Candidati al titolo di Passetto 2010? Il caso XII Apostoli di Roma
Una cosa è quando vieni a sapere della fregatura dai giornali. L’estate scorsa, a iniziare dal conto di 695 euro del Passetto di Roma, è capitato millemila volte (tanto da spingerci a scrivere una Guida anti-truffa ai ristoranti italiani italiano/inglese). Altro è quando il turista americano in vacanza a Roma con la famigliola ti racconta la fregatura nel blog, magari commentando proprio “The anti-scam guide to italian restaurants” di Dissapore. E’ capitato con Mark R., che da noi interpellato dopo quel commento, ha deciso di raccontarci cosa è successo la sera del 30 luglio al ristorante XII Apostoli di Roma, in Piazza S.S. Apostoli, 52/52A. Un’esperienza allucinante di cui sono stati informati i Carabinieri.
Con mia moglie sono stato in viaggio di nozze a Roma nel 1990. Siamo solo una modesta famiglia americana ma ciònonostante siamo tornati a Roma con i nostri tre figli, di 19, 17 e 12 anni per festeggiare l’anniversario di matrimonio. Per due settimane abbiamo soggiornato in un appartamento nella zona del Quirinale mangiando bene in molti ristoranti della città, e i romani sono stati meravigliosi con noi. Lo scorso 30 luglio cercavamo un ristorante che ci era stato consigliato, ma una volta sul posto ci siamo accorti che era chiuso. Così, continuando a camminare siamo arrivati al ristorante XII Apostoli (Piazza Santi Apostoli, 52 ).
Sbracciandosi e chiamadoci dalla strada, il titolare prometteva che avremmo mangiato bene, e visto che c’era, anche uno sconto sul vino. Eravamo scettici, di solito non ci facciamo abindolare da questo genere di inviti ma avevamo fame e minacciava di piovere quella sera.
Il titolare, un un uomo magro dai capelli scuri, notando la nostra esitazione mi ha preso gentilmente sottobraccio e rivolto agli occupanti di un tavolo ha chiesto in inglese: “come avete mangiato finora?”. E quelli: “Fin qui tutto bene”, anche se avevano iniziato a mangiare da poco. A quel punto il titolare ha detto: “Perfetto, limoncello per questo tavolo!”. Una ricompensa per il loro consenso. Ingenuamente l’ho preso per uno scherzo e mi sono fatto convincere dalla convivialità.
Ci hanno fatto accomodare in una zona rialzata all’interno del ristorante un po’ distante dagli altri tavoli, da dove comunque si sentiva un forte odore di fumo. Il cameriere, un uomo tarchiato con poca conoscenza del menù e del servizio, ha immediatamente “spinto” la zuppa di pesce. Ha detto che era abbondante, un perfetto antipasto per 5 persone. Come d’abitudine volevamo provare piatti diversi, così abbiamo ordinato zuppa di pesce per “3″. Il cameriere non ha mai parlato di prezzo. Devo dire che, adocchiati gli altri prezzi del menù, non ero preoccupato. Anche perché mi sono fidato dei camerieri molte altre volte, e sempre con buoni risultati.
Subito sono arrivate due bottiglie, una d’acqua e l’altra con il “vino della casa” che era bianco ma non molto fresco. Poi è arrivata la zuppa. Era meravigliosa… i gamberi, le cozze, i calamari, e alcuni pezzi di un crostaceo. Molto soddisfatti abbiamo convenuto che era deliziosa.
Mentre mangiavamo il cameriere è venuto a chiederci cosa volevano le altre due persone, raccomandando una pasta davvero speciale. Ormai aveva conquistato la nostra fiducia per cui gli abbiamo detto di sì. Sono arrivati in tavola due piatti di pasta tutto-fuorché-speciale con in cima del sugo di pesce. Nonostante fossero buoni, ci è parso di mangiare la stessa salsa della zuppa di pesce, non è così che si fa con chi vuole provare piatti diversi.
A questo punto, il cameriere ha iniziato a parlarci di altri piatti e altri vini (malgrado gli avessimo detto che il vino era caldo, la seconda bottiglia aveva la stessa temperatura). Ormai la fiducia era venuta meno, avevamo capito che ci avrebbe proposto qualsiasi cosa se non lo avessimo fermato.
Quindi, ricapitolando, avevamo mangiato zuppa di pesce per 3, 2 piatti di pasta e 2 bottiglie di vino della casa. Abbiamo chiesto il conto che ci è stato portato rapidamente, anche se il cameriere mi è parso un po’ esistante. Lo ha appoggiato di fronte a me dicendo: “E questo non comprende il mio servizio”. Diventando ancora più esistante dopo essersi accorto della mia sorpresa!
Era di 370 €: d-u-e-c-e-n-t-o-q-u-a-r-a-n-t-a per 3 porzioni di zuppa di pesce. Anche i 2 piatti di pasta e le 2 bottiglie di vino avevano prezzi eccessivi, e c’erano 40 € di tasse.
Dopo lo shock iniziale ho fatto notare al cameriere che il conto mi sembrava alto e ho chiesto: “Mi scusi, perché le tasse?”. Mi ha risposto: “mettiamo sempre in conto le tasse”. Poi, a sorpresa, ha afferrato il conto dalle mie mani riducendolo di 20 €, in modo che il totale fosse di 350 €, poi è tornato da me.
Nonostante non abbia mai contestato il conto di un ristorante, il suo modo di fare mi è sembrato strano, così ho pensato che il titolare dovesse sapere cosa stava accadendo. Ho chiesto di parlare con lui.
E’ venuto subito al tavolo dicendo di non sapere cosa fosse accaduto. Informato dei fatti ha chiesto: “quanti crostacei c’erano nella zuppa?” Gli ho risposto: “uno”, e si è allontanato. Pochi minuti dopo è tornato cancellando il totale di 350 € dal conto e scrivendo al suo posto 300. “E’ il meglio che posso fare ma dovete pagare in contanti, a questo prezzo niente carta di credito”. Era chiaro che non ci sarebbero state altre discussioni e non volendo fare scenate davanti ai miei figli, a malincuore, ho pagato la più costosa cena romana della mia vita 300 €.
Si è preso i soldi ed è tornato con un bicchiere di grappa in mano. Nell’altra il conto aggiornato, anzi, a dire il vero, proprio diverso. Perfino nella forma. Sembrava un prestampato con le voci scritte a mano ma nessun riferimento alle tasse. C’era scritto Totale: 300 € e sotto: 70 € non pagato per mancia.
Mentre stavamo per andarcene, il cameriere è tornato verso di noi chiedendo: “Niente per il mio servizio?” Gli ho detto di rivolgersi al titolare per la mancia.
Ho segnalato il caso ai Carabinieri in modo che possa servire da esempio ad altri turisti. Non volevamo cenare gratis a Roma, dove anzi, in precedenza, abbiamo pagato profumatamente in cambio di cibo buono e servizio accurato. Ma questo episodio ci ha fatto perdere l’entusiasmo per una delle parti più interessanti dei nostri viaggi – il cibo! Mark R.








Io non invito a cena nessuno senza motivo,io ho invitato a ottobre mark a venire mio ospite in posti che conosco nella sua citta’ per fargli presente che certe portate,peggiori nella qualità e piu’ care proporzionalmente al prezzo e alla composizione del piatto li trova a poche miglia da casa sua.
Questo era il senso del mio invito.
Invece di infangare il mio paese non facesse il finto tonto disconoscendo realtà molto chiare in tutto il globo.
Loro hanno chiesto un piatto visto su un altro tavolo,consumato da 2 clienti italiani di usmate velate che hanno consumato tale portata,pagata e lasciato 5 euro di mancia.
Chiedetelo voi a lui se non è forse vero che loro hanno chiesto:WE Would like that dish e non che il mio cameriere lo ha spinto (un cameriere non ha interesse a spingere un piatto costoso poichè piu’ sale il prezzo e piu’ sale la probabilità di non ricevere la mancia…a differenza degli states ove in alcuni posti la mancioa viene caricata sul conto totale comprensivo di tasse…automaticamente. )
Inoltre ripeto che la composizione del piatto l’ho fatta io con loro,non il mio cameriere
Non doveva essere una captatio benevolentia nei confronti di chi infanga me,la mia azienda e il mio paese..
Ciao
Stiamo scadendo nel ridicolo, mi creda. A prescindere da tutto come già esposto sopra le due versioni di come si è evoluta quella benedetta serata sono contrastanti e diametralmente opposte sia in ordine a quanto consumato che a come si sono svolti i fatti.
E’ evidente che uno dei due (ristoratore o cliente non sta a me giudicarlo) non ha detto la verità ed è quindi un Giuda (giusto per rimanere in tema con il nome del locale).
E le che fa? Invita a cena fuori colui che a suo avviso ha dichiarato il falso per convincerlo delle sue ragioni?
Non aggiungo altro: il quadro a questo punto mi pare completo e disarmante nella sua ovvietà.
Davvero, nulla da aggiungere.
Ricordate che gli avvocati (e Mark è un avvocato)vivono sulle discussioni.
Ricordate che gli Americani (e Mark è un Americano) si sentono i padroni del Mondo (Sono da 80 anni il popolo guerrafondaio per eccellenza).
Be’…dopo aver mangiato tantissimo e bevuto fra le altre cose 2 bottiglie di vino in 2 persone nel mio ristorante… IO IL PADRONE A CASA MIA NON TE LO FACCIO FARE.
E ho subito fin troppe accuse.
Io lavoro,NON CONDUCO GUERRE PREVENTIVE O DI LIBERAZIONE.
Ora sono stanco ,ho dato fin troppe spiegazioni.
Vi saluto tutti e chiudo.
Daniele
“Ricordate che gli avvocati (e Mark è un avvocato)vivono sulle discussioni.
Ricordate che gli Americani (e Mark è un Americano) si sentono i padroni del Mondo (Sono da 80 anni il popolo guerrafondaio per eccellenza).”
E non dimenticate che gli italiani, tra una suonatina di mandolino e l’altra, mangiano la pizza fatta dalla mamma!
Al di là di ogni sacrosanto dibattito, a prescindere dalle ragioni di una o dell’altra parte, tralasciando il rammarico del cliente e la strenua difesa del ristoratore ed l’interessantissimo dibattito…..in fondo 60 euro a testa non sono una cifra trascendentale oppure no? voi che ne pensate?
questo mi sembra il vero punto oggettivo…
e il signopre americano che parla di una cena di pesce a 6o euro in centro a roma come se fosse uno sproposito… dicendo poi che era pure buono… mah forse vive sulla luna
Nein, il vero punto oggettivo è dato dal fatto che a seguito delle lamentele del cliente, il conto è stato ridotto del 20%.
Questo da da pensare e non puo’ rendere limpida la giustezza della prima richiesta di 370 euro.
Inoltre viene specificato dal ristoratore che la prima bottiglia di vino è stata donata, quindi il conto sarebbe dovuto essere di 390 euro (78 euro a persona).
Si evince che lo sconto rispetto a quanto, secondo il ristoratore, sarebbe dovuto costare quel pasto è quindi del 30%.
Trattativa da venditore di collanine sulla spiaggia di Rimini che non fa certo si che un cliente (qualsiasi cliente) possa sentirsi soddisfatto e certo di aver ben speso il proprio denaro.
chapeau
[...] gastrocrazia romana. E per i lettori di Dissapore diventa subito:” Katie Pirla”. 4 – Il blog iz de niu Comando dei Carabinieri. Cliente americano denunciante e ristoratore romano denunciato si scontrano incontrano su [...]
Succosa serie di commenti che mi hanno riempito un venerdí pomeriggio un po “lento” in ufficio…
Continuo a non capire peró perché questa dovrebbe essere una “notizia”.
5 turisti americani entrano nel primo locale che trovano in centro a Roma (con pioggia in arrivo) e si sparano un cenone a base di pesce, aragosta & annessi – la buttano in caciara e alla fine spendono 60 euro a testa.
Ed hanno pure il coraggio di lamentarsi?
Ma scherziamo? Quella cifra la avrebbero spesa per 5 pizze! Ma per favore… please!
Io in un ristorante senza prezzi non ordino. Non entro. Scappo.
Li i prezzi c’erano. Possiamo discutere quanto vogliamo sul menú, sull’arrotondamento, sul colore dei cartelli… Esistono altri ristoranti in centro che per quello che hanno mangiato Mark&famiglia fanno spendere di meno? E sti cafoni non hanno lasciato neanche la mancia?
Ed il cameriere che li ha anche consigliato la zuppa per 3 invece che per 5?
Non scherziamo, per 60 euro a Viareggio mi facevo una cena con uno spaghetto “di mare” ed una frittura, senza antipasto. Se poi vai a forte dei marmi, per 60 euro, a pranzo, ti ci fai solo un piatto…
Andassero da MACdonalds! E il cappuccino da starbucks!
No davvero, perfavore, 60 euro??? Tutto ottimo e abbondante? E poi con tutti quegli sconti e inviti a metterci una pietra sopra? Con il titolare (che mi ricorda mio padre alle prime armi, scrivendo tutto in maiuscolo) che imparana millemila lingue per accontentare piú clienti possibili?
Peccato che non vivo piú in Italia, ma la prossima volta che passo da Roma, da romano, io la curiositá di passarci davanti e dare un’occhiata all’ambiente… ce l’ho.
E per 60 euro all’estero non si mangia cosí. Da nessuna parte.
Edoardo,
Barcellona
La famiglia ammerigana non doveva essere poi così modesta: a Roma in viaggio di nozze venti anni fa, tre figli e poi di nuovo a Roma dopo vent’anni.
Poche “modeste” famiglie italiane potrebbero permettersi di fare lo stesso con New York.
Naturalmente questo non significa che sia giusto spennare gli ammerigani come polli… anche se una certa soddisfazione…
comunque la spiegazione del ristoratore mi ha convinto abbastanza…
Da un po´ di tempo mi capita di consultare questo blog e i relativi commenti. A parte la paranoia dei cosiddetti buongustai, vivendo all´estero e mangiando ovunque piú o meno bene (ma non faccio testo, sono di bocca buona, dicono), quando sono in Italia, che sia a Roma o nello sperduto paesino della Toscana, la sensazione é sempre piú spesso di mangiare mediamente e di spendere esageratamente, anche nelle bettole con camerieri scortesi. Vorrei usare la parola “truffa”, ma preferisco non calcare la mano.
A Berlino, per esempio, il menú é quasi sempre solo in tedesco, il personale parla anche l´inglese (ma non sempre) il servizio é efficiente e i prezzi ragionevoli, visto anche il costo della vita in Germania. Solo nei locali per turisti si azzardano a qualche lingua in piú: e di turisti ce ne sono moltissimi, da tutto il mondo.
Ripeto: sono un profano e non faccio testo.
Lasciamo perdere sul nazionalismo degli italiani: stiamo arrivando a livello ridicoli, in eccesso ovviamente.
Infine, ognuno é libero di bersi ció che vuole, anche il cappuccino dopo la zuppa di pesce.
a posteriori sono bravi tutti a ricostruire un menu che si adatti ai 370/399 euro spesi dalla famigliola americana.
per quel che ne sappiamo poteva esserci anche tartufo grattugiato sulla zuppa di pesce.
come mai il prof dott ing pepi non ci spiega sti 40 euro di “tasse” che prima ci sono, poi si dimezzano e poi (forse) spariscono? per caso il prof dott ing sente la mancanza di TAX, TIP e di tutte quelle diavolerie ammerigane?
I prezzi in Italia sono troppo cari, mediamente
Questo a prescindere dal fatto che la qualita’ di quanto servito e’ quasi sempre ottima e comunque di molto superiore alla media di quanto viene servito all’estero
@Edoardo: a Bcn con 60 euro mangi il pesce in un modo indimenticabile
60 euro a Bcn equivale a una cena di pesce da 120 euro in Italia
Basta sapere dove andare e fuggire come la peste i locali turistici
Mi è capitato personalmente di mangiare al ristorante i dodici apostoli sono rimasto soddisfatto sia del servizio ricevuto sia delle pietanze che mi sono state consigliate .Il conto corrispondeva alla qualità dei piatti , lo consiglio vivamente a tutti coloro che vogliano passare una piacevole serata tra amici nel cuore di Roma. =)