A quale campionato è iscritta La Scaletta di Milano?


Letture al ristorante La Scaletta di Milano

L’importante è capire a quale sport stai giocando. Dopo puoi decidere a quale campionato iscriverti.

Ora sono il cronista del Campionato dei Locali di Successo, e vedo un locale pieno di tavoli da cinque, sei persone, nonostante l’epopea del parcheggio ed il brusìo che si trasforma in un rombo che pare la carica dei 600 di Balaclava. Vedo la bella gente che mangia con gusto e ride di gusto, vedo i trend-setter con la tracollina sul maglione rosa che girano il vino nel bicchiere swish swish, vedo i VIP-watchers darsi di gomito quando arriva Jovanotti. Vedo i tre fratelli che gestiscono il locale muoversi con sicurezza, precisi, rapidi, senza sbavature. Vedo dei professionisti al lavoro che menano fendenti per l’aria. Sento una granuola di Tuttobène?, e sento il popolo rispondere felice. Vedo un conto educato, vedo vini in carta con il numerino di fianco plausibile, vedo una bella impresa macinare fatturato, vedo degli imprenditori di successo.

Ora sono il cronista del Campionato dei Locali del Gusto, e vedo la Minuta delle Vivande nascosta nei libri raccontare un menù degustazione di tre antipasti in sequenza e piatti dai nomi melodrammatici. Leggo dello stinchetto di maialino, dell’ombrina cotta sulla sua pelle e il capretto cotto a lungo. Assaggio questo piatto saporito e intensamente terricolo, con la soffice carne bianca del pollo più buono che abbia mai mangiato: avvolta dalla lieve crostina sfrigolante, il profumo di rosmarino, l’ottima purea di ceci. Poi apro gli occhi e mi accorgo che è un tentacolo di polpo. Apprezzo il sapore di mare sparato tra i fagioli dalla burrida di seppie, basisco di fronte alla nebbiosa banalità delle noci di capesante di balenga cottura, perplimo sugli spaghetti trafilati di fresco alle canocchie, m’annoio sul trancio di branzino vagamente cotolettato, m’arrendo al dolce di nocciole con tracce di semifreddo e una vetrificazione di caramello. Diaccio al silenzio che cala sul tavolo quando lo chef viene a chiedere – ancora – Tuttobène?

Ora cammino con le mani affondate nelle tasche nella notte traslucida, camminando i due chilometri che mi separano dalla macchina automobile. Io ficcanaso gurmè, scuoto la testa moderatamente scontento, incapace di trovare un motivo per tornare.

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La Scaletta
Piazzale di Stazione Genova 3
Milano
0243986316

www.lascalettamilano.it
Degustazione di sei piatti, 45 euri. Un 50 alla carta
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51 commenti a “A quale campionato è iscritta La Scaletta di Milano?”

  1. Bacco Bacco commenta:

    uff scampato pericolo ;-)

  2. v. v. commenta:

    Ora mi vedo sedermi curiosa comunque e strabuzzare gli occhi sull’”Alberone” e, come vampira inseguita dall’aglio, guadagnare la porta.

  3. v. v. commenta:

    ah, *balenga* mi piace tanto :)

  4. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Stamane attenderò ai miei servizi con rinnovato vigore ed entusiasmo dopo aver letto una coniugazione del verbo “perplimere”, baluardo linguistico del reggista de paura, il grande Rokko Smitherson.

  5. francesco francesco commenta:

    critici gastronomici improvvisati………….
    complimenti per la vostra critica banale
    e probabile però che siate voi a capire poco di cucina
    noiosi

  6. Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    Sottoscrivo. Provato una sera d’inizio luglio: nessuna ragione per tornarci nè per consigliarlo.

  7. Al. Al. commenta:

    Su francesco ci dica veramente chi è.

  8. manolo manolo commenta:

    io sono il titolare della scaletta
    vergognatevi .

    • Leone Leone risponde:

      Non conoscendo il ristorante mi astengo da commenti al riguardo..

      Non trovo invece ragioni per le quali l’autore dovrebbe vergognarsi..Non mi sembra ci sia niente di offensivo nell’articolo..Se avessi io un ristorante sarei bel felice di avere un articolo su un blog così importante..Non sono di Milano, sennò confesso che a questo ristorante ci andrei, anche solo per curiosità..

      Saluti

  9. alfieri andrea alfieri andrea commenta:

    Sinceramete io cerco di non commentare mai niente sui miei colleghi sopratutto illustri colleghi come i ragazzi della Scaletta che ormai sono un punto di riferimento della ristorazione milanese
    Però io da parte mia da umile bruciapadelle che ha avuto mille critiche anche pesanti non ho mai denigrato chiunque persona scriva o commenti il mio operato io parto dal presupposto che se un cliente non si è trovato bene è perchè probabilmente in quella occasione ho toppato io per mille motivi che non è neache il caso di spiegare al cliente perchè tanto lui ha pagato e se si è trovato male non torna più e ne ha tutti i diritti .

    Proprio l altra sera un tavolo da due dopo il conto mi ha detto che erano stati i soldi peggior spesi nella sua vita perchè aveva aspettato 25 min il secondo d’ altronde sono andato nella Mer@@(i colleghi sanno cosa vuol dire ) ;-) però lungi da me l idea di attaccarlo o di cercare di avere ragione .

    Però io ripeto sono un novello della ristorazione e sicuramente avrò da imparare mille cose ma su quello del rispetto del cliente che si trovi bene e sopratutto che si trovi male non transigo .

    Forse io sarò sbagliato infatti sono più bruciapadelle che ristoratore non ho pieno tutte le sere ………forse se fossi sempre pieno tutte le sere mi comporterei diversamente ma chi lo sà tanto non lo sono ahahahaha

    Buon lavoro ai miei colleghi e buona scrittura a voi di dissapore

    • VignereiMaNonPosso VignereiMaNonPosso risponde:

      credo che Alfieri abbia ragione
      L’invito che faccio a Manolo è quello di trovare modi più costruttivi e garbati di rispondere a delle legittime quanto soggettive critiche al suo lavoro. E glielo consiglio proprio perchè giovane e con tanta strada ancora da fare. Così, si brucia

    • Chefclaude Chefclaude risponde:

      Bravo, ti quoto in pieno. Se qualcosa è andato storto nel servizio siamo i primi a saperlo, è inutile nasconderci.
      Le pippe mentali su ciò che non va bisogna che ce le facciamo prima noi.
      E basta con questa storia che le critiche le devono fare solo i competenti, i qualificati, che chi non ha gradito è sempre in cattiva fede, ecc.
      Chi recensisce è un cliente come un altro: io mi faccio il c. per farlo stare bene, e lui spende i suoi soldi.
      Io sto lavorando, ma anche lui i suoi soldi se li sarà guadagnati, e se viene da me li investe nel mio lavoro.
      Il resto, anche quando a dirlo sono gli stellati o i forchettati, e non gli “ehm, chef” sono tutte cazzate.

  10. Leonardo Romanelli Leonardo Romanelli commenta:

    Spesso i critici ci mettono la faccia. Non capita nelle guide, oggi indirizzate nel non parlare male di un locale, magari ignorarlo, ma nei blog sta diventando abituale. La guida non ha interlocutori diretti, il ristoratore non può portare le sue ragioni a discolpa, e quanto scritto rimane un anno: queste le motivazioi che portano a non parlare di un locale. Nel blog il ristoratore può rispondere e diventa un confronto costruttivo: se alla critica motivata si risponde con astio, nessuno cresce, il dibattito si arena e non si fa un servizio ne’ al lettore, ne’ al ristoratore

  11. Giuliano Abate Giuliano Abate commenta:

    Credo che il punto di partenza di questa critica sia corretto e rispettoso:il successo commerciale di un locale, le capacità imprenditoriali del titolare, la perfetta organizzazione sono fatti tangibili e insindacabili.
    E il nostro Caffari ha riconosciuto questo, appunto, prima di ogni altra cosa.
    Il resto è legittimo diritto di critica. Punto.
    Difficile pensare di crescere con sole pacche sulle spalle…i calci nel culo fanno arrivare sicuramente più in alto.

  12. silvia silvia commenta:

    se “manolo” è il vero titolare del ristorante è lui che si deve vergognare!

  13. Nicola Cavallaro Nicola Cavallaro commenta:

    Credo sinceramente con tutto il rispetto che se il Manolo che scrive è il titolare della Scaletta, forse non si è presentato nel migliore dei modi. I complimenti fanno piacere sempre. Le critiche molto meno. C’è modo e modo di controbattere. Io quando leggo che qualcosa non è piaciuto o che qualcosa è andato storto di primo acchito ho una reazione a base di un composto di vaffa e porc etcetera. Poi rifletto, forse a cercar bene la verità è nel mezzo. Ma non vanno sottovalutati mai i commenti di chi si siede ai tuoi tavoli, di qualsiasi natura essi siano. Poi magari dopo aver riflettuto un attimo si accetta la critica che se fatta con cognizione, di certo aiuta a crescere. Non dico mettersi a 90 ma ascoltare, e pensarci quello si.

  14. Al. Al. commenta:

    Se il Sig. Manolo è davvero il ristoratore c’è ben poco da dire. A lui interessa far soldi, non essere uno chef.
    Questo è fatto normale e non ci sarebbe nulla da ridire a riguardo, d’altronde se ogni sera è sold out la ragione è dalla sua.
    Come Vasco Rossi: se riempi gli stadi la ragione è sicuramente dalla sua.
    Non per questo però non possiamo però dire che Vasco non scriva una canzone da almeno 25 anni. E non per questo non posso pensare che quelli che vanno ai suoi concerti abbiano seri problemi di otite.

  15. eggi eggi commenta:

    molto interessante. ma trovo poco opportune solo le ultime parole di Caffari “…incapace di trovare un motivo per tornare” e di Vizzari “..nessuna ragione per tornarci nè per consigliarlo”.
    a me sembra una splendida critica costruttiva m anche un boigottaggio del locale. perciò prima di dire che non esistono motivo di andarci o di consigliarlo… possiamo offrire qualche altra possibilità?
    l’intervento di manolo non é simpatico ma avviene solo dopo l’intrevento di Vizzari.

    • Bacco Bacco risponde:

      ma scusate, il Caffarri della situazione, ha pagato il conto? Pare di si e ne sono convinto, è stato insoddisfatto? No…
      Non può dirlo? E per quale motivo?
      La Scaletta va a gonfie vele? Benissimo navighi senza il Caf non si può mica piacere a tutti no?
      Ma il sacrosanto diritto di opinione ecchecaz…

  16. Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei commenta:

    Sono andato a rileggermi tutta la recensione del Caffarri e, a parte una consueta (e piacevole) ironia di fondo non ho trovato affermazioni sgradevoli di cui vergognarsi.

    Il giovane contitolare Manolo ha fatto un’entrata infelice ma sicuramente, da abile e brillante professionista qual’è, se ne è già pentito..

    L’esercizio della critica è sacrosanto e, per usare un tipo di similitudine tanto cara all’amica Gumbo, se l’ultimo CD di Gigi D’Alessio è in testa alle charts ma a me sfranticchia un tanticchio i cabbasisi posso scriverlo ? poi magari interviene Gigi, o magari un suo fan, che mi chiede perchè non mi è piaciuto e intavoliamo una conversazione sui melodici brani.

    Ecco, ci piacerebbe sapere da un cliente affezionato come è sembrato Francesco i mille motivi (culinari, la gnocca non vale) che lo fanno essere habitué del locale.

  17. giancarlomaffi db9 giancarlomaffi db9 commenta:

    esco dal mio risoluto silenzio per:

    a) stigmatizzare il comportamento di vizzari: non si va in quel ristorante per mangiare. si va per guardare le gnocche altrui e perchè puo’ essere utile per farsi quella che si è portata al seguito( se ancora non…..)

    b) mi piace come scrive caffarri, mi piace molto.
    niente lagna e latte alle ginocchia.
    precisione a raggi laser nel colpire ed affondare dove serve ed ampliare nel meraviglioso quando si deve.

    c) se non si è capito la penso esattamente come loro due.
    e tre indizi, pesanti, fanno piu’ che una prova.

  18. Buauro Buauro commenta:

    Nella guida Espresso 2010 si legge testualmente “In posizione strategica per accedere alla zona dei divertimenti dei Navigli, tre giovani fratelli si danno da fare e lavorano bene. In cucina, realizzando portate semplici, abbondanti e gustose come le frittelle di baccalà o gli spaghettoni con alici, finocchietto e pomodoro; in cantina propenendo una selezione di buoni vini; in sala, garantendo gentilezza e buoni consigli” (per tacer del voto pari a 13.5.

    Non capisco come mai Vizzari sconsigli un locale tutto sommato ben recensito nella guida di cui è direttore. Per quel che mi riguarda ci sono stato giusto due settimane fa e lo ritengo un indirizzo interessante per Milano città… poi De Gustibus… ;)

  19. Stefano Buganza Stefano Buganza commenta:

    Discreta stroncatura. Avevo “La Scaletta” tra i prossimi ristoranti in programma e questa recensione ne affretterà la visita.

    PS
    Il verbo “perplimere” esiste solo nel vocabolario di Rokko Smitherson

  20. effeessegi effeessegi commenta:

    Dubito che Enzo Vizzari avrebbe cambiato opinione se non avesse pagato il conto: no. Ne sono certo. Non credo proprio che abbia necessità di risparmiare 50 euri. O 500. Quindi quel commento se lo poteva(no) risparmiare: aria fritta.
    Alla Scaletta ci si va: per vedere, per farsi vedere o per immaginare che qualcuno guardi. E si sia visti… Tristezza.


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