
giorgia cannarella: Io ho una vera ossessione per
vincenz: Visto che ti stimo,visto che s
Fabio Cagnetti: Mi spiace molto leggere di que
S. Batisti aka schlaks: mi permettevo solo di suggerir

A Tacconotti è probabile che ci si vada per il night club “Vipera“. Dico forse perché non ero lì per quel motivo. Di fianco al locale di belle ballerine slave c’è una trattoria. “Trattoria dei Tacconotti” in via Tacconotti, frazione Tacconotti. O questa parola vi entra nel cervello come un mantra o la dimenticherete per sempre. Siamo a Frascaro, provincia di Alessandria. E’ quella padania meridionale che trova respiro nelle prealpi e nelle alpi, non così distanti. Tutto è immobile come nella lokescion di uno ”"Spaghetti western”. Il caldo non lo manda a dire e la cuoca Anna Ricci aspetta sull’uscio della locanda cercando di intercettare una refola di vento.
Ha le gambe gonfie, Anna. Lei adora stare in cucina, ma quest’afa ti fa venir voglia di bestemmiare il giorno in cui hai deciso di aprire un ristorante. Un dehor da una cinquantina di posti e altrettanti all’interno non appena tornerà il fresco. Una cantina piccola ma ben curata. La passione dell’assistente di Anna, che poi altri non è che il marito Carlo, è il vino. Anzi, il nebbiolo. Il grosso nome non manca per accontentare l’ego del cliente sapientone, ma il sommelier si diverte a raccontarti l’ultima chicca trovata
Tipo la Freisa d’Asti Superiore ” le 3 Seuri”, azienda Tamburnin . Un 2007 da 15 gradi.
Alla faccia del vino fresco da bere!
Un bel “contadinone”, rustico ma sapiente, nel senso che capisci che c’è materia, però un filtraggio in più non ci stava male.
E pur sempre una Freisa!
Niente menù degustazione da Tacconotti.
Tutta la carta è su una pagina, ma ce n’è di roba da scegliere. Alla fine la ditta ti informa che la bottiglia non finita te la puoi portare a casa.
Grazie assai.
Valeva la pena sperdersi nelle campagne dell’Alessandrino per assaggiare le cipolle di Breme in tempura. Che snack sarebbe al posto delle patatine fritte durante la finale dei Mondiali! Dolci e croccanti, e pure rinfrescanti: “sfiziose”.
Anna racconta che se le taglia a fette e se ne mangia un po’ mentre cucina. Un refrigerante naturale, dice. Solo due ettari in tutta la Lomellina, a coltivarle pare siano in tre. Lo chef aveva un negozio di abiti da sposa ad Alessandria, Carlo era un pubblicitario con base a Milano. Via dalle città 13 anni fa per aprire la trattoria a Tacconotti.
Secondo me c’è qualcosa di eroico in questo.
Un male che sembrava incurabile, curato anche con la passione per i fornelli. Anna quando è in cucina giura di non dar peso a nient’altro. Il borbottio di Carlo è un sibilo. Prepara le caramelle in casa per la nipotina, quelle di orzo e le mou. E ha decine di infusi, fatti con le sue piante officinali. Il rosolio ha un colore che ti fa pensare al Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro.
Anna ti parlerebbe di ogni suo piatto per ore, non per egocentrismo gastronomico, perché c’è una storia dietro ogni creazione a cominciare dalla ricerca degli ingredienti. Come le squisite alici fritte di Monterosso, acciughe da queste parti. Conquistate a caro prezzo.
Questi sono gli stampi per i corzetti – o corxetti – pasta tipica di Novi Ligure a forma di medaglione sul quale viene impressa una stampa. Piatto assai profumato nella versione Tacconotti, condito con un pesto di maggiorana. Carlo e Anna mi mostrano i loro timbri in legno di ulivo. Ogni pezzo costa tra le 100 e le 150 euro, con il solito problema delle maestranze in estinzione. Curioso l’intaglio: è il terzo occhio, lo sguardo del Padreterno immortalato sulla pasta.
La cena finisce con una coppa di gelato alla crema con grantina di caffè. Di un giallo carico come l’ovetto che prendevo da bambina. Io non so dirvi se la trattoria Tacconotti è degna rappresentante della cucina liguro-piemontese. Non ho le necessarie competenze. Posso dirvi però che la sensazione di trovarsi dinanzi a un pezzo d’Italia come piace a noi è netta. Quella piccola ma non provinciale, lontana dagli assi viari principali, un’Italia un po’ blues con i campi di grano a portata di mano. E con le ragazze dell’Est affacciate alla finestra, anche loro in attesa di una refola di vento come la cuoca Anna sull’uscio della locanda.
Trattoria Tacconotti, via Tacconotti 17, Frascaro ( AL)
Prenotazioni: +39 0131- 278488
prezzi: tra i 35-40 euro vini esclusi
chiuso il mercoledì
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Il refolo è passato da Casablanca ed è diventato refola, i corzetti credevano di essere genovesi e oggi si scoprono di Novi Ligure, il dehors per il caldo si spoglia e perde una s.
sono le imperfezioni che stonano ma danno vita, a me ricordano le cravatte sbagliate
Erano refusi messi a posta per mettere alla prova il nuovo correttore di bozze.
Andiamo male, le e’ sfuggito “grantina di caffè”.
è tutto molto opinabile il suo commento , mi creda
Brava – c’è dell’anima – !!!
non vedo l’ora di “sperdermi” nelle campagne anche io…
Ho mangiato ai Tacconotti un anno fa e ancora ce l’ho nel cuore quel posto…Con la pancia piena di “rabaton” e di altre squisitezze ci siamo lasciati andare a piacevolissime chiacchere con i locali , in veranda, tra un refolo e l’altro. Il tempo sembrava essersi fermato.
passi per la granitina…
per il resto è tutto da vagliare il fatto che abbiate ragione
dehors in francese è la dicitura esatta ma dehor non è sbagliato in italiano
i corzetti li conosco anche io come liguri ma da una ricerca pare siano originari di Novi Ligure
refola esiste, accezione dialettale forse, ma esiste, e direi addirittura poetica
idem per “sperdermi”, a me piace alla napoletana
si, il correttore di bozze lascia a desiderare
Corzetti: pasta a stampo di origine genovese (intesa come Repubblica di Genova, non come Liguria) che oggi residua in tre “sottotipi” diversi:
nel levante genovese (che storicamente finisce a Sestri Levante, con enclave a Portovenere) sono semplici dischi tondi.
in Val Polcevera (da San Pier d’Arena verso i Giovi) sono dischi tondi “girati” centralmente a mo’ di farfalla.
a NOVI LIGURE sono la pasta più tipica, di tradizione nobiliare\altoborghese come tutta la ricca cucina cittadina (un ricettario locale pubblicato una trentina di anni fa descrive oltre 280 preparazioni, di influenza di ben 4 regioni limitrofe, e con una buona quantità di “originali”).
Lo stampo per prepararli, rielaborato un centinaio di anni fa, prevede il telaio in legno di ulivo, una molla interna alla massa battente di legno intagliato (un tempo si usavano gli stemmi di famiglia) e un anello di bronzo o ottone all’esterno per tagliare la pasta.
Purtroppo lo scorso anno è scomparso l’ultimo artigiano che creava gli stampi, che risiedeva in Viale della Rimembranza, proprio di fronte alla prima casa cittadina di Fausto Coppi.
I condimenti classici dei Corzetti Novesi sono il “tocco” di salsiccia e funghi in inverno e il pesto corto di maggiorana e pinoli in stagione calda (non troppa maggiorana, chè poi diventa amara)
Tutto il resto è fantasia.
Sulla diatriba campanilistico-regionale, direi che la Storia l’ha già risolta: Novi fu legata a Genova fino a quando un politico mandrogno, tale Rattazzi, arrivato a Roma decise che un borgo di umidità zanzare e alluvioni, di poca storia e di poca cultura gastronomica (qui il ricettario originale è quasi del tutto assente) dovesse diventare Provincia.
Fu così che Novi smise di essere Provincia legata a Genova e divenne “zona interstiziale” del Piemonte. La solita prepotenza barbaro-padana.
….Bando ai commenti… il cibo e’ una fiaba, che ha bisogno di tanti elementi, attenzione , cura e amore nel raccontarla.. i gusti, gli odori, i colori dei piatti di Anna sono un continuo perdersi tra ricordi di tempi passati ed innovazione. Nel cuore :il “serio” pesto di maggiorana (detto da una genovese doc che non si risparmia commenti!) o quello di fave con le lasagnette, il vitello tonnato all’antica, e il semifreddo alle spezie.. hanno conquistato cuore e palato!Buon appetito…tra un commento e l’altro!
ho scoperto i corzetti da pochi mesi. Hanno una storia affascinante, a partire dagli incisori che scolpiscono questi straordinari stampi per fare la pasta a forma di medaglioni, fino agli accademici della confraternita che un paio di volte all’anno si riuniscono con mantelli bianchi e piatti scolpiti in segreti ristoranti liguri per gustare il gran segreto di un sapore medievale. Tutto ciò mi ha molto incuriosito e alla fine ho approfondito la cosa: ho scoperto ricette, scultori, libri, chef, studiosi e storici. A questo punto non potevo non averne almeno uno. Ma la cosa più interessante è stata la loro storia che mi ha catturato come leggere una gran bella storia, anche da gustare…