di | ven 25 mar 2011 ore 17:30
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bon ton

Che condanna stare a tavola (cafonismi intollerabili)

Niente di sacro tranne il cibo: il claim di Dissapore parla chiaro. Vuol dire che qui dentro la maggior parte appartiene alla categoria “maniaci del gusto” per i quali a essere sacro non è solo il cibo, ma anche stare a tavola. Dopo dolorosa autocritica, con l’aiuto di un gruppo composito di amici, ho individuato i difetti più fastidiosi, a quanto pare.

Il Parlare
Non c’è niente di più bello di una conversazione stimolante a tavola. Certo, c’è differenza tra un armonioso scambio di battute e opinioni, e il continuo ciarlare con conseguente alienazione dei nostri commensali. Poco tollerata è l’eccessiva analisi del piatto appena arrivato in tavola, magari urlata affinché si senta in cucina. L’allegria è una cosa meravigliosa, ma sembra sia disdicevole ridere in modo rumoroso e scomposto. Quest’ultima vale per me.

La tecnologia
Telefonini: parliamone. Una cosa veramente insopportabile, soprattutto quando si è in due, è rispondere al telefono durante il pasto e parlare per mezz’ora. L’altro sta lì che ci guarda, non sa se aspettare prima di iniziare la pietanza ormai gelida e ha finito il repertorio delle espressioni di disagio. E poi loro: le famigerate macchinette fotografiche. Pare sia fastidioso avere una come me a tavola che blocca l’attacco di qualsiasi portata da parte di tutto il gruppo perché deve scattar di foto. Mi scuso per questo, ma temo che non smetterò, voi cominciate.

L’arte del mangiare
Risucchi, cucchiaiate sui denti, masticazioni a vista, sputacchi vari non sono graditi e questo è intuibile. Ma anche una certa cura nel tenere le posate, mi insegnava mia madre, può essere sintomo di rispetto per i nostri commensali e per il cibo stesso. Il coltello, per esempio, non si impugna come farebbe Indiana Jones nel Tempio Maledetto e il cibo non andrebbe vivisezionato nel piatto. Voglio dire, ‘sti poveri cuochi stanno un’ora lì ad impiattarcelo, e non è carino sventrare il loro lavoro come ho fatto io al Pagliaccio di Anthony Genovese con il kebab di agnello, ridotto irrimediabilmente in brandelli. Infine occhio al tovagliolo: spesso finisce in terra o sbattuto sul tavolo con l’angolino immerso nel piatto del vicino. Agghiacciante.

La postura
I gomiti sul tavolo, oltre ad occupare spazio nelle tavolate numerose, sono considerati brutti da vedere. Sotto al tavolo, le gambe stese e in continuo movimento provocano calci, ginocchiate e pestate di piedi: disdicevole. Per le signore: se non state belle dritte con la schiena, occhio alle collane lunghe. Finiscono regolarmente nella zuppa inorridendo il timido commensale che vi siede accanto. Consiglio anche di non muoversi troppo e in modo sconsiderato, può succedere di beccare in pieno le parti intime di un cameriere in educato e silenzioso avvicinamento. L’ho fatto al pranzo di gala della guida Michelin, lui parla ancora due ottave sopra.

La disattenzione
Esistono i distratti cronici: tutt’intorno al loro posto è un florilegio di molliche di pane, macchie di vino, pezzetti di cibo. Rompono il costoso calice, impecettano i propri e altrui pantaloni, tirano le zuppe sulla tovaglia ricamata e trasformano il tavolo (sopra e sotto) in un inferno tipo Vietnam. Io personalmente ero talmente esperta nel rovesciamento del vino rosso su indumenti chiari, che chi sedeva accanto a me preferiva rovesciarselo da solo ad inizio pasto, così per non rovinarsi la cena. Ora sto più attenta.

La maleducazione
Qui voglio intendere quella verso i camerieri. Anche quando non siamo contenti di una cena, e lo so che paghiamo e che i soldi non ce li regalano e bla bla, vale sempre la pena essere gentili piuttosto che alzare la voce producendosi in scenate imbarazzanti sotto gli occhi di tutti. Cambia poco, basta non tornarci più da quelle parti. E infine una dritta per i fumatori come me: resistiamo! Non alziamoci ogni 5 minuti per fumare. In ristoranti di alto livello, ho assistito a scene di panico tra sala e cucina per coordinare l’uscita dei piatti causate dalla continua assenza degli ospiti. E se lo fate, non vi stupide di trovarvi un tizio vestito di nero accanto al tavolo che nell’auricolare dice piano “ok, manda la tartare, ci sono tutti” o cose così.

Dài, fate un po’ di autocritica che fa bene o, se preferite, fate pure i criticoni. Quali difetti non riuscite davvero a tollerare quando si sta a tavola?

[Immagine: Easy and elegant life]

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79 commenti a Che condanna stare a tavola (cafonismi intollerabili)

  1. non alzarsi quando una commensale si alza… Non lo fa più nessuno ed è specchio del decadimento dell’educazione ;-) Una sineddoche!!

    • Apprezzo l’idea di alzarsi quantomeno quando una signora/ina si alza (e ritorna).

      A farlo da solo in una tavolata però mi sento un po’ ciula :-/

    • Scusa ma se una/o va un attimo in bagno i commensali si dovrebbero alzare contamporaneamente? :-O
      Così tanto per essere sicuri di attirare l’attenzione di tutta la sala che a quel punto noterà ogni tuo spostamento anche se cercavi di sgattaiolare via in modo quasi invisibile? :-(

      • in realtà l’uomo dovrebbe alzarsi solo quando si alzano le donne e non quando si alzano altri uomini.
        Personalmente non l’ho mai visto fare e non mi formalizzo se non succede, però sono le piccole gentilezze quelle che colpiscono di più. :)

        • Ma sarebbe un po’ come quando a scuola alcuni professori pretendevano che ci si alzasse quando entravano in classe?
          Devo aver frequentato troppe cattive compagnie, a me se un commensale si alzasse quando mi alzo io non farebbe nessunissimo effetto! :-D

          • la prima volta che mi è successo, quand’ero gggiòvane, al tizio che si è alzato per me ho chiesto : ma vieni pure tu?
            Ora però lo trovo elegante in certi contesti. Voglio dire in pizzeria secondo me, tra camerieri con 40 pizze a braccio che sfrecciano alle spalle, sedie a mezzo centimetro tra un tavolo e l’altro o cose così, si può pure evitare ;)

          • ovviamente si può evitare… ma era una sineddoche, nel senso della parte per il tutto… Insomma il simbolo di quelle attenzioni che si sono dimenticate scambiando la scortesia e disattenzione per essere “à la mode” :-D
            Ovviamente non in pizzeria o da mcdonald ;)
            ciao A

          • avatar gumbo chicken

            Beh dai quali siano i luoghi adatti oppure no è ovvio – resta il fatto che non è il genere di cose che mi colpiscono, né mi scalfiscono. Ma questo non è un problema!

          • avatar Alessandro Bocchetti

            Infatti non sono cose che si fanno per colpire, ancor meno per scalfire ;) ma solo perché è naturale… Hai presente le ochette di Lorenz ?
            Ciao A

          • Ah, davvero? Allora è solo che la percezione di “naturale” dipende da chi hai seguito da paperella. :-D
            Naturale per uno, strano e innaturale per un altro!

  2. Sono abbastanza propenso a tollerare le macchine fotografiche e i distratti cronici… in fondo appartengo alla categoria :-) (prova tangibile: http://farm5.static.flickr.com/4045/4695422795_2d72e5ac2f_b.jpg).

    In testa alla classifica della tolleranza zero la masticazione a bocca aperta (non mi interessano le dinamiche di trasformazione meccanica del cibo) e, in perfetto stile nipponico, il soffiarsi fragorosamente il naso a tavola.

    A ripensarci bene anche le persone eccessivamente profumate mi rovinano l’appetito (e i casi più eclatanti sono sempre stati di sesso maschile).

  3. Non sopporto la maleducazione.
    Sia verso i camerieri che i commensali.
    La considero una mancanza di rispetto verso l’altro e indice di volgarità e “piccolezza”.
    Quindi telefonate lunghe e scenate verso i camerieri sì, ma non in mia presenza. :)

  4. avatar Michele

    All’elenco aggiungo le sedie scomode! In tanti, troppi (!) ristoranti, la seduta comoda, non viene nemmeno presa in considerazione.

  5. avatar anto

    Trovo insopportabili coloro che ad un pranzo o cena di evasione , parlino di lavoro, lavoro lavoro…e magari a bocca piena , che schifo

    • avatar anto

      * parlano, sorry

      • Mi capita parlare di lavoro, faccio un lavoro creativo e quando sono entusiasta di qualche idea geniale mi viene spontaneo raccontarlo agli amici.
        Oppure quando capitano aneddoti di comicità pirandelliana in ufficio.
        E vengo bacchettata, in effetti.

        • avatar anto

          Lo schifo era riferito alla bocca piena!:-)) Però , davvero, monopolizzare l’argomento sul proprio lavoro ha sugli altri commensali un potere devastante… Mi ricorda un po’ lo stesso effetto che facevano , negli anni ’70 quelle serate dove ti facevano vedere le diapositive scattate in chissà che viaggio alternativo: una noia mortale… Per cui qualche comunicazione, Ok, poi volteggiare su mille argomenti con insostenibile leggerezza dell’essere :-)

          • Ma non è che parlo solo di lavoro! Però può capitare se qualcosa che ho fatto mi è piaciuto.
            La realtà è che in generale parlo troppo, apro parentesi, ricordi, aneddoti e molto spesso mi ritrovo a dire: “come mai ti ho raccontato questa cosa?”.
            Però è più pericoloso se sto zitta, vorrebbe dire che la compagnia non è adeguata!

    • Per me il problema c’è solo se – in un ristorante quieto – parlano a voce talmente alta da rendere partecipe gran parte dei presenti.
      Dialogo o cellularate per me pari sono se invadono il mio spazio sonoro. Grrrrr!

  6. avatar londinese

    Quoto questo past, specialmente la parte riguardante i cellulari. A tavola il cellulare si spegne (e non solo al ristorante) a meno che non si debba essere reperibili per lavoro (e in tal caso si avvisa prima)

  7. avatar nicola a.

    Ringraziare il personale è un atteggiamento che denota un segnale di evoluzione (signori che servono signori). In Italia uno su 12/15 lo fa, per i stranieri o all’estero è prassi.

  8. Tra tutti i comportamenti negativi, quello che mi colpisce particolarmente è l’alzata di gruppo o quasi dei fumatori, che lasciano svuotato un tavolo, con i reduci che si ritrovano soli e magari all’altro capo del tavolo.

    • avatar manilo

      Approvo, ma scusate ma dove li vogliamo mettere i bambini che ti vengo a rompere le cosi dette, o ti si mettono a giocare con il gameboy con rumori assordanti.
      Ma non me la prendo con loro, se li portano al ristorante come se fossero in un parco giochi, allo stato libero.

      • Spezzerei una lancia a favore del Nintendo. Due bambine (francesi) hanno sopportato silenziose e tranquille un lunghissimo pranzo in un grande ristorante: all’arrivo di ogni piatto, coinvolte dai genitori alla massima attenzione e curiosità all’assaggio; durante le attese, giochino. Con volume a zero, ovviamente!

  9. avatar MAurizio

    Tutte considerazioni condivisibili. C’è però da distinguere la cena di lavoro da quella conviviale.
    Il manager o il professionista che continua a rispondere al telefono in orario di lavoro è seccante (specie se la telefonata si prolunga a dismisura o, peggio, si accalora) ma fa parte del gioco. Idem le discussioni “tecniche” a tavola o la lettura di documenti in corso d’opera.
    Tutte cose “disdicevoli” o da limitare al massimo se con la stessa persona stai a tavola “per amicizia”.
    Trovo poi estremamente sgradevoli le conversazioni “sussurrate” su argomenti personali o con la (lo) ex di turno: non vuoi farti sentire ? va a parlare fuori e lasciaci mangiare in pace ..

  10. Ne avrei da scrivere, ma alcuni direi che sono rimasti costanti nella vita, con un livello di urto nervoso più o meno variabile con gli anni.

    Inizierei con i bambini che urlano e corrono per tutto il ristorante. Segno evidentissimo del fatto che i comunisti o non esistono, o non hanno mai fatto bene fino in fondo il loro lavoro a tavola. Potremmo dirlo anche di Erode, se per questo, e il fatto che io scriva qui e voi leggiate lo dimostra altrettanto.

    Confermo il sopraccitato urlare da parte dei commensali al riguardo di cosa c’è nel piatto, a livello roboante per arrivare in cucina. Parlare a nuora perché suocera ascolti facciamolo fuori dal ristorante, e casomai a quattro occhi con lo chef, se si concede.

    Difetto che mi porto appresso è l’ipercriticità quando il locale o il proprietario mi provoca. Mi provoca nel senso che ha fatto un posto che se la tira da matti, le descrizioni dei vari piatti sono degli del miglior condensato dello Zanichelli for Dummies, e allora lì scatta la bestia comunque e ti scopre tutti i difetti e pure le intenzioni di sbagliare che hai. Ce ne vuole, perché vado a mangiare per nutrire le mie povere spoglie mortali, ma cavolo, pure il cervello vorrebbe riposarsi… e invece no, false cortesie, roba da alberghiero old style con esperienza all’estero… e tu che gli porti i soldi, devi anche sentirti quasi in soggezione. No, la bestia è la bestia….

    Cellulari a tavola. No, sono maleducazione pura. Anche al lavoro, all’ora di pranzo il cellulare si spegne. Al ristorante si spegne. E pure sulla spiaggia, già che ci siamo o, almeno, mettiamolo al minimo. Poi adesso i cellulari sono evoluti al punto che filtrano loro le chiamate, per cui al limite mettete come ricevibili solo le utenze veramente importanti, ma la querula amichetta che tu senti uguale anche se sta dall’altra parte del telefono, quella no. Per me, se un ristorante tollera una cosa del genere, già scenderei di Michelin. Ma pure di Bridgestone, va’…

    Piatti portati freddi per sicura permanenza eccessiva sul pass in cucina. Mandare indietro, sempre e comunque, anche se può sembrare cafone. Piano piano si abituano….

    Camerieri che in sala camminano tutti a testa bassa per non vedere te che alzi la mano (cafonando) per attirare la loro attenzione: io ho adottato da anni una soluzione, cioè riaccendo il cellulare e chiamo il ristorante, pregandolo di mandarci un cameriere al nostro tavolo. E basta, no? Ma veramente pensano di prendere in giro qualcuno?

    Poi, di cafonate ce ne sono altre di vario stile e peso, però bisogna vedere quanto il locale o chi per lui le provoca, secondo me. So di mio che i gomiti non vanno sul tavolo, che il convincersi di avere un libro sotto le ascelle porta alla postura perfetta a tavola, che accavallare le gambe non si fa e men che mai nei posti con la tovaglia lunga, così come non saper deporre posate pulite dopo l’uso sulla tovaglia e macchiarla.

    Lo so.

    Però, a noi ogni tanto ce piace tanto da cafona’ pure a tavola…

    • ma veramente chiami il ristorante per avere un cameriere al tavolo?
      :)
      Sei un mito :)

      • Assolutamente sì, almeno dal 1993, anno di introduzione del Family Telecom che univa il cellulare alla tua bolletta di casa a cifre per quei tempi convenienti. Successe per la prima volta al Miraggio a Fregene, poi non ho più smesso.
        Ti garantisco che l’effetto è assolutamente imprevedibile, la stragrande maggioranza delle volte sei servito e riverito (e scontato) come mai nella vita, ma una volta mi è capitato uno un po’ nervoso alla cassa e pensava che giocassi. Ho giocato così tanto che mi sono alzato e ce ne siamo andati in 10. Mica pensava che dopo 40 minuti dall’essere entrati, il non aver visto un cameriere era un grosso problema suo, non mio. E deve ringraziare pure che all’epoca non c’era Internet e, quindi, posti dove scrivere e stroncare questi improvvisati acchiappagonzi…

    • avatar GIANLU63

      una volta ho telefonato anch’io perchè mi mandassero un cameriere, è stato bellissimo…
      ora come ora, la cosa che non sopporto proprio, è la gente che si alza per andare a fumare; maleducati e drogati,
      una persona normalmente educata e non tossicodipendente, può tranquillamente stare 2 ore senza fumare.
      ops.. 2 ore è anche il limite che vorrei stare a tavola, stellati compresi.

      • avatar MiciaGilda

        Prima i fumatori erano insopportabili perché fumavano.
        Adesso sono insopportabili perché escono e vanno a fumare fuori.
        Ma non vi basta mai?
        Se a uno va di fumare PROPRIO subito dopo l’antipasto o il primo, non può perché tu hai deciso che deve resistere 2 ore?
        Se mangiare è un piacere, fumare per chi fuma lo è altrettanto: è impensabile che un fumatore debba privarsi del piacere della sigaretta a metà cena solo perchè a te dà persino fastidio che si alzi.
        Io trovo infinitamente maleducato chi usa il cellulare a tavola, per esempio. Ma se quando hai chiamato il ristorante perché i camerieri non ti consideravano l’hai fatto alzandoti e andando fuori, ti perdòno…

        • E’ anche vero che se fumare a tavola è per certi versi un po irriguardoso nei confronti di chi non fuma, alzarsi da tavola mentre si mangia è da sempre sintomo di maleducazione.

          • avatar MiciaGilda

            E’ vero.
            Ma essendo l’unico modo che è rimasto per fumare, direi che chi si alza dal proprio tavolo (magari insieme al suo unico commensale) non dovrebbe creare così tanti problemi a chi è seduto a un altro tavolo con altre persone.

          • Chiaramente, se si tratta di un tavolo a due. Ma se ci pensi anche quello che non fuma sarà costretto ad alzarsi per non rimanere solo come un baccalà.

          • avatar MiciaGilda

            Naturalmente in un caso come questo non mi sognerei neanche lontanamente di alzarmi per andare a fumare mollando il mio unico commensale da solo ad aspettarmi!
            Ma questo lo farei per mia scelta ed educazione/rispetto verso chi è a tavola con me, non di certo perché qualche sconosciuto a un altro tavolo lo giudica un “cafonismo intollerabile”.

      • avatar MiciaGilda

        Poi, per carità: massimo rispetto per chi è infastidito dal fumo, ma personalmente trovo piuttosto sgradevole dovermi alzare, dover uscire al freddo o al caldo torrido per potermi gustare una succulenta sigaretta perché c’è chi pensa che se respirerà un micromilligrammo del mio fumo morirà.

        Come vedi è tutto relativo. Magari per me i maleducati/drogati di pregiudizi sono gli altri che mi costringono a farlo… ;-)

    • Marco,molto bello come commento,ti vorei come cliente.Io ci sto attenta per tutte queste cose che dici.Quando hai detto false cortesie,che intendi?Penso che la gentilezza sia molto importante in un ristorante da parte dell proprietari e personale.

  11. adoro stare come si deve a tavola,dal modo di fare di una persona a tavola si capiscono molte cose,li’ viene fuori il vero se stesso;conosco persono che ,a tavola ridono sguaiatamente per la minima battuta attirando l’attenzione degli altri,o damigelle superfighe che a tavola si ingozzano manco fosse l’ultima cena,e altri mille esempi di maleducazione burina!

  12. avatar GIANLU63

    non sopporto i cani di piccola taglia, ne chi se li porta dietro e nemmeno chi gli concede l’ingresso al locale.

    • nemmeno se sta dentro una borsa fatta apposta per loro,li buono ,buono che non si accorgge nessuno?Io li accetto nell mio locale,anzi gli dò anche la ciottolina con l’acqua e altro se desiderra il padrone.Certo dopo vado a lavarmi le mani per igene,anche se cane non lo tocco.E poi io non possiedo cani.

  13. Amo il mio cane (di piccola taglia)e chi mi fa entrare nel proprio locale.
    Pensa che non ha nessuno dei difetti sopra elencati, non gioca nemmeno con il Nintendo.

    • Ahahahaha! Grande Allblack, da brava padrona di educatissima cagnolina che resta anche ore sulla sua copertina mentre io mangio condivido al 100% :D

    • avatar GIANLU63

      non lo metto in dubbio,
      infatti io per evitare di mangiare con i cani, evito i locali che ne permettono l’ingresso.
      sono piccole scelte di principio che servono per migliorare la propria vita, evitando sempre di scendere a compromessi.
      come ad esempio rifiutare gentilmente un tavolo quando lo ritengo troppo piccolo o in posizione assurda, rinunciando a cenare in quel locale.

      • Questione di punti di vista, io trovo che la presenza dei cani in generale, purché educati, sia un elemento che migliora notevolmente la qualità della vita. Sono di gran lunga preferibili a tanti animali a due zampe che al ristorante parlano a voce troppo alta o il cui telefono suona continuamente.

      • Per la posizione dell tavolo ,domando sempre se piace a cliente,in caso contrario la cambio subito,pensa anche solo se mi accorgo dell disaggio di un cliente dopo essersi seduto,lo domando e le cose migliorano.Uguale con i cani,se c’e gia uno nell locale,domando se gli da noia,se e cosi ,lo porto in unaltra sala.Una volta c’era un cliente ,che era alergico al cani ed era molto nervoso,ma è capitato una sola volta cosa dell genere.Nei tempi che corrano,se non prendo le persone con i cani per “colpa”di quelli che non li soportano,che sono 1 su migliaia,dovrei chiudere.Idem famiglie con bambini,er me sono le migliori clienti,si come sono i bambini che scelgano il locale,abbiamo anche una sala apposta per loro con giocchini,che tengo pure nella sala al primo piano per ogni avinenza.

  14. Io ho migliorato la mia vita da quando ho un cane in casa, punti di vista.
    Chiedo scusa per l’offtopic.
    Ora che ci penso un’altra tipologia di new cafonal che mal digerisco a tavola, sono i lamentosi, cioe quelli che dall’inizio alla fine trovano tutti i difetti, dal locale al cibo alla sedia al posto dove è seduto, insomma “Gli Incontrntabili”

  15. Volevo dire “Gli Incontentabili”

  16. ecco, la migrazione dei fumatori verso il dehors a risucchiare i propri rotolini di presunta felicità, tutti accartocciati su se stessi per sconfiggere il gelo, quella sì che mi fa… sorridere. lo so, sono intollerabilmente intollerante. comunque, sia chiaro, era ben peggio quando i suddetti potevano indisturbatamente spippacchiare a tavola.
    quanto al cellulare, mi capitasse una roba del genere sarebbe certamente la prima ed ultima uscita con costui/costei. e non aspetterei il raffreddamento del mio piatto.
    trovo molto maleducato presentarsi a tavola con le ciabatte e/o infradito e altre pseudo calzature poco coprenti. preferirei sentire solo gli odori del piatto, quindi un grosso NO anche all’eccesso di profumo, lacca eccetera.

  17. Telefonini, bambini caciaroni, genitori più caciaroni, gomiti, fuochi d’artifico di molliche e tovaglioli, ecc. si sono tutti più o meno fastidiosi ma bene o male lo sono anche fuori dal contesto gastronomico.

    Parlando di cibo, poichè sono intimamente convinto della sua sacralità, trovo che la più grande cafonata sia la mancanza di rispetto verso il cibo stesso.
    No, non è una supercazzola.

    Quante volte capita di vedere davanti a voi un andirivieni di tre quattro cinque sei portate e il commensale di turno lasciarne scientificamente un po’ di ognuna nel piatto?

    Ordinane una meno e gustala tutta.

    Fumare tra una portata e l’altra non è una cafonata in sé, se non per il fatto che si debba entrare ed uscire. In effetti è una bestialità per il palato! (e lo dice uno che fuma da un paio di decenni :D )

  18. Io se sono da solo a volte non riesco a non togliermi la soddisfazione di facebookare sul telefonino, possibilmente scrivendo quello che ho ordinato…

    Se sono in compagnia, gli altri tollerano benevolmente l’unica mia trasgressione: il tovagliolo al collo. Per un grasso benvestito come me è la salvezza. Il tovagliolo viene naturalmente tolto alla fine del piatto.

    • avatar Lorenza Fumelli

      Il tovagliolo al collo? Geniale…

      • Essendo un grasso, mi sporco più facilmente in quanto la pancia disegna una curva che si avvicina parecchio al tavolo e al piatto. Più che “geniale” è sopravvivenza, non posso permettermi di macchiarmi una cravatta, smacchiarle è un gran casino.

        • Per me è più facile tenerne un angolo con il pollice e passare il tovagliolo sul dorso della mano sinistra. Mi evita l’effetto bavaglino, ne regolo l’altezza in funzione del punto di passaggio del cibo e alleno i vecchi riflessi da portiere.

          Il gesto, di per sé poco atletico, ha comunque la sua eleganza.

  19. Pingback: Cafonismi a tavola - Entropicamente - Entropicamente

  20. avatar Fabrizio pagliardi

    Odio quando a un tavolo si inizia a parlare o di politica o di calcio. Nel secondo caso mi e’ capitato di farmi telefonare e fingere di dovere andare di corsa al lavoro. L’argomento calcio mi interessa come la scelta di uno smalto, ma per il colore di certe unghie posso fingere grande interesse e partecipazione per un errore arbitrale no. Per la politica mi infastidisce l’alto rischio di lite che si avverte nell’aria appena l’argomento viene introdotto.

    Una piccola aggiunta riguardo hai cani, nel mio locale li ho sempre fatti entrare, ma il fatto che il vostro cane sia buono e’ per m’e una vostra opinione e se un’altro cliente ha paura e voi non avete la museruola e il guinzaglio corto mi spiace ma il vostro cane dovrà lasciare la sala. La museruola e’ obbligatoria. Io non obbligo nessuno per principio ma se qualcuno mi fa un rilievo in proposito ha tutte le ragioni legali e di educazione per pretendere la messa in sicurezza.

  21. avatar Fabrizio pagliardi

    “Riguardo hai cani” e’ una frase di grande effetto!!!!! Mi sto facendo i complimenti per la grande proprietà linguistica e grammaticale.

  22. avatar edag75

    Quelle tavolate dove c’è un continuo girare di portate. Insopportabile: “…se io ti do metà del mio risotto, mi fai assaggiare 1/3 dei tuoi spaghetti, che poi io ti lascio 2/3 del pollo che ho preso dopo….?”

  23. avatar Paolo Guido

    Sto con Montalbano: a tavola non si parla, si mangia.

  24. avatar Claudio

    …e il cibo non andrebbe vivisezionato nel piatto. Voglio dire, ’sti poveri cuochi stanno un’ora lì ad impiattarcelo,…

    Suggerimenti ? Lo trangugio tutto intero per non turbare la creatività dello chef? Vi fate dare il manuale dell’Ikea al contrario su come smontare correttamente il piatto?

  25. avatar GIANLU63

    Direi che adesso va tolto pure questo, ormai è fuori contesto
    grazie

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