse una, dico una, di gelateria che nei suoi messaggi si discostasse dal solito, trito andazzo generale.

Ormai, sui siti, nei media e in tutte le forme di comunicazione aziendale, ogni gelateria “artigianale” riporta le stesse, identiche diciture, tant’è che pare siano tutte frutto di una stessa mano che poi, con uno sbrigativo “copia e incolla”, replica all’infinito le stesse bucoliche descrizioni.

Tutte le gelaterie infatti, da quella veramente artigianale (sì, ne esiste ancora qualcuna), a quella che combina un giusto compromesso tra semilavorati e materie prime fresche, per finire con quella che di artigianale non ha manco il chiavistello della serranda, bombardano il consumatore con le stesse rassicuranti affermazioni:

— LATTE: è sempre quello della mucca che staziona qui giusto dietro l’angolo o al massimo del contadino col praticello appena fuori porta;

— UOVA: sono inderogabilmente di felici gallinelle allevate a terra con mangimi ovviamente bio;

— PISTACCHIO: o è di Bronte o morte

— NOCCIOLE: sono solo sempre gentili, oltre che tonde e della Langhe

— FRAGOLE: sono ovviamente fresche e appena colte, giammai congelate o liofilizzate

— SEMILAVORATI: sono ovviamente banditi, come i grassi idrogenati e ogni altro tipo di ingrediente che si discosti dalla sacra triade “latte, uova e frutta fresca”, con qualche minima concessione alla farina di semi di carrube come addensante, che suona abbastanza naturale e comunque meglio delle parole “stabilizzanti ed addensanti”.

messaggi gelaterie

Ma allora, se i cartelloni delle gelaterie rimandano tutti a prodotti bio, naturali, selezionati e freschi, allora perché in certe gelaterie il prodotto offerto è gradevole e leggero, mentre in altre è invece grasso e pesante e ci lascia pure l’amaro –o meglio la sete– in bocca?

Allora, delle due l’una: o i messaggi dicono il falso, e la lista degli ingredienti è ben diversa da quanto sbandierato ai quattro venti, oppure è l’abilità del gelatiere, vale a dire il processo, che fa la differenza.

E visto che l’errata indicazione degli ingredienti, così come la loro omissione, configura il reato di frode alimentare, dobbiamo giocoforza considerare veritiere le indicazioni delle materie prime elencate, e il nostro gelatiere artigianale onesto e sincero almeno fino a prova contraria.

Infatti, il codice penale prevede una chiara e stringente normativa in merito, contemplando il reato di frode in commercio, contenuto nell’art. 515 c. p. secondo cui chiunque, nell’esercizio di un’attività di commercio o di somministrazione, ceda all’acquirente una cosa diversa da quella pattuita, incorre nel reato di frode in commercio (tipico esempio è la somministrazione di “pepsi cola” invece che di “coca cola” senza darne avviso al cliente).

La Corte di Cassazione ha inoltre specificato che il reato si concretizza anche con la sola esposizione sui banchi di vendita dei prodotti con segni mendaci che possono poi trarre in inganno i consumatori acquirenti (sentenza n. 11996 del 25 marzo 2011).

Ancor più specifico l’art. 516 c. p. in materia di vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, reato che sotto la dizione “sostanza non genuina” comprende anche quella “non contenente le sostanze ed i quantitativi previsti” (Cassaz. Pen. Sentenza 1/10/2004 n. 38671).

Insomma, non volendo negare certo ai nostri bravi gelatieri la presunzione di onestà, a spiegare le differenze tra un gelato percepito come buono e uno percepito come pessimo, oltre il gusto personale, non può restare che l’abilità e il mestiere del singolo artigiano.

messaggi gelateria

A parità di pistacchio di Bronte e di Tonda gentile, a far la differenza non rimangono che la maestria e il procedimento con cui le miscele sono approntate e mescolate, la loro sapiente miscelazione e dosaggio, la manualità, la cura e anche l’attitudine personale –che molti chiamano talento– a far la differenza tra un Michelangelo e uno qualunque dei suoi allievi, a parità di colori e pigmenti utilizzati.

E se il nostro bravo gelatiere artigianale avesse invece dichiarato truffaldinamente il falso, millantando eccellenti ingredienti inesistenti e omettendone invece altri molto meno pregevoli, conscio di non incorrere in alcun controllo o verifica rispetto a quanto dichiarato?

In questo caso, noi ce la caveremo con soli cinque minuti sprecati a degustare un gelato mediocre e dozzinale, mentre lui avrà la consapevolezza di non poter mai aspirare ad essere un artista. E nemmeno un bravo artigiano.

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

commenti (27)

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  1. La domanda è molto più semplice: perchè non si possono punire e multare pesantemente (da far veramente piangere si intende) tutti coloro che MENTONO ai clienti?
    Si risolverebbe, o perlomeno ci sarebbe molta più chiarezza.

    1. perchè tutto dipende da cosa intendi per “mentono”.
      se la interpreti larga, siamo già tutti contenti così.
      se la interpreti stretta, chiudiamo ogni esercizio commerciale dell’universo mondo e tutte le agenzie di marketing di cui tu abbia mai sentito parlare…

    2. Orval, purtroppo il reato c’è già, ma sono i controlli che sono scarsi, anche per carenze di organico, immagino…la coperta (statale e della GDF) è corta dovunque…;-)

  2. anche perché dopo aver fatto pelo e contropelo a grom solo per mera invidia adesso vorrei che si sanzionassero tutti coloro che usano basi e che scrivono artigianale. o la legge la facciamo rispettare solo a chi non ci sta simpatico? finita la crociata del gelato artigianale con l’affossamento di grom? dove sono i soloni del gelato artigianale? dileguati?

    1. ma finiamola piuttosto con ‘sta menata di grom.
      il problema di grom era che dichiarava di cucirti la camicia su misura nel retrobottega ed invece se le faceva arrivare fatte dal vietnam ed in negozio le imbustava solo.
      le gelaterie “artigianali” possono andare da quelli che raccolgono il cotone, lo filano, compongono il telaio come preferiscono, lo confezionano e poi lo imbustano (cioè ormai nessuna…) fino a quelle che comprano la tela già fatta ma poi tagliano, cuciono ed applicano e bottoni (anche quelli comprati già pronti e non incisi nell’osso di cinghiale in laboratorio…) nel luogo in cui vendono.

      c’è differenza? secondo me sì. se non la vedi mi spiace.

    2. Grom é stato sanzionato per l’utilizzo della parola “artigianale”. Gli ingredienti che utilizza per i gelati sono più “naturali” di alcune gelaterie che utilizzano le basi peggiori, quelle a cui aggiungi solo il latte, se va bene.
      Grom e i suoi titolari hanno dato fastidio soprattutto perché c’è stata molta visibilità , al pari di Farinetti. Al netto dei loro meriti, in Italia chi ha successo , onestamente, provoca reazioni allergiche in ampi settori della popolazione , e se poi fa l’errore di pubblicare su qualche social i frutti dei propri incassi, peste lo colga.

    3. @Paolo Parma:
      in italia chi “ha successo” provoca reazioni allergiche perchè c’è la diffusa sensazione (e non mi sento di dire che sia del tutto campata per aria…) che in italia il successo non sia così direttamente correlato ai propri meriti, quanto piuttosto a logiche che dovrebbero restare secondarie, tipo il cognome che ti è toccato in sorte.
      messa facile, all’estero se hai successo la gente pensa che sei bravo, in italia pensa che hai rubato.
      questo dipende dalle tante casistiche di persone non brave che hanno successo (e vabbè, avranno avuto culo…) ma anche di tanti bravi che nonostante questo non hanno avuto successo per lasciar spazio alla prima categoria.

      definendo quindi “democrazia” come il cosiddetto “pareggiamento del punto di partenza” che ognuno ha nella propria vita, si capisce che in italia c’è un evidente problema di democrazia…

    4. E chi è che giudica chi si merita il successo? Io vedo solo della gran rabbia verso chi ha successo, che siano chef,imprenditori. Però star effimere come calciatori o ancora peggio, corona vari( il minuscolo non è casuale) vengono osannati come premi Nobel…

  3. simpatico articolo di Cinzia.
    ma la cosa, ahimè, non è così semplice.

    la frode alimentare si configura, come giustamente detto, se io non dichiaro o dichiaro il falso.
    ma anche nel dichiarare ci sono vari modi.
    esempio:
    sono una gelateria artigianale “pura”, che usa solo latte e farina di semi di carrube, zucchero, ecc ecc per i suoi gelati.
    lo scrivo così. fighissimo.

    sono una gelateria artigianale “buona”, uso latte, zucchero ed un semilavorato neutro di una nota marca di prodotti per gelateria per tenere insieme il mio gelato.
    il neutro, da lista ingredienti dell’etichetta è E410, E412, zucchero, vanillina, aromi naturali… o roba simile.
    cosa scrivo? latte, zucchero, E410, E412…? fa schifo. eppoi che è sto E… E… ? si vede che ‘sta gelateria usa robaccia chimica. puà!
    allora scrivo: latte, zucchero, base neutra “Pinco Pallo Pura1000″…? ah, eccone un altro che fa il gelato con le bustarelle, e poi dice che è artigianale! che vergogna!…
    ok, provo a scrivere: latte, zucchero, farina di semi di carrube del mediterraneo (tanto lì cresce…), gomma di guar coltivata dalle sapienti mani degli agricoltori indiani, vaniglia, aromi naturali.
    ecco così sì che fa tutto un’altro effetto, e sempre la stessa roba è…

    poi c’è la gelateria artigianale “per modo di dire”, che usa acqua, zucchero, “base completa Pinco Pallo SUPERULTRA 800”, “pasta Cacao Pinco Pallo FAST DAJE777”, aromi naturali.
    e scrive: latte, zucchero, cioccolato del cultivar superfiga della costa rica raccolto solo nelle notti di luna piena.
    e lì sì che qualche contestazione ci potrebbe stare, ma tanto poi vai a pescare che quello che c’è dentro la FASTDAJE777 non è mica quello… i carabinieri hanno altro da fare…

    1. Quello che dichiari sulla tua parete per fare marketing non deve essere discordante con il benedetto Libro Unico degli Ingredienti ed Allergeni, che deve essere esposto e a totale disposizione del cliente. Punto. Se nel mio negozio scrivo “Prosciutto di Parma D.O.P. 36 mesi di stagionatura” e ricevo le varie visite:Nas 2 volte l’anno, ASL 3 volte, Forestale per il controllo delle DOP, consorzio del Parma, devo dimostrare tramite fatture che quello che vendo corrisponde, altrimenti è frode. Ed è già successo a molti, grazie a Dio, così magari ci guadagno due euro in più io, che non voglio imbrogliare nessuno.

    2. Purtroppo è un male diffuso, Ugo: fatta la legge, trovato l’inganno. Grazie per il tuo dettagliato commento. Ciao

  4. I controlli il più delle volte vanno da chi non ha santi in paradiso… Anche i celebrati cornetti artigianali dei bar sono surgelati ma tutti fanno finta di non saperlo

  5. Mi sembra che si stia facendo un pochino di confusione , vorrei provare se me lo consentite a mettere un po,d’ordine:
    1 un buon gelato dal punto divista del sapore e delle caratteristiche che lo rendono gradevole al palato , puo’ essere sia artigianale che industriale.
    2 un gelato completamente naturale e cioe’ fatto esclusivamente di ingredienti che si trovano in natura al 99% non piace al consumatore moderno. Provare per credere.
    2A per ingredienti naturali si intendono : latte fresco di giornata , zucchero , panna fresca , uova , vaiglia bacche cannella,chiodi di garofano , frutta fresca , frutta secca , frutta secca raffinata con raffinatrici a rulli senza aggiunta di alcunche’ (vedi la famosa nocciola piemontese in tutte le sue declinazioni o pistacchio di bronte ecc ecc (naturalmente tostati precedentemente in propio risultato qualitativo scarso))
    3 un gelato artigianale si differenzia dall’industriale anche e soppratutto per la produzione e il consumo giornaliero senza lo stoccaggio se non per comodita’ di servizio di elevate quantita’ giornaliera , a mio parere non si dovrebbe neanche fare l’abbattimento perche’ un gelato mantecato e servito e’ nettamente diverso da un gelato anche solo conservato per alcune ore in frigorifero a bassa
    temperatura. Certo e’ ,che i costi di mano d’opera e fissi hanno costretto gli artigiani a dotarsi di strumenti piu’attigui all’industria che all’artigiano per abbatterli e avere quella redditivita’ che consente loro di progredire.
    4 il chiaro dell’uovo nelle frutte e’ stato sostituito coscienziosamente perche’ se usato a freddo puo’ causare la
    salmonellosi. le uova imvece che si usano in alcune creme vengono sempre pastorizzate e non danno nessun tipo di problema.
    5 Gli ingredienti quali il latte,la panna , gli zuccheri ,le uova e i sapori caratterizzanti vedi nocciola , cacao , torrone , mandorla ecc costituiscono mediamente i 90/95 % della ricetta.
    6 non e’ vero che non ci sono i controlli , le gelaterie sono sottoposte a periodici controlli e devono seguire obbligatoriamente il criterio dell’HCCP con tutti gli obblighi annessi compreso il cartello unico degli ingredienti e allergeni .Le Ausl territoriali e i NAS sono presenti e credo che le gelaterie siano tra gli esercizzi piu’ controllati in assoluto.
    7 Tra gelato artigianale , gelato artigianale biologico , gelato artigianale km 0 non esiste alcuna differenza se non quella di attenersi ai regolamenti per il Biologico . Il km 0 se non per latte e frutta e’ impossibile ottenerlo .
    8 il gelato di frutta ( acqua , frutta ,zucchero ) che per il consumatore fa’ tanto la differenza per catalogare una gelateria dall’essere di qualita’ o non , non rappresenta forse neanche il 20% del consumo , Nocciola pistacchio esclusi che vengono considerati creme perche’ prodotti su base latte.
    9 il cartello degli ingredienti e’ sempre compilato in ordine di quantita’ decrescente , pertanto quando trovate latte fresco primavoce zucchero seconda voce potete gia essere
    tranquilli che il vs gelato al 90% e’ artigianale buono non so’
    10 per basi gelato complete si intendono prodotti che includono al loro interno gia’ tutti gli ingredienti nesessari che vengono successivamente reidratati con acqua o latte. O prodotti liquidi a lunga conservazione o abbattuti sottozero
    che vengono prodotti in altra sede e mantecati nel punto vendita.
    11 Le gelaterie tipiche artigianali Italiane sono prevalentemente artigianali di buona qualita’ l’Emilia zona che io conosco ha generalmente un ottimo standard di produzione e controllo sanitario. Le eccezioni esistono in tutti i campi ma non fanno la differenza.
    12 le tanto abbiurate e chiamate erroneamente ” basi ” nella gelateria artgianale non sono altro che basse o bassissime quantita a seconda dell’uso che se ne fa di ingresienti premiscelati di vario genere, stabilizzanti addensanti ecc che servono per inseguire i gusti del cliente che vuole sempre piu’ gelati caldi al palato , soffici , che non si sciolgono al sole e che facciano la montagna sul cono. Cio’ che non e’ possibile ottenere con solo latte fresco zucchero panna uova.
    Pertanto , state sereni , gustatevi il gelato che piu’ vi piace dalla gelateria che vi e’ piu’ simpatica , rilassatevi che il gelato Italiano e’ il migliore che ce’ . Specialmente in Emilia.

    1. Il gelato di frutta FA tanto la differenza.

      Non necessitando di pastorizzazione alcuna, i semilavorati non sono in alcun modo necessari. E se per un fiordilatte una buona base100 è praticamente indistinguibile da una base preparata tutta dal gelatiere(per buona intendo BUONA, senza aromi, grassi e emulsionanti) nelle frutte questo no.
      Il miglior semilavorato alla fragola, in pasta o in polvere, è lontanissimo da un qualunque gelato fatto con fragole fresche o anche solo surgelate.

      La frutta FA la differenza.

      Per il resto, concordo su tutto.

      PS: Ma di gelato, non può scrivere solo Soban? Che senso hanno 10 articoli scritti male e ridondanti? Meglio uno scritto bene. Anche questo è parecchio confusionario. Dai…

      PPS: Grazie al cielo ci sono i commenti. Spesso più chieri e scritti con più competenza.

    2. Non metto in dubbio che lei conosca meglio l’universo gelaterie, specialmente in Emilia, però il suo post mi sembra un po’ semplicistico. Per quanto riguarda il gusto delle persone, sono d’accordo che i gusti siano tarati su un certo tipo di gelato , ma non per questo vuol dire che sia un buon gusto, nel mio settore uno dei vini più venduti costa 0,69€ ed è in cartone, questo vuol dire che è meglio non provare a venderne di più buoni?
      Nel paese dove vivo ci sono due gelaterie, entrambe hanno il libro unico in un cassetto, entrambe fanno un gelato che a definire artigianale si fa un insulto ad Algida,hanno anche i gusti vegani così accontentiamo anche i malati e costa 18 €/kg, e sono sempre piene. Invece a me, dato che non mi piace prendere tre gusti con un unico sapore di zucchero, tocca farmi una decina di chilometri o a Sud o a Nord, per trovare due veri artigiani, che allo stesso prezzo vendono un capolavoro…. Sono fanatico, può essere, ho anche smesso di comprare Nutella da anni, preferisco la Novi, consumo acqua in vetro perché non ha sapori estranei, non sono né gastro, né fighetto, e non ho nostalgia di come si mangiava una volta. Semplicemente ho voglia di provare a sentire i sapori che dovrebbero avere le cose.

    3. @Leo. Hai scritto una cosa sufficientemente significativa, ma non so in quanti l’abbiano colta.
      Detto ciò, mi esimo dal commentare anche in questo post, come in quello precedente di Chiara, prima per non replicarmi su alcuni concetti, e poi perché impantanarsi è logorante 🙂
      Mi chiedo però, fra tutti quelli che hanno commentato nei due post, quanti di loro abbiano mai visto come viene fatto un gelato all’interno di una gelateria.

    4. 1. un buon gelato industriale giocoforza sarà sempre peggiore di un buon artigianale. Freschezza vince (se sono buoni, l’artigianale è più fresco)
      2. dipende. Che non piaccia alla massa potrei essere d’accordo
      2A anche gli addensanti possono essere naturali (carruba, guar, kuzu, tara, ect…)…qualcuno considera ingredienti ‘naturali’ pure le fibre
      3. scelte, un gelato appena mantecato ha una struttura (cristalli) non stabilizzata che non piace a tutti (i gelatieri, più che i clienti)
      4. potrei sostituire pure la chiara d’uovo con una meringa all’italiana
      8. d’estate il 20% di vendite di gusti alla frutta sale a percentuali maggiori
      9. mi pare un po’semplicistico. Se insieme al latte fresco usi grassi vegetali, aromi e quant’altro … il gelato non è buono di sicuro
      11. sullo standard sanitario sono d’accordo. Sulla qualità media delle gelaterie italiane ognuno ha i suoi parametri di valutazione…
      12 dire BASI non vuol dire NULLA.
      ce ne sono pessime ad alta e bassa grammatura (come ingredienti), così come alcune (la netta minoranza) con etichette pulite.

      Chi è capace (perchè bisogna avere un minimo di professionalità), ha voglia di sbattersi (perchè si perde più tempo) e vuole offrire un prodotto superiore (o quantomeno un prodotto ‘suo’) NON le usa

    5. @Soban
      Grazie per la solita chiarezza.
      @Antò
      Per giudicare un film deve aver assistito alla produzione di un lungometraggio? E per un opera lirica? Si dà il caso che
      Il gelato l’abbia visto fare e inoltre, mi baso sul mio gusto , che difficilmente mi inganna. Mi sento meno ingannato a mangiarmi un Haagen Dasz, piuttosto che un finto artigianale, la lista ingredienti è a ma disposizione e lo pago meno.

  6. In Italia il gelato artigianale non esiste. Nessuno può scrivere gelato artigianale perché non é definito per legge cos’é artigianale é stato fatto per la birra ma con criteri che con l’ artigianalitá non hanno nessun nesso. Ma solo per accontentare i birrai. Esistono gli artigiani ai quali é consentito per legge usare preparati per fare il gelato. Non é scritto da nessuna parte che devono usare solo frutta fresca o che se non lo fanno sono sanzionati. Per quanto riguarda i controlli finiamola di dire cose che non hanno un riscontro con la realtà. L’ ITALIA HA UN NUMERO DI ADDETTI ALLA SICUREZZA CHE È MAGGIORE RISPETTO A TUTTI I PAESI EUROPEI. ABBIAMO 400 OPERATORI OGNI 100.000 ABITANTI CONTRO I 300 DEGLI ALTRI E IN ITALIA SÌ FANNO IL DOPPIO DEI CONTROLLI FISCALI DEGLI STATI UNITI. Il problema é che da noi i controlli si fanno a strascico e senza criterio e ci sono troppe leggi e regolamenti. Credete che in America o in Germania stabiliscono per legge come deve essere fatto il gelato artigianale o la torta artigianale al formaggio? Credete che in America discutono in parlamento per fare l’ ordine dei pizzaioli o dei gelatai? Ma veramente pensate che la burocrazia e il pezzo di carta, l’ ispettore a cui poi bisogna pagare lo stipendio oltre alla bustarella che non potrà mancare ci salverà? I due cioccolatai americani che dichiaravano di usare le fave e invece usavano i preparati secondo voi hanno ricevuto la visita della Nsa? No hanno ricevuto lo sputtanamento planetario salvo poi aprire un altro negozio.

    1. Il dato sul numero degli addetti mi ricorda quello delle forze di polizia, poi hai voglia ad aspettare quando li chiami….poi c’è da vedere quanti sono in giro a controllare, intanto come minimo girano in coppia. Per quanto riguarda l’argomento leggi, ha sicuramente ragione, in Italia ne abbiamo troppe, ma attenzione che la maggior parte di ispettori che girano approfittano di questa situazione, atteggiandosi a piccoli duce controllando le scartoffie e nella maggior parte dei casi senza la minima idea di quello che significa produzione alimentare. Anni fa dovetti spiegare io ad una dottoressa gli accorgimenti necessari per ovviare al rischio Anisakis. Un altra volta mi si è presentata la forestale per chiedermi se avevo ancora confezioni di un piatto pronto surgelato che conteneva un peperoncino contaminato, gli risultava che avessi acquistato il prodotto tre anni prima, e si sono stupiti che non ne avessi più ! Sono questi i controlli? Ma mi faccia il piacere….

  7. e spendeteli 250 euro per la macchina per fare il gelato,
    credetemi è l’unica soluzione.

    1. Commento centrato, poi chi compera le macchinette per casa , visto che con le ricette naturali il gelato non piace
      vanno a chiedere gli ingredienti peccaminosi agli amici
      gelatieri.

  8. Non per fare il guastafeste, ma credo sia il caso precisare una cosa.
    Quando si utilizza un prodotto DOP o IGP come ingrediente caratterizzante per un prodotto trasformato come è il gelato, per poterlo citare è necessaria l’autorizzazione del rispettivo Consorzio di Tutela.
    Ad esempio, se faccio un gelato al pistacchio utilizzando del Pistacchio Verde di Bronte IGP o una pasta pronta prodotta con Pistacchio Verde di Bronte IGP, per chiamare il mio gusto: gelato al “Pistacchio Verde di Bronte”, devo chiedere l’autorizzazione al Consorzio di Tutela del Pistacchio Verde di Bronte IGP ed adempiere agli obblighi previsti.
    La mancata autorizzazione, in caso di verifica, comporta una sanzione di 5.000 euro (art. 1, comma 1-c DLgs 297/2004).
    Sapevatelo!

  9. Comunque, per rispondere al titolo, ad usare le basi sono gli artigiani.
    Punto.
    Ed in un numero di molto superiore al 65%.

    Mi piacerebbe avere un dato più preciso.

    Se parliamo di “pronto frutta”, in pasta o in polvere, forse il dato del 65% è realistico.
    O forse sono solo io particolarmente sfortunato.

    Ps: riflettevo. Ma Dissapore, che puntualmente a gennaio dedica due o tre articoli al Sigep, andando li a pubblicizzare la propria top100, che addirittura in un articolo ha usato una foto in cui la scrita “fabbri”la fa da padrone, si è mai chiesto cosa cavolo mai vendano quegli stand superaffollati che riempiono quei capannoni?

  10. Che ingenuo… ed io pensavo che alla vostra domanda avrebbe seguito una lista di importanti e meno importanti gelaterie che usano le basi, su su sbilanciatevi, siete abbastanza forti per farlo.

    Alla GDF ed allo stato manca l’organico per i controlli…? ma per favore, chissà perché, ma per divieti di sosta la domenica pomeriggio in città deserte e per eccessi di velocità in aperta campagna non manca mai l’organico.

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