Roma, chiude il Cuoco Nero di Maurizio Santin?
Imprudente. Mi sembra un po’ lo specifico di Maurizio Santin. Non c’entrano le battute sui figli d’arte, ma ci deve essere una spiegazione se L’Antica Osteria del Ponte, il ristorante a pochi km da Milano di Ezio e Renata—i genitori di Santin—è da 30 anni tra i migliori d’Italia mentre il Cuoco Nero, aperto pochi mesi fa a Roma nel quartiere salario dall’ex executive chef della Città del Gusto, e volto noto del Gambero Rosso Channel, pare vicino alla chiusura, come si dice ormai con insistenza.
Qui non si tratta di usare il Cuoco Nero come paradigma della gestione sbagliata, solo vorrei ragionare con voi sui motivi che hanno costretto un ristorante grande, confortevole, arredato con gusto, per di più guidato da un cuoco famoso, sull’orlo della chiusura. Roma è una città spietata con le nuove aperture? Come spiegate allora il successo del Glass Hostaria? Forse la cucina non è stata all’altezza delle aspettative? Chissà, magari un po’ di supponenza…
AGGIORNAMENTO. Ore 13:45 | Come fa notare la lettrice Antonella nei commenti, Maurizio Santin ha confermato la chiusura del Cuoco Nero.









La mia percezione, professionale e non, è che ci sia un forte squilibrio in alcune componenti rispetto a ciò che il mercato è disposto a comprare lì in zona. Oltre a questo, ma qui parlo solo seguendo quanto detto da altri, mi sembra ci sia anche una certa, latente delusione sulla qualità erogata al cliente, che ci mette un carico purtroppo ponderalmente importante. Glass, che avete portato come esempio, a mio avviso non è paragonabile, seppure il suo successo tragga spunto proprio da un equilibrio raggiungo, che io colloco verso il basso, ma che c’è. Certo, oltre al fatto di essere in un posto diverso, essere figlio di una invasione continua della Piazza e dei Portici, insomma, cose che impattano sulla propoensione alla spesa del mercato. Non la metterei tanto sul discorso “figlio d’arte”, poi, quanto sul fatto che Maurizio si è costruito per sé una sua credibilità negli anni, credibilità che, però, in poco tempo pare si sia incrinata tanto con l’apertura del ristorante. Unendo a questo ciò che leggo, mi sembra di poter dire che manchi un pesante manager di sala, un maitre professionale il grado di dare costantemente tempo, ritmi e modi di comportarsi al personale in sala e collaborazione alla composizione dei menù in funzione del mercato e del periodo.
Insomma, un problema di posizionamento sul mercato (forti aspettative deluse dalla realizzazione in concreto) e di qualità / prezzo totale, che è la cosa che oggi fa chiudere tantissimi locali, così come li tiene ancora aperti, a qualsiasi livello essi siano.
Oggi la gente ha pochi soldi, e quei pochi li dà a chi se li merita, a mio avviso…
Mi perdonino i partecipanti alla discussione se l’argomento è un altro ma visto che è stato tirato in mezzo Glass (locale che personalmente adoro) vorrei un chiarimento … Marco scusa ma che significa questa frase ?
Glass, che avete portato come esempio, a mio avviso non è paragonabile, seppure il suo successo tragga spunto proprio da un equilibrio raggiungo, che io colloco verso il basso, ma che c’è.
L’equilibrio di Glass lo collochi verso il basso ? A livello di spesa in rapporto alle componenti da cui trarre questo equilibrio (e di cui parli poco prima nel tuo intervento) ? Allora forse sì anche se Trastevere non è un posto dove c’è lo struscio di quelli col soldo facile e tararsi su quello che la gente della zona sarebbe disposta a spendere renderebbe a questo punto i Parioli una meta gastronomica di primo livello , cosa che non mi risulta.
Ma se in queste componenti di cui parli includiamo anche il livello della proposta offerta allora per me non ci siamo assolutamente perchè la cucina di Cristina e il livello di professionalità del servizio a mio modesto avviso fanno di Glass un locale con le carte in regola per puntare davvero in alto.
Con questo lungi da me voler mettere in atto una gara a chi ce l’ha più lungo tra Glass e Cuoco Nero , non c’è bisogno di fare guerre nel momento in cui secondo me ci sarebbe solo da riflettere da parte di tutto lo staff del Cuoco Nero sui perchè della chiusura (e parlo senza cautele di chiusura visti anche alcuni commenti qua e là di alcuni dipendenti) di un locale che aveva molte carte in regola per poter diventare davvero interessante e che si è spento prima del nascere.
A naso eviterei discorsi su “la città non ha capito” o “Roma è provinciale” o cose simili perchè non mi sembra davvero il caso.
Hai ragione Alessio, evidentemente non sono stato chiaro sul Glass perché ho anche ricevuto una telefonata, e rileggendo mi sono reso conto di non avere espresso bene il mio pensiero, ed ho pure sbagliato a scrivere (un raggiungo al posto di raggiunto, equilibrio raggiunto). Quello che volevo dire che Glass ha centrato bene un obiettivo di equilibrio in una zona come Trastevere, segno che c’è stata a monte una analisi che molti non fanno e che sta falcidiando la ristorazione e non solo. Ciò che offre trova mercato nel pubblico che affolla quella zona, e questo è di esempio di come va affrontata oggi la ristorazione, professionalmente, managerialmente e con studio, senza alcun dubbio da parte mia.
Per cui, per me il Glass era di supporto ad una mia parte di discorso. Il fatto del “verso il basso”, quindi, significa la ricerca dei comuni denominatori di un posto in cui la gente ci va comunque, e la folla non determina la qualità, ma il fattore quantitativo.
Non stava uscendo certo una critica al Glass, perciò, e se qualcuno l’ha presa come tale mi scuso immediatamente e rimarcatamente. Lungamente.
“Unendo a questo ciò che leggo, mi sembra di poter dire che manchi un pesante manager di sala, un maitre professionale il grado di dare costantemente tempo, ritmi e modi di comportarsi al personale in sala e collaborazione alla composizione dei menù in funzione del mercato e del periodo.”
http://www.youtube.com/watch?v=NWSrwEYJBrg
… Ho letto tutte le 12 pagine del forum del GR. La cosa più divertente, quasi surreale, è, nel bel mezzo di un bel po’ di report piuttosto critici, anche dettagliati e lucidi come oggi sanno fare clienti/blogghisti/forumisti, la recenzione di Giacome A. Dente su Il Messaggero, in critichese/guidese puro, entusiastica. Bellissimo….
Un pezzo di poesia neoparnassiana; ci dev’essere uno schema fisso per questo tipo di recensioni.
Per esempio, “la zuppetta di pesce di derivazione fusion-thai”: confrontare come ne parla il recensore e il cliente… Mah!
E “rivivere le emozioni salgariane e romantiche del Corsaro Nero”!!!! ti fa venire proprio voglia di andare a mangiarci vestito da pirata in puro stile eurodisney….
vivo a Roma dalla fine degli anni ‘20 (dell’Ottocento), da decenni sento sento ripetere stancamente i soliti luoghi comuni sul “generone” locale: il romano ricco non sa bere bene; non sa mangiare bene; può spendere 500 euro per una camicia ma trova scandaloso pagare una bottiglia di vino più di 8 euro; etc etc. E sai una cosa? è un cliché assolutamente FONDATO. Ciao
infatti
pero’ siamo quasi tre milioni
una minoranza illuminata c’e’ e sempre ci sara’
N.
un “sento” solo è più che sufficiente
tutti i luoghi comuni su Roma e sui romani sono estremamente fondati, un gigantesco foro archeologico immutato nei tempi. si può accettare a patto che non ci si faccia rodere troppo quando ci si sbatte il grugno….
Vorrei comunque esprimere la mia solidarietà di cuoco qualsiasi alla collega Gaia, l’unica vera vittima di questa situazione.
Complimenti a Dissapore per aver battuto sul tempo Santin stesso, che solo ora ha emesso una comunicazione ufficiale di aver interrotto i rapporti
con un ristorante di cui non fa neanche il nome. 
http://www.mauriziosantin.blogspot.com/
Ho mangiato la settimana scorsa al Cuoco nero, con grande delusione. Mi sono chiesta: poiché già ho recensito anni fa sul Sole in modo poco lusinghiero il ristorante dei genitori di Santin, posso infierire due volte sulla stessa famiglia? No, meglio lasciar perdere. Alle 14,30 di una settimana fa, mentre tutto andava a rotoli in sala, Santin stava a un tavolino all’aperto a digitare sul suo Iphone: non può occuparsi del personale e dare qualche direttiva? ho pensato. Probabilmente, e mi solleva saperlo, aveva già pensato di lasciarli nel loro brodo.
Alcuni esempi di disastrosità: sono sola, il locale è semivuoto, sono le 14 passate, chiedo un tavolo appoggiato al muro – ma ce ne sono solo da 4. Non chiudono un occhio e mi mettono all’unico tavolo da 2 libero, nel centro della sala (notare che i tavoli sono apparecchiati con tovagliette di carta, non gli rovinavo certo “il tovagliato”). Mancanza di elasticità, i tavoli vuoti sono rimasti vuoti. La cameriera non sa niente: non sa che esiste una lista dei vini al bicchiere (mi dice che non c’è e invece poi la trovo sulla prima pagina della lista dei vini, allora si difende dicendo che è diversa e invece i vini elencati sono gli stessi che lei mi aveva detto a voce); non sa quale aceto viene messo in tavola in un bricchetto di vetro anonimo (“dev’essere basamico” e poi: “ma lei è una giornalista?”, come se i giornalisti fossero gli unici a informarsi su cosa gli viene servito); non sa che la torta di prugne è di albicocche, mi dice che è cotta al contrario, le chiedo se è come una tarte tatin, mi dice di sì e arriva invece una torta alta e soffice; porta le ampolline quando ho finito l’insalata, porta il secondo quando mi è arrivato il primo da mezzo minuto, dopo un’attesa snervante, e invece di riportarselo via lo lascia sul tavolo; gli arancini sono d’un fritto marron che trasuda, il riso dentro è sfatto, l’insalata nel piatto è una lattugaccia romana tagliata grossolanamente e comunque le ampolline arrivano quando ho già finito.
La plastica sul collo della bottiglia d’olio è sfilacciata malamente (basterebbe toglierla); il cus cus con pollo ha dei cubettoni ingozzanti di pollo (bastava tagliarli più piccoli); i camerieri passano in continuazione ma non si sa dove guardino, bisogna sollecitarli… I prezzi sono buoni, il locale è decisamente bello… faceva rabbia pensare che con poco si sarebbero potute aggiustare le cose, probabilmente anche solo sorvegliando, e nessuno lo faceva. Meglio così, auguro a Maurizio Santin di imbarcarsi in un’impresa più soddisfacente.
Santin stava a un tavolino all’aperto a digitare sul suo Iphone: non può occuparsi del personale e dare qualche direttiva? ho pensato. Probabilmente, e mi solleva saperlo, aveva già pensato di lasciarli nel loro brodo.
Scusa Camilla , permettimi di darti del tu , estrapolo questo passo dal tuo intervento. Che vuol dire scusa (oggi probabilmente so’ più tardo del solito) ? La colpa di tutto di chi è ? E’ del personale o di chi altri meno che di Santin che gioca con l’ iPhone ? Non trovi che un atteggiamento del genere , cioè abbandonare la creatura che si è voluta (non so a questo punto quanto fortemente) al proprio destino , sia poco serio ? Oltretutto una creatura accolta DA TUTTI gli appassionati con estremo interesse per il prestigio e le capacità di Santin. Fregarsene , lasciare la nave quando sta affondando non è un comportamento che apprezzo particolarmente da esserne “sollevato” quando oltretutto i ragazzi in sala palesano le difficoltà di cui tu e molti altri hanno parlato.
Quel giorno ho pensato che la colpa fosse di quello che io ritenevo capo o proprietario o socio fondatore del ristorante, cioè di Santin. Difatti trovavo scocciante che stesse a un tavolo fuori ad accanirsi sull’Iphone mentre dentro c’era un’atmosfera professionale da bar con buoni pasto,quelli dove si servono cibi riscaldati alle segretarie del quartiere. Ma leggendo i commenti qui sopra ho dedotto che, nonostante il nome del locale, Santin non ha nulla a che vedere con la proprietà. E’ una specie di dipendente che si è licenziato. Che forse, quel giorno, stava proprio licenziandosi (è stato a lungo buttato in qualche modo sulla sedia, mica tanto bello da vedere tra l’altro, scuro – anzi nero – in volto).
La tua deduzione é sbagliata, cara Camilla. Difatti non solo il Cuoco Nero si chiama cosí per Santin, é stato lui a volerlo (vai a leggere la miriade di blog che lui stesso ha creato SU di sé) e inoltre, per quanto ne sappia, anche il suocero ha investito nella societá. Non é affatto un dipendente, ma parte della proprietá e lo ha sempre raccontato in questi termini: basta leggere la prima frase nella sua pagina web “Maurizio Santin apre il SUO locale a Roma: “Il Cuoco Nero”. Ora so che c’é tanta compassione in giro e volontá di volerlo scagionare da una situazione poco piacevole, ma spero non si voglia arrivare al punto di volerlo far passare per vittima innocente e scaricare a qualcun’altro la responsabilitá di questo fallimento.
Cara signora, la sua spocchia classista è imbarazzante.
Non sottovaluti le segretarie di quartiere, il buon gusto non è appannaggio esclusivo delle sciurette annoiate pseudo intellettuali.
Chi lavora, e per questo percepisce buoni pasto, va rispettato sempre, impari a vivere.
Domanda: se Santin dice anche su Fb, col solito stile un po’ mieloso che contraddistingue i suoi stati, forse perchè rivolti ad un pubblico prevalentemente femminile ( chissà che anche questo non sia un limite che non gli ha portato clientela, perchè lui è qualcosa di diverso da Cavoletto, per dire) insomma quando dice di aver “chiuso la sua collaborazione col ristorante di via Metauro” significa che non era proprietario, né socio, e quindi le sconfortanti note di Camilla Baresani potrebbero essere imputabili ad una proprietà che non ha messo il Cuoco Nero nelle condizioni di operare al meglio.
O è solo un modo sghembo di defilarsi da una avventura andata male?
ma perchè su facebook avete amici che non gradite?
L’impressione che si aveva infatti era proprio che il servizio fosse stato lasciato a se stesso.
Io c’ho mangiato di recente e anche bene, soprattutto i dolci, alcuni spettacolari. Ma cibo e servizio non sono due cose scollegate e purtroppo c’erano troppe pecche. Non di educazione, ma nell’organizzazione e in alcuni casi anche competenza.
Mi dispiace molto che sia finita così, mi sa di occasione mancata.
Chiude e io non ho fatto nemmeno in tempo ad andarci? La cosa è incresciosa.
E perchè è incresciosa? Io sono sinceramente contento di non aver fatto in tempo a provarlo, vista la valanga di commenti negativi.
A giudicare dai pareri letti, non mi pare che il rapporto qualità (inteso anche come servizio, non solo cucina)/prezzo fosse fantastico. E dalle risposte incazzate, livorose e saccenti fornite da Santin sul forum del GR, certo non veniva voglia di dargli i tuoi soldi. Direi che è la perfetta quadratura del cerchio su come NON gestire un ristorante…
Applausi all’intervento.Ora, in maniera alquanto ridicola, Santin sta cercando di prendere le distanze da questo ristorante quasi come se non fosse stato il suo, come se il fallimento fosse dovuto ad altre ragioni e altre persone. In veritá, la poca competenza e quasi assente professionalitá sono le ragioni del suo insuccesso. Fare il cuoco in televisione, per di piú pasticcere, é una cosa, aprire e gestire un ristorante é un’altra.
…”per di più pasticcere”? cosa vuoi dire, scusami? che s’incontra più facilmente il favore delle masse con lo zucchero? ho capito bene?
anche io vorrei capire cosa significa: ”per di più pasticcere” perché non l’ho proprio capito
Infatti, lo vorrei capire pure io
Secondo me, voleva dire che un pasticcere non è uno chef e quindi non è in grado di dirigere una brigata dagli antipasti ai dolci…è un limite
io in realtà volevo rispondere a Molly e non a me stessa dicendo che: un ottimo pasticcere può essere un bravo cuoco , ma non è detto il contrario…
(come mi ha detto Maurizio durante uno dei suoi corsi professionali, non so se la frase sia sua o sia una citazione, ma mi trova completamente d’accordo)
Per es, Michel Guerard ha iniziato come pasticcere…però se voleva dire che il pasticcere è un cuoco “difettoso”, per così dire, sbaglia di grosso. Le basi di pasticceria sono fondamentali per tutta la cucina, e necessariamente condivisibili: un cuoco che non sa fare pasticceria è invece un cuoco “difettoso”…
Sono d’accordissimo con Chefclaude…;) Un cuoco che non sa fare pasticceria è “difettoso” ed incompleto.
Dal che se ne deduce che Stefano Bonilli e tanti altri critici che lo presentavano come “il ristorante di Santin” all’epoca si erano fatti dei cannoni immensi
Strano però, all’epoca non ho notate sue smentite a queste persone. Certo, siamo superficiali pure noi che pensavamo che un ristorante che si chiama Il Cuoco nero fosse gestito da chi è soprannominato il cuoco nero…
Ma difatti, sperando che leggano Dissapore, attendo impazientemente che Bonilli, Cremona, Dente, e tutti gli altri giornalisti che hanno ampiamente scritto del Cuoco Nero, intervengano per dare una loro opinione sull’accaduto.
Mi trovi, ahimè, d’accordo…
Io so cucinare piuttosto bene (almeno così mi dicono) e trovo che spendere 70/80 € a persona per mangiare (bene, lo devo dire) quello che con un po’ di attenzione ed esperienza mi preparo a casa mi sembra troppo.
Concordo con Daniela: ho mangiato bene, pagato il giusto ….. peccato per il servizio non all’altezza. Mi dispiace davvero che sia finita così.
Commento cancellato dallo staff di Dissapore
Non capisco sinceramente l’acredine e il tono da “ben gli sta” che traspare da alcuni interventi.
Tommaso, non è che lo sfortunato “giovane” Santin sta semplicemente sui gabasissi a un po’ di gente?
L’antipatia non paga sempre e poi, per potersi permettere i “lussi comportamentali” di Vissani giovane (e anche di Pierangelini in certe occasioni), bisognerebbe prima avere il loro talento.
Io so solo che se l’esperienza di Camilla Baresani fosse capitata a me, altro che acredine e “ben gli sta”…
Le cose non sono cosi’ semplici… La chiusura, dopo soli 7 mesi, non puo’ dipendere da come si mangia o dal servizio… Sarebbe illogico pensarla cosi’.
Vi assicuro che non voglio scaricare le responsabilita’, dal momento che sono stata Chef al fianco di Maurizio nel ristorante di Via Metauro, il Cuoco Nero.
Ci sono molte cose che possono non andare per il verso giusto.
Ma non sono io a dover spiegare cio’ che e’ successo.
Ma commenti come quello di “Renato” non li capisco proprio.
Bisognerebbe parlare di cose che si conoscono. Altrimenti, e’ preferibile il silenzio.
Sono d’accordo con te in parte.
Un ristorante può chiudere anche quando va bene se la proprietà decide di farlo per altri motivi.
Vedi Uno e Bino, era conosciuto, si mangiava bene, funzionava. Però i proprietari hanno deciso la chiusura per motivi personali e l’hanno fatto. E in quel caso si può solo ammirare il coraggio.
Però se tra l’altro il locale non funziona nemmeno e spesso è vuoto diciamo che non c’è molto motivo di andare in rosso all’infinito.
A me dispiace molto perché conosco Maurizio di persona, ma anche perché l’ho apprezzato in cucina anche dietro i “banchi di scuola” e ha una grande preparazione.
Qualcosa non ha funzionato e io posso solo dire la mia impressione vista dal lato del cliente. Che poi sia quello o no il motivo della chiusura è chiaro che posso solo ipotizzarlo, però a mio avviso così non poteva andare avanti a lungo.
Il servizio e la cucina contano allo stesso modo e la concorrenza a Roma è tanta, se poi le spese sono anche alte è facile capire che non poteva reggere.
E, ripeto, a me dispiace molto.
“La chiusura, dopo soli 7 mesi, non puo’ dipendere da come si mangia o dal servizio… Sarebbe illogico pensarla cosi’.”
Come sarebbe a dire illogico? In tempi di crisi come questi, io direi che 7 mesi continuativi -e dall’apertura- in cui non riesci a soddisfare la clientela sono più che sufficienti ad un cambio di rotta radicale. Perlomeno, se io fossi uno dei soci finanziatori maggioritari e mi accorgessi che il locale ha questo tipo di problemi strutturali gravissimi (cucina e servizio insufficienti), chiederei indietro i soldi investiti o alzerei la voce per un cambio al vertice della gestione. Al Cuoco Nero cosa è successo, in realtà? Chiude del tutto oppure si limita alla sostituzione di Santìn?
Ma vi rendete conto di cosa sia un ristorante cattivo??? Io ho mangiato più di una volta al Cuoco Nero e l’ho trovato molto buono (ho provato moltissimi ristoranti a Roma, anche i più quotati e famosi) e non credo che sia giusto sparare a zero su persone che di talento ne hanno da vendere. Ci sono anche ristoranti che non meritano affatto e sono sempre strapieni….vuoi perchè sono nel circuito turistico, vuoi perchè si trovano sull’onda delle moda del momento. E per quanto riguarda il servizio in sala l’ho trovato ottimo ogni volta che sono andata….puro caso?? Non credo. Scommetto che se fosse stato sempre pieno e magari con qualche pecca nessuno avrebbe detto nulla….
Mi dispiace, non la penso cosi’…
Si, sono consapevole del fatto che sia cucina che sala avessero i loro difetti. Ma anche certa che fosse possibile correggerli con il tempo, con l’esperienza e con maggior impegno.
Anche i “numeri” fatti mi danno ragione… non e’ per la qualita’ della cucina e della sala che sono state prese determinate decisioni.
Mi perdoni la presunzione, ma “cucina insufficiente” per me ha un significato molto importante, che non credo possa essere qualificante della cucina del Cuoco Nero. Una cucina che ha bisogno di migliorare indubbiamente, e che ha tutte le intenzioni e le premesse per farlo.
Cosa succedera’ al ristorante di Via Metauro, ex Cuoco Nero, non lo so.
il silenzio sì.
o magari un linguaggio diverso.
non ho mai mangiato al cuoco nero e me ne dispiaccio. così come mi rincresce che il locale chiuda.
ma perchè lanciarsi al massacro di un professionista serio e capace come santin?
di una giovane entusiasta come la giordano?
a tutti può succedere di incontrare ostacoli, di inciampare… ma ci si rialza, oh se ci si rialza… nonostante qualcuno provi a calpestare chi sta momentaneamente a terra…
una totale assenza di stile e di gusto e, nel caso di renato, aggiungerei anche una totale ignoranza dell’uso dell’italiano.
un caro saluto agli chef.
g
(gli errori sono tappe di avvicinamento, non devianze da una norma precostituita; bisogna guardarli, non temerli o sanzionarli, questo non serve a nessuno…)
Ma, Renato, che conclusione squallida al tuo commento, tra ‘culi’ e ‘froci’..che livello basso. Se mangi come parli sei davvero rovinato.
Come spiegato, i commenti molesti, noiosi o troppo autoreferenziali vengono cancellati da Dissapore.
Questa volta tocca a Renato, del cui commento in un confronto interessante come questo, nessuno sentiva il bisogno.
Chi ha cose da aggiungere alla discussione è il benvenuto.
si vede che l’apologia di nazismo (che non fu mai cancellata) non era ritenuta molesta o noiosa
Così come credo che prima di parlare si debba *provare*, temo che nelle situazioni – anche professionali – ci si debba trovare prima di poter anche solo ipotizzare una spiegazione. Le aziende non sono democrazie, e le dinamiche spesso prescindono dalla buona volontà e ahimè frequentemente anche dalla capacità, competenza, determinazione e continuità degli attori.
Vero è che siamo quel che facciamo, ma capita che quel che facciamo sia più figlio della legge delle tre C. piuttosto che dal nostro comportamento.
La chiusura di un ristorante di alte ambizioni con queste modalità ha il sapore di un fallimento, e in un fallimento in genere nessuno gode.
Si, giusto. Però di fronte a migliaia di fallimenti che cadono nell’indifferenza, il fallimento di un figlio di una doppia arte (culinaria e mediatica) che non riesce a prendere fin dall’inizio le responsabilità su di sè, foss’anche di una serata sbagliata o di una tagliata servita fredda, che non riesce a confrontarsi con i clienti e con le critiche (anche spicciole), sa totalmente di mancanza di quella strana cosa che dovrebbe sempre contrddistinguere chi lavora duramente in cucina – tipo l’umiltà. L’orgoglio nella propria capacità professionale dovrebbe seguire, a riaggiustare le cose, a rimettere in quadro il tutto.
Però anche il sonno dell’educazione genera mostri…
[...] notizia dell’altro ieri, nella quale Maurizio Santin annuncia di lasciare il ristorante “Cuoco [...]
Maurizio nei suoi interventi su facebook si lamentava da tempo, senza però specificare i perchè, aprire un ristorante a mio parere significa specie se in qualche modo richiama a te e al tuo nome, ma anche no, praticamente viverci dentro. Seguirlo in tutte le sue specificità, in ogni più piccolo particolare e credetemi, parlo er esperienza. E’ un lavoro mostruoso, specie se decidi di farlo bene. Dio solo sa il numero di stronzi che sono passati di qui in tre anni. Gente che di te e del tuo locale gl’importa ben poco se stai dentro 15 ore al giorno. Pensa se non ci sei. Ora sembra che nessuno di noi conosca le dinamiche legate al fatto che Maurizio ha lasciato. Ma nessuno ha ancora detto che il ristorante chiude. Quello che è sicuro è che senza metterci una vera fetta di fondoschiena è matematico e quasi impssibile che le cose possano andare bene.
buongiorno a tutti
ci sarà senz’altro una ragione se tutti coloro che provano a far partire questo splendido locale scappano poi a gambe levate…vedi umberto cinelli, il talentuoso mirko moglioni, l’esperto e bravo santin da ultimo…
che sia la proprietà??? o è solo vero il detto che i locali in cui venivano scannati i maiali meglio lasciarli perdere?
a voi l’ardua sentenza…
Le responsabilita’ sono di tutti… nessuno escluso. Bisogna solo avere coraggio e piu’ che ammetterle, fare tesoro dell’esperienza per non ricadere negli stessi errori.
E questo lo dico anche, e soprattutto, per me.
Sicuramente non e’ un posto fortunato
gaia,
se le riesce cucinare come essere diplomatica mi dica dove andrà e la verrò sicuramente a trovare..
la frase citata da gieffe è davvero didascalica: gli errori sono tappe di avvicinamento, non devianze da una norma precostituita; bisogna guardarli, non temerli o sanzionarli, questo non serve a nessuno…
in bocca al lupo per la sua futura avventura
Certo non e piacevole per nessuno quando un locale chiude,anche se per diversi motivi, e per tante ragioni,lo dico da gestore di locale da diversi anni oramai,e quello che mi sento di esprimere in questo momento anche non conoscendola di persona ,e un particolare apprezzamento e solidarietà a Gaia Giordano .
Questo anche se esula dal dibattito in oggetto,ieri sera nostro giorno di chiusura,avevamo una prenotazione per una ricorrenza nel nostro locale, i commensali erano circa una trentina,e mia moglie in cucina da quasi 20 anni era li a al suo posto di lavoro da sola come sempre,nonostante un fastidioso dolore lancinante che partiva dalla spalla fino agli arti inferiori,va bene che questa notte l’abbiamo trascorsa in bianco,fra punture ed altro ma questo penso sia la spina dorsale di molti ,tanti locali della nostra penisola, che permettono di tirare avanti a testa alta ,nonostante la crisi,e non abbattersi alle prime difficoltà,che posso assicurarvi si ripresentano quasi quotidianamente.
Per i miei gusti, vedo troppa gente “anonima” che commenta il lavoro altrui usando concetti come “professionalità” e “competenza”.
No, scusa, che vuoi dire? che bisogna mostrare il curriculum per partecipare al post? la discussione deve essere libera, o no? col rischio di essere poco professionale, ecc. Ma è un rischio da accettare… oppure si faccia di “dissapore” un club, privato e competente. E noiosissimo (credo).
Dico solo che se uno vuole accusare qualcun altro in modo acceso, un nome e un cognome, magari veri, danno quel minimo di autorevolezza in più, giusto solo per far vedere che ci si mette la faccia e si ha il coraggio di assumersi la propria responsabilità. Mi riferisco al Renato di prima (cancellato giustamente dallo staff), ma anche alle varie Antonelle che si sono soffermate sulla persona di Maurizio con toni, diciamo, accesi.
Il fatto che siano “anonimi” non significa che siano incompetenti.
Veramente sono loro che hanno dato dell’incompetente al Santin, mi sembra.
Dovremmo mettere quindi nome e cognome ogni volta che diamo dell’incompetente a Max Laudadio? Non credo: piuttosto bisognerebbe mantenere un livello più civile – ma diamo per scontato che paghiamo l’enorme libertà che ci offre questo mezzo con la moneta di qualche maleducato. Poi mi sembra che non conosciamo tutti i retroscena di questa storia; ma non si può giustificare del tutto Santin, anche lui è stato discretamente maleducato.
certo commntare da anonimi è piu semplice che metterci nome e cognome, ma non per questo implica mancanza di competenza
Mi riferivo all’Antonella là sopra, che scrive testualmente: “In veritá, la poca competenza e quasi assente professionalitá sono le ragioni del suo insuccesso. Fare il cuoco in televisione, per di piú pasticcere, é una cosa, aprire e gestire un ristorante é un’altra”. Ma ti pare il caso?
l’antonella là sopra con malcelato trasporto si tradisce…
sarà forse interessata per qualche ragione ad addossare tutte le colpe dell’insuccesso del cuoco nero a santin? che ne sa la signora di come si gestisce un ristorante?
mia cara clerici, lasci perdere i suoi commenti pieni di misterioso livore e si domandi perchè quel locale proprio non decolla, chiunque sia il comandante al timone..
mi dispiace gaiè..
a presto
em
Quando cadi vedi il mondo per quello che è.
)
E spesso il mondo non è bello.
Maurizio ha sempre avuto difficoltà a confrontarsi con chi lo critica, magari con toni accesi e spesso in modo immotivato.
Al Cuoco Nero spesso era assente e quindi penso abbia sottovalutato l’impegno e si sia accorto troppo tardi che i soci – sempre gli stessi in tutte le precedenti gestioni andate male – non erano quelli giusti.
So che riaprirà da un’altra parte e penso che questa caduta gli servirà da lezione.
Mi sorprende però il tono pieno di acredine di alcuni dei commenti, quasi che abbiate messo dei vostri soldi nell’impresa.
Forse in questi momenti segnalare pacatamente le cose che non funzionavano sarebbe più utile a lui e alla discussione e alcuni lo hanno fatto.
Io lo conosco da bambino e anche se è interista gli voglio bene
“Forse in questi momenti segnalare pacatamente le cose che non funzionavano sarebbe più utile a lui e alla discussione e alcuni lo hanno fatto.”
Direttore, sul forum del GR c’è aperto da tempo un thread in cui diversi utenti hanno espresso -spesso dettagliatamente- i motivi della loro delusione nei confronti del locale.
Ma lì sopra Santìn è intervenuto con modi e toni francamente sopra le righe e senza un pizzico di umiltà, insistendo a dire che “il tempo avrebbe detto da che parte stava la ragione”.
Ecco: ora il tempo l’ha detto.
E se nessun atteggiamento di Santìn può comunque giustificare un ballo di avvoltoi attorno al suo cadavere, non giustifica neppure una solidarietà, stima e simpatia che non ha fatto molto per guadagnarsi durante questa avventura.
ma questi soci perchè non cambiano attività????
non si sono ancora accorti che la ristorazione non è il loro forte?
Eh. Appunto.
Riflettici un attimo. La risposta è dentro di te.
E magari pure nel Cerved.
cerved? what’s that?
Marco Lungo, l’enigmista:-))))))
ho capito. non mi far dire cose passibili di querela…
ciao ciao
Guarda, il caso specifico non lo conosco proprio, ma non mi metto a lanciare il sasso e nascondere la mano, assolutamente. Non so proprio nulla di nulla di questo caso, e lo ribadisco chiaramente.
Quello che dico è un’altra cosa, invece, che deriva anche dalla mia esperienza professionale. Non credo più facilmente a chi fa i soldi e poi li “butta”, oppure che appare insistere in cose senza senso. Se ha fatto i soldi, in genere, una persona non è stupida, per questo cerco prima di capire bene in toto il fenomeno, anche con le banche dati appunto, poi magari mi pronuncio.
Nella ristorazione specialmente so abbastanza per certo una cosa: che quando i soldi sono di chi lavora dentro il locale tutto il giorno, dalla mattina alla sera, giorno di chiusura incluso, quando li ha finiti li ha finiti e basta, e dopo aver raschiato il fondo, o va a fare il dipendente da qualche parte, o trova un “filantropo” e ci riprova. Difficilmente ho visto evoluzioni diverse.
hai ragione marco…
Sono stato al cuoco nero in gennaio, solleticato dall’ottima recensione del blog papero giallo.
Niente da ridire sulla cucina (su tutti un delizioso risotto), ma il servizio lasciava già presagire che qualcosa non funzionava come avrebbe dovuto.
Una certa sciatteria sin al momento della prenotazione dove ci fu perentoriamente imposto l’orario (dei due turni, scelsi quello delle 20). Arrivati al locale abbiamo trovato la sala completamente vuota: eravamo i primi avventori e tali saremmo rimasti fino alle 21.
In un locale come quello che ambiva essere il cuoco nero, i lunghi tempi di attesa (dalla comanda al conto) ed una certa sciatteria degli addetti di sala (non ci è stata portata la lista dei vini, al dessert la mia richiesta di un distillato non è stata evasa), hanno contribuito a creare un clima non sereno che ha finito per guastare la serata a me e agli altri commensali.
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dicono che riapra un nuovo ristorante e a cassinetta di lugagnanao
con l’amministrazione comunista a cui lui è tanto affezionato.
Hanno chiuso “Il Cuoco Nero”? Bene! Così Santin paga per la sua antipatia, saccenza e disprezzo per il pubblico.
E poi… servizio in sala praticamente inesistente, camerieri scortesi, tutto in ritardo, pastasciutta scotta (certo! Se la ordini e te la danno dopo mezzora! Si, proprio 32 minuti esatti!)
E poi lui che arriva al tavolo e chiede “Ma che, non le piace?”
E che prezzi!
Chiuso? BENE BENE BENE!!!!!!!!