Tre ragazzi italiani vogliono far soldi con un avocado bar a New York

La chiamano febbre verde. E’ la mania per l’avocado, il  morbido frutto tropicale dal retrogusto di mandorla che ha conquistato ormai tutte le cucine, sia  casalinghe che professionali.

Ma si può fare fortuna con un locale dedicato solamente all’avocado?

Sembra proprio  di sì. E e provarlo sono  tre ragazzi italiani, Francesco Brachetti e Alberto Gramigni, di Prato, insieme all’amico modenese Alessandro Biggi, che hanno aperto il 10 aprile  “L”Avocaderia”, a Brooklyn (e dove altro?), proponendo il burroso frutto tropicale in ogni modo possibile e immaginabile.

E solo nella prima settimana sono stati ben  1500 i clienti che si sono messi in fila per gustare i piatti a base di avocado serviti nel piccolo locale decorato con piastrelle marocchine, facendo guadagnare ai tre giovani soci persino l’attenzione del New York Times.

“Sì, è vero, siamo partiti forte” –ammette Alberto–. Nei primi due giorni abbiamo fatto sold-out, adesso puntiamo a stabilizzarci per poter programmare con calma. Se le cose andranno bene, ci piacerebbe fare dell’Avocaderia un marchio e aprire altri locali a New York e sulla West Coast».

Nel locale, dove i prezzi non superano i 12 dollari, tutti gli avocado arrivano da un’azienda biologica del Michoacàn, regione messicana molto vocata, e vengono serviti sotto forma di pietanze o bevande: panini, insalate, succhi o piatti molto richiesti come il ceviche di tonno e avocado, per soddisfare andare i gusti di tutti, in particolare dei palati vegetariani e vegani.

Sulla pagina Instagram del locale fa bella mostra di sé il menù della prima settimana:

A tale repentino  successo non è estranea l’abilità imprenditoriale di Biggi, che a trent’anni, dopo gli studi alla Bocconi, ha già portata a casa una serie di successi: appena 26enne, a Treviso, ha aperto “20lines”, una startup che permetteva a autori e lettori di interagire, i primi proponendo un incipit che gli altri dovevano poi  terminare, creando storie di sole 20 righe.

L’idea è piaciuta molto alla casa editrice Harper Collins –proprietà di Rupert Murdoch– che ne ha acquistato i diritti.

In seguito, Biggi ha creato a Seattle, dove si era trasferito, un’altra piattaforma, Zoopa, destinata alla creazione di video pubblicitari.

E adesso, l’avventura dell’Avocaderia, con ulteriore trasloco a New York:

“La differenza, lì, a Brooklyn –racconta Biggi– è il volume degli investimenti.

La food hall dove abbiamo aperto noi fa parte di un grande complesso ex industriale dove ha investito pesantemente la società già proprietaria del Chelsea Market a Manhattan.

Gli ambienti industriali – continua Biggi – sono stati trasformati in spazi per professionisti e creativi, alcune migliaia di persone che sono il nostro bacino di clienti. I proprietari dell’area ci facilitano perché noi, insieme ad altre realtà simili, siamo per loro un servizio che offrono ai loro clienti”.

Un servizio basato sul frutto più amato del momento, l’avocado.

[Crediti | Link: New York Times, Gazzetta di Modena]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

6 maggio 2017

commenti (4)

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  1. Ciao Cinzia,nonostante i tuoi articoli siano sempre ben fatti,competenti,e sopratutto quasi mai monotematici,in questo caso si sente forte la mancanza di immagini fotografiche. Comunque complimenti si evince che fai questa professione con passione.

    1. Pierluigi, grazie, ma la questione immagini non dipende da me, ognuno ha un ruolo. Ma grazie per il tuo apprezzamento, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Grazie davvero.
      Cinzia

  2. Penso che agli americani gli puoi rifilare a caro prezzo qualsiasi cibo in voga in questo momento, basta chiamarli “superfood” e i pesci si attaccano all’amo immediatamente.
    Buon per loro comunque.

    1. Mica solo loro, comunque.. tutto il mondo è paese. Anzi, da noi fa pure più presa perchè è in inglese…;-)

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