di | mar 26 lug 2011 ore 13:50
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Angoli di street food che solo a Torino: M**Bun e Grom

L’idea mi è piaciuta subito e non vedevo l’ora di provare M**Bun, trasposizione a km 0 del fast food anglosassone. Fosse un piatto dell’aristochef (© Massimo Bernardi) Massimo Bottura, il panino di M**Bun si chiamerebbe “Storia di un manzo piemontese che torna in città vestito a festa” ma qui non ci sono velleità gourmet.

Il locale all’angolo tra corso Siccardi e via Cernaia a Torino è carino, fast ma slow. Resiste il modello della catena replicabile all’infinito ma la personalizzazione è riuscita, fare il verso a McDonald’s suonando il proprio blues è una figata, McDonald’s permettendo. A ogni elemento global (cetriolino finto, Coca Cola, panino vagamente ignominioso, usa-e-getta di minima spesa e massima resa) ne corrisponde uno local, dagli ingredienti alle ricette fino alle stoviglie.

Come d’abitudine ho allestito il mio personalissimo test della digeribilità. I menù costano 9, 10, 11 euro: panino, patate fritte commestibili e bibita. Ho scelto una birra artigianale che viene dalla Val di Susa e si chiama SorA’laMA’. C’erano anche chinotto e gazzosa Lurisia, non mi pare di aver visto Coca Cola. Primo panino il M**Bun, carne e poco altro. Classico, non grasso, gustoso. Seconda scelta il Sensa cognisiun, fassone 100% e bagna caôda. Non da svenire di piacere ma sapori buoni, lo riprenderei sensa esitasiun. Doppia porzione di patate, assaggio di carne cruda nelle tre versioni piemunteisa (olio e limone), franseisa (olio, senape, capperi, acciughe), mediterranea (olio, olive, pomodorini, peperoncino) e seconda birra, questa volta la rossa M**Rusa.

Sono stato previdente e ho skippato l’ora di punta, alle 12 servizio veloce e niente coda. Paghi alla cassa e ti richiamano al bancone attraverso un telecomando a vibrazione. In cucina non c’è la brigata di Ferràn Adrià ma tanti ragazzi, a occhio tutti italiani, che assemblano panini magari con la laurea in tasca. Non mi aspettavo niente di diverso, l’assenza di stranieri in cucina è una diversità rispetto ai fast food ma decido di tenermi alla larga dalla facile sociologia del panino.

Con l’addome evidentemente non ancora logoro sono uscito insieme al mio compagno di merende per entrare nella porta accanto, la porta di Grom. Cambia radicalmente la tonalità di fondo – dal rosso in ogniddove si passa al celeste/bianco/blu – ma non la musica. Tutto è bioqualcosa, il gelato è buono, non dico meglio o peggio della gelateria x, ma buono, fatto spesso con ingredienti provenienti da Presidi Slow Food (in Piemonte capita spesso, e chi lo fa ci tiene a dirlo).

Tra menù di M**Bun gelato del Grom accanto, uno cui piacciono le cose fatte ammodino fa una pausa-pranzo effetto tonico con 15 euro.

Da M**Bun mi sono piaciuti idea e realizzazione, non mi aspettavo per niente la cucina della nonna come altri e più illustri critici, ma un’idea sostenibile alternativa all’originale, così è stato. Intorno a me famiglie, coppiette, donne in carriera, professionisti ben vestiti e turisti. Ho provato a indagare i motivi di una clientela così eterogenea, siamo pur sempre in un’agrihamburgheria, ma come detto era la giornata della sospensione della sociologia da panino, per cui lascio a voi le conclusioni.

Però, angoli si street food così, avercene in giro per l’Italia.

[Crediti | Link: Dissapore, M**Bun, Cibario, immagine: Alessandro Morichetti]

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49 commenti a Angoli di street food che solo a Torino: M**Bun e Grom

  1. avatar jade

    il telecomando a vibrazione l’han copiato da Shake Shack (che saudade…)

    l’unica cosa che non ho capito è: perché la specifica del “tutti italiani” in cucina?

    • avatar gianluca

      personale a km0, local e magari pure biologico :-)

      • avatar jade

        anche un indiano non laureato che vive a Torino sarebbe km 0….

        • avatar Alberto

          Primo un indiano può fare il veterinario con ottimi risultati, ma per religione non può cucinare la mucca, anzi manzo, meglio se femmina e soprattutto se non viene da allevamenti intensivi (“Campi di concentramento” per animali). Secondo la manodopera italiana specialmente in cucina è snobbata da stranieri e non perchè siano più bravi, ma spesso e volentieri perchè costano meno.

  2. avatar Domenico

    Le patate del M**Bun sono orrende! Untissime e immangiabili. Gli ho dato ben 3 possibilità per farmi ricredere ma tutte e tre le prove sono state miseramente fallite.

    Mai più.

    Hamburgher buono? Si ma esattamente uguale a quello che potrei farmi a casa con robba buona. Fare un Hamburgher con i panini “tartaruga”… Bha…..

    Ho scoperto da poco un nuovo indirizzo. Una chicca per tutti e impossibile da smentire…

    Il posto si chiama Burgheria e si trova in Via delle Rosine 1/H
    Via Principe Amedeo

    Altro mondo rispetto a M**Bun e alla “Granda in mezzo al pane” di Eataly….

    • avatar federico

      Io quasi, quasi, ti smentisco, al primo posto ci metto la “Granda in mezzo al pane”, poi la Burgheria e quindi M**Bun. Parlo di sapore-qualità della carne.

      • avatar Domenico

        Davvero per te meglio “la granda in mezzo al pane”?? Come mai dici questo? Anche soltanto considerando sempre come parametro di riferimento le patatine, non credo ci sia molta storia. Se poi a questo aggiungiamo i prezzi direi che la burgheria segna ben due punti a favore…. :-)

  3. avatar frhack

    Da Grom ho assaggiato la granita di mandorla e quella di limone.
    Ottima quella di mandorla abbinata alla loro panna.
    Un po’ deludente il limone, non sembrava fresco.

  4. Ho scoperto il M**BUN per caso e ne ho fatto una recensione:
    http://www.cronachedigusto.it/component/content/article/299-numero-205-del-17022011/5856-luoghi-da-gourmet-mbun-solo-il-buono-del-fast-food.html
    Titolo: solo il buon del fast food. Perchè il modo rimane veloce ma la qualità è molto slow.. ;)

  5. avatar Jonathan Grass

    “In cucina non c’è la brigata di Ferràn Adrià ma tanti ragazzi, a occhio tutti italiani, che assemblano panini magari con la laurea in tasca.”

    La sagra del qualunquismo.

    • avatar jade

      ho chiesto lumi anche io, sopra, e non mi è stata data risposta…

      • avatar jade

        e aggiungo che laurea in tasca + italiani non è un concetto che si sposa bene con la filosofia dello street food. secondo me, eh.

    • avatar Anonimo codardo

      Considerando la facilità con cui Palazzo Nuovo sforna laureati triennali ti assicuro che è probabilissimo.

    • Preciso solo per la cronaca senza polemica alcuna , che da noi lavorano indistintamente laureati, diplomati e persone con la sola licenza media inferiore, tutti volenterosi e capaci; inoltre non facendo distinzioni di razza o paese d’appartenenza: un ragazzo indiano, una ragazza australiana, una signora rumena con sua figlia, un’altra ragazza rumena, una brasiliana, un peruviano, tanti italiani senza distinzione di regione.
      Sulla Coca cola all’interno del locale è presente, trovateci una valida alternativa e verrà sostituita con grande gioia.
      Per il resto non faccio commenti, lascio giudicare a Voi e ai nostri clienti.
      Grazie per lo spazio che ci avete dedicato. Francesco Bianco

  6. avatar fabrizio pagliardi

    domenica sono andato da Grom qui a roma e mi è sembrato molto buono, poi però sono andato da torcè e mi è sembrato molto molto più buono.

    • avatar jade

      Torcé a viale Aventino dovrebbe però aggiungere un paio di sediole fuori, perché la gente spesso e volentieri si accomoda per ore anche quando ha finito il gelato, e non è bello guardarli con occhi infuocati in attesa che si alzino…

  7. avatar marco bolasco

    L’altro critico in realtà più che cucina della nonna (che chi mi conosce sa che è una delle cose che combatto fin da piccolo, anche proprio con la mia povera nonna) cercava cucina buona e un’idea forte. E secondo me questa non lo è. È un “fast fast” che ha capito che la parola slow tira. E quindi tira in ballo ingredienti doc pensando che col dialetto si risolva tutto. Secondo me non ci sono riusciti e preferisco l’originale americano alla brutta copia, perché lo trovo più onesto. Oltre che digeribile.
    A proposito: la cocacola c’è, eccome se c’è…

  8. Il titolo, anzitutto. Non ho detto che i 2 posti siano il meglio delle 2 categorie ma solo che un angolo così goloso è raro da trovare e davvero godibile. Non è nelle mie intenzioni e competenze battezzare la competizione “il miglior panino di Torino”.

    Ho notato solo italiani in cucina e, nella riga successiva, ho scritto che, solitamente, nei fast food, lavorano molti stranieri. E’ una cronaca, non un giudizio. Probabilmente solo un caso. Ad ogni modo, posso darmi preventivamente del razzista qualunquista da solo :-) .

    Io vedo in M**Bun e simili un’idea invece interessante, curiosa e magari replicabile in altri settori. Che Marco “slowfood” Bolasco trovi più onesto e digeribile (d-i-g-e-r-i-b-i-l-e?!?!) il panino di un McDonald’s a caso è una ottima motivazione di licenziamento in tronco che non segnalerò mai neanche a dio nell’alto dei cieli di Bra ;-) . Suggerisco, invece, fucilazione immediata per la presenza di Coca Cola invece che di Guaranito equo-solidale. Cribbio.

  9. avatar marco bolasco

    La mia, come giustamente noti, è una provocazione. Eppoi l’originale americano non è necessariamente quello che citi tu. È il concetto. Perché non credo che si cambino valori e modelli e contenuti cambiando solo la carne e il nome del panino. Di quest’epoca di mistificazioni io mi sono un po’ rotto le balle…

    • Io invece penso che se devi fare pranzo in poco tempo e cerchi un panino, meglio decente con carne locale che (in)decente con carne bestiale. Se poi dietro a M**Bun e simili ci siano dei “furbetti” non lo so. Mi piace pensare sia gente più sensibile e lungimirante di chi fa milioni di euri strafottendosene di sostenibilità, carne e birra piemontese.

      • Beh dell’azienda agricola che fornisce la carne io avevo scoperto l’esistenza perché uno di loro era stato fra i relatori di un Master of Food (i corsi tematici di Slow Food). Questo poi e stato di uno dei soci che hanno aperto il primo M**Bun e poi visto il successo anche il secondo.

        Non lo definirei furbetto perchè ha una valenza negativa che secondo me non merita. Però furbo sì! :-)

  10. Oh davvero, che il menu mac possa essere giudicato più buono e più digeribile di quello del M**Bun mi lascia basita!

    Io ho provato solo quello di Rivoli però non penso ci siano differenze abissali. Tra l’altro non hanno mai espresso velleità integraliste, né gourmet, né di grande innovazione ma solo di offrire un fast food simile ma migliore del macdonald’s con la carne a km zero quello sì perché sono di Rivoli – intento in cui secondo me sono pienamente riusciti.
    Non vedo anche perchè non dovrebbe esserci la Coca Cola…

    • Perché se vuoi fare una proposta alternativa, minimamente slow e personale, Coca Cola è il male e Guaranito il bene. Nel dubbio, comunque, birra o gazzosa.

      • Ahhhh ecco. Ma esiste veramente qualcuno che sceglierebbe il guaranito? Con o senza amburghèr, dico. Sarà alternativo ma se fa schifo fa schifo! :-D

      • Aspe’ ma allora se all Ouest Express di Bocuse c’è la Coca cola (come mi pare di ricordare) significa che non è innovativo nonché inconsciamente guidato da Macdo per la conquista globale del popolo fast food?

        • Significa che nessuno è perfetto, nient’altro. Se ti piace solo qualcosa che bevi da quando hai 3 anni, la colpa non è del Gauranito ;-) .

          • Questo è sicuro, ma un fast food a Torino a Lione o Memphis, per me può fare a meno di tentare di convincere i clienti a preferire la bevanda delle foreste equatoriali!

            So che alla Granda nel panino hanno fatto questa scelta, Lurisia sì, Cocacola no.
            Ma per la tipologia di locale, lo trovo un fatto irrilevante.

            Se no fai come alcuni locali in cui mi è capitato di passare in Francia e più raramente in Italia che…qui si beve vino, birra o sidro. Se non vuoi/non puoi bere alcolici bevi acqua, che invece è una politica che mi piace!

            Per il resto comunque condivido la tua recensione e i commenti.
            A parte il fatto che Torino non è Londra e ai fast food non è che ci lavorino tanti stranieri, a dir la verità…quindi la tua nota suona un po’ strana…

          • avatar gianluca

            “Se non vuoi/non puoi bere alcolici bevi acqua”
            secondo me è sempre la scelta migliore ;-)

  11. immenso Alessandro Morichetti, grande post e commenti molto interessanti.

  12. avatar Jonathan Grass

    Alessandro, a leggere le tue repliche sembra quasi che tu creda che nelle cucine dei ristoranti “seri” ci lavorino solo italiani.
    E magari pensi come nelle favole che tutti i commis in giro per l’italia siano poveri ragazzi laureati con tanti sogni ma poco denaro e una vita di precarietà. (sbaglio?)
    Il giovane buono intelletuale italiano contro il barbaro extracomunitario degno di lavorare solo per multinazionali malvagie.

    Tra questo e la storia su CocaCola vs Guaranito (e l’attacco a Bolasco sulla cucina della nonna) cascano le palle. Roba da razzismo di sinistra intelletualoide radical chic. Che tra l’altro non c’entra niente con il Gusto e la Cucina.

    • Ok, è arrivato Karl Popper.

      1) Dove avrei parlato dei ristoranti “seri”?
      2) Sbagli.
      3) Bella radicalizzazione del ragionamento ma per carità falla tua e non mettermela in bocca perché proprio non ci sei neanche vicino.
      4) Vero, mi confermano che Bolasco sta piangendo ininterrottamente da ore e ore tra le braccia della prozia. Un attacco che al confronto Borghezio sembra presidente ad honorem delle Orsoline.
      5) Sono ovviamente e preventivamente razzista e ignorante ma se mi argomenti pure “di sinistra” ti faccio presidente del Pd per acclamazione divina.

      Ehi, rilassati. “Don’t walk on the grass, smoke it” ;-) .

      • avatar Jonathan Grass

        Lol! Direi che come risposta potrei fermarmi qui visto il livello delle tue argomentazioni.
        Ma ci riprovo, magari ci guadagno qualche altra battuta spassosissima! O magari un’altra citazione colta tanto per mettermi in riga (Karl Popper, mitico! Solo per la scelta ti voglio bene).

        Permettimi, senza cattiveria:

        “In cucina non c’è la brigata di Ferràn Adrià ma tanti ragazzi, a occhio tutti italiani, che assemblano panini magari con la laurea in tasca. ”
        +
        “Ho notato solo italiani in cucina e, nella riga successiva, ho scritto che, solitamente, nei fast food, lavorano molti stranieri. E’ una cronaca, non un giudizio. ”

        No, è un giudizio mascherato da cronaca. Non aggiunge niente alla recensione che dovrebbe parlare di cibo, gusto e qualità del servizio, al massimo una nota di colore sugli avventori. E’ palese che tu stia dando un giudizio morale (e politico?).

        E ancora nei commenti quando dici:
        “Perché se vuoi fare una proposta alternativa, minimamente slow e personale, Coca Cola è il male e Guaranito il bene.”
        Nel guaranito c’è di nuovo tutta questa connotazione politica contro lo “sfruttamento” e le multinazionali.
        Perchè tirare fuori un prodotto estero, che non ci compete, con tutte queste “implicazioni” e che manco è tanto buono? Ha già risposto meglio di chiunque altro chi si occupa del locale.

        Voglio dire che sembra di leggere una raccolta di figurine, ci sono proprio tutte:
        - giovani di belle speranze, italiani, ovviamente laureati, ovviamente precari, chetelodicoafa?
        - le multinazionali malvagie (mcdonald’s e cocacola)
        - il commercio equo. Prodotti che poi spesso latitano di soddisfazione palatale, ma a comprarli ci guadagni il Paradiso, la Giustizia trionfa e dimostri di avere un cuore grande grande
        - il condizionamento culturale “Se ti piace solo qualcosa che bevi da quando hai 3 anni” questa è da incorniciare, funziona sempre!
        - “donne in carriera”, una perla (non espando perchè altrimenti il post non lo finisco)
        - nominare Bottura completamente a caso

        devo continuare? Penso di no.

        P.s.
        Magari vivo in posti strani ma io da mcdonald’s ci vedo lavorare più studenti che “extracomunitari” (e il contrario nelle cucine di osterie e ristoranti). E manco mi pare tanto strano. Ne tantomeno qualcosa di brutto o cattivo.

        • La nota di colore è sugli avventori e su chi lavora, se non la gradisci e preferisci vederci giudizi morali, siamo un paese libero. Poi magari dimmi quale sarebbe questo giudizio cui alludi.

          Nel Guaranito c’è un giudizio politico contro le multinazionali, è un problema?

          Se vuoi continuare con le tua argomentazioni fallo pure ma, insomma, non convincerti che la sai necessariamente più lunga di tutti ;-) .

        • avatar gianluca

          Jonathan Grass: ma che palle. se lui in cucina ha visto solo italiani l’ha scritto, e stop.
          Morichetti la prossima volta inventati di aver visto almeno qualche indiano in cucina, così la tua recensione sarà più politically correct.
          che noia.

  13. avatar marco bolasco

    Però a me piacerebbe (ma a questo punto forse devo dire “sarebbe piaciuto) che il dibattito più che sulla moralità si spostasse sul concetto.

    Perché quello che ho cercato di scrivere è che non mi piace troppo (non voglio demonizzare nessuno) l’idea del fast food che però fa “la spesa giusta”. Perché fast food rimane. Con i suoi aspetti discutibili. In questo senso (e solo in questo) provoco dicendo che preferisco l’originale. Non mi piace perché trovo che sia più un’etichetta (un po’ come è diventata la dicitura “bio” o “organic”) che di per se non risolve il problema, che non un cambio vero. E a me le etichette (vedi anche il riferimento ai nomi in piemontese) non mi sono mai piaciute.

    Per tirare le somme: ovviamente (alla Catalano) mangiare un panino con ingredienti buoni e sani è meglio che mangiarne uno fatto abbattendo foreste e con allevamenti intensivi.
    Ma sotto il profilo del concetto e del design trovo quest’idea (e non mi riferisco solo al locale recensito ma all’idea) poco interessante e poco moderna. Come la Cola equa e solidale (si chiamava Ubuntu?) che mi ha sempre fatto venire l’orticaria

    • Caro Marco, per i restanti 3 gatti (i miei) e per i posteri raccolgo il tuo invito. D’accordissimo sul centrare il concetto, ed è proprio quello ad essermi piaciuto, prescindendo un attimo dalla realizzazione. Se pranzo veloce deve essere, meglio fatto bene, con prodotti locali e piacevoli piuttosto che global. Dov’è l’inghippo? Perché inserire l’offerta in un format strutturato con filiera abbastanza controllata sarebbe peggio che trovare il suddetto buon panino in un bar o altrove?

      Il brand non è male in sé, lo diventa quando funge da copertura per qualcosa di poco “interessante” spacciato per figo. Slow Food oggi è un brand, e ci piace quando gli corrisponde la percezione di una filosofia messa in pratica. Quando ti do una schifezza MA slow, schifezza rimane. Un posto in cui pranzare che sia curato, carino, buono, giustamente local e pure sfizioso lo trovo interessante e innovativo. E appena torno in zone dove ce ne sono, vedi come corro a provare la concorrenza. Di gusto, poi. E ce ne fossero più e più, in Italia. Con le orecchie sempre dritte per beccare il “furbetto” che fiuta l’affare fottendosene di tutto il resto.

      • avatar marco bolasco

        Caro Ale, direi che è difficile farti accettare un’opinione un po’ diversa dalla tua… ;-)

        Non ho mai evocato problemi relativi al brand. Ma ripeto ancora una volta che per me “l’inghippo” c’è. O perlomeno -così chiariamo- non vedo certo frodi (ma ci mancherebbe!) ma semplicemente un modello che non mi piace. Perché un locale che propone il concetto di fast food fino in fondo (ingredienti sani a parte) -perché per me quello fa- e che però usa i nomi in piemontese richiamando (lui sì) il linguaggio della nonna a me non piace. E non piacerà mai (così come non mi piace una verdura solo perché è bio o un vino solo perché dichiara di essere naturale, ecc. ecc.)

        Non dico che non sia rispettabile ma non mi piace. Perché mangiare è anche sapore e non solo salute (e questi panini non mi piacciono, quelli di ‘INo a Firenze ad esempio sì), è anche accoglienza, luogo, convivialità. Tutte cose che in Corso Ferraris non ho trovato o non mi sono piaciute.

        E’ proprio il tuo concetto di “fatto bene” che non è forse il mio. O perlomeno per me è composto anche di questi altri elementi. Che per me fanno essere assolutamente global (e parecchio anche) questo modello. Che dunque non trovo “un posto in cui pranzare curato, carino, buono, giustamente local e pure sfizioso” ma proprio per niente. E mi sembra di avere spiegato perché. Alla prossima, ciao!

        • Io avrei detto che proprio carne piemontese, birra piemontese ecc. contribuiscono a rendere quei panini diversi da quelli americani.

          Possiamo discutere su gusto e accoglienza, chiaro, ma nella categoria “pranzo a 10 euro” non li ho trovati male come hai osservato tu. Peace and love :-) .

    • In quanto fruitrice di questo locale, sottolineerei quello che è per me il punto fondamentale del concetto: DEVE essere fast perché altrimenti non risponde alle esigenze di chi ci va!
      Deve permetterti di mangiare qualcosa di decente a qualunque ora in un tempo e a un prezzo molto ragionevole.

      Quindi approfittare dell’ideona dei fratelli hamburgherai di San Bernardino, il self-service, aggiustandola solo un po’ mi pare funzionale – fino a che qualche genio non troverà un metodo migliore.

      Inoltre se è vero che in centro a Torino di alternative interessanti ce ne sono senz’altro, a Rivoli dove mi capita di passare per lavoro ogni tanto la pausa pranzo è una tragedia, quindi il M**Bun è una vera oasi nel deserto!

      Infine un aspetto che per chi chiacchiera sul web è irrilevante ma per chi deve guadagnarcisi da vivere con l’attività no: la gente in fatto di cibo non vuole poi così tanta innovazione. Mediamente vuole mangiare sempre le stesse cose. I ristorantini di Eataly mi sembrano confermarlo: all’inizio variavano molto più frequentemente e proponevano piatti un po’ insoliti. Adesso a parte quello vegetariano, girano più o meno sempre sulle stesse cose e più scontate perchè tanto la gente di fronte alla possibilità di scelta…preferiva comunque queste.

      Quindi ok il concetto, ma anche i piedi per terra!

      • avatar marco bolasco

        Ciao Gumbo ma le possibilità di essere fast food sono tante. Dai supplì alla pizza al taglio, dai tramezzini alla Focacceria San Francesco o ai panini di ‘Ino. O a quelli (sfortunati, perché non esistono più) del Fast Good di Adrià. Che si ispirava al modello internazionale e faceva pure gli hamburger ma poi lo declinava con caratteristiche contemporanee e nuove.

        A me è questo fast food/amburgheria che fa i panini uguali a quelli americani ma però con la carne piemontese e la toma non mi piace! Che ce posso fa’….

        • Ma il Fast Good di Adrià perché ha chiuso?

          Io da Ino ci sono stata. Il panino era buono, per carità, però a 8 euro è anche caro, eeeh!
          In pieno centro a Firenze, vabbé, volendo ci si può trovare un perché; ma a Torino un locale così non so quanti clienti avrebbe.

          In ognio caso resto dell’idea che più alternative ci sono meglio è, non vedo validi motivi per cui l’esistenza di uno debba escludere l’altro!

  14. avatar gianluca

    marco bolasco: ho riletto il tuo messaggio 3 volte ma non c’arrivo proprio.
    secondo te un fastfood dovrebbe vendere solo ingredienti scadenti? per rimanere fedele all’originale? ma che roba è ?!?!??!
    se c’è qualcuno che fa hamburger di qualità ben venga, il resto mi sembrano, senza offese, paranoie tue personali.

    • avatar marco bolasco

      Allora prova a leggerlo di nuovo ;-)

      Pensavo di aver chiarito con “non mi piace troppo (non voglio demonizzare nessuno) l’idea del fast food che però fa la spesa giusta. Perché fast food rimane. Con i suoi aspetti discutibili. In questo senso (e solo in questo) provoco dicendo che preferisco l’originale.

      Quindi dico che il fast food non mi piace punto e basta. Neanche se ha gli ingredienti sani. Non mi piace proprio quel modello di fast food. Ne esistomo altri (ad esempio ‘Ino a Firenze) che propongono idee e contenuti nuovi e che gli ingredienti oltre che sani li scelgono buoni.

      Direi che più che una paranoia è un’opinione rispettabile. O no?

      • avatar Svalbard

        Chiunque è liberissimo di non amare il concetto di fast-food, ma per le esigenze di chi deve mangiare veloce e via, esempio tipico intervallo-di-pranzo-cronometrato non mi si dica che sono meglio i baretti che preparano i piattini di verdure ex-surgelate e riscaldate al microonde con le tovagliette di carta sui tavolini da bar. Se devo fare la graduatoria dello squallore alimentare, questi posti (molto più fotocopia gli uni degli altri che tutti i McDo del mondo) meritano il primo posto assoluto.

        Una annotazione a margine in odore di paradossale provocazione: nel concreto, non esiste luogo alimentare più “slow” di un fast-food. Nel senso che chiunque può ordinare, per dire, una porzione di patatine, sedersi a un tavolo e farsi i sacrosanti cXXXi suoi per tutto il pomeriggio senza che nessuno vada a romperlo. Provate a fare lo stesso in un qualsiasi bar, caffè, birreria, pizzeria, ristorante più o meno stellato. Chi è il fast, e chi lo slow?

  15. Comunque, chiacchiere a parte, ho provato o riprovato un po’ di panini…M**Bun, Granda, Burgheria (quello in via del Carmine) e persino il Valburger (!) di Portoferraio.

    E, complessivamente, il mio preferito è…la Burgheria!

  16. avatar Damiano

    Per fortuna Grom è anche in un sacco di altri posti, non solo a Torino.

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