1° Campionato italiano della pizza: Starita a Materdei vs Di Matteo

Tutti fissati con i ristoranti stellati e nessuno che si occupi seriamente di pizza. Pizza che invece, specie nella versione napoletana (o simile), ha bisogno del suo Campionato. Non di quelli che strombazzando acrobazie e volteggi tipo concorso ippico. Un campionato per assegnare lo scudetto della pizza.

Così abbiamo: 1) diviso l’Italia in due parti, la Campania, terra d’elezione, e le altre regioni; 2) selezionato 32 tra le migliori pizzerie nazionali, 16 per parte; 3) realizzato un tabellone che dopo 4 turni di scontri diretti stabilisca il N°1 per ogni parte. La quantità di pizza mangiata dagli editor di Dissapore è come potete immaginare, inimmaginabile, ma oggi finalmente possiamo iniziare. Nel primo scontro si affrontano le pizzerie napoletane Starita a Materdei e Di Matteo ai Tribunali. Divertitevi!

STARITA A MATERDEI

Per raggiungere Starita, una delle pizzerie storiche di Napoli, devo salire a Materdei, rione sospeso tra la parte bassa della città e il quartiere collinare del Vomero. Aperta nel 1901 e ormai alla quarta generazione, all’inizio è “Cantina e Cucina” consacrata ai piatti della tradizione popolare. A partire dal 1948 diventa la pizzeria friggitoria che conosciamo oggi.

Sulla destra dell’ingresso fa bella mostra di sé il forno a legna mentre nella sala è impossibile non notare le locandine de “L’oro di Napoli”; la pizzeria è sata il set del capolavoro girato da Vittorio De Sica e interpretato da una voluttuosa pizzaiola di nome Sofia Loren. Interni in stile rustico, volte con mattoni a vista, pavimento in cotto e tavoli vestiti di rosso e panna.

L’offerta di pizze è ricca, non mancano classici come i fritti e la pizza ripiena. Ordino una margherita con bufala:

Aspetto visivo: più piccola rispetto alle misure convenzionali, la pizza ha il bordo spesso, molto alto e la superficie maculata a chiazze.
Cottura: all’esterno sembra omogenea, ma alcune parti della pasta sono più cotte delle altre.
Impasto/consistenza: il cornicione (bordo) è compatto e croccante, la pasta densa e robusta, gli alveoli soffocati.
Leggerezza/digeribilità: poco digeribile, meno spugnosa e leggera del previsto.
Sapore: molto gustosa, prevale il sapore del pomodoro, decisamente buona la mozzarella di bufala.
Birre/Vino: ampio spazio alle birre bavaresi, Paulaner in primis. Limitata l’offerta dei vini.
Servizio: veloce, la pizza arriva pochi minuti dopo l’ordine. Le tovaglie sono di cotone, i bicchieri di vetro.
Prezzo al momento della visita: € 4,50.
Giudizio: una pizza fiera, quasi spavalda, bordata da un vistoso cornicione nel ruolo dell’attore protagonista. Gustosa e saporita, delude nell’impasto. Lascia una sensazione di pesantezza.

Esco dal locale soddisfatta solo in parte e vertiginosamente sazia.

Pizzeria STARITA a Materdei, Via Materdei 27, 28 – Napoli. Tel. 081.5573682.

Prezzo medio: € 10,00
Voto: 76/100

Antica Pizzeria e Friggitoria Di Matteo

Da Materdei scendo in Via dei Tribunali, uno dei fulcri della Napoli popolare, e arrivo in un’altra pizzeria che ha fatto storia: Di Matteo. Inaugurata nel 1936, sforna le stesse pizze di un tempo. A differenza di altre zone napoletane, la pizza di Via dei Tribunali (e dintorni) ha le sue proprie peculiarità. Nasce come cibo di strada, è la pizza che il popolo mangiava piegata a portafoglio, ancora oggi Di Matteo conserva il piccolo chiosco fuori dall’ingresso, dove serve l’energico street-food apprezzato anche dall’ex presidente americano Bill Clinton durante il G7 del ‘94.

Il locale si sviluppa su due piani, all’entrata sulla destra c’è un grande forno a legna e in fondo sulla sinistra una piccola sala. Al secondo piano, l’ambiente è grande e affollato, con arredi in legno e la paglia delle sedie in risalto. Mi accomodo e ordino la solita margherita con bufala.

Aspetto visivo: il disco è ampio e schiacciato, il bordo minuto, c’è meno spazio per il cornicione. Assente l’effetto maculato in superficie.
Cottura: corretta in tutte le parti.
Impasto/consistenza: soffice e morbido.
Leggerezza/digeribilità: piacevolmente digeribile.
Sapore: non molto pronunciato, delicato, ma correttamente diviso tra gli ingredienti.
Birra/Vino: poco assortimento, sia per la birra che per il vino.
Servizio: rilassato ma efficiente, un po’ in stile mordi e fuggi: tovaglie di carta e bicchieri di plastica.
Prezzo: € 4,00
Giudizio: pizza sottile, grande, anche se il bordo prende meno spazio. Sapore delicato e impasto morbido.

Ho trovato la pizza gradevole e soprattutto digeribile.

Antica Pizzeria e Friggitoria Di Matteo, Via dei Tribunali, 94 – Napoli. Tel. 081.45.52.62.

Prezzo medio: € 10,00
Voto: 86/100

Passa al turno successivo l’Antica Pizzeria e Friggitoria Di Matteo.

[Gli editor del 1° Campionato della pizza sono: Carmelita Cianci, Fabio Cagnetti e Andrea Soban. Immagini: Carmelita Cianci]

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99 commenti a 1° Campionato italiano della pizza: Starita a Materdei vs Di Matteo

    • Le pizze fritte migliori le fanno sempre a Napoli, ma non nelle pizzerie “ufficiali” bensì nei bassi dei vicoli che, chi tutti i giorni, chi una-due volte a settimana, adibiscono la propria abitazione a pizzerie “home made”, unicamente di fritto. Resta uno dei migliri la buonanim di Don Ciccio ai quartieri spagnoli, a ridosso di piazza Carità.

  1. Questo è il dissapore che mi piace, no Ferragni e sciacquette simili
    Non sono napoletano,ma stra adoro la pizza se ben fatta

    Seguirò il campionato minuto per minuto, come la Ferrari :)
    Per il Nord credo che in lizza ci sarà sicuramente Bruno De Rosa

    grazie alla redazione

  2. Davvero fantastica l’idea del campionato, suggerisco anche di provarlo per il gelato. La domanda però sorge spontanea: la pizza scelta sarà sempre la stessa in tutte le pizzerie?
    Aspetto con ansia le squadre romane

  3. Bello questo compionato :D
    Son curioso di vedere i partecipanti non campani.

    Personalmente da di matteo preferisco i fritti (clamorosi!) mentre la pizza non dico che da starita sia migliore, ma da di matteo mi ha un po’ sempre deluso.

  4. l’aspetto della piizza di Starita è più invitante ma dirò tutta la vita DI MATTEO. ho abitato per tanti anni a piazza San Gaetano, la pizza a portafoglio era lo snack delle 11 e anche del pomeriggio. E poi il fritto misto di panzarotti e ciurilli. Il marmo bianco o rosato sempre ma sempre “insevato”

  5. complimenti per la scelta della margherita con bufala, che secondo me è la pizza perfetta in assoluto. la regina di tutte le pizze :-)

  6. Quale che sia la pizza vincitrice, la pizza ben fatta NON deve:

    1. farti venire voglia di bere una damigiana d’acqua alle 3 di notte
    2. farti sentire gonfio come una mongolfiera.

    Il primo difetto è dovuto ad un eccesso di sale, problema frequente nelle pizzerie, non si sa se per invitare la gente a bere di più o perché il pizzaiolo ha la mano pesante.

    Il secondo difetto è dovuto ad un eccesso di lievito, problema riconducibile al fatto che fanno lievitare l’impasto in troppo poco tempo, compensando le ore con un’aggiunta di lievito.
    Per un chilo di farina basta e avanza un grammo di lievito.
    Avete letto bene, un grammo, non due cubetti da 25.

    Questo per dire che il giudizio finale sulla miglior pizza magari richiede una notte di decantazione per vedere gli effetti collaterali :-D

    Io me la faccio nel mio forno a legna e non ha nessuno di questi due difetti, ma l’impasto lo preparo almeno 24 ore prima e a volte anche 48 e se passa la notte prima in frigo viene ancora meglio.

    Dopo di che l’altro 50% lo fanno gli ingredienti di qualità, come sosteneva il signore Lapalisse.

  7. La napoletana se fatta ad arte non deve dare problemi di digeribilita’ cosi’ come ogni tipo di pizza, il discorso sete arriva anche quandi un impasto non è correttamente maturato e gia’ in bocca risulta pesante , si appallottola e non si scioglie , ti da un senso di sazieta’ immediato ….
    La pizza non è difficile da giudicare ma spesso tanta , troppa , gente usa come metro di giudizio solo la quantita’ e qualita’ dei condimenti , l’impasto è la base fondamentale dalla quale partire . Un impasto ben condotto pero’ non è facilissi mo da trovare ultimamente… perchè presuppone orari a volte scomodi per chi deve prepararlo ( molto piu’ comodo impastare in 4 ore e cuocere : ) )

    • Se posso aggiungere, una volta definito che l’impasto e’ ottimo, non bisogna dimenticare l’equilibrio complessivo della sua consistenza rispetto al condimento. Mi sta capitando di trovare ottimi impasti ma che, lavorati sottile perdono di equilibrio con quanto messo sopra. La pizza e’ pizza, nel suo perfetto equilibrio.

      • giusto, condivido appieno. esiste una categoria di “talebani” dell’impasto, poi, sotto (o sopra?) la pizza, niente! nel senso di tanto unto per nulla (leggi olio insapore), pomodori di dubbia provenienza (con occhi a mandorla?), latticini o troppo acquosi, o parenti stretti di certi formaggi che “vogliono dire fiducia”. Insomma, la qualità passa per l’impasto, passa sulla pizza, ma poi, se c’è, non deve restare nella digestione, ma solo nel ricordo di una esperienza sensoriale e, oso dire culturale…

    • ri-amen. l’impasto è la cosa più importante, in assoluto.
      se hai ottimi condimenti ma un impasto mediocre, la pizza nel complesso sarà sempre mediocre.

  8. Non so se i concorrenti per il resto d’Italia siano già stati selezionati.. mi permetto di segnalare, in ogni caso:
    - Don Franchino (Castelnuovo Vomano -- TE)
    - U carrugiu (Albissola Marina -- SV)

    A mio avviso, tra le 10 migliori pizze del territorio nazionale.

    PS
    con dolore ammetto che nessuna delle pizzerie milanesi merita una menzione in un contest così ristretto.

  9. io dopo questo sacrosanto campionato propongo la “Taboo edition” (ossia: definire la pizza del cuore senza dire i nomi soliti): un campionato SENZA i soliti noti, alla scoperta di nomi nuovi, ma nuovi davvero.

  10. Continuo a sostenere che a Roma manca qualcuno che faccia una pizza napoletana ad arte , qualcuno che faccia pizze come Ciro Salvo che per me è il pizzaiolo napoletano piu’ bravo e preparato in assoluto , Roma continua a vivere su pizze romane , e su fin troppo celebrate pizze “via di mezzo” tra napoletana e romana , le pseudo pizze napoletane nella capitale sono gomme vere e proprie …a me viene da sorridere quando penso che la migliore napoletana della mia vita ( compresa la visita a Napoli ) l’ho mangiata in Sardegna , a Cagliari , grazie ad un pizzaiolo veramente bravo che con il suo forno artigianale a volta bassa e la sua passione sforna pizze napoletane cosi’ come dovrebbero essere , una rarita’ purtroppo….

      • No Andrea , non fraintendere la mia considerazione personale , parto dal presupposto che a Roma non si fanno pizze napoletane ma che troppi si fregiano di questo tipo di impasto senza saperlo fare , preferisco nettamente chi fa una pizza come gli pare , ma fatta bene , senza infilarsi in nessuna categoria.
        Io adoro la pizza in modo viscerale , e al di la’ delle mie preferenze personali divido la pizza in ” buona ” e “cattiva” qualunque tipologia essa sia , il mio commento di prima era esclusivamente legato alle pizzerie napoletane e non allo spirito di questo contest che penso sia fatto con uno spirito piu’ ampio :)

        • il problema pizza napoletana = impasto di gomma ce l’abbiamo anche qui in lombardia…..ovviamente non è un problema della pizza napoletana ma di chi vuole farla ma non è in grado……a quel punto meglio una pizza “normale”, che qui viene solitamente cotta a temperature più basse e per qualche minuto in più….

          • A quanto pare è cosa ormai assoldata che fuori Napoli un napoletano non troverà mai una pizza che lo possa soddisfare. Eppure di napoletani emigrati in giro per l’Italia a far pizze ce n’è un bel po’. Possibile che varcato il confine regionale perdano automaticamente le capacità? Sul serio, secondo voi quali sono le ragioni? O c’è anche un po’ di (perdonatemi il gioco di parole) campanilismo? Non penso sia possibile neanche parlare di ingredienti strettamente legati al territorio, perchè sono tutti trasportabili senza che questi perdano di valore. E quindi? Che succede?
            Perchè io a Nuoro ho cucinato lo stesso dei pizzoccheri spettacolari, e ai ragazzi del posto a cui ho dato la ricetta sembravano capaci di riprodurla senza troppi problemi…

          • bellissima domanda Manuel

            L’Italia, come la Germania, gli USA ed il resto del mondo è piena di napoletani (Vietnam compreso) allora perché questi napoletani perdono la capacità di fare pizze buoni fuori Napoli?
            è la depressione?

          • per me c’è una spiegazione.
            premesso che anche a napoli non è che siano tutti dei fenomeni come si vuol far credere. in realtà a napoli quelli che fanno una pizza veramente di qualità e perfetta si possono contare con le dita….
            quindi la probabilità di trovare una pizza napoletana fenomenale fuori da napoli si abbassa ulteriormente.
            ma a parte questo, tecnicamente la spiegazione credo che sia questa: la pizza napoletana ben fatta è una goduria assoluta, ma gli ingredienti in gioco sono pochissimi, le lievitazioni lunghe sono poco gestibili e costose, e la cottura è velocissima.
            questi pochi parametri in gioco fan sì che basta sbagliare qualcosa e di poco e invece che la pizza delle meraviglie si ottiene una pizza sbagliata, e questo è quello che succede spesso in giro per l’italia con la pizza napoletana.
            torniamo al solito discorso, le preparazioni apparentemente più semplici sono in realtà quelle più complesse.
            come dice cracco, gli spaghetti al pomodoro sono un piatto difficilissimo……se lo vuoi fare bene ovviamente.

          • Manuel fai una grande domanda…
            Lo dico da napoletano campanilista, ma allo stesso tempo aperto mentalmente, cioe’, per capirci, uno che un pan pizza di pizzahut lo mangia con piacere. Ma ti confermo che fuori da Napoli (gia’ a Salerno per dire) e’ assai difficile mangiare una pizza allo stesso livello, per dire in costiera la pizza e’ eccellente ma completamente diversa, perche’ fatta con la sugna.
            Il motivo lo ignoro, potrebbe dipendere dal modo di gestire la cottura (tipo di forno, temperatura e modo di cuocerla)e nella scelta di come fare la pizza (morbidezza, spessore) non credo sia un problema di materie prime. Pero’ ti assicuro che non ce ne e’. Le pizze le mangio lo stesso e non rompo i maroni agli altri commensali, ma non e’ la stessa cosa…

          • Hey, pensavo di venire linciato per il tono provocatorio e invece… grazie per le risposte! Confidiamo in Dissapore per la ricerca di una pizza extra-napoletana capace di competere con le partenopee. Ci riusciranno?

          • esiste anche la pizza del Nord, bassa, fina, con poco bordo, stracolma (o meno, a seconda della pizzeria) di condimenti di vario tipo (le patatine fritteeeeeee!!!!!) e preparata da pizzaioli napoletani.

            Fusse che fusse che è il cliente a volerla così?

          • confermo!
            nel mio quartiere il pizzaiolo è napoletano ma la pizza è proprio così, bassa bassa senza cornicione.
            la maggior parte della gente qui (lombardia) è abituata così e la vuole così, soprattutto la gente di una certa età, che non ha mai mangiato la napoletana e non la capisce molto…..
            la pizza napoletana la stanno riscoprendo e rivalutando le nuove generazioni.
            sinceramente, se è ben fatta, non è che faccia schifo eh, io lo mangio volentieri uguale.

          • Andrea, Gianluca

            Forse è bassa perché invece di stenderla a mano, usano la piastra meccanica che la rende sottilissima, non perché i clienti la vogliano così

          • no no, la pizzeria di cui ti parlo stende a mano.
            e dico che molti la vogliono così perchè sento i pareri della gente che vive qui, tipo alcune mie colleghe che mi consigliano una certa pizzeria “perchè la pasta è bella bassa e croccantina, come piace a me”.
            sentito con le mie orecchie e più volte, giuro.

      • Jade purtroppo il problema di questa pizzeria è che fa solo asporto , ma lui è talmente bravo che merita anche solo di prendersi una pizza e mangiarsela li’ fuori sul cartone ( l’ho anche portata a casa e dopo 15 minuti non era gommosa , solo piu’ fredda ma sempre ottima ) , spero che prima o poi riesca a mettere qualche tavolo , ad ogni modo ne ho parlato qui http://www.profumidalforno.it/forum/viewtopic.php?f=19&t=1011 , la pizzeria sta a Monserrato si chiama “Pizzeria Forno Napoletano” , basta un semplice ricerca su Google e si trova , la stra consiglio vivamente

    • Guarda, la pizzeria vicino a casa mia fa davvero una pizza (tipo napoletana) speciale. Ci vengono da Roma (sono un po’ in periferia) per mangiarla. Presa una sola volta, però, perché una margherita normale te la fanno pagare tipo 10€!!!

      Sono stato per lavoro un anno a Napoli e di pizze buone ne ho mangiate, ma questa non le fa rimpiangere, a parte il prezzo praticamente doppio di quanto si paga tipicamente a Napoli. Il ristorante si chiama… posso dirlo? Vabbé è a Vitinia (tra Roma e Ostia). In alto.

    • hai letto il post? non è un contest di sola pizza napoletana.
      altrimenti anche quella di bonci non potresti chiamarla pizza…..
      i tigli dovrebbe entrare di diritto in classifica, così come i sirani, ce ne fossero di pizze del genere in giro…..
      ovviamente andranno nella categoria di destra. resto d’italia, la pizza napoletana è un’altra cosa….

      • La pizza dei Tigli ha smesso di valere la visita circa due anni dopo la prima apparizione televisiva del titolare, la focaccia attuale è indigeribile, anche se gli ingredienti che ci piazza sopra sono ottimi. Validi i dessert .

        • allora ti ringrazio perchè sui tigli non sono aggiornato.
          su sirani invece garantisco che il loro impasto è eccezionale, digeribilissimo, lievitato e cotto alla perferzione.
          solo che i talebani della pizza lo bocciano perchè
          1) la pizza costa parecchio
          2) oVVoVe, è cotta nel forno elettrico. ma secondo me è proprio il punto di forza del loro tipo di impasto, che non potrebbe essere così perfetto nel forno a legna.
          ovviamente la pizza napoletana DEVE essere fatta nel forno a legna, ma loro non fanno pizza napoletana, è questo il punto…..
          i tigli invece usano forno a legna ma da quel che mi dici, appunto, non è per forza sinonimo di qualità…

          • mai stato da Sirani Gianluca,ma vorrei andarci, solo che di questi tempi :(

            Chi c’è stato ha speso più di 40€ a testa e per quanto sia buona sono troppi

            Non c’è bisogno di essere talebani per constatare che alcuni prezzi sono assurdi, non alti, è più caro del già caro Padoan

          • si hai ragione non è di certo abbordabile se vuoi spendere poco, però io non lo ritengo nè assurdo nè caro, è semplicemente costoso.
            puoi spendere anche qualcosina di meno di 40 a testa, dipende che pizza scegli.
            i prezzi sono alti perchè su una pizza puoi trovare 8 gamberi crudi (prova a ordinare 8 gamberi crudi in qualsiasi ristorante di qualità e vedrai che spendi di più) piuttosto che astice alla catalana con calamari fritti, ecc….,
            anche gli antipasti sono molto sfiziosi.
            per andare da sirani bisogna entrare nell’ottica di una spesa da ristorante e non da pizzeria, infatti non c’è un forno a vista, non c’è un pizzaiolo, le pizze arrivano da una cucina e sono fatte da uno chef….
            è un modello di ristorazione innovativo, diverso da tutto il resto.
            poi ovviamente può piacere o meno, per me è veramente valido ;-)

          • spero sinceramente non prendano il sopravento, per quanto sia come te un appassionato di cibo e ami le cose fatte bene

            Non vorrei trovarmi tra qualche anno a dover spendere cifre assurde per mangiare una pizza buona con l’alibi della qualità, presunta o vera che sia

            Qui siamo a cifre assurde, altroché Gianluca

            Da Bonci la pizza al taglio costa addirittura 40 €/kg!!!

          • per capirla bisogna provarla.
            se pensi alla pizza come la intendiamo solitamente, ti sembra una cifra assurdo, ma questa è ua’altra cosa.
            non è che la puoi prendere da asporto, non c’è il pizzaiolo, c’è solo lo chef.
            si mangia a degustazione, una pizza in due potrebbe già bastarti, due in due fai fatica a finirle, ma non perchè siano pesanti o poco digeribili, ma perchè ti saziano molto.
            io piuttosto che spendere 40 euro in un ristorante anonimo, vado da sirani, per dire.
            se poi voglio fare una pizzata con gli amici, non andrei mai da sirani.
            quindi tranquillo, non prenderà mai il sopravvento, perchè non è una pizzeria in fin dei conti e poi siamo alla nicchia della nicchia, caso unico in italia ;-)
            e poi le pizze più semplici partono da 18 euro, per assurdo se bevi acqua e vuoi toglierti lo sfizio di provare il loro impasto te la cavi anche con 25 euro.
            certo se vuoi mangiare l’astice no, ma non ti servono astice congelato, sia chiaro ;-)

        • provata due mesi fa,non so cosa ci sia d’indigesto nell’imapasto di Padoan, qui parliamo di eccellenza, sia nell’impasto che negli ingredienti, altroche

  11. Da Starita non ho trovato la pizza così “indigesta”, anzi, tutt’altro, anche dopo vari antipasti fritti (angioletti? montanarine?) Da Di Matteo non ci sono stato e non so dire.

  12. Tra gli sfidanti de “il resto d’Italia” conto di vedere la pizza di Baffetto in Via del Governo Vecchio a Roma. A mio parere non teme rivali!
    P.S.: W la pizza romana!

  13. Mi sembra nessun abbia nominato gli ingredienti

    Sarebbe molto interessante oltre che segno di trasparenza, scrivere gli ingredienti usati.
    Nessun segreto da svelare, come il nome del fornitore, ma le caratteristiche principali vanno scritte

    Specie di pomodoro usato per la salsa, oppure quali pelati sono stati usati, biologico o meno, zona di provenienza, coltivato in serra o meno
    Mozzarella, luogo di provenienza, latte

    sono secondo me importanti

        • Io direi che è demenziale, oltre che fastidioso, anche perchè vorrei sapere cosa significa esattamente, “biologico”, detto di un prodotto.

      • come spesso accade su questo forum bisogna ripetere un milione di volte le stesse cose

        Ovvio che biologico non è il vino o il pomodoro, ma l’agricoltura, ovvero quell’insieme di pratiche che hanno portato al concepimento di tal frutto

        Non conta niente essere biologico dal punto di vista organolettico? allora provate a fare una statistica, assaggiate un campione rappresentativo di dieci pomodori biologici e dieci non e ditemi se non ci sono differenze organolettiche

        • a conti fatti, è molto più importante la varietà del pomodoro o i metodi con cui è stato conservato dalla distribuzione, piuttosto che le metodologie con cui è stato coltivato.
          ossia è più importante avere un san marzano che un “pomodoro biologico”. è più importante che quel pomodoro non sia stato messo in frigorifero (le basse temperature uccidono una parte importante degli aromi e ne modificano la consistenza) piuttosto che “il pomodoro biologico”.
          il mercato è ormai pieno di prodotti biologici che costano il doppio e che magari non sanno di niente. spesso biologico si riduce tutto a una questione di marketing.
          insomma la certificazione “pomodoro biologico” di per sè significa praticamente nulla, se non analizzi tutto il resto.

          non serve ripetere cose inesatte milioni di volte, basterebbe informarsi meglio prima di intervenire.

          • Leggo Bressanini spesso e senza vantarmi penso di capirlo meglio di molti altri suoi lettori

            Il nostro palato, come il nostro naso è molto più sensibile di molti strumenti di laboratorio, soprattutto sulla complessità dei sapori e sulla loro amalgama.

            Voglio restare pacato nello stile, so bene che mettendo gli ortaggi e la fritta in frigor questa perde in consistenza e sapore, tanto più se sottoposta a vari cicli caldo/freddo come nei supermercati,ma partendo dal frutto fresco, ovvero il pomodoro appena raccolto, e della stessa specie (ad esempio un cuore di bue) prova ad assaggiare un bio ed un non bio e dimmi se il sapore è lo stesso.

            finito il discorsi bio non bio, ripropongo d’inerire gli ingredienti quando si parla delle pizze, mozzarella in primis.

          • premettiamo una cosa, quando si sbandiera il “pomodoro bio” lo si fa più che altro per ragioni di marketing, perchè non viene garantita la qualità o il fatto che il pomodoro sia raccolto maturo o il fatto che non abbia subito il ciclo del freddo. tutte cose che a conti fatti influiscono molto di più ma che hanno meno potere emozionale e quindi meno influenza sul consumatore.

            ora, supponiamo quello che dici tu, stesso pomodoro raccolto e conservato correttamente, bio vs non bio.
            ognuno è libero di credere ciò che vuole, eppure oltre a Bressanini, che ha analizzato SOLO centinaia di studi pubblicati, ci sono anche altri studi recenti che affermano esattamente il contrario di ciò che dici tu

            http://ambientenatura.myblog.it/tag/daily%20express

            ora, io non voglio dire che ciò che dici tu sia SEMPRE falso, ma sicuramente che in base a tutti i test fatti non è SEMPRE vero……

            sicuramente so che scrivere “pomodoro bio” tralasciando tutto il resto è assolutamente privo di significato, ed è quello che sul mercato succede almeno nel 95% dei casi…..

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